Emozioni come la paura e l'ansia sono in genere spiacevoli, ma fanno
parte del nostro repertorio difensivo e ci aiutano a tenerci al sicuro
ed a sopravvivere alle minacce della vita: è solo quando diventano
esagerate che esse rappresentano effettivamente una malattia ed un
limite alle proprie possibilità. La paura è qualcosa di molto simile
all'ansia, nel portare con sé sensazioni di malessere, angoscia e
disagio, ma la paura implica la preoccupazione per qualcosa di specifico
e dunque in genere si manifesta in un secondo momento rispetto
all'ansia.
L'ansia e la paura servono per preparare il corpo ad affrontare una
minaccia, oppure a scappare da essa, innescando dei cambiamenti
fisiologici nell'organismo: fra tutte, la tensione muscolare che prepara
all'azione e il battito cardiaco più veloce, per avere una maggiore
quantità di sangue nei muscoli e nel cervello.
La maggior parte delle persone è costantemente in ansia: si stima che
una persona su 10 soffra in qualche momento di uno dei cinque grandi
disturbi d'ansia indicati nel Manuale Diagnostico e Statistico degli
psichiatri: disturbo d'ansia generalizzato, disturbo
ossessivo-compulsivo, disturbo da attacchi di panico, fobia sociale,
disturbo post-traumatico da stress.
C'è chi si preoccupa per i soldi, chi per i figli, chi per le cose di
ogni giorno e chi per tutto questo insieme. Va detto che, se l'ansia è
moderata, essa rappresenta un indubbio vantaggio per l'essere umano: ad
esempio uno studio condotto su pazienti sottoposti a chirurgia minore ha
dimostrato che chi soffre di ansia moderata reagisce meglio dopo
l'intervento, rispetto a coloro che mostrano livelli di ansia troppo
elevati, o troppo scarsi. Si ritiene che l'ansia moderata aiuti le
persone a far meglio, nell'affrontare le sfide della vita. Ci sono però
persone che sono in costante stato di agitazione e per loro l'ansia
risulta essere eccessiva ed invalidante.
Vi sono anche persone che si preoccupano assai meno del normale. Le
persone con ADHD (deficit di attenzione e iperattività), per esempio,
possono avere livelli più bassi di ansia, così come può accadere agli
psicopatici. Bassi livelli di ansia si trovano anche nei risk-takers,
cioè in quei soggetti che amano impegnarsi in attività rischiose.
In realtà l'ansia può non rendere la persona felice, ma può portarla al
successo, soprattutto se combinata con intelligenza. Per fare un
esempio, sappiamo che Charles Darwin fu tormentato per gran parte della
sua vita adulta con gravi problemi di ansia, anche se era una persona
più intelligente rispetto alla media: la sua capacità intellettiva
superiore riusciva, evidentemente, ad incanalare l'ansia in compiti
impegnativi, come l'elaborazione della teoria dell'origine della specie,
piuttosto che in materie insignificanti, come l'abbinamento migliore fra
calzini e pantaloni. Qualcuno, con gli stessi livelli di ansia di
Darwin, ma con la metà del suo quoziente intellettivo, avrebbe potuto
finire a vivere sotto un ponte.
Le persone ansiose, ma con alto quoziente intellettivo tendono ad essere
visionarie, creative, capaci di fare progetti. Le persone con bassi
livelli di ansia, ma molto intelligenti, tendono invece ad assumere
ruoli di responsabilità, in situazioni di stress. Ad esempio, i piloti
da caccia in genere hanno bassi livelli di ansia di tratto e sono in
grado di gestire efficacemente i loro aerei in missioni di combattimento
altamente pericolose (il cui solo pensiero potrebbe portare una persona
soggetta ad ansia a numerose notti insonni...)
Una volta si riteneva che gli stati ansiosi fossero il risultato di un
apprendimento ambientale, ma ora si sa che essi sono causati anche da
alterazioni nel funzionamento del sistema cerebrale.
In una nuova ricerca, degli studiosi hanno cercato di scoprire cosa
succede nel cervello umano quando viviamo uno stato di ansia. Il Dottor
Perkins e il suo team hanno così sviluppato un videogioco, studiato per
produrre stati ansiosi negli esseri umani (come quelli che in
laboratorio vengono utilizzati per stimolare gli animali). Si tratta di
una versione computerizzata di un compito generalmente usato per
misurare le reazioni di difesa nei topi. I partecipanti sono stati 12
soggetti, uomini e donne, che giocavano al computer, mentre erano
seguiti da uno scanner di risonanza magnetica funzionale.
Gli scienziati volevano verificare se, mentre le persone erano ansiose o
preoccupante per il loro gioco, era attiva l'area dell'ippocampo. Questa
zona del cervello si pensava in un primo tempo che fosse associata con
la memoria a lungo termine e con la consapevolezza spaziale. I primi
risultati supportano però l'ipotesi che l'ippocampo giochi anche un
ruolo importante nelle risposte di attacco o di fuga, innescando
cambiamenti fisiologici, tra cui la tensione muscolare e un battito
cardiaco più veloce.
In caso di minaccia, le cellule nervose trasmettono la percezione
all'ipotalamo, che invia dei segnali lungo il midollo spinale, alle
ghiandole surrenali, le quali rilasciano l'ormone dello stress, il
cortisolo. A questo punto vi è una cascata di risposte fisiologiche che
determinano l'aumento della pressione sanguigna e dei livelli di
zucchero e una soppressione del sistema immunitario. Il cortisolo
favorisce la mobilitazione e l'utilizzo degli acidi grassi, che
vengono trasformati in energia per i muscoli.
Il capo dei ricercatori, il Dr. Perkins ha affermato: "Abbiamo
dimostrato che l'ippocampo è coinvolto in questo processo, il che
suggerisce che l'ansia è parte della risposta difensiva umana. Sapevamo
che la paura era legata alle reazioni di attacco-o-fuga, ma ora sappiamo
anche che l'ippocampo è il centro di controllo dell'ansia nel cervello,
e che viene attivato quando ci sentiamo in una situazione di potenziale
minaccia".
Oltre a fornire nuove informazioni sul funzionamento delle
preoccupazioni e dell'ansia, i risultati della ricerca, parzialmente
finanziata dalla casa farmaceutica AXA, potrebbero portare a nuovi
trattamenti concentrati sull'ippocampo.
L'ansia è stretytamente collegata a problemi di salute fisica. In una
ricerca condotta presso l'Università di Leiden in Olanda, gli insegnanti
avevano la loro frequenza cardiaca monitorata per 24 ore al giorno. I
risultati hanno mostrato che, quando essi erano preoccupati, la loro
frequenza cardiaca aumentatava di 2,55 battiti al minuto. Due ore dopo
l'episodio di ansia, la frequenza cardiaca rimaneva più elevata del
normale, con 1,52 battiti al minuto superiori alla media.
Questi risultati sono importanti perché, la frequenza cardiaca è una
misura dello sforzo del cuore e un tasso troppo elevato di sforzo
comporta un maggiore rischio di problemi cardiaci.
L'eccessiva ansia dunque non è un bene: può portare seri problemi alla
salute e, oltre tutto, non ha assolutamente alcun valore e scopo. Come
dire: è inutile aprire l'ombrello, se non piove!
Fonte:
Don't worry - and it might happen,
Iol |