(vestiti, accessori,
macchine, pettinature, ecc.).
Negli ultimi decenni il linguaggio non verbale è
stato oggetto di un crescente interesse, poiché rappresenta una
visione dell’essere umano che per lungo tempo era stata trascurata:
quella affettivo-emozionale.
Per molti decenni infatti
gli psicologi ed i ricercatori si erano dedicati
soprattutto allo studio del linguaggio verbale,
visto come unico mezzo di comunicazione
all'interno della nostra specie. (Cosnier e Brossard, 1984)
La comunicazione non verbale,
che spesso è naturale e non prodotta ad opera della volontà,
lascia trasparire il vissuto profondo del soggetto: ciò
significa che comunica anche al di là della nostra consapevolezza e
della nostra intenzionalità.
Il linguaggio del
nostro corpo è importante anche perché sottolinea, enfatizza e
rende più credibile il discorso. Chi crederebbe che
una persona sia realmente arrabbiata se non la si vedesse rossa e
sudata in viso, con gli occhi spalancati e le braccia che si muovono
in aria con fare minaccioso?
E’ un linguaggio silenzioso
insomma, ma non per questo meno espressivo, che
serve per comunicare soprattutto emozioni e sentimenti.
(Mehrabian, 1972)
Il volto è la parte del corpo più significativa nell’ambito
espressivo-comunicativo. Le
espressioni facciali del parlante accompagnano, sottolineano,
enfatizzano, ridimensionano il contenuto del messaggio (pensiamo
ad esempio all'ironia: un gesto del viso può cambiare completamente il
senso del discorso appena fatto da una persona).
Le espressioni del viso
riescono ad esprimere in modo silenzioso accordo, disaccordo,
attenzione, interesse, dubbio, perplessità, incredulità, disinteresse
e molto altro ancora.
La ricerca ha dimostrato che le
espressioni del volto rimangono in gran parte sotto il controllo
cosciente e che l’espressione spontanea delle
emozioni è maggiore nella parte sinistra del volto, mentre sulla parte
destra si manifesta maggiormente il controllo volontario (Ekman, Hager,
Friesen, 1981)
Tra le espressioni del viso,
sicuramente di grande importanza è l'analisi dello
sguardo. In questo caso infatti interagiscono fra loro
elementi fisiologici e involontari (battito delle palpebre,
dilatazione delle pupille, ecc.) ma anche gesti usati
in modo consapevole (guardare, strizzare l
’occhio).
Uno sguardo molto intenso e prolungato ha sempre un significato
'speciale': è un modo per entrare in contatto
esclusivo con la persona. Non a caso, chi desidera sviluppare
un rapporto particolare con l'altro cerca anzitutto
un contatto più significativo a livello degli occhi.
Quando si nutre un sentimento positivo nei
confronti dell’altro, questo porta
le persone ad aumentare il contatto visivo.
Al contrario, con l’imbarazzo o il disprezzo,
il contatto visivo diminuisce.
Le persone estroverse fanno maggiore
uso dello sguardo e usano occhiate più lunghe degli introversi;
le donne mantengono lo sguardo negli occhi degli interlocutori per un
tempo maggiore degli uomini. In alcune occasioni rifiutare di
abbassare lo sguardo può far parte di una strategia consapevole di
resistenza o ribellione. Ad esempio si guarda
profondamente negli occhi una persona quando la si vuole rimproverare
per qualcosa.
Le persone di status socialmente più
elevato o con un carattere dominante guardano poco il loro
interlocutore, anche perché hanno minore necessità di controllare
visivamente le persone meno potenti.
Il sorriso è la migliore maschera
sociale per nascondere le vere emozioni e i
pensieri che non possono essere esplicitati. (A
volte, in realtà, si sorride anche a sé stessi,
quando un ricordo piacevole sfiora la mente).
Si può riconoscere un sorriso falso,
in quanto esso copre solo le azioni della parte più bassa del
viso e della palpebra inferiore, mentre un sorriso autentico, nascente
da emozioni realmente positive, interessa praticamente tutto il viso.
(Un sorriso vero produce le così dette "zampe di
gallina").
Quanto al linguaggio del corpo, in primis occorre parlare della
prossemica, ossia la disciplina che studia i rapporti spaziali fra le
persone. Se la persona
sbagliata entra nella zona sbagliata, ossia si
avvicina troppo ad una persona estranea, questo
può causare all'altra uni
forte disagio, che può
concludersi con una reazione di attacco o di fuga.
I soggetti che si trovano costretti ad una
distanza ravvicinata e che non sono in intimità, in genere provano
imbarazzo, fastidio, minaccia e reagiscono irrigidendosi, scostandosi,
evitando il contatto visivo, per compensare l’invasione dello spazio
personale.
E' ovvio che in
alcune circostanze particolari
(come ad esempio in un
ascensore affollato) la bolla d’aria che ci
contiene e che ci fa sentire protetti si riduce e si comprime.
Diverso invece è avere una persona distante un metro,
ma in una stanza enorme: la disponibilità non sfruttata dello spazio e
la relativa vicinanza fra le due persone può essere causa di disagio.
Esistono infatti delle
"zone prossemiche"
(intima, personale, sociale, pubblica) che determinano la distanza
ideale fra due persone, a seconda del loro grado di conoscenza e di
intimità.
Venendo alla postura, un
portamento eretto,
con testa piegata all’indietro, mani sui
fianchi indica un atteggiamento di dominio
rispetto a persone di status inferiore. L’inclinazione del busto in
avanti indica un atteggiamento propositivo e di interesse verso il
destinatario, rinforzato dalla prossimità fisica e da un contatto
visivo più intenso.
Nelle situazioni di
disagio cresce il bisogno di manipolazione : quasi tutti hanno un
gesto favorito, un tipo particolare di gesto.
(es. girare continuamente l'anello al
dito, toccare una penna, arricciarsi i baffi, tamburellare con le dita
sul tavolo, fumare…).
La chiusura delle braccia e delle gambe, posizioni troppo rigide,
mani dietro la schiena, dita intrecciate ecc. possono mostrare
disagio. Generalmente la persona non è consapevole di questo tipo di
messaggi che invia attraverso il corpo.
Il linguaggio
del corpo è più importante di quello che si dice ed è
fondamentale nel comportamento seduttivo, perché se non corrisponde
alle parole che si pronunciano, è difficile avere successo.
A volte, per mostrarsi più sicuri, basta lavorare sui pensieri. Se si
fanno pensieri positivi, ci si sente allegri, sicuri di sé e contenti
di stare insieme ad altri, anche il corpo rifletterà questi stati
d'animo.
Al contrario, quando ci si mette in un angolo,
si abbassano gli occhi e
si trascinano i piedi, poi ci si sente
anche depressi. Quindi, anche
la mente ascolta il linguaggio del corpo...
La sfida dunque è quella di armonizzare il
linguaggio del corpo con i propri pensieri.
Nel comportamento seduttivo poi le regole fondamentali
sono due: stare comodi e divertirsi (il che è
diverso dal sembrare divertiti!)
Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza Luglio 2011