MI SENTO ESCLUSO
Ciao , mi chiamo Claudio e ho 18 anni. Sono un ragazzo molto timido. Esco
in un gruppo di 15-16 persone dove siamo io ed un altro di 18 anni, e il
resto hanno 1 o 2 anni in più. Alcuni di loro hanno la macchina e le sere,
quando non c'èra scuola, andavamo a giro fuori paese. A causa del mio
carattere parlo solo se sono interpellato da loro, altrimenti me ne sto
zitto. Per questo motivo ho sempre avuto il sospetto di non essere gradito
dalla compagnia, sopratutto per il posto che occupavo in macchina. Per un pò
di tempo ho pensato fosse solo una mia impressione, finchè un giorno, in cui
eravamo 6 per una macchina da 5 posti, dovevamo fare un breve tragitto per
raggiungere un bar. Allorchè uno della compagnia se ne esce dicendomi "tu
vai a piedi", allora io gli rispondo" perchè io?", e lui mi ribatte" perchè
sei più piccolo e non parli", dopodichè io gli dico che non era lui a
comandare ma quest'ultimo sembra non capire il concetto. La discussione
continua su questi toni, finchè decidiamo di andare tutti a piedi.
Dopo questo episodio mi sento ancora di più "di troppo", ma comunque
continuo a uscire ed essere portato a giro con loro. Finchè un giorno uno
dei proprietari delle macchine, mi dice " noi non ti vogliamo più" e la
persona dell'episodio precedente rincara la dose "fino a che non parlerai
non potrai più tornare nelle macchine" allorchè io rispondo con un "tanto
meglio" per non dargli la soddisfazione di farmi vedere dispiaciuto.
Da lì ad ora io non sono stato più portato a giro, tranne una volta che
siamo andati al concerto di mio fratello.
Adesso mi ritrovo senza sapere cosa fare, il pomeriggio esco sempre con
loro, dato che non ho alternative, e il sabato sera rimango sempre da solo
visto che loro se ne vanno in macchina( a parte rare occasioni in cui
qualcuno rimane). Cosa posso fare per uscire da questa situazione? Spero che
mi possiate dare una mano, ve ne sarei molto grato.
Gentilissimo,
A parte che, quando anche lei avrà una sua macchina, questo problema finirà
e magari sarà lei stesso a dare passaggi agli altri, è ovvio che il suo
problema non è quello di essere accettato dentro una macchina, ma di essere
accettato dal gruppo, di essere "popolare", come dicono gli americani e come
stamo imparando a dire pure noi. Con gli amici si dovrebbero avere molte
cose da dire: per confrontarsi, per chiedere consigli, per scherzare... Se
lei parla poco, o meglio, non parla per niente, è abbastanza naturale che
questi ragazzi non provino molta amicizia verso di lei. Quanto al senso di
esclusione, se non vi fosse il problema dello scarso numero di posti in
macchina, probabilmente nessuno la avrebbe mai esclusa, però quando c'è da
scegliere, è naturale che vi siano delle preferenze (e per questo ciascuno
dovrebbe fare la sua parte, per farsi amare dai propri amici). Per lei un
modo c'è ed i suoi amici glielo hanno chiaramente indicato: provare a
parlare di più. Le consiglierei dunque di sforzarsi un po' preparandosi,
ogni volta che esce con loro, un argomento interessante, in cui sia
veramente informato e capace di fare bella figura. Potrebbe documentarsi su
un nuovo modello di macchina o di cellulare, su un nuovo locale da
frequentare, su un nuovo libro, sulle ragioni delle lotte studentesche...
Tutto fa brodo. Provi a sforzarsi nel senso che le ho suggerito e, per
almeno dieci volte, cerchi di parlare senza scoraggiarsi dell'argomento che
si è per tempo preparato. Un ultimo suggerimento: se con questi amici non si
trova bene e non le viene facile parlare, se ne trovi di più adatti a lei.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ORECCHIE UN POCHINO A SVENTOLA
Gentile dottore, mi chiamo Max , ed ho 45 Anni. Da qualche anno
soffro di attacchi di panico, ma dall'inizio di quest'anno si sono
intensifcati, tanto da costringermi a rifugiarmi a stare in casa ( io lavoro
come camionista e faccio piccole consegne ) , ed in casa comunque, dove
inizialmente mi sentivo tranquillo, si sono ripetuti lo stesso nel
tempo.causandomi un po' di depressione ora direi.sotto controllo. Di
carattere sono timido e pur non avendo le orecchie sproporzionate al resto
della faccia (sono un pochino a sventola) mi hanno sempre dato un po di
disagio in mezzo alla gente, disagio comunque sempre controllato. Non riesco
a capire se questi attacchi di panico derivino da quello oppure se c'e'
qualcos'altro....il medico psichiatra che mi curo' circa 20 anni fa per un
inizio di nevrosi d'ansia dovuta alla perdita improvvisa di mio padre
avvenuta qualche anno prima, accennandogli al problema delle orecchie diceva
che la mia timidezza nascondeva qualcosa, insomma essendo timido dovevo
spostare l'attenzione su qualche problema. Attualmente ho iniziato una
terapia cognitivo comportamentale per capire un po' meglio le cause del mio
malessere, ed ancora una volta mi sono sentito dire la stessa cosa: che la
mia e' una timidezza che nasconde qualcosa...ma che cosa dico io ?
Intanto ne soffro e non ne so i motivi, puo' essere veritiero prendere in
considerazione una probabilita' del genere, ? Grazie Dottore, Buon lavoro
Gentile Max,
Non so, non capisco sinceramente cosa intendano questi colleghi quando le
dicono che la sua timidezza nasconde qualcos'altro, anche perché non ho
tutti gli elementi necessari per avere un quadro preciso della sua
situazione. Attenendomi strettamente a quello che lei mi racconta di sé,
verrebbe da dire che probabilmente lei è un carattere molto ansioso, forse
troppo dedito all'auto-osservazione e all'autocritica. E' del resto questa
la caratteristica principale dei timidi, che impedisce loro di superare il
problema dell'ansia sociale: se fossero capaci di gestire meglio l'ansia ed
i pensieri negativi che essa porta con sé, probabilmente gli attacchi di
panico e tutti gli altri sintomi non vi sarebbero. Non penso che le sue
orecchie siano la causa principale della sua timidezza: se avesse avuto
delle orecchie perfette, sicuramente la sua attenzione si sarebbe
concentrata su qualche altra parte del corpo, o su qualche modo di fare, che
sarebbero diventati oggetto delle sue critiche e delle sue preoccupazioni.
Certamente, l'avere una parte del corpo che crea disagio è un aggravante
della timidezza e dunque se questo problema è facilmente risolvibile tramite
un piccolo intervento estetico, non vi si dovrebbe rinunciare, ben sapendo
però che gli attacchi di panico non spariranno sicuramente con un migliore
allineamento delle sue orecchie... Continui dunque la terapia, senza
chiedersi tanto le ragioni del disagio, quanto concentrando la sua
attenzione sulla capacità di rilassarsi nei momenti critici, nel cambiamento
del comportamento e nella conquista di un maggiore benessere personale. Non
cerchi la perfezione, la felicità assoluta: cerchi semplicemente di stare
meglio, di lavorare, di avere una persona che le vuole bene, e provi a
godersi davvero quello che ha.
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
TIMIDA IN CAMPO SESSUALE
Salve, mi chiamo Chiara, sono di P., ed ho 18 anni.
Ho scelto di scrivervi perchè mi porto dietro un peso da anni ed anni che
non mi permette di vivere la mia vita serenamente. Sono eccessivamente
timida in campo sessuale. Fin da piccola i miei genitori mi hanno abituata a
pensare che qualsiasi pratica sessuale fosse peccato in quanto rigidamente
cristiani. Io sono cresciuta con questa convinzione per cui ho sempre
evitato di affrontare certe situazioni. Quando ho iniziato a frequentarmi
con qualche ragazzo ho notato delle anomalie in me, come se non mi venisse
per niente naturale scambiare effusioni. Il mio primo bacio è stata
un'umiliazione, io mi sentivo bloccata e timida e la cosa mi ha condizionata
parecchio. Quando mi si è presentata davanti l'opportunità di andare oltre
al bacio ho sempre tirato fuori scuse per la vergogna e per la paura. Ho
maturato la coscienza che tutto ciò non è peccato, ho smesso anche di
credere, ma la mia condizione non è cambiata, non riesco a concludere niente
ed i ragazzi con cui sono stata mi hanno sempre rinfacciato questa mia
timidezza e mi hanno anche abbandonata. Mi sento un alieno, mi sento
spaesata e diversa. Vedere tutte le persone che alla mia età sperimentano
ogni prima volta mi fa chiedere se io funzioni male, e mi sale un profondo
senso di tristezza. Ho paura che questa mia condizione mi vieti di vivere
pienamente, io vorrei potermi sentire libera, impulsiva, invece vedo come un
muro insuperabile davanti a me. Eppure stranamente io non credo di essere
timida in generale, riesco a socializzare tranquillamente ed adoro stare in
mezzo alle persone, è quando si tratta di relazioni intime che divento
tutt'altra cosa.
Vorrei sapere se secondo voi è superabile, se sono un caso strano o se c'è
tanta altra gente come me per sentirmi meno sola.
Grazie, grazie di cuore.
Gentilissima,
Per farle capire che lei non è affatto un essere alieno e che c'è tanta
gente come lei, le propongo di leggere qui. Non è chiaramente solo con un
libro che ci si può aiutare, ma a volte avere gli stimoli giusti e tanta
motivazione al cambiamento potrebbe essere abbastanza utile. Se le fosse
possibile iniziare una psicoterapia inoltre, potrebbe ricevere ulteriore
aiuto a cambiare davvero il suo modo di affrontare il rapporto con l'altro
sesso. Certe convinzioni e certi pregiudizi non scompaiono solo attraverso
una decisione razionale, perché comunque restano legati a delle paure
inconsce, a dei meccanismi di difesa, che si sono nel frattempo creati, e
che vanno prima individuati e poi eliminati.
Concludendo, sicuramente il suo problema è risolvibile, ma va anzitutto
affrontato con serietà.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
A VOLTE MI SORRIDE...
Sono da sempre timido ho 46, sono sempre solo il lavoro non va
perché mi sono messo con mio fratello che mi sfrutta non ho il coraggio di
liberarmi e vivo ancora con mio babbo 88 anni con gravi handicap questa cosa
che mi piace mi fa sentire onesto, vorrei conoscere qualche ragazza, ma non
riesco ho paura vedo tutto nero, mi piace una donna più grande di me forse
la vedo come una mamma, credo che anche lei ha lo stesso mio problema di
timidezza molte volte mi sorride qualche volta fa delle smorfie ma si vede
che la timidezza che la stringe in gabbia ,penso che anche lei non ha mai
incontrato nessuno, come me vorrei fermala stare insieme ma ho paura di
tutto aiutatemi come fare per liberarmi provare poi se non va bene cambiare
grazie.
Gentilissimo,
Come prima cosa, se è nelle sue possibilità, le consiglierei di cercare
l'aiuto di uno psicologo, perché per riuscire in questa "impresa" occorre
cambiare molte cose, nella sua vita così come nel suo modo di fare e di
pensare. Credo che darle dei consigli via mail non le possa essere di grande
utilità, perché ciò di cui lei ha soprattutto bisogno non sono tanto dei
suggerimenti pratici: lei necessita soprattutto di un supporto psicologico,
per non scoraggiarsi nei vari tentativi di approccio, tenendo sempre alta la
sua motivazione sulla strada del cambiamento. Nel caso di questa persona, il
suggerimento è comunque quello di fare ogni giorno pochissimo, ma sempre più
del giorno precedente: cominci intanto con il sorriderle anche lei, ogni
giorno più a lungo, un'altra volta le chieda che ora è, poi le chieda
qualche altra cosa, poi trovi una scusa per chiederle il numero di telefono,
ecc. E, soprattutto, non si abbatta mai, ogni volta che le sembrerà di aver
fallito (capiterà, forse, abbastanza spesso...). Lei ci riprovi, sempre.
Auguri.
Dr. Walter La Gatta
VOGLIO ESSERE RICOVERATA ALLA CLINICA DELLA TIMIDEZZA...
Io voglio essere ricoverata nella clinica almeno per un mese… Non
ce la faccio più a gestire le relazioni interpersonali. Credo di avere il
disturbo evitante di personalità. Mi ci ritrovo al 100% nei sintomi
descritti.
Rosalia
Gentile Rosalia,
Tradizionalmente la clinica (dal greco kliní: "letto") è la diagnosi fatta
al capezzale del malato, dopo aver ascoltato la storia dei suoi sintomi. La
Clinica consiste anzitutto in un procedimento investigativo, per scoprire se
nel paziente vi sia effettivamente una condizione patologica (malattia,
sindrome, disagio, ecc), basandosi sulla integrazione e sulla
interpretazione di alcuni segni, sintomi ed informazioni fornite dalla
persona durante il colloquio. Nel caso della medicina i dati raccolti
durante il colloquio clinico vanno inoltre confrontati con i risultati degli
esami fisici e dei test di laboratorio.
In senso psicologico, la "clinica" riguarda lo studio scientifico e le
applicazioni della psicologia nella comprensione dei sintomi, oltre che
nella prevenzione e nell'intervento relativamente alle problematiche
psicologiche che riguardano le relazionali individuali, familiari e gruppali,
oltre che nel trattamento di molte forme di psicopatologia.
Viene anche chiamato "clinica" un ospedale, generalmente privato, dove del
personale sanitario presta la sua attività nella diagnosi e nella cura di
persone con problemi di salute.
La nostra "Clinica della Timidezza" va intesa nel primo senso del termine:
non è un ospedale, ma è un luogo virtuale dove si raccolgono e si forniscono
informazioni sui sintomi della timidezza e si propongono suggerimenti, per
cercare di fornire un supporto alle persone che vivono questo problema con
particolare ansia.
La nostra "Clinica della Timidezza" è inoltre collegata all'Associazione
scientifica AIRT (Associazione Italiana Ricerca su Timidezza e Fobie
Sociali), che si occupa di organizzare Convegni, condurre ricerche
scientifiche sull'argomento della timidezza, effettuare incontri di
formazione con psicologi, insegnanti, genitori e popolazione scolastica sui
temi dell'ansia, della timidezza, della relazione con l'altro ed è anche
collegata allo Studio di Psicologia Ellepi Associati, uno studio di
psicoterapia, dove gli psicologi-psicoterapeuti prestano la loro attività
professionale in regime di libera professione, nella città di Ancona. Oltre
alla consulenza via Internet fornita nel sito, gli psicologi sono a
disposizione (gratuita) dell'utenza nella giornata di giovedì, dalle ore
11.00 alle 12.30, al numero 349 590 7 591.
A nostro avviso, nel caso della timidezza, non è tanto nella riservatezza o
nella tendenza ad evitare di porsi al centro dell'attenzione (aspetti del
tutto normali nelle persone predisposte, o con tali propensioni), quanto nel
cercare di tenere sotto controllo gli stati ansiosi che si associano alla
timidezza del carattere e che rendono la vita difficile al paziente.
Tornando a lei dunque, non possiamo "ricoverarla" in nessun ospedale e,
sinceramente, crediamo che non ve ne sia alcun bisogno. Se lei sente di
avere i sintomi che descrive, una buona psicoterapia focalizzata su di essi
sarà più che sufficiente a migliorare la qualità della sua vita in non
moltissimo tempo. Sicuramente una terapia non potrà cambiare completamente
la sua personalità e la timidezza del suo carattere rimarrà tale per tutta
la sua vita: l'obiettivo terapeutico non è quello di abolire la timidezza,
ma di abolire gli stati ansioso-depressivi che la accompagnano, migliorando
dunque notevolmente la qualità della sua vita (in particolare per quanto
riguarda le relazioni con gli altri).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
SONO DIVENTATO TUTTO ROSSO...
Salve, sono un ragazzo di 27 anni della provincia di Ascoli
Piceno, navigando su internet ho trovato il vostro sito. Ieri ero in giro
per un centro commerciale (perche nonostante il problema del rossore in viso
non mi rinchiudo in casa, anzi esco tranquillamente e non mi faccio problemi
a stare in luoghi affollati) con la mia fidanzata, quando all'improvviso
incontro un mio amico col quale ci siamo salutati e sono diventato
improvvisamente tutto rosso e la fronte ha iniziato a sudare in modo
assurdo. Rientrato in macchina la mia ragazza ha fatto una battuta sul fatto
che sia diventato rosso, paragonandomi al colore della maglia che indossavo
e da li e' partita una mega litigata. Siccome ho sentito parlare di
interventi chirurgici che possono eliminare questi problemi volevo un
consiglio di unesperto, o se ci sono alternative all'operazione che possano
togliere queste patologie. Altrimenti dove e' possibile effettuare
l'operazione?
