La sindrome di Asperger è un disturbo dello
spettro autistico ad "alto funzionamento" , nel senso che questa
sindrome è simile all'autismo, ma non presenta significativi ritardi nel
linguaggio, nello sviluppo cognitivo o nell'autosufficienza. Secondo il
DSM-IV la sindrome di Asperger comporta una significativa compromissione
soprattutto delle capacità di interazione sociale e degli stili di
comportamento.
Il termine "Sindrome di Asperger" venne utilizzato per la prima volta
dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981: il
nome fu scelto in onore di Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra
austriaco i cui studi sull'argomento, compiuti nel 1944, in quel tempo
non avevano ancora trovato il giusto riconoscimento.
L'eziologia della sindrome di Asperger è ancora sconosciuta, ma
snumerosi studi ritengono che potrebbe essere dovuta a cause genetiche,
metaboliche, infettive e perinatali. Sembra essere esclusa una causa
psicogena.
La sindrome di Asperger è stata ufficializzata nel DSM-IV (APA,1994), in
una categoria diagnostica differente dall’autismo e precisamente nel
gruppo che include i "disturbi pervasivi dello sviluppo". Non ci sono
dati precisi sulla sua diffusione, né se sia più frequente nei soggetti
di sesso maschile o femminile né, come si è detto, se ne conoscono le
cause.
Le caratteristiche cliniche della sindrome presentano:
- scarse capacità empatiche;
- interazione sociale inappropriata, scarsa capacità di creare e
mantenere delle amicizie e conseguente isolamento sociale;
- linguaggio monotono e pedante;
- scarsa comunicazione non verbale;
- profondo interesse in tematiche particolari che danno un’impressione
di eccentricità;
- movimenti goffi e maldestri;
- posture bizzarre.
Poiché le capacità cognitive e le abilità nel linguaggio sono abbastanza
buone, in genere ci si accorge di questa sindrome più tardi rispetto ai
casi di autismo.
Nel DSM IV la sindrome viene così definita:
F84.5 Disturbo di Asperger
1. Compromissione qualitativa nell’interazione sociale, come manifestato
da almeno 2 dei seguenti:
1) marcata compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali
come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i
gesti che regolano l’interazione sociale
2) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello
di sviluppo
3) mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi
o obiettivi con altre persone (per es. non mostrare, portare o
richiamare l’attenzione di altre persone su oggetti di proprio
interesse)
4) mancanza di reciprocità sociale o emotiva.
2. Modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti,
ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno uno dei seguenti:
1) Dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi stereotipati e
ristretti, che risultano anomali o per intensità o per focalizzazione
2) Sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali
specifici
3) Manierismi motori stereotipati e ripetitivi (per es., sbattere o
torcere le mani o le dita o movimenti complessi di tutto il corpo)
4) Persistente eccessivo interesse per parti di oggetti.
3. L’anomalia causa compromissione clinicamente significativa dell’area
sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
4. Non vi è un ritardo del linguaggio clinicamente significativo (per
es., all’età di 2 anni sono usate parole singole, all’età di 3 anni sono
usate frasi comunicative).
5. Non vi è un ritardo clinicamente significativo dello sviluppo
cognitivo o dello sviluppo di capacità di autoaccudimento adeguate
all’età, del comportamento adattivo (tranne che nell’interazione
sociale) e della curiosità per l’ambiente nella fanciullezza.
6. Non risultano soddisfatti i criteri per un altro specifico Disturbo
Generalizzato dello Sviluppo o per la Schizofrenia.
Secondo il DSM-IV, l’anamnesi dell’individuo deve manifestare “una
mancanza di qualsiasi ritardo clinicamente significativo”
nell’acquisizione del linguaggio, nello sviluppo cognitivo e nel
comportamento di adattamento (tranne che nell’interazione sociale).
Gli individui con la sindrome di Asperger tendono a reagire
inappropriatamente nel contesto di un’interazione affettiva, o anche a
sbagliare l'interpretazione, mostrando insensibilità, formalità o
indifferenza nei confronti dell'espressione emozionale dell'altra
persona.
Questi soggetti sono capaci di descrivere correttamente, in maniera
cognitiva e spesso formale, le emozioni delle altre persone, le
aspettative e le convenzioni sociali, ma sono incapaci di mettere a
frutto questa conoscenza, soprattutto nei tempi ristretti di una
interazione sociale. Questa difficoltà ad adattarsi è accompagnata da un
marcato legame a regole formali di comportamento e a convenzioni sociali
rigide, il che dà un'impressione di naiveté sociale e di rigidità
comportamentale.
Fonte: Fondazione Ares
Dr. Walter La Gatta
|