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NON OSO
Sono timido, faccio un lavoro che non mi
piace,non ho amici, vivo con i miei genitori anziani con cui ho un rapporto
difficile, non riesco ad avere una ragazza perché non mi oso, non sono
ricco. cosa posso fare per uscire da questa situazione?
Suicidarmi?drogarmi?psicofarmaci?continuare a vivere nella monotonia più
assoluta?aiutatemi, grazie!!!!!!!
Lucien
Caro Lucien,
Allora, tanto per cominciare, devo per forza dirle che le soluzioni che lei
sembra aver individuato non vanno bene, ma questo, ovviamente, lei lo sa
già. La monotonia della sua situazione, la sua insoddisfazione, non vengono
dalla timidezza e nemmeno dall'avere i genitori anziani o dal fare un lavoro
che non le piace... Il problema sta tutto in come lei guarda il mondo. Se
continua a ripetere a sé stesso di essere una persona sfortunata, sola, che
non osa, che non le piace quello che fa, dove crede di trovare le energie ed
il coraggio per spingersi sulla strada del cambiamento? Dunque, in primis,
cambiare pensieri !
Dott.ssa Giuliana Proietti
POCHI MA BUONI
Mi chiamo Sara e ho 21 anni. Da un anno e mezzo ho una relazione di solo
sesso con un ragazzo già fidanzato. Questa situazione, anche se non mi
piaceva al 100%, mi soddisfaceva perché mi faceva sentire desiderata. Ora
abbiamo litigato e mi sento malissimo. Ho paura di rimanere da sola per
sempre, anche perché non ho tanti amici:sono sempre stata convinta della
filosofia "pochi ma buoni". E' da tanto tempo che desidero una storia
"seria" ma, anche a causa della mia timidezza, non riesco a conoscere gente
nuova. Comunque è a causa di questa litigata che mi sento così giù di
morale. Ho cominciato a riflettere un po' di più e mi sono convinta di non
piacermi. Sara
Cara Sara, credo che sia abbastanza normale che tu ti senta così male
come dici.
Quando si perde una persona amata, o si teme di perderla, si entra come in
un lutto, dove non c'è posto se non per il proprio dolore. A questo forse si
aggiunge il fatto che non hai molte amicizie su cui contare per avere
conforto, anche per la tua tendenza ad averne poche ma buone. Certo, sono
perplesso di fronte a questa tua condizione: gli amici li scegli 'pochi ma
buoni', e perché non i fidanzati? immagino che tu sapessi che questo ragazzo
era fidanzato e che non avevate possibilità per il futuro, fin da quando è
iniziata la vostra storia. Quindi ti suggerirei di cominciare a guardarti
intorno, magari con maggior flessibilità di pensiero riguardo agli amici, e
di inserirti in nuovi gruppi, se quello dove sei non può offrirti una
sufficiente ampiezza nella scelta del partner. Se lo farai insieme ad una
tua amica, vedrai che ti sarà più facile, ed una volta inserita, ci sarà
senz'altro chi ti farà sentire di nuovo attraente e desiderata. Prima però,
chiedigli se è fidanzato! ciao e auguri
Dott. Walter La Gatta
NON MI STIMO
Salve, mi chiamo Chiara e ho 22 anni. Sono felicemente fidanzata da 6
anni con un ragazzo MOLTO carino, che amo ogni giorno di più. Anch'io a
detta degli altri sono una bella ragazza anche se non ho molta autostima...
anzi per niente. Il problema che ormai dura da parecchio è che non ho più
desiderio sessuale ma proprio PIU', lo faccio lo stesso perché mi spiace per
lui ma non provo assolutamente niente. Sono frigida?
La prego mi aiuti, prima non ero così. GRAZIE
Salve Chiara,
autostima e timidezza e desiderio sessuale possono essere più facce di una
stessa medaglia, la medaglia di una sua certa insoddisfazione che si
riverbera in molte aree della sua vita. Tuttavia, per fare un pò di
chiarezza, e perché nella sua lettera dice che prima non era così, cerchiamo
di dividere i vari problemi. Cominciamo da quelli della sessualità. E'
abbastanza normale che dopo sei anni di fidanzamento la sessualità non sia
più così calda e appassionata come poteva essere nei periodi precedenti. Sei
anni di fidanzamento sono peraltro molti, se non avete deciso di sposarvi
presto, fra qualche anno, quando lo farete, rischierete di presentarvi
all'altare con un rapporto affaticato da anni di attesa. E' questo il
limite, il problema dei fidanzamenti di lunga durata (al contrario dei
matrimoni). Non credo quindi che sia insorta una frigidità (?), bensì un
calo del desiderio. Timidezza e bassa autostima si inseriscono in questo
quadro, complicandolo. Se lei si sentisse soddisfatta di sè, nel pieno del
suo successo personale e professionale, circondata dalla stima e dalla
ammirazione di chi le sta intorno, anche la sessualità se ne gioverebbe. Non
c'è bisogno di essere una top manager o una pop star, è sufficiente credere
in sé stessi, avere un progetto di vita e impegnarsi per realizzarlo. Alla
sua età i progetti non le mancheranno sicuramente: per cominciare, li
analizzi uno ad uno, poi scelga quello che più le interessa e che può
realizzare entro il 2003. Poi ne scelga uno a medio termine (2004?) ed uno a
lungo termine (2010?) e si dedichi alla realizzazione di tutti e tre. Saluti
e auguri
Dott. Walter La Gatta
SONO UN 'FIGO', MA...
Ho deciso di visitare questo sito e di scrivervi dopo l'ennesimo
fatto che mi è successo oggi e mi succede tutte le volte o quasi che ho un
rapporto sessuale: ho raggiunto l' amplesso(se di amplesso si può parlare)
dopo pochi secondi dall' inizio dell' atto. Questo fatto io lo associo
principalmente alla mia timidezza e di conseguenza alla mia poca esperienza
con le ragazze ed al blocco psicologico-sessuale che ne deriva. Mi chiamo
Maik, ho 24 anni, un bel lavoro, molti amici, faccio sport, mi vesto bene,
ho molti interessi, sono considerato da amici ed amiche un bel ragazzo, un "figo"
anche a volte (vista la mia simpatia ed il mio aspetto), con un bel fisico
sportivo (coltivato fra palestra, calcio, nuoto) e pure anche un bravo
ragazzo, visto il mio carattere buono ed educato, sono simpaticissimo e
piaccio alla gente; una vita sociale perfetta se non fosse per la mia
"timidezza sessuale", io la chiamo così perché non mi ritengo una persona
con difficoltà sociali gravi, visto che riesco ad interloquire con tutte le
persone e tutti i tipi di persone, conosco molte ragazze anche se ovviamente
essendo timido non sono quello che le ferma tutte in discoteca, ma tra cene,
serate con gli amici, battute giuste al momento giusto ho il mio giretto di
amicizie, ma quando arriva il momento nel quale bisogna forzare il rapporto
di simpatia e di stima con una ragazza, invitandola ad uscire, baciandola,
provandoci insomma, mi blocco e faccio la figura del fesso o perché non l'
ho invitata ad uscire oppure se ci esco non combino niente, ed ovviamente
poi le ragazze cominciano a prenderti in giro quando succede questo, ad
esaltare la tua timidezza chiedendoti loro di uscire per farti arrossire,
consapevoli del fatto che tanto sei innocuo, ecco, innocuo è la parola
giusta per descrivermi, ormai non conto neanche più le occasioni che ho
perso, ma occasioni non del tipo "la ragazza che ti sorride quando ti
saluta" e non sai neanche chi è, proprio occasioni di ragazze, amiche,
colleghe di lavoro che me l' hanno dato ad intendere in tutti i modi ed io
là, fermo, immobile, passivo quando si tratta di affrontare questo
argomento, bloccato!
Due anni fa ho frequentato una ragazza per due mesi, l' unica volta in 24
anni che ho avuto una specie di fidanzata, un' amichetta perlopiù, pur
andando a letto assieme varie volte, visto che lei viveva sola ed io avevo
un appartamentino al mare, non sono mai arrivato oltre a gran sbaciucchiate,
non gli ho neanche mai messo una mano nelle tette, ma vi rendete conto!?! E
non che lei non volesse, perché non me la sentivo, forse anche perché non mi
sentivo amato da lei, ma anche se non era una love story almeno che fosse
sesso no! Ed invece niente, bloccato, come un adolescente alle prime armi,
perché e quello che sono ancora, a 24 anni non ho ancora avuto una storia
seria o almeno di sesso con una ragazza; e pensare che lavoro con ragazze
che pure mi piacciono e vedo che anch' io piaccio a loro, conosco amiche ed
amiche di amiche e vedo che gli interesso, perché oltretutto non e che non
me ne accorga di piacere ad una ragazza, me ne accorgo e come, non sono
tonto, se va bene ci parlo assieme, esco 2 o 3 volte, ma poi niente, basta,
lascio perdere tutto quasi come a sfuggire dagli istinti primordiali che
ogni uomo dovrebbe avere. Questa timidezza e questo vedermi normalmente
inserito nella società, ma non realizzato sessualmente, mi porta purtroppo
ad andare a scaricare le mie pulsazioni sessuali con le prostitute, in case
private o nella strada, ed oltre all' umiliazione morale che mi viene dopo
aver consumato un rapporto (ogni volta dico questa è l' ultima volta e
invece poi l' istinto e la voglia sono irrefrenabili), si aggiunge anche il
fatto che vi ho raccontato pocanzi: appena inizia il rapporto sessuale io ho
immediatamente l' orgasmo, a volte mi è successo anche mentre la ragazza mi
infilava il preservativo o mi toccava le parti intime, proprio solo al
pensiero del sesso io sono già sovraeccitato, e questo fatto secondo me è
frutto dell' inesperienza accumulata anno dopo anno a causa della mia
timidezza, e vergognoso da raccontare, ma vedo invece che quando lo faccio e
magari sono ubriaco o comunque in qualche modo alterato, più staccato con la
mente, ho prestazioni discrete, che ritengo normali, non eccezionali, ma
discrete! Questo problema mi complessa enormemente e forse e proprio per
evitare brutte figure che inconsciamente fuggo quando mi si presenta un'
occasione con una ragazza, per paura di non essere virile, di non essere
abbastanza uomo, ed allora non concludo mai niente, e mi domando se questo
mio problema è legato solo all' inesperienza o se è una patologia, come lo è
la timidezza secondo me, io la ritengo una malattia vera e propria, una
malattia che ti fa perdere occasioni importanti non solo nel campo
sentimentale, ma anche in altri settori come lavoro, conoscenze interessanti
ecc... Anche se come detto prima io mi ritengo abbastanza soddisfatto del
resto della mia vita ( a parte quella sessuale), non nascondo che forse
essendo più estroverso, più espansivo, sarei in una posizione ancora
migliore di quella attuale, nel senso che senza presunzione mi ritengo una
persona abbastanza in gamba e virtuosa, ma essendo fondamentalmente timido
non riesco a far vedere quello che valgo,non riesco ad essere "imprenditore
di me stesso", e questo e un grande limite. Concludendo vorrei chiedervi se
c'è il modo di risolvere questo mio problema di timidezza che si riversa
anche sulla mia vita sessuale ovviamente, trovandomi a 24 anni ancora "da
svezzare" sotto il profilo sessuale, volevo sapere se conviene parlare con
uno psicologo, se ci sono dei farmaci "anti timidezza", dei corsi
ricreativi. Io sono abituato a risolvere i miei problemi, e questo e un
problema che si porta avanti ormai da troppo tempo e più tempo passa e più
grande sarà il problema. Confido in una vostra risposta, un vostro
consiglio, scusate le troppe parole ma ho usato questo spazio come sfogo,
come stessi parlando ad un amico dei miei problemi, visto che confidare
certe cose e difficile, essendo personali, le ho scritte, sperando in un
aiuto perché sono sempre più depresso e in paranoia anche se quando sono in
compagnia non lo faccio trapelare e rido e scherzo con tutti, ma quando sono
solo mi rendo conto che mi manca qualcosa, qualcosa di molto importante per
essere uomo, per essere realizzato come persona...