Grazie
Gentilissimo,
Il fatto di provare emozioni non è un limite della persona: semmai le cose
stanno esattamente al contrario. Solo le persone che hanno problemi psichici
infatti non si emozionano (vedi i soggetti autistici o schizoidi). Detto
questo, ci sono persone in cui le emozioni non si mostrano all'esterno (ad
esempio possono essere avvertite "solo" come dolore allo stomaco, bisogno di
urinare, dolori muscolari ecc.) ed altre in cui esse si manifestano
palesemente, come nel suo caso, con rossore e sudore. Non si tratta comunque
di una scelta volontaria: la risposta emotiva dipende prevalentemente dal
proprio corredo genetico, cioè dal sistema nervoso ed endocrino che le hanno
trasmesso i genitori e dal contesto sociale e familiare nel quale si cresce.
Volendo fare una differenza, chi non mostra le emozioni e le vive solo a
livello interno, è più esposto alle così dette malattie psico-somatiche (vi
sono degli organi-bersaglio che vengono ripetutamente colpiti durante questi
vissuti emozionali e che, per questo motivo, finiscono per ammalarsi o per
non funzionare più bene). Dunque, lei si ritenga intanto più fortunato degli
altri sul piano della salute fisica, anche se è innegabile che lo stress
accumulato in questo genere di esperienze che descrive, potrebbe causarle
altro genere di problemi, più sociali che organici. Ad esempio, l'ansia che
questa esperienza possa risuccedere, la paura che succeda, la vergogna
provata perché è successa eccetera, possono creare le condizioni per lo
sviluppo di una fobia sociale.
Come uscirne: anzitutto accettando sé stessi per quello che si è. Inutile
sognare di diventare diversi attraverso un'operazione dai risultati quanto
mai incerti, se non peggiorativi. Lei deve convincere anzitutto sé stesso, e
poi tutti gli altri, che il suo valore personale prescinde totalmente dalle
reazioni involontarie del suo sistema nervoso. Prendere questo atteggiamento
significa concentrarsi e lavorare su ciò che la valorizza, che la migliora:
sia nell'autostima, sia nel gradimento sociale. Significa altresì
accantonare, non considerare, non attribuire valore a ciò che invece non va
in questa stessa direzione (senso di vergogna, autocolpevolizzazioni, ansia
sociale, ecc.). Guardando alla vita da questa nuova prospettiva, tutto le
sembrerà più facile e la maggiore tranquillità conquistata diminuirà
notevolmente le occasioni in cui questa spiacevole situazione si
ripresenterà. Provi a trasformare questa sua debolezza in un punto di forza:
ad esempio nella motivazione a lavore tanto, più degli altri, per fare di sé
una persona stimata e di valore, a prescindere dai vari gradi di colorazione
della pelle.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ARROSSIRE E' DIVENATATA UNA FOBIA
Buonasera,
mi chiamo K. ed ho 29 anni.Fino a 5 anni fa non mi pesava il fatto di
arrosire in pubblico, anche perchè la cosa era molto rara. Ma da quando ho
cambiato lavoro è diventata una vera e propria fobia. Sono commessa in un
supermercato, basta che un cliente mi dica mezza parola con un pò di
arroganza per me è la fine. Solo l' idea che ho di diventare rossa mi fa
arrossire pure le orecchie e rimango così per ben un paio di ore. Al momento
in cui sono diventata un peperone, nonostante sia una persona estroversa e
abbastanza forte di carattere, e quindi saprei rispondere normalmente a
puntino, mi blocco e mi inibisco solo al pensiero che dall'altra parte
capiscano la mia debolezza e mi chiudo come un riccio ed asserisco a tutto
ciò che mi viene detto.
Sono disperata, anche perchè ho una bambina piccola, e sto già pensando a
cosa le potrò mai insegnare se già la sua mamma non sa difendersi e
reagire??!!!!!
Ho letto tanto su internet in questi giorni su questo problema " Eritrofobia
" se di questo per il mio caso si parla....prima di dover pensare seriamente
ad un intervento chirurgico e ad usare dei farmaci che possono, non solo
dare dipendenza, ma logorare qualche altra parte del corpo, vorrei pensare
alla psicoterapia e quindi le chiedo se conosce un professore bravo o più di
uno privato o no???
E possibilmente non caro visto che non percepisco un super stipendio e che
ho comunque una bambina.
Attendo con ansia un suo riscontro
Distinti saluti
K.
Gentile K.,
In effetti, sembrerebbe trattarsi di un problema di eritrofobia. Il problema
però difficilmente lo risolverà cercando rimedi fuori da sé stessa: l'unica
cosa che c'è da modificare infatti è il suo stile di pensiero, il suo modo
di reagire a questa manifestazione di ansia (che poi produce altra ansia!).
Inoltre, finché lei si sentirà una persona insegna, priva di valore, debole,
solo perché ogni tanto arrossisce, non si capisce perché gli altri la
dovrebbero giudicare diversamente... E' ben difficile che siano delle
persone estranee a prestare conforto e a dare rassicurazioni: tutto questo
deve nascere dentro di lei. E' lei che deve imparare a ridimensionare il
problema, a valutarlo per quello che in effetti è: arrossire per un'ora al
giorno (e già sarebbe tantissimo, perché sicuramente il rossore dura meno di
questo tempo) non può cancellare le altre 23 ore di lavoro, di applicazione,
di impegno, per essere una persona valida, dignitosa ed apprezzabile dagli
altri. Occorre creare un argine a tutti quei pensieri eccessivamente
disturbanti e distruttivi, che le impediscono di trovare un po' di serenità.
Se non ci riuscirà da sola, farà benissimo a rivolgersi ad un terapeuta.
Quanto alle dolenti note del costo, ammetto che nel mondo degli
psicoterapeuti, come in quello dei medici, ci siano i così detti "baroni",
con prezzi da far paura, ma le assicuro che, nella maggior parte dei casi,
lei troverà in giro ottime professionalità ad ottimi prezzi. Non c'è bisogno
di essere "cari" per essere anche "bravi": cerchi solo il professionista
"giusto" per lei.
Molti auguri.
Dr. Walter La Gatta
ARROSSISCO IN PUBBLICO
Salve
ho 46 anni e da circa dieci anni, arrossisco in pubblico. Basta una domanda
privata o un complimento ed è già sufficiente a creare questo problema che
non riesco a risolvere. Non sono sposata nè ho figli, forse inconsciamente
una colpa per non essermi realizzata in quel senso pur avendo avuto molte
occasioni. Mi hanno sempre considerata molto bella, ma per me è sempre stato
un disagio. Ora finalmente con l'età mi sento più libera, ma arrossisco lo
stesso! Vorrei tanto un aiuto, tanto... Giulia
Postate QUI i vostri quesiti. Vi raccomandiamo vivamente di modificare i
vostri dati (nome, città di residenza, date, ecc.), per meglio tutelare la
vostra privacy. Leggi il Disclaimer.
Gentile Giulia,
Le assicuro che arrossiscono anche le persone che sono pienamente
realizzate, sia a livello sentimentale che familiare... Quanto all'età, è
vero che con il tempo il fenomeno dell'arrossire si attenua. Resta il dubbio
se è meglio arrossire in seguito ad un complimento, o non arrossire perché i
complimenti non arrivano più... :-)
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
QUALCOSA SULL'ARROSSIRE
buongiorno, sono una ragazza di bologna di 25 anni. scrivo perchè
stavo guardando su internet per cercare qualcosa sull'arrossire, problema
che a me affligge molto, ed ho trovato dei post sul vostro sito... sono una
studentessa universitaria, credo dall'esterno di essere vista anche come una
persona con molte capacità, forza di volontà, autonomia e i grado di
gestirmi-e di gestire la mia vita da sola. ho avuto alcuni problemi
adolescenziali, che mi hanno portato ad una psicoterapia durata circa sei
anni, che ho smesso l'anno scorso. non mi ritengo quindi una persona
inconsapevole e penso di aver fatto un ottimo lavoro accanto ad una
psicologa di spessore. tuttavia ancora oggi mi porto avanti qualcosa, ed in
particolare oggi quello che mi pesa è il fatto che mi risulta molto
difficile parlare con professori ed effettuare esposizioni in pubblico.
comunque il rossore si manifesta in moltissime altre situazioni, che però
pian piano sto accettando! la consapevolezza di diventare viola/rosso
peperone mi fa sentire molto a disagio, ed i giorni successivi emotivamente
provata. sono convinta della forza dle pensiero, tuttavia sono anche molto
stanca di essere così già da tanti anni. sono certa che tutto ciò derivi da
una scarsa autostima, etc etc.. e che il modo migliore sia riflettere su se
stessi, ma davvero mi sono stancata e penso di aver già fatto tantissimo
lavoro! vorrei invece qualcosa di più semplice, magari un corso,
recitazione... non so... mi domandavo se avete qualcosa da consigliare...
grazie
Gentilissima,
Purtroppo non abbiamo una soluzione da tirare fuori dal cilindro, perché
sebbene ci occupiamo prevalentemente di questi temi e da tanti anni, il
problema del rossore non è facile da risolvere completamente. Si può
sicuramente attenuare, attraverso tecniche di rilassamento e psicoterapia
(oltre che con il semplice trascorrere del tempo, perché con gli anni il
problema tende naturalmente a ridimensionarsi), ma non azzerare del tutto,
come per magia. L'unico suggerimento valido è quello di usare la forza del
pensiero, della quale lei stessa si dice convinta, per usarla in positivo,
anziché in negativo. Dopo l'evento che l'ha fatta stare male infatti, lei
dichiara di sentirsi, anche nei giorni successivi, "emotivamente provata".
Cosa significa questo, in altri termini? Significa che dopo un imbarazzante
rossore, nei giorni successivi lei non fa altro che pensare e ripensare a
quel momento. Ruminando per giorni questa sensazione di disagio e di
imbarazzo lei, di fatto, usa la forza del pensiero per condizionarsi in
senso negativo, aumentando le sue ansie e le sue paure e determinando la sua
"stanchezza emotiva". Non stupisce dunque che, al successivo rossore, lo
stato di stress accumulato aumenti ulteriormente, lasciandola "emotivamente
provata". Una soluzione potrebbe essere quella di imporsi, una volta
terminato il momento di imbarazzo, di non pensarci MAI più, nei giorni che
seguono. Ciò significa impegnare la mente in altre cose, come leggere,
ascoltare musica, distrarsi, recitare... Tutto può essere utile, purché il
pensiero divergente la aiuti a scacciare questi pensieri distruttivi. Può
sembrare impegnativo, ma non è sicuramente un obiettivo irraggiungibile.
Agendo in questo modo, lei non solo starà meglio subito dopo l'evento, ma
riuscirà a non sviluppare ansia anticipatoria (la quale poi genera il
rossore, o ne aumenta l'intensità).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
TREMORE ALLE MANI
Sono un ragazzo di 32 anni felicemente sposato con 2 figli, il mio
problema è un tremore alle mani che mi viene ogni volta che mi sento
osservato dagli altri, so con certezza che si tratta di un fattore
piscologico sono stato da un psicologo ed ho percorso la mia vita capendo
che il mio problema è colegato alla mia timidezza ed è chiamato fobia
sociale ma non sono riuscito ad eliminare il mio tremore il quale mi
inpedisce di prendere un semplice caffè in compagnia o versare un bicchiere
d'acqua a chi mi sta vicino a tavola, il che non succede nell'ambito
familiare.
Io vorrei trovare un qualcosa od un metodo che mi faccia superare questa
ansia nel compiere questi semplici gesti, vorrei non pensare al tremore ma
più provo ad eliminare il pensiero e più ci penso..
Vi prego datemi qualche consiglio.. grazie da S.
Lettera spedita al sito ClinicadellaTimidezza.it secondo
le modalità prescritte. Leggi il Disclaimer.
Gentile S.,
Il consiglio è quello di imparare una tecnica di rilassamento, come ad
esempio il training autogeno. Giustamente, per risolvere un problema non
basta capire da dove derivi e come lo si definisca in termini medici, ma
occorre anche sapere qualcosa su come superarlo, o almeno come limitarlo.
Ci provi: la tecnica funziona, ma solo se la si apprende da qualcuno che
conosca approfonditamente l'argomento e lo sappia insegnare. Niente
fai-da-te, perché sarebbe un'occasione sprecata.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
NON SO BACIARE COME SI DEVE
Salve, il vostro sito è davvero ben strutturato e ricco di
informazioni. ho 18 anni, non ho avuto molte esperienze in campo amoroso a
causa di delusioni continue che mi hanno abbassato l'autostima, arrivata ad
un certo punto ho pensato che il mio problema fosse l'incapacità a baciare
(un ragazzo con il quale uscivo da poco mi ha rinfacciato di non averlo
baciato come si deve). ma si può essere incapaci a baciare? o dipende dalla
poca fiducia nelle proprie capacità? dipende dal non sentirsi all'altezza?
grazie, ho davvero bisogno di uno stimolo per ricominciare.
Lettera spedita al sito ClinicadellaTimidezza.it secondo
le modalità prescritte. Leggi il Disclaimer.
Gentilissima,
No, non si può essere incapaci a baciare, perché questa è una cosa
assolutamente naturale, che tutti sanno fare. E' un po' come il gesticolare,
il camminare, il parlare... Naturalmente, con l'esperienza e con
l'approfondimento delle conoscenze e delle tecniche, tutto può essere
migliorabile. Va anche detto che non c'è un modo migliore di un altro per
baciare: molto dipende dai gusti personali e pertanto quello che può non
essere piaciuto a quel ragazzo potrebbe piacere moltissimo ad un altro...
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
SOFFRO DI QUALCOSA DI PIU' DELLA TIMIDEZZA
sono un ragazzo di 29 anni e credo di soffrire di qualcosa che sià
più della timidezza. Sebbene mi sia riuscito a laureare (Giurisprudenza)
quasi tre anni fa e ad avere una esperienza lavorativa fuori (Milano) mi
sono accorto di temere la realtà. Quando esco di casa temo le persone e, per
il lavoro che faccio (pratica forense), il sapersi vendere è una cosa
importante: anche affrontare una semplice conversazione con persone che
conosco mi fà stare teso soprattutto se mi si chiede qualcosa attinente al
mio campo. Ho pochi amici e tante conoscenze....il lavoro di studio
individuale durante l'Università ha rafforzato questa mi chiusura verso
l'esterno, solo ora ne ho preso consapevolezza. Quando qualcuno mi parla ho
bassissima concentrazione e questo mi provoca ansia e forte senso di
adeguatezza. Monitoro i miei comportamenti per non sembrare goffo ed
impacciato di fronte agli altri quando mi vengono affidati degli
incarichi...Non ho mai voluto bene a me stesso sin da quando ero bambino e
ho vissuto un'adolescenza abbastanza in solitario sebbene dentro di me
l'istinto di uscire di casa abbia avuto il sopravvento istaurando
soddisfacenti relazioni sociali. Sono sia in cura psichiatrica (Efexor,
Xanax e Remeron i farmaci che prendo) che pscicologica, ma entrambe non mi
soddisfano granchè. In alcuni momenti medito il suicidio perchè mi sento
troppo buono e in alcuni frangenti pavido per affrontare questa vita che mi
sembra una giungla. Anche un piccolo rimprovero lo vivo come una sconfitta,
mi sento troppo fragile e la testa vaga in continuazione. Non so ancora
quanto potrò reggere questa situazione che sta diventando sempre più
insostenibile. Vi ringrazio di vero cuore qualora doveste rispondermi e
spero di avevrVi dato utili elementi per avere una Vostra consulenza.
Gentilissimo,
Lei fornisce con precisione numerosi elementi, ma è comunque difficile
poterle dare una risposta, dal momento che non formula alcuna domanda.
Parlando dunque in generale, l'unico consiglio che mi sentirei di darle è di
continuare senz'altro le sue cure, eventualmente cambiando terapia e
terapeuti, se i risultati fossero troppo scarsi rispetto alle aspettative.
Valuti bene però anche la portata delle sue aspettative; se da una terapia
lei si aspetta di cambiare completamente personalità e di diventare, quasi
per magia, una persona pienamente felice, devo purtroppo dirle che questo
non è probabile che accada... Ciò detto, il mondo è pieno di pazienti
depressi e sfiduciati che sono riusciti ad uscire dal tunnel e a guardare
alla vita con maggiore ottimismo. Abbia dunque fiducia nel cambiamento, non
abbandoni le cure, non abbia aspettative eccessive: l'importante non è
essere perfetti, ma riuscire a stare "abbastanza bene", con sé stessi e con
gli altri.
Con i migliori auguri.
Dr. Walter La Gatta
LA FORZA DI APPROCCIARE UNA RAGAZZA
Mi chiamo Ezio ho 38 anni e volevo illustrare al mia
situazione.Sono sempre stato timido ma essendo riuscito ad incontrare la
donna della mia vita il problema non mi riguardava più o almeno così credevo
fino a quando ilmio matrimonio è finito.Ho passato 2 anni cercando senza
riuscirci a risanare questa frattura ed a rimpiangere i bei momenti che
furono.Quando ho cominciato aguardare al mio futuro ed a cercare di trovare
un altrea ragazza mi sono reso conto che non ho propio la forza di
approcciare una ragazza,la timidezza mi blocca completamente,è come se fossi
di fronte ad un precipizio e qualcuno mi chiedesse di saltare.Come posso
fare a superare questa situaziione che mi angoscia sempre di più e mi fa
stare male mentalmente e fisicamente?
