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DEPRESSIONE


 

di Giuliana Proietti
 

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La psicologia considera la depressione come la mancanza di soddisfazione nei bisogni fondamentali, che sono, oltre che fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, d’affetto, per sé e per gli altri. 

Quanto alle sue origini, gli psichiatri tendono a cercare le cause della depressione in anomalie biologiche o modificazioni biochimiche delle strutture cerebrali, mentre gli psicologi sono più interessati ad indagare gli eventi traumatici del passato e del presente. 

Ancora non si è detta la parola ‘fine’ su questa diatriba che da anni divide il mondo accademico; quello che oggi si può dire più che mai è che la situazione ambientale, sociale, culturale e lo stress incidono in maniera molto rilevante in questo tipo di patologia.    

L’esperienza depressiva è per tutti più o meno simile: la persona si sente triste, disperata, prigioniera in un tunnel in cui non vede vie d'uscita. 

Al depresso tutto appare indifferente, anche quello che prima era fonte di gioia e di soddisfazione; non ha più lo stesso dinamismo, la medesima determinazione nell'agire. 

Si avverte inoltre un senso di vuoto, di aridità affettiva; nei casi più gravi cambia anche la percezione del tempo: la giornata sembra non finire mai e non ci si aspetta più nulla dal futuro, si evita di avere contatti sociali e non si cercano confronti.

Una volta la depressione era riservata agli artisti, ai poeti maledetti; oggi invece è diventata una malattia di moda, molto comune fra la gente ‘normale’. Sembra che le donne abbiano il doppio di probabilità, rispetto agli uomini, di soffrire di depressione. 

Sembra che questa situazione capiti perché le donne sono portate più degli uomini alla ruminazione mentale: se accade loro qualcosa di negativo si rinchiudono in se stesse o si confidano con qualche amica, ma non fanno altro che rielaborare in continuazione i vari problemi, nella speranza di risolverli, mentre invece li amplificano. 

Gli uomini sono più pragmatici: agiscono di più e contemplano di meno. Dunque sono meno depressi.

Al momento non esiste ancora un rimedio definitivo alla depressione; certamente l’uso dei farmaci non risolve le cause che la generano, mentre porta il paziente ad una dipendenza, più o meno marcata. La psicoterapia ha lo scopo di curare attraverso la conoscenza e la successiva eliminazione delle cause del disagio psichico: è una cura fatta di parole e non di medicine. Quale è la migliore cura per la depressione?

Se la depressione è gravissima e c’è il rischio di suicidio, senza dubbio occorre l’utilizzo di entrambi gli strumenti terapeutici; se più che di una vera e propria depressione si tratta di un semplice stato depressivo dovuto a cause esterne è sicuramente più indicata la psicoterapia.

Nella logica del Pensiero Positivo la causa della depressione va senz’altro ricercata nella mancanza di motivazioni in cui può venire a trovarsi una persona. Non è sempre il passato infatti a determinare i comportamenti umani, ma spesso è il futuro, inteso come capacità progettuale. 

La lotta alla depressione con il Pensiero Positivo si deve fare ‘lavorando’ sul futuro, rinunciando alla ruminazione sul passato, che non porta quasi mai alla soluzione del problema; anzi, molto spesso ne genera degli altri... 

Se dobbiamo proprio parlare di passato, poniamo l’accento solo sui ricordi di carattere positivo; quanto al futuro, cerchiamo di elaborare pensieri e progetti positivi e di portarli avanti con determinazione. 

L’importante è che gli obiettivi siano chiari, definibili e riconoscibili e soprattutto siano realizzabili. Come prima cosa infatti è sempre bene non raccontarsi frottole e rimanere con i piedi per terra.

 

 Dal libro di Giuliana Proietti Il Pensiero positivo, edizione Xenia, Milano 
Clinica della Timidezza ©

 

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