RIDO STUPIDAMENTE
Sono una ragazzina di prima superiore che ha
sempre avuto grandi problemi di timidezza. Ho sempre avuto pochi amici e non
sono mai riuscita a diventare simpatica all'interno della mia classe.
Purtroppo anche quest'anno nonostante i miei buoni propositi non riesco a
farmi degli amici. All'inizio ho tentato di parlare con tutti ma dato che
sono sempre nervosa e rido come una stupida adesso mi prendono un pò in giro
per i miei atteggiamenti "strani" e mi sento come la "scema del villaggio"
della mia classe. Io vorrei tanto essere diversa, meno nervosa ed impacciata
di quello che sono (aggiungo anche che ho una leggere dislessia quindi parlo
e leggo lentamente e con piccoli errori) ma non raggiungo risultati. Nessuno
dei miei compagni mi parla o mi cerca ogni tanto lo faccio io ma finisce
tutto velocemente anche perchè sono nervosa rido "stupidamente" e non faccio
buona impressione. Può darmi dei consigli? Come posso fare per essere meno
nervosa ed affrontare i compagni con meno impaccio?
Gentilissima,
Se ritieni che il tuo ridere continuamente (e a sproposito) quando sei
insieme agli altri sia un atteggiamento "stupido", il tuo cambiamento
potrebbe cominciare proprio da qui: nessuno ti obbliga infatti a ridere...
Se il riso ti serve per mascherare l'imbarazzo, prova a sostituirlo con il
sorriso, che è un comportamento molto più delicato e socialmente
apprezzabile.
Un altro consiglio: se la timidezza ti porta ad essere iperattiva e a
metterti (anche se controvoglia) al centro dell'attenzione degli altri, per
cercare di essere simpatica, prova a cambiare tattica, almeno per un po' di
tempo, e vedi se le cose vanno un po' meglio. Ti consiglierei di restare
nell'ombra quando ti senti a disagio, di tacere se non hai nulla da dire.
Meglio mostrare la propria timidezza che mascherarla con atteggiamenti che
non solo non ti permettono di stare bene con te stessa, ma che oltre tutto,
come hai visto, non piacciono nemmeno agli altri.
Cari saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
VORREI TANTO...
sono matteo un ragazzo di 20 anni, vi
scrivo per chiedervi aiuto , sento dentro di me continuamente una grande
mancanza , un continuo dolore che mi rende insoddisfatto.E' dall'eta' di 10
anni circa che sto piu male, io sono un ragazzo che dalla nascita ha avuto
dei problemi fisici alle gambe, che mi impediscono di camminare
perfettamente, comunque riesco anche da solo a farlo , ed ho anche preso la
patente da un anno.La cosa che mi ha fatto stare sempre male, e che non
riesco a vivere sereno, non sono mai riuscito a vedermi come gli altri, a
passare molto tempo fuori con i miei compagni di scuola, a crearmi delle
amicizie forti , mi sono sempre sentito in qualche modo usato. A scuola ho
sempre avuto un bel rapporto con tutti , aiutando anche molto e spesso
passavo i pomeriggi a studiare con qualche compagno e anche giocare in
compagnia. Una volta finita la scuola ogni anno mi sono sentito sempre molto
solo e all'infuori di quel ambiente non ho mai saputo farmi valere, mettermi
in gioco. Con il passare del tempo mi sono sempre chiesto cosa ce che non va
dove sbaglio. Forse il problema piu grande e' che non ho mai chiesto
espressamente di uscire insieme ai miei amici , ma mi sono sentito sempre
abbandonato o evitato. Vorrei tanto sentirmi a mio agio , con tutti ,
aprirmi e parlare delle mie paure, non passare le mie giornate da solo. Non
so come fare mi sento bloccato non mi apro facilmente, credo che se
affrontarei questi discorsi non verrei pienamente capito. Ce lo anche con me
stesso spesso vorrei camminare come tutti gli altri per vedere se qualcosa
cambierebbe. Ho conusciuto chattando in questi ultimi anni, 2 ragazze con
cui sono riuscito ad aprirmi, con la prima abbiamo perso i contatti perche'
aveva dei gravi problemi suoi , con l'altra mi sento attualmente ma anche
qui non sono contento , mi sento molto legato a lei , ma ho paura di non
essere alla sua altezza , abbiamo parlato qualche volta anche al telefono ma
non mi sono sciolto, vorrei tanto poterci passare del tempo insieme e vedere
come mi trovo , ma la distanza e anche qui qualche problema sia mio che suo
non ci hanno aiutato. Non ho mai stretto un rapporto accettabile con una
ragazza nella vita reale. Da quando guido ho cercato di uscire di piu' , di
andare a fare acquisti anche da solo , ho fatto anche un lungo periodo molto
pesante di terapia per il mio problema , che mi dato una mano a conoscere le
miei possibilita e mi ha aiutato a migliorare, ma adesso mi son fermato per
un po' , perche' non ce lo fatta mentalmente a continuare. Sono anche
iscritto all'universita' e dopo 3 anni ho dato circa 3/4 delle materie,
anche se avrei voluto dare di piu. Per finire ho da poco iniziato a studiare
chitarra, seguendo la mia passione per la musica , dove riesco a trovare un
po di forza per andare avanti.Spero che riusciate a capire qualcosina di me
da queste righe molto confuse e che potete consigliarmi nella speranza di
essere un giorno felice. Grazie
Matteo
Caro Matteo,
La felicità non è un ideale da raggiungere in un momento futuro della vita:
la felicità è qualcosa che si può provare in qualsiasi momento, se si riesce
a coglierla. Tu purtroppo hai avuto questo problema alle gambe, Matteo, ma
non credere che tutti quelli che camminano bene siano felici: prova a
leggere in questo sito quante persone non si sentono felici, pur avendo la
possibilità di camminare speditamente, senza problemi. E allora Matteo,
prova a godere dei momenti sereni della vita, senza pensare continuamente a
ciò che non hai, o al tuo sentirti diverso. La felicità la si può
chiaramente provare nei momenti in cui si riesce a fare ciò che ci piace, o
quando si raggiungono gli obiettivi che ci si era dati. Poiché, da quello
che racconti, tu spesso hai modo di fare ciò che ti piace (chattare, suonare
la chitarra, guidare la macchina, ecc.) ed hai anche raggiunto molti
obiettivi (diploma, università, patente, ecc.), se ne può dedurre che il
problema non riguarda la tua vita, ma il tuo modo di vivere, di giudicare il
mondo, di giudicare te stesso.
Sicuramente il problema fisico avrà le sue influenze, ma probabilmente è il
tuo carattere che tende verso la malinconia: il consiglio quindi è quello di
pensare di meno a ciò che non hai e di più a quello che hai. Soprattutto
impara a godere pienamente per quello che riesci a conquistarti con le tue
sole forze e capacità.
Dr. Walter La Gatta
ERITROFOBIA E FARMACI
Sono una ragazza di 26 anni e da diverso
tempo ho un problema che va sotto il nome di eritrifobia, che purtroppo nn
riesco a risolvere.Ho preso per un anno psicoformaci ( efexor ) che si mi ha
aiutato a stare meglio con l'ansia e il problema del rossore.
Contemporanemente ho fatto anche psicoterapia che purtroppo non ha dato
pochi risultati. Adesso a distenza di un anno e mezzo ho deciso di
sospendere con il farmaco ( chiaramente sotto controllo medico) e noto da
diverso tempo ormai che i fenomeni di rossore sono ricominciati. Questa cosa
mi preoccupa perchè secondo il mio medico devo continuare a prendere
psicofarmaci ma io non sono disposta a farlo.Mi sono rivolts a un bravo
psicoterapeuta ma non so perchè non ci sono stati risultati.Secondo lei una
persona eritrifobica deve prendere psicoformaci a vita?
Gentilisisma,
Come ha visto, il farmaco ha attenuato il sintomo, ma non ha risolto il
problema di fondo. Il problema di fondo consiste nell'imparare a convivere
con queste manifestazioni del proprio corpo, non considerandole più un
problema e non essendone più spaventati. Meno paura, meno agitazione, le può
far bene tanto quanto uno psicofarmaco, e forse di più, nell'attuare i
sintomi dell'eritrofobia. Se invece lei ambisce a diventare una persona
completamente diversa nel suo modo di esprimere le emozioni, credo che
nessuna psicoterapia potrà, purtroppo, portarla ai risultati sperati.
Dr. Walter La Gatta
UN CONSIGLIO PER STARE MEGLIO
salve,sono una ragazza di 24 anni e da uno
soffro di ansia e attacchi di panico. fino a circa un mese fa non pensavo
fosse un problema, riuscivo a controllarmi e a vivere "normalmente".ma ora
sento una continua ed incessante paura di sentirmi male, non esco di casa,
non riesco a prendere l'autobus e neanche a fare la spesa. mi sento in colpa
perchè "costringo" il mio ragazzo a provvedere a me (anche se lui non me lo
fa pesare), mi sento in una prigione costruita da me stessa....ho paura a
parlarne con i miei genitori, non voglio farli preoccupare.sono stanca di
questo non vivere,anche la cosa più semplice è diventata per me un ostacolo
insormontabile. sento forte il mio disagio, soprattutto perchè non riesco a
gestirmi più.so che dovrei probabilmente iniziare una terapia, ma essendo
una povera studentessa che arriva a stento alla fine del mese, non saprei
davvero come fare.le chiedo solo di darmi un consiglio, per riuscire a fare
un piccolo passo da sola.
Gentilissima,
A volte basta cercare di guardare le cose da altre prospettive per sentirsi
meno coinvolti e meno stressati. Provi a leggere un libro di auto-aiuto, che
potrà sicuramente fornirle molti suggerimenti.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
RAGAZZO CONFUSO
Sono un ragazzo di 15 anni e ho 1 problema che mi disagia molto. All'età di
11 anni 1 mio amico di cui mi fidavo di 1 anno in + mi a spiegato in cosa
consisteva la masturbazione maschile; la cosa mi affascinava perchè era 1
cosa nuova per me. Il punto è che questo mio amico mi disse di provare su di
lui questa cosa nuova dicendomi che andava tutto bene ed era 1 cosa normale
solo di prova. La cosa però è andava avanti e nn so il perchè è riuscito a
farmi entrare in testa la convinzione che su di lui fosse 1 cosa normale e
lo facevamo solo così x gioco tanto x fare e nel frattempo se ne
approfittava della mia ingenuità usandomi. Mi ha fatto fare anche cose oltre
la semplice masturbazione che non avrei mai fatto e non sò il motivo l'ho
fatto anche se so in cuor mio che non lo farei mai e non mi rendevo conto
che stavo sbagliando e non so il perchè di questa cosa. Il fatto è andato
avanti x 3 anni e l'anno scorso il mio migliore amico se ne andato e mi
dissi che non l'avrei fatto + perchè avevo capito di aver sbagliato; ma
inspiegabilmente mi convinse 1 altra volta e quella fu l'ultima perchè a
distanza di 1 anno sono ancora qui che mi chiedo il perchè sono stato cosi
debole e perchè lo fatto...ne risente molto la mia autostima e ogni giorno
queata cosa ricade sulla mia coscenza turbandomi in 1 modo assurdo ogni
singolo giorno.Non so che fare e non ne posso + perchè io so di non essere
trans ma lui mi ha abbindolato da piccolo facendomi credere x 3 anni che era
1 cosa normale.Vi prego aiutatemi e ditemi come devo fare x tornare a
sentirmi bene con me stesso perchè me lo prto dentreo da tanto e non tiesco
a dirlo a nessuno.Siete la mia unica speranza ditemi come devo fare x
dimenticare la cosa in modo da non pensarci mai +....grazie mille ragazzo
confuso
Caro ragazzo confuso,
Comprendo benissimo il tuo dolore per essere stato manipolato dal tuo
migliore amico, che ha così tradito la fiducia che in genere si ripone
nell'amicizia. Comprendo anche la tua necessità di uscire da questo stato di
confusione, ma non è facile aiutarti soltanto con una lettera. Il tuo
bisogno primario è quello di poter parlare di questi episodi e di poter
uscire così da questo muto senso di colpa che ti avvolge e del quale non
porti certo la responsabilità. Sei stato soltanto, come tu dici,
abbindolato, approfittando della tua giovanissima età e della tua fiducia
nell'amicizia. Per poter risolvere pienamente il tuo disagio sarebbe utile
che tu ne potessi parlare con uno psicologo, direttamente. Se nella tua
città ci fosse un Consultorio dove, telefonando prima, potessi fissare un
colloquio con uno psicologo, magari anche in forma anonima, credo che questa
sarebbe la migliore soluzione possibile.
Altrimenti, come avrai visto nel sito, noi diamo consulenza telefonica
gratuita il giovedì: se non risolvi in altro modo, prova a telefonare.
Infine, poiché come tu dici è già passato un anno dall'ultima volta che ciò
è accaduto, vorrei incoraggiarti a tenere duro e a non cedere più, per
nessun motivo, ad alcuna richiesta di quel genere.
Ciao.
Dr. Walter La Gatta
VIVO NEL TERRORE
Sono una studentessa disperata! Ho 21 anni e
frequento .... Sono sempre
stata molto timida. Fin da piccolissima.Ma fino
all'età di 13-14 sono riuscita a controllare il manifestarsi del mio
disagio.
Mi bastava concentrarmi su ciò che stavo facendo e tutto passava.
Crescendo questa capacità è scomparsa.
Attualmente sono disperata perchè tra mesi dovrò laurearmi e non sono in
grado di parlare in pubblico nè tanto meno di tenere un microfono in mano.
Inizio a tremare come una foglia e la bocca si asciuga terribilmente.
Durante i laboratori all'università vivo nel terrore più totale ogni volta
che bisogna impugnare una pipetta di fronte agli altri nonostante il gesto
di per sè sia davveo molto semplice e non ci sia nulla di cui preoccuparsi.
Sono arrivata a bere litri di camomilla prima di andare,mischiandoli ad un
ansiolitico rubato a mio padre,il frontal.
Nonostante questo la mia vita è seminormale. Ci sono
alcune situazioni imbarazzanti che al contrario supero brillantemente.
Allora la mia domanda è:esiste una cura in grado di limitare in modo mirato
le reazioni fisiche del disagio?
Esiste un farmaco da prendere il giorno della mia laurea per non svenire
davanti a tutti??
VI PREGO,RISPONDETE
Gentilissima,
Certo che esiste un farmaco che può aiutarla a tenere a bada l'ansia: se ne
può far prescrivere uno adatto a lei e alle circostanze che deve affrontare dal suo medico di
base (senza dover più sottrarre medicinali a suo padre, anche perché non
è detto che quello che è indicato per lui vada bene anche per lei...)
Detto questo, le consiglierei di imparare a gestire meglio le sue emozioni
apprendendo una tecnica di rilassamento, come il training autogeno, per non
diventare dipendente dai farmaci, anche se usati solo nelle "grandi
occasioni".
Cordiali saluti e in bocca al lupo per gli esami!
Dr. Walter La Gatta - Ancona
ARROSSIRE IN CIRCOSTANZE ASSURDE
è da un anno e mezzo circa, cioè da quando ho iniziato l'università, che
mi capita di arrossire in circostanze assurde e immotivate; per esempio una
volta mi è capitato di diventare rossa quando un mio amico ormai da tempo
per cui non provo niente fuorchè un sentimento d'amicizia, mi ha salutato;
oppure mi è successo anche quando una ragazza mi ha chiesto un'informazione.
non capisco perchè mi succede, anche perchè sono sempre stata abbastanza
insicura ma non a tal punto da arrossire anche quando non c'è nessun motivo
per farlo. a volte il rossore è talmente immotivato che sono gli altri a
dirmi che sono diventata rossa perchè io non mi sento per niente
imbarazzata.
la prego di aiutarmi, grazie
S.
Gentilissima,
Il rossore immotivato che lei descrive si presenta quando si
è sviluppata una fobia al rossore, che in termini scientifici si chiama
ereutofobia, o eritrofobia. Quando l'esperienza di arrossire viene vissuta
particolarmente male, con grande disagio e difficoltà, è talmente grande la
paura di potersi trovare di nuovo in tale situazione che si dà vita ad
un'ansia anticipatoria, la quale attiva le reazioni fisiologiche
(sudorazione, palpitazioni, fame d'aria ecc.) prima ancora che lo stimolo
minaccioso si presenti. In questo stato di eccessiva attivazione
dell'organismo basta veramente pochissimo per produrre il rossore, anche
quando lo stimolo è considerato dal soggetto assolutamente gestibile. In
conclusione, per ridurre il fenomeno, lei dovrebbe cercare di evitare questo
stato di eccessiva attivazione dell'organismo, già prima che lo stimolo le
si presenti. Credo che un/a collega psicologo potrebbe efficacemente
aiutarla.
Cordialmente.
Dr. Walter La Gatta - Ancona
NON MI MANCA NULLA
sono una donna di 34 anni alla quale apparentemente non manca veramente
nulla. Sono soddisfatta di me e della mia vita in quasi tutte le cose che
reputo importanti. Perché vi scrivo? Innanzi tutto per dirvi che se oggi
posso affermare questo è perché per arrivarci ho dovuto combattere e
sopportare sofferenze incredibili. Inoltre ho un blocco psicologico molto
forte, legato alla figura maschile che non riesco tuttora a sconfiggere e
che mi rende molto infelice. La mia vita è stata un po’ una “soap opera”. I
miei genitori dopo 2 anni di matrimonio fra litigi e botte si sono separati
e io sono diventata l’oggetto di contesa della coppia. Mia madre ha
rinunciato a me e io sono stata portata in un’altra città molto lontana dove
ho vissuto con mio padre e la sua famiglia per 8 anni. Mia madre nel mentre
si è risposata è ha avuto un’altro figlio e io non la vedevo praticamente
mai. Mio padre dopo un po’, stufo di dover sacrificare la sua vita a me, mi
manda a vivere dai genitori di mia madre facendola passare come “idea
mia”... (i bambini a quell’età sono molto influenzabili). Dopo poco anche
lui incontra una donna con cui fa un figlio e io mi ritrovo a 10 anni, senza
genitori, in un posto sconosciuto a dover ricominciare di nuovo la mia vita
da zero. Questa ulteriore “mazzata” è quella che io credo mi abbia fatto più
male di tutte (quella casa anche dopo più di 20 anni è un incubo
ricorrente). Ho passato 3 anni in quasi completo isolamento, senza amici e
incapace di interagire con i miei coetanei. All’età di 13 anni sono esplosa
e dopo vari tentativi falliti per tornare a vivere con i miei, loro decisero
che ero ingestibile e mi mandarono in collegio. A 15 anni, quando tutte le
ragazze normali della mia età si innamoravano e pensavano solo ai vestiti e
ai bei ragazzi, io ero sull’orlo del suicidio. I ragazzi non li guardavo
nemmeno e se qualcuno si avvicinava automaticamente mi repelleva e lo
allontanavo. Solo con uno sono riuscita ad avere qualche esperienza ma dopo
poco mi sono di nuovo trasferita nella città dove attualmente vivo, nella
quale ho compiuto gli studi dopo il liceo. Fortunatamente sono stata dotata
di un carattere molto forte e di un’intelligenza e di un talento non comuni.
