Il linguaggio del sorriso è pieno di sottigliezze: risponde al nostro
stato interiore, all'ambiente sociale, agli aspetti culturali.
Questo mese è uscito, in lingua inglese, un libro che parla a tutto
tondo del sorriso: in vita, in morte, nelle espressioni di fiducia,
nelle bugie, nel lavoro, nella memoria, nel sesso, nella politica...
Lip Service: Smiles in Life, Death, Trust, Lies,
Work, Memory, Sex, and Politics.
Tutte le sfumature e gli effetti di questa espressione facciale che
così spesso utilizziamo, vengono affrontati da
Marianne Lafrance, psicologa
sperimentale presso l'Università di Yale, la quale spiega tutti i perché
del sorriso.
In un'intervista a
Wired.com l'autrice ha fornito qualche
anticipazione del libro, che di seguito sintetizziamo.
Spesso riusciamo a comprendere quando un sorriso è falso, ma non
sempre. Ci si riesce abbastanza bene negli esperimenti di laboratorio,
quando adulti e bambini, osservando delle foto o dei video, devono
stabilire quali sorrisi sono autentici e quali sono falsi. Nella vita
reale invece è tutto più complicato: infatti, nelle relazioni
interpersonali in genere non prestiamo molta attenzione. Inoltre, molte
teorie sul sorriso vero e il sorriso falso sono palesemente sbagliate.
La sincerità è soprattutto legata ad un muscolo, chiamato
obicularis occuli, che
circonda la cavità oculare. Un sorriso vero, la vera espressione di
un'emozione positiva, è dovuta alla contrazione del muscolo
zigomatico maggiore, insieme a questo muscolo, posto attorno
all'occhio.
L'effetto è quello delle rughette intorno all'occhio definite "zampe di
gallina", che si aprono a ventaglio a partire dagli angoli esterni
degli occhi. Il muscolo obicularis occuli è anche responsabile
delle pieghe sulla palpebra superiore. Poiché questo muscolo non è sotto
il controllo volontario, la maggior parte delle persone non riesce a
produrre deliberatamente queste espressioni.
Ci sono sempre, naturalmente, gli attori e gli imbroglioni: con
l'allenamento e la pratica, si può imparare ad usare questo muscolo
meglio di altre persone.
Oltre al muscolo obicularis occuli e al muscolo zigomatico
maggiore, vi sono diversi muscoli ugualmente coinvolti nel
cosiddetto sorriso autentico. Il sorriso infatti può co-verificarsi con
l'attivazione di una serie di altri muscoli del viso, che agiscono allo
stesso tempo. Così la bocca può essere sorridente, mentre le
sopracciglia possono mostrare rabbia, gli occhi potrebbero manifestare
sorpresa o paura, il labbro superiore potrebbe essere atteggiato ad una
espressione di disprezzo, il naso potrebbe mostrare un certo disgusto.
Il sorriso è interessante perché non è una cosa sola, ma tante altre
messe insieme che rendono l'interpretazione piuttosto complessa.
Importanti sono anche i tempi: i sorrisi genuini tendono ad apparire sul
viso gradualmente e altrettanto gradualmente scompaiono, mentre i
sorrisi falsi compaiono all'improvviso e all'improvviso scompaiono.
La scienza del sorriso nacque alla fine del 1800, quando Charles Darwin
pubblicò il suo famoso libro
L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli
animali. Darwin ha dedicato un certo spazio al sorriso,
ma era sicuramente più interessato ad altre espressioni facciali. Nello
stesso periodo invece il neurologo francese
Guillaume-Benjamin Duchenne,
riprendendo le ricerche di
Galvani, faceva avanzare in modo
sostanziale la scienza della
elettrofisiologia muscolare. La sua
distinzione primaria era tra sorrisi che provengono dall'anima, in modo
non intenzionale, e quelli provocati consapevolmente. Ecco perché le
persone che oggi studiano il sorriso definiscono il sorriso spontaneo
"il sorriso Duchenne" (fu sua infatti la scoperta, attraverso
l’elettricità, che i sorrisi risultanti dalla vera felicità non
utilizzano soltanto i muscoli della bocca ma anche quelli degli occhi).
