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13/12/2011

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TROVARE LA GIUSTA TERAPIA



di Walter La Gatta

 

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Chi conosce un po' il mondo della psicologia, ha da tempo imparato a parlarne al plurale: dire le psicologie sembra infatti più corretto, dal momento che molto diverse fra loro sono sia le teorie di riferimento, sia le psicoterapie.

Si parla ormai
di quasi 200 tipi di psicoterapie ed  dunque comprensibile che chi senta il bisogno di chiedere un aiuto professionale non sappia come orientarsi in un mondo tanto complesso, che oltre tutto affianca ai professionisti qualificati tutta una serie di guru e sciamani che promettono una vita migliore e che sono in realtà molto pericolosi.

Con questo articolo cercheremo di spiegare tutto in modo chiaro ed estremamente sintetico.

Cominciamo dunque con i professionisti "psic": sono lo
psichiatra, lo psicoanalista, lo psicologo, lo psicoterapeuta. Sono tutti "strizzacervelli", ma ciascuno ha una diversa professionalità.

Lo psichiatra è un professionista che cura le persone che hanno gravi problemi mentali, di origine genetica o biologica e non semplicemente un disagio esistenziale. Questi pazienti hanno bisogno di particolari farmaci e devono seguire in alcuni casi dei progetti di riabilitazione.

Lo psicologo è un dottore in psicologia (cioè un laureato in psicologia), che ha svolto un tirocinio di un anno ed ha superato un esame di Stato. Una buona professionalità dunque, ma non sufficiente per "curare" le persone: lo psicologo può interessarsi di formazione, di selezione del personale, della somministrazione di test psicologici, di strategie di comunicazione, ecc. In ambito sanitario può fare delle consulenze, ma non delle psicoterapie. A questo proposito, chiariamo anche la differenza fra consulenza e psicoterapia: il "consulente" è un professionista che fornisce informazioni, chiarisce i dubbi, offre sostegno psicologico attraverso l'ascolto. Lo psicoterapeuta è un professionista che "cura" una persona attraverso le parole e non i farmaci. Possono essere psicoterapeuti sia i laureati in medicina, sia i laureati in psicologia, anche se i primi possono integrare la psicoterapia con la somministrazione di farmaci.

Lo psicoanalista si richiama alla teoria e al metodo creato da Sigmund Freud. La psicoanalisi si basa su due concetti particolari: l'inconscio ed il transfert. Per Freud, infatti, il nostro "io" è in conflitto permanente: da una parte vi sono le pulsioni, o istinti (l' "es") e, dall'altra la censura operata dal "Super-Io", che impedisce alla persona di avere piena consapevolezza dei suoi desideri (ed ancor meno di realizzarli!) Attraverso la "libera associazione dei pensieri" e l'interpretazione dei sogni, oltre che la rievocazione della vita infantile, lo psicoanalista può avere accesso all'inconscio del paziente e può dunque "analizzarlo", al fine di scoprire i suoi contenuti rimossi o negati. Questa analisi permette al paziente di essere più consapevole dei suoi bisogni, dei suoi desideri, delle sue paure e questa auto-esplorazione lo porta alla migliore conoscenza di sé, oltre che alla soluzione di problemi specifici. Questo tipo di psicoanalisi in genere dura diversi anni, è piuttosto costoso e si effettua sul classico divano, con il paziente che volge le spalle al terapeuta.  Oggi vi sono però tante nuove forme di psicoanalisi, fra cui la "psicoterapia terapia breve ispirata", che si basano su colloqui faccia a faccia e che non sempre durano anni. Le indicazioni principali per l'approccio psicoanalitico sono: disturbi della personalità, depressione, o altri disturbi che affondano le loro radici nei primi rapporti familiari.

Lo psicoterapeuta Cognitivo-comportamentale si richiama ad una teoria nata negli anni Cinquanta, negli Stati Uniti. E' conosciuta anche come TCC o, in inglese, CBT. Questa tecnica si basa sul qui e ora: il terapeuta non cerca di scoprire la vita inconscia, perché ammette di non conoscerla e di non poterla studiare. Può studiare però i comportamenti, può suggerire uno stile del pensiero, orientato al risultato: ed infatti diu questo si occupa, in psicoterapie che non durano in genere più di sei mesi, che si svolgono in sedute faccia a faccia. In tal modo il paziente diventa in grado di modificare comportamenti e pensieri automatici, che spesso portano a scenari di vita stereotipati e ripetitivi delle relazioni con gli altri. Indicazioni principali: fobie, problemi relazionali (coppie) e disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Le Terapie interpersonali sono le eredi della psicoanalisi americana combinata con la psicologia sociale. Esse guardano alle relazioni attuali del paziente con le altre persone (non con i propri genitori, durante l'infanzia). Esse si concentrano sul ruolo che la nostra civiltà (urbanizzazione, lavoro, stress ...) svolge nello sviluppo delle difficoltà psicologiche ritenendo che i disturbi nei rapporti umani siano, allo stesso tempo, le cause e le conseguenze della malattia mentale. Nella loro pratica, prendono in prestito sia la psicoanalisi (in particolare il transfert, favorendo l'espressione delle emozioni dolorose durante la seduta) di TCC, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti in ambito lavorativo e sociale, con la riformulazione delle convinzioni errate del paziente. Di solito ci si concentra su un evento della vita - un lutto, un conflitto, il pensionamento ... Indicazioni principali: ldisturbi alimentari e depressione.

Le terapie umanistiche sono la famosa "terza via", rispetto allo storico dualismo rappresentato dalla psicoanalisi e dalle terapie cognitivo-comportamentali. Esse accompagnano il paziente nel cammino della maturità emotiva, portandolo ad agire "in accordo con sé stesso." Le terapie umanistiche presuppongono che lo scopo della vita sia l'autorealizzazione, cioè diventare ciò che si desidera essere, soddisfacendo i propri bisogni, uno dopo l'altro. Molto conosciuta è, in questo ambito, la teoria della "piramide di Maslow", che ha cinque livelli, da quello di base (mangiare, bere, respirare ...) alla più alta (autorealizzazione), passando per le esigenze di sicurezza, appartenenza e autostima. Le modalità di attuazione di queste psicoterapie sono estremamente varie: ascolto faccia a faccia, gruppi di incontro per migliorare la sensibilità verso gli altri. A volte questi gruppi di incontro possono spingere verso pratiche settarie e dunque occorre sapersene distaccare, qualora il gruppo di incontro stesse diventando qualcosa d'altro.  Indicazioni principali: ansia, fobie, attacchi di panico e disturbo post traumatico da stress.

Le terapie di sviluppo personale, anch'esse utilizzate principalmente nei gruppi, sono in effetti un retaggio delleprecedenti, ma con la volontà di concentrarsi sugli aspetti positivi, invece che sulle difficoltà esistenti. Queste terapie hanno introdotto il concetto di psicologia positiva, una psicologia che si concentra non sui vincoli sociali, ma sulle aspirazioni individuali. Sullo sfondo c'è l'idea che ciascuno deve trovare la propria strada, senza necessariamente obbedire ai dettami della nostra società. Indicazioni principali: disturbi d'ansia, leggera depressione, mancanza di autostima. Queste terapie, ottime per lo sviluppo personale, hanno il limite di far perdere alla persona il senso della realtà: infatti è vero che molto possiamo fare per aiutarci a migliorare la nostra condizione, ma la nostra vita non è, purtroppo, completamente "nelle nostre mani" (ed il pensiero positivo non guarsice dal cancro...)

 

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