TIMIDA DA QUANDO ERA BAMBINA
Salve, sono Deby, una
ragazza di 21 anni, e vorrei alcuni consigli sulla mia situazione. Sono
consapevole di essere timida sin da quando ero bambina; all'asilo e alle
elementari faticavo ad esprimermi con compagni e insegnanti, avevo paura a
socializzare, avevo anche paura ad andare a scuola perchè sapevo che venivo
derisa per il mio comportamento riservato e schivo. Gli insegnanti, invece
di aiutarmi peggioravano la situazione insistendo perchè parlassi, e
dicendomi: perchè non parli, ti manca la lingua? In questo modo mi sentivo
ancora peggio perché mi sentivo come se avessi un problema grave. Con gli
amici non avevo grandi problemi a confrontarmi, peró cercavo di evitare chi
temevo, e spesso subivo scherni da parte dei compagni piú estroversi. A casa
invece ero più estroversa, mi esprimevo, anche se con i parenti tendevo ad
essere sempre meno loquace che con i genitori. Crescendo arrivó poi il
periodo dell'adolescenza, i primi amori e le prime compagnie; qui la mia
timidezza si verificava con i ragazzi, soprattutto all'inizio di una storia,
perchè tendevo ad ammutolirmi e ad aspettare che facessero loro la prima
mossa. Non ho mai avuto difficoltà a piacere, perchè sono una bella ragazza,
peró il mio avere poco carattere mi ha sempre reso facile preda di prese in
giro nei rapporti, come se io non mi accorgessi di niente, e invece vedevo e
sapevo tutto, avevo solo paura di dire le cose come stavano.
Questa paura di esprimere il mio parere era forte soprattutto a scuola,
perchè apparivo insignificante e stupida, anche se sapevo le cose di più
delle persone che avevano parlantina. Nonostante questo lato del mio
carattere, ho sempre avuto amici e ragazzi, però mi sentivo sempre limitata
, non andavo più in là di altri miei amici, e mi sono sempre sentita
inferiore e immatura, come se non potessi farcela mai. Ora mi trovo sulla
soglia del diventare una donna, ho un ragazzo stabile che mi ama e mi aiuta
in tutto, un rapporto buono con i genitori e degli amici che mi vogliono
bene. Il mio problema della timidezza non è però sparito e mi penalizza
molto in ambito lavorativo, in quanto ho paura perfino di chiamare un datore
di lavoro per cercare lavoro; mi sento come se non fossi all'altezza del
lavoro che voglio fare, come se ci fosse sempre qualcuno migliore di me. Ho
paura di ricevere critiche, ho paura che mi dicano che non valgo nulla e ho
paura di non trovare lavoro a causa della mia timidezza. Le persone che mi
stanno accanto cercano di sostenermi e di aiutarmi ma il senso di
inadeguatezza e di inferiorità che mi sento dentro non passa. Ringrazio chi
mi risponderà.
Cordiali saluti.
Gentile Deby,
La prima cosa da fare, per risolvere i problemi, è sciogliere i nodi,
dividere le cose che si sono inopportunamente intrecciate, fare chiarezza.
Nel suo caso, la mancanza di autostima si è intrecciata con la timidezza,
tanto che una è divenuta sinonimo dell'altra, ma le cose in realtà non
stanno così.
Una persona timida parte infatti con un certo livello di insicurezza
personale, che la porta a sentirsi inferiore agli altri, inadeguata alle
situazioni, incapace di comportarsi con scioltezza nelle situazioni sociali.
Per questo si prepara il doppio o il triplo degli estroversi, quando deve
fare qualcosa, è attenta all'umore e alle aspettative di chi la deve
giudicare, è sensibile ai giudizi negativi e alle critiche.
Questo, abbiamo detto, in partenza. Poi però vi sono anche i successi
personali, le sfide superate, gli obiettivi raggiunti (nonostante tutto,
anche lei ne avrà avuti...)
Ecco, l'autostima nasce da qui: dalla capacità di riflettere quotidianamente
sulle cose positive che si sono ottenute (parliamo di fatti veri e
dimostrabili, non di speranze, eh?) per un tempo almeno uguale a quello che
ogni giorno si passa ad autocriticarsi. Da questo e solo da questo
scaturisce l'autostima e la sicurezza di sé.
Nel caso (improbabile!) che niente, ma proprio niente, le sia andato bene
nella vita, il segreto è allora quello di porsi degli obiettivi, prepararsi
bene per raggiungerli e, una volta raggiunti, cominciare ad infilare la
propria collana di "perle".