Maik
Salve Maik,
Dalla sua lettera traspare chiaramente quanto forte sia il suo disagio di
fronte alla difficoltà di avere più gratificanti relazioni con l'altro
sesso.
Ho parlato di 'disagio' proprio perché vorrei tranquillizzarla circa la
gravità del problema, che non può inquadrarsi come una malattia, una
patologia da curarsi con pillole e sciroppi. Il suo problema è un problema
di relazioni, che la sua timidezza rendono povere sotto il profilo della
sessualità.
Il fatto che lamenta circa la brevità dei suoi rapporti sessuali potrebbe
essere collegato, ancor prima di pensare a disturbi della sessualità, molto
più semplicemente ad una vita sessuale piuttosto ridotta, con pochi rapporti
ed un accumularsi di energia sessuale, che la porta in breve all'orgasmo
nelle rare occasioni che ha. Pertanto questo è un problema che forse,
superata la timidezza, si risolverà a cascata.
Un'altra ipotesi è che ciò accada perché, timoroso di non fare 'bella
figura', è preso da quella che si chiama proprio ansia da prestazione, e
questo la porta ad uno scarso controllo di sé e ad una rapida eiaculazione.
Probabilmente, visto che sono molti anni che lamenta queste difficoltà di
relazionarsi con le ragazze, per risolvere più velocemente il suo problema
potrebbe essere utile che lei si rivolga ad un esperto, uno psicologo della
sua zona che la possa aiutare a ritrovare la stima di sé anche in una area
dove questa è deficitaria. Non sarà un lungo lavoro visto che, come lei
dice, in tutte le altre aree della sua vita relazionale (lavoro, sport,
amicizie, ...) è gia capace di intrattenere soddisfacenti rapporti con gli
altri.
Auguri per questo suo percorso e a presto.
Dott. Walter La Gatta
UN ROSSORE 'IRRAZIONALE'
Ciao e complimenti per il sito ed il servizio che fornite.
Consapevole del fatto che ciò di cui soffro non è certo paragonabile a
malattie molto + gravi, tuttavia mi fa soffrire abbastanza e mi limita in
alcune circostanze. Sono una ragazza di 27 che soffre dall'età di 12 anni di
rossore al viso, inizialmente mi capitava per un qualche motivo, ma
ultimamente mi capita anche quando sono sola. Trovo tutto ciò molto
irrazionale. Scambiando su internet opinioni con altri che soffrono dello
stesso problema, ho scoperto che alcuni hanno provato la via della
psicoterapia, altri lo yoga ed altre tecniche respiratorie, altri gli
psicofarmaci,ecc.. Io vorrei provare con qualche medicinale betabloccante
che mi è stato consigliato. Cosa mi suggerite di fare? A presto
'Nella
Cara Nella,
Comprendo benissimo che il problema che ti assilla da tanto tempo stia
diventando per te una vera ossessione, che ti limita anche in molte delle
tue relazioni ed attività. La prima cosa che vorrei dirti però, è di non
cercare la scorciatoia della 'malattia' , da curare con pillole e sciroppi,
e di evitare di curarti da sola, né con betabloccanti né con altri farmaci.
Ed ora veniamo al problema: come avrai constatato, il tuo problema è
condiviso da molti, e quando il numero è così vasto, allora non è quasi più
una deviazione ma rientra nella normalità. La cosa migliore da fare non è
combattere una parte di sé, bensì imparare a convivere con questa nostra
particolarità.
Il fatto che in questo periodo tu dica che il tuo rossore si è molto
accentuato, può essere un segnale di un tuo disagio personale su qualche
aspetto della tua vita relazionale, che ti procura un maggiore livello di
ansia e questo accentua le tue reazioni emotive.
Come hai già visto sul nostro e su altri siti, esistono diverse tecniche e
strategie terapeutiche, per ridurre e meglio controllare queste reazioni.
Tra queste, oltre alla psicoterapia, che potrai provare rivolgendoti ad uno
specialista psicoterapeuta, potrei suggerirti le tecniche di respirazione
orientali, ma meglio ancora sono le tecniche di rilassamento occidentali,
come ad esempio il training autogeno o il rilassamento muscolare: tutte
tecniche comunque, da apprendere con la guida di un esperto.
Vedrai che ne otterrai giovamento, e che se anche non eliminerai
completamente i tuoi rossori, che sono comunque parte di te, riuscirai a
conviverci meglio.
Molti saluti
Dott. Walter La Gatta
MI IMBARAZZA PARLARNE CON LE ALTRE PERSONE
Sono una ragazza di 17 anni e sono imbarazzata a parlare di queste
cose con altre persone. Mi chiedevo quale fosse il periodo più sicuro tra un
ciclo mestruale e un altro per avere un rapporto sessuale per evitare di
avere gravidanze inaspettate.La ringrazio anticipatamente
Anna
Cara Anna,
Premesso che il modo più sicuro per non avere gravidanze indesiderate non è
quello di mettersi a contare i giorni, ma quello di usare un contraccettivo
efficace, come la pillola o il profilattico, il periodo più 'pericoloso' per
una donna è quello dell'ovulazione, ovvero 14 giorni prima della
mestruazione successiva ed i 2-3 giorni che la precedono e la seguono.
In ogni caso vorrei consigliarti di non chiuderti in te stessa e capire che
di questa cosa, che riguarda la nostra biologia, non c'è bisogno di
vergognarsi. Pensaci bene: che vergogna può esserci nel desiderio di
apprendere il funzionamento del proprio corpo? Credo non si tratti solo di
un diritto, ma anche di un dovere, specialmente nei tuoi confronti. Dunque
convinciti di questo e vai pure in libreria a comprarti un libro che ti
possa fornire tutte le spiegazioni che desideri.
Cordiali saluti.
Dott. Walter La Gatta
PIEDI, FOBIA SOCIALE E DEPRESSIONE
Dovrei scriverle un libro per esporle i miei problemi in quanto essi
comprendono praticamente tutte le aree della mia esistenza, perciò cercherò
di essere assolutamente schematico. ho 26 anni e non ho praticamente mai
avuto dei rapporti sessuali soddisfacenti, le poche esperienze di sesso
"completo" che ho avuto hanno comportato per me una grande frustrazione in
quanto non ho mai avuto una piena erezione e nonostante provassi piacere non
sono mai riuscito a portarli a termine.
L'erezione ce l'ho con la masturbazione, pratica che eseguo spesso ed in
modo compulsivo, preceduta da angoscia e sospinta da fantasie feticistiche
nei confronti dei piedi e delle estremità femminili (le uniche fantasie o
immagini che mi portano all'orgasmo fin da ragazzino perché la vagina non mi
attira particolarmente).
Il tutto è condito da fobia sociale e difficoltà di rapporti con le persone,
nonché da un atteggiamento depressivo che mi accompagna da anni a causa (o
forse non è proprio questa la causa)di una malattia alla colonna vertebrale
che mi deturpa lievemente il fisico e che richiede intense cure fisiatriche
e ortopediche.
Son alto 1.90 e a detta delle ragazze sono molto carino, ma negli ultimi
anni nonostante provi ad avere una vita sociale per tutti i motivi suddetti
sfuggo dalle donne e dalla relazioni interpersonali in genere...
La settimana prossima inizio una psicoterapia. Mi chiedo se non farei bene
anche a rivolgermi ad un andrologo o un sessuologo.
Grazie dell'attenzione.
Guido
Caro Guido,
Credo che lei abbia fatto la scelta migliore che poteva fare e dunque abbia
fiducia nel suo terapeuta, che analizzerà la sua situazione e le fornirà i
consigli e le terapie più opportune. Solo se la psicoterapia non dovesse
avere esiti positivi potrà consultare anche altri specialisti. In ogni caso
sappia che le psicoterapie non producono risultati immediati.
Con i migliori auguri.
Dott. Walter La Gatta
TRUCCHI PER RILASSARSI
Egregio dottore,vorrei sapere se attraverso il suo lavoro di
Psicologa e Psicoterapeuta può suggerirmi qualche "trucco" semplice ma
davvero efficace e soprattutto duraturo(da praticare ovunque mi trovi) per
ristabilire uno stato di rilassamento e benessere immediato,in seguito a
situazioni di ripetuti stress che mi lasciano prostrato e infelice.Parlo non
a caso di "trucco immediato"poiché,ad esempio riconosco nella meditazione
una pratica efficace e durevole ma con percorsi abbastanza
impegnativi(perlomeno per me ,che la pratico poco).Sono al contempo
consapevole che la via autentica al benessere segua binari ben più vasti,ma
questo e' un altro discorso.......Grazie tante Paolo(Odontotecnico)
E' vero Paolo, la via autentica al benessere segue binari ben più vasti,
ma quando si sente il bisogno di un rimedio efficace e rapido, non c'è tempo
per aspettare i tempi lunghi delle pratiche di rilassamento orientali,
difficilmente praticabili nel modello di vita occidentale. Un suggerimento
che potrei darti è di imparare, con l'assistenza di uno psicologo esperto,
la tecnica introdotta da Schultz col nome di Training Autogeno: ti verrà
richiesto un impegno di pochi minuti al giorno e in circa tre o quattro mesi
avrai uno strumento che ti consentirà di ritrovare serenità e benessere in
una manciata di secondi. Una raccomandazione: non provare con il fai-da-te,
usando libri o cassette, devi affidarti ad un esperto, solo così avrai i
risultati attesi. Saluti e continua a seguirci
Dott. Walter La Gatta
DIVENTO ROSSO CONTINUAMENTE
Salve sono un ragazzo di17 anni e sono timidissimo e ciò mi limita
molto in attività che vorrei fare in nuove relazioni da intraprendere
ma oltre a questo il problema più grave è che divento rosso
continuamente e questo mi provoca anche maggiore disagio in quanto
rinuncio a fare cose in cui ci sia la possibilità di arrossire e
anche se queste mi piacessero. Come posso fare a
risolvere questo problema
che mi sta facendo cadere in depressione. La ringrazio espero in una
sua risposta.
Timido 02
Caro Timido 02,
Ciao ragazzo timido (non so come ti chiami!) il tuo disagio è comprensibile
e molto diffuso, molto più di quanto si possa pensare. Normalmente le
persone timide vivono il loro tempo come se tutti, ma proprio tutti, fossero
concentrati ad osservare e giudicare ciò che i timidi fanno: invece non è
così, e bisognerebbe vivere la propria vita con più leggerezza, tanto gli
altri hanno altre cosa da fare. In ogni caso cerca di non legare la stima
che hai di te stesso alle volte in cui diventi rosso: sarebbe riduttivo, non
credi? Ciao
Dott. Walter La Gatta
UNA RAGAZZA CHIUSA E RISERVATA
Un saluto a tutti. Vi scrivo per una consulenza psicologica. Ho 23
anni e sono sempre stata una ragazza chiusa e riservata, molto precisa per
l'educazione che ho ricevuto e sono cresciuta con dei valori molto radicati
che mi hanno trasmesso i miei genitori (la mia è una famiglia cattolica
praticante).
Non ho mai avuto storie leggere quando andavo a scuola, solo un ragazzo con
cui sono stata insieme circa due mesi, con il quale non è successo mai nulla
di "compromettente". Adesso sto vivendo una storia molto intensa con un
ragazzo di qualche anno più grande di me, il quale non ha mai avuto nessuna
relazione sentimentale. Stiamo insieme da 4 mesi e poiché entrambi siamo
alle "prime armi", alle "prime esperienze" ci stiamo lasciando un po'
andare, forse un po' troppo in fretta... Quando sto con lui sto bene, ma
dopo che ci salutiamo, se non mi chiama il giorno dopo vengo assillata dai
dubbi: penso che stia con me solo per il sesso o per avere una ragazza
(anche se credo che le mie paure siano infondate perché in più di
un'occasione mi ha dimostrato di tenere a me: ad es. in 3 occasioni parlando
con lui gli ho manifestato i miei timori e ho accennato all'eventualità di
lasciarci e lui piangeva; è affettuoso, mi chiede sempre il permesso prima
di alzarmi la maglietta e sganciarmi il reggiseno e mi dice sempre che se
c'è qualcosa che non mi piace non devo aver paura a dirglielo).
