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La
psicologia considera la depressione come la mancanza di soddisfazione
nei bisogni fondamentali, che sono, oltre che fisiologici, di
sicurezza, di appartenenza, d’affetto, per sé e per gli
altri.
Quanto
alle sue origini, gli psichiatri tendono a cercare le cause della
depressione in anomalie biologiche o modificazioni biochimiche delle
strutture cerebrali, mentre gli psicologi sono più interessati ad
indagare gli eventi traumatici del passato e del presente.
Ancora
non si è detta la parola ‘fine’ su questa diatriba che da anni
divide il mondo accademico; quello che oggi si può dire più che mai
è che la situazione ambientale, sociale, culturale e lo stress
incidono in maniera molto rilevante in questo tipo di patologia.
L’esperienza
depressiva è per tutti più o meno simile: la persona si sente
triste, disperata, prigioniera in un tunnel in cui non vede vie
d'uscita.
Al
depresso tutto appare indifferente, anche quello che prima era fonte
di gioia e di soddisfazione; non ha più lo stesso dinamismo, la
medesima determinazione nell'agire.
Si
avverte inoltre un senso di vuoto, di aridità affettiva; nei casi più
gravi cambia anche la percezione del tempo: la giornata sembra non
finire mai e non ci si aspetta più nulla dal futuro, si evita di
avere contatti sociali e non si cercano confronti.
Una
volta la depressione era riservata agli artisti, ai poeti maledetti;
oggi invece è diventata una malattia di moda, molto comune fra la
gente ‘normale’. Sembra che le donne abbiano il doppio di
probabilità, rispetto agli uomini, di soffrire di depressione.
Sembra
che questa situazione capiti perché le donne sono portate più degli
uomini alla ruminazione mentale: se accade loro qualcosa di negativo
si rinchiudono in se stesse o si confidano con qualche amica, ma non
fanno altro che rielaborare in continuazione i vari problemi, nella
speranza di risolverli, mentre invece li amplificano.
Gli
uomini sono più pragmatici: agiscono di più e contemplano di meno.
Dunque sono meno depressi.
Al
momento non esiste ancora un rimedio definitivo alla depressione;
certamente l’uso dei farmaci non risolve le cause che la generano,
mentre porta il paziente ad una dipendenza, più o meno marcata. La
psicoterapia ha lo scopo di curare attraverso la conoscenza e la
successiva eliminazione delle cause del disagio psichico: è una cura
fatta di parole e non di medicine. Quale è la migliore cura per la
depressione?
Se
la depressione è gravissima e c’è il rischio di suicidio, senza
dubbio occorre l’utilizzo di entrambi gli strumenti terapeutici; se
più che di una vera e propria depressione si tratta di un semplice
stato depressivo dovuto a cause esterne è sicuramente più indicata
la psicoterapia.
Nella
logica del Pensiero Positivo la causa della depressione va
senz’altro ricercata nella mancanza di motivazioni in cui può
venire a trovarsi una persona. Non è sempre il passato infatti a
determinare i comportamenti umani, ma spesso è il futuro, inteso come
capacità progettuale.
La
lotta alla depressione con il Pensiero Positivo si deve fare
‘lavorando’ sul futuro, rinunciando alla ruminazione sul passato,
che non porta quasi mai alla soluzione del problema; anzi, molto
spesso ne genera degli altri...
Se
dobbiamo proprio parlare di passato, poniamo l’accento solo sui
ricordi di carattere positivo; quanto al futuro, cerchiamo di
elaborare pensieri e progetti positivi e di portarli avanti con
determinazione.
L’importante
è che gli obiettivi siano chiari, definibili e riconoscibili e
soprattutto siano realizzabili. Come prima cosa infatti è sempre bene
non raccontarsi frottole e rimanere con i piedi per terra.
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