SOFFRO DI ATTACCHI DI PANICO DAL 2001
Mi chiamo Francesca e vivo a P Ho 27 anni e soffro di attacchi di
panico dal 2001. Sei lunghi anni di alti e bassi, di differenti cure
psicologiche tutte sulla linea cognitivo temporale e cognitivo
comportamentale, e pressochè zero medicine perchè mi spaventano.Da una
settimana, a seguito consiglio dell'ennesima psichiatra ho iniziato ad
assumere 2 goccine di cipralex (antidepredìssivo) e all'occorrenza "en"
ansiolitico. Oltre alla nausea, controindicazione già anticipata dalla mia
dottoressa, gli attacchi di panico si sono fatti ancora più violenti, e
inizio davvero ad essere terrorizzata sull'ennessima cura che se per caso
servirà a qualcosa, mi farà stare bene per un anno e mezzo e poi mi
ritroverò nuovamente al punto di partenza. Esistono cure definitive per
gli attacchi di panico?Esiste qualcuno che ne sia guarito completamente?E
soprattutto ci sono strade da poter seguire senza spendere tutti questi
soldi da psicoterapeuti, psicologi o psichiatri...insomma posso avere un
sostegno economico da parte dello stato , di associazioni o qualunque
altra cosa?Vivo da sola da dieci anni e mantenere questo grosso problema
stà diventando impossibile.Grazie infinite per avermi ascoltata.
Gentilissima Francesca,
La nostra psiche non è mai uguale a sé stessa, perché cambia secondo il
nostro tono dell'umore, il nostro stile di vita, le relazioni su cui
possiamo di volta in volta contare e via dicendo. Come si fa ad essere
sicuri di aver 'sistemato' un problema per tutta la vita? E' la vita
stessa che non concede questo genere di sicurezze e, per imparare a vivere
bene, occorre pensare che 'niente è per sempre': né le cose belle, né
quelle brutte. Partendo da questo dato di fatto, può essere sicura che
anche i suoi attacchi di panico un giorno o l'altro finiranno, per poi
magari ricomparire dopo diverso tempo, quando ormai le sembrava un
problema completamente superato.
La psicoterapia cognitivo comportamentale breve e focalizzata sul sintomo
è, attualmente, la migliore cura psicologica che si possa fare: può essere
più o meno efficace a seconda del feeling (o alleanza terapeutica) che
riesce a stabilire con chi la cura.
Quello che, a mio parere, lei dovrebbe perseguire è un migliore
adattamento alla realtà in cui vive, un maggior livello di sicurezza
sociale, di autostima, di relazioni, che le possano offrire supporto e
affettività. Stare meglio con gli altri e con sé stessa probabilmente non
la 'guarirà' del tutto, non come lei vorrebbe, ma potrà iniziarla ad uno
stile di vita e di pensiero molto più soddisfacente.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
NON MI RITENGO UNA PERSONA TIMIDA
Il mio quesito è questo: io non mi ritengo una persona timida il mio
problema piu' grosso è il rossore sul viso che puntualmente compare quando
devo parlare in pubblico con colleghi e amici..è un problema che mi sta
devastando xchè dentro di meso che non sono timida ma dimostro agli altri
il contrario diventando rossa..avete una soluzione da darmi?grazie mille
Federica
Gentile Federica,
Anzitutto mi permetta di dire che se anche fosse 'timida' non ci sarebbe
proprio nulla di male... In ogni caso, a volte lo stato ansioso può
determinare delle manifestazioni fisiologiche più o meno evidenti, come il
rossore, il pallore, la sudorazione, il tremore ecc. anche in persone che
si sentono completamente a loro agio con gli altri e non hanno alcun
complesso di inferiorità.
L'ansia in questo caso può essere legata al desiderio di avere una buona
prestazione, di non ricevere critiche, di non fare brutte figure. Nel suo
caso, l'ansia di fare una brutta figura di fronte ai colleghi e agli amici
è tale che la profezia immancabilmente si auto-realizza. ... E se, ogni
tanto, anche lei si concedesse il lusso di non essere perfetta? Di
mostrare qualche sua piccola fragilità? Permettendosi qualche piccola
imperfezione, sarebbe meno ansiosa e dunque si eviterebbe molte 'brutte
figure'.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
TIMIDO NEI RAPPORTI SENTIMENTALI
Sono un 26enne timido solo nei rapporti sentimentali, ovunque vado sono
pieno di amici ed amiche, e sono abbastanza festaiolo, mi so divertire,
sono un pianista e non ho paura di esibirmi, ma con le donne no... non
sono mai riuscito ad avere legami intimi, non ho mai avuto fidanzate non
ho mai avuto rapporti neanche fugaci.. niente niente... Ho sempre pensato
di essere brutto. Ma non puó essere solo
questo, non sono poi cosí brutto... Sto cominciando a pensare di avere
qualche blocco,o che dentro di me ci sia qualcosa che non piace, che non
va... Non lo so... ma é doloroso.. Mi chiedo se sono malato
Distinti saluti,
Gianni
Caro Gianni,
Paradossalmente, esibirsi è meno stressante, per una persona timida, dello
stare insieme a tu per tu con altre persone: guardarsi direttamente negli
occhi, osservarsi nelle espressioni del viso, trovare argomenti di
conversazione comuni ecc. può essere molto più difficile che esibirsi
pubblicamente. Ecco perché molte persone timide scelgono il palcoscenico
per uscire dall'isolamento in cui naturalmente si caccerebbero, ma poi,
off stage, si rendono irriconoscibili per non dover incontrare i 'fans'.
