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ALESSITIMIA
 

di Walter La Gatta

L’alessitimia consiste nell’incapacità di esprimere le proprie emozioni e di empatizzare con gli altri.  In psicosomatica viene considerata un importante fattore di rischio, in quanto può accrescere la suscettibilità individuale alla malattia. 

Sono state proposte diverse teorie neurofisiologiche per l'origine eziologica dell'alessitimia: secondo MacLean i sintomi fisici dei pazienti alessitimici sono dovuti al fatto che le emozioni vengono incanalate direttamente negli organi corporei attraverso le vie neuroendocrine e autonome; Nemiah (1975, 1977) ha approfondito questa posizione sostenendo che l'alessitimia è provocata da un difetto neurofisiologico che influenza la modulazione da parte del corpo striato dell'input proveniente dal sistema limbico e diretto al neocortex.


Naturalmente vi sono diversi livelli di alessitimia: a volte l’incapacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni non è assoluta, ma limitata ad alcuni particolari contenuti, situazioni, emozioni.


Il paziente-tipo che soffre di alessitimia si presenta come una persona:

. incapace di discriminare le emozioni l’una dall’altra;

. incapace di distinguere le emozioni dagli stati somatici che le accompagnano;

. incapace di comunicare verbalmente i propri sentimenti;

. incapace di ‘pensare ai sentimenti’, di mentalizzare le emozioni;

. incapace di usare il linguaggio come mezzo simbolico di espressione dei sentimenti, con tendenza a sostituire il parlare con l’azione fisica diretta;

. povera di fantasia e di fantasticherie per cercare di appagare i propri desideri;

. con scarsa capacità di ricordare i propri sogni ;

. con scarsa disposizione a provare emozioni positive come gioia, felicità e amore;

. passiva, dipendente e tendente al conformismo sociale, scarsamente adattata all’ambiente;

. con uno stile di pensiero piuttosto infantile, egoistico ed utilitaristico;

. con postura rigida e scarse espressioni facciali;

. che ricorre spesso all’imitazione sociale nelle sue azioni;

. con una coscienza morale piuttosto rigida;

. tendente ad attribuire gli eventi della sua vita a cause esterne (caso-destino-altri potenti).


Secondo molti ricercatori, gli ‘psic’ sono ormai talmente abituati ad inquadrare i comportamenti secondo criteri medici e psichiatrici ben definiti, che non riconoscono questa espressione di un più ampio e comprensivo disturbo della regolazione affettiva, rappresentato dalla alessitimia. 

Per questo recentemente è stata costruita anche una scala di valutazione dell’alessitimia da parte di Graeme Taylor, Mike Bagby e Jim Parker, che costituiscono il così detto "gruppo di Toronto", particolarmente noto fra coloro che si interessano di psicosomatica, proprio per le loro ricerche in questo campo. 

Data l’incapacità di riflettere sui sentimenti, oppure di provare sentimenti empatici, una psicoterapia di tipo analitico per chi soffre di questo disturbo non sarebbe risolutiva. 

La psicoanalista Mc Dougall ad esempio considera questi soggetti assolutamente ‘non analizzabili’, a causa del loro deficit di rappresentabilità all'interno della mente. 

Secondo la psicoanalista i tentativi di terapia in questi casi sono solo dei lavori lunghi e inconcludenti, che portano quasi sempre all’abbandono: i soggetti alessitimici  infatti non partecipano emozionalmente alla seduta, non collaborano col terapeuta, sono piuttosto ripetitivi nel riproporre sempre gli stessi argomenti, mostrano di annoiarsi durante gli incontri. 

Altri studiosi invece ammettono la possibilità che i soggetti alessitimici possano essere curati con un trattamento psicoanalitico, ma solo dopo un lavoro preliminare, centrato sulla differenziazione dei vissuti emozionali e sulla loro tollerabilità da parte del soggetto. 
 



 


 

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Ultimo aggiornamento sito: 30.06.2010
 



 

 

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