MIO FIGLIO DI 15 ANNI
mi rivolgo a Voi perchè credo che mio figlio di 15 anni abbia dei problemi
di timidezza. Dal suo comportamento mi sembra di capire che rifiuta ogni
interesse relazionale; è ipercritico con ogni persona che ha modo di
incontare, non mi risulta che abbia rapporti di amicizia con alcuno, a
scuola (frequenta il 2° anno del liceo scientifico) non ha instaurato un
solo rapporto di amicizia, Evita sempre situazioni che lo possano coivolgere,
come le gite scolastiche. Passa quasi tutto il tempo extra scolastico a
guardare a Tv, al computer o alla play station, o a fare esercizi ginnici in
autonomia. Arroscisce molto frequentemente. Nei pochi e rari dialoghi con
gli altri (cui ho assistito), ho notato che usa un linguaggio scarno e
spesso inadeguato (nel senso che parla di cose di cui forse non è affatto
intersssato) e spesso è solo ascoltatore. Quello che mi preoccupa è la sua
assoluta apparente indifferenza nella ricerca di amici. Ultimamente sta
dimostrando anche aggressività, nel senso che alza il tono della voce quando
viene richiamato o rimproverato. Fisicamente credo sia nella norma e
alquanto gradevole in viso. Ama vestirsi bene anche se gli abiti devono
comprarglieli gli altri. La timidezza credo di rilevrala anche dal fatto che
si vergogna di fare le più piccole cose per se stesso come comprare libri o
ordinare una pizza, andarea dal giornalai. So che una causa di tale stato di
cose potrebbe individuarsi nel sistema di educazione adottato in famiglia da
parte dei genitori e nonni ecc.
Spero pssiate darm una mano o consigliarmi cosa fare anche
nell'individuazione di qualche centro di aiuto nella provincia di salerno.
Grazie Giorgio
Gentile Sig. Giorgio,
Come lei giustamente dice, la causa di tale stato di cose potrebbe
individuarsi nel sistema di educazione adottato in famiglia, ma non sono
sola,mente l'ambiente e l'educazione ricevuta a causare la timidezza...
Molto infatti è determinato per via genetica: probabilmente anche lei o sua
moglie siete timidi e forse lei riconosce in questi comportamenti di suo
figlio una parte di sé stesso, che ha cercato di eliminare dalla memoria.
Crescendo infatti si acquisiscono sicurezza di sé, status, potere e tutto
ciò contribuisce a rendere la persona più socievole ed estroversa, anche se
la timidezza iniziale permane sempre in sottofondo e si esplicita solo in
particolari situazioni.
Il periodo dell'adolescenza è forse il periodo in cui la timidezza raggiunge
il suo apice: gli adolescenti si sentono insicuri del proprio corpo (vedi
bei vestiti e esercizi ginnici di suo figlio), insicuri delle proprie
capacità relazionali (vedi "discorsi strani" di suo figlio), del loro status
(sono ancora bambini o si devono comportare come gli adulti?). La prima cosa
da fare dunque è tranquillizzarsi: è un periodo difficile, ma è un periodo
che passa e, dopo, le cose sono destinate a migliorare. Certamente un
genitore può fare molto per aiutare suo figlio a superare al meglio questo
periodo di difficoltà: ad esempio cercando di non essere ipercritico, di non
notare i suoi rossori ed i suoi momenti di disagio, cercando di invogliarlo
alle situazioni sociali proponendosi come modello positivo, facendo in modo
che la propria casa sia frequentata da amici e dai figli degli amici,
rinforzando ogni successo del ragazzo (scolastico, sportivo, relazionale,
ecc.).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
UN CASO DI PROFONDA DEPRESSIONE
Salve Dott.ssa,le scrivo per chiederle un aiuto per un caso di profonda
depressione che sta colpendo la mia ragazza. Brevemente: stiamo insieme da 1
anno e mezzo e ci siamo conosciuti in Spagna durante un corso di lingua.Dopo
due mesi ci siamo trasferiti in Italia a causa del mio lavoro.La mia ragazza
e' straniera (originariamente asiatica ma ha vissuto,oltre che nel suo paese
di origine, parte della sua vita negli stati uniti e in europa) e' molto
intelligente (Q.I. superiore alla media), di carattere fragile e sembra che
le emozioni (di qualunque tipo) in lei siano amplificate 100 volte.
Purtroppo in Italia ha subito vari episodi di razzismo ed essendo una
ragazza basicamente molto fragile ne ha risentito tantissimo.La situazione
si era fatta talmente grave (crisi di pianto, paura ad uscire di casa da
sola, paura di parlare con altra gente) che dopo un anno ho deciso di
lasciare il mio lavoro in Italia per trasferirci nuovamente in Spagna.Durante
il trasferimento la mia ragazza ha trascorso 3 mesi con la sua famiglia e i
suoi amici nel suo paese per cercare di rilassarsi.Ora è arrivata in Spagna
da meno di un mese e la depressione e' ritornata se non piu' grave.Per la
seconda meta' dell'anno trascorso in Italia mi accusava spesso di averle
fatto perdere tutto cio che aveva (lavoro,famiglia,amici) per una vita
mediocre (che e' quella che possono avere due persone che vivono con un solo
stipendio da neolaureato o poco piu') e che ormai la sua vita non aveva piu'
senso e tutto quello che voleva era morire. Le crisi di pianto erano
frequenti, quasi giornaliere e speravo che passando 3 mesi con la sua
famiglia la situazione sarebbe migliorata.Ma non e' stato cosi' poiche' da
quando e' ritornata in europa inizialmente era colpita da crisi di nostalgia
del suo paese e dei suoi cari e da scatti d'ira contro di me per cose di
convivenza quotidiana che le davano fastidio.Dall'ultima discussione
(animata) che abbiamo avuto mi accusa di essere razzista. Grazie per
l'aiuto. S.
Gentile S.,
In questo mondo globalizzato, storie come la sua accadono tutti i giorni, ma
come si può capire da quello che ci racconta, non sempre sono facili. Non
credo che la sua ragazza sia depressa per questioni di razzismo, o anche di
insoddisfazione economica: credo piuttosto che lei senta come infranto il
suo progetto di vita e vanificati tutti i suoi sforzi. Il vostro amore non è
giunto in un momento favorevole, per nessuno dei due: troppe sono ancora le
cose da fare, da decidere, da costruire e questo legame, che pure vi unisce
e vi gratifica, in qualche modo rappresenta un limite oggettivo alla vostra
evoluzione personale, in quanto vi impedisce di concentrarvi sulle scelte
più importanti da fare al momento: dove vivere e cosa fare di sé stessi. Le
accuse di razzismo, la depressione, il nervosismo, potrebbero essere una
conseguenza di questo stato generale di insoddisfazione. Purtroppo non
saprei come aiutarla: volendo essere pragmatici e basandosi unicamente sulla
casistica, potrei dirle che, per dar vita ad uno stabile e soddisfacente
rapporto di coppia, è necessario sentirsi anzitutto felici e
realizzati.Auguri.
Dr. Giuliana Proietti Ancona
SI TRATTA DI SESSUOFOBIA?
Buongiorno, il mio è un grido di aiuto che ho dentro e che nessuno
forse immagina... di cui non riesco a parlare per la vergogna e scrivere mi
viene più semplice... Espongo in breve (seppure non sia facile) il problema.
Il mio problema si è manifestato molti anni fa, io ne avevo poco più di
venti, quindi sono stata in analisi che si è conclusa su consiglio della
dottoressa, ritenendo finito il suo lavoro. Negli anni che sono seguiti e
ancora adesso con il mio problema ci convivo. All'inizio questo problema mi
ha condizionato a tal punto che non uscivo più, non lavoravo, ho interrotto
una relazione e per tanto tempo non ne ho voluta, da sempre ha condizionato
e condiziona tuttora tantissimo la convivenza con i miei familiari.
Adesso, mi ripeto, convivo con questa mia 'fissa' o fobia anche se
contestualmente ho un lavoro che mi piace in un ambiente dove mi stimano, io
del resto svolgo il mio lavoro con diligenza e precisione, sto con una
persona e va tutto splendidamente bene (non mi sembra neppure vero!), sto
finalmente realizzando un altro sogno che è quello di andare a vivere da
sola (con il mio fidanzato ci sono da poco più di un anno, non abitiamo
vicini e per il momento non ci sono progetti). Quindi che problema c'è?
Sembrerebbe tutto a posto... perchè apparentemente non c'è nulla che non va.
Invece questo è il problema: io sono fissata della pulizia o meglio continuo
a lavarmi le mani se ritengo di venire in contatto con due elementi che mi
ossessionano. L'urina e le feci. Ad esempio mi rifiuto di toccare le
maniglie di casa dei miei (avendo una nonna inferma a cui voglio però un
mondo di bene), controllo mio padre se si lava le mani dopo essere stato al
bagno e anche mia madre, cerco di non toccare dove passano loro e se sono
costretta vado a lavarmi le mani (ho dei forti sensi di colpa nei loro
confronti perchè sono due persone splendide!), non vi dico quando io stessa
vado al bagno e credo di essermi sporcata con uno schizzo di pipì, quando
devo usare dei bagni pubblici, quando devo andare in un ospedale oppure a
fare le analisi portando l'urina e vedere tutta quella gente che penso non
si sarà neppure lavata le mani... ma ci sarebbe da scrivere un libro! Spesso
al posto delle mani ho escogitato di usare i piedi (mi vergogno!) oppure dei
guanti o dei fazzolettini che poi butto. Al lavoro questa situazione è meno
pesante e quindi sopportabile. Quello che mi fa star male è che adesso sta
condizionando anche la relazione con il ragazzo migliore che io abbia mai
conosciuto, di cui sono innamoratissima e con cui c'è una bella intesa anche
sessuale fatta di desiderio e passione, con lui finalmente mi sento capita,
amata, stimata, rispettata... davvero non avrei potuto desiderare di meglio!
L'ultima situazione in ordine di tempo che non riesco a non pensare
continuamente è questa: è capitato che gli ho chiesto di andare a vedere i
lavori di casa mia, prima mi aveva detto di desiderare tanto fare l'amore
con me e lo volevo anch'io, complice forse un bicchiere a pranzo, appena
entrati in casa e presi da una passione senza misura 'non ho fatto tempo' ad
andarmi a lavare le parti intime. Premetto che sono stata molto bene ma
subito dopo mi sono sentita sporca (lui mi aveva accarezzato lì e poi tutto
il mio corpo), avevamo sporcato il divano nuovo e un po' di cose che dopo
(quando ero sola e non mi vedeva nessuno) ho pulito e disinfettato, ho
pensato di lavare o cambiare la fodera del divano e ho portato a lavare il
mio vestito, ecc. ecc. La cosa ha assunto una dimensione gigantesca a tal
punto che ho pensato che se non gli avessi proposto di andare a casa mia
oppure se prima mi fossi lavata non avrei fatto tutto 'sto casino! Premetto
che non considero il sesso una cosa sporca e nello specifico è con l'uomo
che amo e con lui sto molto bene. Sono arrivata al punto di voler chiedere a
qualcuno, a mia sorella o ad un analista: 'prima di un approccio ci si deve
sempre lavare, se capitasse come a noi di non essere 'a posto', come si fa?
Non sopporto che lui mi abbia accarezzato lì e 'sporcato' dove ha poi
toccato... anche se nell'immediato ci siamo rinfrescati e poi a casa propria
ci siamo fatti una doccia. Ma come si deve fare? E' normale avere schifo di
una 'cosa naturale' come l'urina!? Per qualcuno non sarà un problema, per me
sì. Allo stesso modo mi 'fa schifo' la pratica del rapporto anale e quando è
successo perchè io 'ho accosentito per mettermi alla prova' ... mi sono
sentita sporca e sporco tutto quello che abbiamo toccato. Secondo voi si
tratta di sessuofobia? Ringrazio in anticipo dell'attenzione che vorrete
darmi. Cordiali saluti.