Ho sempre avuto chiaro quali fossero i miei interessi e i miei obiettivi
nello studio e nel lavoro. Questi per anni sono stati l’unica mia valvola di
sfogo perché gli unici ambiti dove sapevo di valere e capace quindi di farmi
valere. Sono riuscita benissimo negli studi e non ho tanto faticato ad
affermarmi nel lavoro ma ero sola, profondamente. Sono caduta per 6 anni in
una setta religiosa, che oltre ad aver sopperito alla alla mancanza della
mia famiglia, giustificava il non dover avere più di tanto rapporti con
l’altro sesso. All’età di 23 anni (età in cui sono entrata nel mondo del
lavoro) sono di nuovo esplosa. Ho cambiato completamente amici, ho
cominciato ad interessarmi di più all’altro sesso e ho passato 2 anni tra
party sfrenati e droghe. Solo la consapevolezza dell’essere completamente
sola e la soddisfazione di essere riuscita a fare il lavoro che volevo mi ha
salvato dal finire in cose veramente brutte. Ho abbandonato di punto in
bianco questi “compagni di merende” e mi sono ritrovata nuovamente sola. I
rapporti con la famiglia erano sempre più tesi e nonostante fossi una bella
ragazza non riuscivo mai ad avere l’attenzione di chi mi piaceva anche
perché non ci provavo minimamente e di fronte a loro ero completamente
bloccata. A 25 anni mi sono di nuovo ritrovata sull’orlo del suicidio e ho
deciso di entrare in terapia. Ho fatto 1 anno circa di analisi con un
terapeuta con il quale ho risolto molte cose soprattutto legate alla
consapevolezza di ciò che avevo vissuto in “famiglia”. Per anni sono stata
nel senso di colpa credendo di essere io la causa dell’essere stata
abbandonata. A 27 anni sono riuscita per la prima volta ad avere una
relazione completa con un uomo e ho definitivamente interrotto i rapporti
con mio padre, col quale tutt’ora non parlo. Da li in poi sono successe
tante cose che sarebbe troppo lungo raccontare nel dettaglio. Ho avuto una
serie di relazioni più o meno brevi, ho conosciuto tantissime persone e
fatto tante esperienze, belle e brutte. A 29 anni ho incontrato quello che è
stato l’unico vero fidanzato che ho avuto in vita mia. Dopo 3 anni con lui
per motivi di incompatibilità mi sono trovata nuovamente sola e ho avuto di
nuovo bisogno di andare in terapia. Adesso sono single ma con tanti amici,
una vita professionale soddisfacente e un amante molto più giovane di me.
Voi direte, ma che ti manca? In effetti apparentemente nulla, ma dentro di
me ho una tristezza immensa. Innanzi tutto ho il rimorso di aver cominciato
così tardi a vivere e non essendo più giovanissima ho il terrore che il
tempo passi senza riuscire a trovare l’amore e a farmi una famiglia. In più
continuo ad avere molta difficoltà con l’altro sesso, motivo per cui i miei
rapporti sono sempre stati con persone culturalmente molto inferiori a me e
che più di tanto non ho dovuto corteggiare per avere. Un anno fa circa ho
letto un libro sulle fobie sociali e ho capito molte cose, come il perché
per lasciarmi andare devo bere o drogarmi. Purtroppo avendo da poco iniziato
un’attività in proprio la mia situazione economica è molto cambiata, so che
avrei ancora bisogno di aiuto ma non posso permettermelo. Avete qualche
consiglio da darmi? Spero proprio di si.
Con affetto.
Gentilissima,
Non è vero che non le manca nulla: le manca l'affetto! Colpisce infatti
molto la chiusura della sua lettera, il bisogno che dimostra di dare e
ricevere affetto. Ci saluta "con affetto" anche se non ci conosciamo, anche
se il rapporto, seppure virtuale, è di tipo professionale e non amicale.
Evidentemente è questo il nodo centrale del suo malessere: gli uomini di cui
si è circondata sono state solo delle presenze che hanno colmato la sua
solitudine, ma non il suo intenso bisogno di amore. Dopo un'esperienza
familiare catastrofica come quella che ha descritto è evidente che lei ha
paura di essere tradita e abbandonata come le è successo in passato e per
questo non ha mai cercato di trovare una persona di cui potersi innamorare
davvero. Questi surrogati d'amore che si è di volta in volta procurata le
hanno dato poco, ma poco l'hanno fatta rischiare a livello sentimentale. In
questo modo ha investito tutto sul lavoro e la carriera professionale e poco
o niente sulla vita familiare. Credo invece che solo trovando una persona
che realmente meriti il suo amore e dando vita ad una famiglia completamente
diversa da quella sperimentata, riuscirà finalmente a mettere una pietra sul
passato e soprattutto a fare la cosa più difficile di tutte: perdonare.
Cari saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta Ancona
ANSIA SOCIALE
Buongiorno, innanzitutto complimenti per l'architettura e i contenuti del
sito. Lo trovo molto chiaro e utile. Sono una ragazza di 27 anni e soffro di
ansia sociale. Sono alla mia prima esperienza lavorativa (front office) e da
4 mesi ormai ho sviluppato un po' di capacità comunicative. Riesco ad essere
gentile ed empatica anche se a volte mi agito perchè sono timida e insicura
(avevo difficoltà a rispondere al telefono!!).
Nella vita sociale non ho amici, soltanto una ragazza con cui mi vedo nei
week end e con cui riesco ad essere me stessa. Per fare esperienze nuove
dopo la laurea ho fatto uno stage all'estero di 4 mesi, dove sono riuscita a
legare con diverse persone che però ora non frequento più. Sono poi andata a
Firenze a seguire un corso attinente al mio percorso di studi. Qui sono
riuscita a stringere nuove amicizie anche se con difficoltà (balbetto,
arrossisco mi geno...mi isolo e taccio ecc.).
Mi sono resa conto che i ragazzi che incontro e con cui vorrei instaurare
una relazione, quando vedono che non ho una compagnia e trascorro molto
tempo da sola, mi giudicano strana e si allontanano. Se ne vanno anche
perchè io non riesco a farmi conoscere subito, sono tanto chiusa e per
niente spigliata. Per questo forse temono la noia nel rapporto. Io
faticherei ad uscire con gli amici del mio ragazzo, sarei troppo impacciata
(specie se si tratta di cene e pub).
Sempre per cercare di cambiare la mia situazione mi sono iscritta ad un
corso di ,,,. Ho così proposto ad una persona che conoscevo poco di
seguire il corso insieme. Tutto ciò per dire che sto lottando con molta
fatica per espormi e migliorare. Una sera sono uscita con l'amica del corso
ed ho notato che lei ha un sacco di amici. E' spigliata e felice. Io, al
contrario, non ho il senso dell'umorismo, sono cupa, triste. Se mi trovassi
in mezzo ad una compagnia di amici mi calerei in disparte nel silenzio...questa
sono io. Come faccio ad esseer rilassata e spensierata se il disagio mi
assale, l'angoscia mi attanaglia e viene a ricordarmi che io sono diversa?
Mi sento cattiva, invidiosa, arida, ferita...sento di essere sola e di non
meritare in fondo una vita sociale normale. Tuttavia sento che è proprio
quello che mi manca per sentirmi felice...essere integrata, accettata e
amata. Come si fa concretamente a essere aperti e a trasmettere cose
positive? Spero che possa aiutarmi! Grazie
Sara
Cara Sara,
Si fa esattamente come lei sta facendo: cercando di sforzarsi per superare
il proprio carattere solitario e poco socievole. Le faccio i complimenti per
tutto quello che ha fatto e sta facendo e spero che possa essere di esempio
per i nostri lettori. Credo tuttavia che lei abbia bisogno anche di
affrontare un percorso psicoterapeutico perché occorrerebbe capire dove
nasce tutta questa aggressività che lei prova nei confronti di sé stessa, da
cosa si originano questi sensi di colpa e di inadeguatezza che così bene
descrive nella lettera: quasi sicuramente potrebbe esservi una spiegazione
legata ai primi rapporti interpersonali da lei stabiliti nell'infanzia.
Cari saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta - Ancona
ESSERE BRILLANTI
mi chiamo Sandro e vorrei sapere se si può imparare a essere brillanti.
Ritengo di avere tante qualità da offrire alle persone che conosco ma ho
capito che la simpatia, la conversazione brillante e l' "essere svegli" ci
da una possibilità in più per stare in mezzo agli altri e stringere rapporti
di maggiore solidità. Ho sperimentato con grande amarezza e frustrazione che
alcuni miei amici e conoscenti hanno una grande capacità comunicativa e
producono argomenti che intrattengono gli altri, argomenti divertenti che
catturano la simpatia altrui e danno la possibilità di spianarsi la strada
per creare forti alleanze. Più passa il tempo e più cerco di cambiare ma
sento che mi manca quella "base mentale" che permette di sfornare cose
originali e divertenti. Come posso imparare ? O almeno come posso iniziare
un percorso per acquisire nuove conoscenze e consapevolezza da cui partire ?
Comunque sono consapevole del fatto che il carattere di un individuo non può
essere cambiato ma solo un pò modificato. Io sarei capace di qualsiasi
sforzo se ci fosse un pò di speranza.
Ringrazio per l'attenzione e saluto cordialmente.
Gentilissimo,
Riprendo le sue parole "sono consapevole del fatto che il
carattere di un individuo non può essere cambiato ma solo un pò modificato".
Lei non può cambiare totalmente se stesso, ma può certamente
migliorare le sue abilità sociali. In attesa di rivolgersi ad uno
specialista, provi prima ad aiutarsi da solo, imparando
ed emulando chi è più abile di lei. Visto che conosce
persone tanto spiritose, originali e divertenti, non c'è bisogno di guardare
troppo lontano: si ispiri ai loro discorsi, copi le loro battute
(magari sforzandosi di personalizzarle un po') ed i loro
atteggiamenti. Piano piano si sentirà più sicuro nella parte della persona
brillante e vedrà che le idee le verranno spontaneamente, senza fare
riferimento ad altri.
Cordialmente.
Dr. Walter La Gatta - Ancona
IN DUE PAROLE HO LA FOBIA SOCIALE
Vorrei capire xkè con le persone, amici o conoscenti ho paura ad andare
oltre il saluto, xkè mi spaventa affrontare la conversazione con queste
persone dove magari non saprei cosa dire o rispondere alle loro domande; e
dunque ho un atteggiamento del tutto schivo nei loro confronti quando invece
mi piacerebbe essere più socievole con loro. Grazie
La motivazione è che lei soffre probabilmente di un disturboi di ansia
sociale. Per riuscire a stare meglio con gli altri bisogna avere un
repertorio di azioni, discorsi, atteggiamenti collaudati ed efficaci, che la
possano aiutare nei momenti in cui si sente in difficoltà.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
VORREI CAPIRE PERCHE' SONO POCO SOCIEVOLE
Vorrei capire xkè con le persone, amici o conoscenti ho paura ad andare
oltre il saluto, xkè mi spaventa affrontare la conversazione con queste
persone dove magari non saprei cosa dire o rispondere alle loro domande; e
dunque ho un atteggiamento del tutto schivo nei loro confronti quando invece
mi piacerebbe essere più socievole con loro. Grazie
La motivazione è che lei soffre probabilmente di un disturboi di ansia
sociale. Per riuscire a stare meglio con gli altri bisogna avere un
repertorio di azioni, discorsi, atteggiamenti collaudati ed efficaci, che la
possano aiutare nei momenti in cui si sente in difficoltà.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ESISTE UN FARMACO CONTRO LA TIMIDEZZA?
Vorrei sapere se esiste quache farmaco contro la timidezza,essendo che
ho 45 anni faccio fatica a stare in mezzo alla gente, sia sul lavoro che nei
posti pubblici,e se mi sento osservato divento rosso. Ho 45 anni ma con
questo problema ne dimostro molti di meno.grazie
La risposta è molto semplice: no, non esiste. Se però diventare rosso la fa
sentire più giovane, provi a considerarlo come un elemento positivo della
sua vita... Ci riesce? :-)
Scherzarci su le farà senz'altro bene.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
LA FOBIA DEI PIEDI
Per essere brevi, ho una fobia che riscontro poco in giro , e della
quale non sono riuscito a capirne i motivi . Ho la fobia dei piedi, sia miei
che delle mie partner .La sola vista mi innoridisce e non parliamo neanche
del contatto. La mia vita sessuale è buona solo se posso far l'amore
tenedomi le calze, e solo se non vengo minimamnete a contatto con i piedi (
ed in particolare le dita dei piedi ) del mio partner . Non vi è nessun
avvenimento particolare della mia infanzia al quale posso legare la mia
fobia .Vorrei sapere se esitono studi al riguardo e se è correlata con
qualche disfunzione.La ringrazio anticipatamnete Bear
Per essere altrettanto brevi, caro Bear, se fosse tutto così semplice,
non ci sarebbe certo bisogno degli psicologi... La sua fobia è infatti quasi
sicuramente legata a situazioni che lei ha vissuto nell'infanzia e per
escludere del tutto questa possibilità occorerebbe quanto meno analizzarla
con attenzione durante una psicoterapia mirata sul sintomo.
La fobia che lei lamenta viene descritta in letteratura come "podofobia":
non mi risulta sia molto diffusa, o almeno non tanto quanto la "podofilia"
che è invece l'attrazione per i piedi, specialmente femminili, considerata
una forma di feticismo.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta - Ancona
CE L'HO QUASI FATTA A SUPERARE LA TIMIDEZZA
Caro dottore leggo sempre lettere che le vengono inviate e molte volte
mi sembra di vedere in quelle righe me stesso, con tutte le mie ansie e le
mie paure, fortunatamente sto riuscendo, piano piano, a riemergere da questa
mia fobia sociale. Una grande svolta l'ho avuta tre anni fa con l'iscrizione
all'università, dove non conoscendo nessuno ho dovuto per forza di cose
farmi avanti, ma questa volta le persone che ho voluto conoscere differivano
di molto da quelle fino allora da me frequentate, mi spiego meglio, prima di
raggiungere l'università tendevo a socializzare con delle persone che
caratterialmente mi somigliavano ovvero timide, riservate e molto profonde,
per intenderci quel tipo di persone con cui si preferisce parlare di
argomenti seri, piuttosto che di una qualsiasi "scemenza", ecco io arrivato
all'università conscio del fatto che nessuno mi conosceva ho indossato una
"maschera", si ha letto bene dottore una maschera, difatti per una persona
profonda come me per relazionarmi con queste persone superficiali (che
occhio e croce saranno il 90% della popolazione italiana) debbo sforzarmi
nel parlare di "scemenze", quando in realtà preferirei parlare di tutt'altro,
questo però io l'ho fatto solo per un motivo, studiarli, oddio sembra brutta
come parola ma almeno inizialmente era così, infatti col passare del tempo
con alcune di queste persone ho stretto un forte legame d'amicizia e ho
scoperto non essere persone superficiali come immaginavo, anzi uno in
particolare una volta rivelatogli i miei problemi a socializzare mi ha aiuto
sia in modo volontario (mettendomi al centro di discussioni) che
involontario, infatti ho diciamo assunto molti dei suoi modi di atteggiarsi,
di raccontare le cose e sopratutto di relazionarsi con persone mai viste
prima, ebbene si ho copiato, ma non me ne vergogno anche perché mi sono reso
conto che le persone copiano continuamente e inconsciamente i modi di fare
vincenti, poi ho capito anche di cosa parlare con gli altri, infatti mi sono
reso conto che parlando di argomenti seri le persone (sopratutto se
conosciute da poco) tendono ad annoiarsi e a dare poco importanza
all'interlocutore, una volta appurato di dover evitare discorsi
eccessivamente seri o che vanno troppo nello specifico di mie passioni, mi
sono chiesto di cosa debbo parlare? la risposta per me arriva tramite la
persona con cui mi devo relazionare, infatti bisogna intuire i gusti della
persona o comunque sondare il "terreno" tramite domande non eccessivamente
dirette, ma a mio parere l'analisi della persona è fondamentale, infatti da
un'occhiata la si può "inquadrare".Ecco, ora dette così queste cose sono
molto banali, ma non è vero! io le ho imparate imitando gli altri! anche
perché a me queste cose prima non mi sono mai venute in modo spontaneo, ora
riesco a maneggiare queste capacità con maggiore destrezza, ma prima di
arrivarci ho dovuto fare molta pratica, sbagliando anche molto e qui
arriviamo difronte all'altro problema del mio carattere (i problemi come si
dice non arrivano mai soli) sono molto permaloso non accetto le critiche
degli altri e mi sento a disagio quando me ne vengono fatte, incidendo sulla
mia capacità comunicativa portandomi ad un totale black-out, anche qua ho
posto un "rimedio", esternalizzando la critica, ovvero provo a portarla
fuori da me come se in quel momento la critica non mi riguardasse, anzi
provo a scherzarci sopra prendendomi in giro da solo rimarcando così il
difetto o la presa in giro che mi viene fatta, da una parte questo spiazza
chi ti sta davanti ma dall'altra le fa pensare che hai un forte senso di
autoironia, cosa che ho visto essere apprezzata, anche perchè in fondo mi
sono reso conto che il 99% delle critiche che mi vengono fatte sono
assolutamente superficiali e stupide e quindi non vedo perchè dovrei farmele
pesare così tanto addosso fino a sentirmi male!Passiamo al capitolo
successivo ragazze!! devo dire la verità anche su questo campo ho trovato
molte difficoltà inizialmente ne ero quasi spaventato! giuro non riuscivo a
dire più di un ciao, forse anche perché le vedevo solo come un'oggetto
sessuale e niente più, ora invece se devo parlare con una ragazza non ci
vado con l'intenzione di "provarci", ma con l'idea di farmela amica, questo
"stato mentale" differente mi ha aiutato tantissimo, infatti quest'estate
sono riuscito a parlare da solo tutta la sera con una ragazza che avevo
conosciuto il pomeriggio e devo dire che mi sono trovato benissimo a
parlarci, anzi ho trovato con lei anche un certo feeling cosa che devo dire
la veità non mi era mai capitata prima con una ragazza, dottore le devo dire
la verità per me questa è stata una grande conquista, anche perché una volta
superato questo scoglio iniziale e tornato all'università non ho più evitato
i rapporti con le ragazze anzi adesso come adesso , seppur con un po' di
difficoltà, sono io a cercarli.Lo so questi sono sicuramente ottimi
risultati, ma la strada è da percorrere è ancora molto lunga, per una totale
liberazione da questa fobia, difatti ancora oggi mi capita di ritrovarmi in
quelle situazioni di black-out sociali sopra citati ma sicuramente con
minore frequenza rispetto a prima, di certo ora come ora tendo ad analizzare
e a capire ciò che mi ha imbarazzato, per fare si che la volta seguente in
cui mi ritroverò nella stessa situazione sarò preparato ad affrontarlo.Come
oramai avrà intuito dal tono di questa lettera, essa non vuole essere una
richiesta d'aiuto ma un incitamento a tutti quelli che sono come me a non
farsi schiacciare da un mostro immaginario che sta solo nella nostra testa,
ecco perché le chiedo di pubblicarla e di farla leggere ai frequentatori del
blog.Grazie. Riccardo.
Caro Riccardo,
Pubblico la sua lettera con molto piacere, perché penso che la sua
esperienza possa essere di esempio agli altri frequentatori del Sito, oltre
che per dimostrare che i consigli relativi alle abilità sociali che vengono
dati in questa isola del Web chiamata Clinica della Timidezza non sono delle
chimere irrealizzabili, ma degli spunti che ciascuno, con intelligenza e
buona volontà (come ha dimostrato il nostro lettore), può fare propri,
applicandoli con successo al suo stile di personalità e di vita. Grazie
Riccardo per la sua testimonianza e... Ci tenga informati sui suoi ulteriori
progressi.
Cordiali saluti.
Dr, Walter La Gatta
COSA POSSO FARE DI PIU'?
Sono mamma di un bambino di 5 anni e dall'inizio della scuola materna ha
mostrato subito la sua difficoltà a parlare con i bambini e con le
insegnanti.Ora giunti al terzo anno di asilo, il bambino non è ancora
riuscito a superare il suo problema, gioca tranquillamente ma non comunica
verbalmente.. ho richiesto la consulenza nella mia zona di uno
neuropsichiatra infantile, che però ad oggi ancora non lo ha visitato.La mia
paura di mamma è l'ingresso alla scuola elementare.. dove potrebbe essere
additato per il bambino che non parla, e creare in lui ulteriore ansia.a
casa e con il nucleo dei familiari eamici a noi consueto il bambino è
normalissimo.Con i compagni incontrati anche soloper strada si ammutolisce
immediatamente serrando le labbra quasi con forza.Ho provato a portare a
casa un bambino della sua scuola per vedere se nel suo ambiente il bambino
comunica, ma il risultato è stato di giocare.. si ma di comunicare con il
bambino attraverso di me, cioè mio figlo parlava nel mio orecchio per dirmi
ciò che dovevo dire al bambino, suo compagno.Ora mi chiedevo faccio bene a
portare il suo problema a casa o allargo la sede della sua ansia?Mi muovo in
modo corretto?Le insegnanti mi dicono che a scuola non da alcun problema di
carenze a livello di lavoro scritto e disegnato, ha un'ottima cognizione di
quello che deve fare e lavora con impegno, senza però comunque verbalizzare.Ammetto
che prima di riconoscere questo problema a mio figlio insistevo dicendogli
di parlare a scuola.. ora ho notato che ottengo forse qualcosa in più
lodando i suoi progressi invece che i suoi demeriti. Mi spiego meglio .. sto
lavorando sulla sua autostima facendolo sentire grande pari a noi, cioè
lodandolo perchè si veste da solo, oppure se mangia come noi la mistra col
cucchiaio.. o si mette le scarpe diritte.. Può essere che io sbagli.. ma
come mamma mi sembra più sicuro e tranquillo in questo modo il bambino.Prima
al solo cancello della scuola.. lui si ammutoliva.. ora almeno fino
all'ingresso dell'aula scolastica parla normalmente e nell'aula mi saluta
bisbigliandomi nell'orecchio ciao mamma con un filo di voce..Cos'altro posso
fare nell'attesa di una consulenza più approfondita e gradirei molto un pare
da parte sua.Infinite grazieMamma Sabri.