Razionalmente so che mi vuole bene (anche se non me lo dice molto spesso),
ma allora perché vivo tormentata dall'ansia e dall'angoscia? Perché a volte
mi sento solo usata (per il sesso, appunto) e non abbastanza amata? Premetto
che non abbiamo mai avuto un rapporto sessuale completo: la prima volta che
lui "ci ha provato" gli avevo raccontato un episodio della mia vita, un voto
che ho fatto, che adesso racconterò anche a voi, anche se prima vorrei
tentare di spiegarvi perché sono giunta a tale voto. Ho sempre avuto
difficoltà a inserirmi tra i miei compagni di classe, considerati troppo
libertini secondo l'educazione ricevuta dai miei genitori: non potevo
deluderli, anche se forse, in fondo, avrei voluto essere anche io come loro.
Mi sono sempre sentita il brutto anatroccolo: un po' goffa e impacciata,
cicciottella, mortificavo la mia femminilità vestendomi sempre con scarponi,
jeans e maglioni o camicioni informi... ho sofferto, e tuttora soffro mio
malgrado, di disturbi alimentari sin da quando avevo 15-16 anni e sono stata
anche in cura per un anno da una psicologa qualche anno fa, anche perché ho
sofferto di depressione. Date queste premesse, non sono mai riuscita ad
avere sufficiente autostima e considerazione per me stessa. Sono sempre
stata la prima della classe fin dalle elementari e quando non riuscivo a
prendere il più alto dei voti era per me una tragedia perché credevo di aver
deluso i miei genitori, in realtà ero io che proiettavo su di loro la mia
delusione (anche se devo ammettere che inconsapevolmente, mi hanno sempre
spinta a pretendere il massimo da me e alla competizione con i miei compagni
di classe). Vedevo tutte le mie amiche fidanzarsi, mentre io all'idea di
baciare un ragazzo quasi inorridivo, o anche al pensiero di essere toccata,
forse perché nascondevo a tutti i miei disagi psicologici e i miei disturbi
alimentari. Così mi innamoravo sempre di ragazzi impossibili, che
idealizzavo e che non sapevano neanche che esistessi anche io su questo
mondo.Un giorno, presa dallo sconforto, feci un voto al Signore: di farmi
trovare il ragazzo della mia vita, che mi piacesse fisicamente
(effettivamente il mio ragazzo rispecchia alla perfezione i miei canoni di
bellezza maschile) e che mi capisse, mi amasse e accettasse per come sono
(ed effettivamente, quando le cose vanno bene -"vanno bene" è da intendersi
nella mia testa: perché credo che il problema sia proprio lì- sembra davvero
che lui mi ami, capisca e accetti per quella che sono), in cambio io non
avrei fatto l'amore fino al giorno delle nozze. Quando glielo ho raccontato,
mi ha capita e ha detto che anche lui crede nella verginità e che rispettava
la mia scelta. Tuttavia quelle manacce lunghe... gliene riparlai e gli dissi
che non me la sentivo perché pensavo che dovesse essere un dono nei
confronti di quello che sarebbe stato il mio futuro marito , nonché padre
dei miei figli, e la sua risposta è stata: "ma non abbiamo fatto niente di
compromettente, solo baci e carezze: non c'è niente di male,a lui darai
molto di più". Forse è vero, non c'è niente di male. Io credo di amarlo e
spero vivamente in un futuro insieme (anche lui mi ha detto che ci ha
pensato). Così tutte le volte che ci vediamo c'è molto trasporto (spesso è
capitato che si macchiasse i pantaloni di sperma anche senza che io lo
toccassi nei genitali, al massimo solo i capezzoli attraverso la camicia, ma
soltanto baciandolo molto appassionatamente e succhiandogli il lobo... che
imbarazzo!): abbiamo provato il petting, la masturbazione reciproca e il
sesso orale. Devo riconoscere che non ho mai raggiunto l'orgasmo, ma ho solo
provato un piacere lungo e intenso, e che dopo averlo fatto è stato molto
bello stare abbracciati a parlare e scherzare (sì, perché riusciamo anche a
ridere quando siamo in intimità).Mi rendo conto di aver scritto tantissimo,
ma sono giunta al dunque. Ho spesso dei sensi di colpa pazzeschi (anche se
in altri momenti non vedo l'ora di poter stare di nuovo con lui e rivivere
quelle sensazioni): pensare che la notte scorsa ho sognato di provare il mio
vestito da sposa e di vedere che il velo era strappato. Due notti prima ho
addirittura sognato che una mia amica, molto religiosa e castissima, era
incinta... che sia stato un meccanismo di identificazione proiettiva? Vi
prego, aiutatemi!Confido in una vostra risposta e vi ringrazio
anticipatamente.Cordialmente,Franca
Cara Franca,
credo che la tua inesperienza sentimentale sia alla base delle tue
insicurezze e delle tue angosce: del resto questa sembra essere la tua prima
storia importante e credo che tu la debba vivere con semplicità e secondo i
tuoi principi. Mi sembra che anche il tuo ragazzo sia molto in sintonia con
te e che non ti voglia forzare nel fare cose che tu non condividi. Poiché il
significato del fidanzamento è proprio quello di conoscersi e mettersi alla
prova, prima di accettare il vincolo del matrimonio, ritengo e ti auguro che
con l'approfondirsi del vostro rapporto anche i sensi di colpa
scompariranno.
Quanto al tuo voto, è un problema morale sul quale non posso entrare. Come
consulente laico posso dirti di aver conosciuto una coppia nella quale lui
'la rispettava' e lei era contenta di essere rispettata, anche perché
religiosissima. Si sono sposati e lei è venuta così a sapere che lui era
impotente, per questo la rispettava... Lei ha ottenuto l'annullamento del
matrimonio dalla Sacra Rota, perché lui non poteva darle dei figli. I
parenti di lei hanno insultato quelli di lui perché 'non glielo avevano
detto'... Loro si sono difesi dicendo che non lo sapevano, ecc. ecc. Morale:
se una persona vuole avere una famiglia in senso cristiano, avere dei figli,
amarsi, rispettarsi... E' sicuro che non sperimentare prima la sessualità
sia meglio? Una brutta storia, sulla quale riflettere. Continua a seguirci
Dott. Walter La Gatta
UN PROBLEMA DECENNALE
Il mio problema è oramai decennale. Dopo tanto tempo decisi (a
Gennaio 2002) di recarmi da un neurologo. Anche perché una sera avvertii
delle vertigini ed altre strane sensazioni ed a valle di ciò eseguii una
serie di esami (analisi varie , ecg, ecografia della tiroide, etc).Il
neurologo a cui mi rivolsi mi diagnosticò una "fobia sociale" (credo la
versione patologica della timidezza) a cui seguì una cura a base di
compresse di SEROXAT. Oggi sto meglio, ma non credo di aver risolto il
problema in quanto continuo a diventare, troppo facilmente, rosso. Vi
chiedo: -è giusta una cura farmacologica per il mio problema? - ho sbagliato
specialista? - è risolvibile il mio problema oppure devo sforzarmi di
accettarmi così come sono? Vorrei, gentilmente , delle indicazioni per
cercare di condurre una vita normale. Vi ringrazio infinitamente.
Luc
Caro Luc,
Credo che tu abbia fatto bene ad escludere, con l'aiuto del medico, la
presenza di patologie organiche alla base della tua ereutofobia (arrossire),
ma ora basta con le pillole: mi pare saggio cercare di accettarti così come
sei, visto che nella vita 'normale' molte persone arrossiscono e per essere
'normali' non occorre essere sempre dei superman: mostrare le proprie
emozioni non è qualcosa di cui vergognarsi. Se non riesci a convincertene da
solo, stavolta ti suggerirei di rivolgerti ad uno psicologo/a, che potrà
aiutarti a superare questo tuo disagio. Auguri e saluti.
Dott. Walter La Gatta
LE PRIME ESPERIENZE SESSUALI
Ho 25 anni e sono alle prime esperienze sessuali, dovute un po' alla
mia timidezza, e al fatto che non ho mai trovato la persona giusta.
Da una settimana ho una ragazza di cui sono follemente innamorato, è tutto
quello che cercavo in una donna, lei è dolce comprensiva, insomma sono
veramente coinvolto in questa storia.
Tutto procedeva per il meglio fino a quando io durante il rapporto sessuale
non sono riuscito ad avere una erezione adeguata alla penetrazione.. La cosa
in un primo momento non mi ha preoccupato, dato che una volta può capitare,
il fatto è che anche nei giorni seguenti la cosa si è ripetuta, solo una
volta sono riuscito ad infilare il preservativo ma dopo una iniziale
penetrazione ho perso quasi subito l'erezione. Non capisco il perché di
questa cosa, anche perché se mi masturbo riesco ad avere una erezione
perfetta e duratura fino all'eiaculazione. Secondo Lei necessito di una
visita medica di uno specialista?
Con la mia ragazza ne abbiamo parlato e lei si è dimostrata gentile e
comprensiva ma io voglio risolvere questo problema perché ho paura di
perderla.. Tender
Caro Tender,
Direi che quanto le accade è abbastanza normale in un soggetto ansioso,
timido e oltre tutto alle prime armi.
La paura di fare brutta figura con questa ragazza, la paura di perderla,
come del resto lei stesso riconosce, le fanno vivere questi momenti con
un'ansia eccessiva che toglie naturalezza all'atto sessuale e lo fa
diventare una 'prestazione' da osservare e valutare...
La cosa migliore per risolvere il problema è'esercitarsi' molto in questo
compito, conoscere sempre meglio la sua partner, anche da un punto di vista
sessuale, anche senza necessariamente avere rapporti completi.
Andare per gradi è sempre la cosa migliore.
La seconda cosa importante è non preoccuparsi. Passerà.
Cordiali saluti.
Dott. Walter La Gatta
PROBLEMI DI ERITROFOBIA
Salve mi chiamo Antonio,ho 26 anni e soffro di Eritrofobia in
maniera tale da bloccarmi tutte le volte che devo parlare con qualcuno
(soprattutto se è una donna).Da circa due mesi sto facendo del Training
Autogeno.Può essermi di aiuto?Che terapia mi consiglia e soprattutto esiste
veramente una cura efficace per i miei tremendi rossori? Antonio
Caro Antonio,
Il training autogeno è un sistema ottimo per raggiungere il rilassamento
psico-corporeo. Perché sia efficace però va praticato con convinzione e
costanza per un certo periodo, esercitandosi a raggiungere un livello di
benessere sempre più profondo.
Con il tempo lei riuscirà ad indurre lo stato di calma che ha imparato a
raggiungere con il T.A. anche nelle situazioni più difficili.
Certo, non si aspetti miracoli, perché essi non verranno: la sua condizione
però migliorerà notevolmente, perché lei imparerà a gestire meglio le sue
emozioni. Cari saluti
Dott. Walter La Gatta
NON TROVO UNA FIDANZATA
Salve mi chiamo Angelo, ho 18 anni e sono di Napoli, ma abito da
circa tre anni a R. Parlando spesso con dei miei amici del fatto che non
trovo una fidanzata loro mi dicono spesso che io ho paura del sesso
femminile. Scrivo a voi per sapere come posso fare a capire se è vero tutto
ciò e se vero come posso fare per risolvere questo problema.
Grazie per aver accettato la mia e-mail e spero in un vostra risposta al più
presto.
Distinti Saluti Angelo
Caro Angelo,
Mi racconti ben poco del tuo comportamento con le ragazze perché io ti possa
dire se è vero o no che hai paura del sesso femminile. Più che di 'paura'
però io parlerei di 'disagio': forse parlare con una ragazza ti mette in
imbarazzo, perché con lei devi fare discorsi diversi da quelli che fai con
gli amici e magari non ti vengono le parole, non ti vengono gli argomenti,
non riesci a renderti simpatico e a farti notare. Come fare a risolvere
questo problema?
Se ti riconosci in quello che ti ho detto in precedenza, la cosa migliore è
cercare di frequentare più ragazze possibile, anche come amiche, uscendo con
loro anche se non ti sembrano carine o simpatiche, per fare un po' di 'palestra',
ovvero per capire cosa piace loro, cosa non piace, di cosa amano parlare,
come amano comportarsi. Secondo me la timidezza dipende molto dalla mancanza
di abilità sociali e queste si conquistano solo... Stando in società!