Probabilmente anche per lei la musica è stato un rifugio, un modo per
sublimare altro genere di passioni ed interessi. A questo punto, come lei
giustamente fa, occorre farsi delle domande, acquisire consapevolezza del
problema e trovare delle soluzioni, per superare i blocchi. Provi ad
aiutarsi con qualche libro di psicologia e, se non ce la fa, si faccia
aiutare da uno specialista. Detto questo, lei non è affatto malato: niente
scuse! :-)
Cari saluti.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
TEMPO DI MARACHELLE
Ho un figlio di 12 anni che frequenta la 2 media è sempre stato un
bambino timido quei bambini che non ti guardano in faccia quando ti
parlano e tu non capisci perché, ora però per lui è arrivato il periodo
difficile gli insegnanti lo giudicano un ragazzo capace di prendere in
giro perche cerca di negare l'evidenza davanti a qualsiasi marachella o a
una dimenticanza o a un compito non finito io sono convinta che la sua
anzia da timidezza il fatto di poter essere giudicato male e la paura di
essere
gridato e questa è secondo me la caosa che temo di più lo faccia sentire
perennemente in ancsia chiedo cortesemente un vostro parere grazie se è
possibile
Donatella
Salve Donatella,
Non so se ho ben capito il concetto: suo figlio, da bambino timido che
era, ora sembra mostrarsi apparentemente più sicuro di sé con i
professori, il che fa pensare loro che il ragazzo non solo non sia timido,
ma che abbia addirittura un atteggiamento di sfida nei loro confronti. Suo
figlio, a 12 anni, vive un periodo di grande sviluppo psico-fisico, il
periodo puberale, che presenta normalmente dei problemi, che le insegnanti
credo siano abbastanza capaci di affrontare, per preparazione personale,
oltre che per esperienza. Il ragazzo ha questo atteggiamento di sfida
perché deve mettersi alla prova, deve comprendere fino a che punto può
arrivare, quali sono i nuovi limiti cui può spingersi. Infatti, non
essendo più un bambino, sente che i comportamenti ed i legami affettivi di
completa dipendenza cui era abituato non funzionano più. D'altro canto,
non è ancora una persona matura, adulta, capace di comprendere come è
giusto rapportarsi con gli altri e con l'autorità. La timidezza fin qui
vissuta potrebbe in questo periodo essere rielaborata in chiave evolutiva:
potrebbe essere questo il momento giusto per superare molte inibizioni ed
acquisire maggiore sicurezza in sé stesso. L'atteggiamento più
responsabile di un genitore in questi frangenti è quello di incoraggiare
il ragazzo ad avere un atteggiamento sicuro di sé nei rapporti con gli
altri, ma sempre nel rispetto dell'altro e delle norme che regolano il
vivere civile. I compiti, ad esempio, vanno fatti: non ci sono
giustificazioni che tengano; se sono troppi occorre parlarne direttamente
con i professori o con i rappresentanti del consiglio di classe, perché ne
parlino nelle sedi opportune.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta, Ancona
TIC AL COLLO
Sono la mamma di un bambino di 6 anni da circa 2 anni - non sempre - ha
un tic al collo (gira di scatto il collo verso la spalla) la visita
neuropsichiatrica infantile circa un anno fa non ha rilevato nulla solo
che e' un bambino molto sensibile. Il bimbo frequenta la 1 elementare con
buoni risultati e' molto dolce e solare pero' chiede sempre attenzioni
come ad esempio mi vuoi bene? ho paura ma non specifica di cosa. L'altro
giorno il papa ha dato dei soldi ad un mendicante che suonava la
fisarmonica all'istante non ha detto niente ma di sera mi chiesto
spiegazioni e se dicevo al Signore di non passare piu' perche lo faceva
piangere. Come comportarsi in merito i fiori di Bach possono essere utile
.Grazie mille per la
risposta.
Gentile signora,
Penso che i fiori di Bach non le siano di alcuna utilità. Come prima cosa
deve accertarsi che non vi sia una patologia organica: la visita
neurologica fatta un anno fa sembrerebbe essere rassicurante, però ne
parli anche con il pediatra, per escludere qualsiasi possibilità. Il
problema sembrerebbe tuttavia psicologico: queste continue richieste di
affetto e la facilità a spaventarsi per persone e situazioni che gli sono
sconosciute potrebbero dimostrare che il bambino non si sente
sufficientemente al sicuro e magari vive delle fantasie di abbandono, di
perdita dell'affetto genitoriale, ecc.. Non è un caso unico: molti bambini
a questa età vivono le stesse situazioni, che nel tempo evolvono in
maniera positiva. Per il momento, vi consiglierei di rassicurarlo
trascorrendo insieme a lui un tempo maggiore e di maggiore qualità:
giocare insieme a lui, organizzare il suo tempo libero insieme ad altri
bambini da invitare a casa, guardare insieme i cartoni in TV e poi
parlarne insieme ecc. Qualora le cose non dovessero migliorare, si
potrebbe pensare di consultare uno psicologo infantile o un terapeuta
familiare (specialmente se in famiglia vi fosse qualche situazione-limite
che potrebbe influire negativamente sul bambino).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta, Ancona
PAURA DI LAUREARMI
Ho 22 anni sono sempre stata un po timida ma a partire dal 1 superiore
ho cercato ed ho ottenuto un carattere estroverso.non mi vergognavo di
intervenire o di parlare in pubblico, ero abbastanza libera di essere me
stessa, ma da quando vado all'università ho paura di essere osservata, di
dire qualcosa in presenza di più di due persone e ho paura a laurearmi.
già immagino l'imbarazzo che proverò.divento
sempre rossa e odio questo mio lato timido.vorrei fare carriera e mi
chiedo come potrò mai farla se sono così incapace socialmente?mi critico
in ogni cosa che dico e che faccio.inoltre mi vergogno di scrivere il mio
nome perchè lo reputo brutto e insignificante.mentre scrivo mi rendo conto
di essere abbastanza grave...cosa posso fare per cambiare?
Anonima
Cara Anonima,
What's in a name? Diceva Giulietta a Romeo: la rosa, anche se si chiamasse
in un altro modo, sarebbe ugualmente bella e profumata... Dunque, il suo
nome deve diventare bello, per lei e per gli altri, non tanto per come
suona o si scrive, ma per quello che rappresenta, cioè lei.
E' normale nella vita passare dei periodi in cui ci si sente più in ansia
ed in cui sembrano smarrite tutte le certezze acquisite, specialmente
quando ci si presenta ad appuntamenti importanti della vita, come quello
di un esame di laurea. Vedrà però che, se lo prenderà per quello che
realmente è, ovvero un rituale, una prestazione pro-forma per ottenere la
laurea, non sarà poi così sconvolgente: prendere 108 o 110 non cambia la
vita e diventare rossa davanti a persone che non vedrà probabilmente mai
più non è così grave. Cerchi di sdrammatizzare, di prendere le cose con
maggiore leggerezza, si consenta di sbagliare, di avere anche lei delle
umane fragilità... Chi lo ha detto che il bello sia nella perfezione
assoluta? Saremmo tutti uguali, tutti 'divini': come si esprimerebbe la 'personalità'?
Cari saluti e in bocca al lupo.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
COLPA DEI MIEI GENITORI
Ho 22 anni e scrivo per parlare del mio problema.
