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13/12/2011

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VERGOGNA



di Walter La Gatta

 

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La vergogna è un concetto vario e multiforme.

Si tratta infatti di un’emozione prodotta da un giudizio negativo che abbiamo sul nostro conto, rispetto a certe norme o modelli di comportamento, ma è anche un segnale che si è subita, o si sta per subire, una umiliazione e dunque una reazione emozionale a questa umiliazione.

Una vergogna è sicuramente una forte compromissione della buona immagine di sé, dell’autostima.  

Dal punto di vista fisiologico la vergogna è collegata al sistema simpatico e si esterna con palpitazioni, sudorazioni, calore al viso, rossore, incertezza nel parlare.

L’atteggiamento di una persona che si vergogna è quello di chi china il capo, guarda in basso, evita lo sguardo degli altri ed ha desiderio di fuggire. La cosa più importante per chi si vergogna è evitare di essere guardato, incontrare gli occhi giudicanti degli altri.

Si dice infatti: ‘avrei voluto essere sottoterra’, scomparire dallo sguardo altrui.

 Ci si può vergognare di qualsiasi cosa che permette agli altri o a noi stessi di arrivare ad una valutazione negativa su quanto ci riguarda.

E' possibile vergognarsi di azioni volontarie o involontarie, di caratteristiche fisiche o morali.

Ci si può vergognare di essere grassi, come di avere un padre alcolizzato, un vestito inadeguato, di scivolare per strada…

Qualsiasi avvenimento può essere causa di vergogna. Tutto dipende dal vissuto della persona che vive questa emozione.

Una delle vergogne maggiori dell’essere umano è quello di essere visto nudo dagli altri : come mai?

Tutto è causato da un condizionamento sociale.

Vi sono società in cui è normale essere nudi e dunque non avere indosso i vestiti non comporta nessuna trasgressione con i costumi e le convenzioni vigenti.

In altre parole non è la nudità in quanto tale che comporta pudore e vergogna , ma la violazione più significativa della propria privacy, della propria intimità.

La vergogna deriva allora dalla consapevolezza di essere stati violati, invasi, travolti nelle parti più protette, quelle più vicine al proprio io, alla propria capacità di ragionare e di leggere la realtà.

Non a caso i portatori di handicap psichico grave, che non hanno capacità di comprendere, di elaborare la realtà non conoscono la vergogna. 
 

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