Il disturbo evitante di personalità (o disturbo di personalità evitante
o anche, in inglese, Avoidant personality disorder - APD) interessa quei
soggetti che hanno sviluppato una vera e propria paura nei confronti
delle relazioni sociali, anche quando si tratta di persone perfettamente
conosciute.
Nel DSM-IV il disturbo evitante di personalità è considerato insieme
ai disturbi di personalità ‘dipendente’ e ‘ossessivo-compulsiva’. Chi ne
soffre prova: inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, di
distanza interpersonale, senso cronico di non appartenenza, di estrema
sensibilità alle valutazioni negative. Tali
componenti sono collegati tra di loro attraverso particolari circoli
viziosi, tipo: "quando si accorgerà che non valgo nulla mi rifiuterà";
oppure “mi hanno invitato, ma presto si accorgeranno che io non c’entro
niente con loro”.
Il disturbo comincia nella prima adolescenza ed è presente in una
grande varietà di contesti. I soggetti che soffrono di questo disturbo
hanno una grande paura di essere rifiutati e umiliati: per questo
preferiscono evitare di coinvolgersi nelle situazioni sociali. E questo
interferisce, ovviamente, con la loro vita di relazione e lavorativa,
toccando anche tutti gli altri aspetti dell’esistenza. Non si tratta di
un disturbo insolito: si stima che ne soffrano il 5% delle persone
‘normali’ ed il 15% delle persone che hanno avuto precedenti disturbi
psichiatrici. Interessa in ugual misura uomini e donne.
La sensazione di non condividere valori, conoscenze, atteggiamenti,
esperienze, ecc. che definiscono l'appartenenza al gruppo con cui si
entra in relazione può tradursi o in un senso di personale inadeguatezza
relativa a quel determinato contesto, oppure in una soluzione di tipo
narcisistico, ovvero nella convinzione: «Sono diverso/a perché sono
migliore»
Questa sindrome si può
riconoscere già nella scuola elementare e perfino nella scuola materna:
i bambini non giocano con i compagni, non svolgono attività
extrascolastiche, non praticano sport, non risultano eccessivamente
simpatici agli altri. Questa inibizione precoce del comportamento,
insieme al senso di non-appartenenza sono potenziali precursori di una
successiva ansia sociale nell'età adulta.
Le probabili cause
sembrano essere state individuate nelle regioni cerebrali interessate
alla risposta alla paura. Recenti ricerche hanno evidenziato che alti
livelli di evitamento sociale sono in correlazione con l’attività
dell’amigdala e la produzione di serotonina.
L’inibizione
comportamentale è ereditaria in una misura che va dal 25% al 44% dei
casi.
Le
persone che soffrono di questo disturbo desiderano molto il contatto
sociale, ma ne hanno timore e soffrono per il loro isolamento, al
contrario delle personalità schizoidi o autistiche, che non desiderano
rapporti sociali.
Secondo alcuni autori
questo disturbo sarebbe la punta estrema di un tratto del carattere
normalmente distribuito nella popolazione, come la timidezza. Tuttavia,
studi che riguardano la relazione tra timidezza e fobia sociale
generalizzata mostrano che soggetti con livelli molto alti di timidezza
non hanno esattamente questo tipo di disturbo.
La sindrome si cura
attraverso psicoterapia e/o approccio farmacologico. Il trattamento
migliore tuttavia consiste nell’esposizione del soggetto e nel confronto
con le situazioni temute, attraverso il supporto dato dal terapeuta. Per
questo le terapie cognitivo-vomportamentali sembrano, in questo caso,
più efficaci di quelle psicodinamiche.
Criteri
diagnostici:
A) Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di
inadeguatezza ed ipersensibilità al giudizio negativo, che compare entro
la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti, come
indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:
1) Evita attività lavorative che implicano un significativo contatto
interpersonale
2) E' riluttante ad entrare in contatto con persone, a meno che non sia
certo di piacere
3) E' inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o
ridicolizzato
4) Si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali
5) E' inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di non
adeguatezza
6) Si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o
inferiore agli altri
7) E' insolitamente riluttante ad assumere rischi personali, o ad
ingaggiarsi in qualsiasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi
imbarazzante.
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