I miei genitori, entrambi a loro modo timidi, non hanno mai
incentivato la mia
interazione con il mondo esterno così che
da bambino non avevo molti amici o compagni di giochi al di fuori della
scuola, in
più hanno sempre
cercato di impormi i loro interessi, come la lettura, perfino mi
iscrissero per
anni a un corso di pianoforte, mentre io volevo giocare a calcio ma non ho
mai
potuto far parte di una squadra, a differenza
dei miei compagni e questo era per me un motivo di grande vergogna oltre
che di
delusione.
Mi ricordo che da piccolo mia madre faceva di tutto perchè io risultassi
essere il
primo della classe, anche con molta invadenza,
mi faceva fare compiti aggiuntivi e, per esempio, pretendeva che per
semplici
ricerche da scuola elementare copiassi pagine e pagine di enciclopedie.
Con mio padre non ho mai avuto un rapporto, è sempre stato freddo e
assente, e era
presente solo eventualmente per
sgridarmi e rinfacciarmi tutto ciò che non andava bene, e per punirmi con
castighi e
sberle ecc ma niente altro.
In seguito mi imposero altre loro scelte, come la scuola da frequentare :
mi
iscrissero in II media in una scuola maschile privata (che frequentai fino
alla 3°
liceo)
e fino ai 17 anni andai quasi obbligato in un centro di studio connesso
alla scuola,
in un ambiente borghese e molto bigotto,
fatti di cui mi vergognai al punto che quel poco di frequentazione
extra-scolastica
la troncai di netto.
Così nell'adolescenza non ho avuto ne amici ne rapporti con le ragazze, in
quanto mi
sentivo sempre inadeguato.
Tuttavia riuscivo a mantenere una maschera, una sorta di facciata esterna
che però
negli ultimi anni è venuta decisamente meno.
Dai 18 anni ad oggi ho frequentato compagnie diverse, per tipologia di
persone,
interessi, ceto ecc.
e mi sono trovato malissimo nel rapporto con gli altri, dapprima
sentendomi a
disagio fino a rinchiudermi totalmente in me stesso,
passando giorni interi chiuso in casa, davanti a pc e tv, uscendo il
minimo
indispensabile,; niente vacanza, lavoro, uscite la sera....nulla.
Ormai la sola idea di interagire con estranei per qualsiasi motivo mi
causa ansia e
cerco di sfuggire, se possibile.
Anche in università in 2 anni non ho fatto amicizia ne ho quasi mai
parlato con nessuno, e oltretutto i risultati sono scadenti: 1 esame in 2
anni...
Il primo anno ho frequentato le lezioni per 2 mesi in tutto perchè non
avevo la
forza di alzarmi e affrontare lo stress, ero troppo depresso.
Sento che non ho alcun futuro...sono solo, sempre più triste e isolato, e
senza
prospettive di alcun tipo...
Vedo gli altri così esperti, sicuri, vitali e forti, messi bene
economicamente e mi
sento proprio un vero fallito e un povero sfigato.
Per non parlare del mio rapporto con l'altro sesso :non ho nemmeno mai
nemmeno
baciato una ragazza in vita mia, e non aggiungo altro.
Gentile Ventiduenne,
Lei descrive il suo passato come un periodo di delusioni e solitudine,
oppresso da genitori inadeguati e sordi alle sue necessità. Un passato causa
della sua tendenza attuale a sfuggire gli altri, evitare il confronto e, in
ultimo, non avere sufficiente esperienza neanche con l'altro sesso. Ritengo
che il suo stato d'animo attuale non possa quindi che essere orientato alla
depressione, sfiduciato e poco incline a guardare al futuro. Credo però che
a questo punto della sua vita lei abbia preso consapevolezza dei suoi
problemi, della loro origine e delle possibili conseguenze. Non è più il
momento delle recriminazioni: purtroppo, non potrà più diventare un campione
di calcio, ma potrà diventare certamente una persona 'normale', con amici 'normali'
e con una fidanzata 'normale'. Dovrebbe smettere di guardare indietro: è ora di recuperare il tempo
perduto, non piangendoci sopra, ma cambiando ciò che va cambiato nella sua
vita. Potrebbe ricominciare a frequentare l'università, che è il luogo dove
lei dovrebbe essere e non il luogo da cui fuggire. Un solo esame in 2 anni?
Quello è il suo passato. Oggi decida a quale esame rimetter mano e da
domattina vada in segreteria, si informi sull'inizio delle lezioni e si
concentri solo su quello. Non per superarlo con trenta e lode: niente
affatto. Lei deve solo superarlo. Superarlo vuol dire qualsiasi voto tra 18
e 30. Dopo di che attivarsi per quello successivo. Così potrà raggiungere
l'obiettivo primario di un ragazzo della sua età: la laurea, come punto di
partenza per la sua vita adulta. Verso il suo futuro, non ancorandosi ad un
deludente passato.Auguri
Dott.
Walter La Gatta
STUFA DI PRENDERE MEDICINE
salve,sono una ragazza 32enne,depressa da 6 anni e stufa
ormai di prendere medicine e non risolvere il problema,come si puo'
dire....mi sento
arrivata all ultima spiaggia dopo tanti soldi spesi e tentativi,cerco un
metodo
veloce per risolvere definitivamente il mio problema.l ipnosi puo'
aiutarmi? se
possibile sapere anche i costi e tempi-chiedo informazioni
dettagliate,essendo di
T., prima di partire vorrei esser ben informata su cosa vado
incontro,ho
sofferto anche se per poco di anoressia facendo una dieta a modo mio,ho
perso 50
kg,ora li ho ripresi tutti. Fiduciosa in un vostro riscontro,distinti
saluti
Gentilissima,
Probabilmente il problema è tutto in quello che dice in questa lettera:
vuole risolvere 'velocemente'. Questo fa pensare che effettivamente possa
aver buttato via molto tempo e denaro in questi anni, tentando diversi
approcci terapeutici, ma abbandonandoli poco dopo perché non davano
risultati tangibili. Allora si è buttata sul farmaco che, come vede, risolve
ma non cura...Per curarsi davvero deve dunque sostenere un approccio
diverso, accettando il fatto che le grandi conquiste si ottengono sempre per
piccoli passi, attraverso successi piccoli o piccolissimi, nel proprio
percorso terapeutico.
