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13/12/2011

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BALBUZIE



di Walter La Gatta

 

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Definizione e sintomatologia

La balbuzie è fra i più diffusi disturbi del linguaggio. Si tratta di un insieme di alterazioni, nel ritmo e nella fluenza, dell'espressione verbale e per tanto rappresenta un rilevante disagio per chi ne soffre.
Il rallentamento nella fluenza verbale non riguarda il pensiero: il paziente conosce benissimo quello che desidera dire, ma le parole che pensa faticano a tradursi in suoni.
Recenti ricerche ci indicano che la balbuzie colpisce in media un bambino ogni cento, più spesso i maschi che le femmine.
Vi sono due tipi di balbuzie: la balbuzie tonica, caratterizzata da un blocco e una difficoltà ad emettere un suono, per un periodo di tempo; l'altra è la balbuzie clonica, che si distingue per la ripetizione continua ed involontaria di una sillaba, di solito la prima della frase. Spesso questi due tipi di balbuzie coesistono. I
l periodo critico per l'insorgenza della malattia è in genere fra i 3 e i 5 anni; il fenomeno può temporaneamente regredire per poi ripresentarsi in età adolescenziale. La balbuzie può presentarsi anche in età adulta, dopo uno shock affettivo o emotivo.
Alcuni tratti di personalità sono caratteristici e frequenti nelle persone che balbettano: introversione, ansia, passività e sottomissione, aggressività ed impulsività.
La fluenza del parlare può variare in uno stesso soggetto da un giorno ad un altro, a causa dei diversi interlocutori, dello stato affettivo della persona e dei contenuti del discorso, che possono essere più o meno disturbanti. La balbuzie trova la sua maggiore espressione nella relazione con un'autorità, specialmente quando questa viene percepita come rigida e severa.
Nelle situazioni di solitudine o in qualsiasi altra situazione ove il soggetto balbuziente si senta rilassato o si ritenga superiore rispetto alla situazione che affronta, la balbuzie può del tutto sparire. Così accade anche nella recitazione e nel canto. 
Ovviamente le persone che balbettano sono assolutamente " normali" sotto tutti i punti di vista ( intelligenza, capacità percettive ecc.) per cui è del tutto fuori luogo nutrire dei pregiudizi nei loro confronti.
Va comunque detto che, tranne casi fortunati e rari, le persone che balbettano presentano, come conseguenza del disagio nella comunicazione, forti sensi di insicurezza, bassa autostima, scarse relazioni sociali, rendimento scolastico insoddisfacente, carriera professionale compromessa.

Le cause

Sull'origine della balbuzie ci sono, come sempre, teorie organicistiche e psicologiche che in alcuni casi si contrappongono, in altri si integrano. Tra le prime si pensa ad un'imperfetta dominanza cerebrale,
oppure ad un deficit nell'attività neuromuscolare a livello laringeo: il balbuziente sarebbe incapace di iniziare, sostenere e integrare la fonazione con l'articolazione, scatenando un laringospasmo; un'altra ipotesi è che il disturbo potrebbe essere generato da fattori genetici.
Gli studi psicoanalitici collocano la balbuzie fra l'isteria di conversione e la nevrosi ossessiva ( O. Fenichel ) oppure nel quadro di una organizzazione paranoica che il soggetto struttura con le difese ossessive a livello del contenuto del suo discorso ( Anzieu ).

Trattamento

In molti casi la balbuzie si attenua e sparisce spontaneamente con l'età. Se così non accadesse, l'ostacolo relazionale che essa oggettivamente rappresenta potrebbe giustificare un approccio terapeutico.
E' bene chiarire che non vi sono cure magiche per la balbuzie; il trattamento consiste in una rieducazione ortofonica per riacquisire il controllo degli apparati deputati all'articolazione della parola. Vengono fatti eseguire esercizi sistematici che sollecitano tutti movimenti articolatori dell'atto fonatorio, cercando di ricoordinare tutti i movimenti patologici per impostare il corretto funzionamento muscolare. Si rieduca l'atto respiratorio, il ritmo della fonazione, la ripetizione sillabica e l'impostazione della voce. Per rieducare il ritmo verbale spesso si usa il metronomo, con il quale si cerca di regolarizzare la velocità nella produzione delle frasi.
Lo scopo di tali esercizi è quello di fornire  a chi balbetta modalità operative per sincronizzare i movimenti articolatori e respiratori. Generalmente il lavoro psicologico si affianca a quello del logopedista. Lo psicologo cerca di agire sugli aspetti motivazionali del paziente, sulla desensibilizzazione relativamente ai vissuti e sulla capacità di contenere la frustrazione, aumentando la tolleranza verso gli episodi disfluenti. Un approccio di tipo psicoanalitico consiste, invece, nell'attento esame del sintomo e della sua comparsa in determinate situazioni, per risalire alle emozioni inconsce sottostanti che si rivelano nella balbuzie. Da questo punto di vista, ogni trattamento foniatrico, viene considerato errato, in quanto terapia sostitutiva che mira a  risolvere un sintomo di conversione pregenitale, che andrebbe invece trattato analizzando i contenuti inconsci repressi che sono alla base del sintomo.
Nel trattamento psicologico cognitivo-comportamentale, la balbuzie viene considerata come una risposta errata appresa nell'ambiente, in risposta a determinati stimoli e quindi il trattamento consiste nel desensibilizzare e ricondizionare la persona, per riportarla ad un nuovo adattamento sociale, riconducendola ad una maggiore fiducia in sé stessa, con la conseguente riduzione dell'ansia collegata al verbale.
Se il paziente è un bambino, è spesso consigliabile una terapia familiare, in modo da aiutare anche i genitori a recuperare la fiducia nella propria funzione educativa, riuscendo a comprendere meglio le difficoltà del figlio ed a scoprire vie alternative per interagire con lui.
 

 

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