Gentile Ezio,
Quando non si ha l'abitudine a fare una cosa, qualsiasi cosa, tutto resta
difficile. Per fare un esempio classico, anche lei avrà imparato a guidare
con difficoltà: coordinare i movimenti delle mani sul volante e sul cambio,
insieme ai piedi, che sui pedali del freno, della frizione e del cambio si
muovevano in modo differente, anche per lei le prime volte non sarà stato
per nulla facile. Giusto? Ma poi? Dopo qualche mese di guida si sarà accorto
anche lei che tutto viene in automatico e il ricordo delle tante difficoltà
iniziali fa quasi sorridere... Tornando al suo discorso, se non si ha
esperienza nel fare qualcosa si incontrano difficoltà: è normale. Come si
risolve? Tornando alla nostra metafora: facendo tanti, tanti chilometri
di... Guida!
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
LIBERARSI DELLA TIMIDEZZA
Sono una ragazza di 15 anni e frequento il liceo sociale, sono
sempre stata giudicata timida fin da piccola. In effetti è vero, sono molto
timida, anche se mi sforzo non riesco a sciogliermi di fronte a determinate
situazioni. Non riesco a capire perchè davanti a persone che non conosco mi
blocco, non riesco a guardargli negli occhi e se cerco di parlare o dico
cose senza senso o talvolta balbetto anche. Quando devo incontrare qualche
ragazzo faccio di tutto per evitarlo, o non rispondo ai messaggi oppure gli
dò "buca". Sono insicura di me stessa, ma non riguarda solo una questione
fisica (anche se molti mi dicono che sono bella), ma non saprei nemmeno
io.non riesco a liberarmi di questo "guscio" protettivo, non riesco ad
essere veramente me stessa di fronte ad altri, faccio di tutto, veramente di
tutto ma non ci riesco...
vi prego, come faccio a combattere la timidezza??
anche se è difficile e non basta leggere delle parole, vi prego...almeno un
tentativo.
grazie in anticipo
Gentilissima,
Come prima cosa il tuo obiettivo non deve essere quello di "liberarti della
timidezza", perché se questo è l'obiettivo, tu sarai sempre perdente. La
timidezza non è infatti un atto di volontà, ma un lato del carattere
determinato in gran parte dall'eredità genetica (cioè quello che ti hanno
trasmesso i tuoi genitori), sia a livello di DNA, sia per quello che
riguarda l'educazione ricevuta ed i modelli che ti sono stati offerti. Ci
sono poi dei traumi individuali, delle paure non risolte, delle incertezze
che possono essersi accumulate durante il percorso di crescita (peraltro non
ancora concluso). Tutto questo per dire che puoi impegnarti al massimo per
"vincere" la timidezza, ma lei vincerà sempre su di te. Molto meglio allora
cambiare strategia ed imparare a "giocare" con la propria timidezza, come se
fosse una comnpagna di vita un po' dispettosa, che ogni tanto fa qualche
capriccio ma che, sapendola prendere per il verso giusto, si può riuscire a
gestire. Solo accettando questa parte di te riuscirai, piano piano, a
cambiare, sentendoti sempre più sicura di te. Devi porti degli obiettivi
all'inizio piuttosto facili, poi a difficoltà crescente (es. salutare una
nuova persona ogni giorno, chiedere il numero di cellulare o il contatto msg
ad una nuova persona al giorno, quando sei con altre persone parlare per 30
secondi di fila di un argomento da te precedentemente preparato, poi per 60
secondi, ecc. ecc.) Questo è il segreto: ora sta a te lavorarci su. Se non
ci riesci, prova con una psicoterapia breve.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
ESSERE OSSERVATA CONTINUAMENTE
Sono una ragazza di 27 anni,il mio problema principale è il
pensare di essere osservata continuamente....il che modifica i miei
comportamenti...ad esempio mi trovo in pubblico e non riesco a formulare le
domande che vorrei fare..o meglio non riesco a far uscire la voce dalla mia
bocca perchè mi trovo circondata da silenzio e mi infastidisce che altri
possano ascoltare le mie domande o la mia voce.un altro esempio è la
trasformazione della camminata,cioè se devo entrare in un luogo pubblico non
entro mai per prima,sento tutti gli occhi puntati addosso e mi sento a
disagio e la mia camminata sicura sparisce per lasciare il posto alla
camminata di una persona palesemente a disagio.odio poi quando mi fanno
notare che il mio viso arrossisce(come se non me ne accorgessi....)perchè
farlo notare?perchè sottolineare l'imbarazzo ?
In effetti è un comportamento molto maleducato, quello di far notare ad una
persona che è arrossita... Evidentemente chi lo fa notare è lieto di aver
finalmente trovato un punto di debolezza nella persona che sta osservando,
verso la quale fino a qualche attimo provava invidia e/o senso di
inferiorità. Da qui la motivazione a rimarcare lo stato di ansia o di
imbarazzo dell'altro, quasi come a dire "io sono superiore a te, perché non
sono arrossito/a...". In realtà è esattamente il contrario: chi si sente
davvero superiore, spesso non osserva gli altri in modo così approfondito,
semplicemente perché non ne ha bisogno. La prossima volta che qualcuno le
farà notare questa cosa, saprà dunque cosa pensare di chi glielo dice...
Quanto al sentirsi osservata, ovviamente è una sua impressione. Provi ad
esercitarsi nel guardare gli altri in modo più attento, invece che
concentrarsi sugli sguardi che le vengono rivolti: le sarà infinitamente più
utile!
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
TRICOTILLOMANIA
salve, io soffro di questa malattia da ormai troppo tempo, ho 24
anni e ho iniziato intorno ai 13, ciglia sopracciglia e capelli sono il mio
passatempo preferito..ormai mi accompagna fedelmente da tanti anni, va e
viene, periodi di calma e altri in cui ricompare fortemente, sembra non
esserci un nesso, non c'entra stress o ansia o timidezza, sono una persona
calma, vegetariana e abbraccio la filosofia buddista, ma lo faccio anche se
sono rilassatissima, oppure sto periodi senza farlo e non mi capacito del
perchè, ma se solo ricomincio con un capello è la fine, e ricomincia tutto
da capo...mesi di testa "pelata"..riesco a farli crescere, sono contenta ma
dopo poco non si sa per quale motivo (anche se ho la sensazione di farlo
come apposta) mi viene da rifarlo e vado avanti così da tantissimo.
sicuramente il rapporto con i miei non aiuta certo, anzi, ho provato con
tanti psicologi ma non mi è mai servito, faccio tutto da sola, nel bene e
nel male. in questo periodo sono "brava" anche se la situazione familiare
sta crollando letteralmente. vorrei chiedere semplicemente se esiste un
centro in italia dove possono aiutarmi, una terapia, pastiglie da prendere
anche per accellerare la ricrescita, persone con cui parlare, confrontarmi,
magari riesco finalmente ad andare da un parrucchiere..ci provo con tutte le
mie forze ora e sembra che ce la faccio.crescono lenti lenti ma qualcosina
ha ancora voglia di nascere.. però ho così paura che un giorno mi torni
nuovamente..ho sofferto tantissimo per questo e ancora soffro, anche per
mille altri motivi ma non penso siano troppo collegati. vi chiedo solo
informazioni, vorrei incontrare altre persone con questo problema, capire
chi ha smesso come diavolo ha fatto. fin'ora ho nascosto la testa sotto
terra, non volevo vedere, ora so cos'ho, so che sono normale e so che esiste
da qualche parte un rimedio, ci convivo da così tanto, sono una maga nel
nascondere, inventare capigliature strane, nelle sopracciglia ho fatto il
tatto e per le ciglia beh vado pure a letto con la matita per occhi.. questa
"malattia" è parte di me, ma una volta per tutte vorrei salutarla
definitivamente. non la sopporto più, voglio veramente finirla, un
parrucchiere, un taglio figo, le meches..sono così stanca di essere schiava
di quella maledetta.. grazie infinite, se mi risponderete.
un caloroso saluto
chiara
Gentile Chiara,
Il fatto è che a volte ci si affeziona ai propri sintomi e lasciarli può
essere difficile, perché occorre rimettere tutto in discussione, cercare
nuovi equilibri, tentare nuove strade: lei sogna il parrucchiere, ma allo
stesso tempo non le è facile abbandonare questo passatempo distruttivo, che
le toglie la felicità e le complica la vita. La tricotillomania è come un
dipendenza, quasi una masturbazione ossessiva e compulsiva: lì per lì dà
anche piacere, ma poi lascia la persona nello sconforto più totale.
Se qualcuno vuole dare qualche consiglio su come ha fatto ad uscire dal
problema della tricotillomania è benvenuto, comunque sappia Chiara che, se
anche i sintomi possono apparire simili, le motivazioni che li hanno
prodotti sono a volte molto diverse e dunque quello che ha funzionato per
una persona non è detto che funzioni anche per l'altra... Ogni persona è un
caso a sé. Quanto al discorso degli psicologi, temo che lei non abbia ancora
trovato la persona giusta. Anche gli psicologi non sono tutti uguali fra
loro e se non si crea un particolare feeling (in termini tecnici si chiama
"alleanza terapeutica") fra terapeuta e paziente, non si va da nessuna
parte.
Concludendo, se ce la fa da sola a uscire dal problema è ottimo, ma se non
ce la dovesse fare, non si scoraggi: provi e riprovi fino a che non troverà
lo psicologo che potrà aiutarla davvero.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
UNA VITA INFELICE
sono Oscar e da diversi anni conduco una vita decisamente
infelice. Sin da piccolo sono stato condizionato dalla timidezza. Ricordo di
aver subito scherni e prese in giro dai compagni sin dall'asilo, a volte
alle elementari e molto spesso alle medie e alle superiori. Raramente
bullismo. Ma credo tutto nella norma, come capita a molti ragazzi e non per
questo diventano sociofobici. Per timidezza e insicurezza non ho mai
socializzato con nessuno, mai fatto parte di comitive, mai uscito insieme ad
amici o a ragazze. Attualmente ho 22 anni, la mia vita continua sempre allo
stesso modo, da anni, senza uscire mai di casa e passando tutto il giorno al
pc. Ho un lavoro, con un mio parente aiuto a gestire un negozietto. Sono le
uniche occasioni in cui esco di casa. Per il resto vivo nella solitudine e
trascorro il tempo con della musica e qualche libro, ma sento che alla mia
età ci vorrebbe qualcosa in più, degli amici, una ragazza, cose normali, che
non ho mai avuto. Mi rattrista terribilmente l'idea di buttare la mia
gioventù e non so cosa fare, a chi rivolgermi, come farmi aiutare. Non so
neanche dirvi se sono realmente incapace di farmi una vita sociale, perché
credo di non averci mai neanche provato, per paura di provare ansia e
rossori, e per paura di non piacere. Poi comunque non saprei da dove
cominciare, perché come saprete senza esperienze le abilità sociali non si
sviluppano, e quindi sinceramente non so assolutamente muovermi nel mondo,
ma anche solo nella mia cittadina, non guido neanche, non conosco i posti,
non so socializzare ecc. ecc. Cerco le motivazioni giuste, il coraggio e la
voglia di crearmi una vita dal nulla; di me posso dirvi che ho una famiglia
normale, con dei genitori molto, anche troppo affettuosi anche se
economicamente molto sfortunati, ho un fratello e tre sorelle, con tutti ho
un buon rapporto anche se non aperto. Insomma il mio enorme problema è di
aver buttato tanti anni di gioventù, e di avere la triste consapevolezza di
buttarne altri per incapacità di reagire e mancanza di coraggio... non so
come venire a capo di questa situazione e cerco da voi un consiglio... sono
felice di aver scoperto questo sito e spero possiate darmi un piccolo
suggerimento o un consiglio che possa motivarmi, attivarmi e farmi almeno
provare a invertire la triste tendenza della mia vita. Circa i sintomi della
mia timidezza, posso dirvi che sono i classici, rossore, molta ansia...
riesco a stare tra la gente ma non in determinate situazioni: 1) coi
coetanei 2) con ragazze carine 3) in situazioni sociali come il sabato sera
4) quando devo parlare in pubblico 5) quando devo fare discorsi seri alle
persone, siano esse conosciute o estranee 6) quando devo impormi e farmi
rispettare da chi tenta delle prepotenze nei miei confronti. Credo siano le
situazioni di disagio principale, ma ce ne saranno altre che non mi
soggiungono... vi ringrazio tantissimo per l'eventuale attenzione e per
l'attenzione che riservate alle persone con questo problema, ai giovani che
buttano via gli anni migliori della vita...
Oscar
Gentile Oscar,
Grazie di aver raccontato la sua storia. Spero che questa risposta le farà
piacere, ma lei capisce benissimo che da essa non potrà ricavare nessun
beneficio particolare, in quanto lei ha bisogno di cambiare completamente
vita, relazioni e stile di pensiero e non servono suggerimenti generici,
quanto banali.
Il consiglio è quello di rivolgersi ad un terapeuta di sua fiducia e di
impegnarsi in un percorso di cambiamento, alla ricerca di una migliore
qualità della vita. Ce la può fare comunque, nessuno è realmente un caso
disperato come crede di essere...
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PAURA DI IMPAZZIRE
un anno fa ho avuto per la prima volta un attacco di panico, il
cuore mi batteva fortissimo,avevo la tachicardia e stavo male,quando è
passato ho iniziato a tremare
Ho sempre avuto paura di stare in posti chiusi,soffro di vertigini e quando
sono sola ho paura di diventare pazza, Quand'ero piccola avevo sempre paura
di morire,
Parlando con mia mamma ho scoperto che anche mio papà soffriva di questo ed
è stato dallo psichiatra, Non capisco cosa devo fare
Gentilissima,
Molto spesso ci si lascia spaventare dai propri stessi pensieri e dalle
proprie paure. In questo caso si tratta di fobie, in quanto non esistono
pericoli reali che mettono a rischio la sua vita e la sua buona salute, ma
lei avverte alcune situazioni come se fossero realmente pericolose (e ne
soffre di conseguenza). L'unica cosa da fare durante un attacco di panico è
lasciarsi andare, rilassarsi: invece di concentrarsi sui battiti del cuore,
sul numero e la profondità dei respiri, sulla paura di perdere il dominio
del proprio corpo e della propria mente, quello che si deve fare è dire a sé
stessi "sono calmo/a e rilassato/a. Adesso chiudo gli occhi, mi lascio
andare, e il mio pensiero mi porterà calma, salute e benessere". Infatti, il
livello di eccitazione che si ottiene durante un attacco di panico è dovuto
ad una forma di autoipnosi, nel senso che, solo attraverso il potere
rievocativo della mente, si è capaci di spaventarsi e di allertare tutte le
funzioni fisiologiche predisposte per far fronte ai comportamenti di attacco
o di fuga (anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno...) L'attivazione
corporea che lei avverte (tachicardia, ecc.) è infatti una funzione
fisiologica dell'organismo che si attiva in caso di pericolo, per aiutarci a
far fronte a eventi che richiedono molta energia per poterci mettere in
salvo (es. da una persona che ci minaccia, da un luogo per noi pericoloso,
ecc.). Il problema dunque non è tanto nella reazione del corpo (che è
positiva, nel senso che se accade, significa che tutto funziona alla
perfezione...), ma è nella errata percezione del pericolo, che invece non
c'è. La cosa migliore da fare è dunque quella di rendersi anzitutto conto
che la paura in questi casi non è oggettiva, ma soggettiva e autoindotta: il
corpo va quindi "rassicurato" con pensieri che siano in grado di ristabilire
un equilibrio. Non è facile, ma se ci pensa bene, se lei è capace di
spaventarsi da sola fino al punto di condizionare in modo negativo le sue
reazioni organiche, perché non utilizzare la potenza del suo pensiero in
positivo, per tranquillizzarsi? Se non ci riuscisse da sola con questo tipo
di atteggiamento che le ho suggerito, dovrebbe cercare aiuto in una
psicoterapia breve ad orientamento cognitivo comportamentale (in genere in
tre-sei mesi questo problema si risolve).