Le consiglierei dunque di riprendere in considerazione ciò che ha finora
affrontato con lo spirito sbagliato, evitando i 'fai-da-te' e l'ansia del
risultato immediato, che non mi sembra le abbiano dato i risultati che lei
si aspettava. Infine, prenda in considerazione la possibilità di partecipare
ad un gruppo di Incontro 'Timidezza' organizzato dalla Airt e dal nostro
sito, per tentare un approccio diverso.
Cordialmente,
Dott.ssa
Giuliana Proietti, Ancona
UN FASTIDIO CHE MI RENDE RIDICOLA
Sono una ragazza di 27 anni, ho sempre pensato che il fatto di diventare
rossa alle
battute di qualcuno sarebbe svanito crescendo, ma non è affatto così, come
posso far
si che questo fastidio che mi rende ridicola smetta, tutti affermano che è
molto
carino vedere che c'è ancora qualcuno su questa terra capace di arrossire,
ma
intanto ridono e io sto ancora peggio, ho imparato a convivere con questo
imbarazzo
cercando di riderci su anch'io pensavo che potesse funzionare. La
timidezza che o
sempre considerato parte di me inizia un po' a darmi fastidio, se parlo di
questo
problema è solo perchè la lista che potrei fare delle mie paranoie
rispetto gli
altri sono troppe da poter elencare,grazie.
Gentilissima,
Nella vita non bisogna curarsi di ciò che si ha, né di ciò che si appare
agli altri, ma di ciò che realmente, internamente, si è. Gli sforzi
andrebbero fatti tutti in questa direzione. Infatti, se lei si impegna a
migliorare continuamente come persona, sarà comunque sempre bene accetta
anche agli altri, ma allo stesso tempo si eviterà il peso di riflessioni
inutili e autodistruttive sul suo modo di apparire (che poi, tra l'altro,
non potrà mai capire del tutto, dal momento che non è nelle sue facoltà
essere 'esterna' a sé stessa) Vorrei inoltre ricordarle che non si
ride solo per allegria, ma anche per celare il proprio imbarazzo: poiché una
persona che arrossisce raramente ha un effetto comico, riterrei più adeguata
la spiegazione per cui gli altri che ridono intorno a lei stiano
semplicemente esorcizzando le proprie paure e insicurezze attraverso questo
mascheramento e momentaneo scambio delle parti Non pensi che chi non
arrossisce sia necessariamente più sicuro di sé e disinvolto di altri: ho
conosciuto tanti pazienti dall'aria imperturbabile che erano pieni di
complessi, insicurezze e fobie di tutti i generi. Più che a riderci su
dunque, impari a non dare importanza a queste sue manifestazioni di rossore,
a lasciar accadere senza contrastare l'espressione naturale delle sue
emozioni. Spostando la sua attenzione da sé stessa agli altri inoltre, provi
a darsi delle spiegazioni nuove su quanto accade intorno a lei
Cari saluti.
Dott.ssa
Giuliana Proietti, Ancona
PAURA DI SBAGLIARE
Sono una ragazza di 24 anni,sono sempre stata timida fin da piccola, al
punto di non
voler mai fare uno sport di gruppo per paura di sbagliare ed essere
derisa, lo stesso
vale per gli esami, a scuola temevo in modo angoscioso gli esami, paura
, rossori
,tremori..e non sono riuscita a completare l'ultimo anno e diplomarmi e
superare
queste fobie!
Gli ambienti nuovi ,la gente nuova qualsiasi situazione sociale "nuova" (
esami
,colloqui,lavoro ecc.) mi sento in ansia e inferiore,sempre con questa
paura di
sbagliare!
Anche nelle piccole cose quotidiane..mi sento osservata e giudicata da
mille
occhi,(magari neanche mi guardano );
parcheggiare la macchina ,entrare in un bar ,andare in palestra,a
lavoro,quando ho
un cliente davanti che deve effettuare un pagamento comincio a tremare!
Queste fobie non sono pero' frequenti,dipende dal mio stato d'animo e
fisico...e se
sono in compagnia soprattutto le fobie spariscono!
Diciamo anche che quando prendo confidenza con la gente anzi sono molto
estroversa,mi piace far ridere la gente e nonostante tutto so di avere
delle grandi qualita',ogni giorno lotto con me stessa ma che vita e' se sei bloccato e
non puoi
andare avanti e' come avere delle catene ai piedi e alle mani !qualcuno sa
dirmi
dove sono le chiavi vi prego??!!
Da 4 anni che soffro anche di bulimia,ed ha solo peggiorato queste fobie
sociali mi
perseguitano,non riesco a prendere le cose con leggerezza,e ovviamente
l'aspetto
fisico per me conta tantissimo.se non mi sento esteriormente a mio
agio (eccolo li
il mito della perfezione),mi sento ancora piu' inferiore!anche se sono
consapevole
che l'aspetto esteriore non e' l'unica cosa che fa di me una bella
persona(anche se
con tanti difetti!)!
sono stata da diversi psicologi,ma ho sempre abbandonato!
soffro tanto soprattutto quando famiglia e amici cari ...non comprendono e
non
accettano questi malesseri!
cosa posso fare?
vorrei sapere:potrebbe essere la bulimia ,una causa dalle fobie sociali ??
e perche' mi sento piu' sicura e non soffro di fobie sociali in compagnia
di
qualcuno ??(questo mi rende dipendente dagli altri!)
grazie e arrivederci
Cara Ventiquattrenne,
Vedo che lei è una persona abbastanza consapevole per quanto riguarda i suoi
disturbi, il che significa che le varie visite che ha fatto ai colleghi
psicologi non le sono state del tutto inutili. Ma avere consapevolezza non
significa guarire, altrimenti basterebbe leggersi un libro di psicopatologia
e si sarebbe tutti felici e contenti. Lei chiede se la bulimia è causa delle
sue fobie o viceversa. Credo viceversa. Non penso che le poche parole che le
dirò possano cambiare la situazione. lei deve consapevolmente intraprendere
un percorso e non abbandonarlo a metà. Non è vero infatti, come sa, che
tutti la guardano e la giudicano in ogni momento della sua giornata, ma nel
suo profondo di questo è convinta. Una buona psicoterapia deve toglierle
queste certezze infondate, ma intanto può aiutarsi da sola attraverso una
migliore concentrazione sui suoi comportamenti e sulle sue azioni, senza mai
pretendere da sé stessa la perfezione alla quale fa riferimento, ma facendo
semplicemente del suo meglio. Di tanto in tanto magari dia anche un'occhiata
alle persone che le sono intorno e potrà notare come anche tra loro molti le
somiglino in termini di comportamento e mostrino i segni del suo stesso
disagio. Talvolta bisogna imparare a convivere anche con le nostre
debolezze.