Fammi sapere se trovi qualche miglioramento seguendo i consigli che ti ho
dato.
Cari saluti.
Dott. Walter La Gatta
PROBLEMI DI VECCHIA DATA
I miei problemi sono iniziati , penso, quando ancora frequentavo la
prima liceo scientifico in una scuola privata (la stessa frequentata da mio
fratello, che ha 3 anni più di me):cominciai a diventare sempre più triste,
a vedere qualsiasi impegno scolastico come insormontabile, a isolarmi dai
miei compagni di classe;il risultato fu che mi ritirai in Aprile da scuola
per andare a lavorare in macelleria con i miei, nonostante avessi buoni
voti.
Devo ammettere che sono stato sempre una persona introversa, che ha
difficoltà a fare amicizia (da bambino ho sempre avuto pochi amici,e ho
sempre avuto la tendenza ad isolarmi con i miei giochi;mia madre dice che
ero il bambino più tranquillo che esisteva, al mare bastava mettermi
sotto l'ombrellone, e non mi muovevo per ore).
L'anno seguente al mio ritiro mi sono iscritto nuovamente alla prima liceo
scientifico, però in una scuola pubblica, e ho regolarmente completato gli
studi (ovviamente ho perso un anno), prendendo 60
alla maturità; in fin dei conti ero sempre stato bravo negli studi,
soprattutto in matematica.
Quindi mi sono iscritto alla facoltà di ingegneria meccanica: appartengo a
quella generazione che tra i 16 e i 18 anni è cresciuta seguendo il
motomondiale e ammirando le sempre più performanti moto 125 che uscivano sul
mercato quando non vi erano restrizioni sulla potenza e per i neo
patentati;quindi pensai che l'indirizzo meccanico fosse quello giusto.Ero
indeciso tra questa opzione, oppure scienze forestali, vista la mia
ammirazione per la maestosità di certe espressioni della natura.
Quindi cominciai la facoltà di ingegneria meccanica,e per due anni anche con
ottimo profitto, sia per numero di esami, sia per i voti. Però preso dai
miei studi mi staccai ancora di più dai pochi amici di paese che avevo;non
so da quale momento esattamente, ma cominciai a non frequentare più nessuno(
del tipo capodanno a letto alle 23).
Nulla di male, se non fosse che il mio rendimento scolastico andò
progressivamente calando, non nei voti, ma decisamente nel numero di esami
sostenuti,e cominciai a perdere ogni passione;trovavo sempre più estenuante
applicarmi sugli studi; mi cresceva dentro, all'altezza
della bocca dello stomaco, una rabbiosa insofferenza, e il sempre minore
rendimento scolastico mi faceva crescere sempre maggiori sensi di colpa(mi
dicevo: sei tu che sei diventato un lavativo).
Cominciai ad avere crisi di pianto,di disperazione,a desiderare la morte
perché ciò porterebbe il nulla, che era decisamente meglio che continuare a
essere rosicchiato da questa rabbiosa insofferenza, e dall'assenza di ogni
motivo per cui valesse la pena vivere. Quindi cercai di reagire sforzandomi
di riaprire i contatti con i vecchi amici di paese,ma ciò ebbe solo
l'effetto di arrestare questa mia continua caduta, ma non riuscì a
sollevarmi: negli studi non vedevo miglioramenti in termini di passione,per
cui rinunciai al rinvio del militare, e partii per il servizio civile
nell'ottobre del 1999:fui assegnato ad un ente onlus, che però mi mise a
fare il centralinista per un'azienda che gestisce hotels e villaggi vacanze,
e il cui amministratore unico era l'ex dirigente del suddetto ente onlus; va
detto però che tale azienda turistica metteva a disposizione la sede per
l'ente onlus. Durante i 10 mesi del servizio civile ero deciso a non
proseguire parallelamente gli studi, volevo provare a staccare la spina;
però spontaneamente cominciai, dopo qualche mese, a riprendere in mano gli
appunti dei vecchi corsi, come nuovamente spinto da quella curiosità
appassionata che da bambino mi spingeva a voler conoscere ogni cosa,
soprattutto quelle che non interessavano i miei coetanei dediti al
calcio. Terminato il servizio civile ripresi, nell'Ottobre 2000, a
frequentare la facoltà di ingegneria con rinnovato entusiasmo,ma, durante la
sessione d'esami Gennaio-Febbraio 2001, ricomparve lo stesso stato d'animo
che era comparso alla fine del secondo anno di università:totale assenza di
entusiasmo,sensi di colpa, profondo pessimismo;ogni sera andavo a letto
sperando di non svegliarmi mai più,e quando invece mi svegliavo la mattina
seguente avevo enorme difficoltà ad alzarmi, avevo una forte sonnolenza;
d'altronde essere sveglio voleva dire soffrire.
Quindi esposi i miei problemi al mio medico di condotta, il quale mi conosce
sin da bambino, e che mi prescrisse 20 mg di fluoxetina al giorno; Ebbi ben
presto risultati, soprattutto in termini di voglia di vivere, voglia di
fare,e in termini di ottimismo: io stesso ho constatato che
se quando ero sprofondato nel pessimismo non riuscivo a intraprendere nulla,
quando invece ero ottimista facevo e intraprendevo progetti che prima non
avrei mai avuto la speranza,il coraggio neppure di iniziare. I risultati si
videro anche negli studi, tanto che a partire dal Luglio 2001 cominciai a
ridurre la dose di fluoxetina, per smettere del tutto a metà Agosto. In
Ottobre, dopo l'ottima sessione d'esame di settembre, ripresero i corsi
all'università,e non vi furono problemi sino a Gennaio 2002, quando
sprofondai nuovamente nel pessimismo,nella mancanza di alcuna voglia
di vivere,di fare,nell'insofferenza; insomma ero daccapo, e nuovamente mi
rivolsi al mio medico, sperando che la fluoxetina facesse nuovamente il
miracolo.
Ma questa volta i risultati tardano ad arrivare, e quando arrivano sono solo
parziali:2 giorni ottimista, e 7 pessimista e''morto''. Quindi da Agosto
2002 il medico mi ha aumentato la dose giornaliera di fluoxetina a 30 mg/die,
ma non ho avuto sensibili cambiamenti.
Così siamo giunti ad oggi,e a voi chiedo un parere:CHE CAZZO MI SUCCEDE. Per
cercare di completare il quadro aggiungo che alla mattina riesco spesso a ''partire''se
mi reco a studiare in ufficio , nella macelleria dei miei, invece di
rimanere rinchiuso nella mia camera a casa, da solo.
Inoltre, quando sono bloccato dalla rabbia insofferente , mi viene da urlare
e da spaccare tutto: per fortuna ho una piccola palestrina fai da te, con un
sacco da pugilato su cui sfogarmi;inutilmente però, visto che la rabbia, la
disperazione non si placa.
ASPETTO QUALCHE CONSIGLIO;tutto è gradito se può darmi speranza. GRAZIE
ANDREA
Caro Andrea,
La sua è una fobia sociale che le causa forti depressioni cicliche. Vi sono
due modalità terapeutiche per curarsi: quella farmacologica e quella
psicologica.
Quella farmacologica mi sembra che le abbia risolto il problema, ma solo
apparentemente, nel senso che richiede, come si sa, dosi crescenti e poi,
con il tempo, gli effetti tendono a diminuire.Non mi sembra invece che lei
abbia sperimentato la terapia psicologica, che potrebbe nel suo caso essere
addirittura 'di gruppo'. A mio parre infatti ciò che la spinge verso la
depressione è la mancanza di una rete sociale di persone che la sostengano e
dalle quali lei si senta apprezzato. La soluzione del suo problema non sta
nel rinchiudersi in camera a picchiare la sua punching ball, ma nell'uscire,
nel partecipare alle attività sociali, nel cercarsi una ragazza e via
dicendo.
Per il momento la saluto. Mi faccia sapere dei suoi progressi.Dott. Walter
La Gatta
RAPPORTI DIFFICILI CON LE DONNE
Salve, sono un ragazzo di 25 anni, alto con un bel fisico ed un bel
viso. Nonostante tutto il mio rapporto con le donne risulta estremamente
difficile a causa della mia timidezza nonché della mia insicurezza e della
mia tendenza ad arrossire e a sudare ogni qual volta mi trovo di fronte ad
una ragazza che involontariamente mi crea un forte disagio interiore. A
volte per evitare questo tipo di reazione sono costretto in alcune
situazioni, come ad esempio quando vado a fare compere, di scegliere la
cassa dove si trova la commessa più "brutta, in modo tale da
diminuire questo disagio che mi opprime e che mi fa vivere male. Come ho
precedentemente citato sono cosciente di essere un gran bel ragazzo, spesso
molto corteggiato dalle donne e ricevo tantissimi complimenti dalle mie
amiche, ed avendo anche letto dei libri sulla comunicazione non verbale mi
sono accorto che in mia presenza tantissime donne reagiscono con i vari
gesti che voi psicologi conoscete molto bene (toccarsi i capelli, giocare
con la collana ecc.). Nonostante tutto sono ancora single e desidererei
tanto avere una ragazza al mio fianco che riesca a capirmi, ma non sono in
grado nemmeno di corteggiarne una a causa della paura di un rifiuto o di
arrossire e sudare. A complicare tutto ciò resta il fatto che a me le donne
piacciono davvero tanto e non riesco a vivere senza averne una al mio
fianco. Considerando che sono una persona molto chiusa ed introversa, non
parlo dei miei problemi con nessuno, non mi fido di nessuno, ma nello stesso
tempo non riesco a superarli da solo in nessun modo, anzi, non riesco
nemmeno a provare a superarli. Non riesco nemmeno ad istaurare un rapporto
con le mie colleghe di lavoro nonostante i loro tentativi di approccio. La
prego mi invii qualche consiglio, suggerimento, qualsiasi cosa, purché possa
aiutarmi a superare le mie paure, le mie ansie, la mia spiccata
emotività. Mi dicono che la forza la devo trovare in me stesso, ma da solo
non ci riesco proprio. Grazie!
25ENNE
Caro 25enne,
E' da molto tempo che vado controcorrente, dicendo a tutti che la sicurezza
in sé stessi non si trova nella bellezza del corpo, ma nella bellezza
interiore.
Stiamo invece vivendo un periodo in cui tutti siamo costretti a confrontarci
con modelli irraggiungibili, proposti dalla pubblicità e dai media, verso i
quali ci sentiamo sempre perdenti.
Ecco allora che le case farmaceutiche, quelle che producono cosmetici, tutto
il mondo del fitness, la chirurgia plastica e tutto il 'mercato della
bellezza' come lo definiva la sociologa Naomi Wolf, si sforzano di
convincerci che ci sentiamo così insicuri perché non siamo belli. Se lo
fossimo invece...
Lei ne è un esempio. Ringrazi certamente il cielo: meglio essere belli che
brutti, ma, come lei vede, la bellezza non è la patente per la felicità.
La bellezza interiore di cui parlavo è l'armonia, l'equilibrio, la capacità
di accettare le proprie debolezze ed anche di conviverci con serenità; è
l'auto-ironia, la capacità di non prendersi troppo sul serio, di sforzarsi
nel cercare di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno; è l'attenzione verso
gli altri, la capacità di relazionarsi con loro, mantenendo le proprie
capacità di pensiero, di azione e di critica.
Per raggiungere tutto questo occorre lavorare su di sé, impegnarsi a
migliorare, porsi degli obiettivi, anche minimi, per raggiungere
gradualmente l'eccellenza. Come dice Leonardo da Vinci (e non Di Caprio, che
è bello, ma non mi sembra abbia detto niente di particolarmente
interessante), 'tutti li beni' si conquistano con la fatica... Ed il bene
dell'equilibrio interiore è forse quello più difficile da trovare e da
conquistare. Lei, caro amico, è un ragazzo intelligente e con capacità di
introspezione: provi a leggere qualche manuale di auto-aiuto, e se vede che
non ce la fa da solo, non esiti a rivolgersi a qualcuno che la possa
aiutare.