Gentilissima,
Sicuramente la sessuofobia non le è estranea, ma potrebbe essere l'effetto
di un disturbo ossessivo-compulsivo più generale, che è, notoriamente, un
disturbo d'ansia. Questo significa che c'è in lei una base genetica che la
porta a provare ansia anche in condizioni minime di stress ed un pensiero
ossessivo, ripetitivo e martellante, che acuisce il suo stato di agitazione
in modo invasivo e spesso inappropriato. Nella lettera, lei cita spesso i
suoi genitori, li definisce persone splendide, ma proprio per questo
potrebbero essere state iperprotettive nei suoi confronti e non averle
lasciato, durante l'infanzia, la possibilità di "sporcarsi" e di
sperimentare liberamente la manipolazione degli oggetti intorno a sé,
sviluppando queste fobie. Poiché, mi sembra, questo disturbo le procura una
certa sofferenza e interferisce pesantemente con le sue attività quotidiane,
dovendo dedicare molte ore della sua giornata alla "disinfestazione", direi
che il lavoro di psicoterapia svolto a suo tempo non dovrebbe considerarsi
concluso e che varrebbe sicuramente la pena riprendere il lavoro interrotto.
Va anche detto però che, in condizioni di stress eccessivo, o a causa di uno
shock emotivo, o per un qualsiasi evento traumatico, è facile che certe
paure infantili riemergano a coscienza, per cui, prima di tornare in
psicoterapia, le consiglierei di cercare di risolvere il problema creando
un'atmosfera il più possibile tranquilla e serena intorno a sé.
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
ATTACCHI DI PANICO
sono ANGELA sposata da tre anni, dal 2004 soffro di attacchi di
panico. il primo episodio è avvenuto in un centro commercilae di grosse
dimensioni che come tutti gli altri io odio perchè dispersivi. alllòra mi
ero appena laureata e uscivo da un periodo partcolamente stessante. quel
giorno inoltre faceva molto caldo. nel cosro degli anni ho avuto altri 3- 4
attachi verificatisi o in macchina mentre guidavo oppure mentre ero
impegnata a suonare l'organo nella mia parrochia durante la celebrazione. i
sintomi che avverto in entrambve i casi sono i seguenti:
formicolio ai piedi e alle mani, sudore , senso di pressione alta che
attraversa il mio corpo e soffocamento , anche se molto lieve. durano solo
secondi e poi ritorno come prima. Da premettere che sono un soggetto molto
socievole, conduco una vita normale e in serita in un contesto sociale
variegato a contatto con adolescenti, giovani e adulti. Sono insegnante e
organista. Quesse difficoltà seppure sporadiche per un pò di tempo mi hanno
messo nella condizione di non frequentare i locali commercilai da sola, di
non guidare, per paura che possa succeder re di nuovao, ma quando il lavoro
ti chiama, non si può rinunciare, e di evitare di suonare delegando ad un
amica, anche perchè suono da 18 anni in parrocchia e mi sono stancata, ma
non voglio lasciare del tutto l'attività che in questi anni mi ha
arricchirto culturalmente e socialmente.
Gentile Angela,
L'ideale sarebbe rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Gli attacchi di panico
sono curabili e dunque è assurdo continuarne a soffrire, quando c'è la
possibilità di stare molto meglio in pochi mesi. Se però questo non le fosse
possibile, deve ovviamente cercare di aiutarsi da sé. Tutto dipende da come
lei saprà gestire le sue emozioni, cosa saprà dirsi, come saprà
rassicurarsi. In questo caso anche dei buoni libri di self help le
potrebbero fornire degli spunti e dei suggerimenti.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
PARLARE IN PUBBLICO
ho un problema grande: a causa del mio lavoro devo a volte parlare
in pubblico e ciò mi spaventa tantissimo. Non ho problemi nel dialogo
interpersonale, nei rapporti con gli altri, ma quando c'è un gruppo riunito
e io sono costretta a parlare mi assale una paura indicibile, mi sento a
disagio, anche se me la cavo abbastanza bene e gli altri dicono di non
accorgersi di questa mia difficoltà. Non accetto incarichi che comportano
l'espormi davanti agli altri e parlare. Vedere gli altri con gli occhi
puntati su di me, in silenzio ad ascoltarmi, mi annienta.
Come posso superarla? Grazie per l'attenzione.
Gentilissima,
Se fosse vero il contrario, cioè che gli altri la percepissero a disagio,
mentre lei si sentisse perfettamente a suo agio... Sarebbe davvero molto
peggio. Dunque, non resta che credere a ciò che le persone vedono e sentono
e alla realtà che le descrivono (che lei non può vedere e sentire allo
stesso modo, essendo parte in causa). Perché vuole credere solo a sé stessa
e alle sue sensazioni? Parli in pubblico con fiducia e coraggio, anche se si
sente in ansia, perché, come le hanno detto le persone da lei interpellate,
i sintomi d'ansia non sempre sono visibili all'esterno.
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
SEMBRO PICCOLO
Sn un ragazzo di 15 anni e faccio la 2 superiore. All... In classe
c'è il mio migliore amico che mi dice un sacco di parolacce e mi fa
innervosire molto! Quando nn capisco una cosa a volte mi manda a quel paese
( nn insulta sl me ma anche i miei amici ) e critica la scuola ( ke a me
piace tanto ). Quando prende bei voti mi fa vedere il suo libretto e me lo
mette in faccia e si vanta per il suo voto. Quando gli dico una cosa mi dice
" ma kissene frega!" e quando me la dice lui io non gli dice niente. A volte
mi spinge e mi fa innervosire ( siccome io nn reagisco ho paura ke mi
spacchi gli occhiali)
2) Gli studenti delle altre classi qualche volta mi prendono in giro xkè
sembro un bambino e sn piccolo di altezza.
Mi potete aiutare?
Caro ragazzo delle superiori,
Grazie anzitutto per averci scritto: ci fa molto piacere che tu abbia avuto
fiducia in questo sito, per chiedere un aiuto. Purtroppo però non abbiamo
gli strumenti, così a distanza, per darti i consigli giusti e per tirarti
fuori da questa antipatica situazione. Sei sicuro che i tuoi genitori non
potrebbero aiutarti, se confidassi loro questo tuo problema? A volte, sai,
sembrano distratti e occupati da altre cose, ma se vengono a sapere che il
loro figlio non è felice (forse non se ne sono mai realmente accorti),
magari possono aiutarti e sostenerti. Potrebbero ad esempio aiutarti ad
entrare in contatto con un nuovo gruppo di amici, dei quali hai veramente
bisogno. L'amico che descrivi infatti non sembra molto adatto a te: forse è
un semplice amico, e sbagli a definirlo il "tuo migliore amico". Da un vero
amico infatti non si ricevono quei comportamenti.... Un vero amico è una
persona di cui tu ti puoi fidare totalmente, una persona che ti apprezza e
ti stima, che sta bene in tua compagnia. Dunque, la cosa che dovresti fare
anzitutto è quella di cercare un nuovo gruppo di amici: inizia un nuovo
sport, iscriviti ad un corso di informatica, di lingue, di batteria...
L'importante è cambiare aria. Quanto all'altezza, non ti preoccupare: non
solo le persone alte diventano importanti! Conosci il presidente francese,
Sarkozy? Sai quanto è alto Berlusconi? L'importante è diventare grandi
dentro: studia, preparati bene e poi usa i tuoi talenti (tutti quelli che
hai) per fare i tuoi goal. A proposito: ci hai mai pensato alle cose che ti
riescono veramente bene e nelle quali sei proprio forte? Scrivi una lista
delle cose migliori che sai fare e poi concentrati su quelle, per
migliorarti sempre di più. Ciao e se hai ancora bisogno, scrivi.
Dr. Giuliana Proietti
UNA PARTICOLARE TIMIDEZZA
Mi chiamo Giacomo, ed ho ventisette anni. Una particolare
timidezza mi ha accompagnato sin da quando ero bambino: una timidezza che,
però, non si manifesta in ogni aspetto della mia vita, ma mi assilla
unicamente quando mi trovo ad avere a che fare con altre persone in contesti
in cui non si dovrebbe essere troppo formali. In effetti, quando si tratta
di discutere con sconosciuti o con persone alle quali ci si deve rivolgere
con distacco e rispetto, non incontro alcuna difficoltà: ho anzi particolare
successo nelle mie attività professionali, e non ho timore di fare proposte
e prendere iniziative anche insolite. Sono inoltre perfettamente a mio agio
nel parlare, anche per lungo tempo, di fronte a pubblici di ogni tipo e di
ogni età, e non vi è stata sinora alcuna occasione in cui un mio intervento
non sia stato accolto con grande entusiasmo, anche in ambienti di alto
livello culturale.
Al contrario, negli incontri tra miei pari sono una totale frana. In
effetti, credo di essere un poco "migliorato" a partire dai diciott'anni:
ricordo che, infatti, prima di quell'età non avevo nemmeno una precisa
coscienza del mio problema di timidezza. Ritenevo anzi che fossero tutti gli
altri ad essere anormali. Questo è un tipo di convinzione che, devo dire, è
stata alimentata anche dalla mia famiglia: che non ha mai fatto nulla per
farmi vincere la mia timidezza, ma che anzi ha contribuito a farla crescere,
incentivando la mia tendenza a starmene da solo e sostenendo l'idea per cui
il mondo è fatto sostanzialmente da persone di poco valore, che nella
maggior parte dei casi è meglio tenere a distanza. Non sono stato mandato
all'asilo (ma ho imparato a leggere e scrivere precocissimamente), e ho
avuto i primi contatti con coetanei estranei al mio nucleo familiare solo
quando ho iniziato la scuola dell'obbligo.
Una volta raggiunta la consapevolezza del mio problema, sono riuscito
gradualmente a contrastare la mia tendenza all'isolamento, stringendo poco a
poco qualche rara amicizia sincera. Questi miei amici sanno che sono
"bizzarro", specialmente per via della mia naturale tendenza a parlare in
maniera appassionata di argomenti "culturali" anche in situazioni di
disimpegno e divertimento, ma mi hanno accettato per quello che sono. Mi
sento pieno di gratitudine verso di loro. Sanno che non mi attirano i
divertimenti più diffusi: non fumo, non bevo, non ballo, non amo la musica
"leggera" e non mi piace fare le ore piccole, come si dice. Eppure non
disprezzo affatto coloro a cui piacciono questi svaghi, ma anzi ho imparato
col tempo ad unirmi a queste persone, pur rimanendo magari un poco in
disparte se si capita in locali e feste. Mi rattristano un poco quelle
serate, in cui in genere finisco per sentirmi prostrato e frustrato perché
impossibilitato ad andarmene ed impossibilitato a comunicare il mio disagio,
nel timore di sembrare maleducato: ma tengo sempre duro, sperando che si
tratti di esperienze che potranno essermi utili a migliorare il mio
carattere.
Purtroppo, il lavoro che ho cercato di compiere per vincere la mia timidezza
ancora non ha avuto esito in un ambito: quello sentimentale, com'è facile
immaginare. Non ho mai avuto una ragazza, pur avendo avuto più di una volta
esperienza dell'innamoramento. La prima volta fu a dodici anni, ricordo. La
mia inconcludenza imbranata mi ha tuttavia portato, nei casi migliori, ad
instaurare semplici relazioni di amicizia e stima. Nei casi peggiori,
invece, ho ricevuto mera indifferenza: non ho mai avuto un netto rifiuto,
semplicemente perché non ho mai avuto il coraggio di fare vere proposte.
Penso che anche quest'assenza di rifiuti abbia inciso sulla mia timidezza
sentimentale: se una ragazza mi rifiutasse, almeno saprei di essere stato
preso in considerazione come possibile corteggiatore. Invece, a causa del
mio atteggiamento, non sono nemmeno degno di una diffida: sono semplicemente
innocuo. Del resto, il mio aspetto fisico non aiuta, da questo punto di
vista: non sono forse drasticamente brutto, ma ho una quantità di difetti
che certamente non mi permettono di competere con molti altri miei pari.
Ciò che mi blocca più di ogni altra cosa, quando vorrei corteggiare una
ragazza, è il terrore di essere frainteso nelle mie intenzioni e di essere
dunque considerato una specie di "maniaco". Anche qui, mi domando se la mia
famiglia non abbia influito: nel periodo della mia infanzia ed adolescenza,
ogni interesse verso l'altro sesso costituiva una sorta di reato morale.
Tendevo a sentirmi sempre in colpa. Ricordo come, alle scuole medie,
ostentassi disprezzo e persino rabbia nei confronti di ogni minima
manifestazione d'affetto da parte delle mie coetanee. Avevo paura che i miei
genitori lo venissero a sapere. Oggi mi pento amaramente di quel mio
atteggiamento, che purtroppo a quei tempi mi dava sicurezza e conforto.