Cordiali saluti.
Dott. Walter
La Gatta
HO VISSUTO SEMPRE IN SOLITUDINE
Sono un 41enne che dalla adolescenza in poi ho vissuto quasi sempre in
solitudine,di questo mi vergognavo a tal punto da evitare luoghi dove avrei
potuto incontrare persone conosciute. Attualmente i miei rapporti umani
sonolimitati all'ambiente lavorativo,dove ho buoni rapporti con i colleghi e
a quello familiare d'origine.Non ho mai avuto relazioni affettive con una
donna.L'emotività, l'insicurezza , la timidezza mi hanno costretto ad una
non vita.
Questo pensiero mi angoscia perennemente, talvolta vorrei farmi male dalla
disperazione,vorrei spegnere i pensieri e cancellare la memoria di una vita
buttata via. Sarebbe meglio non nascere, Prima riempivo la vita buttandomi
nello sport,nella attività fisica.vari problemi in cui sono incappato me lo
impediscono, così non ho neanche più quello.
Gentile Quarantunenne
Stando alle statistiche, lei ha da vivere almeno il tempo che ha già
vissuto. Visto il bilancio negativo che fa della sua vita (che poi tanto
negativo non mi sembra: lavoro, sport, buone relazioni familiari e con i
colleghi... ) una buona idea potrebbe essere quella di decidere che il
suo futuro debba essere decisamente migliore del suo passato. Occorre un
atto di volontà, di coraggio. Lei ha avuto/ha dei problemi
psicologici, ma questi possono essere curati. La timidezza o la fobia
sociale non sono maledizioni divine, da subire passivamente, senza alcuna
possibilità di salvezza o di riscatto: come tutte le problematiche
psicologiche, esse possono essere affrontate e risolte, in tempi abbastanza
ragionevoli (6-18 mesi). Se lei avesse cominciato una terapia dieci anni fa,
probabilmente oggi
sarebbe già da tempo un marito e un padre soddisfatto. A quarantuno anni lei
può ancora dare una svolta decisiva alla sua vita. Non ci pensi troppo: lo
faccia.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
LA CURA MIGLIORE
Salve,sono una ragazza di 25 anni.
Soffro di fobia sociale da diversi anni.In passato ho seguito per più di
un anno cure farmacologiche,che ho poi interrotto,dopodichè mi sono
rivolta ad una psicoterapeuta.Al momento sono in cura da un anno,ma sento
che le mie condizioni non sono cambiate e lo sconforto mi sta
attanagliando.So che la cura migliore per questo tipo di ansia sia la
terapia cognitivo-comportamentale associata a farmaco,ma il mio medico si
rifiuta di prescrivermi qualsiasi farmaco.Non so che fare.Vorrei tanto
rivolgermi ad un centro specializzato che mi segua costantemente,ma qui a
Milano stranamente fin'ora non l'ho trovato..Piacerebbe anchea me
partecipare a terapie di gruppo ma non so a chi rivolgermi. Potreste
aiutarmi? Grazie
Gentilissima,
I farmaci non sempre sono indispensabili ed in molte occasioni fanno più
male che bene, dunque è per questo motivo che molti terapeuti preferiscono
evitare la loro prescrizione. Ciò detto, i farmaci non vanno demonizzati:
in molti casi essi possono essere di grande aiuto nella terapia. Non
spetta tuttavia al paziente decidere quale tipo di terapia è migliore per
il proprio caso e se è opportuno assumere farmaci. Si affidi dunque ad un
terapeuta di sua fiducia e lo segua in tutto quello che le consiglierà e
prescriverà (o non prescriverà...)
Se però, dopo un anno di terapia, come mi pare di aver capito è il suo
caso, non vede risultati concreti o miglioramenti, cominci a prendere in
considerazione l'idea di cambiare terapeuta. Non tutti i
terapeuti infatti, per quanto bravi e preparati, sono adatti a tutti
i casi, a tutti i pazienti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica
della Timidezza
SONO L'UNICO SFIGATO!
Mi chiamo sergio, ho 24 anni e abito in provincia di P...x fortuna sono
venuto a conoscenza di questo sito, così posso sfogarmi un pochino...io
vengo da una buona famiglia, i miei mi han sempre accontentato su tutto,
ho molti amici coi quali esco alla sera e cn i quali ho condiviso dei
momenti bellissimi anke se ultimamente fra di noi le cose si stanno
decisamente complicando...cmq tralasciamo questo particolare...io nn sono
mai stato felice in amore, in tutta la mia vita ho sempre trovato ragazze
false ke dicevan di apprezzarmi x quello ke ero,ma col tempo capivo sempre
ke avevan soltanto bisogno di uno skiavo ke le portasse a spasso...però nn
ho mai avuto storie vere, io alle ragazze in realtà nn son maipiaciuto,
son sempre stato preso x i fondelli; mentre le tipe + sincere dicevan
ofrasi del tipo: nn mi piaci oppure scuse del tipo: son già occupata...io
davvero nn ne posso +...oramai son anni ke gira così, io vedo tutti ke
almeno una volta nellavita son stati felici in amore, io son davvero
l'unico 24enne sfigato senza una storia ne attuale ne alle spalle...purtroppo
nn penso di esser molto attraente e ciò mi penalizza, però mi reputo un
ragazzo simpatico e generoso, o almeno è questo ke sento sempre dire di me
dai miei amici...tutti mi dicon ke prima o poi questa ragazza ke mi farà
felice arriverà, ma nn penso proprio...se in 24 anni nn l'ho ancora
trovata penso ke x il resto della mia vita sarò sempre solo e preso x
ilculo...poi le ragazze della mia età son tutte occupate in storie
durature e quindi nn molleranno mai il loro tipo x uno sfigato come me...poi
vedo ho tutti amici ke si stan x laureare in cose importanti tipo
ingegneria, medicina ecc e ciò attira...io sono un ragazzo semplice, se va
bene prenderò una laurea breve in cosa nn lo dico perchè mi vergogno...inoltre
con le tipe nn ho esperienza e quindi nn riuscirei a tenere in piedi una
storia cn una ragazza con delle storie già alle spalle...come dicevo prima
tutti i miei coetanei saran persone importanti nella vita:
medici,ingegneri ecc e troveranno quindi sicuramente felicità nella loro
vita...a me nn m'interessa diventare bill gates, montezemolo o
berlusconi...si tutti sognan cose di questo tipo, io invece ho solo
un'ambizione: vorrei trovare una ragazza seria, simpatica, sempre presente
sia nel sereno, sia nel difficile, ke sappia apprezzarmi per il ragazzo
semplice ke sono, andando ben oltre al mio aspetto fisico o alla mia
situazione finanziaria...poi un giorno vorrei sposarmi e avere dei figli...se
otterrò tutto ciò penso ke riuscirò di nuovo a sorridere come un tempo...però
x adesso son molto sfiduciato sia di me stesso ke della mia vita...ok
qualcuno dice ke x stare bene con una persona bisogna x prima cosa stare
bene con se stessi,ma io avrei una cosa da dire: io x stare bene con me
stesso e x essere sicuro di me e x apprezzare ciò ke possiedo, ho bisogno
di stare bene con qualcuna!!!!!! perchè se il mio destino è essere solo
tutta la vita, nn ho nessuno stimolo x andare avanti!!!!!!scusate il mio
sfogo ma davvero nn ce la faccio +...