Cari saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
LO PSICOLOGO PAZIENTE
Salve. Sono un
ragazzo di 19 anni ed ormai è da tempo che colgo di essere alquanto timido e
ansioso, ma sto cercando di far emergere quella che io reputerei la mia
personalità vera e soppressa, quell’ “IO” che mi sta permettendo (anche in
questo preciso istante) di capire il problema e sopprimerlo una volta per
tutte. Ciò mi sta porgendo di conoscere ed apprezzare il mondo della
psicologia (anzi se potrei avere dei consigli su libri interessanti e
introduttivi ne sarei grato) e spero di coltivare questo studio, senza
magari perdermi nel percorso (e crearmi cioè altre fobie e preoccupazioni),
Comunque, vi contattavo perchè non riesco a focalizzare bene la seguente
condizione. Spesso mi capita che nei momenti di scherzo o complimento, tutti
incominciano a ridere spontaneamente e senza alcun problema, mentre io rido
si, ma in modo un po’ ambiguo; un sorriso irrigidito e nervoso e man mano
che gli altri ridono io mi irrigidisco ancora di più, a tal punto da
sentirmi a disagio a assumere un viso quasi serio.
Questo mi genera molto fastidio, perchè magari gli altri penseranno che
io possa offendermi o che forse sia “strano”, mentre in realtà non è così.
Voglio capire da cosa può nascere il problema e come risolverlo.
Vorrei tanto diventare una persona dal carattere psichico forte, in modo
tale da poter aiutare me e automaticamente gli altri, magari chissà,
diventanto così uno psicologo. Il primo paziente intanto sono io stesso e la
seduta è già iniziata...
Grazie in anticipo.
Saluti.
Gentilissimo,
Se non ho capito male, lei mi sta chiedendo un parere sulla possibilità di
intraprendere la professione di psicologo-psicoterapeuta, al fine di curare
i suoi pazienti, mentre cura sé stesso. Le dirò che non mi sembra sulla
buona strada... Infatti, è vero che studiare ed approfondire la materia
psicologica potrebbe esserle molto di aiuto a livello personale, per
riflettere sulle sue esperienze e sui suoi vissuti e migliorarsi in tutto,
utilizzando le diverse chiavi di lettura e i vari strumenti che i diversi
orientamenti psicologici consentono... Diverso però è svolgere la
professione di psicologo-psicoterapeuta ogni giorno, per diverse ore al
giorno, tutti (o quasi!) i giorni dell'anno: ascoltare i problemi di altre
persone sconosciute, senza la possibilità di fare riferimenti personali, di
raccontare le proprie esperienze, di esprimere giudizi, commenti o punti di
vista, dedicandosi interamente all'ascolto e alla comprensione dei problemi
del paziente può essere possibile solo a chi abbia un reale interesse per
gli altri, più che per sé stesso. In conclusione, studiare la psicologia
potrebbe effettivamente aiutarla, ma svolgere la professione di psicologo
potrebbe rivelarsi poi una fonte di frustrazioni e di stress. A meno che lei
non abbia intenzione (e si possa anche permettere) di avere per tutta la
vita un unico paziente: sé stesso!
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
ARRABBIATO CON SE' STESSO
Salve, io sono
Michele ho 23 anni e sono di Palermo. Dunque... io ho questo terribile
problema dell'imbarazzo che non riesco proprio a superare. Ormai è
diventatato astenuante, è una continua lotta con me stesso e la rabbia
inizia a farsi sempre più forte su di me e su gli altri. C'è da dire che
sono una persona molto insicura... Però non so, all'interno del mio gruppo
di amici per esempio io sono molto apprezzato, da tutti e molti mi invidiano
perche ho carisma, sono molto simpatico, coinvolgo la gente a fare tante
cose nuove però... non so, magari ogni tanto nn saper fare qualcosa o che
qualche amico mi faccia una battuta pesante a cui nn riesco a controbbattere mi
fa entrare terribilmente in crisi. E questo è ciò che accade con i miei
amici... Mentre con gente più grande di me o che nn conosco la cosa mi
risulta ancora più difficile, perche è come se non mi sentissi alla loro
altezza quindi lo sono piu delle volte... nel lavoro, nello studio... Non so
che fare... ci combatto da un eternità ed ora sembra anche essere peggiorata
come cosa dato che sono tanto arrabbiato e sento le barriere della mia
emotività crollare più facilmente ogni qual volta che accade. Vi prego
consigliatemi che fare al più presto... qualunque cosa, davvero, non ce la
faccio più.
Gentile Michele,
La rabbia non è un'emozione che aiuta in questi casi, se non per trovare la
giusta motivazione ad uscire dal problema (come sembrerebbe, a leggere le
ultime righe della sua mail).