Ho ancora paura, temo. Quando una ragazza mi piace, riesco ad avvicinarla
solo se entrambi facciamo parte di uno stesso contesto (ad esempio, se siamo
colleghi, oppure siamo seduti allo stesso tavolo e abbiamo amici comuni,
ecc.). Solo così mi sento "in diritto" di intraprendere una conversazione:
non ho mai "fermato" una ragazza per strada, o simili. A dir la verità una
volta, nel tentativo disperato di curare da solo la mia timidezza, ho
chiesto il numero di cellulare ad una ragazza che mi aveva per puro caso
rivolto la parola in treno, e con cui avevo intrapreso una conversazione.
Ancora oggi, mentre scrivo, mi si gela letteralmente il sangue nelle vene se
ripenso al suo sguardo smarrito dopo la mia richiesta. Ma poi, il numero me
lo diede, e io le diedi il mio! Eppure io, sceso dal treno, non l'ho mai
usato, travolto dalla vergogna per ciò che avevo fatto. Lo conservo ancora:
saranno passati più di tre anni da quell'episodio. Lei non mi ha mai
chiamato, naturalmente.
Ritornando al presente, mi ritengo fortunato, e persino vagamente felice, se
una ragazza che mi attrae sceglie infine di parlarmi. Non riesco mai,
tuttavia, a superare la fase del dialogo: da cui, nei casi migliori -come
dicevo-, nascono tutt'al più belle amicizie. Cerco da una vita di capire
cosa "si fa" per procedere oltre senza sembrare offensivi. Mi risulta
incomprensibile la sicurezza che hanno altri ragazzi nel mettere
improvvisamente una mano attorno alla spalla di una ragazza appena
conosciuta, o nell'abbracciarla al momento di salutarsi. Forse loro possono
perché, in genere, di aspetto fisico migliore del mio. In effetti, tra le
mie paure c'è anche quella del disappunto che una ragazza potrebbe provare
nello scoprirsi oggetto dell'attenzione di una persona come me. Comunque, mi
dà le vertigini la mia sensazione d'ignoranza: non so, letteralmente, cosa
fare per non sembrare fuori luogo e riprovevole. Credevo che avrei imparato
dai miei ripetuti fallimenti, ma ogni nuova situazione si presenta
completamente diversa. In rare occasioni, ho invitato le ragazze con cui
riuscivo ad arrivare alla fase del dialogo a venire assieme me in qualche
luogo (cinema, teatro, ecc.). Non ho mai avuto una risposta realmente
affermativa. E nemmeno negativa! Con una regolarità impressionante, tutte le
ragazze da me invitate (quattro, ad oggi) hanno innanzitutto accettato con
poca convinzione. Arrivato il giorno dell'appuntamento, mi hanno dunque
chiamato o contattato in altro modo per farmi sapere che erano molto
dispiaciute, ma avevano il raffreddore, oppure avevano un problema di
lavoro, eccetera. Impressionante, ripeto.
In famiglia, ancora oggi, il fatto che io non abbia ancora avuto una ragazza
è considerato assolutamente normale. Non mi capacito di come ciò, per una
madre ed un padre, possa essere accettabile e non destare preoccupazioni.
Con gli amici, non ho mai intavolato discorsi che riguardino i miei problemi
sentimentali. Anche lì, la vergogna vince su ogni necessità. Solo
recentemente ho iniziato, goffamente, ad esprimere qualche volta dei miei
giudizi di apprezzamento su qualche ragazza ("è carina, sì"), quando in
compagnia di amici. Questo perché ho scoperto, in maniera fortuita, che
erano sorti dei vaghi dubbi su una mia possibile omosessualità. Se una voce
del genere si spargesse, temo che ogni mia possibilità di trovare una
compagna per la vita sparirebbe definitivamente.
Arrivato alla mia età, comincio a sentirmi "vecchio" e a temere di non poter
più guarire da solo da questa persistente timidezza. Mi rivolgo dunque a
voi, confortato dall'anonimato, nel tentativo di ricevere, perlomeno,
qualche utile consiglio, e per capire se la mia situazione è da considerarsi
patologica, e dunque necessitante di qualche cura che vada oltre i miei
sforzi di volontà.
Mi scuso per la lunghezza del messaggio, e ringrazio in ogni caso per
l'attenzione.
Grazie della bella lettera, dalla quale si comprende chiaramente che il suo
principale problema consiste in una eccessiva concentrazione su sé stesso:
la sua auto-analisi le permette infatti di affinare la comprensione dei suoi
vissuti e delle sue reazioni, ma non l'aiuta certamente a recuperare
spontaneità e leggerezza. E' vero, alcuni atteggiamenti, alcuni gesti, si
acquisiscono nell'infanzia e, se lei se ne sente incapace, probabilmente la
causa potrebbe essere ricercata in modelli educativi non particolarmente
validi. Tuttavia, se questa fosse la causa remota delle sue insicurezze,
attribuire le sue inibizioni di oggi ai suoi genitori e al loro stile
educativo non rappresenta certo una soluzione per le sue difficoltà. Credo
che la via maestra per sciogliersi nei rapporti sociali non possa che essere
l'esposizione graduale a determinate situazioni ansiogene. Ha sbagliato
dunque a chiedere il numero alla ragazza del treno e poi a non farlo più con
altre...
Anche senza bisogno di richiamarle, solo per esercitarsi a farlo, lei
dovrebbe proporsi di chiedere il numero di telefono ad almeno tre ragazze
alla settimana, magari del tutto sconosciute o poco interessanti per lei,
visto che in questa prima fase non sarà necessario chiamarle davvero. Quando
riuscirà (dopo tantissime situazioni ansiogene e figuracce, che vanno messe
nel conto come inevitabile prezzo da pagare per conquistare una maggiore
sicurezza di sé), a chiedere il numero di telefono con disinvoltura, avvii
la fase due, che è quella in cui lei deve anche richiamare... Anche qui,
all'inizio sarà dura, ma poi andrà sempre meglio.
Come obiettivo, nei primi tentativi di approccio, non si ponga mai la
creazione di un vero legame sentimentale con la ragazza che inviterà, ma
solo quello dell'amicizia (scegliere ragazze che non la interessano
sessualmente potrà aiutarla).
Riservi dunque le attenzioni per le ragazze veramente interessanti per lei
solo ad un periodo successivo, quando sarà più esperto ed equipaggiato per
"l'impresa", tanto da riuscire a spostare l'attenzione da lei all'altra
persona, per accorgersi che in genere le ragazze (non tutte, certamente!)
apprezzano moltissimo i ragazzi come lei: così profondi, colti e sensibili.
Dia valore a questi suoi punti di forza e ci metta un po' di coraggio.
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
AI CONFINI DELLA REALTA'
Premessa:
Innanzitutto, un breve quadro di me: sono una persona molto sensibile, vivo
ormai da più di 14 anni da dipendenza dell'anoressia nervosa e in passato
anche con periodi intervallati da bulimia, Timida e ipercontrollata,
propensa al rendere "perfetta" ogni circostanza della mia vita, ma anche a
vivere ogni minima emozione e sensazione VERA.
Sono ormai nove mesi che non sto più insieme a un ragazzo con il quale ho
vissuto una relazione di circa 3 anni e mezzo. Lui era l'opposto di me,
sicuro, socievole, estroverso, comprensivo, dolce, curioso, pragmatico,
istintivo... tutte belle qualità!
Io, lasciata, sono ricaduta in uno stato tipico di senso di vuoto,
debolezza, insicurezza, ai "margini del mondo", sento sempre un legame con
lui tutt'ora tipico da "cordone ombelicale" .
non riusciamo però a non vederci, non sentirci,...
Avverto in questi mesi di essere molto vulnerabile...
Ora c'è una persona che lavora all'estero, ogni tanto torna in Italia,
abbiamo avuto occasione di rivederci (insieme a gruppo di amici in comune e
mio ex), chattiamo da un po di tempo, mi dice che ha bisogno di affetto di
coccole... di dolcezza, mi ha invitato a trascorrere insieme un weekend
"romantico"... vuole sapere tante cose di me..come passo le mie giornate
lavoro a parte, se mi stimo, mi voglio bene, se oltre a lavorare così tanto
mi rilasso DAVVERO, se sono una persona mentale o se mi creo paturnie...
In chat con lui è bello ridere , parlare, mi piace come situazione non lo
posso negare, mi fa desiderare questa persona... non mi aspetto nulla...
solo di trascorre momenti BELLI e di riuscire a lasciarmi andare... di
nuovo. In chat riesco a lasciarmi andare con fiumi e fiumi di parole scrite
velocemente, pensieri reali ed emozioni che riesco a lasciare scorrere
liberamente.
MI ha chiamato e mi ha chiede ogni tanto di dirgli quello che ho scirtto in
chat, o di dirglio ancora cosa belle... oggi per esempio dice: "cos'è ora
non mi parli... allora è solo apparenza!!", penso alludendo a come di solito
gli scrivo tramite chat e come invece succede per telefono (comunque non ho
un bel rapporto con il telefono nel comunicare con le persone, e poi è un
cellulare estero, l'aspetto economico è importante non possiamo stare tanto
tempo a parlarci in questo modo!).
Non so... mi sento giudicata ancora prima che possa conoscermi davvero..e mi
blocca questa sensazione. inoltre sono molto timida, ma vorrei lasciarmi
andare con questa persona, vorrei provare qualcosa di nuovo... e ho paura
che la mia insicurezza e la mia timidezza possano non giovare a questo; so
bene che cosa cerca ora lui ( si è da poco lasciato con unaragazza molto
"problematica" che a detta sua non lo faceva + vivere... e lui non
sopportava più di dover starle dietro,... con le sue paturnie,
problemi....dopo averla aiutata in ogni modo possibile; era molto molto
innamorato e penso lo sia ancora anche se è sicuro di non volerla più nella
sua vita) una DONNA, matura, che viva ogni sensazione, che sia libera, che
si rilassi... che viva davvero ogni momento ascoltando i piaceri che le
procurino, con la qaule no nsmettere mai di parlare, parlare tanto... di
divertirsi... uan relazione come definisce lui "ai confini della realtà".
Non si aspetta nulla da me ma desidera poter trascorre un po di tempo tra
"un po di coccole e, dolcezza"...
Io sono una persona forse troppo sognatrice,... alla ricerca di amore,
dolcezza, passione, complicità, rispetto, dedizione e soprattutto desidero
troppo sentirmi libera... non giudicata, ne "messa alla prova"!!
Vorrei imparare a convivere meglio con questa timidezza in modo da vivere
anche queste nuove esperienze .. Sogno troppo forse??
Lettera spedita al sito www.clinicadellatimidezza.it secondo le modalità
prescritte. Leggi il disclaimer.
Gentilissima,
La sua relazione con questa persona è già "ai confini della realtà"...
Infatti, se è una bella cosa e le fa passare dei momenti di serenità, non è
il caso di rinunciarvi, ma per capire se è una storia che può funzionare o
meno. non resta che superare i confini ed entrare nella realtà... E' chiaro
che la sua paura più grande al momento è quella di restare delusa, ma non
affrontando questa paura potrebbe vivere di sogni e di illusioni:
gratificanti, ma non costruttivi.
Con molti auguri.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
IL MODO MIGLIORE PER STARGLI
ACCANTO
mi chiamo Emanuela, sono una ragazza di 20 anni di Roma. Da ormai due
anni ho una storia a distanza con un ragazzo, ma il mio problema non sono
tanto i km che ci separano...da un po' di tempo abbiamo compreso che lui
soffre di disturbi ossessivo-compulsivi e ha dei blocchi emotivi molto
forti, che spesso gli impediscono di vivere molti aspetti della sua vita
serenamente, compreso il rapporto di coppia ovviamente. Spesso si tormenta
per cose che ad altri forse sembrerebbero stupide, è in continua ricerca di
confereme; quando era più piccolo (tre/quattro anni fa) aveva il timore di
poter essere omosessuale o pedofilo, di poter fare del male a qualcuno, di
voler lasciare lo sport che tanto ama, e poi tutti quei gesti compulsivi che
gli danno l'illusione di placare l'ansia o di avere maggiori conferme e
sicurezze.
Da quando ha cominciato a legarsi di più a me, tutta questa serie di
insicurezze si è trasformato nella difficoltà emotiva di comprendere se puo
amare o meno, se ci tiene o no...e poi dei blocchi sessuali, spesso infatti
mi parla di senso di repulsione, di confusione...è come se fosse sempre a
metà della strada, non riesce a prendere delle decisioni (ma questo non
accade solo con me), è come se avesse paura di rischiare...di lasciarsi
andare forse...non so...