Alcune persone sono più inclini al sorriso, e in genere hanno una
personalità più ottimista. Ma non è una correlazione perfetta. C'è chi
non sorride spesso ma è abbastanza positivo, mentre altri sorridono con
frequenza, ma può trattarsi di un effetto dell'ansia.
La maggior parte dei sorrisi sono di tipo sociale. Se non siamo insieme
ad altri, è difficile che sorridiamo a noi stessi, anche se può
capitarci mentre leggiamo un passaggio spiritoso di un libro, o ci viene
in mente un ricordo piacevole. I bambini imparano presto - le bambine
molto più velocemente rispetto ai maschi - che è bene fingere un sorriso
in alcune circostanze, come quando si riceve un regalo di cattivo gusto
o deludente, ma è considerato un comportamento maturo sorridere e
ringraziare la persona che ce lo ha regalato, perché questa è la cosa
socialmente più appropriata da fare.
In media, le ragazze e le donne sorridono di più. Questo sembra essere
funzione di due cose: i maschi sono incoraggiati a non sorridere molto,
in quanto l'espressività è considerata da alcuni come segno di emotività
o di femminilità.Al contrario, le donne che non sono molto espressive
sono considerate con un certo sospetto. Sembrano fredde, oppure
depresse.
In genere le donne sono più accurate rispetto agli uomini nel rilevare
ciò che sta realmente accadendo ad una determinata persona, solo
osservando il suo volto o ascoltando la sua voce e sanno distinguere con
maggiore facilità fra un sorriso vero e uno falso.
Ma c'è un'altra grande differenza nella percezione del sorriso: quando
una donna sorride, gli uomini tendono a considerarlo civetteria, anche
quando non ha niente a che fare con la seduzione. Una donna invece,
quando vede il sorriso sul volto di qualcuno, uomo o donna, è più capace
di dare dei giudizi differenziati (ad esempio: è un sorriso felice,
nervoso, imbarazzato o falso).
Il motivo per cui l'evoluzione ci ha portato a sviluppare la capacità di
produrre sorrisi falsi è che far vedere a tutti i nostri reali stati
d'animo potrebbe portare qualcuno ad approfittare di noi: in questi casi
un sorriso può tutelarci.
Gli animali non sorridono, così come non sorridono i cani. A volte
sembra che gli angoli esterni della bocca del cane si alzino, in modo
simile ad un sorriso umano, ma questa espressione del cane non ha lo
stesso significato che gli attribuiamo al sorriso umano. Anche i primati
non mostrano espressioni facciali simili ai nostri sorrisi.
Ci sono stati
studi affascinanti nei quali a dei
soggetti australiani e americani sono state mostrate delle serie di
volti australiani e americani in fotografia. Il loro compito era quello
di identificare le nazionalità dei modelli mostrati. Si è visto così che
l'espressione neutra del volto non viene facilmente identificata, mentre
quando il volto esprime un sorriso, è molto più facile riconoscere la
nazionalità della persona mostrata in foto. Evidentemente siamo in grado
di riconoscere delle sottili differenze nel sorriso di una persona,
anche se poi non riusciamo a spiegarne le ragioni.
Tra le cose che ha scoperto l'autrice scrivendo questo libro è che nei
necrologi spesso, più di ogni altro attributo, viene citato il sorriso
del proprio caro estinto. Questo è un indicatore di quanto il sorriso
sia capace di mettere le persone in contatto fra loro. Ed in mancanza di
sguardi, come nella comunicazione via mail, ben vengano le emoticon, che
mostrano un bel sorriso! ;-)
L'importante, nella comunicazione, secondo l'autrice, è ridurre al
minimo tutte le ambiguità.
Fonte:
Our Social Nature: The Surprising Science of Smiles,
Wired Science
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