Sergio
Caro Sergio,
Anzitutto grazie per questo tuo lungo sfogo, che sono sicuro interesserà
molti nostri lettori, perché non pochi si ritroveranno nelle tue parole.
Ciò che dici alla fine della lettera mi sembra giustissimo: non si può
credere in sé stessi se non si ottengono dei successi in quello che si fa,
sia esso lo studio, il lavoro, gli amici o le storie sentimentali.
Dunque... Occorre cominciare da qualche cosa, per avere il resto. Tu cosa
stai facendo, attivamente, per migliorare la tua condizione? Quali sono
gli obiettivi che vuoi raggiungere nel breve-medio periodo, per avere quei
successi che poi ti permetteranno di essere più sicuro di te? Mi sembra di
capire che stai studiando: bene, questo mi pare già importante, ma puoi
fare molto di più coltivando i tuoi altri interessi, siano essi nello
sport, nel lavoro, nell'arte, nella musica ecc.
Essere privi di iniziativa e piangersi addosso non ha alcuna utilità
pratica. Per imparare a stare bene con le ragazze, per essere interessante
ai loro occhi, occorre frequentarne tante, conoscere le amiche delle
amiche, essere pieni di contatti. E' un discorso statistico: più persone
conosci e più ne potrai trovare qualcuna adatta a te. Dunque, non
demoralizzarti, non fermarti ai primi insuccessi e soprattutto non
generalizzare: le ragazze non sono tutte uguali e non sono tutte false o
impegnate sentimentalmente con un altro. Le ragazze inoltre non piovono
dal cielo: fai il primo passo, proponiti. Non sei sicuramente l'unico
sfigato ventiquattrenne, ma sei uno dei tanti ragazzi che, per timidezza,
perdono la voglia di fare, di intraprendere, di rischiare. Come dicevamo
all'inizio, è un circolo vizioso: se non fai nulla per cambiare almeno un
po' la tua vita, tutto resterà per sempre come è. Coraggio!
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
QUANDO UN FIGLIO TIMIDO DIVENTA ANCHE VIOLENTO
mio figlio ha 7 anni compiuti, frequenta ottimamamente il secondo anno
delle elementari con risultati brillanti ma il suo problema è la
difficoltà a giocare nelgruppo di coetanei.Con me non lo dice ma con mia
moglie afferma la sua tristezza nel non riuscire a legare con gli altri
.Le maestre ci hanno fatto notare la sua insicurezza legata alla timidezza
e ci hanno informato di lievi miglioramenti.Abbiamo tentato e stiamo
tentando l'esperienza sportiva iscrivendolo a una SCUOLA-SQUADRA di rugby
locale fatta di UNDER 9.Sembra funzionare ,ma, osservandolo negli
allenamenti resta sempre ai margini del gioco pur seguendo le regole e
capendo il gioco.La cosa però piu' brutta è la sua incapacità a reagire ad
eventuali dispetti di compagni ed amici.Questa sera prima dell'allenamento
in attesa dell'allenatore tre compagni lo hanno inseguito e preso a calci
avendo capito la sua non reattività. La cosa, denunciata da mia moglie al
suo allenatore, si è conclusa secondo le regole del rugby che rifiutano
ogni tipo di violenza con le scuse davanti a tutti dei "malfattori". La
mia domanda è COME POSSO FAR CAPIRE A MIO FIGLIO CHE E' UN SUO DIRITTO
DIFENDERSI ANCHE DA CHI CREDE AMICI ?GRAZIE INFINITE
Gentilissimo genitore,
Quando un figlio è timido e non sa difendersi dai compagni, i suoi
genitori, a loro volta, non sono stati estranei a questo tipo di
atteggiamento passivo, quando erano piccoli. La timidezza infatti è molto
legata agli aspetti genetici, ma anche agli apprendimenti prodotti
dall'ambiente in cui si cresce e ai modelli sui quali i piccoli plasmano
la loro personalità. Le cose che lei vorrebbe far capire a suo figlio non
si spiegano con le parole, ma con i comportamenti, cercando di essere dei
modelli positivi, di persone magari riservate e gentili, ma comunque
sempre attente a farsi rispettare dagli altri.
Suo figlio deve anzitutto conquistare la stima di sé stesso: per farlo,
deve ricevere delle gratificazioni positive, ma non 'gratuite'. Deve
mettersi alla prova, anche su piccoli compiti a difficoltà crescente, e
capire di essere 'bravo' a fare quella determinata cosa. Nelle relazioni
sociali ad esempio si potrebbe mettere alla prova nell'andare a comprare
un giornale all'edicola da solo, nel chiedere ad un bambino sconosciuto,
incontrato per caso, se vuole giocare insieme a lui, fino ad invitare a
casa propria questi amici che tanto lo prendono in giro, magari uno alla
volta. Cercate di
aprire le porte della vostra casa, lasciate che vostro figlio possa vedere
come i suoi genitori si rapportano con gli ospiti (e possa imparare da
voi). Inoltre, fatelo partecipare a diverse attività, inseritelo in più
gruppi. Attenzione però a non buttarlo semplicemente nella mischia e
abbandonarlo al suo destino: scegliete i luoghi, i tempi, le persone,
siate favorenti, accoglienti, 'utili' per lui.