Andare dallo psicologo non è una sconfitta personale, è un momento di
svolta, dopo che si è deciso di voler stare meglio, con sé stessi e con gli
altri.Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Proietti Ancona
CORSI DI SEDUZIONE
Buongiorno. Mi chiamo Luisella e vivo in provincia di L. Ho letto su
una rivista settimanale circa l'esistenza di un corso tenuto presso la
Vostra clinica sulla "Seduzione". Vorrei avere maggiori informazioni, capire
a chi si rivolga e soprattutto in che modalità viene svolto ( fine
settimana, pochi giorni vicini?) . Grazie
Saluti . Luisella
Carissima Luisella,
Troverà sul sito, partendo dalla Home Page, tutto il programma dei Corsi
della Clinica della Timidezza. Come potrà vedere, i Corsi sono ormai
cominciati ed i prossimi inizieranno nel mese di Marzo.I nostri Corsi sono
strutturati sulla base della provenienza dei partecipanti: per chi risiede
nelle Marche o in zone limitrofe consigliamo i Corsi settimanali, mentre per
i più lontani suggeriamo la frequenza dei Corsi Intensivi nei week end.
Tutto il resto lo trova sul sito: se ha bisogno di maggiori informazioni, ci
scriva ancora.Cari saluti.
Dott.ssa Proietti Ancona
NON VIVO A PIENO LA MIA VITA
Salve, mi chiamo Matteo, ho 16 anni e voglio parvi i complimenti per
il sito, che ho trovato subito utile e interessante, ci voleva!Vi espongo
subito il mio problema: vedere gente, parlarci, mi dà, a volte, fastidio.
Rispetto a un anno fa sono migliorato, allora ero un vero anti-sociale, ma
ancora oggi sento di non vivere appieno la mia vita, per il motivo citato
sopra, e perché mi sento spesso inutile e indeterminante, non ho mai avuto
la ragazza, inoltre quando entro in un nuovo ambiente vengo subito percepito
come elemento da prendere in giro e non considerare più di tanto, anche se
poi magari andando avanti riesco a inserirmi per bene. Quelli che mi
conoscono dicono che sono simpatico, ma fatico a relazionarmi con gli altri,
e alcune persone neanche mi salutano se possono. Che devo fare per uscire da
questa situazione?
Saluti e grazie anche solo se leggerete questa mail.
Matteo
Caro Matteo, è stato invece molto piacevole leggere la tua lettera e ti
rispondiamo volentieri. Grazie intanto per i complimenti, che senza finta
modestia accettiamo, come gratificazione per il nostro lavoro.
Quello che ci racconti da un lato dà il senso di sconforto che provano le
persone che soffrono di timidezza, ma dall'altro dovrebbe anche
incoraggiarti molto. Infatti tu stesso osservi come dallo scorso anno ad
oggi hai fatto dei bei progressi. Del resto, la timidezza adolescenziale è
tipica della tua età, ma hai già sperimentato che con il tempo, ma
soprattutto con le esperienze, si riesce a superarla. Ciò che ti suggerisco
è di metterti in gioco e di non sottrarti al nuovo, di frequentare amici e
gente nuova, poco curandoti del fatto che qualcuno ti eviti: d'altronde, non
si può piacere a tutti, e magari anche tu, se potessi, non saluteresti
qualcuno. Ebbene, fallo.
Ciao
Dott. Walter La Gatta
DEVO FARE UNA TERAPIA SPECIALE?
Sono un ragazzo di 30 anni, le scrivo perché vorrei il consiglio di
uno specialista su un problema per me diventato molto serio. Sono timido fin
dall'infanzia, durante l'adolescenza il mio problema è peggiorato, anche per
un difetto fisico che unito ad un fisico esile mi ha creato un vero e
proprio complesso.Dopo i vent'anni sono comparse fobie, ansia, paure
irrazionali.Guardando indietro mi rendo conto che decisioni importanti della
vita sono state condizionate e selezionate dalla timidezza, oltre a tutti
gli amici che avrei potuto avere e alle tante cose che avrei potuto fare.Attualmente
sto meglio che in passato, ma il problema è tutt'altro che risolto.In
sintesi posso dire che alla base della mia timidezza ci sono sicuramente:
educazione rigida, genitori molto invadenti, rimproveri inutili, solitudine,
traumi durante l'infanzia e l'adolescenza.Ho scoperto il sito "la clinica
della timidezza" e mi sono chiesto:è giusto chiedere un colloquio con degli
esperti ?devo fare una terapia speciale ?oppure posso risolvere in buona
parte il problema con uno psicoterapeuta della mia regione anche se molto
probabilmente non è specializzato sul mio problema ? Spartaco
Salve Spartaco,
La sua giovane età giustifica qualsiasi intervento che possa migliorare la
qualità della sua vita. Partendo dalla fine, ritengo che lei possa
cominciare con il consultare uno psicoterapeuta della sua città, per
definire una diagnosi ed un'eventuale terapia, che nella maggior parte dei
casi risolve il problema.Quanto alle origini della sua timidezza, lei
probabilmente ha ragione quando le individua nella sua infanzia e nella sua
adolescenza: questo però non può e non deve condizionare oltre il suo
presente ed il suo futuro.Cordiali saluti e auguri.
Dott. Walter La Gatta
NON SONO RIUSCITO A GUARIRMI
Buongiorno, sono un ragazzo di 30 anni,di bel aspetto e di famiglia
normale.Sono anni che cerco di uscire dalla mia timidezza,ma finora con
scarsi risultati.In passato ho provato a “guarirmi da solo” assumendo alcool
e droghe ,ma poi mi sono accorto che erano più gli svantaggi che mi
procuravo che i vantaggi.Mi sono sottoposto a cure psicoanalitiche ,ma oltre
al denaro richiedeva anche molto tempo.Ora sto concludendo un ciclo di
sedute di terapia strategica, ma i risultati non li ho visti ancora.Ho letto
della nuova pillola contro la timidezza che presto sarà in commercio, e
sarei tentato di provare ad assumerla (sempre se rientro nella categoria di
pazienti che ne hanno bisogno),ma ho un dubbio:una volta imparato a superare
questa mia fobia ,potrò “arrangiarmi” nell’affrontare queste situazioni di
disagio oppure avrò sempre bisogno di assumere questo farmaco?
Alex
Caro Alex,
Lei ha ragione nell'avere i suoi dubbi: dipendere dall'alcool, dalle droghe
o dai farmaci è la stessa cosa, salvo per il fatto che i primi due non sono
socialmente accettati e le pillole si.
Purtroppo il risultato è lo stesso:finito l'effetto si è da capo. La
soluzione infatti è nella psicoterapia. Probabilmente però la psicoanalisi
non fa al suo caso, per i tempi lunghi ed i costi elevati e la terapia
strategica avrà modo di giudicarla.Nel suo caso invece, probabilmente una
psicoterapia breve, focalizzata sui sintomi potrebbe esserle utile per darle
gli strumenti per superare gli eventi e le situazioni che la spingono a
rinunciare a vivere pienamente la sua vita.
Cordiali saluti e auguri.
Dott. Walter La Gatta
SESSO? NO GRAZIE
salve sono una ragazza di 19 anni,molto timida, ho problemi con il
sesso.......da 4 mesi sto con un ragazzo,sono innamorata di lui, ma quando
si parla di fare sesso....riesco neanche a parlarne. Non so cosa fare,è come
se avessi un rifiuto nei confronti dei rapporti sessuali. Non è la prima
volta che succede,infatti anche con ragazzi avuti in precedenza si è
verificato sempre il solito blocco, tanto che,dopo pochi mesi questa cosa mi
portava a chiudere il rapporto...come posso fare a superare questo
blocco?Non vorrei arrivare a chiudere la storia con il mio attuale ragazzo
per questo...vi ringrazio anticipatamente. Arrivederci.
Lucia
Cara Lucia,Credo che tu sia ancora molto giovane per andare in terapia
per questo genere di problemi. Certamente non è 'normale' che una ragazza
che pure si senta coinvolta emozionalmente con un ragazzo non desideri
approfondire la sua conoscenza anche attraverso situazioni di intimità. Ti
consiglierei anzitutto di documentarti un po' sul sesso, perché
probabilmente il tuo rifiuto viene da paure e fobie relative a possibili
sofferenze, spargimenti di sangue, ecc. ecc.
Sai, quando non si ha un'esperienza diretta si prende per buono tutto ciò
che ci viene detto, e spesso si tratta di grandi sciocchezze. Una volta che
ti sarai documentata sull'argomento prova, in quei momenti, a rilassarti e a
pensare delle cose belle. Probabilmente hai scarsa autostima e non ti va di
avventurarti in territori sconosciuti, dove ti potresti sentire ancora meno
sicura.
Cerca di pensare a questa cosa con meno senso critico e maggiore ottimismo,
vedrai che andrà meglio!
Dott.ssa Proietti, Ancona
59 anni, SINGLE
Sono arrivato a 59 anni rimasto single.
Da ragazzo ero incapace di corteggiare ragazze ed ogni volta che ci provavo
ero ridicolo e vedevo sempre la ragazza che mi sarebbe interessata mettersi
con un altro. Provando con le puttane non avevo erezione mentre da solo
riuscivo a fare auto erotismo. Una volta lontano moltissime miglia lontano
da casa mi capitò l'unica avventura della mia vita con la quale perché
l'amai molto riuscii a fare tutto.
Da allora in poi parlo del 1966 non feci più niente.
Cominciata ARCHIVIO 1 elettronica me vedo fare dichiarazioni di amore a
distanza di donne anche di 18 anni dalle Filippine, paesi Africani Russia e
Ukraina. Chiaro che si prendono,o uno scarto come me perché non hanno di
meglio per venire in Europa. Il 2000 sono stato operato via endoscopica alla
prostata. Da qualche tempo non mi si alza quasi più. L'unica speranza é il
climaterio con la pace dei sensi così ho delle noie in meno. Dal 1978 credo
che avere relazioni sessuali fuori il sacro vincolo del matrimonio é un
gravissimo peccato.
Un altra ragione che da prima non sono stato all'agenzia matrimoniale é
stata la certezza che non sarei riuscito ad avere un rapporto sessuale. Già
da verso i 30 anni le donne della mia età non mi stimolavano per niente
vorrei sapere sotto quale nome debbo cercare su internet onde capire meglio
quello che ho e che ho avuto.
Silv
Caro Silv,
I suoi problemi del passato sono quasi sicuramente di origine psicologica,
mentre nel presente credo che anche l'aspetto organico possa presentare
qualche piccolo problema. Su internet potrà trovare risposte sia per l'uno
che per l'altro, ma che comunque non miglioreranno il suo presente. Il suo
presente, sebbene sia figlio del passato, non deve essere influenzato
negativamente da questo: le suggerisco perciò di migliorare la frequenza e
la qualità delle sue relazioni personali, per trovare nell'amicizia e negli
hobbies quegli interessi che possono rendere comunque apprezzabile la sua
vita.
Cordiali saluti e auguri.
Dott. Walter La Gatta
TIMIDO CRONICO
Per prima cosa voglio farvi i miei complimenti per il sito,
finalmente qualcuno ha pensato anche a noi timidi. Mi chiamo Marco ho 27
anni di Ancona Posso definirmi un "timido cronico da situazione". So che
questa non è proprio una definizione scientifica, ma è quella che penso più
si addice al mio caso. Mi definisco in questo modo, perché in verità la mia
timidezza non è sempre presente. Va e viene a seconda delle situazioni e
delle persone. Se incontro qualcuno per strada e per un motivo o un altro mi
dovesse iniziare a parlare, ecco che arriva al galoppo, rossori, imbarazzi,
assenza di parole insomma non vedo l'ora di fuggire. Ma se sono io ad
iniziare a parlare allora non ci sono problemi via liscio come l'olio. Altra
situazione tipo è quando qualcuno mi viene presentato, uomo o donna che sia,
in questo caso è un terno al lotto. La timidezza si può presentare in fase
devastante od essere completamente assente. Per quanto riguarda le ragazze
non c'è proprio speranza, la fase dell'approccio è nulla, non ci provo
nemmeno. Non si tratta di paura del "NO" è che non so proprio cosa dire.