Allora: come uscirne. La prima cosa da fare, una volta raggiunta la piena
motivazione a farlo, è cominciare a pensare in questi termini:
1. L'obiettivo non deve essere "superare il problema", ma "attenuare il
problema", ogni giorno di più, a piccoli passi;
2. Non si deve lottare contro sé stessi, ma cercare di incoraggiarsi e di
volersi bene: se dovesse aiutare un altro, "lotterebbe" contro di lui?
3. Imparare le abilità sociali. Stare con le persone più grandi di lei la fa
stare male perché non è abituato a farlo. Provi ogni giorno a parlare con
una persona "grande": cerchi di capire quali argomenti di conversazione,
quali battute o atteggiamenti funzionano di più durante la conversazione e
li riproponga ad altri soggetti simili. Vedrà che in poco tempo avrà
accumulato un repertorio di frasi e battute pronte e di ottimo effetto che
la aiuteranno a sentirsi sempre più a suo agio, fino a non che riuscirà a
parlare con queste persone ad un pari livello (e non a fuggire da loro, o a
comportarsi con loro in modo scontroso, a causa della timidezza).
A risentirci, quando avrà messo in pratica il piano di lavoro: semplice
forse, ma sicuramente molto efficace.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
MAI FIDANZATO UFFICIALMENTE
Salve, mi chiamo
giuseppe da tempo soffro di timidezza , il mio problema e quello di
socializzare con il sesso opposto specialmente se una persona la trovo
interessante, questa cosa mi blocca ,o almeno mi mette agitazione , ho
sempre pochi argomenti di conversazione perchè appunto sono sempre un po
teso. sono una persona che ama la vita che ha diversi hobby , però mi rendo
conto che la mia vita sentimentale sta andando a rotoli, ho 42 anni e non ho
mai portato una ragazza a casa dei mie genitore per farla conoscere e questo
mi rammarica e mi rende ancora piu insicuro. se mi potete dare un consiglio
di cosa fare per questo mio disagio. grazie in anticipo.
Gentile Giuseppe,
Da quello che si capisce, fra le righe della sua lettera, lei sarebbe quasi
rassegnato alla sua timidezza e alla sua mancanza di abilità sociali con
l'altro sesso: quello che invece sembra preoccuparla è che non sia mai
riuscito a fidanzarsi ufficialmente, a portare una ragazza a casa dei suoi.
Evidentemente i suoi genitori le fanno pressione in tal senso e lei si sente
in colpa nei loro confronti, per il fatto di non riuscire a soddisfare le
loro aspettative. Questo ragionamento non funziona: lei deve riuscire a
superare la sua timidezza e a stabilire un rapporto con una ragazza per sé
stesso, non per far contenti i suoi genitori. Cominci dunque a frequentare
delle ragazze, solo per fare "allenamento": non è necessario che siano
bellissime o simpaticissime, devono essere solo delle amiche con le quali
trascorrere un po' di tempo insieme, da solo o insieme ad altre persone.
Vedrà che frequentando un po' di ragazze, scoprirà quali sono gli argomenti
che le interessano e, via via, si troverà ad essere sempre più disinvolto
con loro, senza sentire imbarazzo. A questo punto sarà pronto per invitare a
cena anche le persone davvero "interessanti": sarà forse più complicato di
quanto era con le semplici amicizie femminili, ma vedrà che, con un po' di
impegno, gli argomenti verranno fuori e lei si sentirà sicuro di sé.
Nel frattempo, cerchi di imparare delle tecniche di rilassamento, come lo
yoga o il training autogeno, legga libri di psicologia femminile e riviste
femminili (vedrà quanti argomenti di conversazione le suggeriranno!), si
apra un profilo Facebook e chieda l'amicizia a quante più persone conosce.
Un saluto cordiale.