Cordiali saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
NON RIESCO PIU' A FARE L'AMORE
CON IL MIO RAGAZZO
Caro dottore,sono una ragazza di 21 anni di R.
che da 2 anni è mezzo ha una relazione fissa con un ragazzo. Prima di
conoscere lui ho sofferto per anni di disturbi alimentari ed ho
incominciato ad avere una vita sentimentale solo qualche mese prima di
conoscere il mio lui attuale.Ai tempi il mio psichiatra mi prescriveva 80
mg di fluoxetina al giorno (ne prendevo da 2 anni) e io ero molto attiva
sessualmente con il mio ragazzo, quando mi è stato dimezzato il dosaggio
ho cominciato ad evitare i rapporti sessuali e inventare scuse, nonchè a
sentirmi sempre molto stanca...Ora non prendo più quel farmaco e la
situazione è rimasta da un anno e più la stessa...Non vado più da uno
psichiatra perchè dopo anni di farmaci ho capito che non potevo continuare
così..Non riesco più a fare l'amore con il mio ragazzo tranquillamente, e
lui dice che secondo lui il problema è lui...è convinto di non piacermi
più..eppure io sono convinta che non sia questo il problema...Non so cosa
fare...non voglio passare tutta la vita prendendo farmaci per stare bene
con me stessa e con gli altri...Secondo lei potrebbe essere stata la
mancanza del farmaco a farmi reagire così?Cosa posso fare?Grazie mille in
anticipo.
Gentilissima,
Probabilmente le cose sarebbero andate allo stesso modo anche se lei non
avesse mai assunto quel farmaco. E' infatti una cosa normale, specialmente
per le donne, che vi sia una certa diminuzione della libido dopo i primi
anni di intensa passione. Questa cosa non deve spaventare, perché fa parte
della vita. Per farle un esempio 'alimentare', anche la cioccolata è molto
buona, ma se lei la mangia tutti i giorni, a pranzo e a cena, per x tempo,
finirà per non gradirla più così tanto o per averne la nausea. Ecco allora
che a questo punto interviene l'intelligenza, la creatività: si può
continuare a tenere insieme un rapporto con reciproca soddisfazione se lo
si cambia continuamente, se periodicamente si rivede il patto di coppia
che è alla base della relazione, se si adottano nuove regole, altre
abitudini, stimoli diversi. Tutto quello che all'inizio veniva spontaneo,
sulla base dell'intensa passione, ora deve essere 'costruito', sulla base
del sentimento e dell'affetto che si è stabilizzato fra di voi. Mantenere
una buona intesa sessuale è fondamentale per la durata e la qualità del
rapporto, ma perché ciò accada non c'è bisogno di prendere farmaci.
Piuttosto, occorre 'far accadere le cose'
e non 'aspettare che le cose accadano'.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
ERITROFOBIA
vorrei sapere come combattere un problema che per mè stà diventando molto
imbarazzante.. sono una agazza molto timida nelle apparenze,credo di avere
carattere, ma arrossisco per niente..anche se parlo di cose
futili,diventando rossa in un modo esagerato su tutto il viso. prima mi
capitava raramente,adesso sapendo di avere questa reazione sono sempre in
ansia, poco naturale, ho paura di arrossire ancora prima che questo
accada, con la paura che gli altri mi vedano,finendo per fare una
figuraccia. come capita sempre,purtroppo.vorrei sapere sè posso riuscire a
controllare questa cosa. magari qualche trucco che ancora non so..dato che
ho provato quasi tutto tra esercizzi di respirazione,distogliendo lo
sguado, cercando di distogliere l attenzione da mè.insomma vorrei superare
questo problema. ho pensato anche che il problema dipenda dalla mia scarsa
autostima, cosa mi consigliate? sinceramente mi sento anche in colpa a
chiedervi aiuto per un broblema che in fondo a confronto con altri è un
sciocchezza,razionalmente parlando,ma sè c è soluzione... vi ringrazio
comunque tanto.
Gentilissima,
Il suo problema ha un nome:
eritrofobia (o ereutofobia). Si tratta di una fobia perché è una paura
esagerata, ossessiva, del tutto slegata da situazioni esterne. Si
verifica a seguito dei pensieri negativi, ansiogeni che il soggetto
stesso produce. La paura di fare brutta figura, il senso di fallimento
personale che si prova durante un rossore esagerato e fuori luogo,
aumentano la paura di vivere questi momenti e così il problema si avvita
su sé stesso. Soluzioni o trucchi particolari che vadano bene per tutti
non ce ne sono: ognuno è un caso a sé. Potrebbe farle bene documentarsi,
leggere su questo argomento, allo scopo di saperne di più e rendersi
conto che non è la sola a soffrirne. Un altro consiglio è quello di
cercare di non attribuire troppa importanza al giudizio degli altri, a
tollerare questa piccola 'defailliance' personale, ammettendo per sé
stessi qualche momento di debolezza, senza per questo intaccare la
propria autostima.
Può fare dei corsi di yoga o training autogeno per imparare a
controllare le emozioni, leggere qualche libro sul pensiero positivo per
guardare alla vita con maggiore ottimismo, avere dei progetti di
medio-lungo termine sui quali concentrarsi, che la distolgano dal 'problema',
concedersi dei momenti di relax in cui rilassarsi e meditare sulla sua
vita, fare del volontariato aiutando i più deboli, intraprendere una
psicoterapia individuale o di gruppo, partecipare al nostro
Forum,
iscriversi ai nostri
gruppi di auto-aiuto,
ecc. ecc.
Come vede il problema c'è, ma ci sono anche mille soluzioni.
