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ARCHIVIO 13
Da genn. 2010 -
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LA TIMIDEZZA SI SUPERA CON L'ETA'?
Sono stata sempre molto timida e riservata, ma alla mia
età (52) il timore di non essere altezza e di fare brutte figure persiste.Ho
sempre paura ad esprimere il mio giudizio sopratutto quando mi trovo di
fronte a più persone e nel mio lavoro capita spesso ho paura di fare brutte
figure, di sbagliare,e sono letteralmente colta dal panico.Con l'età non si
dovrebbero superare questi problemi?Grazie
Gentilissima,
Ha perfettamente ragione: con l'età molte insicurezze si superano,ma ce ne
sono molte altre che invece persistono. La cosa importante tuttavia è
rendersi conto che ogni giorno è diverso dal precedente ed ogni momento o
situazione sono diversi da quelli che li hanno preceduti: noi cambiamo
continuamente, a seconda di quello che facciamo, di come ci sentiamo, delle
persone che abbiamo intorno.... Può accadere dunque che certi giorni la
nostra performance sia migliore, altre volte peggiore, anche se la
situazione sociale appare identica. Meglio evitare dunque di appiccicarsi
un'etichetta fissa, come lei ha fatto in questa lettera... Dicendo a sé
stessa che alcune volte ha una gran paura di fare brutte figure
mentre altre volte si sente più sicura di sé, non solo potrà darsi un po' di
coraggio, ma sarà molto più vicina alla verità... Infatti, le persone
insicure tendono spesso a dimenticare gli episodi positivi o neutri, mentre
le situazioni di disagio e le brutte figure vengono da loro amplificate ed
esasperate, facendole diventare un pensiero ossessivo ed un tormento. Così
facendo però, la realtà viene distorta e la fobia confermata. Provi a tenere
un diario delle volte in cui le cose sono andate bene, benissimo o non
troppo bene e vedrà che questi momenti di disagio le capitano in realtà
molto meno spesso di quanto pensa.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
POTRO' MAI ESSERE COME GLI ALTRI?
mi chiamo Simona e ho 24 anni. Non ricordo quando tutto
ha avuto inizio. Se ripesco nei meandri della mia memoria so di per certo
che da bambina ero un vulcano di emozioni. Sempre pronta a stare al centro
dell'attenzione. Poi un giorno qualcosa è cambiato. Man mano che gli anni
passavano una vocina dentro di me si insinuava inevitabilmente nella mia
testa urlando e proclamando le mie imminenti sconfitte.
Ho iniziato a sistemarmi negli angoli del mondo per non rischiare di
trovarmi in situazioni imbarazzanti. Purtroppo le mie emozioni si denotano
attraverso il mio corpo. Divento rossa, sudo, tremo anche quando la
circostanza non richiede un vero campanello d'allarme. Ci sono state
occasioni in cui mi sono sentita a disagio senza capire nemmeno il perchè.
Spesso mi capita di sentirmi completamente inadatta in tutto. La cosa buffa
è che so perfettamente di nascondere un meraviglioso mondo incontaminato
dentro di me. Mi sento speciale, diversa. E a far contrasto a questo vince
sempre l'insicurezza, la paura di sentirmi inutile, quasi invisibile. Mi
accorgo che più cresco e più tendo a nascondermi da tutto e da tutti.
Ho avuto una relazione di tre anni con un ragazzo decisamente immaturo.
In questa mia esperienza ogni forma di sfiducia si è amplificata al massimo
livello, forse anche in merito ai costanti sforzi da parte sua di farmi
sentire la persona più imbecille del pianeta.
Sono una ragazza carina e piacente. Ho comunque vissuto fino ad oggi con
riscontri positivi sulla mia personalità. Piaccio perchè sono così, goffa,
timida, impacciata. Probabilmente agli occhi degli altri tutto questo può
risultare un pregio, un modo di vedere una ragazza diversa dai soliti
standard che ormai ci hanno inculcato nella testa.
Il problema è che per me è diventato un vero incubo. Insistentemente mi
domando se sarò mai come gli altri. Quando mi guardo intorno vedo gente
parlare, ridere, confrontarsi senza nessun timore. Perchè io non ci riesco?Perchè
non posso essere la bambina che ero?
Oltre a questo si è aggiunta anche una difficoltà fisica. Sto perdendo un
mucchio di capelli. Mi sento una giovane donna a cui manca qualcosa. Questo
mi impedisce di sentirmi all'altezza di un possibile confronto con l'altro
sesso. E' come se partissi già dal presupposto di non poter piacere più a
nessuno.
Come posso ritrovare fiducia in me stessa?Terapia?Teatro?Psicoterapia?
Delle volte penso che l'unico modo per evadere dalle mie paure quotidiane
sia quello di conoscere il giorno della mia morte. Sapere che un domani non
potrei più esserci darebbe libero sfogo alla mia personalità. Per il momento
tengo tutto recluso, imprigionato e bloccato dentro di me privandomi forse
della sola cosa che un essere umano è destinato a fare: vivere!
Gentile Simona,
Molto bella la sua lettera, che però denota un carattere introverso ed uno
stile di pensiero depressivo e ruminativo, tipico di chi trascorre molto
tempo a "trastullarsi" con le sue riflessioni ed i suoi ricordi, anche
quelli meno piacevoli. Questo fa pensare che anche l'analisi spietata delle
sue goffagini deve, in qualche modo, essere gratificante per lei, forse
perché osservarsi, autoanalizzare ogni singolo passaggio della sua vita,
sembra darle una competenza in più, una risorsa con la quale tentare di
risolvere la situazione che la rende infelice. Purtroppo non è così: sia
l'esperienza clinica, sia gli studi e le ricerche sul campo dimostrano che
il modo migliore per superare questo genere di timidezza è quello di
riflettere poco e, piuttosto, automotivarsi all'acquisizione di competenze
relazionali, o social skills, attraverso le quali riuscire a stabilire
migliori relazioni con gli altri, per raggiungere degli obiettivi
prefissati, a difficoltà crescente. Il teatro è sicuramente una scuola di
vita che aiuta moltissimo a migliorare il proprio stile di comunicazione
sociale: saper regolare il tono della voce, la postura, lo sguardo ecc. può
essere di grande aiuto. Un suggerimento potrebbe essere quello di cercare
intorno a sé dei modelli da imitare, magari personalizzandoli con
creatività, anche senza essere necessariamente sopra un palcoscenico. La
psicoterapia può essere un modo per guidare le sue riflessioni personali
verso obiettivi da raggiungere senza permettere che esse si avviluppino e si
contorcano sempre di più su sé stesse, isolandola di fatto dal mondo. Ultima
considerazione, prima di salutarla: "insistentemente" lei si chiede "se
potrà mai essere come gli altri"... Ha mai pensato che lei appartiene già
alla categoria "gli altri" per gli altri? ;-)
Dr. Walter La Gatta
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