Cara Mamma Sabri,
Secondo me non c'è davvero nulla che lei dovrebbe fare in più: al limite, se
possibile, dovrebbe fare qualcosa in meno... Dalla sua lettera infatti
traspare una certa ansia di mamma, che suo figlio non può non percepire. Non
è bene che lei faccia la psicologa del suo bambino: lei non deve "lavorare
sulla sua autostima", ma essere semplicemente una mamma, ovvero dargli tanto
affetto e farlo sentire importante, anche se non si mette le scarpe dritte,
o non mangia la minestra col cucchiaio. E' un bambino di cinque anni: non è
necessario che venga fatto sentire pari a voi e se qualche volta mostra,
nelle situazioni sociali, qualche incertezza o timidezza ciò significa che
va incoraggiato, specialmente nella socializzazione con i compagni di pari
età. Bene ha fatto dunque ad invitare a casa sua questo amichetto e meglio
farà se la sua casa sarà aperta a tanti altri bambini e magari anche ai loro
genitori. Suo figlio deve abituarsi al confronto con i suoi pari e più
occasioni avrà, più imparerà. Inoltre, deve avere dei buoni modelli da cui
apprendere: ecco perché i genitori dovrebbero essere i primi a sforzarsi per
essere aperti e disponibili verso gli altri.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
SE FOSSE UN PROBLEMA PSICOLOGICO
Sono una ragazza di 19 anni. Sono sempre stata introversa e silenziosa
in classe e negli ambiti nuovi, ma quando avevo voglia di dire qualcosa non
mi sono mai tirata indietro. Non ho mai avuto problemi a legare con le mie
compagne da cui appunto sono nate delle bellissime amicizie. Mi reputo una
persona decisa e mi è stato detto in tante occasioni di avere una
personalità forte. Tutto questo si è sconvolto due anni fa. Ho sempre saputo
di avere una pelle sensibile ma da due anni a questa parte ogni volta che il
mio corpo è sotto stress divento tutta rossa e il mio corpo si ricopre di
bolle. Questo succede anche quando m'imbarazzo... Il mio problema è che ora
basta che una qualsiasi persona che non sia parte della mia famiglia o un
mio amico intimo e questo fenomeno si manifesta. Mi andrebbe bene arrossire,
ma il mio viso si gonfia! Non riesco più a guardare in faccia qualsiasi
interlocutore, anche se la mia voce è calma e so benissimo che non c'è
motivo di arrossire, la mia faccia si sconvolge! Avrei voglia di conoscere
tanta gente, iniziare un lavoro e laurearmi....ora riesco solo a stare
chiusa in casa....... Spero sinceramente sia più un problema ormonale che
psicologico perchè non saprei proprio come superarlo!
Gentilissima,
Non credo vi sia una motivazione organica, come lei auspicherebbe (in ogni
caso un controllo medico, almeno per escludere, va sempre fatto!) e mi
sembra ottima la sua ultima asserzione: se fosse un problema psicologico lei
non saprebbe come superarlo (del resto, se lo sapesse, lo avrebbe già
fatto...). Rivolgendosi ad uno psicologo per una psicoterapia breve
focalizzata sul sintomo, lei riceverà molti strumenti in più per gestire al
meglio il problema che la preoccupa.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
NON RIESCO A VINCERE LA MIA BATTAGLIA
Sono un ragazzo di 26 anni, timido, e che non riesce a vincere la sua
battaglia.Sono sempre stato timido da piccolo, è vero, mi ricordo di tante
situazioni, ma dall'adolescenza in su la cosa si è aggravata. Ho problemi
sociali soprattutto con il sesso femminile, (anche se non sono un animale
sociale nelle rimanenti situazioni) non riesco infatti neanche a comunicare.Faccio
un esempio, mi trovo in una situazione dove mi sento "a mio agio", magari in
mezzo a 2 3 amici di vecchia data; entra una persona estranea di sesso
femminile, di cui magari mi colpisce il fatto che sia carina, e
improvvisamente smetto di parlare, è come se avessi un blocco al cervello
che mi impedisce di formulare pensieri, rimanere tranquillo, mi blocco
completamente.Tra l'altro credo di essere anche un ragazzo carino, mi
capitano avvolte situazioni palesi di corteggiamento da parte dell altro
sesso dove io, nn riesco a corrispondere perchè, ho troppo paura di agire, o
meglio mi chiedo quale sia il modo migliore di farlo, invece che
concretizzare.E la cosa va sempre peggio, piu passano gli anni e più ho
difficolta con l'altro sesso, anche solo nel scambiare due chiacchiere.E
sicuramente un problema di mie aspettative, verso me stesso, ma pur capendo
molte volte cio che mi succede non riesco a uscirne, scartando a priori
persone o situazioni che conosco solo superficialmente ma che mi appaiono
impossibili.E' vero il timido crede che gli altri si aspettino molto da lui,
e io lo confermo, ma come fare? Come faccio almeno a migliorare anzichè
peggiorare?Ho provato di tutto, anche fare figure di merda, ma il giorno
dopo ripenso ripenso e ci rimurgino e mi da un fastidio incredibile.Vorrei
poter almeno migliorare le cose.Grazie.
Gentilissimo,
Le abilità sociali non sono innate: tanto è vero che se si allevano i
piccoli, di qualsiasi specie, in un regime di privazione sociale, i loro
comportamenti saranno sicuramente maladattivi.
Lei è così come è per qualche ragione, non certo per sua cattiveria o
stupidità: forse i suoi genitori non sono stati un buon modello di
comportamento sociale, forse ha subito dei traumi infantili che hanno
impedito il raggiungimento di un completo sviluppo dell'identità personale e
del carattere. O forse lei non si sforza abbastanza per andare nella
direzione del cambiamento, perché rimanere come è le procura qualche
beneficio secondario (Le coccole dei genitori? La comprensione degli amici?
La possibilità di compiacersi in autocommiserazioni? Ecc.).
Come lei dice, è giusto non esporsi a delle figuracce gratuite, che poi
aggravano i problemi già esistenti ed infatti prima di esporsi alle
situazioni temute, ci si deve preparare al meglio ed esporsi con molta
gradualità. Cosa si intende per "prepararsi"? Significa coltivarsi,
informarsi, imparare. Ad esempio copiando modi di fare, dialoghi, battute,
espressioni facciali da persone che hanno successo nei rapporti sociali ed
in particolare nei rapporti con l'altro sesso. Questi modelli di riferimento
possono appartenere alla vita reale, ma ci si può ispirare anche a qualche
personaggio visto nei film ,o letto nei romanzi. Qualcuno potrebbe obiettare
che in questo modo non si è più naturali, non si è sé stessi. Ma chi, nella
vita sociale, può dire di essere veramente sé stesso? E poi, col tempo, ci
si può sempre perfezionare, adattando i modelli appresi al proprio
temperamento. L'importante è iniziare, decidere di voler cambiare... E poi
farlo.
Cordiali saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
HO UN CARATTERE BRUTTISSIMO
E' mai possibile che non possa vivere la mia vita?Il mio carattere e
bruttissimo,anzi forse definirlo cosi e poco...Si,sono un adolescente ho
visto questo sito e ho detto proviamo...scriviamo...Ho cambiato scuola,e
l'unica amica che avevo ha cambiato classe,ma ha detto che cercherà di
tornare poiché non si trova.Intanto io di amici in classe non ne ho...La mia
difficoltà sta proprio li nel fare amicizie nel rispondere nel saper essere
me stessa...Da piccola no,tutto era diverso ero un peperino,avevo amici a
non finire,e non m'importava di ciò che la gente potesse pensare di me
poiché la vita era la mia.Ma oggi come oggi devo dire che qualcosa mi blocca
ho paura!Non sono una ragazza molto stravagante,anzi sono la classica
ragazza,sono timida si,ma ciò che mi frega di più e la paura del giudizio
altrui.La domanda che ho posto all'inizio e molto chiara poiché lunedì ho
scuola e in classe non ho nessuno..e ciò mi spaventa da morire..vorrei tanto
essere come le altre ragazze belle e perfette,mentre mi vedo brutta,mentre i
miei e amici dicono il contrario,forse mi vedo brutta perché non mi accetto
fisicamente sono un po cicciottella.non so nemmeno io il perché sto
scrivendo,so solo che avevo bisogno di un parere diverso...non so nemmeno se
avrò una risposta...
Carissima,
Anzitutto ecco la risposta. Molti credono che a pensare male ci si indovini
sempre... Non è così. A volte bisogna avere più fiducia, non solo in sé
stessi, ma anche negli altri. Non sempre i giudizi degli altri sono critici:
a volte si sentono tali solo perché si è pieni di pregiudizi e questo fa
vedere ostacoli ovunque. Prendi come spunto questa risposta: ti arriva dopo
solo un'ora dalla tua. Sicuramente non te la aspettavi Non è poi una gran
fortuna, dirai tu... Però la vita è così: bisogna sperare, bisogna credere e
lottare per fare in modo che le cose vadano come vogliamo noi. Molto della
tua vita e del tuo carattere dipende da te, dalla tua volontà e dalla tua
motivazione, anche se non te ne rendi conto.
Coraggio!
Dr. Walter La Gatta - Ancona
APPENA LO VEDO DIVENTO ROSSA
Salve sono una ragazza di 20 anni, mi piace un ragazzo siccome so
talmente timida appena lo vedo divento rossa ho provato nn farmelo piacere
ma non ci riescola mia timidezza e data xkè alle superiori sono stata
vittima di bullismo mi prendevono in giro e via dicendo e questa cosa non
riesco a superarla ci ripenso sempre
Gentilissima,
Sicuramente gli episodi di bullismo di cui è stata vittima avranno
contribuito a crearle un'ansia sociale che prima non aveva, o aveva in
misura meno elevata.
Resta il fatto che diventare rossi quando si vede qualcuno che ci piace
c'entra poco con il bullismo e molto con i sentimenti e con l'amore. E' un
messaggio non verbale che si invia alla persona interessata e spesso la cosa
può essere imbarazzante. Sembra che la natura si sia divertita a favorire
gli incontri, svelando in modo pettegolo i delicati segreti delle persone...
Che ci vuol fare?
Ci sono solo due soluzioni: disamorarsi di lui o fidanzarcisi! :-)
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
UN PROBLEMA GROSSISSIMO
Ho un problema grossissimo sono una ragazza di 17 anni e da parecchi
anni che non riesco piu a vivedere..nel senso che ho un problema di
timidezza e anche insicurezza,se sto in mezzo alla gente non parlo mi sto
ferma non riesco a metteremi in un argomento.poi in qualsiasi situazione
divento rossissima di faccia incomincio a tremare e sudo non e un rossore
normale e per tutta la faccia divento quasi viola...questa cosa mi blocca
tantissimo non vado a mangiare da nessuna parte ne da amiche ne da zii,se
parlo con qualcuno lo divento cioe mi succede tutto questo,se sto in mezzo a
trppa gente me lo fa,non vado piu a scuola per qusto e sto malissimo.per
colpa di questo ho iniziato a fumare,poi non lavoro perche non posso stare a
contatto con la gente xke mi impaccio e divento troppo rossa e devo
uscirmene subito.....mi serve un aiuto rispondi al piu presto grazie
Gentilissima,
E' vero: ti serve un aiuto, soprattutto perché il disturbo dell'ereutofobia
ti sta portando verso l'isolamento sociale ed anche perché sta pregiudicando
seriamente la tua vita (ad esempio per il fatto che hai smesso di andare a
scuola).
Per te non ci vogliono rimedi fai-da-te o consigli per stare meglio: l'unica
cosa che devi fare è andare da uno psicologo e fare una psicoterapia breve
focalizzata sul sintomo.
Quando ti sentirai un po' meglio riscrivici e parleremo di ulteriori
consigli per migliorare la tua vita.
Mi raccomando!
Dr. Walter La Gatta - Ancona
IL MIO FIDANZATO E' PIU' ESTROVERSO DI ME
Sono una ragazza di 22 anni che da sempre "combatte" con la timidezza ma
che più meno riesce a controllarla. Nonostante sia sempre molto preoccupata
del giudizio che gli altri hanno su di me ho una buona vita sociale, mi
dedico a diverse attività, ho buoni risultati all'università. Quando sono
con gli altri ovviamente sono sempre molto controllata, attenta a non
attirare l'attenzione, preoccuapata di sembrare perfetta. Da tre anni sono
fidanzata con un ragazzo che è il mio opposto. Pur essendo dentro di sè un
pò timido non fa nulla per nascondersi. Si espone continuamente e non ha
nessuna paura di sembrare goffo o imbarazzato. Quando sono sola con lui sto
molto bene ma quando siamo con gli altri per me è un incubo. Lo osservo con
ansia e con il desiderio (di cui mi vergogno veramente tanto) di controllare
il suo comportamento. Spesso gli faccio notare che certe cose non deve dirle
o che deve tenere un certo tipo di comportamento. Ho paura di quello che gli
altri possono pensare di lui (che poi comunque spesso risulta simpatico) e
quindi di riflesso di me però mi rendo conto che in questo modo lo
condiziono. Vorrei solo sapermi rilassare un pò e questa situazione mi porta
da una parte a dubbi sulla nostra relazione dall'altra parte a una grande
rabbia nei mie confronti che per le mie insicurezze rischio di rovinare
tutto. Cosa posso fare?
Gentilissima,
I comportamenti estroversi di lui accendono l'attenzione sociale non solo
sulla sua persona, ma anche in chi gli è accanto (e che invece vorrebbe
continuare a restare nell'ombra, come ha sempre fatto). Credo che lei
dovrebbe considerare il carattere del suo ragazzo come una grossa
opportunità, e non come un limite. Avere una persona più estroversa accanto
può servire per arricchirsi, per migliorarsi, imparando a gestire al meglio
le relazioni sociali. Tuttavia, è anche giusto che lei rispetti il suo
bisogno di riservatezza e, talvolta, di solitudine. Per fare un'esempio
alimentare, la cioccolata è buona, ma mangiarne troppa fa male: il consiglio
è quello di godersi la fortuna di avere un fidanzato così predisposto alla
socialità, ma sapendo ben misurare i tempi e gli spazi, per non esporsi ad
"indigestioni". In ogni caso, si sforzi di somigliargli un po'.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
MIO FIGLIO E' TIMIDO ED INTROVERSO
Sono papà di bimbo di 6 anni sono preoccupato da alcuni tratti del suo
carattere che ho paura possano portare a disagi più gravifin dalla scuola
dell'infanzia ha stretto legame di amicizia esclusiva con altro bambino.a
scuola erano inseparabili ma avevamo notato che la facilità del rapporto con
quel bimbo faceva si che in sua assenzanostro figlio non si sforzasse verso
altri bambini. anzi a volte considerava come interferenza se un terzo
bambino voleva unirsi alla coppia.alla fine della scuola materna le maestre
ci hanno consigliato di separarli una volta passati alle scuole elementari.
in questo modosi sarebbe fatto un tentativo in direzione di una
socializzazione più diffusa. Abbiamo acconsentito anche se con qualche
timore sapendo che tanto prima o poi si doveva tentare qualcosa.Al momento
siamo ai primi giorni di scuola e lui ha già lamentato un senso di
esclusione dal gruppo (che in realtà non c'è in quanto molti bambini non si
conoscono) Premetto che il bimbo è molto sensibile ed inteligente anche se
introverso. Purtroppo si aspetta che gli altri vadano verso di lui e fa meno
sforzi nella direzione degli altri. Molti bambini non gli piacciono o non lo
attirano perchè ne coglie tratti del carattere che non gli piacciono a
priori.Vorremmo poterlo aiutare a vincere la sua timidezza .
Gentilissimo papà,
In genere, quando i figli sono timidi ed introversi, i genitori non sono
campioni di estroversione. La timidezza infatti dipende molto dalle
influenze del contesto ambientale (famiglie troppo chiuse, con poche
amicizie, poca disponibilità a creare nuove relazioni sociali, ecc.) ed
anche da fattori genetici. La cosa migliore per aiutare vostro figlio non è
quella di spingerlo a fare cose che non è capace di fare, ma dargli il buon
esempio, diventare un modello di comportamento, sul quale vostro figlio
potrà forgiare la sua personalità. Cominciate dunque ad invitare pomeriggi e
serate a casa vostra, ad organizzare delle gite fuori porta, a creare nuove
occasioni di incontro, con bambini e relativi genitori della nuova classe.
Potrebbe essere un'idea cominciare proprio da quelli che vostro figlio
ritiene più 'antipatici'. I più antipatici infatti sono solamente quelli con
cui il bambino non vuole confrontarsi, quelli di cui teme il giudizio. Un
comportamento di questo tipo da parte vostra è utile anche per prevenire
eventuali futuri episodi di bullismo.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
VOLEVO CHIEDERVI DI AIUTARMI...
Volevo chiedervi di aiutarmi.... io sono un ragazzo di 16 anni, che da
quando avevo 7 anni sono sempre stato preso in giro dai miei compagni di
scuola, e grazie a queste prese in giro, ho sempre paura di andare a scuola,
anche se sono sempre preparato...tutti mi prendono in giro perche somiglio
molto a un personaggio comico, e questo mi fa sentire molto male...ad
esempio ora ho conosciuto i nuovi compagni, e tutti gia dopo pochi giorni di
scuola mi prendono in giro...questa situazione è diventata insostenibile per
me, non so piu che fare, chiunque mi ride dietro, anche nel mio paese, e mi
chiudo sempre in me stesso. poi ho anche un compagno che conoscevo da prima,
che mi minaccia che se io non sto sottomesso a lui, egli aumenterà le
persone che mi prendono in giro....vorrei essere aiutato, non so piu che
fare... gia sono due o tre volte che ho pensato a cose estreme.... ora ho
deciso di confidarmi con voi, spero che mi aiutate....
Carissimo ragazzo,
Hai fatto molto bene a scriverci e sappi che noi saremo sempre un sostegno
per te: se ne avrai bisogno potrai ricontattarci, telefonarci, chiedere
tutti i consigli che vorrai. Dunque, anzitutto cerca di stare tranquillo:
non ti sta succedendo nulla di irrisolvibile e, parlandone con le persone
giuste, facendo qualche cambiamento nella tua vita, riuscirai sicuramente a
venirne a capo. Quello che ti sta succedendo ha un nome: bullismo. Parlane
con i tuoi genitori, o con gli insegnanti, con uno psicologo o con una
persona adulta che ti possa comprendere. Non pensare di poter risolvere il
problema da solo: sei troppo giovane e inesperto, e poi sei talmente
stressato da questa situazione che non hai più la lucidità mentale per fare
o per dire la cosa giusta. Da parte nostra, il consiglio che vorremmo darti
è quello di non sottometterti a nessuno: il problema non è quante persone ti
prendono in giro, ma quanto tu soffri nell'essere preso in giro. Devi
imparare a non arrabbiarti, a non reagire in modo impulsivo, ma a
comportarti normalmente, come se la cosa non ti ferisse e non ti
riguardasse. E' una cosa non semplice, ma se dimostrerai di mantenere la
calma e la fiducia in te stesso, le persone non ti prenderanno più in giro,
perché finirà il loro divertimento. Vedi la foto che abbiamo messo nel post?
Ecco, per te questa gente che ti prende in giro non deve contare più nulla,
ma diventare niente più che un piccolo fastidio, un sassolino nella scarpa,
un pruritino... :-)
Dai, provaci, poi riscrivi e dicci come va!
