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L'IMBARAZZO |
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di
Walter La Gatta |
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In senso etimologico, la parola
imbarazzo deriva dal latino,
e significa ‘ostacolo’, ‘ostruzione’. E' un termine
che ha assonanze davvero molto simili in tantissime lingue: tedesco (embarrassment),
francese (embarrassment), portoghese (embaraço),
inglese (embarrassment), ecc.
Si tratta infatti di una esperienza universale, provata dall’essere
umano in tutte le latitudini, anche se in circostanze probabilmente
diverse.
L’imbarazzo è un’emozione percepita in senso negativo da chi la prova,
specialmente quando si manifesta in un contesto sociale, alla presenza
di testimoni. Del resto, in mancanza di testimoni sarebbe difficile
provare 'imbarazzo'; semmai in questi casi è più indicato parlare di
altre emozioni simili, come della
vergogna o del senso di
colpa.
L’imbarazzo si prova quando ci si sente catapultati al
centro dell’attenzione,
senza avere la possibilità di proteggere in alcun modo la propria
privacy. Più una cosa, un sentimento, un'emozione viene considerata
privata, segreta, maggiore è l’imbarazzo nel doverla rendere di
pubblico dominio.
Sapere che altri conoscano un nostro intimo pensiero, una fragilità,
può farci temere di perdere la nostra rispettabilità, la nostra
onorabilità sociale.
Ciò che più di ogni altra cosa può creare imbarazzo è la conoscenza da
parte di altri dell'espressione di alcuni
bisogni corporali
(flatulenza, evacuazione, masturbazione, ecc.). Anche essere visti
nudi o svestiti da altri può causare una situazione di disagio
particolarmente stressante.
Sentire parlare gli altri di particolari della propria vita può essere
causa di imbarazzo (ciò vale ad esempio quando siamo oggetto di
critiche, pettegolezzi, mobbing).
Ci si sente in imbarazzo quando si pensa di aver fatto una
brutta figura, ovvero aver
dato un'immagine povera o sbagliata di sé: ad esempio quando si
scambia una cosa o una persona con un'altra, si fa confusione di nomi,
di date, di luoghi, oppure si mette in atto un comportamento
considerato maldestro, inopportuno.
Uguale disagio ed imbarazzo può esservi quando un soggetto si trova ad
interagire in ambienti sconosciuti,
in compagnia di estranei o di persone che ritiene ‘importanti’.
L’imbarazzo può insorgere anche in
situazioni positive, come quando si riceve un complimento,
quando si deve ringraziare qualcuno, quando si è festeggiati dagli
altri per qualche merito o vittoria.
Infine, a volte ci si può sentire imbarazzati semplicemente
nell’assistere all’imbarazzo altrui,
per una strana forma di empatia.
La sensazione cognitiva dell’imbarazzo è normalmente accompagnata da
particolari sensazioni fisiologiche, come il rossore, il tremore, il
sudore e da comportamenti considerati goffi, maldestri che svelano
chiaramente il desiderio della
persona di nascondersi, di scomparire dalla vista degli
altri.
Quando ci si sente in imbarazzo si tende infatti ad abbassare lo
sguardo, evitando il contatto oculare; ci si tiene in disparte, si
evita di parlare.
Per superare questi momenti di difficoltà alcune persone hanno
sviluppato dei comportamenti reattivi, che consistono nel mettersi
prepotentemente al centro dell’attenzione, mascherando così
l’imbarazzo con l'eccitazione data dall'essere protagonisti.
Altri modi di nascondere l'imbarazzo
sono improbabili colpi di tosse, sorrisi, risatine nervose, bisogno di
soffiarsi il naso.
Le reazioni all'imbarazzo in alcuni casi possono essere anche di
aggressività e di rabbia, con sé stessi e verso gli altri: più la
situazione in cui ci si trova è formale, pubblica, conosciuta da
tutti, più il livello di imbarazzo è elevato.
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