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Definizione e sintomatologia
La balbuzie è fra i più diffusi disturbi del
linguaggio. Si tratta di un insieme di alterazioni, nel ritmo e nella
fluenza, dell'espressione verbale e per tanto rappresenta un rilevante
disagio per chi ne soffre.
Il rallentamento nella fluenza verbale non riguarda il pensiero: il
paziente conosce benissimo quello che desidera dire, ma le parole che
pensa faticano a tradursi in suoni.
Recenti ricerche ci indicano che la balbuzie colpisce in media un
bambino ogni cento, più spesso i maschi che le femmine.
Vi sono due tipi di balbuzie: la balbuzie tonica, caratterizzata
da un blocco e una difficoltà ad emettere un suono, per un periodo di
tempo; l'altra è la balbuzie clonica, che si distingue per la
ripetizione continua ed involontaria di una sillaba, di solito la prima
della frase. Spesso questi due tipi di balbuzie coesistono. I
l periodo critico per l'insorgenza della malattia è in genere fra i 3 e
i 5 anni; il fenomeno può temporaneamente regredire per poi
ripresentarsi in età adolescenziale. La balbuzie può presentarsi anche
in età adulta, dopo uno shock affettivo o emotivo.
Alcuni tratti di personalità sono caratteristici e frequenti nelle
persone che balbettano: introversione, ansia, passività e sottomissione,
aggressività ed impulsività.
La fluenza del parlare può variare in uno stesso soggetto da un giorno
ad un altro, a causa dei diversi interlocutori, dello stato affettivo
della persona e dei contenuti del discorso, che possono essere più o
meno disturbanti. La balbuzie trova la sua maggiore espressione nella
relazione con un'autorità, specialmente quando questa viene percepita
come rigida e severa.
Nelle situazioni di solitudine o in qualsiasi altra situazione ove il
soggetto balbuziente si senta rilassato o si ritenga superiore rispetto
alla situazione che affronta, la balbuzie può del tutto sparire. Così
accade anche nella recitazione e nel canto.
Ovviamente le persone che balbettano sono assolutamente " normali" sotto
tutti i punti di vista ( intelligenza, capacità percettive ecc.) per cui
è del tutto fuori luogo nutrire dei pregiudizi nei loro confronti.
Va comunque detto che, tranne casi fortunati e rari, le persone che
balbettano presentano, come conseguenza del disagio nella comunicazione,
forti sensi di insicurezza, bassa autostima, scarse relazioni sociali,
rendimento scolastico insoddisfacente, carriera professionale
compromessa.
Le cause
Sull'origine della balbuzie ci sono, come sempre, teorie organicistiche
e psicologiche che in alcuni casi si contrappongono, in altri si
integrano. Tra le prime si pensa ad un'imperfetta dominanza cerebrale,
oppure ad un deficit nell'attività neuromuscolare a livello laringeo: il
balbuziente sarebbe incapace di iniziare, sostenere e integrare la
fonazione con l'articolazione, scatenando un laringospasmo; un'altra
ipotesi è che il disturbo potrebbe essere generato da fattori genetici.
Gli studi psicoanalitici collocano la balbuzie fra l'isteria di
conversione e la nevrosi ossessiva ( O. Fenichel ) oppure nel quadro di
una organizzazione paranoica che il soggetto struttura con le difese
ossessive a livello del contenuto del suo discorso ( Anzieu ).
Trattamento
In molti casi la balbuzie si attenua e sparisce spontaneamente con
l'età. Se così non accadesse, l'ostacolo relazionale che essa
oggettivamente rappresenta potrebbe giustificare un approccio
terapeutico.
E' bene chiarire che non vi sono cure magiche per la balbuzie; il
trattamento consiste in una rieducazione ortofonica per riacquisire il
controllo degli apparati deputati all'articolazione della parola.
Vengono fatti eseguire esercizi sistematici che sollecitano tutti
movimenti articolatori dell'atto fonatorio, cercando di ricoordinare
tutti i movimenti patologici per impostare il corretto funzionamento
muscolare. Si rieduca l'atto respiratorio, il ritmo della fonazione, la
ripetizione sillabica e l'impostazione della voce. Per rieducare il
ritmo verbale spesso si usa il metronomo, con il quale si cerca di
regolarizzare la velocità nella produzione delle frasi.
Lo scopo di tali esercizi è quello di fornire a chi balbetta modalità
operative per sincronizzare i movimenti articolatori e respiratori.
Generalmente il lavoro psicologico si affianca a quello del logopedista.
Lo psicologo cerca di agire sugli aspetti motivazionali del paziente,
sulla desensibilizzazione relativamente ai vissuti e sulla capacità di
contenere la frustrazione, aumentando la tolleranza verso gli episodi
disfluenti. Un approccio di tipo psicoanalitico consiste, invece,
nell'attento esame del sintomo e della sua comparsa in determinate
situazioni, per risalire alle emozioni inconsce sottostanti che si
rivelano nella balbuzie. Da questo punto di vista, ogni trattamento
foniatrico, viene considerato errato, in quanto terapia sostitutiva che
mira a risolvere un sintomo di conversione pregenitale, che andrebbe
invece trattato analizzando i contenuti inconsci repressi che sono alla
base del sintomo.
Nel trattamento psicologico cognitivo-comportamentale, la balbuzie viene
considerata come una risposta errata appresa nell'ambiente, in risposta
a determinati stimoli e quindi il trattamento consiste nel
desensibilizzare e ricondizionare la persona, per riportarla ad un nuovo
adattamento sociale, riconducendola ad una maggiore fiducia in sé
stessa, con la conseguente riduzione dell'ansia collegata al verbale.
Se il paziente è un bambino, è spesso consigliabile una terapia
familiare, in modo da aiutare anche i genitori a recuperare la fiducia
nella propria funzione educativa, riuscendo a comprendere meglio le
difficoltà del figlio ed a scoprire vie alternative per interagire con
lui.
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