Coraggio!
Dr.ssa Giuliana Proietti, Ancona
SONO ARRIVATA AL CULMINE
Sono arrivata al culmine, ho bisogno di auto, la mia autostima non
esiste,la mia insicurezza è aumentata. divento rossa per qualsiasi cosa, è
un ossessione, come devo fare, sono una ragazza troppo emotiva troppo. come
posso controllarmi? da dove devo iniziare. mi sento così sola. pochi giorni
fa è morto un ragazzo giovane e pieno di vita tutti lo volevan bene, e io ho
pensato: perchè nn è successo a me? perchè lui che aveva tanta voglia di
vivere e non io.? che di me nessuno si accorge. per la mia stupida timidezza
che mi limita l'esistenza. se potete aiutatemi.
Gentilissima,
Occorre sempre arrivare al culmine di qualcosa per trovare la motivazione
giusta e cambiare. Da questa rabbia, da questa disperazione, trovi il
coraggio di cominciare a fare qualcosa che le piace e che può darle
soddisfazione. Ogni volta che raggiunge un piccolissimo risultato si faccia
dei complimenti, si faccia un regalo. Poi fissi subito il prossimo
obiettivo: sempre piccolo, facile, raggiungibile. Non sempre nella vita
bisogna fare gli eroi: faccia quello che può, come può. Lei ha il diritto di
essere sé stessa: lo faccia.
Cari saluti.
Dr.ssa Giuliana Proietti, Ancona
NON RIESCO AD ESPRIMERE LA MIA RABBIA
sono un ragazzo di 22 anni. Il mio problema è questo: non riesco a
esprimere la mia rabbia. Mi spiego. Ogni volta che inizio una discussione
con qualcuno, persino con i miei genitori, vengo facilmente sopraffatto e
non riesco a far valere la mia opinione. Appena la discussione diviene un pò
più accesa comincio a tremare e sento che stanno per affiorare le lacrime,
così preferisco ritirarmi e lasciare che gli altri ottengano ciò che
vogliono. Ciò è molto frustante perchè mi sento come un bambino che non
riesce neanche a difendersi da solo e come conseguenza cerco di evitare
qualsiasi tipo di confronto troppo forte, rinunciando a far valere miei
diritti e finendo col non riuscire a farmi rispettare. Il problema comincia
a preoccuparmi sempre di più col passare del tempo, poichè crescendo mi
trovo ad affrontare maggiormente situazioni in cui potrei confrotarmi
duramente con altre persone ma a causa di questa paura mi ritrovo a scappare
persino in circostanze dove so di avere palesemente ragione. Ad esempio, se
sono in fila a uno sportello e qualcuno maleducatamente mi sorpassa riesco a
malapena a protestare, perchè so che sarei subito assalito da
un'incontrollabile voglia di piangere...Il che mi imbarazzerebbe troppo e
darebbe all'altra persona la possiblità di sopraffarmi anche più facilmente.
Cosa posso fare?
L'incapacità di gestire le proprie emozioni può spesso portare a non
saper controllare i propri comportamenti e atteggiamenti, anche quando
questi apparentemente potrebbero rappresentare normali attività quotidiane.
Nel suo caso specifico questa incapacità non le consente di saper rispondere
in modo appropriato alle esigenze della realtà che la circonda, mettendola
frequentemente in situazioni imbarazzanti che la spingono purtroppo a
mettere in atto comportamenti evitanti. Ritengo che il primo problema da
superare sia appunto la gestione delle sue emozioni: questo potrà avvenire
in forma di auto aiuto attraverso l'apprendimento di una tecnica per il
controllo dell'ansia e per il rilassamento, di cui potrà trovare
informazioni in Internet oppure tra le numerose pubblicazioni in libreria.
Se ciò non dovesse essere sufficiente, dovrà necessariamente rivolgersi ad
un collega psicologo della sua zona per risolvere al meglio il disagio di
cui soffre.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
DIECI NOTTI A LETTO INSIEME ...
Ho un problema che proprio non riesco a risolvere...sono fidanzata da 6
mesi con un ragazzo stupendo: intelligente, acculturato,abbiamo tanti
interessi in comune!tuttavia, nonostante le occasioni non manchino, lui non
si decide a vivere l'intimità con me, forse a causa della sua eccessiva
riservatezza! siam stati in vacanza assieme, abbiamo dormito 10 gg nello
stesso letto, ma a parte qualche timido approccio (più da parte mia che
sua)...nulla!Non sò proprio cosa fare, le mie amiche mi han consigliato di
parlarne apertamente ma è un argomento delicato e non ci riesco...mi sento
come bloccata! Eppure mi ritengo una bella ragazza: non riesco proprio a
capire x quale motivo lui si comporti così!Cosa fare? dargli tempo? oppure
parlarne?Aiutooo!
Gentilissima,
Non è del tutto normale quello che racconta nella sua mail a proposito della
vostra vita sessuale, così come del resto la sua incapacità di parlarne.
Evidentemente avete tanti e tali tabù sessuali che difficilmente riuscirete
ad affrontare e a risolvere se andate avanti così. Nel suo stesso interesse
dunque, le consiglierei di farsi molto coraggio e di cominciare a parlarne
apertamente con il suo ragazzo, in modo da capire subito il problema, senza
invischiarsi ulteriormente in una relazione che al momento non si rivela
affatto come promettente, malgrado le buone qualità che lei trova in lui.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
SCUOLA DI CALCIO
Sono il papa di un bimbo di quasi 5 anni che si appresta a frequentare
l'ultimo anno di scuola materna con il suo fratello gemello..Vi scrivo in
quanto ormai sono 2 anni che frequenta l'asilo e la situazione sta
diventando piuttosto preoccupante, soprattutto in proiezione dell' inizio
dell' attivita' scolastica che avverra' il prossimo anno..Infatti in tutto
questo periodo il bimbo ha sempre manifestato grossissime difficolta a
comunicare sia con gli altri compagni che con le maestre (penso che gli
altri bambini non abbiano ancora sentito la sua voce)..All' interno delll'
asilo si esprime solo con gesti della mano e si mostra sempre corrucciato e
scontroso, mentre quando ritorna nel suo ambiente (principalmente casa
nostra) mostra la sua vera personalita' di bimbo allegro e divertente..Ultimamente
lo stesso comportamento si sta enfatizzando e si accentua anche in altri
contesti (ad es. giardini o pparchi pubblici) soprattutto quando entra a
contatto con altri bimbi..Il suo mondo sembra completamente circoscritto al
suo fratello gemello (con cui ha un ottimo rapporto e alla sua famiglia) e
non ha alcun desiderio di interagire con altre persone (sia bimbi che
adulti..Avetedei consigli da darci? E' il caso di affidarci a qualche
psicoterapeuta?..Poiche' e' molto attirato dal gioco del calcio puo' essere
una buona idea provare ad inserirlo in una squadra per cercare di farlo
socializzare?..Grazie ancora per l'attenzione riservatami e per gli
eventuali consigli che mi fornirete...
Gentilissimo,
Potrebbe forse trattarsi di una forma di mutismo selettivo. In questi casi
la prognosi è in genere favorevole, nel senso che piano piano il bambino
comincerà a parlare e a relazionarsi con l'esterno. E' possibile però che,
se non vi sarà alcun intervento da parte vostra, vostro figlio possa
sviluppare fobie sociali o avere, da adulto, problemi di autostima. Credo
che l'idea di mandarlo ad una scuola di calcio sia ottima: l'importante è
inserirlo in contesti a lui graditi, cercando di differenziare quanto più
possibile le sue amicizie. Cercate di facilitare le relazioni con i coetanei
invitando a casa vostra bambini e genitori, organizzando uscite di gruppo,
occasioni di incontro. Fate in modo che vostro figlio non si senta mai solo
nei momenti di difficoltà: aiutatelo, sostenetelo, incoraggiatelo.
Allo stesso modo, quando capite che, in alcune occasioni, se la potrebbe
cavare da solo, state a guardare, senza intervenire.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
FUGA DALL'EVENTO SCATENANTE
Ho 27 anni e sono uno studente di Medicina.
Il mio problema consiste nel fatto che quando mi trovo con persone che
conosco poco o con le quali non ho un rapporto confidenziale, sono colpito
da dolori intestinali (aumento della peristalsi, scariche diarroiche e
EVIDENTI e rumorosi borborigmi ) che accentuano in maniera esponenziale il
mio disagio, ponendomi in una situazione di fuga dall'evento scatenante.
Tutto questo succede ormai da 4 anni circa, è successo di avere forti rumori
di pancia durante un esame e da allora è stata un'excalation in peggio, nel
senso che situazioni del tutto normali creavano in me un disagio realmente
difficile da gestire.
Nelle situazioni nelle quali non posso fuggire prendo blande quantità di
ansiolitico (10 gtt. di Lexotan) associate ad un antidiarroico (Loperamide),
però vorrei cercare di risolvere questo problema definitivamente, visto e
considerato che la professione medica la vorrei affrontare in maniera
tranquilla.
Non so che tipo di strategia attuare, non so se affrontare di petto la
situazione gettandomi nelle situaizoni di disagio e imparando a convivere
con i miei rumori intestinali davanti agli altri o preservarmi e fare un
passo per volta.
Cordialmente ringrazio.
Gentilissimo.
Lei è uno studente di medicina e dunque per principio dovrebbe sapere che le
cure fai-da-te spesso sono inefficaci, se non dannose. Come lei può
sperimentare facilmente, una soluzione 'chimica' riesce infatti quasi perfettamente
a risolvere il problema nell'immediato, ma non ne guarisce le cause. La
inviterei pertanto a non cercare strategie personali o automedicamenti che
potrebbero aggravare i suoi problemi anziché guarirli. Molto meglio sarebbe,
attraverso una psicoterapia, cercare di comprendere le cause dei suoi
sintomi e imparare a gestire l'ansia attraverso una opportuna tecnica di
rilassamento.
Cordialmente
Dr. Walter La Gatta
MUTISMO SELETTIVO
sono la mamma di una bimba di 4 anni che da settembre scorso con
l'inserimento all'asilo ha iniziato a manifestare i sintomi di mutismo
selettivo.E' da sempre molto legata a me, mai avrei pensato però a una
evoluzione del genere. Ora parla solo con noi genitori e la sorella di 8
anni.Dopo le vacanze di Pasqua ha escluso anche i nonni e gli zii , mentre
prima con loro parlava.E' comunque una bimba vivace, gioca con i bambini,è
sorridente con chi conosce anche se non rivolge la parola.E' una bimba molto
sveglia e attenta ai minimi particolari, all'asilo parla sottovoce
unicamente con la maestra, ma partecipa a tutte le attività e sa tutte le
canzoncine o le poesie.Da gennaio è in terapia da una psicologa,ma non
vediamo risultati per ora.Come possiamo aiutarla?Noi cerchiamo di rinforzare
la sua autostima, elogiandola ,cercando di infonderle tranquillità.E cosa mi
dice di questa patologia? E' transitoria o non risolveremo questo grave
problema?Quello che mi spaventa e mi mette ansia è l'inserimento della bimba
a scuola tra due anni e tutti gli eventuali problemi che riscontrerà.Come
posso fare qualcosa per lei? Mi sento impotente!Grazie per l'aiuto.
Cordiali
saluti.
Gentilissima,
Anche sul nostro sito è possibile reperire informazioni sul mutismo
selettivo. Direi che la migliore cosa da fare al momento è quello che fate:
cercare di infondere autostima nella bambina, di rassicurarla rispetto ad
eventuali traumi, attraverso l'affetto e la vostra considerazione. Mi sembra
invece prematuro pensare ad una psicoterapia per la bambina: troppa
apprensione e troppa preoccupazione possono essere in taluni casi
controproducenti.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta - Ancona
NON SONO UN TIPO SOCIEVOLE
sono un ragazzo di 25 anni del nord d'Italia. Ho questo tipo di problema:
non sono un tipo molto socievole (anzi per niente e ne soffro) e quando mi
succede di trovarmi in mezzo a tanta gente o a un gruppo nn riesco a parlare
o parlo pochissimo (sebbene avrei voglia di dire tante cose). Svolgo un
lavoro che mi porta a entrare in contatto con tantissima gente e se pure son
considerato dai colleghi uno dei piu' bravi e amo il mio lavoro, nel mentre
mi rapporto con gli altri sento dentro un'ansia e una paura di sbagliare
tremenda. Come faccio a nn provare piu' questo senso di paura quando mi
rapporto con qualcuno o come succede spesso "nn mi viene la parola" ? Gia'
provato da un psicoterapeuta che pero' nn ha risolto il mio problema....e se
provassi una cura farmacologica?
grazie della consulenza
Diego
Gentile Diego.
Per quanto attiene la cura farmacologica le consiglierei di parlarne con il
suo medico di base: essa infatti può rappresentare una soluzione al
malessere nell'immediato, ma nel lungo periodo finisce per dare effetti
collaterali, oltre che perdere di efficacia. Quanto tempo è durata la sua
psicoterapia? Se meno di sei mesi e di almeno quattro colloqui mensili, è
ragionevole pensare che essa sia stata del tutto inefficace.
Cordiali saluti.
Dr. Giuliana Proietti - Ancona
PAURA DI ARROSSIRE
salve vorrei esporvi in mio problema e ricevere un consiglio in merito.
Ho ventun'anni e una vita felice sono consapevole di avere sempre ricevuto
molto amore e di essere bella ho inoltre abbastanza stima di me molti
interessi che coltivo costantemente splendide
amicizie e rapporti amorosi da sempre molto soddisfacenti.Ma ho un
problema:mi succede di arrossire e nelle situazioni più assurde e
immotivate inoltre questo innesca la paura di stare arrossendo e tentativi
di fuga o mascheramento e poi ho notato che mi succede più frequentemente in
periodi in cui esco poco o parlo con poche persone e da un episodio si
innesca un circolo vizioso.Ora so che questo fino ad adesso non mi ha
impedito di fare le mie scelte ma vorrei tanto che non mi succedesse anche
perchè quando mi succede io interiormente sono molto serena e inizio a
preoccuparmi solo dopo il rossore.Grazie in anticipo per la risposta.
D.
Cara D,
come vede il rossore non è strettamente legato al tono dell'umore: lei è una
persona contenta e soddisfatta della sua vita personale, della sua immagine
e delle sue relazioni, ma ciò nonostante è vittima di uno stato ansioso che
le procura il rossore al viso di cui lei vorrebbe disfarsi. Per riuscirci
dovrebbe in primis non provare più ansia nelle situazioni sociali e, come
lei osserva, questa precondizione la si ottiene solamente attraverso
l'esposizione all'evento temuto, in modo da desensibilizzarsi.
Cordiali saluti
Dr. Giuliana Proietti - Ancona
NON SO MAI COSA DIRE...
Sono una ragazza di 23 anni, non riesco a definirmi come una persona
introversa a tutti gli effetti perchè dipende molto dalle situazioni in cui
mi trovo.
Certo è che non sono una persona estroversa. Fin dalle scuole medie mi sono
spesso sentita a disagio in alcune situazioni di socializzazione, mi è
capitato infatti di non sapere cosa dire anche in presenza di persone che
conosco da molto tempo e con cui ho instaurato un legame di amicizia.
é difficile per me anche trovare interessanti le conversazioni futili e
noiose, che spesso trovano largo spazio nelle relazioni all'interno di un
gruppo, preferisco piuttosto passare una serata con una amico o un amica a
parlare di argomenti più seri e profondi.
A volte però sento il bisogno di divertirmi in modo più "superficiale", ma
quando ci provo il più delle volte non riesco ad esprimere me stessa a tutto
tondo e credo di risultare agli occhi degli altri una persona di poche
parole e poco interessante. Quando sono in compagnia della mia famiglia o di
poche persone che conosco bene invece sono una persona completamente
diversa, più sciolta e in grado di esprimere quello che pensa senza troppi
problemi.
Il motivo che mi ha spinto ad affrontare questo mio disagio è che fino a
due, tre anni fa ero più estroversa di adesso, non erano troppo frequenti i
momenti in cui mi sentivo a disagio nelle relazioni interpersonali, avevo
maggiori capacità comunicative , mentre recentemente ho notato che sto
avendo difficoltà anche nel comunicare verbalmente, mi capita infatti di non
riuscire a trovare le parole per esprimere un concetto, di impappinarmi e di
risultare noiosa quando parlo. Agli occhi degli altri risultavo più
interessante anche perchè parlavo di più, mi buttavo nelle situazioni,
purtroppo ora i miei freni inibitori hanno la meglio su tutto.
Tuttavia la mia timidezza non mi ha mai abbandonato e mi rendo conto che in
quel periodo cercavo solo con tutti i miei sforzi di tenerla a bada.
Ora mi ritrovo a dover affrontare una parte di me stessa che non mi piace,
che mi ostacola in ogni aspetto della mia vita.
Credo di aver ereditato questa caratteristica caratteriale da uno dei miei
genitori che è sempre stato una persona abbastanza introversa, mi chiedo
quindi, anche se il mio carattere ormai è formato, se sia ugualmente
possibile cambiare, per cercare di migliorarmi e riuscire ad essere me
stessa con meno fatica.
Grazie!
Gentilissima,
Lei è sicuramente una persona introversa, ma questo è un aspetto della
personalità e non necessariamente un limite. Il fatto che lei non si senta
interessante agli occhi degli altri quando è in situazioni di gruppo,
probabilmente dipende solo da una cosa: dal fatto che gli altri, presi
almeno nelle situazioni di gruppo, come lei stessa rileva, non sono
interessanti per lei: fanno discorsi sciocchi e superficiali, che non la
interessano. E' dunque possibile che, malgrado gli sforzi che compie, lei
non riesca del tutto a non mostrare la sua diffidenza e mancanza di
interesse e di attrazione per quanto fanno e dicono le altre persone,
ricevendone in cambio quella mancanza di entusiasmo che può aver notato, ma
che tuttavia potrebbe essere anche una sua sensazione personale. Inoltre,
lei non può scegliere un comportamento di semi isolamento dal mondo, per poi
cambiare idea e buttarsi nel gruppo... O meglio, lo può fare, ma aspettarsi
che gli altri la trovino irresistibile ed interessante in queste sue
saltuarie apparizioni mi sembra francamente un'attesa eccessiva. Per
diventare interessanti agli occhi degli altri occorre coltivare le amicizie,
frequentarle, ascoltarle ed interessarsi ai loro discorsi.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta, Ancona
E' COME SE MI AVESSERO
TAGLIATO LA LINGUA
io ho 18 anni ed
ho alcune difficoltà a integrarmi con le persone ke mi circondano in
determinate situazioni, in certi casi è come se mi avessero tagliato la
lingua e sembra sia più forte di me per quanto io ci combatta da anni.
Vorrei sapere come posso superare questo problema. Grazie
Gentilissimo,
Per ovviare a questo tuo problema, dovresti allenarti, imparando a memoria
qualche piccolo discorsetto di convenienza, da ripetere più volte davanti
allo specchio prima di farlo in pubblico. Si può cominciare da un
discorsetto piccolo piccolo, da riuscire a dire in pubblico con estrema
sicurezza, per poi impararne di sempre più complessi. Una volta che avrai
rotto il ghiaccio, gradualmente, potrai iniziare a improvvisare e a dire
quello che pensi senza troppe difficoltà.
Per cominciare, ti propongo qualcosa del genere:
Ormai si fa sera subito. Quando esco dalla palestra è già buio. Le
giornate si stanno accorciando ogni giorno, sempre di più. Ieri il sole è
calato alle ... E pensare che nelle settimane di giugno c'era luce fino a
tardi e alle sette della sera sembrava di avere ancora tutta una giornata
davanti... :-)
Ciao.