L'unica speranza di conoscerne una è che mi venga presentata. Ma qui
rientriamo nel campo precedente. Ci sono, però, periodi in cui la mia
timidezza scompare del tutto, purtroppo però sono sempre più rari. A tutto
questo oramai sono abituato, ma la cosa che veramente mi spaventa è
il peggioramento degli ultimi due anni. Tutto è iniziato con l'interruzione
dell'unico rapporto "serio" e duraturo della mia vita (un anno e mezzo). Era
una ragazza bellissima e dolcissima, ma troppo diversa da me.Praticamente
litigavamo ogni giorno più volte al giorno. Ci siamo lasciati ed ho tirato
un enorme sospiro di sollievo.Ma ancora non sapevo cosa mi sarebbe
capitato..... Da allora non ho più pensato a lei come un rimpianto, non
tornerei mai indietro!!!Purtroppo però dopo di lei le cose sono peggiorate.
Non mi fido più! Mi creo ventimila problemi, appena vedo un difetto che mi
ricordi alla lontana quelli della mia ex, blocco tutto ed evito di andare
avanti. per fortuna li noto quasi subito( almeno questo evita che la ragazza
ne possa risentire), ma sfortunatamente questo blocca ogni possibilità di
scoprire i tantissimi pregi che questa potrebbe avere. La cosa grave è che
il mio "fiuto" si sta "raffinando" sempre più. Vedo i difetti ancor prima
che la persona in questiona possa avere anche il minimo sospetto di un mio
interessamento. Altro punto è l'aver perso la stima nei miei confronti,
quando mi trovo in compagnia mi sento noioso e poco interessante, non riesco
ad essere più il "trascinatore" di un tempo. Anche il socializzare è
diventato più difficile. Sebbene tutti mi reputino simpatico, mi sento quasi
sempre fuori luogo. E poi non ne posso più di sentirmi triste! Una volta mi
sentivo spiritoso e serio, divertente e interessante, mi accorgevo che le
persone stavano bene con me, Ho 27 anni e sono un bravissimo ragazzo,
sincero sopra ogni cosa e tutti sanno che su di me ci si può veramente
contare.La mia parola è legge per me. Ma ora non riesco più a sopportarlo.
Ogni volta che qualcuno mi dice che sono "un bravo ragazzo" mi si accappona
la pelle. Mi sembra che tutti si aspettino qualcosa da me, ma io sento di
non poter far conto su nessuno, beh quasi nessuno! Altra cosa che mi irrita
è sentirmi fare i complimenti. Dicono che io sia un ragazzo molto bello e
affascinante. Tutte si domandano come mai non riesca a trovare una
ragazza,"Sei così bello, dolce, bravo", dicono!, ma se dovessi provare a
chiedere anche solo un appuntamento( a quelle ragazze che non hanno
evidenziato quei famosi difetti di cui sopra), beh, allora ci sono ventimila
problemi!!!
Spero lei possa darmi qualche consiglio...GRAZIE In attesa di una sua
risposta la saluto cordialmente
Marco
Caro Marco,
Grazie anzitutto della sua lunga lettera, che spiega bene i suoi vissuti, le
sue emozioni e tenta di analizzare i suoi stati d'animo passati e presenti,
mettendoli in relazione.
Chiaramente il mezzo che utilizziamo è piuttosto limitato e quindi non
possiamo, come se stessimo facendo una vera psicoterapia, analizzare ogni
cosa che lei ha raccontato nei dettagli, per cercare di comprendere meglio
l'argomento e trovarvi delle soluzioni. Le risponderò allora dicendole le
prime considerazioni che la sua lettera ha destato in me. Anzitutto il
discorso del 'fiuto': da quando la fifa si chiama fiuto?
Lei ha paura di fallire, di perdere la partita, e quindi trova tutte le
scuse del mondo per non giocare. Non giocando però, lei va sempre più fuori
allenamento ed il solo pensiero di dover per forza 'giocare' le fa sempre
più paura. E' un circolo vizioso. E' la profezia che si autorealizza, come
si dice in psicologia. Dunque, per prima cosa occorre rompere questo circolo
vizioso. Cerchi di non pensare ai difetti delle ragazze che incontra, e
ricominci a 'provarci', perché avere una storia non significa fare una
scelta di vita. Quanto alla sua timidezza, è ovvio che essa diminuisce
quando lei sente di poter gestire la situazione e aumenta quando invece si
trova a vivere situazioni inattese ed imprevedibili: in questo caso infatti,
sente di non poter affidarsi al suo consueto 'copione' e dunque sbanda.
La soluzione potrebbe allora essere quella di addestrarsi meglio alle
situazioni sociali, arricchendo sia il numero che la qualità dei suoi
copioni. Cosa dire quando le presentano una ragazza? Memorizzi quattro
cinque battute e poi le provi davanti allo specchio. Cerchi di prevedere
anche le eventuali risposte di lei e si prepari ulteriori brevi discorsi.
Come diciamo spesso nella Clinica della Timidezza, molto spesso questo senso
di frustrazione che chiamiamo timidezza, altro non è che totale mancanza di
abilità sociali. Le abilità sociali però si possono apprendere, ci si può
molto migliorare, specialmente incontrando la gente, ascoltando cosa dicono
gli altri, memorizzandolo, sperimentandolo e facendo di ogni occasione un
campo di allenamento per il futuro.
Coraggio!
Dott. Walter La Gatta
IPOCONDRIA E TIMIDEZZA
Leggo con piacere quanto gli esperti rispondono circa i "problemi"
che i lettori denunciano, per cui vorrei chiedere un parere anch'io sperando
che sia attinente. Io sono un ragazzo timido, ho 35 anni, e credo di
controllare bene la mia timidezza riuscendo ad avere rapporti sia sessuali
che di interscambio soddisfacenti con le donne con cui vengo a contatto. Si
ogni tanto mi succede di sentirmi un poco inadatto ed a disagio ma penso nei
limiti della normalità. Ciò che mi preoccupa è altra cosa: mi succede di
sentirmi addosso disagi o malattie dei quali sento solo parlare o leggo. La
cosa mi preoccupa perché a causa di questo problema vivo situazioni di vera
angoscia per cose in realtà inesistenti.
Per esempio se leggo di persone che hanno problemi di erezione o cose del
genere vivo il successivo rapporto sessuale con una donna come se dovesse
succedere lo stesso a me da un momento all'altro. La cosa mi crea una
situazione di ansia che fa si che io non sia me stesso e provi sensazioni di
intensa preoccupazione. Lo stesso se sento qualcuno che ha una qualche
malattia, dal successivo secondo credo di essere affetto da quella stessa
malattia. Ciò e cosa mi succede, certo non molto spesso, ma succede; è
possibile avere un consiglio su come tenere a bada la mia ipocondria ed a
quale specialisti rivolgermi per avere un aiuto concreto. GRAZIE
Teseo
Caro Teseo,
L'ipocondria è una delle fobie più frequenti, insieme alla claustrofobia e
all'agorafobia. Chi ne soffre vive nel costante terrore di essere malato o
di poter contrarre delle malattie. E' ovvio che questo genere di paure
riguardi un po' tutti noi, perché a nessuno piace sapere di essere ammalato
o temere di diventarlo. Ciò che però contraddistingue il soggetto veramente
fobico è l'ossessività del pensiero, che non è solo occasionale, come capita
a lei, ma è continua, martellante: gli impedisce una normale vita di
relazione, gli impedisce di lavorare, di dormire, di mangiare... Un soggetto
ipocondriaco si alza la mattina e comincia subito a 'sentire' i suoi sintomi
(se ha avuto la fortuna di dormire bene e di non averli sentiti anche di
notte), e trascorre la sua giornata passando da un dottore all'altro, da un
appuntamento per una radiografia ad una analisi del sangue e via dicendo. Se
un medico gli dice che non ha niente, invece di rassicurarsi lui si sente
ancor più frustrato, perché pensa di aver scelto una persona incompetente e
dunque chiede ulteriori consulti, si fa prescrivere ulteriori esami,
arrivando anche ad obbligare i suoi medici a farlo sottoporre ad interventi
chirurgici del tutto inutili. Paradossalmente, quando arriva una malattia 'vera',
si sente finalmente rassicurato perché finalmente ha scoperto da dove
vengono i suoi sintomi...Tutto ciò premesso, non mi sembra si possa dire che
lei sia un ipocondriaco 'grave', per cui il consiglio che le posso dare è di
imparare a sfruttare questa sua fantastica capacità di autoconvincimento in
positivo: cerchi di nutrire i suoi occhi ed il suo cervello solo di
situazioni sane e serene e vedrà che, con un certo impegno ed una certa
costanza, quello che oggi lei considera un suo difetto diventerà uno dei
suoi migliori punti di forza.Auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
UN FENOMENO 'CALDO'
Buonasera! Sono un ragazzo di 35 anni con il problema delle vampate
di calore e rossore al viso! Ultimamente ho notato un aumento di questo
fenomeno perdendo tante volte credibilità. Potete darmi un consiglio su cosa
poter prendere per provare a riprendere fiducia in me stesso eliminando
quella timidezza,quella paura di arrossire?ho sentito parlare di zenzero o è
meglio provare con i medicinali? Non è solamente un digestivo contro la
nausea?quali altre proprietà ha?Aspettando un vostro consiglio porgo i miei
sinceri auguri di buone feste.grazie anticipatamente.Marco
Caro Marco,
Non mi intendo di prodotti di erboristeria, ma In ogni caso non credo che lo
zenzero, o chissà quale altro rimedio naturale, possa aiutarla a risolvere
il suo problema. La soluzione infatti sta solo nel fatto di imparare ad
essere più positivi verso sé stessi, perdonandosi le leggere imperfezioni,
cercando di farsi coraggio nei momenti di difficoltà, volendosi ugualmente
bene, anche quando ci si sente sconfitti. Perché quando arrossisce pensa di
perdere la credibilità? Ci pensi bene: in che cosa la sua dignità, la sua
persona, viene offesa da questo fenomeno? E poi guardi, la maggior parte dei
suoi interlocutori non sono dei superman... Sono delle persone impaurite
quanto lei dal contatto sociale: se non diventano rossi in continuazione è
perché hanno imparato a non lasciarsi travolgere dall'ansia e a non
lasciarsi condizionare dal giudizio altrui.
Creda di più in sé stesso e cerchi di rilassarsi quando si sente 'in crisi'
con pensieri positivi del tipo 'sono perfettamente calmo e rilassato'; 'mi
sento a mio agio con me stesso e con il mondo'; 'sono contento di esistere e
questo momento me lo voglio godere fino in fondo' ecc. Con i migliori
auguri.
Dott. Walter La Gatta
SONO UNA DONNA RASSEGNATA
Sono una ragazza o per meglio una donna di 31 anni con il problema
timidezza da una vita. Posso dire di essermi rassegnata a questa situazione
che mi porta seri disagi nei vari campi . La mia famiglia ed il mio compagno
non credo si rendano conto che questo stato mi costa parecchio ed a volte
non
considerano, in certe situazioni il senso di panico che mi prende pensandolo
esagerato e controllabile. Non vorrei esagerare nemmeno io ma
credetemi in quei momenti ho come un blocco e non
riesco a fare più di tanto. Me ne vergogno un pò ma
non so cosa fare. Un esempio può essere il non riuscire
ad entrare in un negozio per comprare banali cose o non riuscire a cambiare
lavoro perchè mi vergogno a presentarmi. E' un'agonia!!!
Paola
Cara Ragazza 31 (perché rinunciare ad esserlo?), purtroppo chi non soffre
del suo stesso problema è destinato a non capire fino in fondo quanto sia
doloroso. Deve perciò trovare in lei, magari con il sostegno di uno
psicologo, le risorse per convivere con la sua timidezza.
Ho detto convivere e non guarire, perché la timidezza non è una malattia,
bensì un tratto della personalità al quale dobbiamo abituarci, per
controllarla e perché non condizioni troppo la vita. La paura ed il blocco
che la coglie sulla soglia di un negozio, e che limita pesantemente la sua
vita relazionale, possono essere superati con delle opportune strategie
dette di desensibilizzazione, che la abitueranno appunto a convivere con la
sua timidezza e farne, chissà, uno dei suoi tratti più interessanti: in
fondo, si teme ciò che non si conosce, ma quando avrà imparato a riconoscere
i suoi comportamenti di persona timida, questo può diventare uno dei suoi
punti di forza.