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
UN GROSSO PROBLEMA COL SESSO
Sono una ragazza di 18 anni...e ho veramente un grosso problema
col sesso. Diciamo che quando ero vergine lo vedevo come lo descrivevano i
libri o i film...ovvero "qualcosa di magico" e perfetto. Ovviamente al primo
rapporto ho scoperto che di magico e perfetto non c era nulla. Preciso che
non era pronta per farlo....e in fondo lo sapevo ma, dal momento che provo
una profonda avversione verso cose tipo il sesso orale..mi sentivo in dovere
di concedere al mio ragazzo almeno questo(ripeto pur nn essendone del tutto
convinta). Ai primi rapporti provavo molta vergogna e mi sn sempre fatta
male tanto che dopo un po ho cominciato ad evitare gli incontri e litigare
sempre piu spesso col mio ragazzo. Poi ho deciso che non volevo piu farlo
dato che in realtà non lo stavo facendo..per me quelli erano momenti di puro
supplizio..mi sentivo un oggetto...Alla fine ci siamo lasciati...ho deciso
io cosi..perchè lui non voleva rinunciare al sesso e io non volevo
farlo..Adesso ho un blocco....ho tanta paura che questa cosa non mi passi
più... non è molto normale che non provi interesse verso il sesso e che anzi
lo detesto..mi da fastidio pensarci....Non so se qualcuno risponderà a
questa richiesta..anche perchè in effetti non ho richiesto nulla...non
saprei neanche io cosa vogli sapere...se è normale per esempio che nel sesso
non provava nulla..neanche dolore...o se è normale che mi faccia schifo il
sesso orale..(e non sono nè religiosa, nè vittima di un trauma,nè ho avuto
educazione rigida)....Non so che dire........vorrei soltanto sentirmi
normale almeno per una volta.Vi ringrazio in ogni caso per l attenzione.
Gentilissima,
Nel sesso non ci sono obblichi, né comandamenti: si fa quello che piace...
Se a lei non piace il sesso orale non si deve minimamente sentire in dovere
di farlo. Non è detto che, con un'altra persona, quando la passione e
l'attrazione sessuale sarà più forte o più sentita, non sia lei stessa a
proporlo. Mai dire mai... Perché appiccicarsi delle etichette, del tipo "io
sono così"? E' solo alla prima esperienza: si dia tempo!
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ANSIOSO E TIMIDISSIMO DA SEMPRE
Sono un ragazzo di 22 anni sono stato sempre ansioso e timidissimo
ma ultimamente questa condizione mi sta creando problemi al lavoro; io
faccio il geometra e lavoro in un piccolo studio e la timidezza mi impedisce
di crescere nel lavoro perchè potrei dare molto di più ma mi blocco su ogni
minima difficoltà e non riesco ad andare avanti, perdo tempo e non riesco a
concentrarmi, la mia mente pensa troppo a tutto passato futuro e rimugina su
ogni cosa a volte vorrei spegnerla, poi quando c'è da fare qualcosa di nuovo
tendo ad evitarlo o a farlo controvoglia, eppure io amo questo lavoro.
La mia situazione mi ha anche fatto evitare di andare all'università per
paura della nuova situazione ma soprattutto per paura degli esami, io quando
ho fatto esami non riesco a stare tranquillo mi blocco, tremo, sudo e riesco
a parlare a stento, per esempio quando ho sostenuto l'esame di guida per la
patente mi tremava anche il piede!.
Non ho mai avuto una ragazza, pochi amici e non esco quasi mai.
Io penso che la mia condizione sia dovuta alla mia infansia,a scuola mi
prendevano in giro per la mia fragilità e timidezza, poi ho una famiglia
numerosa con 3 sorelle e io l'unico maschio il più piccolo, mi ripetevano
sempre che i miei genitori avevano fatto 4 figli per avere un maschio e io
non mi sentivo mai all'altezza, poi mio padre beveva ed io quando era così
la sera andavo a dormire terrorizzato, e in qualche modo pensavo di esserne
come la causa. adesso mio padre non beve più da quasi 6 anni e sta cercando
di recuperare un rapporto con me ma io sono sempre chiuso e non riesco a
dimenticare, io vorrei dimenticare tutto ma mi torna tutto alla mente ad
ogni piccola difficoltà, e tendo a non fare niente che penso non possa
andare bene in famiglia.
Ho paura a fare cose nuove e prendermi delle responsabilità e penso sempre
"non sono capace" "non ci Riesco" ho paura di cosa pensa la gente e sono
sempre a disaggio.
Spero vivamente che possiate aiutarmi in quanto vivo in un piccolo paese e
non ho possibilita di vedere uno psicologo, ho anche sentito parlare di
fiori di Bach possono aiutarmi?
Saluto e ringrazio anticipatamente per la risposta.
Gentilissimo,
Mi permetta anzitutto di suggerirle di riconsiderare l'ipotesi di andare
dallo psicologo, anziché curarsi con i Fiori di Bach... I Fiori di Bach,
come qualsiasi altro rimedio erboristico o farmacologico, non potranno mai
aiutarla a pensare in modo diverso: la psicoterapia potrebbe esserle invece
di grande aiuto, non solo per imparare a farsi coraggio da solo, ad
automotivarsi nel raggiungere i cambiamenti desiderati, ma anche per
imparare a gestire meglio le sue emozioni, in modo da viverle intensamente,
ma senza esserne travolto. Solo una volta raggiunti questi primi due
obiettivi, sempre durante il percorso psicoterapeutico, lei dovrebbe a mio
parere essere incoraggiato e sostenuto anche nel riprendere al più presto
gli studi universitari: solo così non proverà in futuro questo senso di
insoddisfazione e di frustrazione che contribuiscono oggi a farla sentire
come una persona inadeguata ed incapace, rispetto a qualsiasi compito della
vita, facile o difficile che sia. La domanda da porsi dunque mi sembra
scontata: vi è una sola ragione per cui scegliere l'infelicità, quando
esiste una soluzione ed è a portata di mano?
(Nessun piccolo paese è troppo lontano da un luogo dove recarsi una sola
volta alla settimana, per un'ora di colloquio, via...)
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ANSIA DA PRESTAZIONE
salve!sono uomo 34 ani,in ultimi 10 ani cauza matrimonio
sexualmente noioso,sono arivato piano piano a sofrire di E.PRECOCE.adeso de
7 mesi o raporti con una dona stupenda.ci vediamo circa 1 volta al
mese.prendo cialis(anche se non sofro di pr.di erezione) e priligi.e andato
tuto alla grande.contentisimi tutti e due.io sono molto sensibile(penso
tropo a tutto)adeso per favore ditemi se puo capitare che qeste medicinali
perdono eficacea,opure fanno male.io o preso molto autostima e avolte facio
prestationi molto simili anche senza.ps.neanche prima di matrimonio non ero
un granche!pero avolte facevo miracoli.come mai?io sospeto che il problema
mio e di natura.voglio dire che sono nato cosi,e quando riesco fare
prestationi buone e perche sono molto atrato di quela persona e dimentico
anzia ....adeso ci doviamo vedere presto e io o paura di non fare bruta
figura:(LA RINGRAZIO MOLTISIMO!
Gentilissimo,
Sicuramente il suo è un problema di natura psicologica e dunque, una volta
riconquistata l'autostima, dovrebbe cercare di evitare di prendere farmaci
inutili. Inoltre, è normale che le prestazioni siano variabili: certe volte
meglio, certe volte peggio. Non trova che questo succeda un po' in tutte le
cose che si fanno? Anche nel lavoro, certe volte va meglio, certe volte va
peggio: l'importante è non perdere la fiducia in sé stessi e sapere che,
anche quando non è andata benissimo, ci si potrà di nuovo provare e
riprovare, fino a che andrà di nuovo bene.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
DA CHE PARTE INIZIARE?
sono un ragazzo di 35 anni di Mantova, vorrei un consiglio per
passare da un'anno di teoria su Pnl, eft, yoga e varie tecniche per superare
la depressione a qualcosa di pratico, sul campo. Mi consigliate un training
Pnl, una seduta di ayurveda...non saprei da dove iniziare.
Lettera spedita al sito ClinicadellaTimidezza.it secondo le modalità
prescritte. Leggi il Disclaimer.
Gentilissimo,
Anzitutto direi di cominciare da una diagnosi... E' proprio sicuro di essere
depresso? O si tratta di un'autodiagnosi?
Perché un conto è la depressione vera e propria e un conto è un periodo di
delusione, di tristezza, di mancanza di stimoli, ecc., che può capitare a
tutti. Se fosse un vero problema di depressione lei dovrebbe iniziare al più
presto un percorso psicoterapeutico, se invece si trattasse solo di un
periodo di insoddisfazione personale, con scarsa autostima e scarsa
motivazione, tutte le pratiche da lei citate vanno benissimo. Per avere una
diagnosi precisa, occorrono specifici test psicologici.
Saluti cordiali.
Dr. Walter La Gatta
UN PROBLEMA MI AVVELENA L'ESISTENZA
Ho 18 anni e ho un problema che mi sta avvelenando
l'esistenza...sono una persona generalmente ritenuta, da chi non mi conosce
da molto tempo, tranquilla, posata, di poche parole, timida, passiva,
insicura, impacciata ecc ecc..mentre invece sono tutt'altro che una persona
tranquilla..sono attiva, entusiasta, piena di voglia di vivere, amo il
rischio, la vita movimentata, mi piaccio abbastanza come persona...mi piace
molto parlare e in alcuni casi sono anche logorroica... se mi vedessero con
le persone con cui sono in confidenza penserebbero di avere le
allucinazioni! il problema è che quando devo conoscere nuove persone,
entrare in una stanza dove c'è gente che non conosco, conoscere l'amica di
qualche amica, sto male, inizio a sudare, mi viene ansia e per quanto io mi
sforzi di parlare normalmente, di sorridere, di non far vedere la mia
preoccupazione il risultato è che sembro sempre impacciata, goffa, insicura.
Poi dopo un pò di tempo esce fuori il mio vero carattere, inizio a parlare,
scherzare, e allora tutti mi dicono che "non sembravo così", che "non se lo
aspettavano da una come me", e frasi del genere. ci sono anche persone con
cui non il mio vero carattere non viene mai fuori e credo che resteranno con
l'idea di una persona timida e introversa per sempre. questo problema si
manifesta anche quando cammino in mezzo alla gente, mi sento osservata e
cerco di camminare il più velocemente possibile, soprattutto se sono sola.
cerco in continuazione di non farmi notare ed è una cosa talmente radicata
in me, che nonostante la mia lotta continua non riesco a cambiarla...ho
cercato di fare alcune attività da sola, ma il risultato è che il mio
istinto prevale e non riesco comunque a coltivare le amicizia che ogni tanto
creo...per non parlare della mia vita sentimentale, che fallisce in
continuazine, per il fatto che ogni volta che esco con un ragazzo, non so
che dire e resto in silenzio quasi tutto il tempo. mi si blocca davvero il
cervello, non trovo nessun argomento, mi viene l'ansia e il risultato è che
sembro davvero una persona poco interessante. poi magari torno a casa e
piango tutta la notte. questo fatto di non riuscire a mostrarmi per quello
che sono, di non tirare fuori le mie emozioni, il mio carattere, mi fa stare
talmente male, tanto da aver sofferto e soffrire di attacchi di panico,
onicofagia, stress, insonnia. insomma sto male e vorrei davvero cambiare.
vado da una psicologa da un anno, ma nn è servito quasi a niente. sono
migliorata un pò ma il mio modo di approcciarmi agli altri è sempre lo
stesso. sono disposta a qualunque cosa pur di cambiare, non ce la faccio
davvero più. vi prego di aiutarmi. grazie anticipatamente.
Gentilissima,
Il mondo è pieno di timidi che non sono affatto tranquilli e che anzi
cercano tutte le situazioni possibili per mettersi alla prova: non a caso
molte persone che si dedicano a sport estremi o lavorano nel mondo dello
spettacolo sono persone timide (o ex timide).
Il fatto che lei ami la vita movimentata, che abbia voglia di vivere, che
ami il rischio, che sia logorroica con chi conosce bene, ecc. non è affatto
in contraddizione con la personalità timida.
La soluzione del problema dunque non sta nella sua negazione: lei deve
ribaltare il concetto errato che ha di sé, se vuole uscire dal problema. La
sua personalità potrebbe essere meglio ridefinita come quella di una persona
particolarmente ansiosa nei rapporti sociali, molto concentrata sulle sue
prestazioni, che ha un grande timore di sbagliare o di essere considerata
come una persona di poco valore (perché evidentemente queste insicurezze
sono dentro di lei...) In alcune circostanze tuttavia lei riesce, attraverso
"una lotta continua", a riconquistare la stima di sé, esponendosi a
situazioni rischiose, che altri evitano, o esasperando le dimostrazioni di
euforia e socievolezza (anche questi comportamenti tipici della personalità
timida).
Quello che lei deve aspettarsi ragionevolmente da una psicoterapia non è di
cambiare completamente personalità, come tra il Dr. Jekyll e Mr. Hyde, ma di
imparare a stimarsi per quello che lei è, non per quello che vorrebbe
essere, valorizzando i suoi punti di forza e lavorando sulle sue debolezze,
non per eliminarle, ma per renderle sempre meno al centro delle sue
attenzioni e dunque sempre meno dolorose.
Inoltre, se dopo un anno di psicoterapia, seguita con impegno e
regolarmente, tutte le settimane, non vi sono che impercettibili
miglioramenti, non si può che concludere che quel tipo di psicoterapia
(oppure quel terapeuta) non fanno per lei.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PROBLEMA DI ROSSORE
Ho un problema di rossore che mi crea non poche difficoltà lavorando
in un negozio.. ho già raggiunto ottimi risultati perchè pochi anni fa avevo
difficoltà ad entrare in negozi, andare in giro da sola, parlare con le
persone e quando il rossore mi prendeva mi bloccavo e non riuscivo a dire
più nulla.. ora probabilmente aiutata anche dal lavoro in negozio (che
faccio da un anno) la cosa è più rara ma capita ancora,, ora se arrossisco
non mi blocco continuo a parlare ma odio sentirmi così.
mi sembra d essere stupida poi tutti mi guardano come un'aliena.. questa
cosa mi impedisce d essere serena e non sò come superarla..
e la cosa strana è che non divento rossa sempre o perforza in situazioni di
imbarazzo mi capita "a caso" ogni tanto soprattutto quando una persona mi
guarda troppo negli occhi. l ultima cosa mi succede anche con persone che
conosco da sempre coi miei genitori a tavola, con parenti, con il mio
ragazzo.
Grazie infinite dell ascolto
Gentilissima,
Questo avviene perché la paura di arrossire è diventata per lei
un'ossessione. Il fatto di essere tanto concentrata su questo meccanismo
involontario, l'ha portata a dominare la situazione, ma purtroppo in senso
negativo. Basta infatti che lei evochi mentalmente il timore di un
improvviso rossore, che il fenomeno puntualmente si presenta, in pratica a
comando. Il ragionamento da fare è questo: se sono stata così brava a
condizionarmi a tal punto, perché ora non provo a dominare allo stesso modo
le mie emozioni, ma per ottenere l'effetto contrario?
Come si fa: pensi a tutto quello che ha fin qui fatto per condizionarsi ed
ottenere questa situazione (ci ha pensato sovente, si è vergognata, si è
detta "sono una stupida", oppure "tutti mi guardano come un'aliena" ecc.)
Ora dovrà fare esattamente il contrario: non pensarci mai, cercare di
distrarsi, quando succede dirsi "sono una persona in gamba", oppure "questa
persona mi considera molto intelligente, ed io la ringrazio con un sorriso".
Eccetera.
Ci provi.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ALLO STADIO NON E' TIMIDO
mi chiamo andrea ho 17 anni. tutti mi dicono che sono un bel
ragazzo, però sono molto timido,e quando mi devo vedere con una ragazza
incomincio a procuparmi,mi vengono fitte alla pncia, rossore al viso,
sudorazione insomma mi vengono tutti i sintomi della timidezza. Io
sinceramente mi sono un po stancato di questa cosa, perchè mi ossessiona
spesso. Sono un ragazzo timido in generale ma sopratutto quando mi devo
vedere con una ragazza, ma ho notato una cosa: quando gioco a calcio ( dove
sono anche abbastanza brava ) è come se la mia timidezza sparisse, anche se
sugli spalti, faccio un esempio, ci fossero migliaia di persone non mi
fanno, nessun effetto.vorrei avere qualche consiglio su come superare questa
timidezza verso l'altro sesso. grazie mille.
Gentile Andrea,
Allo stadio lei si sente a casa sua: conosce bene la situazione e sa come
muoversi, cosa dire, cosa fare. Prossimo obiettivo: imparare a stare con una
ragazza con la stessa sicurezza con la quale va allo stadio. Come si fa?