Dr. Walter La Gatta
BASTA CON LE BALLERINE
Ho
48 anni, sono stato innamorato a 18 anni e poi per più o meno 25 anni non ho
guardato una donna.non so perchè lo ho fatto, non me ne sono accorto, è
incredibile ma è la mia realtà.passato questo lungo periodo, che ho
trascorso dedicandomi in modo esagerato ed estenuante allo sport e al
lavoro, sono iniziati i miei problemi, ora sento un grande desiderio di
tenerezza e sono assolutamente incapace di avvicinare una donna, detto così
lo so sembro un marziano, ma vi assicuro che ho le sembianze di una persona
assolutamente normale.in questi ultimi anni ho fatto esperienze solo con
ballerine e sono stati grandissimi dolori.mi sembra di lanciare in mare un
messaggio in una bottiglia.per favore ho bisogno di aiuto
Gentilissimo,
Nel suo caso c'è bisogno di una vera e propria rieducazione
sentimentale! Lei non è un marziano e le donne non sono delle aliene:
lei deve per questo cercare di recuperare il rapporto con l'altro sesso
ripartendo dalla semplice amicizia, dallo stare insieme con una donna
senza fare sesso. In questo modo riscoprirà l'universo femminile: i
discorsi delle donne, i loro piaceri, i loro desideri, che sono in
genere ben diversi da quelli che riguardano la minoranza di donne che
lei ha finora avuto occasione di frequentare.
Cordialmente,
Walter La Gatta
HO INIZIATO UN PROCESSO
DI FEMMINILIZZAZIONE
Ho iniziato un
processo di femminilizzazione. Per rendere il mio corpo un pò piu femminile.
Mi bastera poco. Meno peli, meno barba, il seno 1/2 taglia in più e i
capezzoli un pò piu grandi. Mi hanno detto che, assumendo la pillola anti
concezonale, potrebbe bastare. Non prendetemi per un " deficente", non sono
fisicamente adatto per essere una donna, ma alcuni lati del loro aspetto mi
mancano.Premetto che sono sposato ed ho 1 figlio e, d'accordo con mia moglie
è 3 giorni che prendo yasminn, quella che prende lei tutti i giorni.Ora però
un piccola attacco di coscenza mi è venuto. Non sarà pericoloso per la mia
salute? Ho sottovalutato il problema?Mi hanno detto che smettendo l'effetto
è abbastanza reversibile.Grazie per l'attenzione
Gentilissimo,
Le pillole non sono caramelle e un processo di femminilizzazione è una
questione assai delicata e complessa. Le consiglierei di rivolgersi ad un
sessuologo per avere i consigli giusti su quello che deve/non deve fare,
perché improvvisare con superficialità delle soluzioni 'fai-da-te', di
qualsiasi tipo esse siano, fa male alla sua salute ed alla sua psiche ed
avrà, inevitabilmente, ripercussioni anche sulle sue relazioni affettive che
al momento non è facile prevedere.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
NON TROVO VIE D'USCITA
Sono un ragazzo
di diciannove anni che non ha mai vissuto appieno la propria vita. non ho
mai legato con nessuno a scuola, dove ero spesso vittima di svariati episodi
di bullismo, anche se nulla di gravissimo, e non sono mai uscito di casa con
amici. sono timido cronico, e presento tutti i sintomi del caso,
arrossimento in primis. vengo da una condizione familiare economicamente
difficile, ma non mi è mai mancato affetto, anche se siamo tutti
emotivamente chiusi. mi faccio mille problemi su tutto, non mi piaccio come
persona e mi sento ridicolo quando provo a cambiarmi per piacere agli altri.
do troppo peso al giudizio altrui. non so come cambiare, non so cosa vale la
pena fare e in quale direzione dirigere i miei sforzi, e non so da quale
fonte attingere nozioni, che siano libri, specialisti, sono confuso. non
posso permettermi uno specialista per problemi economici e non mi fido di
chi non intende farsi pagare anche se sarebbe bene provare. io però vorrei
trovare una soluzione alternativa. non posso comunque continuare ancora per
molto con questa vita, perché è davvero troppo vuota, e piena di momenti
difficili, di ansia e di sofferenza. più va avanti e più peggiora, e non è
che non faccia niente per migliorare. anzi. non vedo via d'uscita... cosa
posso fare?BOB
Caro Bob,
E' come quando si va in macchina e non si vede nulla, perché piove a
dirotto. Si procede a velocità bassissime e spesso capita di far tardi ad un
appuntamento importante. In questi casi è normale pensare: se fosse una
bella giornata sarei in grado di vederci meglio, potrei lanciare la mia auto
a maggiore velocità, potrei arrivare in tempo, potrei... Appunto: potrei.
Però piove, e non dipende da te. Tornando al tuo caso, se non ti sentissi
così in ansia per quanto ti accade, così amareggiato, così privo di
prospettive, POTRESTI tirartene fuori da solo. Ma ci sono cose dentro di te,
intorno a te, che non puoi governare, che non vedi, che non percepisci,
perché sei troppo concentrato sul tuo
dolore e sulla
preoccupazione che viene dal non trovare soluzioni soddisfacenti. Abbi
dunque l'umiltà, o forse sarebbe meglio dire il coraggio, di rivolgerti a
qualcuno che ti possa aiutare, per non mancare il tuo appuntamento con la
vita. Provaci :-)
Dr. Giuliana Proietti
DIFFICOLTA' CON LE RAGAZZE
credo di essere un uomo senza problemi di relazione, ho amici e amiche, sono
impegnato in varie attività extralavoro.Tuttavia non ho mai avuto una
ragazza, nonostante la desideri moltissimo, ho tantissimi progetti e
confrontandomi con gli amici credo di avere anche idee molto serie e
concrete al riguardo (fedeltà...)Mi riesce però difficile approcciare con
una ragazza, provare anche solo a chiedere di uscire... credo che il fatto
sia dovuto al pensiero che forse non potrei piacere, nel senso che sono una
persona molto semplice negli atteggiamenti, molto pratico, non seguo molto
le mode, a detta degli amici sono "troppo buono" (non ingenuo però!). Spesso
non mi ritrovo con certi atteggiamenti che poco sembra abbiano a che afer
con l'amore e con il prendersi cura di una persona vedevdola nella sua
interezza (certo a parole è tutto facile lo so)Alcune amiche si confidano
anche con me, si fidano molto, sanno che sono capace di ascoltare e di
comprendere... ho modi di fare molto educati, mai volgari.Sono sicuro che
esistono molte ragazze che potrebbero apprezzarmi, ma mi è difficile sia
avere incotri che vincere la "paura" di chiedere o anche solo in qualche
modo di far capire che mi piacerebbe provare a iniziare una relazione.Cosa
posso fare, non voglio sprecare la mia vita restando solo, quando credo
molto nella famiglia ed ho tanti progetti.Grazie
Gentilissimo,
Credo che lei debba continuare a fare quello che fa: cercare di coltivare le
sue amicizie femminili, cercando di farsi presentare le amiche delle sue
amiche e allargare costantemente il giro. Prima o poi qualcosa succederà.
Del resto, visto che per lei l'amore, la coppia, la famiglia sono un valore,
non vale la pena buttarsi via con una ragazza che non la merita. Abbia
pazienza e si dia da fare.
Dr. Walter La Gatta
DOPPIA PERSONALITA'
Il mio problema
riguarda la mia "doppia personalità", nel senso che io mi ritengo in un modo
ma mi comporto nell'esatto opposto quando sono in presenza di altre persone.Sono
sempre stata timida nei confronti degli sconosciuti mentre con le persone
che conosco sono allegra, estroversa, entro certi limiti, e quasi del tutto
me stessa.Il mio disagio maggiore è che non riesco ad essere del tutto me
stessa, mi sento bloccata, non sono in grado di mostrare la mia vera
personalità e quindi risulto agli occhi degli altri come una persona timida.Questa
perenne limitazione, privazione del mio vero essere non lo tollero più,
vorrei tanto riuscire a liberarmi da queste catene, vivere liberamente e
senza la preoccupazione di essere sempre giudicata dagli altri, temere di
essere goffa, inadeguata e banale.Quando sono con altre persone non so di
cosa parlare, non so come comportarmi, ho paura di esprimermi e arrossisco
per sciocchezze.Invece, nel mio privato, sono del tutto diversa, dico le
cose che penso realmente, mi sfogo, alzo la voce, scherzo, cose che non
riuscirei a fare con persone estranee.Una precisazione però devo farla e
riguarda la mia non capacità, neanche da "persona" reale che mi sento, di
fare determinate cose come: dire ti amo al mio ragazzo, cantare, ballare,
che vorrei fare ma che proprio non riesco, sono bloccata.Spero di essere
stata abbastanza chiara perché è difficile spiegare la mia
situazione.Saluti.
Carissima,
La sua situazione è molto comune: tutti noi abbiamo, in questo senso, una
doppia personalità, ed è la nostra fortuna. Non si può infatti comportarsi
con persone estranee nello stesso modo in cui ci si comporta con le persone
che conosciamo bene e che ci sono affini. Se con gli estranei dobbiamo
mantenere un certo distacco ed un certo alone di mistero su chi veramente
siamo e su come la pensiamo (comportamento che coincide spessissimo con il
'fascino' di una persona), è normale sentirsi veramente sé stessi con le
persone che già ci accettano e che non si offenderanno e non ci lasceranno
se talvolta non soddisferemo le loro aspettative, se talvolta le nostre
parole o i nostri comportamenti saranno un po'
sopra le righe. Accetti dunque questa sua personalità come un pregio e non
come un difetto (le persone che sono troppo 'sé stesse' hanno in genere
rapporti sociali molto difficili).
Dr.
Walter La Gatta
GLI ALTRI MI PRENDONO IN GIRO
ho un problema con la
mia cagnolina di 11 mesi di nome Sophie.All'età di 2 mesi venne abbandonata
assieme a sua sorella vicino casa mia, la trovai e decisi di tenerla.A
differenza della sorellina,lei è sempre stata molto diffidente,soprattutto
con chi non conosceva o nei posti in cui non era mai stata.Ho cercato quindi
sin da subito di socializzarla con il mondo intero:
cani,gatti,persone,luoghi sconosciuti...insomma: ovunqueQuesto non pare
essere servito molto.Sophie ha paura delle persone che la avvicinano,basta
che le rivolgano l'attenzione che subito inizia ad abbaiare.Mentre se ci
troviamo in un luogo affollato,è piuttosto tranquilla, si comporta come
qualsiasi altro cane.Odia che qualcuno che non conosce le dia attenzione
quindi.Stessa cosa se la porto con me nei negozi,appena la commessa si
avvicina, Sophie prende ad abbaiare.Secondo me la sua è tutta paura, la
spaventa ciò che non può controllare.Con i cani il problema è più o meno lo
stesso,anche se diciamo è migliorato sotto alcuni aspetti:prima aveva paura
di Tutti i cani, si allontanava o pure abbaiava appena ne vedeva uno.Adesso
la cosa sembra circoscritta solo ai cani più grandi di lei.Questo mi
spaventa un pochino perchè ho notato che spesso questi cani cercano di
attaccare quando la sentono abbaiare molto forte, non vorrei ritrovarmi nel
mezzo ad uno scontro con la mia cagnolona (somiglia molto ad un
Dobermann,quindi si immagini anche che voce molto potente abbia e come sia
grossa)Oltre a questo, c'è il fatto che in casa praticamente non può entrare
nessuno che non sia della famiglia o che lei conosca,se succede si ripete la
stessa scena consueta: abbaia abbaia abbaia.Non vorrei che poi questo
sfociasse anche in qualche morso.Ogni volta l'allontano,senza dirle niente,
e la metto in un'altra stanza in attesa che si calmi.Esiste un modo per
tranquillizzarla? Per farle capire che non tutto è un pericolo a questo
mondo? e comunque anche se lo fosse, me ne occuperei io al posto suo.Vorrei
farla vivere il più tranquilla possibile,chissà cosa ha passato nei 2 mesi
della sua vita trascorsi con quelle "persone" così ignobili d'averla
abbandonata in mezzo ad una strada.......Grazie mille della sua
attenzioneVanessa
Cara Vanessa,
Grazie per questa bella lettera sulla tua cagnolona Sophie. Speriamo che il
tuo amore per gli animali riesca a far riflettere chi invece non riesce ad
avere lo stesso comportamento empatico e li tratta come oggetti che possono
essere presi, sfruttati e poi abbandonati, senza alcuno scrupolo.
Sinceramente il comportamento della tua 'pet' mi sembra del tutto normale: i
cani, seppure sono i nostri migliori amici nel mondo animale, non sono
esattamente come noi ... Essi si comportano in modo spesso diverso dal
nostro e occorre capirli bene. Le incomprensioni fra
cane ed essere umano infatti possano portare
l'animale ad avere delle reazioni spiacevoli quanto imprevedibili per noi,
che non abbiamo la sua stessa sensibilità. Ti consiglio dunque di leggere
dei libri sul comportamento dei cani, sul loro linguaggio del corpo, a
cominciare dal chiarissimo: "Il
cane: tutti i perché" di Desmond Morris (Mondadori)
Dr. Walter
La Gatta
PROBLEMI CON LA MIA CAGNOLONA
ho un problema con la mia cagnolina di 11
mesi di nome Sophie.All'età di 2 mesi venne abbandonata assieme a sua
sorella vicino casa mia, la trovai e decisi di tenerla.A differenza della
sorellina,lei è sempre stata molto diffidente,soprattutto con chi non
conosceva o nei posti in cui non era mai stata.Ho cercato quindi sin da
subito di socializzarla con il mondo intero: cani,gatti,persone,luoghi
sconosciuti...insomma: ovunqueQuesto non pare essere servito molto.Sophie ha
paura delle persone che la avvicinano,basta che le rivolgano l'attenzione
che subito inizia ad abbaiare.Mentre se ci troviamo in un luogo affollato,è
piuttosto tranquilla, si comporta come qualsiasi altro cane.Odia che
qualcuno che non conosce le dia attenzione quindi.Stessa cosa se la porto
con me nei negozi,appena la commessa si avvicina, Sophie prende ad abbaiare.Secondo
me la sua è tutta paura, la spaventa ciò che non può controllare.Con i cani
il problema è più o meno lo stesso,anche se diciamo è migliorato sotto
alcuni aspetti:prima aveva paura di Tutti i cani, si allontanava o pure
abbaiava appena ne vedeva uno.Adesso la cosa sembra circoscritta solo ai
cani più grandi di lei.Questo mi spaventa un pochino perchè ho notato che
spesso questi cani cercano di attaccare quando la sentono abbaiare molto
forte, non vorrei ritrovarmi nel mezzo ad uno scontro con la mia cagnolona
(somiglia molto ad un Dobermann,quindi si immagini anche che voce molto
potente abbia e come sia grossa)Oltre a questo, c'è il fatto che in casa
praticamente non può entrare nessuno che non sia della famiglia o che lei
conosca,se succede si ripete la stessa scena consueta: abbaia abbaia abbaia.Non
vorrei che poi questo sfociasse anche in qualche morso.Ogni volta
l'allontano,senza dirle niente, e la metto in un'altra stanza in attesa che
si calmi.Esiste un modo per tranquillizzarla? Per farle capire che non tutto
è un pericolo a questo mondo? e comunque anche se lo fosse, me ne occuperei
io al posto suo.Vorrei farla vivere il più tranquilla possibile,chissà cosa
ha passato nei 2 mesi della sua vita trascorsi con quelle "persone" così
ignobili d'averla abbandonata in mezzo ad una strada.......Grazie mille
della sua attenzioneVanessa
Cara Vanessa,
Grazie per questa bella lettera sulla tua cagnolona Sophie. Speriamo che il
tuo amore per gli animali riesca a far riflettere chi invece non riesce ad
avere lo stesso comportamento empatico e li tratta come oggetti che possono
essere presi, sfruttati e poi abbandonati, senza alcuno scrupolo.
Sinceramente il comportamento della tua 'pet' mi sembra del tutto normale: i
cani, seppure sono i nostri migliori amici nel mondo animale, non sono
esattamente come noi ... Essi si comportano in modo spesso diverso dal
nostro e occorre capirli bene. Le incomprensioni fra
cane ed essere umano infatti possano portare
l'animale ad avere delle reazioni spiacevoli quanto imprevedibili per noi,
che non abbiamo la sua stessa sensibilità. Ti consiglio dunque di leggere
dei libri sul comportamento dei cani, sul loro linguaggio del corpo, a
cominciare dal chiarissimo: "Il
cane: tutti i perché" di Desmond Morris (Mondadori)
Dr. Walter
La Gatta
MOMENTI DIFFICILI QUANDO SONO SOLA
Mi chiamo Erika ho 21 anni sono sempre
stata timida fin dalle elementari e per via di questa timidezza non ho mai
avuto un ragazzo.Infatti quando ero io ad essere innamorata di qualcuno
tacevo per paura di essere rifiutata e se qualcuno al contrario mi invitava
ad uscire mi facevo venire mille dubbi per paura di non essere all' altezza.Nonostante
questo, non mi definisco una timida in tutti i campi, infatti ho delle
amicizie molto forti (unicamente femminili) e quando sono isieme alle mie
amiche mi sento a mio agio e anche in grado di iniziare una conversazione
con gente che non conosco senza problemi, (anche se con i ragazzi conservo
sempre un pò di timidezza)Il problema è quando mi trovo da sola, odio essere
guardata, e per me anche prendere la metro da sola, camminare in un posto
con gente seduta, incrociare lo sguardo di un ragazzo che mi guarda con
interesse, sentire gli occhi su di me quando sono sola mi provoca asia, e
subito abasso gli occhi, inzio a sudare leggermente o a tremare.Mi rendo
conto che esagero, e me lo ripeto sempre.Di questo passo penso che non
riuscirò mai a risolvere questo problema...eppure vorrei davvero cambiare.Grazie
per l'attenzione!
Gentilissima Erika,
Il modo per cambiare è smettere di lottare contro questi sintomi e
concentrarsi invece su pensieri positivi. Paradossalmente, più facciamo
attenzione ai nostri sintomi, più ce ne spaventiamo e più essi si aggravano,
sia come intensità, sia come frequenza. La sua nuova parola d'ordine
potrebbe essere: let it be! (lascia che sia). Provi a canticchiare la
canzone dei Beatles quando le capiteranno ancora
quei sintomi (o altre canzoni che la ispirino
di più) e cerchi di lasciar passare il momento senza prestargli troppa
attenzione.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
DIPENDENZA DA INTERNET
Gentile Dottoressa, ll
mio grave disagio ha inizio dalla solitudine che mi ha portata circa 6 anni
fa in internet, sulle chat, dove credevo di trovare amicizia, dove non
sapevo che cosa stavo cercando Sono sposata da 20 anni ho una figlia
adolescente Poco alla volta questo mondo mi ha preso totalmente impedendomi
di interessarmi dei rapporti sociali "veri", delle persone che mi
circondavano, di mia figlia, di mio marito,della mia vita Avrei forse
continuato all'infinito, gratificata da quello che mi capitava, percorrendo
tutte le tappe di questo mondo irreale, dapprima contatti in chat, poi
telefonate, poi incontri, poi.. Sono stata miseramente scoperta da
atteggiamenti palesi solo agli altri e mi sono fermata per la prima volta a
cercare di capire a leggere a indagare su questa strana ossessione che mi ha
preso Sto iniziando faticosamente un percorso dal basso, tutto in salita,
sto cercando aiuto nella mia famiglia ma anche aiuto dall'esterno perchè so
di avere un problema e per la prima volta da tanto tempo, la voglia di
risolverlo ma nn so dove andare, non so da chi farmi aiutare La ringrazio se
potrà in qualche modo darmi una mano
Franca
Gentilissima Franca,
La ringrazio anzitutto di questa sua testimonianza, che sarà molto utile
anche ai nostri lettori, per capire fino a che punto Internet possa
entrare nella vita delle persone, specialmente laddove c'è un disagio, e
quanto possa, in alcuni casi, interferire con i rapporti instaurati nella
vita 'reale'. Internet è forse la più grande opportunità che la vita
moderna ci offre, ma va utilizzata con consapevolezza, prendendola a
piccolissime dosi. Per uscire da questa dipendenza è necessario seguire un
percorso psicoterapeutico, che porti anzitutto a cambiare le proprie
abitudini di vita, ma soprattutto a fare una riflessione profonda su sé
stessi, sulla propria vita, su quello che non va, su quello che può essere
cambiato, per ritrovare serenità e desiderio di vivere la (vera) realtà.
Cari saluti e tantissimi auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti Ancona
VORREI ESSERE UNA PERSONA
NORMALE
Salve!Le scrivo per quattro ragioni: 1. ho paura che, a causa della mia
enorme timidezza, rimarrò solo. Molte volte, infatti, penso che quando tutti
i miei fratelli si saranno sistemati, io rimarrò solo come un cane. Io non
ho né amici e né fidanzata. Talvolta, mi sento ancora un bambino (forse è
proprio per questo motivo che non ho mai avuto una storia sentimentale).