Cordiali saluti
Dott. Walter La Gatta
SONO IN PRIGIONE...
Salve , mi unisco anch'io a quanti vi fanno i complimenti per questo
sito , lo trovo interessante . Io sono un ragazzo di 28 anni e come potete
immaginare ho il problema della timidezza . A volte penso che questo dipenda
dal mio aspetto fisico , perché sono un po' piccolino ( sono alto 162 cm e
sono magrolino , inoltre porto gli occhiali ) , l'anno scorso inoltre mi
sono sottoposto ad un intervento chirurgico per correggere le orecchie " a
ventola " cosiddette . Ma ora il mio problema rimane inalterato , ho letto
dei libri sulla timidezza ed ora mi informo anche su internet e mi sembra di
capire che il problema non sia tanto nell'aspetto fisico ma altrove , nel
carattere . Vorrei sapere quali consigli potete darmi perché effettivamente
trovo questa condizione come una vera e propria " prigione " che mi " limita
nei miei diritti di esprimere i pensieri ed i desideri e di far valere le
mie ragioni " , ( trovo che queste parole con cui ho trovato definiti alcuni
sintomi della timidezza siano quanto mai azzeccate ) . Mi accorgo di tale
limitazione ( autolimitazione ) soprattutto per contrasto , quando mi trovo
a confronto ad es sul lavoro con altri colleghi dal carattere spavaldo e
disinvolto ( e ...che non sono certo tanto belli ) , mentre io mi sento
legato . Inoltre questo problema che si trascina ovviamente si ripercuote
sulla possibilità di rapportarsi con l'altro sesso limitandola , cosa posso
fare Grazie Roberto
Caro Roberto,
Sei già sulla buona strada. Probabilmente se non avessi fatto
quell'intervento alle orecchie non ti saresti reso conto fino in fondo che
le cause della timidezza non sono nell'aspetto estetico. Anche la statura,
certo può influire nel farti sentire 'inferiore' o 'in prigione', come dici
tu, ma ti ricordo che nella storia esistono personaggi che hanno saputo
imporsi agli altri con grande forza, malgrado la statura... Uno per tutti è
Napoleone, ma non è necessario andare tanto in là nel tempo e nei luoghi.
Guarda tu alla politica italiana...Dunque, per cercare di uscire dalla tua
prigione devi concentrarti sul carattere, il che non è cosa da poco, ma è
comunque un punto di partenza.
In questo sito troverai diversi spunti di riflessione per l'automiglioramento:
cerca di metterli in pratica ponendoti dei traguardi semplici, ma
progressivi e sii costante nel tuo impegno di autopotenziamento della
personalità.
Ciao e stai bene!
Dott. Walter La Gatta
FALLIMENTI A VALANGA
Sono un ragazzo di 30 anni e da sempre ho avuto difficoltà enormi ad
instaurare rapporti con le ragazze; in realtà non ne ho mai capito il
motivo.
Fisicamente sono a posto, ho un buon lavoro, qualche amico, credo di essere
sufficientemente simpatico, mi pare anche di essere sufficientemente
intelligente per la maggior parte delle cose, l' unica cosa e' che sono un
po' timido (ma non esageratamente), e in passato ho avuto il disturbo
ossessivo compulsivo (ma non credo che c' entri, anche perché e' guarito).
Ho avuto una ragazza per un anno (ma niente sesso xche' non voleva), e poi
altre due, trovate grazie ad un annuncio, ma sono state relazioni di sole
due settimane.
I fallimenti si susseguono a valanga, faccio corsi di ballo, poi vado in
discoteca, ballo con qualche ragazza, ma oltre a questo non succede mai
niente, non si sviluppa neanche un amicizia.
Ho provato in centinaia di modi, fare sport, frequentare locali, etc., ma il
risultato non cambia e io mi sono davvero rotto.
Una cosa che ho notato, una volta, con due ragazze differenti con cui
scambiavo SMS , e' che io dicevo una cosa, e loro ne capivano un altra,
qualunque cosa dicessi; sembrava davvero che stessi parlando arabo! E si che
dicevo le cose a chiare lettere. E anche quando loro parlavano io intendevo
ciò che non avevano detto. Inspiegabile, anche perché non mi sembra di avere
mai avuto problemi di dizione.
Grazie per la risposta.
Marco
Caro Marco,
Lascia perdere la dizione... Sicuramente non è questo il problema! Non mi
sembra che tu sia un vero fallimento con le ragazze, ne hai avuta una per un
anno, il che non è poco; se poi non ci hai fatto sesso non dipende da te ed
in ogni caso questo nulla toglie al fatto che una ragazza ha provato
interesse per te per un anno intero, occupando il suo tempo con te,
pensandoti, forse volendoti bene.
Piuttosto che considerare i 'fallimenti a valanga' con persone che hai
incontrato in modo occasionale e che forse non erano interessate a te, cerca
di partire dai tuoi successi personali e comincia intanto a dare la giusta
importanza a questa relazione passata.
Fai benissimo a fare corsi di ballo, a fare sport, a frequentare locali: non
lo fare però perché cerchi una ragazza, fallo per te. Devi cercare di
migliorarti, di avere esperienze di cui poter parlare ed interessare gli
altri. Concentrati su questo training personale di automiglioramento, leggi,
viaggia, frequenta gli altri, vai da uno psicologo, insomma: interessati di
te. Questo è l'unico modo per suscitare interesse anche negli altri.
Cari saluti.
Dott. Walter La Gatta
AEROFAGIA
Salve, sono una ragazza di 17anni e il mio problema e'
l'aerofagia.....Questo problema si manifesta quando sto con la gente, ci
sono certi giorni che a scuola me la vedo davvero brutta, ma con i miei
genitori non succede.Potrei dire che sto meglio quando ho lo stimolo di
andare a fare pipi', per questo la mattina bevo molto. Credo che questa sia
una fobia sociale. Ormai sono quasi 3 anni che ho questo problema ma i miei
genitori non sanno nulla. Ho provato a parlarne ma......e' davvero
difficile!! Il fatto e' che ci sono dei problemi in famiglia e non vorrei
aggiungermi io......Chissà come reagirebbero....Ogni mattina prima di andare
a scuola bevo camomilla, e mi aiuta abbastanza. Qualche mese fa sono andata
da uno psicologo che mi ha consigliato di fare terapia di gruppo. Io ho
tanta paura, ci sono tante cose che vorrei fare ma che in queste condizioni
non posso fare.....Vorrei riprendere ad andare a danza, vorrei avere un
ragazzo e condurre una vita come la maggior parte delle mie coetanee
ma......non posso. Da sola non posso superare il problema, per questo fra 2
settimane avrò a scuola un colloquio con una psicologa, sperando che sia del
mio paese. Io sono molto timida, non esco quasi mai con le amiche ma mi
piacerebbe tanto farlo, uscire con loro, andare in pizzeria, al
cinema......Spero che lei mi potrà dare qualche buon consiglio. La ringrazio
e saluto cordialmente. 17ENNE
Cara diciassettenne,
L'aerofagia, lo diciamo per chi non lo sa, dipende da un'enorme ingestione
d'aria nello stomaco, che produce sensazioni di gonfiore ed alterazioni
nella deglutizione. Le conseguenze sono inappetenza, senso di oppressione,
eruttazioni. Certamente è una malattia 'psicosomatica', nel senso che
colpisce il corpo, ma è originata dalla psiche.
Credo che lei abbia scelto di fare la cosa migliore, ovvero parlarne con una
psicologa, anche se non deve certo aspettarsi che il problema si risolva in
una seduta.
A mio parere ciò di cui lei ha assoluto bisogno è apprendere una tecnica di
rilassamento, come il training autogeno, che le consentirà di imparare ad
'ascoltare' il suo corpo e a regolarlo, anche nei momenti di difficoltà.Nel
frattempo, io le consiglierei di riprendere immediatamente la sua vita
sociale, anche a costo di farsi aiutare da psicofarmaci (ne parli,
ovviamente, col suo medico, non si curi da sola!), che possono limitarle la
sintomatologia. L'obiettivo deve essere quello di tornare a fare una vita
normale e poi, gradualmente, attraverso il training autogeno ed una
psicoterapia mirata, liberarsi dei farmaci e... guarire! Auguri!
Dott.ssa Giuliana Proietti
UNO SPICCATO SENSO DELL'UMORISMO
Sono un ragazzo di 22 anni, di bell'aspetto e con uno spiccato senso
dell'umorismo... nella vita mi reputo una persona sicura, ma il mio problema
è un po' in contrasto con questo aspetto. io, non ho nessun problema a
parlare con persone a me sconosciute, la mia timidezza si mette in moto solo
quando devo "andare a conoscere una ragazza", il tipico approccio da
discoteca, e questo in qualche modo limita alcuni momenti della mia vita...
provate a consigliarmi... grazie...
Simpaticone
Caro Simpaticone,
Anzitutto ricordiamo che lei ci ha inviato una mail completamente nera, che
avremmo cestinato, se non avessimo pensato a cambiare colore ai caratteri...
E' un'altra espressione del suo senso dell'umorismo ?Oppure è una forma di
negazione, come meccanismo di difesa, perché ha sentito la sua autostima
crollare, per il semplice averci chiesto un consiglio?Posso sbagliarmi,
perché non la conosco e non posso certo valutare un caso da poche righe, ma
la mia sensazione personale è che lei sia un tipo molto difeso, addirittura
corazzato, nei confronti del mondo esterno. A mio parere lei non risolverà
questo suo problema fino a che non cercherà di essere più sincero con sé
stesso e non vorrà guardare in faccia le sue fragilità. Cari saluti e
auguri!
Dott.ssa Giuliana Proietti
SONO OMOSESSUALE?
Salve, innanzitutto volevo fare i complimenti per il sito, che trovo
interessantissimo...
Veniamo al problema... sono un ragazzo di 17 anni, timidissimo, sempre
deriso da tutti e sempre preso in giro... con il fatto, già da piccolo, che
ero chiamato da tutti omosessuale.
Cresciuto in un ambiente femminile, ripeti un giorno, ripeti due giorni
sempre la stessa cosa che mi faceva tremendamente soffrire, forse mi sono
autoconvinto di ciò e provo quindi attrazione per ragazzi del mio stesso
sesso...
però, contemporaneamente, l'idea di avere un rapporto sessuale
con un uomo mi ripugna, non è quello che voglio... quello che vorrei è avere
una ragazza dolce, carina, che mi capisca e che mi comprenda... però poche
volte riesco ad eccitarmi davanti un corpo femminile, ed è inutile dire che
non ho mai avuto rapporti sessuali.
Vedere miei compagni di classe che escono, hanno la ragazza, iniziano ad
avere i loro primi rapporti, mi fa tremendamente soffrire: perché loro si ed
io no? In fondo non sono tanto brutto, è solo quel "qualche cosa" che mi
spinge a preferire, per le mie masturbazioni, i ragazzi...
Allora mi chiedo: sono omosessuale o no? Anche se lo fossi, non credo di
riuscire ad accettare serenamente la condizione, e vorrei chiedere se esiste
qualche metodo per controllare la sessualità ed indirizzarla verso persone
del sesso opposto, che è quello che preferisco e voglio.
Grazie 17enne
Caro 17enne,
Durante l'adolescenza è abbastanza frequente, e dunque normale, avere dei
dubbi sulla propria sessualità e farsi le domande che lei si fa. L'identità
sessuale infatti si costruisce pian piano e c'è chi arriva prima a trovare
un suo equilibrio, chi dopo, come nel suo caso. La sua lettera mi fa pensare
due cose: la prima, che lei sia particolarmente influenzabile. Potrebbe
infatti semplicemente essere che lei, avendo vissuto in un ambiente
prettamente femminile, abbia acquisito modi, atteggiamenti ed interessi del
sesso opposto, che le danno un modo di fare poco virile, ma non per questo
deve pensare di essere omosessuale. La stessa influenzabilità la riscontro
infatti nell'accettare e nell'adeguarsi, senza capacità di critica, a ciò
che gli altri pensano di lei, ma di cui lei stesso non si sente convinto.