Dr. Walter La Gatta
FOBIA SOCIALE SUL LAVORO
Buongiorno, mi chiamo Simona e da qualche
ano soffro di fobia sociale, non in tutte le situazioni però ne soffro
maggiormente quando sul lavoro e devo andare a mangiare in mensa mentre
quest'estate a luglio in vacanza in hotel non mi è successo niente anche
se prendevo degli ansiolitici ma sul lavoro invece è molto peggio e questo
succede praticamente dal 2002 dopo che mi hanno cambiato reparto io prima
lavoravo da dieci anni in medicina e poi mi hanno trasferito in
ginecologia per motivi di organizzazione del personale e poi sempre per
motivi organizzativi in Pediatria da due anni ho avuto anche qualche
episodio di crisi convulsiva che però per la quale sono stati fatti tutti
gli esami e risultano tutti negativi e ultimamente soffro anche di una
malattia reumatica rara che si chiama Sindrome di Sijogren che ho scoperto
solo di recente cioè nel giugno 2010 e che ho letto su internet che può
colpire anche il sistema nervoso centrale infatti il neurologo è stato
proprio lui a mandarmi a fare la visita dal reumatologo solo che ora mi
sembra che questo disturbo si sia aggravato ammetto che ho avuto anche
delle tensioni con delle colleghe e che ultimamente tendo di più isolarmie
infatti evito la mensa e mangio in reparto anche portami il cibo da casa e
ne soffro terribilmente, anche perchè il mio problema è che i colleghi
questa cosa non la capiscono ed io sono in difficoltà a comunicarla.
Faccio presente che io lavoro in ospedale. Vorrei sapere se esistono
psicoterapie e medicinali per questo disturbo.Io asssumo già Lextotan e
Rivotril.
Vorrei sapere anche se esistono die
professionisti nella mia zona, io abito a ... (Milano).
Grazie da Simona
Gentile Simona,
E' chiaro che assumere gli ansiolitici non le sta affatto risolvendo la
situazione e dunque le consiglio seriamente di cercare altre strade
possibili, come quella della psicoterapia, cui mi sembra si stia orientando
anche da sola. I professionisti sono tutti bravi, se riescono a sviluppare
un buon rapporto terapeutico con il paziente e sono seri nella professione.
Sta a lei cercare di contattarne uno (o più di uno) e scegliere la persona
che le sembra più adeguata. Si accerti che lo psicologo sia anche
psicoterapeuta, chieda se si occupa di terapie di rilassamento, se propone
terapie cognitivo-comportamentali (terapie brevi), di tipo psicoanalitico, o
altro. Con una terapia breve, ciò che può aspettarsi non è una guarigione
assoluta, un netto cambio di personalità, ma una marcata riduzione dei
sintomi ed uno stato di maggiore tranquillità nelle relazioni sociali. I
cambiamenti non avvengono per magia, ma attraverso l'impegno e la
determinazione al cambiamento: quindi anche lei dovrà collaborare con il
terapeuta, per andare verso la remissione dei sintomi. Dopo sei mesi di
terapia (una volta alla settimana) lei potrebbe sentirsi sicuramente molto
meglio.
Saluti cordiali.
Dr. Walter La Gatta
VORREI ESSERE PIU' VIVO
Buongiorno!!!!
Sono un ragazzo di 29 anni. Premetto di aver avuto un infanzia difficile
a causa del rapporto tra i miei genitori e fino a oggi la mia situazione
personale non è una delle più brillanti.
Mi accade spesso di volermi
isolare dalle persone che generalmente frequento, perchè sovente mi capita
di sentirmi vuoto, poco interessante, privo di discorsi e noioso. Tuttavia
sono una persona che cerca sempre di essere informato sul quotidiano, per
quello che può. Ciò nonostante mi sembra che le persone che mi sono intorno
sembrino non essere interessate a ciò che dico, perchè ripeto, sa di noioso.
Talvolta non riesco a stare al gioco o a essere fantasioso per creare le
condizioni del gioco. A volte sono spettatore di discorsi, come se non fossi
presente fisicamente alle questioni che per altro non riesco neanche a
iniziare e a impostare.
Ho molte persone che mi amano e mi cercano,
ma questo mio mal di vivere sembra trasmetterlo alle persone che mi
circondano e che non sempre accettano il mio modo di fare.
Ci sono stati dei momenti in cui gli amici che frequento non riuscivano a
fare a meno di me. Mi ponevano in posizione di leadership nella compagnia e
oggi loro stessi mi ripetono che sono cambiato, che non sono più quello di
una volta. Mi danno dello spento e del vecchio!!!!!