Avrei voluto seguire uno dei consigli che Lei ha riportato nel sito. In
sostanza, tra i vari esempi, Lei dice che se una persona ama la musica ed è
in cerca di nuove amicizie, può andare a far parte del coro della
Parrocchia. Mi avrebbe fatto piacere seguire questo Suo consiglio ma, sia
per timidezza e sia perché non mi sento pienamente cattolico (la mia
spiritualità è - dopo una sorta di conversione - molto più vicina
all’anglicanesimo che al cattolicesimo romano), ho evitato di propormi. A
causa di questo mio non sentirmi pienamente cattolico, spesso e volentieri,
litigo con mia madre. Dopo ogni lite con mia madre, soffro perché mi sento
rifiutato, mal tollerato e non rispettato come uomo che può operare delle
scelte dissonanti rispetto alla propria educazione. E poi, sospetto che
nessuno voglia essere contraddetto dato che, dai tempi della scuola, mi è
parso chiaro questo principio: viene accettato nel gruppo non chi è se
stesso ma chi si conforma al modo di fare e di pensare degli altri. 2. Un
altro motivo per cui Le scrivo è la paura di parlare dinanzi ad altra gente
e di essere mal giudicato. Il più delle volte mi astengo però, quando
proprio devo farlo, tutti notano la mia difficoltà. Mi trema la voce,
comincia a battermi il cuore all’impazzata e, a volte, mi viene da ridere.
Anche per i motivi succitati (ma non solo), non ho voluto fare l’università
(i miei genitori, per questo motivo, mi hanno criticato e mi criticano
moltissimo).3. Ho un gran timore di uscire da solo sia perché ho paura di
incontrare gente violenta sia perché non mi sento sicuro quando attraverso
la strada.4. In ambito lavorativo (lavoro in società con un mio cugino), mi
sento davvero poco professionale, come se fossi un inesperto (a differenza
di mio cugino che, ai miei occhi, è più professionale di me). Quando poi
devo interloquire con un cliente, vado in ansia per paura di sbagliare.Sono
triste, perché vorrei essere una persona normale. Esiste un rimedio ai miei
problemi? Potrò mai diventare come gli altri?Chiedo scusa per il mio lungo
messaggio ma non ce la faccio proprio più a convivere con questi problemi.
Giovanbattista
Salve Giovanbattista,
Rispondo alla sua lettera, seguendo i punti che mi ha indicato.
1. Il coro della Parrocchia è chiaramente solo un esempio, che non va preso
alla lettera... Mi sembra che lei, rinunciando a questa opportunità con la
storia dell'anglanesimo, stia mettendo in atto un meccanismo di difesa (la
razionalizzazione) che ha il preciso obiettivo di bloccare ogni suo
tentativo di cambiamento. Razionalizzare significa ragionare sui propri
problemi e trovare per essi delle soluzioni che all'apparenza sembrano
razionali, ragionevoli, ma che nascondono invece un bisogno inconscio molto
più profondo: quello di non cambiare nulla, per non perdere dei benefici
secondari che la propria situazione offre. Credo ad esempio che il suo
sentirsi ancora un bambino, i battibecchi con sua madre o con entrambi i
suoi genitori per via della religione o dell'università, dimostrino che lei
fondamentalmente ha paura di crescere. Ecco perché non si è trovato una
ragazza ed ecco perché non vuole assumere un atteggiamento adulto nei
confronti degli altri. E' chiaro che essere spontanei è una cosa bella, ma
non si può dire esattamente e completamente tutto quello che si pensa:
questo, appunto, lo fanno i bambini, perché alla loro età non hanno
responsabilità sociali e perché, quando sono spontanei sono molto carini e
fanno anche sorridere. Non è così per le persone adulte, che invece debbono
imparare a controllare le loro emozioni e ad essere consapevoli che certi
atteggiamenti o certe posizioni possono essere difficili da accettare per
gli altri, e non vanno imposte, ma negoziate. Tornando alla musica, potrebbe
fare un corso di chitarra, un corso di canto, partecipare ad un gruppo di
discussione su Internet, ecc. ecc.
2. Per imparare a gestire l'ansia può provare con il Training Autogeno.
3. Anche qui si potrebbe sospettare un meccanismo di difesa: quello della
proiezione, cioè vedere negli altri quello che invece è dentro di noi (in
questo caso l'aggressività). Perché infatti la gente dovrebbe essere
violenta con lei? Quanto alla paura di attraversare la strada, può trattarsi
di ansia, panico, fobie.
4. Lei è una persona normale, solo che in questo
momento ha diversi porblemi, fra cui anche una scarsa autostima (del resto,
nella situazione che vive, non potrebbe essere altrimenti!)
Conclusione: Se lei non ce la fa più a convivere con i problemi che mi
elenca, un rimedio c'è: una buona psicoterapia cognitivo-comportamentale,
con apprendimento di una tecnica di rilassamento, in sei mesi, massimo un
anno, dovrebbe portarle molto giovamento.
N.B. Non mi dica ora che non crede più nella psicologia, perché si è
'convertito' alla parapsicologia...
Dr. Walter La Gatta - Ancona
TIMIDA CRONICA
sono una ragazza di 24 anni e sono
una timida cronaca, da qualche parte ho letto qualcosa sulla fobia sociale e
sono rimasta stupita, sembrava la mia descrizione, a volte soffro davvero
tanto per la mia timidezza, di fronte agli altri sono sempre "inibita", per
non parlare del senso di vergogna che provo quasi sempre quando sono
presenti persone che non conosco o conosco poco, appena bussa qualcuno alla
porta di casa per parlare con i miei genitori, resto un paio di minuti e poi
vado in un'altra stanza finchè non sono andati via, mi sento sempre
indeguata, quello che dico mi sembra sempre schiocco e insulso, come mi
vesto mi sembra sempre fuori luogo, spesso sono impacciata e tante persone
che dopo mi conoscono meglio per questioni di studio o altro, mi dicono
sempre che a primo impatto sembro "stupida" perchè sono silenziosa e me ne
sto in un angolino diventando quasi trasparente. Se devo chiedere
un'informazione, parlare con un professore, andare in un negozio da sola per
domandare qualcosa mi vergogno, insomma sono un impiastro. Che consiglio mi
può dare per sbloccarmi un pò, per diventare un pò più diretta, meno
timorosa. Grazie, tanti saluti.
Carissima,
Non si esce da una fobia sociale con qualche consiglio, purtroppo. Se sei
arrivata a questo stadio occorre capire quali ne sono le ragioni. Una buona
idea sarebbe quella di intraprendere una psicoterapia,
ma se non puoi, cerca almeno di
leggere qualche libro sull'autostima. Un altro consiglio è quello di cercare
di fare tutto ciò che ti mette paura, anche se in modo molto, molto
graduale.
Ciao, auguri.
Dr. Walter La
Gatta
GLI ATTACCHI DI PANICO DEL PILOTA
Sono un pilota
professionista da circa quindici anni; cercherò di essere breve :
improvvisamente durante un volo solista, circa otto anni fa, ho avuto un
sintomo di terrore, di aver perso il controllo: scoprii che si trattava del
tanto deriso (prima) attacco di panico. Me la cavai perchè ero su un
elicottero, scesi velocemente ed atterrai e dopo alcuni istanti, sconvolto
dall'accaduto, sono ridecollato alla volta dell'aeroporto volando alla quota
minima consentita per paura di un nuovo attacco. Uno psichiatra mi diede
farmaci che alla lunga mi intontirono e circa sei mesi dopo smisi non avendo
trovato in lui una guida efficace nella mia uscita dal tunnel. Sono passati
sette anni..continuo nel mio lavoro, ora lavoro e volo solo su elicotteri
perchè mi danno quella sensazione di possibilità di fuga!..anche se continuo
ad essere terrorizzato dalla quota. Convivo ormai con tutto questo da tempo
ma a volte mi deprimo e mi chiedo se c'è un'uscita. Per chiarezza faccio
presente che prima di quel primo attacco di panico che ho descritto non ho
mai avuto niente..anche se durante le interrogazioni da piccolo..e ancora
oggi può accadermi di svenire (sento ovattato, sudo freddo, vedo le
stelline,nausea e casco a terra se non mi siedo)..che tutto dovesse prima o
poi scoppiare??
Gentilissimo,
Non era scritto certamente nelle stelle che lei dovesse intraprendere la
carriera di pilota: perché lo ha fatto? Probabilmente per superare e vincere
le sue paure. Del resto questo è il coraggio : sapersi mettere alla prova,
vincendo sfide difficili, per poter dimostrare agli altri, ma soprattutto a
sé stessi, di valere. E lei indubbiamente ce l'ha fatta: in quindici anni
una sola crisi di paura è più che accettabile. Ora quello che le rimane,
come strascico, è la "paura della paura" e questo è un ostacolo non facile
da superare. L'attacco di panico infatti ha agito in lei come un richiamo
alla realtà: "guarda che non sei quello che credi di essere, ma sei ancora
quel bambino piccolo, che a scuola aveva paura delle interrogazioni"... Dove
è la verità, chi è lei veramente? Come sempre, la verità è nel mezzo: lei è
sia l'eroe coraggioso che ha saputo vincere le battaglie con sé stesso,
diventando quello che voleva diventare, sia un uomo insicuro e fragile, che
talvolta dubita, di sé, della sua abilità, del suo coraggio. E' normale che
sia così: tutte le persone 'forti' hanno i loro momenti di debolezza, anche
se in genere questa cosa non si sa, perché dell'eroe si conoscono solo le
gesta eroiche e mai le paure. Quello che le consiglierei è di evitare i
farmaci, che oltre tutto per il lavoro che svolge sono pericolosi, e di
farsi aiutare da uno/a psicoterapeuta che possa aiutarla a ripercorrere la
sua storia e ad accettare la sua personalità, sia nei punti di forza, sia in
quelli di debolezza, insegnandole delle strategie per dominare l'ansia, le
emozioni, i pensieri distruttivi. Infine, mi
permetta: perché
non prendersi un momento di pausa, per riflettere sul da farsi, per curare
lo stress e capire se è ancora quello il mestiere che vuole fare, o magari è
giunto il momento di cercarsi un altro lavoro?
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
GLI ALTRI NON MI INTERESSANO
Sono Linda una ragazza che fa l'universita.la
possibilità di farmi nuovi amici quindi cè l'ho!.ma spesso le persone che
incontro e conosco non mi piacciono del tutto.non so come spiegarmi..con
alcune persone possostare solo nelle ore di lezione,con altre non riesco ad
uscire nemmeno per unaperitivo xke ritengo non abbia io niente da dirgli o
niente da condividere..magari se in gruppo potrei uscirci ma poi finirei in
un angolo a pensare ai fatti miei.però quello che mi chiedo è kè non è
possibile che non trovi nessuno con cui riesca a stare senza farmi troppi
problemi?di conoscenti ne ho un mare ma restano conoscenti perchè non mi
interessano oppure xkè non m fido...ecco si sono molto diffidente cmq il mio
problema principale è ke spesso credo d non avere niente a che fare contutte
quelle persone -che però in realtà non conosco-e quindi mi chiudo in me
stessae m limito a delle conoscenze superficiali che restano tali xkè io non
mi sento amio agio,non riesco a essere me stessa:non riesco a dire e a fare
quello ce voglio equindi parlo poco.tutti mi definiscono una persona
silenziosa!! non è del tutto vero...è che con quella determinata persona non
riesco a parlare...d niente!nemmeno del tempo che fa...mi riduco a parlare x
monosillabe.ecco il mio problema mi aiuti!
Cara Linda,
Il suo problema è forse quello di essere troppo centrata su sé stessa: al
momento i suoi pensieri ed i suoi ricordi sono la sua migliore compagnia e
la gente che le è intorno sembra solo fare rumore, darle fastidio, in quanto
la distoglie dalla contemplazione della sua vita interiore.
Conoscersi, pensare, riflettere è sicuramente importante, ma lo è
altrettanto conoscere il mondo intorno a noi. Ogni persona ha esperienze e
conoscenze personali che possono arricchire gli altri. Il sapere dagli altri
è dunque importante tanto quanto il sapere che si apprende sui libri: apre
la mente, allarga gli orizzonti, migliora il livello di intelligenza, le
abilità sociali, le capacità empatiche.
Provi dunque a non rinunciare più a quello che ogni singola persona,
gratuitamente, può tramstterle per arricchire la sua vita: basta solo avere
la pazienza di ascoltare con attenzione e fare domande, per capire meglio,
per capire di più.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
HO IL PROBLEMA DELLA PIPI' TIMIDA
Io ho il problema della pipì timida non riesco proprio a farla in pubblico o
in un bagno di un bar anche se uno è fuori dalla porta che aspetta, questo
mi succede da qualche anno prima riuscivo a farla tranquillamente
ovunque,come posso fare per risolvere il mio problema?Grazie Marco
Caro Marco,
Ovviamente timida non è la tua pipì, ma sei tu... Come fare per superare
questo problema? Semplicemente pensando che gli altri che aspettano fuori
dalla porta, quando a loro volta entreranno in bagno dopo di te, faranno le
stesse cose che hai già fatto tu ed in più sentiranno gli stessi odori, gli
stessi rumori, tipici della pipì. Forse anche loro si sentiranno un po' in
imbarazzo all'idea di doversi poi incontrare faccia a faccia con chi ha
sentito tutto questo, facendo la fila dietro alla porta chiusa del bagno.
Il fatto su cui riflettere è dunque questo: tutti facciamo la pipì nello
stesso modo e negli stessi luoghi. Perché alcuni se ne vergognano ed altri
no? Chi si vergogna di questa cosa non esagera forse nel sentirsi troppo 'speciale',
anche quando fa una cosa tanto naturale, come la fanno tutti gli altri?
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta - Ancona
NON RIESCO AD AFFRONTARE LE SITUAZIONI
Mi chiamo Gaia ho
un problema che non mi lascia vivere serenamente, solo adesso riesco a
parlarne liberamente, non riesco ad affrontare delle situazioni normali del
tipo andare a mangiare nella mensa dove lavoro per paura di essere osservata
oppure per paura di incontrare persone che mi hanno ferito; ultimamente
riesco ad andare ma cerco sempre di mettermi in posti dove non posso essere
vista. Mi capita spesso di trovarmi a disagio anche con persone che non
conosco solo un loro sguardo mi provoca una sorta di agitazione oppure mi
capita di aver paura di conoscere persone nuove. Vorrei un consiglio per
poter affrontare queste situazione, in me c'è la voglia e la determinazione
per potercela fare solo che la paura mi frena.
Cara Gaia,
A differenza del nome che porti, sembri una persona davvero poco felice. La
maggior parte delle tue paure appare infatti immotivata e causata dalla
concezione errata del mondo che ti sei fatta.
"Gli altri" non vanno mai considerati come dei potenziali nemici (almeno
fino a prova contraria), ma delle persone come te, che non solo vivono i
tuoi stessi problemi e le tue stesse
paure ma che, addirittura, nel vederti e nell'interagire con te potrebbero a
loro volta sentirsi molto a disagio, in quanto tu stessa sei una de "gli
altri" per gli altri... Ci avevi mai pensato?
Prova dunque a cercare di modificare il tuo stile del pensiero,
attraverso una psicoterapia o, se preferisci, la lettura di qualche libro
(esempio: Il Pensiero Positivo, ed. Xenia, autore Giuliana Proietti).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
AL SOLO PENSIERO DEL
TRADIMENTO
Desidero sapere cosa
fare per non diventare rossa in presenza dei miei familiari,solo in
determinate circostanze se squilla il telefono se si parla di tradimenti o
se incontro una determinata persona in presenza di mio marito, premetto che
non ho mai avuto a che fare con questa persona ne con altri anzi sono una
casalinga che non esco mai di casa se non con mio marito il quale non ha un
bel carattere per niente. spero tanto nel vostro aiuto TIZ.
Gentilissima Tiz,
Probabilmente lei è talmente condizionata dal cattivo carattere di suo
marito e tanto severa con sé stessa, che alla sola idea che qualcuno possa
lontanamente immaginare un suo interesse per un altro uomo, si sente andare
in ansia (e poi ha la reazione somatica che descrive). Quella reazione
probabilmente non vi sarebbe se lei non si sentisse effettivamente in colpa
per qualcosa, che non ho sufficienti elementi di conoscenza per definire
meglio. Forse la soluzione potrebbe essere nel cercare di prendere la vita
con maggiore leggerezza e non pensare che l'essere interessata ad altri
uomini, magari solo un po' e solo col pensiero, sia un male così grave. Le
faccio un esempio. C'è, secondo lei ,una differenza fra "il mondo" e una
qualsiasi "mappa del mondo"? Converrà con me che certamente si, c'è
differenza, perché nessuna mappa, seppure rappresenti simbolicamente il
mondo, potrà essere realmente come il mondo stesso, nella sua complessità,
varietà, grandezza... Allo stesso modo "tradire" è una cosa, "pensare
o sognare di tradire" ne è un'altra, dal momento che rappresenta una
trasgressione, ma non lo è. Cerchi dunque di sentirsi più libera di
poter pensare in privato tutto quello che vuole, senza condannarsi, né
censurarsi, né sentirsi in colpa: imparando a gestire le emozioni
sollecitate da certi pensieri, immagini, ricordi, si sentirà più sicura di
sé anche quando dovrà farlo davanti ad altre persone.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
UNA PROF MOLTO ANSIOSA
Sono una docente di matematica in una
scuola superiore,ho 55 anni stimata e
benvoluta da alunni, colleghi e superiori. Nonostante mi presenti
spigliata e sicura di me, vivo interiormente un grosso dramma: paura di
parlare in pubblico; es Collegio Docenti. Cerco sempre di evitarlo ma
quando sono costretta, evidenzio subito la mia difficoltà. Mi trema la
voce, mi inizia a battere il cuore a mille, ho un aumento pressorio,insomma
tutti si accorgono del mio malessere.Ho evitato tante occasioni di
successo (carriera politica,carriera scolastica) proprio per questo
problema.Aiutatemi voglio vincerlo a chi devo rivolgermi?Grazie
dell'attenzione
Gentile Professoressa,
Sicuramente anche il primo giorno che è entrata in una classe non si sarà
sentita completamente a suo agio nell'avere gli occhi di tutti i suoi
studenti addosso. Probabilmente oggi questa cosa, dopo tanti anni di
insegnamento, non la preoccupa più, perché nel momento in cui spiega è più
concentrata in quello che dice, o sul livello di attenzione della classe,
piuttosto che sui suoi vissuti emotivi. Dovrebbe usare la stessa tecnica
anche nel Collegio dei Docenti: invece di concentrarsi sulla sua ansia,
dovrebbe dirigere la sua attenzione fuori di sé, scoprendo, forse per la
prima volta, che quell'ansia che lei descrive sono in molti a provarla:
non a tutti trema la voce, ma ha notato quante persone intrecciano le
dita, battono i piedi, si alzano e poi tornano al loro posto, si
nascondono dietro ad un fazzoletto? Non so se è consolante per lei, ma
sappia che il suo problema è molto condiviso e che se ne esce solo dopo
una lunga sovraesposizione allo stimolo (come durante le sue ore di
lezione). Il consiglio è dunque quello di non evitare queste riunioni, ma
anzi, di frequentarle tutte e magari partecipare anche ad altre riunioni,
con altri gruppi (es. corsi di inglese, di teatro ecc.). In questo modo,
gradualmente, perderà l'abitudine a scrutare continuamente dentro di sé,
invece di guardare quello che accade intorno a lei.
Cordialmente,
Dr.
Walter La Gatta
TENDO A STARMENE ZITTA E
IN DISPARTE
Sono una ragazza di 21
anni e sono una persona estremamente timida con chi non conosco.Sono stata
fortunata perchè grazie alla chat ho conosciuto il mio ragazzo che è una
persona veramente speciale, mi ama per quello che sono.Il fatto è che quando
non consco le persone oppure le conosco ma non so cosa pensano di me tendo a
starmene zitta e in disparte, ho paura di parlare e di esprimermi e se lo
devo fare lo faccio gentilmente ma il più velocemente possibile.Ho paura di
fare brutta figura e di non essere apprezzata ma il fatto è che se stò zitta
non potro mai essere apprezzata da nessuno.Come posso fare per ridurre la
timidezza?Che cosa posso dire a tavola o per strada quando incontro queste
persone? Grazie mille.Alice
Cara Alice,
Non vorrei scivolare nel banale nel dirle che molte persone parlano molto,
ma non sanno quello che dicono e che è centomila volte meglio una persona
come lei, riservata e riflessiva, di chi non perde mai occasione per tacere.
