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FOBIA SOCIALE


 

di Giuliana Proietti
 

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Per ciascun disturbo mentale vi è un continuum che unisce "normalità" e ‘’malattia’’ spaziando dallo psicologico allo psicopatologico. E’ così che si può parlare, nel caso della tendenza alla malinconia, di ‘temperamento depressivo’ o di ‘depressione grave’, nel caso dell’euforia di un ‘carattere ottimista’o di uno ‘stato di eccitamento maniacale’ ecc.

Anche la fobia sociale risulta collocabile lungo questo continuum, passando dalla timidezza e l’inibizione della persona riservata all’isolamento tipico della persona che soffre di fobie sociali:
l’osservazione, la valutazione e l’interpretazione dei sintomi a livello cognitivo, affettivo e comportamentale consente di poter distinguere il semplice disagio personale dalla menomazione. Secondo il DSM IV, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IVa Edizione, si è in presenza di una ‘fobia sociale’ quando :

vi sia paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri. L'individuo teme di agire (o di mostrare sintomi di ansia) in modo umiliante o imbarazzante. Nei bambini deve essere evidente la capacità di stabilire rapporti sociali appropriati all'età con persone familiari, e l'ansia deve manifestarsi con i coetanei, e non solo nell'interazione con gli adulti.

L’esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca l'ansia, che può assumere le caratteristiche di un Attacco di Panico causato dalla situazione o sensibile alla situazione. Nei bambini, l'ansia può essere espressa piangendo, con scoppi di ira, con l'irrigidimento, o con l'evitamento delle situazioni sociali con persone non familiari.

La persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole, mentre nei bambini questa caratteristica può essere assente.

Le situazioni temute sociali o prestazionali sono evitate o sopportate con intensa ansia o disagio.

L'evitamento, l'ansia anticipatoria, o il disagio nella/e situazione/i sociale o prestazionale interferiscono significativamente con le abitudini normali della persona, con il funzionamento lavorativo (scolastico) o con le attività o relazioni sociali, oppure è presente marcato disagio per il fatto di avere la fobia.

Negli individui al di sotto dei 18 anni la durata è di almeno 6 mesi.

La fobia sociale è diversa da un normale stato ansioso, perché qui l’ansia e la paura sono presenti anche in situazioni in cui non sarebbero ragionevoli rispetto al contesto dello stimolo. La paura di interagire con gli altri è continua, eccessiva, persistente, causa forte stress, condiziona pesantemente la routine quotidiana, il funzionamento lavorativo, la vita sociale dell’individuo, tanto da portarlo all’isolamento.

Chi soffre di fobia sociale riconosce che la sua paura è eccessiva o irrazionale, ma questo non modifica la situazione. Il problema della fobia sociale è che viene frequentemente scambiata per semplice timidezza e quindi spesso non viene correttamente diagnosticata e trattata per tempo, per cui tende ad assumere un decorso cronico e progressivo, predisponendo il soggetto all’utilizzo di terapie fai-da-te, che possono nel tempo portare all’alcolismo, alla tossicodipendenza, alla depressione grave ed al suicidio.

Una grave fobia sociale non è purtroppo un semplice disagio esistenziale, ma una vera e propria forma di invalidità.

DAL LIBRO: La Timidezza ed. Xenia 2002

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