Semplice: provando e riprovando... Non ci sono altri modi ;-)
Dr. Walter La Gatta
FRAINTENDIMENTI
Arrossisco con molta facilità e più temo che succeda, più
succede.Ho l'ansia in anticipo al solo pensiero che si verifichino certe
situazioni, ad es. incontrare una determinata persona, specie del sesso
opposto. non succede con persone appena conosciute bensì dal secondo
incontro in poi. C'è un rimedio, un modo per controllare queste emozioni
così forti che possono essere facilmente fraintese?
grazie
Gentilissimo/a,
E' proprio così: più una persona è in ansia per qualche evento temuto, più
l'ansia favorisce la comparsa dei sintomi. Il rimedio sta nel cercare di
interrompere, di spezzare, questo circolo vizioso. Importante è cominciare
da un punto qualsiasi del cerchio... Ad esempio, si potrebbe imparare a
pensare che l'arrossire di una persona non è una caratteristica così
importante ed imparare a non vergognarsene più. (Più ci si vergogna di
arrossire, più si arrossisce). Questo cambiamento di atteggiamento
procurerebbe, con il tempo, minori ansie e le minori ansie permetterebbero,
sempre con il tempo, un maggior controllo delle proprie emozioni. Leggendo
la sua breve lettera si capisce che i problemi maggiori che lei deve
affrontare sono con persone dell'altro sesso: lei non vorrebbe essere
"trasparente" così come attualmente è, o si sente di essere, cioè non
vorrebbe che l'altra persona capisse al volo (partendo dai suoi rossori)
quali sono i suoi reali pensieri nei confronti di lei. Anche qui potrebbe
cercare di cambiare atteggiamento mentale: e se poi, alla fin fine, qualcuno
venisse realmente a conoscere i suoi pensieri al riguardo, o potesse
fraintenderla, proprio nella peggiore delle ipotesi, cosa succederebbe mai?
Cambierebbe così profondamente la sua vita? Provi a ragionarci su. Per
concludere con un detto popolare, ma molto esplicativo: a volte il diavolo
non è così nero così come lo si dipinge... Detto in altre parole: spesso la
paura di un evento è peggiore dell'evento temuto. Coraggio, una persona non
si giudica dal numero di volte in cui arrossisce: provi a dimostrare al
mondo le sue capacità e sarà apprezzato per quelle.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PERDO LA MEMORIA!
Sono Nina e ho 29 anni, sono sposata, ho una figlia, e sto
completando gli studi che ho iniziato dopo la gravidanza. Il mio problema
relativo alla timidezza, oltre alle problematiche ricorrenti comuni ad altri
utenti che hanno chiesto consulenza, presenta un aspetto che non mi sembra
di aver letto nelle precedenti mail. In pubblico, nello specifico nel gruppo
, quando il numero delle persone è più di tre o quattro e devo espormi oltre
ad avere un blocco emotivo ho come l'impressione di perdere il controllo su
quelle che dico e che faccio, come se per tutto il tempo vivessi in uno
stato mentale di confusione, di sospensione. So di essere presente ma nello
stesso tempo è come se fossi altrove. Come se la mia mente cercasse
disperatamente di uscire da quella stanza. Questo mi porta anche a
dimenticare cose che sono successe e a ricordare solo in parte quello che ho
vissuto. Magari riesco a ricordare dei dettagli irrilevanti come uno
sguardo, una frase che mi ha colpito, delle gaf che ho fatto e dimentico
altre cose. Ho dei problemi di memoria fin da bambina e mi domandavo se
possano essere legati alla timidezza e se si come si risolvono.
Grazie.
Gentile Nina,
Occorrerebbe capire meglio il problema con un colloquio personale, ma
potrebbe trattarsi di un fenomeno di depersonalizzazione e derealizzazione.
Provi a leggere qui.
Con delle tecniche di rilassamento lei potrebbe imparare a controllare
meglio i sintomi: si informi se qualcuno può seguirla, nel luogo dove vive,
nell'apprendimento del training autogeno.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PER FAVORE, AIUTATEMI!
ho 24 anni e sono ritenuto da molti un ragazzo bello,
intelligente, colto, sensibile, molto simpatico e ricco d'interessi. Ad
oggi, però, mi trovo in una situazione davvero problematica, soprattutto a
livello di relazioni affettive. Non sono mai stato fidanzato ma ogni giorno
percepisco sguardi, ammiccamenti, sorrisi ecc. da parte di persone
dell'altro sesso. Questi segnali da una parte mi lusingano molto, dall'altra
mi terrorizzano, nel senso che, quando sento che lo scambio di sguardi ecc.
sta diventando via via più "compromettente" mollo tutto e rinuncio a
instaurare alcun tipo di rapporto. E fu così che fino ad oggi non ho mai
tentato alcun approccio o corteggiamento veramente diretti, nemmeno in
contesti che si prestano bene a far questo, ad es. in discoteca. Perchè?
Perchè ho un'"ansia da prestazione" esagerata (uso quest'espressione in
senso atecnico, intendendo per prestazione anche il fatto di scambiare due
chiacchiere di convenienza...); la prospettiva di rendermi ridicolo, o agli
occhi di estranei "assatanato", o ancora di ricevere un rifiuto mi paralizza
letteralmente. Mi sembra quasi che voglia preservare nella mente
dell'osservatrice interessata la sola mia immagine, magari gagliarda e
sicura di sè, da eventuali passi falsi che farei venendo allo scoperto.
Quindi sono sempre il primo a distogliere lo sguardo, non chiedo più
informazioni sulle ragazze perchè non voglio passare per "l'arrapato di
turno", mi scervello per pensare ad una situazione nella quale potrei
conoscere una ragazza che ho notato (intutile dire che si tratta di
situazioni assolutamente utopiche e che, quindi, non si realizzano mai)...
Come se non bastasse, col passare del tempo, ho sviluppato una sorta di
perfezionismo estetico maniacale per il sesso opposto a furia di fare il
ragionamento della volpe che non arriva all'uva e dice che è acerba : non
riesco a provarci e, quindi, mi sforzo di trovare il minimo difetto per
autoconvincermi che non vale la pena provarci. E' una situazione
insostenibile! Io, che ho sempre odiato aforismi e luoghi comuni, trovo la
mia situazione riassunta perfettamente nel detto "Chi ha il pane non ha i
denti"! Mi sento veramente un leone in gabbia! Per favore, aiutatemi!
Grazie della pazienza e cordiali saluti da Luca.
Gentile Luca,
Il suo problema, condiviso da molti, è che traccia una netta linea di
separazione fra il "provarci" e il "non provarci", mentre chi ci sa fare con
le donne è campione nel vagare con leggerezza fra le ampie sfumature
presenti fra queste due polarità. Detto in altre parole, lei dovrebbe
cercare di sviluppare quelle competenze sociali che le permettano di
diventare anzitutto "amico" di una ragazza, a prescindere dalla sua bellezza
e dal fascino che esercita su di lei. Diventare amico di una ragazza
significa condividere con lei anche momenti di intimità e di vicinanza dei
corpi, lo scambio di affettuosità, ma senza nessuna malizia e senza sentirsi
un fesso solo perché non ci prova, o almeno non ci prova subito. Questa
abitudine al contatto con persone dell'altro sesso potrà poi facilitarla
moltissimo nell'avvicinarsi, nel modo più adeguato, alle persone che le
sembreranno più adatte a lei.
Cordiali saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
NASCONDERSI
Sono una ragazza di 23 anni,studio,sto per laurearmi tra l'altro
con ottimi voti..Da qualche tempo ho un grosso problema,quando sono in
presenza di amici o parenti e devo parlare o esprimere la mia opinione su un
argomento,proprio non ce la faccio.Sono pietrificata,arrossisco e non riesco
più a controllarmi.Questo problema però si presenta solo con gente che
conosco,dalle quali potrei essere potenzialmente giudicata.Negli ultimi
tempi però si manifesta di frequente e soprattutto con i parenti del mio
ragazzo,che fino a qualche tempo fa non erano daccordo sulla nostra
relazione;infatti proprio quando mi trovo con loro sento un disagio
assurdo,non riesco ad esprimermi e se mi fanno qualche domanda subito
arrossisco,provando ovviamente una tale vergogna da voler sprofondare.Tutto
ciò mi impedisce di accettare i loro inviti a pranzo o cena,ad evitarli per
strada.Purtroppo però questo senso di inadeguatezza poi me lo porto anche
nelle altre relazioni sociali,infatti mi capita spesso che dovendo parlare
ad un gruppo di amici non ce la faccio,quindi non esprimo le mie opinioni e
resto da parte.Vi chiedo com'è possibile risolvere questo problema?Sono
davvero stanca di dovermi continuamente nascondere.Daly 86
Gentile Daly,
E' del tutto comprensibile che, sentendosi rifiutata da questa famiglia, lei
abbia potuto perdere, come reazione, un po' di autostima. Probabilmente, se
vi è stato questo iniziale rifiuto ed è presente questa difficoltà di
rapporto, è perché i familiari del suo ragazzo sono un po' distanti da lei,
come modo di fare e di pensare. Non abbia dunque paura di questa sua
"diversità", perché probabilmente è proprio questa che ha determinato
l'attrazione del suo ragazzo nei suoi confronti. E' con lui, del resto, che
dovrà costruire il suo futuro e i familiari acquisiti è importante che
restino sullo sfondo. Detto questo, rifletta sul fatto che è sicuramente
meglio apparire timida che maleducata (anche perché non ci vuole molto a
capire che certi atteggiamenti sono dettati dalla timidezza e, evitando
continuamente queste persone, lei rischia di essere giudicata ad un tempo
sia maleducata che timida...).
E' probabile che lo stress accumulato in questo tipo di rapporti, che le
creano ansia e tensione emotiva, si esprima poi liberamente anche quando si
trova insieme ad altre persone. Sicuramente nel tempo, quando anche le altre
cose si saranno meglio stabilizzate, lei si sentirà più rilassata e questo
le permetterà un migliore controllo sulle emozioni.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PAURA DI ENTRARE IN UN NEGOZIO
Sono giacomo un ragazzo di 15 anni, combatto ormai da qualche anno
con la timidezza.io non riesco più a stare tranquillo, ogni volta che per
esempio entro in un negozio,esco con nuove persone o anche semplicemente
quando qualcuno per strada mi rivolge la parola, divento rosso e incomincio
a sudare. è come un incubo che mi perseguita, pur di non entrare in un
negozio ( per esempio) mando qualcun'altro a posto mio.spero che voi mi
darete qualche consigllio per provare a superare questo problema.grazie
mille, cordiali saluti.
Salve Giacomo,
Forse resterai sorpreso, ma quello che tu devi fare è smettere di
"combattere". Questa lotta con te stesso infatti assorbe tutte le tue
energie e tutte le tue risorse e non ti permette di mantenere un pensiero
lucido e razionale per far fronte alle situazioni che ti capitano. Allora...
Cerca di metterti nell'ordine di idee che non devi dimostrare nulla a
nessuno e che il tuo valore, come persona, non dipende dal colore della tua
faccia. Se stai dicendo o facendo qualcosa di buono o di ben fatto, il tuo
comportamento resterà comunque lodevole, a prescindere dalla dimostrazione
esteriore di questo surplus emozionale, che ti porta ad arrossire, o a
sudare. Concentrati, in questi momenti, su quello che dici e che fai e non
su quello che senti interiormente. Quanto al problema del negozio, il
consiglio è quello di abituarti ad entrare nei luoghi che meno ti creano
ansia (es. locali poco illuminati, dove c'è poca gente, ecc.), per poi
lanciarti in sfide sempre più difficili. In ogni caso, evitare le situazioni
non è una soluzione: semmai puoi scegliere, per il momento, di evitare ciò
che ti sembra più difficile, affrontando le cose che senti più alla tua
portata. Se senti di aver sbagliato in queste prove che fai, cerca di capire
quale è stato l'errore e correggiti, se hai fatto bene, premiati! ;-)
Dr. Giuliana Proietti
DA QUALCHE TEMPO HO UN PROBLEMA
Sono una studentessa di 25 anni. Vi scrivo perchè da qualche tempo
ho un problema:una settimana prima o anche il giorno prima degli esami sono
pervasa dall'ansia, piango continuamente, ho le palpitazioni e mi manca il
respiro, addirittura spero che mi succeda qualcosa pur di non andare a
sostenere l'esame, nonostante abbia studiato con diligenza per diversi mesi
tutti i giorni per otto ore al giorno(concedendomi solo per tre volte a
settimana un'ora di palestra e il sabato sera un'uscita con gli amici)!Solo
nel momento in cui decido di non andare a sostenere l'esame sto meglio
fisicamente,anche se sono delusa di me stessa e soprattutto perchè credo di
deludere anche le persone intorno a me (in particolare i miei genitori,mia
sorella e il mio fidanzato). Inizialmente credevo fosse dovuto dalla paura
dell'esame, poi mi sono accorta che non è nell'esame in sè per sè, perchè a
volte mi è capitato di affrontare esami senza questo stato di ansia (magari
solo non dormendo la notte!). Il fatto è che sono sempre stata una persona
molto riservata, difficilmente riesco a confidarmi con gli altri, ma
soprattutto non riesco a stimarmi e ho sempre la paura di deludere i miei
genitori e le persone che credono in me. Vi ho scritto perchè vorrei cercare
di superare questo ostacolo, che per me sta diventando insormontabile, in
modo da riuscire a terminare il percorso universitario (visto che mi mancano
cinque esami alla laurea) ,ma soprattutto perchè vorrei essere orgogliosa di
me e non far preoccupare i miei genitori. Vorrei trovare un modo per
sentirmi meglio e più sicura di me!Voi cosa mi consigliate?? Parlare con
persone qualificate? oppure nonostante l'ansia cercare di affrontare
l'ostacolo-esame (anche se mi sento morire dentro) ?? Sento che ho bisogno
di un aiuto,perchè sono stanca di sentirmi così...voglio stare bene e essere
contenta di me! Vorrei venire alla clinica ma sono di Roma e quindi non mi
sarebbe semplicissimo raggiungervi!Attendo fiduciosa una risposta,
Cordiali saluti.
Gentilissima,
Probabilmente il suo livello di aspettativa sulle sue
prestazioni all'esame è talmente elevato che non si sente mai abbastanza
pronta per poter sostenere la prova. Del resto, anche la persona più
preparata sarà presa, all'ultimo momento, da molti dubbi ed è normale non
sapere tutto alla perfezione, come lei invece si aspetterebbe - sempre - da
sé stessa. Studiare è importante, ma la vita è fatta anche di altro e lei
dovrebbe provare a prendere con maggiore leggerezza le cose. Oggi infatti si
preoccupa per l'Università, ma se non cambia modo di pensare, in futuro sarà
altrettanto tesa per il lavoro, per i figli, per la salute... E' il modo di
pensare che non va: si può essere orgogliosi di sé anche quando si è fatto
bene, o abbastanza bene, senza aspettarsi troppo, senza criticarsi troppo.
Un'altra ragione ipotizzabile per quanto le accade potrebbe essere che lei è
spaventata del dopo-università e per questo fa di tutto (inconsapevolmente)
per non terminare il suo percorso di studi e non dover così affrontare il
poi... Lavoro? Matrimonio? Cosa la preoccupa? Se questo fosse il caso, il
consiglio è quello di parlarne con uno psicologo, per chiarirsi le idee
prima di compiere scelte importanti.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PER FORTUNA IL TG5...
Per fortuna il TG5 mi ha messo al corrente della vostra esistenza,
finalmente qualcuno a cui posso chiedere un parere, non mi sembra vero!!!
Sono timida da sempre, ho sempre subìto il mio carattere reputandolo il mio
peggior difetto e ho passato un’adolescenza da incubo. Una volta terminata
la scuola, mi sono inserita piuttosto facilmente nel mondo del lavoro. Non
avendo avuto particolari difficoltà ad ambientarmi, pensavo di aver
“superato” in qualche modo questo lato del mio carattere... invece no. Il
mio problema fondamentale sono sempre state le relazioni con i ragazzi. Ho
sempre avuto confronti "forti" con loro: da piccola essendo un "brutto
anatroccolo" mi prendevano spesso in giro, poi invece quando sono cresciuta
(e fisicamente migliorata) mi sono trovata spesso a dare "due di picche"...
così mi sono creata una sorta di barriera per respingerli sempre e comunque,
una specie di scudo ultra protettivo. Oggi posso contare gli amici (anzi
amiche) sulle dita di una mano e sebbene abbia quasi 30 anni, non sono mai
stata fidanzata... tanto per esser chiari la mia sola esperienza "pratica" è
stata un bacio quasi "rubato" da un ragazzo che non mi piaceva poi più di
tanto... La scorsa estate ho conosciuto un ragazzo via web, l’ho incontrato
e lo sto frequentando tutt’ora (sempre a livello “reale”, non ci sentiamo
più via web, quasi non ricordo nemmeno di averlo conosciuto così). Mi piace
moltissimo (credo di essermi proprio innamorata) ma quando sono con lui mi
blocco. Discuto, faccio battute, chiacchero tranquillamente come una persona
normalissima... solo che poi basta che mi metta una mano sul braccio e mi
agito, non capisco più nulla, arrossisco, mi viene caldo, non riesco a
"gestire" l'emozione... e la cosa strana è che io non vedo l'ora che lui si
faccia avanti, solo che mi rendo conto che non riesco a farglielo capire! Ho
sempre avuto bisogno di "tempo" per prendere confidenza con le persone e
devo dire che lui me ne sta lasciando parecchio... solo che ormai sono più
di 6 mesi che ci vediamo e temo che potrebbe stancarsi e rivolgere lo
sguardo altrove senza nemmeno farsi avanti... Ho cercato di fargli capire
qualcosa, ma è più forte di me, ad un certo punto mi tiro indietro, è come
se avessi vergogna di mostrare i miei sentimenti... e ho paura, una paura
folle che mi paralizza completamente... Sono davvero in ansia, sono un pò di
sere che mi addormento piangendo a dirotto proprio perchè non so come
affrontare questo problema... Secondo voi cosa posso fare per cercare di
superare tutti questi timori e lasciarmi andare come vorrei veramente? Spero
mi risponderete, ho davvero bisogno di un consiglio... grazie mille!
