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13/12/2011

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STRESS



di Walter La Gatta

 

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Il termine ‘stress’ nella lingua inglese significa ‘tensione, sforzo’. Negli anni ’30 il canadese Selye formulò la prima definizione in senso scientifico dello stress : ‘una reazione adattiva fisiologica aspecifica a qualunque richiesta di modificazione esercitata sull’organismo da una gamma assai ampia di stimoli eterogenei, ed espressa essenzialmente da variazioni di tipo endocrino’. Ciò significa soprattutto due cose : che stimoli eterogenei, di natura non necessariamente fisica, ma anche di tipo psico-sociale, possono determinare la stessa reazione e che la risposta aspecifica di stress è una reazione di difesa finalizzata all’adattamento dell’individuo, cioè al ripristino di un nuovo equilibrio nell’organismo.

Lo stress può essere descritto, da un punto di vista fisiologico, come una reazione di adattamento del corpo  (o ‘S.G.A., Sindrome Generale di Adattamento’) ad una situazione generica di pericolo. Schematicamente, la reazione soggettiva allo stress consiste di tre stadi consecutivi:

1. Reazione di allarme. Uno stress intenso ed improvviso può causare una immobilizzazione, contrassegnata fisiologicamente da una riduzione dei normali livelli di attività del sistema nervoso autonomo; in seguito vi è un’attivazione del sistema simpatico, che induce l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione del sangue, una più intensa sudorazione, la dilatazione delle pupille e una respirazione più ansimante. Aumentano anche le secrezioni ormonali di adrenalina.

2. Stadio di resistenza.  In una situazione di stress intensa e prolungata il sistema nervoso autonomo passa da uno stato di forte attivazione cronica ad uno stadio di resistenza, in cui entra in gioco la corteccia surrenale, che secerne degli ormoni i quali concorrono in vari modi a promuovere processi metabolici e facilitano l’eccezionale dispendio di energia richiesto per affrontare uno stress cronico.

3. Stadio dell’esaurimento. L’attivazione eccessiva del sistema nervoso autonomo non può essere mantenuta indefinitivamente. Le misure di emergenza, richieste durante lo stadio di resistenza finiscono con l’esaurirsi entro un certo periodo. Il sistema difensivo, spinto troppo oltre il suo normale livello di funzionamento, perde la sua efficacia e si esaurisce, tanto da divenire inefficace anche di fronte ad uno stress moderato.

Le situazioni di allarme nella vita sono moltissime e possono essere anche piacevoli, come quando si va sulle ruote del Luna Park, si guida per la prima volta una potente automobile, ci si lancia con il deltaplano o si fa un safari. Ma anche i fatti normali della vita umana possono essere altamente stressanti, positivi o negativi che siano, come sposarsi, diventare genitori, andare in pensione, trovare un lavoro, perderlo o cambiarlo, avere una promozione, perdere una persona cara.

Uno dei primi fattori stressanti è il lavoro. Una segretaria molto emotiva, ad esempio, che di tanto in tanto riceva la visita di un suo capo, che le porta del nuovo lavoro può essere più stressata del chief executive dell’azienda in cui lavora, anche se in fondo i compiti che le vengono richiesti comportano delle responsabilità individuali assai più limitate.

Una ricerca di Cooper del 1985, svolta in Gran Bretagna compara i livelli di stress di varie professioni, utilizzando una scala da 0 a 10, dove 0 corrisponde ad assenza di stress e 10 allo stress massimo, dimostra infatti che non sempre i più stressati sono coloro che hanno più responsabilità. Ciò che aumenta lo stress lavorativo infatti, oltre agli eventi non-predicibili e non controllabili sono l’aumento continuo di stimolazione e la richiesta di eseguire carichi eccessivi di lavoro.

Un particolare tipo di stress lavorativo riguarda in modo particolare le persone che svolgono una professione di aiuto o comunque a diretto contatto con l’utenza : il burnout, (letteralmente ‘essere bruciati, cotti’, parola americana utilizzata nell’atletica professionistica degli anni ’30, quando si voleva intendere che un atleta, dopo alcuni successi, si ‘esauriva’, non riuscendo più a rendere al meglio). Gli operatori impegnati in questo genere di professioni, oltre che usare le proprie competenze tecniche, usano anche le loro abilità sociali per soddisfare le esigenze degli utenti, i quali, anche se soddisfatti, spesso non esprimono né gratitudine, né apprezzamenti all’operatore, che così non riceve mai feedback positivi, ma solo rimproveri e lamentele. La sindrome del burnout si manifesta in risposta a questo genere di stress emozionali cronici, con tre particolari modalità : esaurimento emotivo, ridotta produttività nel lavoro e deterioramento della relazione con l’utente.

Oltre allo stress derivante dal lavoro, possono esservi ulteriori fattori che contribuiscono ad innalzare in modo innaturale il livello di attivazione dell’organismo, tipo le cattive relazioni familiari, le preoccupazioni economiche o per la salute, il rumore, il caldo o il freddo eccessivi, la privazione di sonno.

Holmes e colleghi hanno messo a punto una tabella ormai notissima in tutto il mondo, che comprende 43 situazioni ‘comuni’ della vita, collocate in ordine decrescente di ‘valore-stress’. Holmes ed i suoi collaboratori hanno indicato in  150 punti totalizzati nello stesso anno il valore-limite-di-stress oltre il quale vi può essere il rischio della crisi o della malattia. Fra i 150 e i 199 punti il rischio è medio, dai 200 ai 229  punti il rischio è abbastanza serio, oltre i 300 punti il rischio è notevole.  

Da un punto di vista psicologico la situazione stressante sottrae all’individuo una buona parte delle sue risorse cognitive ed affettive, a causa dell’impegno nella costante ricerca di risposte adeguate  per fronteggiare la situazione ritenuta fonte di stress, fino a determinare un forte calo nella sua motivazione, dovuto allo stabilirsi di un atteggiamento di ‘learned helplessness’, o impotenza appresa, cioè un vissuto di incapacità nell’affrontare le situazioni, accompagnato da un senso di frustrazione, di noia e irritazione. 
 

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