C'è poi, certamente, una posizione di mezzo fra questi due eccessi, una
posizione di equilibrio, cui tutti dovrebbero tendere per migliorare il
proprio adattamento sociale. Quello che le consiglierei dunque è cercare di
sforzarsi a fare dei piccoli passi per raggiungere piano piano questa ideale
posizione di equilibrio, che non è poi così distante da lei e che, con un
po' di buona volontà e di esercizio potrà essere facilmente raggiunta. Non
chieda a sé stessa dei cambiamenti troppo grandi, non pretenda un totale
cambiamento della personalità: si ponga degli obiettivi a breve/medio
termine e ogni volta che li raggiunge passi a qualcosa di leggermente più 'difficile'.
Cosa dire a tavola? Ci sono tanti discorsi 'pour parler': si parte dal tempo
(è freddo, è caldo, è umido...) alle classiche frasi di questi tempi (non
esiste più la mezza stagione...). Praticamente nei significati non si dice
nulla, ma comunque parlando di queste banalità le persone indirettamente si
dicono 'mi piace parlare con te'.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
PER ME LA TIMIDEZZA E' UN OSTACOLO
Sono una ragazza di
16 anni e fin da bambina ho dovuto affrontare la timidezza, che considero un
ostacolo sociale, ed è abbastanza debilitante.Penso di avere una lieve forma
di fobia sociale, ma non vado da uno psicologo o da una persona qualificata,
quindi non sto svolgendo alcuna terapia.Da bambina sono andata da diversi
psicologi, ho anche fatto il test di rorschach, a causa di una situaziona
familiare abbastanza distruttiva e non semplice, il tutto si può
semplificare in una figura paterna assente, perchè incapace di svolgere il
suo ruolo naturale di padre, perchè violento e inumano (se mi permette il
termine). Ma non mi voglio soffermare su questo (anche se ovviamente è una
delle cause del mio malessere), il punto è che da bambina ero riuscita a
superare la timidezza, perchè mi ero fatta molti amici, e per questo avevo
molta fiducia in me stessa e verso gli altri. Poi sono arrivate le medie, e
le superiori, il classico macigno adolescenziale, in questo periodo ho perso
molti amici, e la mia fiducia era ed è sprofondata, e la mia timidezza era
ripiombata, aggravata (questo soprattutto nelle superiori) almeno penso,
dalla fobia sociale (ma forse era latente). Siccome non svolgo nessuna
terapia, ho cercato qualche metodo fai da te, con scarsi risultati.Ovvero,
relazionandomi con gli altri, mi ero proposta di cercare di nascondere la
mia timidezza, mostrandomi spigliata, rilassata, divertente, insomma curando
le mie ansie con l'ironia e le risate. Infatti è così che reagisco
spontaneamente(soprattutto con chi conosco un po', da considerare quasi
amico), cioè appena avverto uno status di timidezza, subito sento il bisogno
di smorzarla con qualche battuta di spirito, come se dovessi alleggerire il
peso di quei momenti a me stessa,e come se dovessi farlo anche verso il mio
interlocutore (il quale non porta questo peso, anzi ne ignora l'esistenza).
Questa tecnica funziona a giorni alterni, perchè richiede molta forza di
volontà che in certi giorni non ho, perciò direi che è una tecnica
abbastanza bipolare ( o forse lo sono io). Un'altra tecnica, forse più
specifica, era quella di individuare e di ordinare in ordine crescente, le
situazioni che mi creano maggiore ansia sociale etimidezza, scriverle su un
foglio e affrontare per ordine da quella che ti crea minore timidezza (per
esempio, nel mio caso chiedere informazioni ad un passante) e provarla fino
a che ci si abitua e quindi non si è più ansiosi, e procedere così conle
altre situazioni di maggiore ansia, fino ad arrivare a superare l'ostacolo
più grande (per me parlare in pubblico)....Però questa tecnica non l'ho mai
sperimentata, forse per la mia incostanza nello svolgere determinate cose.Volevo
sapere se crede che questa tecnica possa funzionare. Io devo dire che non
penso di farcela, ma tuttavia non è impossibile. Altrimenti c'è da passare
alle maniere forti, cioè le terapie d'urto, (forse in parte possono
rientrare nella tecnica prima descritta), forse queste sono un po'
personalizzate, ma ad esempio uscire di casa con qualcosa di strano addosso,
in modo tale da attirare lo sguardo dei passanti (avere gli sguardi degli
altri addosso è una cosa che noi timidi odiamo) per affrontare la paura
degli altri..Oppure, va be già che ci sono le dico il mio metodo. Il mio
metodo è la risata, parlo anche di quando sono per strada, se all'improviso
sento addosso una situazione di ansia che mi preme,la risata mi libera.
Certo non è che mi metto a ridere a squarciagola, ma faccio una cosa
strana,ovvero guardo gli altri e penso ad un loro particolare buffo (una
camminata,un'espressione) e poi rido, come si suol dire "sotto i baffi". Lo
so è un comportamento stupido, e io non vorrei mai che gli altri lo
facessero con me, però è liberatorio. Oppure ci sono i gruppi di auto aiuto,
ma non sono molto informata a riguardo. Comunque lei mi può dire altre
terapie d'urto? Mi scuso per le mie follie, molti timidi sono abbastanza
fuori di testa. Ma anche molti non timidi. Un'ultima domanda:siamo noi ad
essere "deviati" o è il mondo? Forse non esiste una risposta. Ma lei ha
tutte (o quasi) le risposte, perciò chiedo umilmente consiglio a lei. Grazie
Gentilissima,
Anzitutto grazie di questa bella e lunga lettera che, sono sicuro, piacerà a
molti dei nostri lettori, perché è ricca di tante riflessioni originali e
intelligenti che, francamente, non credo tutte le ragazze sedicenni, per
quanto evolute e emancipate, riescano a fare con tanta profondità e con
tanta facilità espressiva. Dunque, anzitutto, tanti complimenti!
E ora veniamo alla lettera. Credo che il tuo sistema possa funzionare e non
c'è nulla di male nel metterlo in pratica. Del resto è umano avere delle
insicurezze ed è giusto che una persona giovane come te provi a sperimentare
diverse opzioni, per vedere quella che funziona meglio.
C'è ad esempio chi si mostra aggressivo, per apparire più determinato e
sicuro di sé: l'aggressività degli adolescenti nasconde spesso dei sensi di
inadeguatezza, oltre alla paura di mostrare le proprie fragilità. Tu hai
scelto invece un atteggiamento positivo, quello della risata, che non potrà
che aiutarti nel farti accettare dagli altri e nel farti considerare una
persona piacevole, con la quale stringere dei legami d'amicizia.
L'importante è non esagerare, non cercare di attirare a tutti i costi
l'attenzione degli altri, non sfidare sé stessi e la società: non solo è
inutile, ma è anche controproducente. Avanti così dunque! C'è
un'ultima cosa che vorrei dirti: non mi racconti nella lettera se hai avuto
successo nella scuola, nello sport, nelle amicizie. Sono cose importanti che
non dovresti sottovalutare: cerca di premiarti ogni volta che raggiungi un
successo in queste cose e torna a quei pensieri, a quei ricordi, ogni volta
che ti sentirai in difficoltà.
Cari saluti.
Dr. Walter La
Gatta
VORREI DEI CONSIGLI TERAPEUTICI
Sono un ragazzo
di 32 anni, profondamente stanco di farmi condizionare la vita dalla mia
"fobia sociale". Sto già effettuando un percorso di analisi con una
dottoressa da molti mesi ma questo problema non emerge mai o non viene mai
trattato di petto come forse sento fortemente il bisogno di fare. Tra le
innumerevoli situazioni negative che derivano dal mio errato condizionamento
emotivo, c'è anche l'aver lasciato a metà gli studi universitari per il
terrore dell'esame e della "condizione pubblica" che mal riesco a gestire a
livello emotivo.Uno dei paradossi di tutto ciò è il fatto che tra le altre
cose pratico Tai Chi e fino a poco tempo fa' insegnavo tecniche di
rilassamento e di meditazione che "rasentavano" la regressione ipnotica per
profondità "suggestiva" e di consapevolezza....lo stesso oceano di
consapevolezza che mi piomba addosso rendendomi inabile emotivamente ed in
un certo senso anche "cognitivamente" , tutte le volte che devo affrontare
una certa relazione sociale che abbia per oggetto una mia prestazione, anche
la più banale come dare una indicazione stradale a dei passanti...Sarebbe
utile approcciare il problema con l'ipnosi ericksoniana? Non tanto a
rilassarmi quanto a scavare e "rigirarmi com un calzino" per ricondizionare
certe radicate e maledette neuro-associazioni? Spero fiducioso in un vostro
aiuto e rimango disponibile a qualsiasi consiglio terapeutico possiate
indicarmi.
Grazie
Adriano
Gentile Adriano,
Di psicoterapie ce ne sono davvero tante, ma solo una è migliore delle
altre: quella che 'funziona'.
Ritengo che lei sia una persona troppo consapevole ed informata per essersi
rivolta al primo nominativo che le è comparso davanti, sfogliando le pagine
gialle. Sono dunque convinto che la sua psicologa sia un'ottima
professionista e che il percorso terapeutico che avete iniziato sia
validissimo. Ciò nonostante, se vede che a distanza di tempo (almeno sei
mesi) non ottiene il benché minimo risultato, qualche riflessione va fatta:
1. E' il terapeuta che non va bene? Per capirlo, lei si dovrebbe porre
queste domande:
- Ho davvero fiducia nell'operato di questa persona? (La fiducia è un
requisito indispensabile!)
- Mi sento perfettamente a mio agio con questa persona, mi sento libero di
esprimermi? Oppure mi sento a disagio?
2. E' quel tipo di psicoterapia che non funziona su di me?
Come lei sa, di psicoterapie ce ne sono veramente tante: sono potenzialmente
tutte ottime, ma non tutte funzionano per qualsiasi patologia e per
qualsiasi paziente. Da quello che lei dice ad esempio, sembrerebbe che lei
voglia affrontare anzitutto il sintomo che le crea il disagio: in questo
caso, il tipo di psicoterapia che dovrebbe cercare è quella di tipo
cognitivo-comportamentale.
3. E' lei che si pone in
modo errato sia nei confronti del suo disagio, sia nei confronti della
psicoterapia? E' possibile che lei abbia 'idealizzato' il trattamento?
La psicoterapia è una scienza umana e non uno strumento magico: molti
miglioramenti sono possibili, ma sognare di diventare una persona
completamente diversa è un'utopia.
Inoltre, mi permetta un'altra osservazione: lei dice di soffrire di 'fobia
sociale'; dice inoltre di "non sentirsi adeguato dal punto di vista emotivo
e cognitivo, ogni qual volta deve affrontare una relazione sociale che abbia
per oggetto una sua prestazione"... Cioè? Cosa la fa soffrire realmente?
Balbetta? Suda? Arrossisce? Trema? Lei si cela dietro etichette e
classificazioni diagnostiche, forse per non parlare dei suoi sintomi e di
ciò che realmente la fa soffrire.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ATTACCHI DI PANICO
Il mio passato
e' stato difficile, padre assente e poi morto mentre io ero in ospedale che
mi operavano ad una gamba,intervento banale e risolto bene.mi sentivo
forte,controllavo il mio corpo.ho trovato un ragazzo che mi ha amato e dato
quel senso di sicurezza che cercavo negli uomini-l'unico mio punto debole.
Avevo una vita piena: amici,feste,lavoro,amore,mamma e fratello splendidi.
Poi il mio ragazzo mi ha mollata. Ho sempre fumato canne..un giorno un po'
di piu' e stomaco vuoto. Sono andata a fare la spesa e ho avuto un piccolo
attacco di panico perche' avevo fumato troppo. Dopo mesi d'inferno smetto di
fumare ma ho sempre paura di svenire.fino ad oggi,dove non riesco piu' a far
nulla e mi rintano in casa per paura di star male. Razionalmente so che
anche se dovesse succedere non c'e' nulla di male,ma poi quando devo fare
qualcosa non riesco.non ho piu' il controllo del mio corpo. Come faccio per
riavere quella fiducia?Mi rivolgo a lei perche per vari motivi non posso
andare dallo psicologo.grazie davvero.
mari***
Cara mari***,
Purtroppo potrò esserle di scarso aiuto, con questa risposta su Internet, e
le spiego perché.
Quando si soffre di attacchi di panico, come lei giustamente rileva, non si
perdono le capacità di giudizio: tutto quello che accade lo si comprende
benissimo a livello razionale, ma si viene sopraffatti dalle proprie
emozioni e solo dopo ci si rende conto che i dolorosi stati d'ansia che
precedono e seguono il panico sono generati dalla propria mente, dai propri
pensieri autodistruttivi... Ma questa consapevolezza non aiuta a cambiare le
cose, semmai le peggiora, perché poi ci si sente anche sciocchi, incapaci,
inadeguati, per non essere stati in grado di controllare qualcosa che
partiva da sé stessi. Non è dunque con il linguaggio della razionalità che
io posso aiutarla a venirne fuori, perché le mie parole di buon senso si
aggiungerebbero alle sue e probabilmente a quelle di altri che le sono
vicini e che conoscono la sua situazione. Per farla guarire, occorre parlare
al suo inconscio, non alla sua parte consapevole, usando di volta in volta
tecniche particolari che hanno l'effetto di azzerare la sua razionalità e
portarla al cambiamento. Tutto questo si fa all'interno di una psicoterapia,
della durata di almeno 3-6 mesi.
Infine, un'altra riflessione, cui tengo molto: lei non ha avuto l'attacco di
panico perché aveva fumato, ma aveva fumato perché soffriva di disturbi
d'ansia.
Cari saluti.
Dr.
Walter La Gatta
LASCIARE IL LAVORO, TORNARE DAI MIEI?
Sono una ragazza di 26 anni molto timida,
il mio più grande problema è il rapporto con gli altri. Non sono mai stata
fidanzata, mai nessuno si è avvicinato a me,proprio per questo mio problema,
e di tutta questa situazione io ne soffro tantissimo. Penso che potrei avere
una vita normale come tutti gli altri e invece no tutti mi vedono come una
persona strana se mai xchè non parlo mai e non riesco a comucnicare più di
tanto con gli altri. Nonostante questo mio grande problema sono cmq riuscita
a realizzarmi nel mio lavoro, sono riuscita ad arrivare dove sono ma sempre
dubitando delle mie capacità e sentendomi sempre inferiore agli altri, e
vivosempre con la paura di sbagliare! Per la prima volta l'anno scorso mi
ero innamorata di una persona, avevo preso tuttto il coraggio che avevo e
gli avevo detto quello che provavo.. per me è stata la cosa difficile del
mondo da affrontare! Ovviamente ci fu un rifiuto dall'altra parte xchè
questa persona mi disse che non mi conosceva e mi voleva vedere diversa se
mai, dovevo cambiare. Io stavo cercando di cambiare e già aver fatto quel
passo era tanto... ma poi arriva la delusione che mi ha fatto tornare
indietro e oggi ho ancora più paura se mai di rivelare quello che provo ad
una persona. Ci sto troppo male per tutta questa mia situazione, sopratutto
nell'ultimo anno sembra sempre che peggioro e questa situazione mi sta
portando alla depressione perchè come se non vedessi nulla davanti a me, non
c'è nulla di interessante nellamia vita, ho solo il mio lavoro.. e da una pò
di tempo neanche in quello riesco più a far bene xchè mi sto abbandonando
senza fare nulla! Mi sento una persona inutile a volte a nessuno importa di
me a parte forse la mia famiglia che però è lontana.. così la mia vita non
ha senso! Cerco di darle un senso a volte dicendo che mi importa dell'amore
ho il mio lavoro buttati in quello e non ci pensare, pensa solo a te stessa
a stare bene da sola...ma poi mi rendo conto che c'è un vuoto nella mia vita
e che mai riuscirò a colmarlo! vorrei uscire da tutta questa situazione e mi
sono rivolta a voi per chiedere aiuto su come affrontare il mio problema...
che ho sempre paura che mi porti a fare scelte sbagliate come l'idea che mi
gira in testa da un pò di giorni di lasciare il lavoro e tornarmene dalla
mia famiglia almeno lì non sarei sola!
Gentilissima,
No, per carità: cancelli quell'idea di lasciare il lavoro dalla sua mente!
La famiglia le può apparire protettiva vista così, da lontano, quando si
sente sola e con tante difficoltà, ma se facesse questa scelta si troverebbe
dopo soli pochi mesi, ancora più depressa di prima, ancora più sola e forse
scoprirebbe anche di aver perso la stima della sua famiglia (che ora c'è in
quanto, sebbene lei non se ne renda conto, le viene riconosciuta la forza
morale di lavorare in un posto lontano da casa sua, senza persone intorno:
non è da tutti!).
Per non parlare poi del coraggio che ha avuto nel rivelare a quella persona
(che forse non la meritava) dei suoi sentimenti, delle sue emozioni: è stata
davvero brava ed anche se l'esito è stato sfortunato lei può almeno dire a
sé stessa di non essere stata con le mani in mano ad aspettare che la manna
scendesse dal cielo...
Questo è probabilmente il suo maggiore punto di forza: la volontà. Usi
dunque questa sua dote per imporsi qualche altro passo utile al
miglioramento della sua condizione attuale. Ad esempio:
1. Solitudine. Scelga un modo qualsiasi (corsi, palestra, agenzia
matrimoniale, terapia di gruppo ecc.) per conoscere altre persone;
2. Trovi un modo per gratificarsi: non si può
vivere solo di lavoro e impegni. Cerchi dunque qualcosa, qualsiasi cosa, che
la faccia sentire viva, importante, brava (dipinga un quadro e provi a
venderlo su ebay, si apra un Blog, si iscriva all'Università, ecc.)
ecc.
Con i migliori auguri di una vita felice.
Dr. Walter La
Gatta
COSA FARE PER SCONFIGGERE LA TIMIDEZZA
Ho 26 anni e
sin dalla nascita sono stata giudicata"timida-introversa-chiusa-riservata...."
ma da qualche anno qualcosa in me è cambiato. Finite le scuole ho
cominciato, pian piano, a fare esperienze e imparare cose nuove,ma
soprattutto ho avuto modo di conoscere tante persone vivendo con estranei
lontano da casa per studio e poi per lavoro.Anno dopo anno la mia timidezza
è diminuita, ho trovato l'amore (in forte ritardo rispetto alla maggioranza
dei miei coetanei) e ho scoperto che piaccio e che potrei piacere ancora di
più se fossi capace di parlare senza balbettare o tremare (a volte mi
capita) e se trovassi buone occasioni per mettere in pratica la mia vena
artistica, le mie doti nascoste.Devo dire che parte del mio carattere nasce
dai miei genitori : gente che non viaggia, non coltiva amicizie, non
partecipa a nulla se non a visite obbligate con parenti. In più sono anche
"autolesionisti": se ci capita qualcosa di bello (una vincita, ad esempio) i
miei vedono solo difficoltà e pericoli anzichè coglierne gli aspetti
positivi. Preferiscono farsi compatire raccontando agli altri solo i nostri
malanni, i nostri litigi e i nostri guai! Io non sono così. Racconto le cose
belle e quelle brutte, preferisco farmi invidiare che compatire! E ora
vorrei emergere... ma tanta insicurezza rimane. Credo che la mia carta
vincente sia il narcisismo: sono egocentrica, mi piace sedurre sia con
l'aspetto fisico che col carattere, "mi voglio bene". Amo difendere le mie
idee in un mondo pieno di violenza assurda e buonismi facili, ipocrisia e
cattivo gusto. E l'ottimismo poi non mi manca. Che cosa fare per sconfiggere
del tutto la timidezza?
Un saluto
Isa
Cara Isa,
Lei è una persona dal carattere forte e determinato; le esperienze fatte in
questi ultimi anni le hanno permesso di capire i suoi punti di forza e le
sue potenzialità. Ora sa che può piacere agli altri ed anche la stima di sé
stessa è salita notevolmente: il mondo la aspetta, per permetterle di
vincere le sue sfide e di convincere gli altri sul suo valore personale.
