Chi conosce un po' il mondo della psicologia, ha da
tempo imparato a parlarne al plurale: dire le psicologie sembra infatti
più corretto, dal momento che molto diverse fra loro sono sia le teorie
di riferimento, sia le psicoterapie.
Si parla ormai di quasi 200
tipi di psicoterapie ed
dunque comprensibile che chi senta il bisogno di chiedere un aiuto
professionale non sappia come orientarsi in un mondo
tanto complesso, che
oltre tutto affianca ai professionisti qualificati tutta una serie di
guru e sciamani che promettono una vita migliore
e che sono in realtà molto pericolosi.
Con questo articolo cercheremo di spiegare tutto in modo
chiaro ed estremamente sintetico.
Cominciamo dunque con i professionisti "psic": sono lo psichiatra,
lo psicoanalista, lo psicologo,
lo psicoterapeuta. Sono tutti
"strizzacervelli", ma ciascuno ha una diversa
professionalità.
Lo psichiatra è un professionista che cura le persone che hanno gravi
problemi mentali, di origine genetica o biologica e non semplicemente un
disagio esistenziale. Questi pazienti hanno bisogno di particolari
farmaci e devono seguire in alcuni casi dei progetti di riabilitazione.
Lo psicologo è un dottore in psicologia (cioè un laureato in
psicologia), che ha svolto un tirocinio di un anno ed ha superato un
esame di Stato. Una buona professionalità dunque, ma non sufficiente per
"curare" le persone: lo psicologo può interessarsi di formazione, di
selezione del personale, della somministrazione di test psicologici, di
strategie di comunicazione, ecc. In ambito sanitario può fare delle
consulenze, ma non delle psicoterapie. A questo proposito, chiariamo
anche la differenza fra consulenza e psicoterapia: il "consulente" è un
professionista che fornisce informazioni, chiarisce i dubbi, offre
sostegno psicologico attraverso l'ascolto. Lo psicoterapeuta è un
professionista che "cura" una persona attraverso le parole e non i
farmaci. Possono essere psicoterapeuti sia i laureati in medicina, sia i
laureati in psicologia, anche se i primi possono integrare la
psicoterapia con la somministrazione di farmaci.
Lo psicoanalista si richiama
alla teoria e al metodo creato da Sigmund Freud.
La psicoanalisi si basa su due concetti
particolari: l'inconscio ed il
transfert. Per Freud, infatti, il nostro "io" è in conflitto
permanente: da una parte vi sono le pulsioni,
o istinti (l' "es")
e, dall'altra la censura operata
dal "Super-Io", che impedisce
alla persona di avere piena consapevolezza dei suoi
desideri (ed ancor meno di realizzarli!)
Attraverso la "libera associazione dei
pensieri" e l'interpretazione dei sogni, oltre che la
rievocazione della vita infantile, lo psicoanalista può avere accesso
all'inconscio del paziente e può dunque "analizzarlo", al fine di
scoprire i suoi contenuti rimossi o negati. Questa analisi permette al
paziente di essere più consapevole dei suoi bisogni, dei suoi desideri,
delle sue paure e questa auto-esplorazione lo
porta alla migliore conoscenza di sé, oltre che alla soluzione di
problemi specifici. Questo tipo di psicoanalisi in
genere dura diversi anni, è piuttosto costoso e si effettua sul classico
divano, con il paziente che volge le spalle al terapeuta. Oggi vi
sono però tante nuove forme di psicoanalisi, fra cui la
"psicoterapia terapia breve ispirata", che si
basano su colloqui faccia a faccia e che non sempre
durano anni. Le indicazioni principali per
l'approccio psicoanalitico sono: disturbi della personalità,
depressione, o altri disturbi che affondano le loro
radici nei primi rapporti familiari.
Lo psicoterapeuta Cognitivo-comportamentale
si richiama ad una teoria nata negli anni Cinquanta, negli Stati Uniti.
