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FOBIA SOCIALE: COME RICONOSCERLA



di Walter La Gatta

 

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La maggior parte degli adulti conserva il ricordo di giornate in cui proprio non aveva voglia di andare a scuola... Le scuse erano la febbre, il mal di testa, il mal di pancia, ecc. Non sempre funzionavano e spesso, malgrado le proteste, i genitori ti obbligavano comunque ad andare a scuola. La "fobia scolastica" o "scolare" è stata riconosciuta negli anni sessanta, ma solo negli ultimi decenni viene considerata come possibile causa quando si è in presenza di un bambino o di un adolescente che mostra gravi segni di ansia e stress al solo pensiero di andare a scuola.

Quando non si tratta di semplice negligenza, ma di una vera fobia, ogni tentativo di convincere il bambino o l'adolescente ad andare a scuola porta a reazioni estreme, come pianti dirotti, scatti d'ira, urla, calci, ecc. E' un'esperienza di grande ansia a turbamento, che conduce poi spesso alla depressione. Anche i genitori, in questi, casi si sentono impotenti e non sanno come risolvere il problema.

I ragazzi che soffrono di questa fobia in genere sono bravi ragazzi, amano studiare, si comportano in modo educato e di solito provengono da famiglie che si prendono abbastanza cura di loro. Se marinano la scuola, non lo fanno certamente per mettere in atto dei comportamenti di microcriminalità o per disinteresse, quanto per fuggire da una situazione per loro estremamente ansiogena.

L'età peggiore per la fobia scolare è quella che va dai 6 ai 14 anni; non ci sono numeri precisi, ma si stima che circa un bambino/ragazzo ogni cento abbia questo problema.

Cosa fare. L'importante è anzitutto rendersi conto se il rifiuto della scuola viene vissuto come una necessità, una soluzione ai propri problemi di paura, ansia e stress. Tra i bambini più piccoli, questa difficoltà si può presentare quando ad esempio vi è una forte ansia da separazione dai genitori, il terrore di essere lasciati soli.

Tra i ragazzi più grandi, il fenomeno si manifesta in particolare dopo un trasferimento, un cambiamento di classe o di scuola, a causa della perdita dei propri punti di riferimento.

Occorre tuttavia fare attenzione e distinguere fra fobia e rifiuto.

Un esempio tipico di rifiuto è quello dovuto alla gelosia per un nuovo nato in famiglia, cui vengono apparentemente riservate tutte le cure.Andare a scuola, in questo caso, potrebbe significare lasciare campo libero al "nemico". Seppure un vissuto di forte gelosia per un fratellino/sorellina sia comunque un'esperienza dolorosa e ansiogena, in questo caso è evidente che la causa del malessere non è la paura immotivata ed esagerata della scuola, ma una problematica esterna, che il bambino porta con sé a scuola.

I bambini/ragazzi  vanno  ascoltati, incoraggiati e supportati dalla famiglia, o anche da figure esterne, come quelle degli insegnanti o dello psicologo, ma vanno spinti a non perdere le loro giornate a scuola. Accogliere invece, con compiacenza, la loro richiesta di assenza, specie se in modo ripetuto, non rappresenta, ovviamente, una soluzione del problema: semmai è il contrario.
 

 

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