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DISTURBO  EVITANTE DI PERSONALITA'

di Walter La Gatta


Il disturbo evitante di personalità (o disturbo di personalità evitante o anche, in inglese, Avoidant personality disorder - APD) interessa quei soggetti che hanno sviluppato una vera e propria paura nei confronti delle relazioni sociali, anche quando si tratta di persone perfettamente conosciute.

Nel  DSM-IV il disturbo evitante di personalità è considerato insieme ai disturbi di personalità ‘dipendente’ e ‘ossessivo-compulsiva’. Chi ne soffre prova: inibizione sociale,  sentimenti di inadeguatezza, di distanza interpersonale, senso cronico di non appartenenza, di estrema sensibilità alle valutazioni negative. Tali componenti sono collegati tra di loro attraverso particolari circoli viziosi, tipo: "quando si accorgerà che non valgo nulla mi rifiuterà"; oppure “mi hanno invitato, ma presto si accorgeranno che io non c’entro niente con loro”.
Il disturbo comincia nella prima adolescenza ed è presente in una grande varietà di contesti. I soggetti che soffrono di questo disturbo hanno una grande paura di essere rifiutati e umiliati: per questo preferiscono evitare di coinvolgersi nelle situazioni sociali. E questo interferisce, ovviamente, con la loro vita di relazione e lavorativa, toccando anche tutti gli altri aspetti dell’esistenza. Non si tratta di un disturbo insolito: si stima che ne soffrano il 5% delle persone ‘normali’ ed il 15% delle persone che hanno avuto precedenti disturbi psichiatrici. Interessa in ugual misura uomini e donne.

La sensazione di non condividere valori, conoscenze, atteggiamenti, esperienze, ecc. che definiscono l'appartenenza al gruppo con cui si entra in relazione può tradursi o in un senso di personale inadeguatezza relativa a quel determinato contesto, oppure in una soluzione di tipo narcisistico, ovvero nella convinzione:  «Sono diverso/a perché sono migliore»

Questa sindrome si può riconoscere già nella scuola elementare e perfino nella scuola materna: i bambini non giocano con i compagni, non svolgono attività extrascolastiche, non praticano sport, non risultano eccessivamente simpatici agli altri. Questa inibizione precoce del comportamento, insieme al senso di non-appartenenza sono potenziali precursori di una successiva ansia sociale nell'età adulta.  

Le probabili cause sembrano essere state individuate nelle regioni cerebrali interessate alla risposta alla paura. Recenti ricerche hanno evidenziato che alti livelli di evitamento sociale sono in correlazione con l’attività dell’amigdala e la produzione di serotonina.

L’inibizione comportamentale è ereditaria in una misura che va dal 25% al 44% dei casi.

Le persone che soffrono di questo disturbo desiderano molto il contatto sociale, ma ne hanno timore e soffrono per il loro isolamento, al contrario delle personalità schizoidi o autistiche, che non desiderano rapporti sociali.

Secondo alcuni autori questo disturbo sarebbe la punta estrema di un tratto del carattere normalmente distribuito nella popolazione, come la timidezza. Tuttavia, studi che riguardano la relazione tra timidezza e fobia sociale generalizzata mostrano che soggetti con livelli molto alti di timidezza non hanno esattamente questo tipo di disturbo.

La sindrome si cura attraverso psicoterapia e/o approccio farmacologico. Il trattamento migliore tuttavia consiste nell’esposizione del soggetto e nel confronto con le situazioni temute, attraverso il supporto dato dal terapeuta. Per questo le terapie cognitivo-vomportamentali sembrano, in questo caso, più efficaci di quelle psicodinamiche.

Criteri diagnostici:

A) Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza ed ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1) Evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale
2) E' riluttante ad entrare in contatto con persone, a meno che non sia certo di piacere
3) E' inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o ridicolizzato
4) Si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali
5) E' inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di non adeguatezza
6) Si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o inferiore agli altri
7) E' insolitamente riluttante ad assumere rischi personali, o ad ingaggiarsi in qualsiasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi imbarazzante.
 

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Ultimo aggiornamento sito: 30.06.2010
 



 

 

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