Direi che basta così... Perdere del tutto la timidezza le farebbe infatti
perdere fascino ed intelligenza: infatti chi è 'troppo' di tutto è in genere
antipatico, poco popolare e per questo viene evitato. Allo stesso modo, chi
è troppo egocentrico non si accorge più dei suoi limiti e non fa nulla per
prepararsi alle nuove sfide, finendo per perderle.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
MI SONO SEMPRE CONSIDERATA TIMIDA A TRATTI
Sono una ragazza di ventidue anni e
mi sono sempre considerata timida a tratti, nel senso che con alcune persone
o in certe situazioni (ad esempio quand'ero piccola davanti ad una
telecamera o su un palco...) lo sono e lo sono sempre stata. Ma è anche vero
che con le persone che conoscevo da tempo mi sono sempre ad aprire ad un
certo punto e i commenti su di me sono spesso stati del tipo "sembravi tanto
seria e riservata all'inizio e invece poi...". da qualche tempo però mi sono
resa conto che questa parte più estroversa di me è qualcosa di
artificiosamente costruito, e che non è del tutto spontanea. Ultimamente
riesco meno a "costruirla" tra laltro, e mi rendo conto che 1) mi è
difficile costruire dei rapporti. Ad esempio che so, con mia zia, con mia
cugina, con la parrucchiera, col barista...perchè io sono spesso scostante e
fredda e non ispiro confidenza, a meno che non me lo IMPONGA (e comunque non
mi riesce molto bene). E io vorrei davvero averli questi rapporti ma sono in
imbarazzo, penso a come potrebbe essere interpretato un mio tono di voce nel
salutare, o a volte non so cosa dire.2) ho una fobia organizzativa. Se devo
fare delle cose o invitare delle persone mis ento sempre triste e non
vogliosa di farlo e alla fine rinuncio o rimando cose fino a livelli
impensabili...3) ho una sorta di paura di non essere abbastanza per gli
altri. Tendo a non proporre nulla per evitare che qualcuno possa annoiarsi o
non gradire ciò che ho proposto, mi sento spesso responsabile per la noia di
qualcuno o per la non riuscita di una serata, spesso non faccio critiche o
non prendo posizioni o quando lo faccio sto male, ho paura di perdere le
persone, e penso anche tutta la notte a episodi successi dai quali qualcuno
potrebbe dedurre che il mio comportameno potrebbe non essere stato
corretto...è un incubo.4) sembro arrabbiata anche quando non lo sono. a
volte mi dicono "ma che hai? che cos'hai?" e io sinceramente non lo so. se
esco con qualcuno a volte capita che mi annoio, non so cosa dire, non sono
felice li dove sono e vorrei solo tornare a casa per conto mio. poi
ripensandoci invece desidererei tanto una vita leggera e allegra e piena di
relazioni e di risate in ogni momento.5) mi sento osservata e giudicata
quando cammino, quando parlo, quando sto seduta in biblioteca...sento gli
occhi delle persone puntati su di me e mi comporto dic onseguenza,
controllando ogni mio piccolo movimento e rimanendo tesa come una corda di
violino. non riesco mai ad approcciare con qualcuno che mi piace anche per
questo,e quando lo faccio, ho la sensazione che poi la gente mi
"dimentichi", ho la fobia del "non mi ha riconosciuto","non mi ha salutato",
e a volte potrebbe essere davvero così perchè sono così poco estroversa che
riesco a passare totalmente inosservata e a non farmi ricordare qualsiasi
cosa dica.Sembro una persona fragile così, ma in realtà io agli altri, ai
miei amici, non sembro affatto così perchè mi tengo queste cose pe me e se
qualcuno mi dice"quello non mi a salutato" io rispndo tranquilla e
disinvolta, come in realtà non sono, "ma si, magari non ti ha visto!!"
oppure "beh perchè tu l'hai salutato invece"?Ho paura di queste mie paure.
Vorrei tanto riuscire a vedere le persone per come sono e non solo come
potenziali e anzi quasi del tutto probabili biasimatori del mio modo di
fare. Vorrei riuscire a guardare una ragazza e sorriderle apertamente invece
di pensare automaticamente "mi sta guardando male, le sto antipatica, ma
perchè, io vorrei stare simpatica a tutti." Sono problemi che possono
sembrare piccoli ma che per me sono davvero molto pesanti e mi fanno venire
gli occhi lucidi se penso che la mia età dovrebbe essere quella delle risate
e delle follie. Ci sono delle piccole tecniche per cominciare a risolvere
questi miei problemi? che so dei piccoli consigli pragmatici per iniziare...
E poi sono frequenti? o sono davvero l'unica?
Gentilissima,
Ho lasciato largo spazio alla sua lettera perché sono sicuro che molti
nostri lettori si potranno riconoscere in molte delle sue descrizioni. La
prima constatazione che si può fare, leggendo questa lettera, è che lei ha
un carattere piuttosto introverso: le piace infatti coltivare i suoi
pensieri ed i suoi ricordi più che stare con gli altri. Infatti, quando le
persone o le situazioni sociali non sono all'altezza delle sue (alte)
aspettative, tende a rimpiangere la sua solitudine, i suoi spazi, le sue
abitudini. Dice che le piacerebbe essere un'altra persona, prendere la vita
con maggiore leggerezza, sorridere agli altri, essere più aperta... Si può?
La risposta è si, si può diventare più estroversi, più socievoli nei
confronti degli altri, ma come ha potuto constatare, non si sfugge poi al
giudizio personale, ai pensieri critici sul proprio sé, alla sensazione di
aver recitato una parte, per voler a tutti i costi apparire diversi. E
allora? Se si vuole cambiare davvero bisogna fare il lavoro su sé stessi
fino in fondo: non solo apparire, ma essere. Questo significa imparare a non
giudicarsi, a non ruminare sui propri comportamenti, prendere la vita con
maggiore superficialità e leggerezza, dimenticando le critiche e le
auto-critiche.
p.s. Ma è sicura che vuole diventare davvero così?
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PSICOTERAPIA E FARMACI
Salve volevo un'informazione.Il mio ragazzo ha fatto una prima visita da uno psicoterapeuta per
degli episodi di
ansia che gli erano capitati in un periodo di forte stress legato allo
studio. Il
terapeuta gli ha diagnosticato una leggera ansia sociale e gli ha
consigliato di
iniziare una terapia combinata farmaco + psicoterapia cognitivo comp.
Il farmaco che ha iniziato a prendere da circa 20 giorni è la Paroxetina 20
mg di
cui ha sempre assunto mezza compressa ed ha avuto degli ottimi risultati
visibili
anche dall'esterno nel senso che non si è riverificato più nessun episodio
di ansia
e lui sta molto meglio.
In seguito a questo miglioramento ha deciso di non riniziare la
psicoterapia.
Volevo sapere 2 cose:
1) se era possibile mantenere questa dose minima di farmaco se continuano ad
esserci
effetti positivi
2) se era necessaria la psicoterapia.
grazie infinite
Gentilissima,
Per quanto riguarda la terapia con il farmaco da lei indicato, le consiglio
di attenersi strettamente al consiglio del medico. In ogni caso terapia
psicologica e terapia medica non sono in contraddizione, anzi! Spesso si
possono raggiungere degli ottimi risultati attraverso un approccio
integrato. La pillola infatti fa effetto a breve termine, la psicoterapia
sul lungo termine. Non fare la psicoterapia significa non risolvere la
situazione e diventare dipendenti dal farmaco il quale, a lungo andare,
potrebbe non fare più effetto.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti - Ancona
MUTISMO SELETTIVO
sono mamma di una bambina che a febbraio compie 5
anni. la bambina a casa è un terremoto sia in quanto ad attività sia per cio
che
riguarda il suo modo di porsi con gli altri. mentre con i bambini, le
persone della
famiglia, ma anche con adulti estranei alla famiglia con cui è a contatto
frequente
non ha alcun problema di relazione, con gli altri e a scuola assume un
carattere
esageratamente timido. a scuola ad esempio teme di sbagliare, le sue maestre
non
conoscono la sua voce, non chiede nemmeno di bere o andare in bagno. un
altro suo
problema è che ancora adesso non riesce ad andare in bagno, per fare la
cacca,
preferisce il pannolino, ha il terrore del water per la cacca mentre è molto
indipendente per le altre cose. ha praticamente una doppia "personalità":
tra coloro
che conosce o tra bambini (se vi sono solo bambini) è un vulcano di energia
con un
lessico oserei dire esagerato; tra coloro che non vede spesso o a scuola
diventa una
bambina timidissima, non parla, arrossisce e mette le mani dietro la nuca
fino a
che, qualche adulto di suo piacimento corra in suo aiuto. la ma domanda è
questa:devo preoccuparmi? devo rivolgermi a qualche esperto? potete darmi qualche
suggerimento su comportamenti da tenere?
con infinita gratitudine. Carla
Cara Carla,
Dalla sua descrizione mi sembra di capire che la piccola possa soffrire di
mutismo selettivo, una forma estrema di timidezza, che arriva appunto al
mutismo, ma solo in determinate situazioni, che evidentemente mettono la
bambina a disagio. Se così fosse si tratta di una patologia tipica
dell'infanzia che normalmente evolve in modo positivo, anche se può lasciare
strascichi di timidezza e di ansia sociale.
Credo che lei debba tuttavia rivolgersi ad uno psicologo, che la possa
consigliare sul modo di sbloccare la bambina per quello che riguarda le
funzioni corporali, nelle quali a questo punto dello sviluppo dovrebbe avere
completa autonomia: il ritardo di cui mi parla è difficile da interpretare
(Fobia? Atto di aggressività verso chi si prende cura di lei? Cattiva
abitudine?...), ma in ogni caso è un indicatore importante di problematiche
psicologiche, che potrebbero riguardare la personalità in evoluzione della
bambina, ma anche difficoltà di comunicazione all'interno dei rapporti
familiari.
Per tutto ciò le consiglierei una psicoterapia familiare, in modo che tutti
i componenti della famiglia possano migliorare il loro comportamento,
correggere gli eventuali errori e sentirsi più sereni.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Ancona
UN PROBLEMA FORSE PICCOLO
Buongiorno sono una ragazza di 28 e da circa 12 anni ho un problema
forse piccolo
rispetto ad altri ma per me molto gravoso, è difficile anche parlarne
infatti sono
riuscita solo in parte ad aprirmi con il mio attuale fidanza con cui ho una
storia
da 1 anno e mezzo. Le prime volte che facevo l'amore con il mio ragazzo a 16
anni
come normale provai la posizione stando sopra al mio ragazzo quella classica
ma
essendo molto inesperta sbagliai penso nei movimenti e il mio ragazzo mi
mortifico
molto e da quel giorno non sono più riuscita a provare quella posizione
inventando
scuse banali ai miei partner, ma dentro di me ci sto molto male perchè lo
sento come
un blocco e vorrei riuscire a superarlo anche se non so come.
grazie per l'attenzione.
Samanta
Gentile Samanta,
Chiaramente non è quello che è successo a provocarle il blocco, ma la
lettura che lei, ragazzina inesperta di 16 anni, ha potuto dare di quella esperienza.
Se oggi desidera superare il problema e riprovare ad avere rapporti in
quella posizione (anche se, tutto sommato, le posizioni del Kama Sutra
sarebbero talmente tante...) deve rivolgersi ad
uno psicologo/sessuologo e capire le ragioni inconsce che l'hanno portata a
questo blocco.
Cari saluti.
Dr. Giuliana Proietti - Ancona
BEATI GLI UOMINI DI COLORE!
mi chiamo Carlo ed ho 46 anni.
la timidezza che mi attenaglia, me la porto sin da giovane. E' stato per me
un serio
problema, tanto che è diventato un conflitto interiore. E' stato sempre un
muro
insuperabile, che mi ha portato ad un isolamento direi sociale. la
paura del
gruppo, il rossore nelle interrogazioni, motivo poi dell'abbandono
della scuola
superiore, ne soffrivo troppo.
purtroppo arrossisco ancora, specie in gruppo, in ambienti chiusi, mi sento
osservato, vorrei fuggire, disimpegnarmi e, l'impossibilità di farlo mi fa
arrossire
ancora di piu'.
Se non fosse per questo rossore che fa bruciare il viso! sarebbe tutto più
facile
Beaiti gli uomini di colore dico io!
grazie
Gentile Carlo,
Non sono proprio sicuro che tutti gli uomini di colore, in tutte le
latitudini, si sentano così fortunati, come lei dice... Ma a parte questo,
vi sono due tipi di soluzioni possibili: 1. Imparare a non arrossire più
2. Imparare a non soffrirne più. La prima è senz'altro la soluzione
migliore, ma per essere raggiunta deve essere necessariamente preceduta
dalla seconda. Infatti, si tratta di imparare ad andare contro la propria
natura, gestendo le emozioni in modo completamente diverso da quello che
verrebbe naturale. Per poterlo fare è necessario non sentirsi coinvolti dal
problema, imparare ad osservarsi come se si fosse persone esterne, adottare
uno stile di pensiero amorevole e consolatorio verso sé stessi, permettersi
di non essere sempre il massimo della perfezione. Solo quando si impara a
perdonarsi le proprie fragilità e a non soffrirne, si impara a dominare le
emozioni e, conseguentemente, anche i rossori.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Ancona
INCERTEZZA SULLE
SCELTE PROFESSIONALI
Sono una laureata in giurisprudenza che da più di un anno lavora in
un'agenzia peril lavoro come addetta alla selezione con un contratto a
tempo indeterminato part time destinato a trasformarsi full time tra un
mese. E' un lavoro che mi piace molto, lavoro al fianco di un collega
fantastico anche se la retribuzione non è alta e temo non ci siano grosse
possibilità di far carriera. Da un mese collaboro come responsabile
risorse umane presso un'azienda a conduzione familiare in fase di
riorganizzazione aziendale che mi ha proposto un contratto a tempo
indeterminato,full time con una retribuzione il doppio di quella che
prenderei se fosse full time il contratto cn l'altra azienda. Il mio
problema è questo: sono molto affezionata all'azienda presso la quale
lavoro attualmente:si tratta di un'azienda seria, a livello nazionale,
sono contenta del lavoro che faccio e mi trovo bene con il mio collega. La
retribuzione purtroppo non è alta(ho una laurea in giurisprudenza , un
master e un corso di specializzazione in risorse umane, due stage)..l'altra
azienda è un'azienda a conduzione familiare in mano al titolare 65enne
(molto in gamba e giovanile) ma con figli totalmente incapaci di condurre
un'azienda. E' l'incertezza per il futuro che mi frena da compiere
qualsiasi scelta. La retribuzione in quest'ultima azienda è il doppio,
lavorerei full time ma sono troppo incerta del suo futuro e non mi
piacciono i figli dal punto di vista professionale.la scelta potrebbe
sembrare ovvia ma non è semplice abbandonare un'azienda in cui ci si trova
bene per andare in un'azienda dal futuro incerto...che cosa mi consigliate
di fare? Vi ringrazio per la consulenza
Gentilissima,
Non guardi solo al presente o all'immediato futuro, cerchi di guardare
oltre... Cosa vuole fare realmente nella vita?Desidera un lavoretto poco
impegnativo, per poi realizzarsi negli hobbies o nella famiglia? O invece
è disposta a sacrificarsi per fare carriera, per diventare quello che ha
sempre sognato di essere? Per prendere una decisione, non deve partire
dunque dalla disamina dei due impieghi che le si presentano qui ed ora,
come se dovesse svolgerli per il resto della sua vita : parta invece da sé
stessa, dai suoi sogni e dai suoi desideri di autorealizzazione. Quale dei
due lavori le offre la possibilità di diventare quello che nella vita lei
vuole realmente essere?
(e poi, non basta certo il contratto a tempo
indeterminato per potersi sentire sicuri...)
Dr. Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza
AVETE LA PANACEA? Ho 36
anni, ho un lavoro che mi porta ad essere sempre a contatto con la gente,
quindi non penso di potermi ritenere timido. Il mio problema è che, fin da
piccolo arrossivo (allora penso per timidezza), la cosa mi faceva stare
molto male, pertanto ho investito grandi risorse nel tempo a cercare di
risolvere il problema ma ho ottenuto il risultato opposto: il cercare di
pensare di sforzarmi a non arrossire,ha generato in me una vera e propria
fobia. Oggi infatti, quando percepisco ci possano essere le condizioni
ottimali perchè si possa manifestare questo disagio (una cena, raccontare
una barzelletta, o comunicare qualche cosa, magari di poca importanza a
più persone), mi sforzo di non arrossire ma purtroppo ottengo sempre il
risultato opposto.Come dicevo però sono sempre a contatto con la gente,
sembra allora che ci possa essere dalle mie parole un pò di discordanza.
Spero di chiarirla dicendo che ogni qualvolta io debba colloquiare a una o
più persone di cose riguardanti il mio lavoro o comunque di cose tecniche
dove sono sicurissimo di me, non percepisco alcun disagio. Questo si
manifesta invece quando devo parlare di me stesso, di cose futili magari
in occasione di una cena, di un'incontro amichevole.Avete la panacea?
Gentilissimo,
No, la panacea... L'abbiamo terminata!
A parte gli scherzi, avrei due osservazioni da fare:
1. Come ha potuto personalmente
constatare, usare tempo e concentrazione per cercare di non arrossire in
determinate occasioni genera l'effetto contrario. Provi allora a seguire
la pratica opposta: quella cioè di non curarsi minimamente del problema
e di non cercare di valutare sempre se vi siano o meno le 'condizioni
giuste' per la manifestazione del fenomeno. Come lei giustamente dice,
un pensiero ossessivo di questo genere non può che essere esso stesso
ansiogeno e quindi non solo inadeguato per far fronte alla difficoltà e
all'imbarazzo generato dall'arrossire, ma esso stesso causa di
quell'imbarazzo, per lo stress generale che produce nell'organismo.
2. Parlare di argomenti tecnici, in cui si sente sicuro, non la mette in
difficoltà, mentre la difficoltà le si manifesta nei momenti di svago,
in quelli cioè in cui sarebbe fuori luogo tirare fuori le sue competenze
tecniche, o i suoi successi lavorativi. Questo significa che la sua
autostima è legata troppo strettamente, se non unicamente a questa area
della sua personalità: la soluzione potrebbe essere allora quella di
cercare di migliorare le proprie competenze anche in altre aree (es.
raccontare barzellette, giocare a scacchi, invitare a cena una donna,
ecc.) per accrescere e potenziare l'autostima
anche quando non sta
parlando di lavoro.
Non è una panacea, ma può funzionare.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
ESISTE UNA SOLUZIONE DEFINITIVA PER LA TIMIDEZZA?
Ho 38 anni e convivo purtroppo da sempre
con la timidezza ma soprattutto con la mancanza quasi totale di
autostima. Tutto questo mi porta oltretutto a soffrire di ansia
(soprattutto quando devo relazionarmi con gli altri in special modo con
laltro sesso). comincio però adesso ad essere stanco di questa
situazione. che cosami consigliate di fare? sò che i farmaci non
risolvono la situazione a lungo termine ma almeno per un aiuto in certe
situazioni esistono dei farmaci che mi possano dareuna mano? e per una
situazione un po più definitiva? grazie
Gentilissimo,
In psicologia la legge del 'tutto o niente' non esiste. Non si può
passare da una situazione come la sua attuale ad una vita fantastica,
nella quale non ci si senta più né timidi, né ansiosi, non si abbiano
più problemi con gli altri ecc.
Meglio dire allora che per un miglioramento della situazione attuale vi
è senz'altro una terapia psicologica. Se il miglioramento sarà rilevante
o lieve (o nullo) dipende da vari fattori, quali: scelta del terapeuta,
tipo di terapia, durata della terapia, costanza e impegno del paziente,
ecc.
Naturalmente il miglioramento dipenderà anche da situazioni contingenti
(qualità della relazione di coppia, della situazione socio-economica,
della salute generale ecc.)
Per le situazioni a breve/brevissimo termine, se lo stato di ansia fosse
insopportabile e non vi fossero sufficienti risorse personali per farvi
fronte, occorrerà chiedere suggerimento al medico di famiglia per avere
un'indicazione sul da farsi.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
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