A mio avviso, avendo conosciuto i genitori, forse tutto ciò è dovuto in
parte anche alla loro eccessiva "efficenza", sia nel prendere decisioni al
suo posto, sia nel loro modo di proteggerlo...se non si impara mai ad essere
autonomi, a volte anche attraverso sbagli e delusioni, è difficile poi a 20
anni ritrovarsi sulle spalle la responsabilità di dover decidere per se
stessi, perchè forse non ci si è mai dati la possibilità di conoscersi, di
capire i propri errori e magari di fare delle piccole conquiste personali da
soli.
Io ho capito che il problema reale non sono io, ma è qualcos'altro,non solo
perchè spesso è proprio lui a dirlo,ma anche perchè non riuscirei a
spiegarmi quei momenti di dolcezza o quelle volte in cui smette di pensare a
tutto e finalmente riesce a lasciarsi andare.
E' un ragazzo stupendo, e io sento di volergli stare accanto, anche se alle
volte è doloroso...solo che quando lo vedo felice e spensierato (cosa che
non accade spesso), il mio cuore si riempie di gioia e ritrovo tutta la
forza.
Abbiamo parlato spesso e a lungo di tutto ciò e ha deciso di andare in un
consultorio familiare a parlare con una psicologa dell'età evolutiva,
decisione che qualche volta rimanda per paura, perchè a in famiglia non
potrebbe dire nulla per timore della reazione dei genitori (soprattutto del
padre), e farlo "di nascosto" lo fa sentire in colpa. Gli ho spiegato che
quando si sentirà pronto sarà giusto parlarne con i suoi, ma se adesso
avverte la necessità di avere un consulto lo deve fare per se stesso.
Vi ho scritto perchè vorrei capire qual'è il modo migliore per stargli
accanto, se anche io nel mio piccolo posso aiutarlo a stare bene, ma non per
far si che lui abbia delle sicurezze da darmi, ma perchè lo vorrei vedere
libero da tutte queste "catene", da questi "blocchi"...vorrei sentirlo
Felice e sicuro di sè...posso fare qualcosa di più concreto oltre a stargli
accanto? Non voglio peggiorare ulteriormente la sua situazione.
Grazie davvero di cuore per la vostra disponibilità e per l'aiuto che date
alle persone in difficoltà...Spero tanto in una vostra risposta.
Un abbraccio grande.
Emanuela.
Gentilissima Emanuela,
Anzitutto grazie per questa bella lettera. Sapere che lei ha solo 20 anni
dimostra che non è vero che tutte le ragazze vogliono fare le veline: per
fortuna ci sono anche ragazze intelligenti, riflessive ed altruiste come
lei, che hanno obiettivi completamente diversi... A parte questa necessaria
premessa, veniamo al punto. Il modo migliore per stargli accanto è quello di
non fare nulla di più di quello che già fa. La confidenza fra i partners è
necessaria per la salute della coppia, ma quando uno dei due ha dei problemi
un po' più seri è giusto che ne discuta in privato con uno specialista. Non
so se la psicologa dell'età evolutiva del Consultorio può essere una
soluzione: provi! L'importante è non fermarsi qualora l'impatto non fosse
positivo. Gli psicologi infatti non sono tutti uguali, hanno metodi
terapeutici molto diversi e spesso occorre cambiarne diversi prima di
trovare quello "giusto". A mio parere inoltre, se il suo ragazzo ha un
rapporto abbastanza aperto con i genitori, dovrebbe parlare loro con
tranquillità dei problemi psicologici che sente di avere: non è detto che i
genitori siano con lui così severi nel giudizio come lui è con sé stesso.
(In questi casi inoltre, spesso i ragazzi scoprono che anche i genitori
hanno avuto in gioventù gli stessi problemi e che magari anche loro sono
andati dallo psicologo...) La vita non è facile per nessuno e la cosa più
sbagliata di tutte è il volersi mostrare perfetti in tutto ed in tutte le
occasioni: la vita diventa una recita continua e non tutti reggono lo
stress. Auguri.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
PARLARE IN PUBBLICO
Io non riesco a parlare in pubblico. Quando non posso farne a meno faccio
una fatica eneorme, non riesco a controllare l'emotività finendo quasi
sempre per esporre perzialmente ed in maniera poco chiara il mio pensiero.
Vivo nel terrore di rimanere senza parola. Che brutta cosa. Quanti
interventi avrei voluto fare, quante volte mi sarei confrontato con tizio e
caio davanti a una platea ma è una fatica enorme. Si può avere qualche
suggerimento.
Gentilissimo,
Parlare in pubblico è un'abilità sociale che si acquisisce con l'esperienza.
E' inutile fantasticare di poter parlare liberamente davanti ad un uditorio,
senza averne la minima esperienza. Questo sarà possibile solo dopo essersi
addestrati, giorno dopo giorno, a farlo.
Per prima cosa occorre avere chiaro in mente cosa si vuole dire: infatti, se
non si hanno idee precise, l'immancabile stress della performance porta a
confondersi e a sentirsi in ansia. Come secondo suggerimento, è
consigliabile addestrarsi a fare piccoli discorsi, brevi e semplici, davanti
a poche persone, per poi provare situazioni gradualmente più impegnative.
Gli immancabili momenti di panico, gli errori, le insicurezze devono essere
studiati, al fine di comprendere cosa va migliorato, ma poi vanno
accantonati, dal momento che continuare a pensarci non porterebbe a nulla di
positivo.
Tutto ciò che le persone "spigliate" riescono a fare, lo debbono alla loro
esperienza, ovvero al coraggio che hanno avuto, in tempi precedenti, a
mettersi in gioco, a rischiare. E siccome tutti, prima o poi, fanno brutte
figure, le persone spigliate sono semplicemente più abili degli altri nel
saper opportunamente imparare e poi dimenticare.
Spero di averle dato qualche suggerimento utile. Auguri!
Dr. Walter La Gatta
SITUAZIONE INSOSTENIBILE
Mi chiamo andrea vi contatto per una situazione che da tempo è diventata
insostenibile a ottobre dell'anno scorso ho conosciuto in chat una ragazza
sudamericana dopo 4 mesi ho deciso di andarla a trovare al suo paese già mi
ero affezionato virtualmente poi quando sono stato da lei 15 giorni mi sono
molto affezionato e anche lei era molto affezionato tanto che ci eravamo
fidanzati.dopo essere tornato in italia ci siamo sentiti per mesi ed eravamo
abbastanza presi anche se io di più.non vedavamo l'ora di rivederci in
italia lei infatti poi a giugno sarebbe venuta in italia per il tirocineo
dell'università.quando è arrivata sono stato molto felice lo portata dalle
sue sorelle che stavano a 4 ore da casa mia così poi sono stato li un paio
di giorni.andavo giù una settiamna si e una settimana no a trovarla per 2- 3
settimana tutto andava abb bene dopo di che lei mi ha incominciato a
conoscermi e a dirmi i miei difetti che ero troppo timido e insicuro con gli
altri che con lei parlavo ma con gli altri no.. era incominciata a cambiare
con me allora ha incominciato a dirmi devi cambiare lo so che puoi farlo se
non cosi non può continuare la relazione.allora qui i primi problemi e
sempre andavo su una settimana si e una settimana no sempre mi parlava di
questi diffetti..poi e venuto il momento delle ferie che lei e venuta da me
e allora ha incominciato a dirmi meglio che ci lasciamo rimaniamo con una
relazione senza compromessi e qui c'ero rimasto molto male perchè questo non
me lo sarei mai aspettato mi diceva sempre sei speciale che ero una persona
stupenda molto gentile poi sono passati i giorni ed è tornata dalle sorelle..allora
un giorno mi dice voglio vederti ora ti voglio di più sono tornato allora da
lei.. premetto che non andava tanto bene il suo carattere era molto forte
era diventato più duro già da un paio di settimane mi diceva molto duramente
i miei difetti poi mi diceva devo dirti sempre tutto io voglio un ragazzo
attivo fatto sta che poi al ritorno a casa poi mi ha detto tu devi cambiare
anche se lei aveva ancora dei momenti carini con me..fino che non cambi non
ci vediamo...alla fine poi ci siamo lasciati per dei litigi e abbiamo un
rapporto come se fossimo fidanzati anche se non lo siamo per ora vuole
rimanere cosi lei rimane carina con me molte volte ma si sente che è diversa
e come se adesso non vuole nessuna relazione con me...io devo dire che non
mi piace tanto questa cosa perchè mi sono innamorato..mi chiedo sempre se
cambiassi e diventassi con il tempo più sicuro se si potrebbe di nuovo
istaurare una relazione...se si riuscisse ad innamorare anche lei...non
capisco lei mi desidera mi vuole ma non mi ama...
Gentilissimo,
Non c'è nulla di strano: una persona può essere simpatica, gentile e
gradevole, ma non essere la persona giusta con la quale costruire un
rapporto di coppia stabile. Ma lei è proporio sicuro di essere così
perdutamente innamorato? O piuttosto, per timidezza, per naturale pigrizia,
per una serie di insicurezze, visto che è riuscito ad avvicinare una ragazza
che più o meno le piace, vuole fermarsi lì? Allontanandosi da lei, cercando
di frequentare altre persone, lei raggiungerebbe due obiettivi: il primo
potrebbe essere quello di conoscere una persona più adatta a lei e al suo
modo di essere e di vivere; il secondo (se proprio ci tiene!) è quello di
mostrare alla sua attuale "fidanzata" di avere maggiore carattere, il che
potrebbe renderla più interessante agli occhi di lei.
Auguri!
Dr. Walter La Gatta
UN CONSIGLIO PER LEI
Buonasera mi chiamo stella e ritorno dopo tanti anni a riscrivere qui su
questo foglio virtuale che gentilmente mettete a disposizione a chi ha
bisogno di un vostro consiglio...sono separata da tanti anni ho due figli
ormai sposati e con figli, io ancora ad oggi non riesco a consolidare un
rapporto anche se di esperienze ne ho avute,in questi ultimi due anni ho
conosciuto un uomo che nonostante tutto ancora oggi ritengo una persona
buona ..sin dall'inizio non mi è mai piaciuto molto sia fisicamente che
culturalmente ed intimamente..mi sono però affezzionata molto a lui dopo che
si è dimostrato una persona piena di premure ed attenzioni, lui separato da
poco da una moglie tiranna che aveva sposato per pena visto che lei già
aveva un figlio di tre anni quando l'ha conosciuta,in seguito anche questo
figlio acquisito lo trattava male, io fino ad oggi ancora non sapevo che
questo figlio non era il suo e lo consolavo dicendo che i figli sono un pò
tutti così, ma non mi ha mai confessato nulla l'ho saputo da un
conoscente,ancora oggi dopo due anni mi nasconde molte cose per non farmi
dispiacere dice lui,ha un'attività commerciale insieme a questo ragazzo che
fa da padrone e tratta (il padre) come un garzone...ora mi sono stancata di
questa storia e da un po di tempo ho chiuso il rapporto ...anche perchè come
si fa a nascondere una cosa così importante e come si fa ancora a vivere ed
a essere ricattati da queste situazioni? lui mi vuole un mondo di bene e sta
soffrendo molto,ma come faccio ad avere una persona accanto che non mi dice
le cose come stanno? facciamo solo sacrifici che lui dice un giorno staremo
meglio....la casa l'ha lasciata alla moglie lui non ha niente solo un
negozio da gestire....ed io? perchè mi ritrovo sempre in queste situazioni ?
dove chi si siede accanto a me si adagia? forse perchè non sono capace di
battere i piedi? non sono capace di offendere e per difesa mi allontano? mi
aiutate un pochino a capirmi? io lavoro in un posto pubblico la casa dove
vivo è la mia,quindi perchè mi metto sempre con persone che bene o male mi
creano pensieri?mi dispiace aver chiusa questa storia oramai mi ero abituata
alla sua compagnia...anche perchè è troppo tempo che sono sola
affettivamente...ho tante amiche e i nuovi nipotini mi riempiono la vita,,ma
la sera mi sento un pochino sola.... mi fate un pò di compagnia con un
consiglio per me? un abbraccio forte forte
Gentilissima Stella,
Il consiglio è quello di rendersi conto che l'amore è spesso fatto anche di
una certa ingenuità. Quando si ha qualche esperienza alle spalle, è
difficile cadere nella trappola dell'amore: infatti, ci si può sempre
infatuare di qualcuno, ma si rimane comunque con gli occhi perfettamente
aperti ed i piedi ben piantati in terra. Cosa significa tutto ciò? Significa
che i difetti dell'altro/a, contrariamente a quanto succede fra persone meno
esperte della vita e dell'amore, non si celano sotto i sentimenti e si
mostrano, chiari ed evidenti, sin dal primo momento. Si cerca, certo, di
nasconderli, un po' come ha fatto lei, ma è come gettare la polvere sotto il
tappeto: non si vede, ma si sa benissimo cosa c'è sotto. La soluzione quindi
è quella di vivere nel presente, senza essere troppo perfezionisti, o avere
aspettative irrealistiche. La solitudine fa male non solo alla psiche, ma
anche alla salute: cerchi dunque di frequentare luoghi e persone e vedrà
che, quando meglio, quando peggio, troverà sempre un po' di compagnia.