Gentilissima,
Sicuramente molti ragazzi leggendo questa sua lettera penseranno che il
mondo è ben strano... Infatti qui non è lei che deve prendere il coraggio a
due mani e dichiararsi a qualcuno, ma dovrebbe solamente... Non fare nulla,
assolutamente nulla e lasciare che tutto accada nel modo più naturale
possibile. Se non ce la fa ad esprimere ciò che prova, cerchi una scusa per
stargli vicino in un luogo poco luminoso (es. finga di avere una leggera
emicrania, un giramento di testa, per cui gli chieda semplicemente un
braccio oppure, da seduta, si appoggi alla sua spalla, poi chiuda gli occhi
(del resto ha l'emicrania!) e si lasci andare, senza dire nulla. Vediamo
cosa succede. Nella speranza che non sia timido anche lui :-) Ci faccia
sapere!
Dr. Walter La Gatta
SOFFRO DI TIMIDEZZA DA SEMPRE
Sono una ragazza di 21 anni. Soffro di timidezza da sempre. Anzi
il problema è peggiorato col passare del tempo, dalle elementari fino all'
università. Ho sempre desiderato essere accolta dagli altri, invece col mio
comportamento servizievole ho ottenuto solo l' effetto opposto, ci si
approfittava della mia gentilezza e disponibilità. Adesso quando incontro
persone nuove mi chiedo sempre se hanno dei secondi fini con me, se sono
sincere. Temo che scoprendo il mio pessimo carattere finiscano per
approfittarsene, come tutti.
Tuttora non ho molti amici, non esco spesso. Un pò perchè lo evito, non
gradisco le persone con cui mi propongono di uscire, un po' perchè ho paura
di non trovarmi bene qualunque cosa accada. Forse sono troppo poco
tollerante verso gli altri, tendo a giudicarli quasi subito. Mi basta una
loro battuta, il modo in cui la dicono per fameli piacere o meno.
In passato mi buttavo, andavo alle feste dove sapevo avrei incontrato
persone nuove. Tutto questo solo nella speranza di migliorare le cose.
Invece ho collezionato solo insucessi, non riuscivo e non riesco a stare
bene in comitiva. Forse non sono così cattiva in realtà perchè ho tanti
interessi, passioni, che però non riesco a comunicare. Ho sempre l'
impressione che gli altri siano 100 volte migliori di me in tutto. Non so
mai cosa dire o fare, ho paura di fare la figura della scema.
Tendo anche ad addossarmi la colpa di tutto quello che accade, quando sono
in compagnia non sono mai lucida, sbaglio cose semplicissime e mi
demoralizzo.
Ho delle amiche con le quali mi confido, ma mai fino in fondo, ho serie
difficoltà a comunicare i miei sentimenti e le mie vere opinioni anche con
loro. In generale sono io quella che ascolta i problemi degli altri e non il
contrario. Questo mi fa soffrire, perchè così potrei apparire coma una senza
pensieri che non ha niente di meglio da fare che ascoltare l'amica al
telefono che si lamenta del suo nuovo ragazzo.
Eppure mi sforzo, un tempo di più, di essere più socievole. Mi sto
rassegando.
Vorrei essere più sicura, positiva, decisa e aperta, invece vivo in una
perenne insicurezza, frustrazione e solitudine.
Grazie.
Gentilissima,
La prima e più importante cosa da dire è che non si può cambiare il
carattere come se fosse un vestito nuovo e dunque lei dovrebbe anzitutto
imparare a stare bene con sé stessa. Non le piace uscire con gente
superficiale? Bene, non esca, ma dopo cerchi di non colpevolizzarsi perché
non l'ha fatto,o perché non è abbastanza socievole, o per altre ragioni. Ci
sono persone che stanno bene con tutti, che non danno importanza a ciò che
viene detto, ma al fatto di stare insieme, di divertirsi, di trascorrere del
tempo in compagnia. Non è chiaramente il suo caso: lei è una persona
introversa, ovvero una persona che riflette molto su sé stessa: è attenta,
osservatrice, pesa le parole, non affronta discorsi futili, non ride a
sproposito, desidera legami profondi, piuttosto che rapporti superficiali.
La soluzione è nel cercare di frequentare delle persone simili a lei,
attraverso attività o hobbies che mettano in risalto le particolarità di
questo tipo di carattere.
Se invece tutto questo non le piacesse, c'è un'altra possibilità: imporsi di
diventare estroversa. Si tratta di imparare a recitare un ruolo, che col
tempo le verrà sempre più naturale, ma nel quale, sia chiaro, lei non si
sentirà mai veramente sé stessa. (Chi le dice che persone così socievoli e
estroverse che lei tanto ammira, non abbiano già fatto questa scelta?). Se è
questa la strada che ritiene più utile percorrere (ed in alcuni casi può
essere in effetti un'ottima soluzione), occorre cominciare a prendersi dei
modelli di riferimento e copiare i loro atteggiamenti, per poi cercare di
personalizzarli e adattarli, per quanto è possibile, alla propria
personalità.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
HELP ME
salve mi chiamo Marco ed ho 30 anni è da poco che sono venuto a
conoscenza della vostra clinica. Ho un problema, ho poca autostima odio
stare al centro dell'attenzione soprattutto a livello lavorativo e quando
vengo interpellato su questioni di lavoro arrossisco e non riesco a parlare
davanti a tanta gente. E' difficile superare questo problema? esistono
tecniche per superlarlo? Devo dire che con i miei amici non ho questi
problemi, mi imbarazzo soprattutto quando devo parlare di me stesso, delle
mie idee e delle mie opinioni, ho paura di essere giudicato....help me :)
Gentilissimo,
E' solo una questione di abitudine, Marco. Per imparare a sentirsi più a suo
agio dovrebbe cercare di abituarsi a parlare in pubblico, iniziando con
piccole prestazioni, ovvero dicendo poche cose, di fronte a poche persone,
per poi aumentare progressivamente. Solo con la pratica e con l'esperienza
riuscirà a desensibilizzarsi al problema. Un altro consiglio è quello di
cercare di essere sempre sicuro di quello che dice: non citi numeri o date a
caso, non esageri le esperienze o i racconti per renderli più interessanti
per gli altri, parli solo quando è il suo turno e si concentri su quello che
sta dicendo, anziché su quello che sta provando.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
COMBATTE LA TIMIDEZZA DA QUANDO E' NATO
Sono un ragazzo di 30 anni che combatte con la timidezza da quando
è nato.penso di avere tutti i sintomi della timidezza che mi porta in certe
occasioni ad avere paura di fare brutte figure, di aprire bocca in pubblico,
di relazionare con il prossimo, e quindi in certe occasioni se
costretto,arrossisco, aumenta la sudorazione e posso anche avere leggere
crisi di panico tipo nodo alla gola, ansia etc.etc,
comunque faccio una vita normale, il mio lavoro mi porta ad avere continui
contatti con la gente pertanto con granparte riesco ad avere una relazione
discreta, ma non mi sento sempre a mio agio e non mi esprimo come posso fare
in tranquillità e in conseguenza mi sento goffo e limitato.
vorrei superare questi stati in quanto ultimamente mi sta pesando questa
situazione perchè credo di non riuscire a crescere mentalmente, in quanto
una persona di una certa età, come la mia, avrebbe già dovuto superare la
timidezza, o almeno così credevo prima.
penso che sia legato anche a come una persona crede nel suo "io", forse una
buona dose di autostima potrebbe farmi superare questi inconvenienti, ma mi
documento frequentemente e ho letto vari libri o articoli, ma poi non riesco
a mettere in pratica con naturalezza tutte le "dritte" .
molti mi dicono che fa parte del mio carattere e che è nel mio dna, non
posso farci niente, ma io così non vivo felice, e vorrei migliorare e
cercare di risolvere definitivamente il problema.
faccio comunque una vita abbastanza sana, dall'alimentazione allo sport, al
riposo giornaliero, alla vita di coppia etc.etc.
penso a volte di rivolgermi ad un medico, ma poi tralascio in quanto il
problema si presenta solo in determinati momenti della giornata ma poi vivo
abbastanza serenamente e cerco di dimenticare..
confido in una Vostra risposta.
RC
Gentile RC,
La felicità, o anche la condizione mentale nirvanica di assenza di dolore e
di dispiacere, sono esperienze che tutti noi facciamo nella vita, ma solo in
modo occasionale e discontinuo. Non esiste una persona che possa dire di non
essersi mai sentita qualche volta a disagio: con gli altri, con sé stessa,
in particolari gruppi, in particolari circostanze. L'errore sta dunque
nell'attendersi che questo stato ottimale della mente possa effettivamente
essere raggiunto in modo permanente. Se questa è l'attesa, è ovvio che
spesso, o talvolta, ci si sentirà delusi della propria performance e della
propria vita. In realtà i dati di buon senso, oltre che i riscontri
scientifici sull'argomento, ci dimostrano che è impossibile scrollarsi
completamente di dosso la timidezza e che, tutto sommato, non è neanche
utile farlo, perché un pizzico di timidezza migliora sicuramente la nostra
preparazione, la nostra sensibilità, la nostra capacità di introspezione e
l'empatia verso gli altri.
Si goda dunque il suo equilibrio, fatto di piccole e grandi cose e non perda
fiducia nella sua vita se ogni tanto questo equilibrio vacilla: se questo
non succedesse, non avrebbe nemmeno la cognizione di cosa sia, in effetti,
l'equilibrio...
Cari saluti e avanti così ;-)
Dr. Giuliana Proietti
STRANA, DIFFIDENTE E SOLITARIA
Buongiorno,
premetto che è la prima volta che cerco un aiuto esterno per il mio
"problema" se così vogliamo chiamarlo. Il più delle volte ho tenuto dentro
di me il tutto senza farne mai parola, mentre altre volte ho provato a
confidarmi con delle amiche.
E già qui entriamo nel primo problema: non ho molti amici, le persone che
conosco mi ritengono strana, diffidente e solitaria, una che si isola sempre
e non vuole stare con gli altri. So di esserlo, sono consapevole di non
amare particolarmente la compagnia troppo "affollata", ma allo stesso tempo
vorrei avere più persone che mi amano, più persone che credono in me e
soprattutto vorrei essere più brillante, estroversa e capace di cogliere
l'attimo.
Sono ormai abituata alla solitudine, so stare da sola e la cosa non mi
spaventa; tutto sommato spesso mi sento ridicola a stare in pubblico sola,
mentre vedo gli altri sempre in compagnia. Anche se non ne fanno parola,
sento che gli altri mi evitano e non amano stare con me; non è solo
un'impressione, mi creda. So riconoscere gli atteggiamenti di distacco,
quando questi mi vengono rivolti. La prova è il fatto che, tempo fa, sentivo
un'insofferenza da parte di un'amica che conoscevo da circa 15 anni e che
dopo qualche mese in effetti mi ha lasciata sola.
Diciamo che ormai convivo con la solitudine; non ho fratelli nè sorelle, mio
padre non vive in casa e sono abituata a non essere particolarmente amata
dagli esterni.
Penso che questo disinteresse da parte degli altri sia dovuto al mio
atteggiamento freddo e distaccato, che esprime la totale insicurezza e paura
di non piacere alle persone: ne ho sempre fatto una malattia, fin da
piccola; ricordo ancora la solitudine di quando ero all'asilo e non ero in
grado di farmi degli amici. E mi sono portata dietro questa cosa per molti
anni.
Ogni volta che ci sono persone che non conosco, che sia a scuola o magari ad
una festa (anche se la maggior parte delle volte tendo ad evitare
quest'ultime, proprio per la troppa timidezza nel conoscere gli altri e nel
farmi vedere divertita da quelli che conosco), tendo a restare in silenzio,
non sapendo di che parlare e avendo paura di incappare nella banalità. Forse
questo è dovuto ai troppi fallimenti con le persone; già dalle elementari,
fino alle medie e poi alle superiori, non sono mai riuscita a crearmi molti
amici, mentre gli altri mi deridevano.
Come ho già detto, ho fatto una malattia di questa situazione.
Ultimamente ho cercato di abbattere i numerosi muri che mi bloccavano e sono
riuscita a mostrarmi più estroversa davanti agli altri; a volte ci riesco, e
forse gli altri mi ritengono una di loro, ma non sanno che dentro di me è
tutta una maschera: dentro muoio dalla paura di sbagliare, di dire qualcosa
di sbagliato o semplicemente di fallire. Muoio dalla paura degli altri in
sostanza; ho paura del loro giudizio e ho paura di cosa possano pensare di
me. A volte penso che questo sia dovuto alle esperienze precedenti, anche al
fatto che non ho avuto una vita facile rispetto a molti che mi circondano
(pochi anni fa ho rischiato l'esaurimento nervoso a causa della compagna di
mio padre che mi ha reso la vita un inferno), ma spesso penso di essere
"fatta male", nel senso che credo di essere troppo razionale e pensare
troppo alle conseguenze.
Nonostante tutto, so di essere diversa. Vedo come gli altri trovino facile
parlare fra di loro, mente per me è un problema ogni parola, detta o molte
volte non detta. E cerco comunque di mettere una maschera che mostri la mia
sicurezza, mentre dentro mi sciolgo nell'insicurezza più totale.
Come ho già detto, il fatto di essere sola ormai convive con me. Ma
ultimamente c'è un fatto che mi turba più del resto. Non ho mai avuto una
relazione sentimentale con nessun uomo, non sono mai riuscita a farmi
piacere da nessuno. Ho avuto amici maschi (pochissimi) e spesso ho paura di
averne. Trovo molta difficoltà a socializzare con persone dell'altro sesso,
e non riesco a capire perchè. Perchè nessuno mi si avvicina? Le mie amiche
dicono che non sono una brutta ragazza, ma mi faccio un problema enorme del
mio aspetto fisico; sono un po' sovrappeso, il che mi ha portato a seguire
una dieta rigidissima e ad iscrivermi in palestra e in un centro estetico
che fa trattamenti dimagranti. Penso sempre che gli altri mi vedano solo per
il mio aspetto e che mi prendano in giro per questo. Mi sento sempre più
brutta e insicura degli altri, ma non riesco a capire perchè e questo mi
logora. La cosa che mi dà più fastidio, però è proprio il fatto di non
essere riuscita a farmi piacere dagli uomini. Perchè nessuno si cura di me?
E sono consapevole del fatto che non è solo l'aspetto fisico, perchè anche
quando avrò finito questi trattamenti, so che non avrò mai quella sicurezza
di me stessa che invidio negli altri. A volte penso che non sono riuscita a
legarmi con nessun uomo per i precedenti, ovvero mio padre che ha
abbandonato mia madre quando io avevo qualche mese e gli ho sempre portato
rancore per questo. Nonostante lui venisse sempre a trovarmi, non ho mai
avuto una figura paterna fissa vicino a mia madre e ultimamente mi viene in
mente che il motivo dei miei pochi legami con gli uomini sia proprio questo.
Ho meditato sul famoso complesso di Edipo. Può essere che io non l'abbia mai
avuto? Ricordo che a circa due anni mi "infatuai" di un amico di famiglia
che aveva circa l'età di mio padre; forse ho spostato il mio complesso di
Edipo sulla figura paterna più "sicura" rispetto a quella di mio padre? E'
l'unica ragione che mi viene in mente. Molte volte mi sono invaghita di
ragazzi che però non mi hanno trovata "alla loro altezza" e spesso mi chiedo
perchè e come devo fare per farmi piacere dagli altri.
La ringrazio in anticipo per il suo tempo e spero riuscirà a rispondermi al
più presto. Grazie molte. F.
Gentile F.
La prima impressione che si ricava leggendo la sua lettera è che lei sia
forse troppo centrata su sé stessa. La stessa espressione "farmi piacere
dagli altri" risulta un po' ambigua, nel senso che potrebbe dare
l'impressione che siano piuttosto "gli altri" a non piacere a lei... Li
trova del resto, per sua ammissione, superficiali, noiosi, poco divertenti.
Quello che è importante capire è che non tutti siamo uguali: alcuni sono
estroversi, portati per la compagnia e per le grasse risate, mentre altri
sono più riflessivi, hanno imparato a stare bene con sé stessi e con i loro
pensieri, non amano la moltitudine e cercano semmai delle compagnie
"speciali", perché non si contentano di compagnie che non li divertono e non
li stimolano. E non amano mentire a sé stessi, come nel suo caso.
