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13/12/2011

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CONOSCERE IL LINGUAGGIO
DEL CORPO


 

di Giuliana Proietti
 

HOME  > ARTICOLI > Conoscere il linguaggio del corpo


Come tutti sappiamo, gli esseri umani non si esprimono solo attraverso le parole, ma anche attraverso i gesti ed i simboli
(vestiti, accessori, macchine, pettinature, ecc.). Negli ultimi decenni il linguaggio non verbale è stato oggetto di un crescente interesse, poiché rappresenta una visione dell’essere umano che per lungo tempo era stata trascurata: quella affettivo-emozionale.

Per molti decenni infatti gli psicologi ed i ricercatori si erano dedicati soprattutto allo studio del linguaggio verbale, visto come unico mezzo di comunicazione all'interno della nostra specie. (Cosnier e Brossard, 1984)

La comunicazione non verbale, che spesso è naturale e non prodotta ad opera della volontà, lascia trasparire il vissuto profondo del soggetto: ciò significa che comunica anche al di là della nostra consapevolezza e della nostra intenzionalità.

Il linguaggio del nostro corpo è importante anche perché sottolinea, enfatizza e rende più credibile il discorso. Chi crederebbe che una persona sia realmente arrabbiata se non la si vedesse rossa e sudata in viso, con gli occhi spalancati e le braccia che si muovono in aria con fare minaccioso?

E’ un linguaggio silenzioso insomma, ma non per questo meno espressivo, che serve per comunicare soprattutto emozioni e sentimenti. (Mehrabian, 1972)

Il volto è la parte del corpo più significativa nell’ambito espressivo-comunicativo. Le espressioni facciali del parlante accompagnano, sottolineano, enfatizzano, ridimensionano il contenuto del messaggio (pensiamo ad esempio all'ironia: un gesto del viso può cambiare completamente il senso del discorso appena fatto da una persona).

Le espressioni del viso riescono ad esprimere in modo silenzioso accordo, disaccordo, attenzione, interesse, dubbio, perplessità, incredulità, disinteresse e molto altro ancora.

La ricerca ha dimostrato che le espressioni del volto rimangono in gran parte sotto il controllo cosciente e che l’espressione spontanea delle emozioni è maggiore nella parte sinistra del volto, mentre sulla parte destra si manifesta maggiormente il controllo volontario (Ekman, Hager, Friesen, 1981)

Tra le espressioni del viso, sicuramente di grande importanza è l'analisi dello sguardo. In questo caso infatti interagiscono fra loro elementi fisiologici e involontari (battito delle palpebre, dilatazione delle pupille, ecc.) ma anche gesti usati in modo consapevole (guardare, strizzare l’occhio).

Uno sguardo molto intenso e prolungato ha sempre un significato 'speciale': è un modo per entrare in contatto esclusivo con la persona. Non a caso, chi desidera sviluppare un rapporto particolare con l'altro cerca anzitutto un contatto più significativo a livello degli occhi.

Quando si nutre un sentimento positivo nei confronti dell’altro, questo porta le persone ad aumentare il contatto visivo. Al contrario, con l’imbarazzo o il disprezzo, il contatto visivo diminuisce.

Le persone estroverse fanno maggiore uso dello sguardo e usano occhiate più lunghe degli introversi; le donne mantengono lo sguardo negli occhi degli interlocutori per un tempo maggiore degli uomini. In alcune occasioni rifiutare di abbassare lo sguardo può far parte di una strategia consapevole di resistenza o ribellione. Ad esempio si guarda profondamente negli occhi una persona quando la si vuole rimproverare per qualcosa.

Le persone di status socialmente più elevato o con un carattere dominante guardano poco il loro interlocutore, anche perché hanno minore necessità di controllare visivamente le persone meno potenti.

Il sorriso è la migliore maschera sociale per nascondere le vere emozioni e i pensieri che non possono essere esplicitati. (A volte, in realtà, si sorride anche a sé stessi, quando un ricordo piacevole sfiora la mente).

Si può riconoscere un sorriso falso, in quanto esso copre solo le azioni della parte più bassa del viso e della palpebra inferiore, mentre un sorriso autentico, nascente da emozioni realmente positive, interessa praticamente tutto il viso. (Un sorriso vero produce le così dette "zampe di gallina").

Quanto al linguaggio del corpo, in primis occorre parlare della prossemica, ossia la disciplina che studia i rapporti spaziali fra le persone. Se la persona sbagliata entra nella zona sbagliata, ossia si avvicina troppo ad una persona estranea, questo può causare all'altra uni forte disagio, che può concludersi con una reazione di attacco o di fuga. 

I soggetti che si trovano costretti ad una distanza ravvicinata e che non sono in intimità, in genere provano imbarazzo, fastidio, minaccia e reagiscono irrigidendosi, scostandosi, evitando il contatto visivo, per compensare l’invasione dello spazio personale. E' ovvio che in alcune circostanze particolari (come ad esempio in un ascensore affollato) la bolla d’aria che ci contiene e che ci fa sentire protetti si riduce e si comprime. Diverso invece è avere una persona distante un metro, ma in una stanza enorme: la disponibilità non sfruttata dello spazio e la relativa vicinanza fra le due persone può essere causa di disagio.

Esistono infatti delle "zone prossemiche" (intima, personale, sociale, pubblica) che determinano la distanza ideale fra due persone, a seconda del loro grado di conoscenza e di intimità.

Venendo alla postura, un portamento eretto, con testa piegata all’indietro, mani sui fianchi indica un atteggiamento di dominio rispetto a persone di status inferiore. L’inclinazione del busto in avanti indica un atteggiamento propositivo e di interesse verso il destinatario, rinforzato dalla prossimità fisica e da un contatto visivo più intenso.

Nelle situazioni di disagio cresce il bisogno di manipolazione : quasi tutti hanno un gesto favorito, un tipo particolare di gesto. (es. girare continuamente l'anello al dito, toccare una penna, arricciarsi i baffi, tamburellare con le dita sul tavolo, fumare…).

La chiusura delle braccia e delle gambe, posizioni troppo rigide, mani dietro la schiena, dita intrecciate ecc. possono mostrare disagio. Generalmente la persona non è consapevole di questo tipo di messaggi che invia attraverso il corpo.

Il linguaggio del corpo è più importante di quello che si dice ed è fondamentale nel comportamento seduttivo, perché se non corrisponde alle parole che si pronunciano, è difficile avere successo.

A volte, per mostrarsi più sicuri, basta lavorare sui pensieri. Se si fanno pensieri positivi, ci si sente allegri, sicuri di sé e contenti di stare insieme ad altri, anche il corpo rifletterà questi stati d'animo.

Al contrario, quando ci si mette in un angolo, si abbassano gli occhi  e si trascinano i piedi, poi ci si sente anche depressi. Quindi, anche la mente ascolta il linguaggio del corpo...

La sfida dunque è quella di armonizzare il linguaggio del corpo con i propri pensieri. Nel comportamento seduttivo poi le regole fondamentali sono due: stare comodi e divertirsi (il che è diverso dal sembrare divertiti!)

Giuliana Proietti

Clinica della Timidezza Luglio 2011
 

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