Almeno qualcuno da pensare o a cui telefonare nelle serate troppo tristi e
solitarie.
Dr. Walter La Gatta
QUASI SENZA SPERANZE
Sono Tony un timido quasi senza speranze. Vi sarei davvero grato se
voleste rispondere al mio messaggio. Il mese scorso durante una festa di
laurea ho scambiato qualche parola con una ragazza mia vicina di casa con la
quale non siamo mai andati oltre qualche mail per questioni di lavoro e le
manifestazioni di cortesia di due sconosciuti che vivono accanto. Credo che
in quell’occasione abbiamo capito di non essere indifferenti l’uno
all’altra. Da quel giorno, complice la vita notturna di agosto sono iniziate
le “mosse” di un corteggiamento che ho gestito malissimo, perché ho mostrato
di non reagire a quelli che ho interpretato come “inviti” non verbali della
ragazza (es. il fatto di camminarmi intorno, l’invito esplicito di sua
sorella a partecipare ad alcune serate, ecc.) salvo poi cercare di
recuperare in modo debole e inconcludente. Risultato: lei ha preso a
scappare e ad evitarmi, così per ora ho lasciato perdere. Ho pensato di
scriverle una e-mail per scusarmi e farle capire che la mia è timidezza e
non disinteresse, ma ho paura che il rimedio sia peggiore del male. È anche
possibile che io abbia preso una colossale cantonata e che in realtà
l’interesse reciproco non ci sia e lei abbia solo voluto difendersi da un
seccatore. Non so che fare, per cortesia, potreste darmi un consiglio?
Grazie, Tony
Gentile Tony,
Quando si è così come lei, nel dubbio, la cosa migliore da fare è buttarla
sempre sull'amicizia: la ragazza potrà anche pensare che lei ci stia
provando inutilmente, ma se anche fosse, questo modificherebbe in qualche
modo la sua vita? La renderebbe meno virile? No, anzi: se la ragazza è
interessata, lei sarà ben felice di averci "provato", se non si mostrerà
interessata, lei avrà avuto comunque modo di fare un'esperienza preziosa,
che le potrà essere utile la prossima volta. I grandi seduttori non sono
andati all'Università: hanno semplicemente "fatto pratica" raccogliendo
sicuramente molti, inevitabili, "no". Confessare la propria segreta
timidezza invece non funzionerebbe: del resto se lei è timido, lo si vede,
non c'è bisogno di spiegarlo e se la ragazza è veramente interessata a lei,
ciò significa che apprezza anche la sua timidezza. Coraggio, la inviti:
nella peggiore delle ipotesi diventerete amici!
Dr. Walter La Gatta
A CASA E' UN'ALTRA BIMBA
Mi chiamo rossella, e' sono la mamma di una bimba di anni 4 ad agosto.
Apparentemente mia figlia e' una bimba allegra, socievole, furba,
giocarellona, questo a casa o comunque con persone che conosce, perche'
quando c'e' qualcuno he non consce si chiude, non vuole assolutamente
salutare le persone, quando qualcuno gli chiede come si chiama abbssa lo
sguardo e abbassa voce glielo sussurra,anche a scuola materna i primi mesi
sono stati brutti, non perche' la bambina piangeva, ma perche' non voleva
partecipare ai giochi , quando la maestra gli parlare lei rispondeva con i
gesti, adesso fortunatante tutto si e' risolto e la maestra mi dice che si
E' RISOLTO TUTTO, sono preoccupata perche' mi rendo conto che per la forte
timidezza mia figia viene messa in disparte, non fanno altro che
ettichettarla, dicendo: si vergogna, e' timida e' chiusa io sinceramente me
la prendo perche' conosco mia figlia e' so che a casa e' un'altra bimba,
Aiutatemi vi prego cosa posso fare per farle acquistare un po' di fiducia
negli sconosciuti. grazie
Gentile Rossella,
Questo problema è molto più comune di quanto non si pensi. Molte persone,
specialmente mamme, chiedono una consulenza per l'eccessiva timidezza dei
loro figli nel contesto scolastico, che giustamente auto-diagnosticano come
"mutismo selettivo". Ora, questa patologia è ancora poco nota e poco
studiata, per cui non vi sono grandi indicazioni da dare. Le uniche cose
importanti da sapere sono queste:
- La bambina, quando rimane muta, è molto impaurita e dunque il suo
comportamento non va considerato un banale capriccio;
- La bambina non deve mai sentirsi al centro dell'attenzione degli altri per
i suoi comportamenti. Questo significa che non va premiata quando parla o
rimproverata quando non parla. Fare questo significa darle uno strumento per
manipolare gli adulti, che è del tutto controproducente;
- La bambina va invitata ad esprimersi anche in altro modo (segni, disegni,
ecc.)
- Le cause sono spesso di origine familiare: quando un bambino presenta
questi atteggiamenti, sicuramente vi sono altri personaggi in famiglia
(genitori, nonni, fratelli) che in passato si sono comportati così.
-Il problema di comunicazione con il tempo si risolve spontaneamente: resta
il fatto che aver manifestato questa sindrome in età evolutiva può essere un
campanello di allarme per i genitori, in quanto è probabile che il figlio,
una volta cresciuto, presenti problemi di ansia sociale, attacchi di panico,
ecc.
Cosa fare:
- Favorire la socializzazione, aprire le porte della propria casa a numerosi
ospiti, fra cui molti bambini con i loro genitori, accettare gli inviti
altrui, porsi come modelli positivi, mostrandosi accoglienti e disponibili
nelle relazioni sociali:
- Evitare, quando possibile, un intervento diretto dello psicologo sul
bambino
- Sono i genitori che, troppo ansiosi per questa situazione dei figli,
devono cercare eventualmente un aiuto psicologico per superare questa fase
dello sviluppo del figlio per loro troppo ansiogena. Un eccessivo
coinvolgimento dei genitori in questo problema scolastico del loro bambino
può rivelarsi controproducente.
- Informare le maestre, cercare una collaborazione
- Consultare lo psicologo scolastico, quando c'è.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
VERGINE E SOLA
Sono una donna "disperata" di 39 anni: alla mia veneranda età, infatti,
non ho mai avuto una relazione sentimentale-amorosa con un uomo! Vivo come
un peso terribile la mia verginità: mi vergogno, mi sento frustrata e
disillusa nei confronti del futuro...Ho una paura folle di rimanere sola per
tutto il resto della mia vita!!! I motivi di questa quasi assoluta mancanza
di contatto con l'altro sesso sono molteplici: timidezza, insicurezza,
eccessiva selettività, mancanza di opportunità, aspetto non proprio
gradevole... Il punto, però, è un altro: Lei ritine possibile che alla
soglia dei quarant'anni una persona possa abbattere un muro del genere?!?
Cosa potrebbe mai pensare un uomo di una donna attempata senza la minima
esperienza?Temo mi deridererebbe, mi considererebbe una "sfigata", per non
dire altro... Grazie intanto per aver letto il mio sfogo. Attendo una
risposta. Lettrice Sola e disperata.
Gentilissima,
Arrivata a questo punto l'errore più grande che potrebbe fare è quello di
gettarsi fra le braccia del primo che capita, solo per sbarazzarsi della sua
verginità. Sarebbe un errore, perché questo rapporto poco voluto, poco
sentito, potrebbe essere traumatico e spingerla così verso la scelta
drastica di vivere senza amore e senza sesso. La verginità non è né un bene,
né un male: è semplicemente un problema che non c'è. Un tempo infatti, nella
nostra cultura, questo pezzettino di membrana regolava l'intera vita della
donna: i suoi diritti, ma soprattutto i suoi doveri. Oggi, finalmente,
possiamo dire che l'imene non interessa più nessuno e dunque, se non è un
problema la sua lacerazione precoce, non può esserlo neanche la sua
integrità tardiva ... Cancelli completamente questi retaggi culturali e
cominci a guardarsi intorno con occhi nuovi: 39 anni non sono poi tantissimi
e qualsiasi corpo, anche poco gradevole, può essere oggi reso molto
attraente con qualche piccolo accorgimento. Togliere importanza al concetto
stesso di verginità le sarà utile per affrontare le relazioni con maggiore
naturalezza. Eventualmente, qualche seduta di psicoterapia potrà aiutarla a
cambiare i suoi pensieri ed i suoi atteggiamenti.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
SCARSA AUTOSTIMA
Non ho stima in me...in alcuni momenti m sento adeguata poi inizio a
confrontarmi con le persone che mi circondano e dentro di me si insinua una
voce che mi dice quanto io non valga niente, quanto sia incapace in tutto,
quanto sono una persona vuota ecc mi capita spesso di sentirmi
inferiore:poco attraente, poco simpatica, priva di argomenti mi sembrano
tutti speciali tranne io. La mia autostima mi blocca in molte cose, molte
volte mi trattengo perchè so già che fallirò. Hho paura degli scontri e
molte volte non mi espongo, cerco sempre di avere l'approvazione di tutti.
INon sto bene con me. Non mi piaccio come persona.
Gentile signora,
L'autostima, come dice la parola stessa, non può essere suggerita o imposta
da altri: è qualcosa che si genera dentro di noi e, quando ciò non avviene,
il consiglio è quello di impegnarsi, allo scopo di costringere il proprio
pensiero ad evitare tutte le considerazioni negative su di sé, come ad
esempio quelle di cui lei parla nella lettera. Sia meno esigente nei
confronti di sé stessa, nell'interagire sociale cerchi di concentrarsi sugli
errori degli altri, anziché sui propri, impari a perdonarsi e a volersi
bene, si dia un premio ogni volta che raggiunge un obiettivo e si impegni
sempre a migliorare partendo dai propri errori. E' difficile? Certamente, ma
non impossibile.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
LA MAMMA DI MUTOLINA
sono la mamma di una bambina di 7 anni che presenta buona parte delle
caratteristiche del mutismo selettivo. Fin dall'asilo ha sempre avuto
difficoltà a relazionarsi con gli altri (bambini e maestre) e riesce ad
instaurare relazioni verbali solo con pochissimi eletti (oltre alla cerchia
strettamente familiare). Il problema è esploso con l'ingresso a scuola .
Siccome è entrata direttamente in seconda (le abbiamo fatto fare la primina)
si è trovata ad affrontare maggiori difficoltà di inserimento e le maestre
si sono dette preoccupate del fatto che non risponde alle domande, non legge
le letture, non partecipa attivamente alle lezioni e ai giochi. Sebbene sia
entrata in una classe di bambini davvero adorabili e affettuosi (dove è
stata soprannominata "mutolina") è riuscita a stringere rapporti stretti
solo con poche bambine, in particolare con una con la quale riesce a
chiacchierare in modo "normale" e che lei ricerca sempre anche ora che la
scuola è finita. Avevo iniziato anche con una terapia psicologica ma non
sono stata molto convinta dalla psicologa per cui ho abbandonato dopo due
sedute. Sto leggendo diversi libri e sto cercando di osservare in modo
critico il mio comportamento, il suo comportamento, le sue reazioni; durante
l'anno ho cercato di creare delle situazioni per aiutarla a sbloccarsi
(invitando prima una amichetta a casa, organizzando uscite al parco con
alcune amichette, inivitando a casa tutte le bambine della classe) e devo
dire che queste iniziative hanno avuto successo. Però ho notato che anche se
riesce ad instaurare un livello elevato di confidenza con un bambino (in
genere le serve più di un'ora per "sciogliersi") se lo rivede anche solo il
giorno dopo non lo saluta nemmeno. Questo è successo addirittura anche con
la sua amichetta preferita: è bastato non vederla per due settimane e già
nel rivedersi lei era tutta chiusa mentre l'amichetta la abbracciava e
sbaciucchiava felice. Grazie all'amichetta è riuscita ad andare anche in una
ludoteca (dove prima non c'era stato verso di farla andare da sola e dove
ancora adesso se non c'è l'amichetta non vuole andare) ma mi hanno detto che
a volte lei la usa come tramite per comunicare (anche a scuola era così).