Vede dunque che è fondamentalmente una questione di scelte: se le
aspettative e le esigenze della persona sono molto (troppo?) elevate, è
chiaro che nessuna compagnia sarà sufficientemente piacevole per starci
insieme. Le soluzioni al problema sono due: o lei impara ad essere meno
esigente, verso gli altri e verso sé stessa e impara a lasciarsi andare, a
contentarsi del poco che la sua vita sociale le offre, oppure si dovrebbe
cercare delle compagnie più selezionate, che le somiglino nel modo di fare e
di pensare, con le quali condividere la propria scelta di solitudine, di
fuga dalla pazza folla. Per quanto sembri più sensata la seconda
alternativa, la prima è sicuramente di più facile attuazione.
Non perda dunque il suo tempo in elucubrazioni psicologiche che non la
portano da nessuna parte e si concentri piuttosto sull'unica cosa che può
fare per sé stessa: cercare ragioni di divertimento e di piacere anche là
dove non si aspetterebbe di trovarne. Si incuriosisca degli altri, provi a
cercare lei per prima la loro compagnia. Sorrida, saluti ogni giorno qualche
nuova persona, chieda dei numeri di telefono o degli indirizzi per la chat,
si iscriva a qualche corso dove potrebbe incontrare persone che condividono
i suoi stessi interessi.
Se tutto questo le sembrerà impossibile o irrealistico, una spiegazione c'è:
lei, in fondo, sta bene come sta e non desidera modificare in alcun modo la
sua vita. Nessuno, del resto la obbliga a farlo e l'unica persona che
potrebbe beneficiare dei suoi sforzi di cambiamento è solo lei. Dunque, a
lei la palla.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
PARLARE IN PUBBLICO
soffro di una timidezza patologica che credo possa essere
classificata come fobia sociale. ho cercato aiuto prima nella psicoterapia
cognitico-comportamentale e in seguito nella psicofarmacologia, senza
ottenre alcun miglioramento, ma il motivo di questa lettera è un'altro:
alcuni anni fa dovetti parlare in pubblico, e la conseguenza fu una delle
esperienza più umilianti di tutta la mia vita: cominciai a tremare fuori
controllo e a balbettare di fronte ad una platea ammutolita. adesso mi si è
ripresentata la necessità di una nuova "prova pubblica" del tutto simile
alla precedente, che mi aspetta per circa metà marzo. la domanda è: come
posso affrontarla senza andare incontro ad un'altra disfatta, visto che
l'unico precedente di tale esperienza è ancora vivo in me, perseguitandomi
ogni giorno col suo ricordo?
grazie
Gentilissimo,
Quanto alla prima parte della sua mail la risposta è che le cure devono
essere personalizzate: ciò che funziona con altri non è detto che
automaticamente funzioni per lei. Se il/la terapeuta scelto e/o le sue
terapie non erano adatte a lei, questo non significa automaticamente che lei
con la psicoterapia abbia chiuso: sarebbe riduttivo e autolesionista.
Quanto al problema specifico che solleva, i suggerimenti sono questi:
1) Imparare dall'errore: analizzi con precisione in che cosa ha sbagliato la
volta scorsa. E' arrivato troppo tardi ? Troppo in affanno? Non si era
preparato a sufficienza? Non si sentiva a suo agio per come era vestito? Non
si era fatto una scaletta? Ecc.
2) Una volta eseguito il passaggio precedente, cerchi di ottimizzare, questa
volta, tutte le situazioni che le hanno creato disagio.
3) Superati i due passaggi precedenti si imponga di non pensare più a quella
esperienza e la archivi definitivamente nella memoria. Cerchi di combattere
i pensieri che scattano in automatico con specifici pensieri predisposti,
che devono scattare con la stessa velocità ed efficacia di quelli
distruttivi (es. rievocare un momento felice, un successo, un
riconoscimento)
4) Si ricordi che legge fondamentale della comunicazione è che il contenuto
del discorso conta assai meno del "come viene detto". Si concentri dunque
sul tono della voce, sull'atteggiamento, sul sorriso; si prepari qualche
battuta spiritosa che disponga in senso favorevole il suo uditorio.
5) Faccia particolare attenzione all'inizio e alla fine del discorso: questi
sono i due passaggi che più vengono ricordati. Dunque concentri tutte le
energie in queste due fasi e si rilassi durante l'esposizione del corpo
centrale del discorso.
6) Dorma almeno 8 ore (e magari qualcosina in più) prima dell'evento
7) Si prefiguri l'evento in forma positiva, dicendo a sé stesso che,
comunque vada, si tratta di una bella esperienza, che non capita a tutti e
dunque vale la pena di viverla intensamente, possibilmente divertendosi.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
DISTURBI D'ANSIA
Scrivo in merito ad alcuni disturbi d’ansia che purtroppo sono
diventati insostenibili e si sono trasformati in vera fobia. I miei disagi
maggiori sono questi:
Eccessiva timidezza, paura di essere al centro dell’attenzione, paura di
parlare in pubblico o comunque di imporre un mio pensiero ecc.
Questo si è aggravato da quando il tutto si è trasformato in fobia (paura di
arrossire o sudare in viso).
Le conseguenze:
Costante ansia anticipatoria nei momenti di contatto con altre persone (a
lavoro praticamente tutti i giorni per 8 ore), agitazione, difficoltà nel
relazionarmi, rinunce nella vita privata.
Avete qualche consiglio?
Ho 27 anni
La ringrazio anticipatamente.
Andrea
Gentile Andrea,
L'ansia anticipatoria nei momenti di contatto con le altre persone è
preceduta e prodotta da una serie di pensieri. Se questi pensieri riescono
ad incidere così pesantemente sul suo comportamento, questo significa che
lei è una persona facilmente influenzabile. Detto questo, poiché nulla lei
può fare sull'ambiente esterno, per cercare di migliorare le condizioni
della sua performance, deve lavorare intensamente sul suo pensiero, in modo
da sapersi influenzare con la stessa forza di sempre, ma questa volta in
modo positivo (es. saranno tutti simpatici verso di me, mi troverò a mio
agio, sento di sapere il fatto mio, riuscirò ad espriemere le mie idee, mi
sentirò bene con me stesso ecc.)
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
TRICOTILLOMANIA
Mia figlia, 9 anni, soffre di tricotillomania. Il disturbo è stato
diagnosticato 1 anno fa dopo le numerose visite e analisi comportamentali.
Si manifesta nello strapparsi le ciglia nei momenti in cui si trova sola,
durante l'orario scolastico o a casa, ansiosa di essere interrogata oppure
annoiata. Dal novembre del 2009 è seguita dalla psigologa presso AUSL di
residenza e fino ad ora non ci sono rivelati dei miglioramenti.
Giulia è figlia unica, vivace ed intelligente, frequenta la 4° elementare,
non ha mai avuto alcun problema a scuola anche se non dimostra una grande
voglia di studire e preferisce giocare con i videogiochi. Da mamma ho
provato in tutti i modi di convincerla inutilmente a non farlo. Non funziona
ne con i rimproveri ne con le promesse. Arrivata a questo punto non saprei
più cosa fare. Mi rendo conto della scarsità delle informazioni fornite e
l'importanza di tutti i minimi dettagli necessari per avere la maggiore
chiarezza. Spero tanto nel vostro consiglio.
Grazie!
Irina
Gentile Irina,
Questo comportamento, per chi lo mette in atto, ha una valenza di
auto-terapia, perché riesce in qualche modo a placare l'ansia. Come prima
cosa dunque bisogna arrivare all'origine del problema: capire da cosa nasce
l'ansia e come si può tenere sotto controllo. In un secondo momento si
cercherà di agire sul sintomo specifico. I risultati non possono essere
immediati, però vanno valutati con attenzione. Cosa significa per lei che
"non vi sono stati miglioramenti" a seguito della psicoterapia? Se non si è
ancora arrivati alla soluzione del problema (ma comunque qualche
cambiamento, per quanto piccolo, vi è stato), è importante continuare,
perché in 3-4 mesi di psicoterapia non si può sempre risolvere un disturbo
che dura da anni. Se invece non vi è stato, letteralmente, nessun
miglioramento, neanche minuscolo, non vi è dubbio che qualcosa va cambiato,
perché 3-4- mesi sono un periodo sufficiente per produrre qualche piccolo
progresso nella soluzione del problema. (Intendo dire 3-4 mesi con un
appuntamento una volta alla settimana, della durata di un'ora. Spesso nel
servizio pubblico 3-4 mesi di psicoterapia corrisponde a 1-2 incontri...)
Cordiali saluti e auguri,
Dr. Walter La Gatta
TIC NERVOSO
Il mio compagno, fin da piccolo, soffre di tic nervosi, che si
accentuano nei momenti di forte emotività, ma che comunque sono sempre
presenti nella vita quotidiana. Chiaramente oltre ad essere un problema per
l'interessato diventa limitante anche per chi gli sta vicino.
Vorrei conoscere se trattate questa problematica.
E' possibile intervenire in qualche modo? Ci sono delle terapie valide ?
Grazie.
Gentilissima,
Questo è un argomento molto delicato, perché non si può generalizzare: ogni
caso è un caso a sé e merita di essere studiato singolarmente. E' importante
infatti comprendere quando è insorto il sintomo, come si manifesta, in quali
condizioni la persona riesce a controllarlo, in quali no, quali sono i
disagi che comporta, come questi vengono vissuti, quali interventi, medici e
psicologici sono stati tentati in precedenza e quali, di questi, hanno avuto
qualche effetto positivo. Inoltre: quale è il tono dell'umore del paziente,
quanto questi sintomi influenzano la sua qualità della vita (lavoro,
affetti, amicizie ecc.).
Qualsiasi altra risposta in merito ad un caso che non si conosce sarebbe, a
mio parere, superficiale e soprattutto inutile.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
GIU' DI MORALE
Ultimamente sono molto giù di morale, dovrei essere contento per
aver trovato un lavoro ma ho paura di sbagliare e ciò mi provoca ansia con
le donne durante le prestazioni sessuali, cosa posso fare?
Gentilissimo,
Non sempre l'ansia è provocata da situazioni negative: come nel suo caso, lo
stato ansioso può derivare dal raggiungimento di un obiettivo. Aver trovato
il lavoro la porta a dover imparare nuove cose, a conoscere nuove persone, a
cambiare le sue abitudini, i suoi orari, i suoi obiettivi ecc. Questi
"effetti collaterali" dell'aver trovato il lavoro indubbiamente mettono in
crisi il suo equilibrio precedente e dunque le creano ansia.
Inoltre, lei si tormenta con il pensiero "dovrei essere contento e invece
non lo sono" : per questo si sente giù di morale, le sue prestazioni
sessuali ne risentono, ecc....
Il consiglio è quello di non obbligarsi né a sentirsi contento, né a
sentirsi scontento: lei ha trovato un lavoro, e questo è un fatto. Se deve
esserne contento o scontento invece non è un fatto, è solo un'opinione su un
fatto. Perché perdere tante energie nel chiedersi "ma perché non sono
contento, quando invece potrei esserlo"?
Si concentri piuttosto nel lavoro, cerchi di fare bene, senza la necessità
di eccellere, e se dovesse sbagliare, non cada in depressione: piuttosto
impari da quell'errore. La prossima volta andrà meglio.
Con questo tipo di atteggiamento mentale anche le sue prestazioni sessuali,
piano piano, miglioreranno.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
LA MIA BAMBINA SI VERGOGNA
Sono una mamma molto preoccupata per la mia bambina di 9 anni,e
molto timida cammina con la testa bassa,se qualcuno la guarda lei e molto
imparazzata,anche a scuola dice la maestra che quando viene interrogata non
risponde anche se ha studiato perchè si vergogna ddei compagni....come posso
mi fa tanta tenerezza.....
Gentilissima,
In genere quando i bambini sono molto timidi, è possibile che anche i
genitori lo siano, o lo siano stati. Questo non significa che la timidezza
sia solo ereditaria, perché ovviamente contano molto anche le condizioni in
cui si viene cresciuti e si fanno le prime esperienze. Il consiglio è
anzitutto quello di evitare di parlare della bambina come di una persona
"timida" o che "si vergogna": queste parole dovrebbero essere abolite dal
vostro lessico familiare, perché potrebbero essere altamente condizionanti
e, in un certo senso, funzionare come una profezia che si autoavvera. Mi
spiego meglio: se tutti dicono alla bambina che è timida, il problema non
farà che ingigantirsi.Inoltre, se lei sente di essere molto preoccupata nei
suoi riguardi, è possibile che inavvertitamente (ed inconsapevolmente) lei
possa lanciare questi segnali di preoccupazione, che contribuiscono a far
sentire la bambina sotto pressione. Meglio dunque cercare un atteggiamento
più disinvolto nei confronti della bambina: non farle pesare assolutamente
il suo comportamento a scuola, scherzarci su, dicendo che passerà, che anche
lei da piccola ha avuto delle difficoltà, ma che poi ha saputo superarle e
non le è successo nulla di grave. La aiuti nella socializzazione, la
incoraggi, la sostenga, la premi ogni volta che riesce in una cosa
"difficile". Eviti di portarla dallo psicologo, come molti insegnanti
potrebbero consigliarle, a mio parere sbagliando: piuttosto, vada lei a fare
qualche seduta dallo psicologo, per avere suggerimenti su come migliorare il
suo stato ansioso e come aiutare la bambina a sentirsi sempre più a suo agio
nei rapporti sociali. Lo psicologo infatti non si deve consultare solo per i
casi "patologici": sempre più spesso la psicologia si occupa di "benessere"
delle persone e, parola grossa, "felicità".
Cari saluti,
Dr. Giuliana Proietti
QUANDO LA VOCE TREMA E NON SI TROVANO LE PAROLE
Il mio problema è apparso circa 12 anni fa, quando per forze
maggiori dovetti lasciare la mia città e cambiare lavoro.
Il mio problema è questo:ogni volta che mi trovo a parlare con persone
diciamo estranei mi sento una agitazione dentro e nello stesso tempo non
riesco a trovare le parole giuste per poter continuare il mio discorso. Sono
bloccata. Mi sento molto emozionata e confusa e alcune volte la mia voce
sento che trema e mi capita di dire delle parole sbagliate.
E' possibile che io non riesca più a parlare in pubblico? Da cosa dipende
questo disturbo.Cosa posso fare? nella mia piccola esperienza cerco di
leggere tanto ogni sera, in modo da tenere il mio cervello sempre allenato,
ma devo essere sincera non trovo miglioramenti.
Aspetto consigli e suggerimenti in merito.
Grazie e saluto cordialmente
Gentilissima,
Leggere molto è in effetti un ottimo modo per tenere in esercizio il
cervello e mantenersi informati. Se non ci fossero queste due condizioni di
base, sarebbe ben difficile trovare sia gli argomenti di conversazione, sia
le parole giuste per esprimerli. Questo però non basta, ovviamente. Quello
che a lei manca non è la preparazione, ma la sufficiente calma e sicurezza
di sé per esprimersi come vorrebbe in situazioni di stress. Ci sono vari
modi per migliorare la prestazione.
Ad esempio 1) Cercare di ridurre lo stress che la assale in alcune
situazioni 2) Tentare una terapia di rilassamento per gestire al meglio le
emozioni 3) Desensibilizzarsi nei confronti del public speaking, lavorando
sul linguaggio del corpo, sull'emissione vocale, sulla graduale esposizione
alle situazioni ansiogene.
La cosa migliore da fare sarebbe una psicoterapia, ma nel caso non potesse,
potrebbe provare a leggere intanto qualche libro di auto-aiuto, che le
potrebbe dare qualche suggerimento e qualche spunto di riflessione.
Cari saluti.
Dr. Giuliana Proietti
ESPRIMERE L'AMORE
Sono una ragazza di 29 anni,sposata e con un bambino di 2 anni e 8
mesi.Da qualche tempo,mio marito mi rimprovera di non aver capito che lui si
stava allontanando ed io non me ne sono accorta.Di conseguenza,ne è nata una
forte rottura e mi ha detto di non amarmi più.Vorei sapere come fare per
esprimergli il mio amore,visto che non ci sono mai riuscita per timidezza.
Gentilissima,
Francamente mi rimane difficile pensare che, per timidezza, lei non sia
ancora riuscita ad esprimere a suo marito tutto il suo amore, visto che
ormai dovrebbe conoscerlo bene, avendo avuto con lui un bambino che ha quasi
tre anni... Mi sembra però di leggere fra le righe che probabilmente quello
cui lei allude non è tanto il dire "ti amo", o il fargli le coccole: è molto
probabile che lei si riferisca piuttosto alla vita sessuale, la quale, come
accade in molte coppie dopo il primo parto, si è forse interrotta (e suo
marito si è di conseguenza allontanato).
Se questo fosse il caso, occorrerebbe saperne molte di più per esprimerle un
parere. Il consiglio è dunque quello di rivolgersi ad uno/a psicoterapeuta,
che saprà sostenerla e consigliarla nel modo più opportuno per favorire un
riavvicinamento. Anche una terapia di coppia, che coinvolga suo marito,
oltre che lei, potrebbe essere molto utile.
