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13/12/2011

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DAS: IL DISTURBO D'ANSIA SOCIALE



di Walter La Gatta

 

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La fobia sociale o Disturbo di Ansia Sociale (DAS) è piuttosto frequente e spesso invalidante.
I primi sintomi si avvertono durante il periodo dell’adolescenza, quando il soggetto comincia a confrontarsi più consapevolmente con il mondo esterno ed in particolare con il gruppo dei pari.

Il disagio riguarda soprattutto le relazioni sociali: il soggetto si mostra incapace o impossibilitato a controllare le proprie reazioni emotive in molte situazioni o prestazioni (ad esempio quando mangia o parla in pubblico, quando entra in una stanza dove ci sono già altre persone, quando deve conoscere nuove persone ecc.)
Molto spesso, nei soggetti più giovani, l’ansia sociale si manifesta a scuola e questa può essere la causa dello sviluppo di una fobia scolastica, specialmente nei bambini, oltre che causa di abbandono scolastico per i più grandi.

Tali situazioni inducono la comparsa di sintomi ansiosi, come sudorazione, rossori, palpitazioni, difficoltà di espressione e di memoria ecc.. Il soggetto si sente per questo al centro dell’attenzione altrui e  giudicato in senso negativo, vivendo questa situazione con imbarazzo e senso di umiliazione.

Per evitare tale imbarazzo. tutte le situazioni che il soggetto considera ansiogene vengono a questo punto opportunamente evitate. Nei casi più gravi, la sintomatologia e l’isolamento sociale raggiungono dei livelli molto alti di gravità e pertanto viene compromessa la possibilità del soggetto di vivere normalmente, sia a livello familiare che sociale o lavorativo.

In alcuni casi l’ansia è generalizzata, ossia si estende a tutte le situazioni sociali, mentre in casi meno gravi questa sintomatologia può riguardare solamente alcuni particolari ambienti, persone, eventi. Ad esempio, una persona potrebbe essere perfettamente adattata nelle situazioni lavorative, in cui si sente perfettamente a suo agio ed invece manifestare sintomi d'ansia nell’approccio con l’altro sesso o con persone considerate autorevoli, o semplicemente sconosciute.

Si può parlare di Disturbo di Ansia Sociale o fobia sociale, quando le situazioni che generano la sintomatologia sono numerose e si ripetono nel tempo, per almeno sei mesi.
 

La maggior parte dei soggetti che soffrono di questo disturbo non giunge in terapia, ma conserva il segreto, soffrendo in silenzio.  La persona tende a convincersi, e a convincere gli altri, di non avere piacere a partecipare alle situazioni sociali, per disinteresse, o perfino per arroganza. 

Il disturbo è spesso sottostimato, spesso "normalizzato" con la definizione di ‘timidezza’ e per questo può accadere che peggiori con l'insorgenza di complicanze, come l’abuso di alcolici, la dipendenza da sostanze, comportamenti antisociali, attacchi d panico, episodi depressivi ecc.

Tra i vari trattamenti psicoterapeutici che hanno successo nella cura di questo disturbo vi è sicuramente la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che è basata sul cambiamento dello stile del pensiero del paziente e sui suoi comportamenti. Si insegna al paziente a guardare la vita con altri occhi, a giudicare le esperienze vissute, considerandone soprattutto gli aspetti positivi, cioè quelli che producono un migliore funzionamento sociale e, nel contempo, un accrescimento dell’autostima.

Il trattamento principale riguarda i pensieri che anticipano l’ansia e cioè il modo di percepire le situazioni, di interpretarle e le conseguenti reazioni comportamentali a queste situazioni anticipatorie.
Il terapeuta aiuta il paziente a verbalizzare e analizzare le situazioni che gli creano maggiore disagio, cercando di sostituire pensieri più razionali o maggiormente adattivi a quelli che provocano le reazioni emotive. I nemici principali sono i così detti ‘pensieri automatici’, quelli che compaiono senza che il soggetto abbia avuto il tempo di riflettere e orientare il pensiero nella situazione voluta.

A volte i pazienti che soffrono di una fobia sociale si preoccupano eccessivamente di quelle che poi saranno le reazioni degli altri, ma spesso il loro comportamento sociale è realmente carente, in quanto il soggetto non ha avuto modo di sviluppare delle abilità sociali che facilitano l’interazione. in questo caso, oltre alla psicoterapia, sono necessari degli appositi corsi, che servono per far acquisire alla persona quei comportamenti giudicati ‘normali’ in società.

Un altro aspetto importante della terapia cognitivo comportamentale è il ricorso alle tecniche di rilassamento. Vi sono allo scopo particolari metodologie che inducono il paziente a portare a memoria determinate esperienze negative e ansiogene, per poi rispondere a queste con il rilassamento muscolare e sviluppare una forma di riflesso condizionato.

Il paziente, attraverso la psicoterapia, abbandona gradualmente la pretesa di poter controllare le situazioni emotive disturbanti, imparando piuttosto a neutralizzarle nelle loro conseguenze.

La terapia consente anche l'apprendimento e lo sviluppo di specifici e personalizzati comportamenti 'di salvataggio’ che servono per prepararsi opportunamente a fronteggiare una situazione ansiogena, come ad esempio avere sempre pronto un argomento di conversazione, una battuta, che aiuti a iniziare una conversazione (e magari ad accorgersi che l’altro non è altrettanto pronto nel rispondere!)

Oggi, sempre più ci si serve della tecnologia per migliorare le tecniche psicoterapiche. La videoregistrazione ad esempio permette al paziente di visualizzarsi con occhio esterno, per avere una visione più oggettiva di sé ed eventualmente correggere alcuni atteggiamenti o comportamenti che non lo aiutano a proporsi nel miglior modo possibile. L'ultima frontiera è quella della realtà virtuale, per simulare varie situazioni sociali, come parlare in pubblico. Anche Internet può essere efficacemente utilizzato.
visto che, chi soffre di ansia sociale è oggi molto spesso anche un grande utilizzatore di Internet.

Nei casi più gravi, quando è necessario un approccio integrato tra farmaci e psicoterapia, è bene che questa ultima inizi quando il paziente è già in trattamento farmacologico, perché si possa sfruttarne in pieno tutte le potenzialità.
 

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