Ora che si prospetta per la nostra famiglia un trasferimento in una città
diversa con la prospettiva di cambiare classe e lasciare l'amichetta sono
davvero preoccupata e non so davvero che cosa posso fare per farla uscire
dal suo riccio. Mi mette tanta tristezza vederla così silenziosa spero di
ricevere qualche consiglio utile per aiutarla. Grazie
Gentile signora,
Questo trasferimento proprio non vi voleva, ma del resto nella vita non è
possibile programmare tutto.
Penso che ciò che sta facendo per sua figlia sia positivo e, almeno per il
momento, riterrei inutili i colloqui della bambina con la psicologa, che non
farebbero che accrescere il suo senso di "diversità" dalle altre compagne.
Non si preoccupi se la sua bambina ha legato solo con un'amichetta e se la
"usa" per comunicare con gli altri: evidentemente sua figlia sta
intelligentemente cercando di trovare un mezzo per esprimersi, viste le sue
difficoltà. Lasci che sua figlia conquisti la sicurezza di sé, sperimenti e
infine scopra in che modo le è più facile relazionarsi con gli altri. Lei
deve al momento limitarsi ad organizzare per sua figlia situazioni sociali,
sostenendo la bambina, incoraggiandola, complimentandosi con lei ogni volta
che c'è un successo e trascurando gli eventuali insuccessi. Cerchi però di
rimanere sullo sfondo, lasci che sua figlia si senta libera di agire ed
anche di sbagliare: non diventi opprimente, non le trasmetta la sua ansia.
Tutte le madri vorrebbero dei figli sicuri di sé, socievoli, aperti: la sua
bambina al momento non è così, ma impegnandosi nel modo giusto, lei potrà
aiutarla moltissimo e vedrà che, prima o poi, anche sua figlia riuscirà a
"fiorire", come è giusto che sia. Tenga inoltre presente che a volte qualche
colloquio di sostegno psicologico può essere molto di aiuto ai genitori dei
bambini con mutismo selettivo, perché la situazione di ansia in cui vivono è
talmente elevata che può a volte consumare tutte le loro risorse, togliendo
a sé stessi e alla loro famiglia il supporto di cui avrebbero bisogno.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
QUESTA VITA MI PESA TROPPO
Buon giorno, io sono M. ho un bel cuesito da porvi sviderei tutti i
medici a provare a risolvere questo problema. Credo che io sia odiato da
tutti, nel mondo del lavoro e non solo, nel mio lavoro fino ad ieri ho
sempre avuto molto successo, credetemi un po' per capacita' e un po' per
fortuna, per costanza e per serieta'.Ho avuto sempre riconoscienza e
considerazione e una ottima retribuzione . Io svolgo il lavoro di meccanica,
nel settore di manutenzione industriale. Non riesco ad andare d'accordo con
nessuno, se io potessi vivrei la mia vita da solo isolato, tra i miei
bonsai,la mia musica classica e i miei animali.A casa ho una moglie che
sembra mi voglia molto bene forse perche mi conosce a fondo e due figlie che
mi vogliono molto bene e sono molto brave a scuola. Da un po' di tempo
quando parlo con le persone non riesco a guardarle negli occhi, distolgo lo
sguardo a fianco a loro e loro di conseguenza si voltano dietro credendo che
ci fosse qualcuno, situazione molto imbarazzante. Amici forse ne ho soli due
forse non so, mi piace molto isolarmi e pensare e sognare le mie cose,sul
lavoro quando incrocio qualcuno cambio sempre strada,in mensa ritiro il
pasto e vado a mangiare solo in reparto. Questa VITA STA INIZIANDO A PESARMI
TROPPO. TANTI SALUTI M.
Gentilissimo M.,
Come è nel suo stile, nella sua lettera non pone alcuna domanda, forse
perché nel suo intimo è convinto che nessuno potrà mai aiutarla, se non sé
stesso. Il fatto è che poi non ce la fa... E questo la fa star male. A mio
parere lei è già abbastanza avanti nella soluzione del problema, perché la
sua conclusione "questa vita sta iniziando a pesarmi troppo" sta a
significare che lei è ormai cosciente di avere un problema. Questo è il
primo passo per cercare una soluzione. Se però non si toglierà prima dalla
testa certe convinzioni (tutte da dimostrare!) come quella di essere odiato
da tutti sul lavoro (se così fosse non avrebbe avuto il successo che dice di
aver avuto, ad esempio...), non le sarà facile. Cercare aiuto non significa
lanciare una sfida alla classe medica (e presumo anche la mondo degli
psicologi): lei non è un caso raro su questa terra ed i suoi problemi, sono
condivisi da milioni di persone in tutto il mondo. Per cercare aiuto deve
anzitutto imparare una cosa importante: avere fiducia negli altri (non
necessariamente in TUTTI gli altri, ma almeno in chi la deve aiutare
professionalmente e soprattutto in chi le vuole bene).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
UNA VITA DI M...
Salve a tutti. Sono un ragazzo di 23 anni. Sono sempre stato un ragazzo
timido, ma nonostante questo handicap riuscivo a vivere bene...i problemi
sono sorti da quando avevo 17 anni... Oltre alla timidezza (e alla balbuzia..già...soffro
anche di questo fin da piccolo, non in modo gravissimo, ma grave) si è
aggiunta l'iperidrosi, parmare, facciale, ascellare, toracica, insomma per
tutto il corpo...ma non finisce qui...la cosa che mi fa "rabbia" è che sono
stato sempre un ragazzo che piace alle ragazze, ma come detto mi sono
bloccato tantissime volte per colpa dei miei handicap. Ogni giorno, ripeto,
ogni giorno, passa nella mia testa un pensiero suicida, vorrei morire... Ora
sono fidanzato, con una ragazza(una santa che conosce tutti i miei
handicap), ma è sorto un altro problema, l'eiaculazione precoce... Sapreste
darmi un consglio?! Cosa devo fare? La mia vita è un inferno, oramai esco
poco..come perlo con qualcuno che non conosco o che conosco poco mi faccio
rosso(eritrofobia) e sudo... faccio una vita di m----..davvero!!! VI
RINGRAZIO PER LA MIA ATTENZIONE...
IPERTIMIDOIPERIDROSIBALBUZIEERITROFOBIAEIACULAZIONEPRECOCE
Gentilissimo,
I sintomi che lei descrive si riferiscono tutti ad una stesso problema:
l'ansia. Più ci si sente insicuri, più si è preda dell'ansia, più si è preda
dell'amsia, più ci si sente insicuri. E così via. Per bloccarfe questo
circolo vizioso ci vuole una psicoterapia. E' inutile fare la vita che
descrive, quando la soluzione c'è.
Scelga bene ;-)
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
PIU' TOLLERANZA PER I TIMIDI
Non ho quesiti particolari,le risposte alle lettere aiutano già molto.Vorrei
soltanto che per i timidi ci fosse piu' comprensione dalle persone cosidette
"normali",questo sarebbe un immenso passo avanti!Grazie!!
Gentilissimo,
In realtà tutti siamo "normali" e tutti siamo "timidi": dipende dalle
circostanze, dalle capacità acquisite nella gestione delle proprie emozioni,
dalla visione che abbiamo del mondo. Se poi vi fosse anche una maggiore
tolleranza verso questo aspetto così umano dell'esistenza, certo, non
sarebbe male!
Dr. Walter La Gatta
AUTODIAGNOSI DI MUTISMO SELETTIVO
Salve, ho ventitrè anni e credo di soffrire ancora di mutismo selettivo.
non che mi sia stato diagnosticato ma me ne son accorto da alcuni miei
comportamenti. Innanzitutto quando ero piccolo non parlavo mai se in casa
c'era mio padre e tutt'ora parlo molto di rado se lui è presente, e parlo
ancora meno con lui. inoltre tendo a non parlare e a comunicare solo a
gesti, o se prorpio necessario con un tono di voce molto basso, non solo
quando sono con persone che non conosco, ma anche quando queste si uniscono
ai miei amici e anche quando temo che questo possano sentire quello che dico
(pur non dicendo nulla di disdicevole nei loro confronti ne da mantenere
segreto. Mi accorgo che quando entro in un bar o in una biglietteria mi
blocco aspettando che sia l'altro a chiedermi cosa desidero. preciso che di
solito, se mi propongono di entrare in un locale di qualsiasi genere tendo a
rifiutare e se vado a prendere un gelato con gli amici, i pochissimi che ho,
tendo a nascondermi dietro uno di loro prima di rivolgermi al commesso e
parlo sempre con voce molto bassa. Guardo negli occhi chi mi parla e le
persone a cui parlo (e parlo senza nessun problema solo con le persone con
cui ho familiarità) ma non riesco a sostenere lo sguardo su un passante e
anche quando devo salutare, esito sempre un po' prima di farlo. Ho letto il
vostro articolo e l'unica cosa in cui non mi ritrovo è sul comportamento a
scuola. A scuola non ne ho mai sofferto tant'è vero che sono sempre stato
tra i più bravi della classe. Anzi, i miei insegnanti fino a liceo concluso,
m'hanno sempre detto di avere una grande capacità di espressione. Inoltre al
liceo ero anche molto spigliato e divertente, anche se comunque nascondevo
una certa timidezza ed ero sempre un po' ansioso. Ora all'università non
riesco più a comunicare molto bene, non so però se questo è dovuto alla
lunghezza dei programmi e quindi ad una preparazione meno accurata, oppure
al problema che credo d'avere e che comunque a scuola non mi ha mai
condizionato. inoltre inn quel contesto non riesco a fare nuove amicizie.
Cosa ne pensate? Ho buone ragioni per temere di soffrire di mutismo
selettivo? e se si che rimedi posso intraprendere? Vi ringrazio...
Gentilissimo,
Non sono anzitutto d'accordo sulla sua autodiagnosi, visto che quello che
viene comunemente chiamato "mutismo selettivo" si riferisce in particolare a
soggetti in età evolutiva, mentre a lei questa patologia sarebbe arrivata in
età adulta. Ritengo che la tendenza ad una eccessiva auto-osservazione, una
costante e puntigliosa registrazione dei propri comportamenti e dei propri
stati d'animo abbia l'effetto di accentuare le normali insicurezze, presenti
in ciascun individuo. Le persone che riescono ad essere più estroverse sono
infatti quelle che imparano a non pretendere troppo da sé stesse, a tenere
in considerazione le critiche degli altri in misura limitata e ad accettare
di poter essere anche sconfitti nelle proprie performances, sapendo che da
ogni esperienza, anche negativa, c'è sempre qualcosa da imparare per le
prestazioni future. Venendo al suo caso specifico, ritengo che in passato le
sue maggiori sicurezze sul rendimento scolastico e sull'approvazione dei
professori le abbiano permesso di esprimere meglio le sue potenzialità.
Andando all'Università, una maggiore consapevolezza di sé, oltre alle
difficoltà create dall'ambiente nuovo, le persone nuove, ecc. l'abbiano
portata a rinforzare alcuni suoi atteggiamenti e stati d'animo che forse
sono stati sempre presenti in lei, ma che in passato, grazie alle maggiori
gratificazioni ottenute, sono stati tenuti maggiormente sotto controllo.
Il mio consiglio sincero è quello di tentare la strada di una psicoterapia
breve focalizzata sui sintomi, perché il suo problema si risolve
adeguatamente in un periodo di media durata (circa 6 mesi) e mi sembra
inutile continuare a tormentarsi quando la soluzione c'è.
Cordiali saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
NASO ENORME
da più di un anno ho dei seri problemi con il mio figlio maggiore,un
ragazzo di 19 anni che è stato sempre timido e chiuso,ma riusciva a svolgere
con apparente semplicità tutte le attività del quotidiano,anche se le sue
uscite erano sporadiche e passava molto tempo in casaL'anno scorso ha
iniziato a frequentare la scuola saltuariamente fino a non frequentarla più.Dopo
qualche tempo ,con grande sofferenza ,è riuscito a rivelarmi che non usciva
più di casa perchè trovava che il suo naso fosse diventato enorme.Abbiamo
provato a convincerlo ad andare da uno psicologo,ma ogni tentativo è stato
vano. Non esce più di casa,per nessun motivo e passa molto tempo chiuso
nella sua camera o in bagno trascorrendo il suo tempo tra tv e pc.In pratica
non vive più.Spero in una vostra consulenza che possa indicarmi la strada
giusta da seguire per ridare il sorriso ad un ragazzo ed a tutta la sua
famiglia. Grazie.Sef.