E' conosciuta anche come TCC o, in inglese, CBT. Questa tecnica si basa
sul qui e ora: il terapeuta non cerca di scoprire la vita inconscia,
perché ammette di non conoscerla e di non poterla studiare. Può studiare
però i comportamenti, può suggerire uno stile del pensiero, orientato al
risultato: ed infatti diu questo si occupa, in psicoterapie che non
durano in genere più di sei mesi, che si svolgono in sedute faccia a
faccia. In tal modo il paziente diventa in grado di modificare
comportamenti e pensieri automatici, che spesso
portano a scenari di vita stereotipati e ripetitivi delle relazioni con
gli altri. Indicazioni principali: fobie, problemi relazionali (coppie)
e disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Le Terapie interpersonali sono le
eredi della psicoanalisi americana combinata con
la psicologia sociale. Esse guardano alle
relazioni attuali del paziente con le altre persone
(non con i propri genitori,
durante l'infanzia). Esse si concentrano
sul ruolo che la nostra civiltà (urbanizzazione,
lavoro, stress ...) svolge nello sviluppo delle
difficoltà psicologiche ritenendo che i disturbi
nei rapporti umani siano, allo stesso tempo, le
cause e le conseguenze della malattia mentale. Nella loro pratica,
prendono in prestito sia la psicoanalisi (in
particolare il transfert, favorendo l'espressione delle
emozioni dolorose durante la seduta) di
TCC, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti in
ambito lavorativo e sociale, con la riformulazione delle
convinzioni errate del paziente. Di solito ci si
concentra su un evento della vita - un lutto, un
conflitto, il pensionamento ...
Indicazioni principali: ldisturbi alimentari e
depressione.
Le terapie umanistiche sono la famosa "terza via",
rispetto allo storico dualismo rappresentato dalla psicoanalisi e dalle
terapie cognitivo-comportamentali. Esse accompagnano il paziente
nel cammino della maturità emotiva, portandolo ad
agire "in accordo con sé stesso."
Le terapie umanistiche presuppongono che
lo scopo della vita sia l'autorealizzazione, cioè
diventare ciò che si desidera essere, soddisfacendo i propri bisogni,
uno dopo l'altro. Molto conosciuta è, in questo
ambito, la teoria della "piramide di Maslow", che ha cinque
livelli, da quello di base (mangiare, bere, respirare ...) alla più alta
(autorealizzazione), passando per le esigenze di
sicurezza, appartenenza e autostima. Le modalità
di attuazione di queste psicoterapie sono estremamente varie:
ascolto faccia a faccia, gruppi
di incontro per migliorare la sensibilità verso gli altri.
A volte questi gruppi di incontro possono
spingere verso pratiche settarie e dunque occorre sapersene distaccare,
qualora il gruppo di incontro stesse diventando qualcosa d'altro. Indicazioni
principali: ansia, fobie, attacchi di panico e
disturbo post traumatico da stress.
Le terapie di
sviluppo personale, anch'esse utilizzate
principalmente nei gruppi, sono
in effetti un retaggio delleprecedenti,
ma con la volontà di concentrarsi sugli aspetti positivi, invece
che sulle difficoltà esistenti. Queste
terapie hanno introdotto il concetto di
psicologia positiva, una psicologia che si
concentra non sui vincoli sociali, ma sulle
aspirazioni individuali. Sullo sfondo
c'è l'idea che ciascuno deve trovare la
propria strada, senza necessariamente obbedire ai dettami della nostra
società. Indicazioni principali: disturbi
d'ansia, leggera depressione,
mancanza di autostima. Queste terapie, ottime per lo sviluppo personale,
hanno il limite di far perdere alla persona il senso della realtà:
infatti è vero che molto possiamo fare per aiutarci a migliorare la
nostra condizione, ma la nostra vita non è, purtroppo, completamente
"nelle nostre mani" (ed il pensiero positivo non guarsice dal cancro...)
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