Se lei è omosessuale infatti, non c'è niente di male, ma se lei lo diventa
per adeguarsi all'immagine che altri si sono fatti di lei... Allora il
problema è grosso e richiede l'intervento di uno psicologo.
La seconda cosa che volevo farle osservare è che nella sessualità non c'è
mai una linea di demarcazione molto netta e che, come già osservavano Freud
e Jung, in tutti gli esseri umani c'è una forma di bisessualità latente, che
nella maggior parte dei casi (legga pure 'normalità' , come funzione della
frequenza) non arriva ad esprimersi compiutamente, ma che in molti soggetti
può provocare attrazioni e fantasie omosessuali, specialmente in periodo
adolescenziale, che non necessariamente determinano poi un'identità
omosessuale.Ciò che le consiglio dunque è di fare del tutto per cercarsi
attivamente una ragazza, in modo da sperimentarsi in quel ruolo e vedere se
è questo quello che veramente vuole, ma soprattutto, quello che ci vuole per
lei è imparare a pensare con la sua testa... Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Proietti, Ancona
TRICOTILLOMANIA
Soffro da circa 11 anni di tricotillomania e non riesco a venirne
fuori da sola. Questo fatto mi fa stare molto male, ma non conosco
specialisti esperti di questa malattia che mi possano aiutare.
Mi potete aiutare con un vostro consiglio a riguardo?
Grazie
Ida
Cara Ida,
La tricotillomania (abitudine di staccarsi i capelli, le ciglia, le
sopracciglia come una sorta di passatempo del quale non si riesce a fare a
meno) è un'espressione di ansia, come mangiarsi le unghie, giocare
continuamente con gli anelli ecc. In questo caso l'aggressività si rivolge
più verso sé stessi, aggredendo il proprio corpo, che verso il mondo esterno
o gli oggetti.
Non esistono degli specialisti in materia, sarebbe come cercare lo
specialista dell'influenza in medicina... Lei ha bisogno semplicemente di
uno psicologo che la aiuti a ritrovare il rispetto di sé stessa (anche da un
punto di vista fisico) e che le insegni a placare i suoi stati ansiosi.
Dott.ssa Proietti, Ancona
VALGO MENO DEGLI ALTRI
Salve! Mi kiamo Federica ho 20 anni e avrei bisogno di un aiuto.
Sono molto nervosa e questo nervosismo perpetuo penso sia dovuto ad un mio
profondo senso di insicurezza e inadeguatezza. Penso sempre di valere di
meno degli altri dai quali mi faccio mettere spesso i piedi in testa e non
sono in grado di far valere i miei diritti.
Non riesco quindi a stare serena nelle cose che faccio, perkè non stando a
mio agio con me stessa non riesco a starci nemmeno con gli altri.
Spesso sono molto aggressiva, e ciò è l'unica maniera che conosco per
difendermi. Infatti alcune persone mi vedono forte fuori, quando in realtà
dentro sono debolissima.
Sono molto suscettibile a tutto e piuttosto sottomessa al parere degli
altri. Non sono brava a valutarmi con i miei occhi senza cadere nel
negativo.
Inoltre vivo di confronti. Mi confronto con gli altri e se mi trovo
"migliore" (ke poi nessuno è meglio di nessuno ) sono molto euforica, ma mi
sento strana (x' è come se stessi sbagliando tutto) invece se esco dal
confronto sconfitta inizio a deprimermi in una maniera assurda. Sono stanca.
Ho avuto una storia di due anni con un ragazzo, alla fine della quale sono
stata malissimo, non ho più studiato, tutto aveva perso interesse (anke se
in fondo prima mi interessava solo lui) e ho avuto un sacco di problemi col
cibo.
In un anno sono molto ingrassata e più ingrassavo più non riuscivo a
controllare le abbuffate. Quasi sempre mangiavo di nascosto perkè mi
vergognavo quasi perdendo la stessa percezione di ciò ke ingurgitavo, ma non
ho mai vomitato. Ora sto molto meglio. Sto in cura da un dietologo , sono
quasi arrivata al mio peso forma e non mi abboffo più, anke se a volte in
momenti di nervosismo ho lo stimolo a mangiare, riesco comunque a fermarmi,
ho però un altro problema.
Mi sto fondendo il cervello nella"mondanità" se così si può dire. Non
rinuncerei mai ad una serata molto bella, in cui farmi vedere, spendendo
spesso molto più di quanto mi possa permettere e talvolta intessendo
amicizie di pura convenienza per frequentare i posti più belli e alla moda.
A volte preferisco anche mollare lo studio per andare a fare un giro nei
localini più in vista. Ho paura di restare sola, ho paura di non essere
voluta bene. ho paura di non essere accetta. In poke parola (scusate il
termine) ho paura di fare schifo. Forse sono solo una ragazza viziata che
non sa cosa significa lottare per avere le cose e che piange non appena
trova una difficoltà. forse anche questo. Non nego niente,metto tutto in
conto.
Sono anche una persona che non ha una vera e propria passione e che si
annoia spesso delle cose. All' inizio di una qualsiasi attività mi applico
molto e starei tantissimo tempo ad impegnarmi per essa, ma poi è difficile
ke una cosa mi prenda a lungo. Mi annoio molto facilmente. Sono una pigrona.
Faccio le cose a fatica e a volte avrei voglia di rimanermene chiusa in casa
e non vedere nessuno. Perkè mi stanco di dover essere simpatica, tutta a
posto, carina ecc. ecc.
Vorrei però riuscire a superare questo disagio. e vorrei riuscirci senza
l'aiuto di un "fidanzato" perkè sono rimasta profondamente delusa dall'altro
sesso, e non credo più nei ragazzi. Sono un caso tragico?????????? Forse sto
solo esagerando il tutto, ma avrei bisogni del vostro aiuto per
comprenderlo. Vi ringrazio in anticipo per il tempo che mi dedicherete.
spero di avere presto una vostra risposta. federica
Cara Federica,
Lei non ha bisogno dell'aiuto di un fidanzato, ma di uno psicologo. Infatti
lei è una ragazza intelligente, che probabilmente con poche sedute potrebbe
riuscire a vincere adeguatamente le sue ansie. Tra queste c'è sicuramente
l'ossessione del confronto; lei è una di quelle persone che non vuole
arrivare seconda a nessuno; non vincere per lei significa perdere. Non
arrivare prima è un'ipotesi che lei non sa e non vuole neanche prendere in
considerazione. Per questo cerca tutte le scorciatoie possibili per
raggiungere i suoi traguardi e tutto questo spesso si trova a farlo anche
contro i suoi gusti, la sua intelligenza, la sua sensibilità. Da qui lo
stress ed i disturbi alimentari.
Per fare una metafora, il lavoro che lei deve fare su sé stessa è quello di
imparare a navigare nel mare della vita affrontando sia le alte che le basse
maree. E se, durante il viaggio, la nave perde momentaneamente la rotta, a
cosa può servire farla a pezzi?
La saluto cordialmente.
Dott. Walter La Gatta
TIMIDEZZA INFANTILE
Ho una bambina di 6 anni che ha iniziato la prima elementare.Sin da
piccola ha sempre mostrato segni di evidente timidezza ma pensavo che la
situazione migliorasse col tempo.Al colloquio con le maestre è venuto fuori
che lei è una bambina intelligente veloce nell'apprendimento ,ma molto
timida e insicura ovvero non riesce a conversare in gruppo ,se la maestra le
fa una domanda in classe davanti ai suoi compagni lei si rifiuta di
rispondere non partecipa e si chiude in se stessa.
Da premettere che a casa si comporta in maniera naturale anzi è molto
autoritaria nei confronti di tutti e aggressiva.Mi hanno anche detto che lei
vive in simbiosi sempre con qualche compagna e non riesce mai a fare
qualsiasi attività,da sola.Sono un po' preoccupata per questi suoi
comportamenti e non so come comportarmi.Io gli ho solo detto che le maestre
sarebbero più contente se lei partecipasse di più e che ragionasse con la
propria testa ma che comunque deve fare come vuole.
Filippa
Cara Filippa,
Ciò che lei ha detto a sua figlia in pratica suona così: gli altri si
aspettano da te questo e quell'altro, io capisco le tue difficoltà, per cui,
per quanto mi riguarda tu fai pure come ti pare. Un discorso del genere non
aiuta sua figlia: semmai aiuta lei, che attraverso sua figlia rivive
probabilmente alcuni aspetti di un suo passato di timidezza. Ammesso dunque
che sua figlia sia timida per motivi genetici, la prima cosa da fare è far
capire alle maestre che si esce da determinate insicurezze solo attraverso
una crescita personale ed una accettazione di sé stessi, che non può esserci
a comando, ma solo attraverso un lungo training. Ciò che dovete fare non è
raccontare alla bambina cosa dicono di lei le insegnanti, ma cercare di
rassicurarla, di rinforzarla, ogni volta che porta a casa un risultato
positivo, che può essere anche quello, apparentemente banale, di aver avuto
il coraggio di alzare la mano e di dare una risposta. Un'altra cosa da fare
è evitare che la bambina cresca in una famiglia blindata, chiusa, senza
contatti sociali. Se voi genitori siete timidi, fate uno sforzo su voi
stessi e consentite alla vostra bambina di frequentare, insieme a voi, degli
amici che abbiano dei figli. Aprite insomma la vostra casa agli altri e nel
frattempo, evitate di pronunciare la parola 'timidezza' davanti a vostra
figlia. Fatele piuttosto i complimenti, anche davanti agli altri, per tutte
le cose in cui riesce bene. Quanto alla tirannide casalinga, è una cosa
abbastanza consueta. In famiglia la bambina si sente sicura di sé e tende
quindi a cercare delle conferme per far sopire le sue ansie. Meno sarà tesa
quando sarà con gli altri, più malleabile si farà in famiglia. Su questo
sito troverete inoltre tanti altri consigli. Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti
SONO TROPPO FRAGILE
Ho 22 anni, da due sono fidanzata con un ragazzo un po' più grande di
me di cui sono innamoratissima. E' la mia prima storia importante, spero
anche l'ultima perché non avevo mai conosciuto una persona tanto bella, con
cui ci fosse una tale affinità, infatti parliamo spesso di sposarci -quando
terminerò gli studi- Inizialmente ero abbastanza sicura di me stessa,
eravamo felicissimi, ma dopo qualche mese ho iniziato ad essere gelosa,
troppo, sto perdendo il controllo... ho fiducia in lui, so che non mi
tradirebbe mai ma non sopporto che possa preferire un'altra a me. Non sono
più uscita con le mie amiche perché mi sembravano più belle o più simpatiche
di me e avevo paura che potessero piacergli. Sono troppo fragile, mi viene
sempre da piangere per tutto, mi sento troppo poco per potergli piacere
veramente: è così intelligente, bello, simpatico,,, Vorrei tanto tornare ad
essere la ragazza spensierata di un tempo, poter ridere e scherzare col mio
ragazzo anziché accusarlo di continuo di cose di cui non ha colpa.
Lili
Cara Lili
Le nostre nonne dicevano una frase molto saggia: 'meglio essere invidiati
che compatiti'... Ora, se lei ha un fidanzato bello, simpatico e
intelligente, sarà sempre meglio che averne uno brutto, antipatico e
stupido, non le pare? E' vero che questo stato di grazia le procura ansie ed
insicurezze, ma insomma, mi sembra eccessivo lamentarsi per la troppa
fortuna !!! Lei prima di tutto dovrebbe pensare che se il suo ragazzo ha
tutte queste qualità, evidentemente deve trovare in lei delle cose che gli
piacciono altrettanto, altrimenti perché non andare con le sue amiche, che
sono più belle e più simpatiche di lei? E' un tipo votato al martirio? E se
lei è sicura, come dice, che lui non la tradirebbe mai, perché si è isolata
dal mondo? Sa che cosa penso? Che lei è molto in ansia, ma non certo per il
suo fidanzato, che è solo una preoccupazione 'di copertura'... Quale è il
suo vero problema? Saluti e auguri.
Dott. Walter La Gatta
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