Gentilissimo/a Sef,
Si tratta di un disturbo comune in adolescenza, che va sotto il nome di
dismorfofobia. Il soggetto non riesce ad accettare questa parte del suo
corpo, trova il suo aspetto sgradevole e se ne fa un'ossessione. Qualsiasi
cosa debba fare, quella parte del corpo è sempre al centro dei suoi
pensieri; se sta con altre persone pensa che tutti stiano a guardare e a
criticare il suo "difetto" fisico. Alla fine il livello di sofferenza è tale
che la persona, per non soffrire più, si isola dal mondo. In questo modo
trova un po' di serenità, ma sente dei grandi sensi di colpa, perché sente
di non essere abbastanza capace per superare il problema e pian piano perde
l'autostima.
Che fare? Anzitutto rendersi conto che il ragazzo soffre di questo problema
e, se ha reagito come lei ha raccontato, non è cosa da prendere alla
leggera. Occorre stargli molto vicini, farlo sentire amato e rispettato, ma
allo stesso tempo non compatirlo troppo, altrimenti si potrebbe adagiare su
questa nuova forma di gratificazione. Occorre parlare di questo problema
poche volte, ma in modo approfondito, per poi non parlarne più e cercare di
assumere dei comportamenti normali.
I discorsi che vanno fatti sono fondamentalmente tre:
- Non è il naso in sé che ti fa star male, ma il modo in cui tu pensi al tuo
naso. Altre persone infatti hanno un naso come il tuo, ma non ne soffrono
allo stesso modo: prova dunque a dare meno importanza al tuo aspetto
estetico e coltiva gli altri tuoi punti di forza, che potranno darti uguali
soddisfazioni.
- Non andare a scuola compromette la tua vita e il tuo futuro: se il naso
potrà essere migliorato in seguito con qualche intervento estetico,
rinunciare alla scuola significa rinunciare alle proprie aspirazioni per un
futuro migliore.
- Uno psicologo può esserti d'aiuto per cercare di rilassarti, di non
pensare a questa cosa nel modo in cui ci pensi, potrà aiutarti a
valorizzarti come persona e ad essere più brillante e ricercato fra i tuoi
amici, a prescindere dall'aspetto estetico.
Cordiali saluti e molti auguri.
Dr. Walter La Gatta
TIMIDO, MA SOLO IN GRUPPO
Ciao! complimenti per il sito!Ho 20 anni ed ho appena iniziato
l'università. Trovandomi da solo in una nuova città ho avuto diverse
difficoltà per socializzare con le persone.Sono certo che occorre prima
descrivere che tipo di ragazzo sono, e perchè reputo la mia timidezza
particolare.Alle superiori nella mia classe ero sempre al centro
dell'attenzione, ero simpatico a tutti e riuscivo sempre a relazionarmi con
gli altri, e così pure con i miei amici di sempre, tanto che quando ammetevo
di essere timido nessuno mi credeva e pensava che scherzassi. A pensarci
bene infatti non ho tutte le caratteristiche del ragazzo timido ( questa è
una mia opinione, poi lei mi darà la sua) , infatti quando sto con il mio
gruppetto di amici mi trovo a mio agio, inoltre quando conosco qualcuno (e
siamo solo io e lui) non ho nessuna difficoltà a relazionarmi (certo non ho
molti argomenti di cui parlare, ma nn mi faccio tanti problemi), per non
parlare poi del mio atteggiamento con le ragazze! Con le ragazze non sono
mai stato per niente timido e non lo sono tuttora!Il problema sorge quando
sono in un gruppo: mi blocco, parlo solo se interpellato e non riesco ad
esprimermi! Se sono in gruppo con delle persone a cui magari sto simpatico,
perchè le ho conosciute ed ho preso confidenza da solo, insomma con persone
con mi trovo bene, ciò non mi aiuta e continuo arimanere nel mio angolino,
Non so di cosa parlare ed ho sempre paura di proporre un tema di discussione
troppo pesante, troppo stupido o altre cose...Il bello è che se ci penso so
di essere interessante e di saper proporre argomenti interessanti (me lo
dicono in molti) ma quando mi trovo in un gruppo che comunque non conosco
bene ( in un gruppo nuovo) ho paura che non possano interessargli e sto
zitto, mi blocco e faccio fatica a parlare.... Anche quando si scherza è
così, ho sempre la battuta pronta ma non la dico, non ci riesco, mi
blocco....Non so se ho reso l'idea... grazie in anticipo per l'aiuto!
Gentilissimo,
Grazie del suo apprezzamento per il nostro lavoro. Credo che non si tratti
di un vero problema di timidezza, ma della poca abitudine a stare nel
gruppo. Dal momento infatti che lei si sente più a suo agio nel piccolo
gruppo o nel rapporto a due, è probabile che la sua esperienza nello stare
contemporaneamente con molte persone sia ancora scarsa, come le sue abilità
sociali. Nessuno può dirle se le sue battute e i suoi argomenti sono così
stupidi e fuori luogo, se essi non vengono espressi: il consiglio è dunque
quello di avere il coraggio di provare. Se i feedback che riceverà saranno
positivi, questo significherà che le sue paure erano del tutto immotivate.
Se invece dovesse effettivamente riscontrare che le persone in gruppo non
amano i suoi interventi e li trovano inopportuni, questo significherà che
lei dovrà studiare meglio le persone con cui si trova e capire cosa fare e
cosa dire, magari prendendo spunto, inizialmente, da quelli che nel gruppo
hanno più successo, per poi trovare una strada personale in cui muoversi con
sicurezza.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
CHIARA NON PARLA A SCUOLA
ho un problema con la mia Chiara di quasi 6 anni che alla fine del terzo
anno di scuola materna non ha ancora mai parlato in classe e non ha mai
parlato nemmeno con le sue compagne di giochi.Invece in famiglia e con
persone intime comunica normalmente e in modo assolutamente corretto.Siamo
seguiti da una psicologa,ma ancora a distanza di diversi mesi non abbiamo
avuto un resoconto soddisfacente al nostro problema.Volevo aggiungere che in
contesti tipo supermercato ,mare,aree gioco quando Chiara non si sente
osservata comunica normalmente con le sue sorelle Francesca di 7 e Maria
Rita di 4 anni.Gradirei una Vostra risposta ,Vi ringrazio anticipatamente
Si tratta probabilmente di un caso di mutismo selettivo. Il problema si
supera con l'età: quello che c'è da fare è un lavoro di prevenzione, per
evitare che la bambina, evidentemente molto ansiosa, sviluppi disturbi
d'ansia anche in età adulta, come ad esempio la fobia sociale. I genitori,
che generalmente condividono con il figlio che mostra questa sintomatologia,
una normale predisposizione all'ansia o hanno avuto loro stessi dei problemi
di forte timidezza e inibizione durante il periodo dell'infanzia, devono
essere aiutati e sostenuti psicologicamente nella ricerca di un cambiamento,
sia nel rapporto col bambino, sia nella gestione dei rapporti sociali
familiari, che devono essere quanto più aperti possibile. Infine, è
importante che la bambina non si senta troppo al centro delle vostre
attenzioni, che si senta libera di parlare o non parlare senza che venga
attribuita a questo eccessiva importanza (almeno nelle apparenze).
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
SONO UN MEDICO TIMIDO
Sono un Medico che negli ultimi 3 anni, per un certo impegno in
associazioni scientifiche, ho potuto sperimentare un alto imbarazzo nel
parlare in pubblico aggravato da un ereutofobia che non ricordavo così
pronunciato. La cosa che mi frena è quella di volere a tutti i costi leggere
nei pensieri altrui e laddove non trovo consensi vado in tilt...Sono un
perfezionista e cerco di fare sempre le cose nel modo più completo e cerco
di colmare qualsiasi lacuna per il terrore di essere colto impreparato..cosa
posso fare...a chi rivolgermi?. Grazie
Gentile Collega,
La soluzione sta esattamente nel cercare di fare il contrario di quello che
fa. I suoi comportamenti infatti non fanno che aggravare la sua situazione
di disagio e non la portano verso una soluzione del problema. Che fare? Una
psicoterapia.
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
NEL TEMPO SONO DIVENTATO PIU' TIMIDO
Il mio problema e' questo ho 32 anni e crescedno sono diventato piu
timido e quindi mi capita di arrossire come mai mi succedeva prima o s e
capitva era in maniera molto occasionale ed inpercettibile.E' come se prima
la mia incosapevolezza verso le cose il mondo le persone mi permettesee di
tenere a bada la mia timidezza che per altro non ho mai pensato di
avere,crescendo sono diventato molto piu lucido e cinico sviscero le
situazioni nel piu profondo e mi creo ansie e preoccupazioni che prima non
mi ponevo, e' ovvio che mi creo dei muri invalicabili che poi quando me li
trovo davanti mi paralizzano facednomi arrossire.Sono un ragazzo a cui non
manca nulla che ha trascorso un 'infanzia strafelice sentondosi amato dai
genitori ma al tempo stesso educato con ottima disciplina ho il senso del
dovere della responsabilita' delle cose etc sono perosna sensibile e acuta
molto equilibrato con un alta opinione di se forse troppa e qui mi frego con
le mie mani.NOn ho mai avuto problemi con le donne ,anche grazie al mio
aspetto fisico, e non lo rappresentano per me nel senso che se anche ho
collezzionato la mia dose di figuracce il bilancio e' nel complesso positivo
e gratificante anche se a tuttoggi non ho trovato la persona giusta e questo
mi rattrista un 'po perche inizia a farsi strda in me il desiderio di una
famiglia e di una relazione stabile ho bisogno di una compagna accanto.Il
problema e' che forse vorrei risolvere il mio futuro vorrei avere piu
coraggio per esprmi ad altre situazioni ,ma non lo faccio e questo mi crea
frsutrazione ,perche so che rinuncio per via della mia timidezza,nonho mai
avuto particolari ambizioni ma per fortuna o per destino ho sempre avuto
tutto ,ad esempio io sono un proffessionista e direttore di un azienda con a
carico molti dipendenti e mi trovo in questo periodo in grosse difficolta
perche evito tutte le situazioni aziendali riunioni etc e tratto solo i
clienti per tel o pchi di persona con mille magheggi e nonstante tutto non
so nenahc eio come sia possibile riesco a mantenere la clientela e i rpporti
nell'ufffico chissa cosa penseranno a come sono strambo.Quello che mi pesa
e' che certe volte rinuncio a cene situazioni non tutte ,non vado in
situazioni troppo formali o cose di questo tipo ,ho notato che mi sento piui
amio agio in situazione piu informali e rilassate,tipo se la prima sera esco
con una donna la porto in un localino a lume di candela cosi se mi imbarazzo
non si vede poi rotto il ghiaccio iniziale me la gestisco pero'.....che
fatica certe volte non ho l'energie per far fronte a tutti i problemi che la
mia timidezza mi crea e allora rinuncio.Quinid mi chiedo come si fa a
risolvere questo problema? e soprattutto c'e' una soluzione o devo iniziare
ad accettare che le persone mi vedano rosso e amen ..che palle pero mi scusi
il termine....il mio fisico non e' all'altezza della mi atesta o forse
vicerversa.cmq come posso iniziare a risolvere il mio problema? Io capisco
forse il mio problema,ma tra capire che intanto puo essere anche un inizio e
crederci veramnte c'e una bella differenza.....mi scusi il mio modo un 'po
caotico e grammaticalmente poco corretto di esprimermi ,ma spero le sia
arrivato il concetto....e' come se le dicessi visto a che punto e' oggi la
mia vita io non posso permettermi di arrossire .
Gentilissimo,
Non è detto che una persona fisicamente attraente e con un lavoro di
successo debba per questo essere meno timida degli altri... Il mondo è pieno
di persone capaci di dominare le proprie emozioni e di interagire
efficacemente nei rapporti sociali, seppure abbiano avuto un'infanzia
difficile, siano nate in un ambiente svantaggiato, non abbiano un aspetto
fisico particolarmente gradevole e magari siano sempre state single e
disoccupate. Il suo caso è paradossale: proprio perché è stato così
fortunato in tutto il resto, lei non può ora ammettere con sè stesso di
avere delle insicurezze... Così facendo sta buttando al vento tutte le sue
fortune, che forse sente di non meritare del tutto (questo lo si legge fra
le righe, ma dovrebbe essere approfondito). Provi a prendersi meno sul serio
e a non avere queste aspettative di perfetta efficienza, solo perché in
molte cose è stato più fortunato di altri: evidentemente ciò non è bastato.