L'importante è non scoraggiarsi, ma cercare sempre un futuro migliore.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
PARALIZZATA DALLA
VERGOGNA
Mi chiamo Silvia e sono una ragazza di 29 anni. sono sempre stata una
ragazza molto timida, mia madre e' stata un po' apprensiva e mio padre e'
un ex alcolista che forse mi ha in passato un po'spaventato.GIA' DABAMBINA
A SCUOLA avevo il terrore al solo pensiero che la maestra pronunciasse il
mio nome,gia dall'appello diventavo rossa come un peperone ed ero come
parallizzata dalla vergogna.ANCHE adesso mi capita spesso di cambiare
lavoro perche' dopo un po'che le conoscenze si fanno piu profonde mi
prende una grande ansia ,appena incontro qualcuno,anche amici di infanzia
o parenti mi comincia a battere il cuore fortissimo anche se mi chiedono
solo come sto,divento rossissima e mi sento osservata e ingrande imbarazzo
anche perche cosi' metto a disagio anche gli altri. E da un po' ho smesso
di uscire ,non vado piu' in posti dove c'e' gente,ne nei locali, ne al
ristorante perche' anche il semplice andare a fare la spesa mi blocca.SONO
4 anni che abito sopra un bar tabacchi, non sono mai riuscita a d entrarci
una volta.VI PREGO DI DARMI UN CONSIGLIO,PERCHE' MI STO ISOLANDO
COMPLETAMENTE DA OGNI SITUAZIONE SOCIALE. mi sapete dire se soffro di
fobia sociale?GRAZIE
Cara Silvia,
Si, potrebbe trattarsi di fobia sociale. Il consiglio è di intraprendere
una psicoterapia cognitivo-comportamentale focalizzata sui sintomi. La
cosa ideale sarebbe cercare di dare poco peso a ciò che le accade e
continuare ad uscire, per resistere alla tentazione dell'isolamento, che
può sembrare una facile soluzione, mentre invece finisce per essere una
aggravante di non lieve entità.
Cari saluti e auguri
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
CHIEDO UN CONSIGLIO SULLA MIA SITUAZIONE
Mi chiamo Sara, ho 29 anni e vi chiedo se possibile un consiglio sulla
mia situazione. Sono sempre stata timida da quando ero piccola, mia mamma
e' stata un po' apprensiva e mio padre e' un ex alcolista e con i suoi
modi mi ha un po' spaventato. a scuola gia da bambina ma anche in seguito
appena una maestra o professore mi chiamava anche solo per l'appello
sentivo crescere una grande ansia 'tremore e diventavo rossa come un
peperone appena qualcuno si rivolgeva a me.adesso che la scuola e' finita
da molto lo stesso problema si ripropone sul lavoro dove appena incomincio
a lavorare in un posto dopo un po' non vedo l'ora di cambiare perche' mi
sento osservata e giudicata e ogni cosa mi imbarazza. non esco quasi piu
perche i posti affollati locali, ristoranti ma anche un semplice giro in
citta' dove posso incontrare qualcuno mi paralizza, mi fa venire un gran
disagio. quando incontro un amica per strada, un parente, un conoscente
divento subito rossa, comincio a sudare mi viene come il vuoto in testa e
perdo il controllo della situazione. potete capire come la mia vita cosi'
si sta facendo difficile e mi sta portando quasi all'isolamento. vi chiedo
un consiglio su come posso muovermi per risolvere questa situazione.grazie
mille
Gentilissima,
Il suo problema non ha nulla a che fare con
la timidezza: si tratta molto probabilmente di fobia sociale e consegente
disturbo di evitamento sociale. E' difficile che riesca a superare il
problema da sola (le consiglio una psicoterapia cognitivo-comportamentale
focalizzata sui sintomi), ma per aiutarsi da sola può fare molto.
Anzitutto leggere, documentarsi, in modo da sapere che non è sola e che il
problema può essere superato; un'altra cosa importante è confrontarsi con
gli altri. Per questo noi abbiamo aperto un
Forum
in cui i lettori possono conoscersi e darsi
dei consigli. Allo stesso modo potrebbe esserle utile partecipare ai
gruppi di auto-aiuto che stiamo organizzando in Ancona, ai
quali è possibile che partecipino persone provenienti da tutte le parti di
Italia, dal momento che ci si vede una sola volta al mese. Infine, sappia
che più evita gli altri più ingigantisce il problema. Cerchi comunque di
uscire, magari per andare a passeggio in luoghi diversi da quelli dove
incontra gente che conosce, vada al cinema, vada nei pub con luci soffuse,
ecc. Insomma: cerchi le
situazioni che preferisce, ma assolutamente eviti di chiudersi in casa.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
L'ALTRA FACCIA DELLA 'SECCHIONA'
Sono una ragazzina quasi sedicenne. sono sempre stata una persona
timida e taciturna, ma ciò non mi ha mai provocato i problemi che sento
fin da questi ultimi 2-3 anni. il mio disagio si manifesta con chiunque, a
partire dalla gente più grande di me ma sopratutto con i miei coetanei.
con questi ultimi, sento che questo mio problema non riguarda più solo la
mia timidezza. riguarda il mio sentirmi diversa,i l mio non riconoscermi
in loro, il mio rifiuto seppur non desiderato a per lo meno provare ad
integrarmi. sto sempre sulle mie, sovrapensiero, agli occhi di una
qualsiasi persona sembrerei sicuramente una che non ha interesse, una che
non vuol eessere disturbata, e così vengo "accontentata". le poche volte
che parlo sono goffa e impacciata, il che mi rende anche infantile e
stupida. non ho amici, nè un minimo di compagnia con cui uscire e
divertirmi come gli altri fanno. il mio rapporto con la scuola in sè può
sembrare ottimo dato i miei buoni risultati, d'altra parte il mio
attaccamento allo studio è così morboso che perfino i miei mi fanno notare
ciò. non so perchè lo faccio, per trovare forse un pò di autostima, per
sentirmi "invidiata", per colmare quel tempo che potrei passare in
compagnia di amici che io non ho. so solo che anch'io vorrei tanto
divertirmi e riuscire a farmi conoscere per quella che sono veramente,
perchè so essere anche solare e vivace.
Carissima sedicenne,
Essendo tu una persona minorenne, paradossalmente, non puoi ricevere
consulenza on line che possa aiutarti e quindi ci asterremo dal farlo, se
non consigliandoti di parlare dei tuoi problemi con una persona esperta
della vita, ad esempio un genitore, un insegnante o uno psicologo.
Detto questo però vorrei raccontarti di quella che in psicologia si chiama
la 'profezia che si autorealizza': se vai ad una festa pensando
che gli altri semplicemente ti sopportano, non si sa perché ti hanno invitata
e forse non avevi voglia neanche tu di andarci, tutto questo,
immancabilmente, traspare. La conseguenza è che gli altri si cominciano a
comportare nei tuoi riguardi secondo le tue aspettative.... E la profezia
si 'autorealizza'. Provando, magari sforzandosi un po', a pensare cose
positive (es. sono contenta di essere qui, adesso parlerò con quella
ragazza che mi è simpatica e alla quale sono simpatica, ecc.), ti
accorgerai che, quasi magicamente, tutto cambierà intorno a te. Provare
per credere.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
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