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LA SINDROME DI ASPERGER



di Walter La Gatta

 

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La sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico ad "alto funzionamento" , nel senso che questa sindrome è simile all'autismo, ma non presenta significativi ritardi nel linguaggio, nello sviluppo cognitivo o nell'autosufficienza. Secondo il DSM-IV la sindrome di Asperger comporta una significativa compromissione soprattutto delle capacità di interazione sociale e degli stili di comportamento.

Il termine "Sindrome di Asperger" venne utilizzato per la prima volta dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981: il nome fu scelto in onore di Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco i cui studi sull'argomento, compiuti nel 1944, in quel tempo non avevano ancora trovato il giusto riconoscimento.

L'eziologia della sindrome di Asperger è ancora sconosciuta, ma snumerosi studi ritengono che potrebbe essere dovuta a cause genetiche, metaboliche, infettive e perinatali. Sembra essere esclusa una causa psicogena.

La sindrome di Asperger è stata ufficializzata nel DSM-IV (APA,1994), in una categoria diagnostica differente dall’autismo e precisamente nel gruppo che include i "disturbi pervasivi dello sviluppo". Non ci sono dati precisi sulla sua diffusione, né se sia più frequente nei soggetti di sesso maschile o femminile né, come si è detto, se ne conoscono le cause.

Le caratteristiche cliniche della sindrome presentano:

- scarse capacità empatiche;
- interazione sociale inappropriata, scarsa capacità di creare e mantenere delle amicizie e conseguente isolamento sociale;
- linguaggio monotono e pedante;
- scarsa comunicazione non verbale;
- profondo interesse in tematiche particolari che danno un’impressione di eccentricità;
- movimenti goffi e maldestri;
- posture bizzarre.

Poiché le capacità cognitive e le abilità nel linguaggio sono abbastanza buone, in genere ci si accorge di questa sindrome più tardi rispetto ai casi di autismo.

Nel DSM IV la sindrome viene così definita:
F84.5 Disturbo di Asperger

1. Compromissione qualitativa nell’interazione sociale, come manifestato da almeno 2 dei seguenti:

1) marcata compromissione nell’uso di diversi comportamenti non verbali come lo sguardo diretto, l’espressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano l’interazione sociale
2) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo
3) mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per es. non mostrare, portare o richiamare l’attenzione di altre persone su oggetti di proprio interesse)
4) mancanza di reciprocità sociale o emotiva.

2. Modalità di comportamento, interessi, e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno uno dei seguenti:

1) Dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi stereotipati e ristretti, che risultano anomali o per intensità o per focalizzazione
2) Sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici
3) Manierismi motori stereotipati e ripetitivi (per es., sbattere o torcere le mani o le dita o movimenti complessi di tutto il corpo)
4) Persistente eccessivo interesse per parti di oggetti.

3. L’anomalia causa compromissione clinicamente significativa dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.
4. Non vi è un ritardo del linguaggio clinicamente significativo (per es., all’età di 2 anni sono usate parole singole, all’età di 3 anni sono usate frasi comunicative).
5. Non vi è un ritardo clinicamente significativo dello sviluppo cognitivo o dello sviluppo di capacità di autoaccudimento adeguate all’età, del comportamento adattivo (tranne che nell’interazione sociale) e della curiosità per l’ambiente nella fanciullezza.
6. Non risultano soddisfatti i criteri per un altro specifico Disturbo Generalizzato dello Sviluppo o per la Schizofrenia.

Secondo il DSM-IV, l’anamnesi dell’individuo deve manifestare “una mancanza di qualsiasi ritardo clinicamente significativo” nell’acquisizione del linguaggio, nello sviluppo cognitivo e nel comportamento di adattamento (tranne che nell’interazione sociale).

Gli individui con la sindrome di Asperger tendono a reagire inappropriatamente nel contesto di un’interazione affettiva, o anche a sbagliare l'interpretazione, mostrando insensibilità, formalità o indifferenza nei confronti dell'espressione emozionale dell'altra persona.

Questi soggetti sono capaci di descrivere correttamente, in maniera cognitiva e spesso formale, le emozioni delle altre persone, le aspettative e le convenzioni sociali, ma sono incapaci di mettere a frutto questa conoscenza, soprattutto nei tempi ristretti di una interazione sociale. Questa difficoltà ad adattarsi è accompagnata da un marcato legame a regole formali di comportamento e a convenzioni sociali rigide, il che dà un'impressione di naiveté sociale e di rigidità comportamentale.

Fonte: Fondazione Ares

Dr. Walter La Gatta

 

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