Ogni persona è diversa dall'altra, ogni storia di vita è unica e
irripetibile, non si può generalizzare. Giochi di più con l'autoironia e
cancelli dalla sua mente le aspettative irrealistiche che ha sulla sua
performance sociale: si contenti di fare bene, non cerchi l'eccellenza. Se
poi viene, meglio così.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
FATICO A STARE CON GLI ALTRI
mi chiamo Laura e sono una studentessa di 21 anni! Vivo da sola da un
paio di anni lontana dalla mia famiglia e da casa.Sin da piccola ho
riscontrato forti problemi relazionali e l'incapacità di avere rapporti con
gli altri a causa della mia timidezza.Vedo tutto grigio e tetro e ho la
convinzione che tutte le persone che mi circondano abbiano un'idea del tutto
negativa sulla mia persona e che mi giudichino poco vivace,divertente..questo
porta le persone ad allontanarsi completamente da me anche per la mia
ridotta loquacità.Sono una persona abbastanza silenziosa e diffiicilmente
riesco a sentitrmi immediatamente a mio agio con la gente che mi circonda,ho
bisogno di moltissimo tempo per aprirmi,per cui passo la maggior parte del
mio tempo in completa solitudine..lontana dagli altri e dal mondo..potrei
definirmi anche un po pigra nel relazionarmi con gli altri in quanto molte
volte sono proprio io a isolarmi per lo sforzo eccessivo che faccio
nell'avvicinarmi alle persone e perche nella maggior parte dei casi mi
convinco che nessuno voglia la compagnia,ci sto male e penso di essere
troppo noiosa o spenta.Ho solo 21 e mi sento davvero infelice,molte volte ho
sperato che mi accadesse qualcosa di brutto se mi devo esprimere in tutta
sincerita e non riesco piu a vivere in questo modo.Ho bisogno di aiuto e non
so come manifestarlo,come esprimermi verso la mia famiglia..vorrei sentirmi
amata dagli altri,considerata perche a volte mi sento invisibile,inutile..grazie
per l'attenzione
Gentilissima,
Quelli che descrive sono dei vissuti personali, non certo la realtà. Nemmeno
la persona più insignificante, noiosa e fastidiosa sarebbe allontanata
completamente da tutti per evitare la sua compagnia. Come lei dice
benissimo, ci sono persone che stanno insieme agli altri come se questa
fosse la cosa più facile del mondo, mentre altre faticano terribilmente e si
stancano anche molto. Quale è la differenza fra queste due categorie di
persone? Sicuramente l'indole, la personalità, le esperienze di vita,
l'ambiente che si frequenta... Ma c'è anche un'altra differenza: le abilità
sociali. Chi sa cosa dire, cosa fare, che atteggiamento assumere in ogni
situazione della vita, non si isola e non viene isolato. Dunque, in mancanza
di naturali doti di estroversione, l'unica cosa da fare è cercare di
prepararsi un copione, da utilizzare in ogni occasione della vita. Molte
persone quando sentono questo discorso mi dicono: "ma io vorrei essere
naturale, vorrei essere me stesso/a, non posso recitare una parte"... Due
obiezioni a questo discorso. La prima: essere sé stesso/a l'ha aiutata fino
ad ora? La seconda: Chi le dice che le persone che lei tanto ammira non
facciano la stessa cosa? La felicità spesso non viene dall'alto, ma va
costruita con il proprio impegno, giorno dopo giorno. Coraggio, è ora di
cambiare!
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
IL MIO CORPO SI IRRIGIDISCE
Vi scrivo per chiedervi consiglio(ovviamente:) ) per una cosa che,ormai,è
diventata un serio problema per me.In pratica ogni qualvolta mi trovo a
dover parlare con uno sconosciuto,nello specifico se questi è una persona
che reputo "superiore" oppure una ragazza molto carina,il mio corpo si
irrigidisce e avverto un forte senso di disagio,disagio che si aggrava man
mano che scorre il tempo visto che inizio a pensare solo a come fare per
assumere un atteggiamento spontaneo e a cosa può pensare la persona che ho
davanti.Come se non bastasse tutte le persone con cui ho contatti,non
importa quanto mi sforzi di essere socievole,simpatico,ed estroverso(qualità
che mi sono accorto di avere,malgrado tutto)alla fine se ne escono con la
solita,odiata frase "si vede che sei timido",che,nonostante dovrei
accettare,mi abbatte ancora di più perché mi dimostra,ineluttabilmente,che i
miei sforzi non servono a nulla.A pensarci bene forse tutto questo è nato
quando ero bambino:mio padre vedendomi camminare per strada mi faceva spesso
notare che dovevo essere "più sciolto",cosicché sovente mi capitava di
pensare,ogni volta che mi trovavo a passeggiare,"sembrerò normale?" e questa
cosa me la sono portata fino ad ora,21 anni,So benissimo che non dovrei
pensarci,che se ci penso divento più rigido,ma non posso farne a meno...Qualcuno
può darmi qualche consiglio, o espediente che mi permetta di
migliorare?Grazie già per aver letto,tanti cari saluti N.
Gentilissimo,
Per assumere una postura più rilassata deve lavorare anzitutto sul corpo. Le
consiglio di seguire un corso di comunicazione, oppure di comprarsi un libro
sul body language: eviterà così le posture considerate negative. In secondo
luogo, un po' di esercizio fisico le farà bene, perché la aiuterà a
sciogliere la muscolatura e a sentirsi, lei stesso, più libero e disinvolto.
Terzo consiglio: imparare a fare training autogeno per controllare l'impatto
delle emozioni sul sistema nervoso. Quarto consiglio: pensare che ad avere
problemi non è solo lei, ma anche le persone con le quali lei si trova a
parlare... Invece di concentrarsi unicamente sulle sue reazioni, si sforzi
di osservare le reazioni degli altri, individuando con esattezza rossori,
pallori, perline di sudore, ecc. Vedrà che non si sentirà più solo! :-)
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
LA TIMIDEZZA STANCA
Ho 29 anni e sono un ragazzo molto timido e che forse ha anche qualche
fobia sociale.Non ho mai avuto una ragazza e sono completamente solo.Non ho
amici e neppure conoscenti.Ho difficoltà a relazionarmi con gli altri. Non
riesco ad avviare una semplice conversazione ed a frequentare luoghi
pubblici.Sto male perchè sento il desiderio di relazionarmi, ma non riesco
anzi a volte cerco di evitare situazioni di socializzazione.Con gli altri mi
sento impacciato, inferiore , fuori luogo.Non credo di essere una pessima
persona o antipatica e la mia infanzia/adolescenza è stata piuttosto
normale. Non so cosa mi blocca.Mi sembra di essere entrato in una via senza
uscita, non so che fare.Per questo, gentile dottore, sono qui per chiederle
una consulenza.Ultimamente mi sento anche molto stanco e non riesco
minimamente a concentrarmi su niente. La ringrazio anticipatamente e colgo
l'occasione per farle i miei complimenti per la realizzazione di questo
sito.
Gentilissimo,
Grazie anzitutto per le sue gradite parole di apprezzamento. Capisco la
sensazione che descrive: infatti la timidezza, quando è intensa, come nel
suo caso, può portare la persona a sentirsi esausta, completamente deprivata
di qualsiasi energia. Il problema è che in questo momento tutti i suoi
pensieri, tutte le sue paure, tutti i suoi progetti e le sue relazioni
sociali sono, direttamente o indirettamente, legati a questo suo problema di
ansia sociale. In questo modo lei non riesce a concentrarsi su niente altro
e, malgrado i tanti pensieri su questa cosa, non riesce neanche a trovare la
strada per venirne fuori. La soluzione sta nel canalizzare tutte le energie
che lo stato ansioso le fornisce verso mete positive, socialmente
apprezzabili, che la aiutino a costruire, giorno dopo giorno, la sua
autostima. Si dedichi dunque a qualche attività, frequenti dei corsi,
acquisisca delle qualifiche, sia per il lavoro, sia per il tempo libero e il
divertimento. L'importante è fare delle piccole cose, ma farle. Le montagne
si scalano con il tempo, un passo dopo l'altro: l'importante è partire,
sapere dove si vuole arrivare e soprattutto, darsi del tempo.
Cordiali saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
TROPPO SILENZIOSA
Ho un bel problema ho 24 anni e non riesco a relazionarmi con gli altri,
ho letto l'articolo sul mutismo selettivo e sono io.... da piccola ero una
piccola mummia a scuola sia all'asilo sia in primina sia alle elementari...alle
medie le cose sono un pochino migliorate ma al liceo di nuovo problema
grave. ora sto all'università e il disturbo ancora mi perseguita non riesco
a vivere così a casa e in famiglia sono una persona vera a scuola e con gli
amici sono solo un corpo. Sono stata autolesionista vari anni proprio a
causa di questo mutismo ora sono in terapia non mi taglio più ma il problema
c'è sempre. mi condiziona tantissimo anche nella vita amorosa sono stata
fidanzata una sola volta in vita mia e mi hanno appena lasciata xkè sono
troppo silenziosa. come posso uscirne? sono disperata non si può vivere così
vedo le altre persone che ridono e si divertono e vorrei tanto essere
normale ma proprio non ci riesco... quanto ancora posso sopportare tutto
questo?? aiutatemi vi prego
Gentilissima,
Lei deve semplicemente continuare a fare quello che fa, ovvero la
psicoterapia. Se vedrà che, dopo un tempo di almeno sei mesi, i risultati
attesi non vi saranno, e neanche dei miglioramenti, allora potrà prendere in
considerazione un eventuale cambiamento di terapia e/o di terapeuta. Per il
momento il risultato di non farsi più del male mi sembra ottimo e dunque le
consiglio vivamente di continuare. Se poi vorrà aiutarsi un po' anche da
sola, potrebbe imparare a memoria delle brevi frasi di convenienza, da
"recitare" al momento giusto: non si sentirà molto spontanea, ma almeno sarà
più socievole con gli altri. Quanto a chi l'ha lasciata, non credo abbia poi
perso molto: se fosse stato vero amore, lei sarebbe stata sicuramente più
loquace!
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta, Ancona
CONSIGLI PER UNA LETTRICE
Vivo con mia madre da sempre, a 12
anni ho perso mio padre un punto di riferimento e da quel giorno non ho
abbandonato più mamma che mi ha cresciuto protetta e non mi ha fatto mancare
niente ma è stata invadente nella sfera privata e non sono riuscita a farmi
una vita, sono attraente e forse per questo non mi servivano dei riscontri e
quindi...è passato il treno. Ora sono rassegnata alla mia vita ma non riesco
a sopportare il carattere di mia madre che diventando anziana e malata è
diventata almeno apparentemente "cattiva" e irriconoscente non la riconosco
più, a volte ho delle crisi ma poi mi calmo e tutto ricomincia da capo. Ho
raggiunto un' indipendenza economica e psicologicamente mi sento equilibrata
anche se risulto a volte chiusa e non molto disponibile.Potete aiutarmi con
qualche consiglio?
Grazie.
Una lettrice.
Cara Lettrice,
Grazie anzitutto di essere tale :-). Venendo a quanto chiede, colgo
l'occasione per offrire, a lei e agli altri lettori, un breve spunto di
riflessione. Lo psicologo non è come un farmacista, il quale, anche senza
ricetta medica, una volta sentiti i sintomi del suo cliente, cerca di
aiutarlo andando a cercare qualche rimedio fra i suoi scaffali... Lo
psicologo è anzitutto un ricercatore: la sua professione, come diceva Freud,
è molto simile a quella dell'archeologo. Quello che lei racconta è la
sua visione dei fatti, la ricostruzione logica e razionale, la sintesi
estrema di una storia di vita... Ma che cosa ha volutamente evitato di dire?
Che cosa non si è resa neanche conto di non aver raccontato? Che cosa ha
invece completamente dimenticato, rimosso, nella sua vita? La storia che lei
racconta in meno di dieci righe, senza citare amori e passioni, dolori e
difficoltà, è sicuramente piena di molti interessanti retroscena e di
infinite sfumature, che andrebbero meglio approfondite per capire davvero
come si è svolta la sua vita fino ad oggi e cosa dovrebbe fare per
affrontare meglio il futuro.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
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