Cordialmente,
Dr. Giuliana Proietti
FACENDO UN'ANALISI...
Facendo un'analisi della mia vita e della mia persona credo di aver bisogno
di una consulenza approfondita,sinceramente non so se dipende tutto
esclusivamente dalla timidezza ma lavorare su quello potrebbe essere un
aiuto a superare o venire a capo di tutto il resto dei miei problemi?E come
si fa a capire il livello per cui si necessita di una consulenza più
accurata?Grazie Andreina
Provi intanto a fare questo test o a leggere questo
articolo. Con una psicoterapia breve focalizzata sui sintomi potrà inoltre
migliorare (anche di molto) i problemi legati alla timidezza, all'ansia e
alla scarsa autostima.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
VORREI, VORREI
Vorreì trovare il modo per riuscire ad avere il coraggio di
vivermi la mia via al cento per cento, a essere indipendente,a non avere
paure di nulla,vorreì imparare a confrontarmi davvero con le persone senza
paure timore di essere gidicata male,vorreì affrontare le critiche che ogni
volta fanno solo del male,e vorrei riusire a essere serena e felice.
Gentilissima,
Non confonda i problemi di timidezza con uno stato di generale
insoddisfazione e infelicità. Anche le persone timide possono essere felici,
se imparano a convivere con alcuni aspetti del proprio carattere, facendoli
diventare punti di forza. Non è detto infatti che la tipologia di persona
che lei descrive sia poi così felice come potrebbe apparire...
La cosa importante è guardare alla luna e non al dito: l'obiettivo deve
essere la felicità individuale, non l'azzeramento della propria timidezza.
In ogni caso, anche imparando ad essere un po' più disinvolta, qualche nota
di timidezza le farà comunque compagnia e continuerà ad emergere nei momenti
in cui lei meno se l'aspetta... Del resto, a chi non capita di essere
timido/a in alcune circostanze della vita? Nel nostro Blog, cliccando
sull'etichetta "Personaggi" troverà che molte persone sono timide, anche se
hanno molto successo.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
TROVARE UNA FIDANZATA
Sono un Ragazzo di 27 anni e la seguente descrizione rappresenta
in pieno la mia situazione: - In genere riesci a stabilire un rapporto con
le donne, ma non senza fatica e con qualche incomprensione. Non ti mette
paura affrontarle, ma cerchi con loro un rapporto paritario, del tutto
avulso ad ogni forma di seduzione e corteggiamento. Sei in genere
considerato un buon amico, anche se spesso polemico e qualche volta un po’
'pesante'. Vorresti essere più brillante, ma ti senti un po’ stupido quando
provi ad esserlo. Hai sicuramente avuto molte amiche, ma poche fidanzate.
Alcuni amici hanno provato a darmi dei consigli ma non riesco a cogliere l'esenziale,
intorno ai 20 anni non pensavo molto al problema perchè mi dicevo che prima
o poi, come tutti gli altri, troverò una fidanzata.
Adesso il mio problema mi dà molto da pensare per il semplice motivo che
sento il bisogno di una persona al mio fianco. Ringrazio sin d'ora per la
vostra consulenza.
Gentilissimo,
Verrebbe da risponderle con le parole del Piccolo Principe: non si vede bene
che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. Il sito Clinica della
Timidezza è molto ricco di consigli su questo argomento... Provi a
sfogliarlo. L'unica cosa che posso aggiungere è che lei dovrebbe anzitutto
chiedersi se, per raggiungere i suoi obiettivi, è davvero pronto a mettersi
in gioco, a stabilire degli obiettivi, degli sforzi quotidiani, per superare
i propri limiti e le proprie incertezze.
Per scalare una montagna infatti, non basta guardare la sua cima e
sospirare: occorre partire !
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
QUELLO CHE VI CHIEDO
Quello che vi chiedo è se la timidezza che vi ripromettete di
curare è solo la timidezza comunemente intesa oppure se questo termine va
interpretato in senso piu ampio. Inoltre vorrei sapere come dove, con che
modalità e con che prezzo eventualmente fornireste una consulenza dal vero.
Gentilissimo/a,
Noi non ci ripromettiamo di "curare" la timidezza, perché la timidezza fa
parte del carattere della persona e pertanto non può essere curata. Poiché
però in alcuni casi la timidezza può essere motivo di grande sofferenza e
trasformarsi in fobia sociale, è assolutamente necessario intervenire per
cercare di migliorare la condizione di vita della persona che ne soffre.
Come? Cercando di cambiare le sue abitudini, il suo modo di leggere la
realtà, insegnandogli/le a gestire meglio le proprie emozioni e a rilassarsi
completamente per combattere lo stress, incoraggiandolo/a a perseguire degli
obiettivi e a migliorare la stima di sé.
Il nostro studio psicologico è ad Ancona e tutti i riferimenti per
contattarci sono nel sito.
Grazie per il suo interessamento.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
NON NE POSSO PIU'
Sono un ragazzo di 18 anni e Vi scrivo perchè ho stostanzialmente
2 problemi che mi affliggono da 3 o 4 anni a questa parte e non capisco il
perchè.
I problemi sono i seguenti: il primo sono le ragazze con cui, non so il
perchè, non riesco a parlare, mi imbarazzo e mi sento inadeguato; il secondo
è quello di parlare in un gruppo con 3 o più amici dove praticamente divento
muto e non mi calcola nessuno.
Vi ringrazio in anticipo per la risposta e spero che mi sia di aiuto perchè
non ne posso veramente più.
Saluti M.
Gentilissimo M.,
La risposta che attendi è probabilmente quella che sai già: per superare
questo stato di cose non basta lamentarsene, ma occorre fare qualcosa per
migliorarsi. Come? Imparando da quelli che sono più bravi di te nei rapporti
sociali: possono essere tuoi amici, ma anche personaggi televisivi, attori
nei film, ecc. Copia le battute, copia gli atteggiamenti, risolvi le
situazioni nel modo in cui fanno queste persone che ritieni "brave".
All'inizio sarà uno sforzo enorme, ma poi nel tempo riuscirai a
personalizzare queste abilità e ti sentirai sempre più spontaneo e sicuro di
te.
Le persone più capaci che vedi intorno a te non sono "speciali", sono
solamente più audaci: non temono la sconfitta e, sin da quando erano
piccole, cercano di mettere a frutto i loro talenti. Ora non ti resta che
recuperare il tempo perduto... Prova e riprova, prova e riprova e,
soprattutto, non scoraggiarti mai: con l'esperienza acquisista, andrà meglio
la prossima volta!
Ciao e auguri.
Dr. Walter La Gatta
AL LIMITE DELLA SOPPORTAZIONE
È la prima volta che scrivo una lettera di questo genere e questo
significa per me che sono arrivato al limite della sopportazione del mio
problema. In breve penso di soffrire di depressione da circa quattordici
anni, vivo ciclicamente periodi sempre più lunghi di pochissima voglia di
"vivere", faccio fatica alzarmi al mattino, sono sempre stanco e dolorante,
mi sento sempre triste e insoddisfatto, evito nel limite del possibile la
mia relazione con i miei familiari e parenti, evito del tutto situazioni
esterne che potrebbero mettermi in stati di ansia o fobia sociale che mi
colpiscono periodicamente, insomma una gran sofferenza quotidiana! ...
Purtroppo sono consapevole della causa e me ne vergogno perché mi sembra
agli occhi degli altri "ridicola". Ho sempre avuto un rapporto con mio padre
molto conflittuale fin da giovane, all'età di ventitré anni ho avuto la
possibilità di arruolarmi nell'Arma dei Carabinieri e ho svolto servizio per
un anno, dopodiché ho avuto l'occasione di fare firma e procedere in una
rafferma di altri quattro anni. Arrivo al dunque: ho chiesto consiglio a mio
padre, ricordo perfettamente quel giorno, non mi ha guardato neanche in
faccia e ha sussurrato con voce disprezzante un commento sull'idea mia di
seguire questa strada nell'Arma anziché studiare e andare all'università ...
ho firmato la mia domanda di congedo e anche la mia condanna, tutti i giorni
penso e mi pento amaramente di averlo fatto, è diventata un'ossessione
quotidiana, ho cambiato diversi e svariati lavori (nonostante i vari
successi ottenuti in tutti), ho vissuto all'estero per anni cercando di
"fuggire" dall'Italia evitando di "vedere" il mondo dell’Arma, sono convinto
che quella strada e tipo di carriera fosse il mio destino, ho avuto
l'occasione di provarla (cosa per altro che non è facile per ragazzi del
nord) e non ho accettato su un consiglio di una persona, mio padre! Vorrei
morire, mi reputo una persona intelligente e anche di bell’aspetto, avrei
occasione per avere tanti amici e faccio di tutto per nascondere questo
stato di malessere, non ho mai avuto una ragazza perché so che non mi
sopporterebbe ... rimango senza parole, purtroppo devo rassegnarmi e
convivere con tutto ciò e soffrire ... grazie per l'attenzione buon lavoro.
Gentilissimo,
Lei non è chiaramente contento di sé stesso, né della sua vita, ma sarebbe
sbagliato cercare a tutti i costi un responsabile della sua situazione
attuale. Sicuramente infatti suo padre non le avrà dato questo unico
consiglio nella vita e sicuramente ai suoi consigli lei avrà risposto più e
più volte di no... Dunque, poiché la firma su quel foglio l'ha messa lei e
l'ha messa quando ormai era una persona matura e consapevole, ciò che deve
fare è semplicemente assumersene la responsabilità. Guardare al passato e
alle occasioni mancate non la condurrà da nessuna parte, così come tentare
di fuggire da sé stesso, cambiando lavoro o lasciando il suo Paese
d'origine. Provi a valutare, magari insieme a qualche esperto di
orientamento, le sue potenzialità, le sue risorse, le sue competenze, i suoi
punti di forza (così come le sue vulnerabilità, che fanno parte di lei e che
non si possono oscurare), cerchi di darsi degli obiettivi e poi si impegni a
realizzarli nel lavoro che sceglierà. Quanto al discorso della ragazza, che
lei non si cerca perché "è sicuro" che dopo la ragazza non la
sopporterebbe... Da che cosa nasce questa sua "sicurezza"? Se nasce da
molteplici esperienze ok, se nasce dalla sua fantasia o dal suo pessimismo,
questa sua "certezza" e non va tenuta, ovviamente, in minima
considerazione...
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
LA TIMIDEZZA SI SUPERA CON L'ETA'?
Sono stata sempre molto timida e riservata, ma alla mia
età (52) il timore di non essere altezza e di fare brutte figure persiste.Ho
sempre paura ad esprimere il mio giudizio sopratutto quando mi trovo di
fronte a più persone e nel mio lavoro capita spesso ho paura di fare brutte
figure, di sbagliare,e sono letteralmente colta dal panico.Con l'età non si
dovrebbero superare questi problemi?Grazie
Gentilissima,
Ha perfettamente ragione: con l'età molte insicurezze si superano,ma ce ne
sono molte altre che invece persistono. La cosa importante tuttavia è
rendersi conto che ogni giorno è diverso dal precedente ed ogni momento o
situazione sono diversi da quelli che li hanno preceduti: noi cambiamo
continuamente, a seconda di quello che facciamo, di come ci sentiamo, delle
persone che abbiamo intorno.... Può accadere dunque che certi giorni la
nostra performance sia migliore, altre volte peggiore, anche se la
situazione sociale appare identica. Meglio evitare dunque di appiccicarsi
un'etichetta fissa, come lei ha fatto in questa lettera... Dicendo a sé
stessa che alcune volte ha una gran paura di fare brutte figure
mentre altre volte si sente più sicura di sé, non solo potrà darsi un po' di
coraggio, ma sarà molto più vicina alla verità... Infatti, le persone
insicure tendono spesso a dimenticare gli episodi positivi o neutri, mentre
le situazioni di disagio e le brutte figure vengono da loro amplificate ed
esasperate, facendole diventare un pensiero ossessivo ed un tormento. Così
facendo però, la realtà viene distorta e la fobia confermata. Provi a tenere
un diario delle volte in cui le cose sono andate bene, benissimo o non
troppo bene e vedrà che questi momenti di disagio le capitano in realtà
molto meno spesso di quanto pensa.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
POTRO' MAI ESSERE COME GLI ALTRI?
mi chiamo Simona e ho 24 anni. Non ricordo quando tutto
ha avuto inizio. Se ripesco nei meandri della mia memoria so di per certo
che da bambina ero un vulcano di emozioni. Sempre pronta a stare al centro
dell'attenzione. Poi un giorno qualcosa è cambiato. Man mano che gli anni
passavano una vocina dentro di me si insinuava inevitabilmente nella mia
testa urlando e proclamando le mie imminenti sconfitte.
Ho iniziato a sistemarmi negli angoli del mondo per non rischiare di
trovarmi in situazioni imbarazzanti. Purtroppo le mie emozioni si denotano
attraverso il mio corpo. Divento rossa, sudo, tremo anche quando la
circostanza non richiede un vero campanello d'allarme. Ci sono state
occasioni in cui mi sono sentita a disagio senza capire nemmeno il perchè.
Spesso mi capita di sentirmi completamente inadatta in tutto. La cosa buffa
è che so perfettamente di nascondere un meraviglioso mondo incontaminato
dentro di me. Mi sento speciale, diversa. E a far contrasto a questo vince
sempre l'insicurezza, la paura di sentirmi inutile, quasi invisibile. Mi
accorgo che più cresco e più tendo a nascondermi da tutto e da tutti.
Ho avuto una relazione di tre anni con un ragazzo decisamente immaturo.
In questa mia esperienza ogni forma di sfiducia si è amplificata al massimo
livello, forse anche in merito ai costanti sforzi da parte sua di farmi
sentire la persona più imbecille del pianeta.
Sono una ragazza carina e piacente. Ho comunque vissuto fino ad oggi con
riscontri positivi sulla mia personalità. Piaccio perchè sono così, goffa,
timida, impacciata. Probabilmente agli occhi degli altri tutto questo può
risultare un pregio, un modo di vedere una ragazza diversa dai soliti
standard che ormai ci hanno inculcato nella testa.
Il problema è che per me è diventato un vero incubo. Insistentemente mi
domando se sarò mai come gli altri. Quando mi guardo intorno vedo gente
parlare, ridere, confrontarsi senza nessun timore. Perchè io non ci riesco?Perchè
non posso essere la bambina che ero?
Oltre a questo si è aggiunta anche una difficoltà fisica. Sto perdendo un
mucchio di capelli. Mi sento una giovane donna a cui manca qualcosa. Questo
mi impedisce di sentirmi all'altezza di un possibile confronto con l'altro
sesso. E' come se partissi già dal presupposto di non poter piacere più a
nessuno.
Come posso ritrovare fiducia in me stessa?Terapia?Teatro?Psicoterapia?
Delle volte penso che l'unico modo per evadere dalle mie paure quotidiane
sia quello di conoscere il giorno della mia morte. Sapere che un domani non
potrei più esserci darebbe libero sfogo alla mia personalità. Per il momento
tengo tutto recluso, imprigionato e bloccato dentro di me privandomi forse
della sola cosa che un essere umano è destinato a fare: vivere!
Gentile Simona,
Molto bella la sua lettera, che però denota un carattere introverso ed uno
stile di pensiero depressivo e ruminativo, tipico di chi trascorre molto
tempo a "trastullarsi" con le sue riflessioni ed i suoi ricordi, anche
quelli meno piacevoli. Questo fa pensare che anche l'analisi spietata delle
sue goffagini deve, in qualche modo, essere gratificante per lei, forse
perché osservarsi, autoanalizzare ogni singolo passaggio della sua vita,
sembra darle una competenza in più, una risorsa con la quale tentare di
risolvere la situazione che la rende infelice. Purtroppo non è così: sia
l'esperienza clinica, sia gli studi e le ricerche sul campo dimostrano che
il modo migliore per superare questo genere di timidezza è quello di
riflettere poco e, piuttosto, automotivarsi all'acquisizione di competenze
relazionali, o social skills, attraverso le quali riuscire a stabilire
migliori relazioni con gli altri, per raggiungere degli obiettivi
prefissati, a difficoltà crescente. Il teatro è sicuramente una scuola di
vita che aiuta moltissimo a migliorare il proprio stile di comunicazione
sociale: saper regolare il tono della voce, la postura, lo sguardo ecc. può
essere di grande aiuto. Un suggerimento potrebbe essere quello di cercare
intorno a sé dei modelli da imitare, magari personalizzandoli con
creatività, anche senza essere necessariamente sopra un palcoscenico. La
psicoterapia può essere un modo per guidare le sue riflessioni personali
verso obiettivi da raggiungere senza permettere che esse si avviluppino e si
contorcano sempre di più su sé stesse, isolandola di fatto dal mondo. Ultima
considerazione, prima di salutarla: "insistentemente" lei si chiede "se
potrà mai essere come gli altri"... Ha mai pensato che lei appartiene già
alla categoria "gli altri" per gli altri? ;-)
Dr. Walter La Gatta
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