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Nel bambino l’ansia può segnare il probabile
sviluppo di future psicopatologie ed è bene sia tenuta sotto controllo.
Non sempre tuttavia è facile distinguere nel bambino una normale
reazione emotiva da uno stato di crescente angoscia legata alla
socializzazione, all’impegno scolastico, a stati fobici ecc.
L’ansia nel bambino può essere del tutto ‘normale’
soprattutto se conseguente ad uno stress come uno spavento, la perdita o
l’allontanamento di un genitore o di un amico, l’aver preso una pagella
con cattivi voti. Il bambino iperansioso è pervaso da una continua
sensazione di apprensione, che lo porta a temere sempre il peggio, come
se qualcosa di terribile stesse sempre per accadere. Non di rado questa
ansia si tramuta in stati di collera o comunque di irritabilità, che non
sono altro che richiami nei confronti delle figure adulte, per poter
essere rassicurato.
L’angoscia è un malessere più profondo, che comporta modificazioni
psicosomatiche (es. aumento battito cardiaco, aumento del ritmo
respiratorio, eccessiva sudorazione ecc.).
Se il bambino non è in grado di superare o
rispondere ad una situazione per lui dolorosa o minacciosa, si può
parlare di angoscia. Angoscia che non riguarda, purtroppo, solamente i
bambini che hanno acquisito la capacità del linguaggio e che dunque
possono in qualche modo esprimere ciò che sentono, consentendo così agli
adulti di offrire un immediato sostegno.
A volte possono insorgere delle angosce anche nel periodo pre-verbale,
quando ad esempio si può osservare un viso immobile, inespressivo,
silenzioso, oppure la presenza di scatti motori e movimenti non
coordinati. Tra gli altri indicatori c’è quasi sempre un disturbo del
sonno, come ad esempio la difficoltà a sviluppare un ritmo sonno-veglia
regolare.
Anche nel bambino al di sotto dei sette-otto anni possono essere
presenti degli attacchi di panico, specialmente in presenza di
situazioni che lui può sentire minacciose, come ad esempio il buio, la
solitudine, la presenza di un animale, una persona temuta… In questi
casi niente di meglio che la presenza di un genitore affettuoso e
‘caldo’ può aiutarlo a superare queste crisi di angoscia. La persistenza
di attacchi di panico potrebbe condurre il bambino verso condotte
fobiche, per cui, per paura di stare male o di avere paura, comincia ad
evitare tutte le situazioni che lo espongono al temuto ‘rischio’. E’ una
situazione allarmante, anche perché il bambino tende a chiudersi in casa
e ad evitare i contatti sociali, sviluppando così sintomi di
depressione, disturbi dell’attenzione, agitazione e instabilità.
Anna Freud diceva che, nel bambino, non è la
presenza o l’assenza dell’angoscia, la sua qualità o la sua quantità che
consentono di predire l’equilibrio psichico del soggetto in età adulta.
Ciò che è invece significativo è esclusivamente la capacità dell’Io di
controllare l’angoscia.
E’ un po’ come quando gira il virus dell’influenza
: non bisogna temerlo se ci si è vaccinati, oppure se l’organismo è
forte per poterlo combattere e non soccombere alla malattia... E la
forza dell’Io del bambino sta tutta nell’educazione, nel sostegno e
nell’affetto che possono dargli i genitori.
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