Purtroppo ho “superato” una separazione matrimoniale troppo precoce; mi
sono sposato all’età di 24 anni e mi sono separato a 26. Per altro ciò è
accaduto lontano dai miei affetti perchè vivo, a causa del lavoro, lontano
dal mio paese. Anche stando male per tale situazione, ho cercato di reagire
alla grande riuscendoci. Col decorso del tempo però, per motivazioni varie
dovute al fallimento del rapporto coniugale, sia economiche che
psicologiche, mi hanno portato a questo mal di vivere. A oggi sono single e
credo non per scelta, bensì perchè non ho voglia di affrontare un’altra
storia (anche se in fondo lo vorrei). Ci sono ragazze che mi corteggiano,
ma le evito perchè non mi sento bene con me stesso e sento di non poter
offrire nulla. Mi sento stanco e questa condizione mi porta a rovinare i
rapporti con le persone che prima mi amavano e anche con persone che conosco
da poco, inizialmente entusiaste di frequentarmi. Un altro problema è
appunto questo, che so rendermi una persona adorabile all’inizio, ma poi non
riesco a coltivare le amicizie. Ciò mi accade anche con ragazze che ho
interesse maggiore che va al di là della semplice amicizia, ma che non
riesco a portare a fondo, facendole allontanare per i motivi su detti. Molte
persone si stupiscono quando sanno che io non sono fidanzato. Sono incredule
perchè mi trovano bello (anche se non lo sono) e un ragazzo che se la passa
bene. Ma in fondo non è così. Altre ragazze mi dicono bello di qua e bello
di là, ma in sostanza non riesco a cavare un ragno dal buco. A volte mi
sento depresso e senza voglia di fare, di parlare e di socializzare.
Come posso fare perchè io possa essere più vivo, godermi l’attimo che
rovino con la mia insicurezza e il mio malessere e non essere sempre
assopito nei miei pensieri e nelle mie preoccupazioni?
Ringrazio anticipatamente per il vostro aiuto.
Gentilissimo,
E' probabile che questa esperienza matrimoniale fallita che si lascia alle
spalle l'abbia segnata: sicuramente, quando si è sposato, a 24 anni, pensava
di fare una scelta importante per la sua vita ed invece oggi sappiamo che
purtroppo le cose sono andate diversamente da come lei le aveva programmate.
E' possibile che, per reazione, lei non desideri più impegnarsi in nulla,
non voglia più cercare nessuno, o coinvolgersi in qualche rapporto troppo
serio, che richieda ulteriori scelte e decisioni. Lasciare che le cose
vadano avanti da sole, senza doversi assumere delle responsabilità potrebbe
dunque essere un modo per "smaltire" le delusioni e le sofferenze del
passato (anche non recente, quando la crisi matrimoniale non riguardava lei
direttamente, ma i suoi genitori). Stare da solo, da come racconta, certo
per lei non è meraviglioso, ma tutto sommato non appare neanche così male,
visto che si sente comunque abbastanza apprezzato, cercato, corteggiato e
tutto ciò non la motiva ad impegnarsi, per cercare conferme. Probabilmente
ci vorrà ancora del tempo per ritrovare la voglia di fare, di agire, di
reagire: rivolgersi ad un terapeuta la potrebbe aiutare ad accelerare
l'elaborazione di questo lutto, in modo da uscire presto, con nuovi progetti
di vita, da questo stato di isolamento sociale nel quale è immerso e nel
quale fatica a riconoscersi.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
PAURA DI FARE LA FIGURA DELLA SFIGATA
Ho 21 anni e vado all’università.Da
piccola ero molto timida ma con il passare del tempo ho provato a lavorare
un po’ su me stessa provando a mettermi in gioco in situazioni per me
imbarazzanti e sono riuscita a migliorare molto la mia situazione.
Ultimamente però, con l’inizio dell’università, ho cominciato a non avere
quasi più amici. Penso che il motivo sia il fatto che frequento un corso in
cui sono entrata senza conoscere assolutamente nessuno e quindi, sola, è
molto più complesso riuscire a stringere delle amicizie (almeno per me) e
anche il fatto che non avendo più una classe di 12 persone con cui passavo
tutto il tempo da 5 anni io possa avere qualche difficoltà.
Il problema è che ora ho un gruppo di 4 amiche che conosco da molto tempo
ma non riesco a trovare delle persone nuove con cui uscire. Ho questa
necessità perchè le mie amiche hanno a loro volta amicizie diverse, diversi
gruppi, con cui escono spesso, mentre io, trovandomi solo loro, dipendo
eccessivamente dalla loro compagnia che non è sempre a mia disposizione.
All’università mi sento quasi male quando vado. Sono costretta a passare
in quel luogo molto tempo, quasi tutti i giorni della settimana dalla
mattina alla sera, e vedo che intorno a me tutti si conoscono e scherzano
tra di loro mentre io vivo nell’ombra dell’unico ragazzo che ho conosciuto
(solo perchè siamo stati obbligati a fare un lavoro insieme) che non mi è
particolarmente simpatico ma è l’unica persona che ho come appiglio in mezzo
a quella tempesta di persone. Spesso desidererei sparire e diventare
trasparente per non sentirmi così sola.
Il problema è che quando magari mi trovo seduta accanto a un ragazzo o ad
una ragazza che non conosco non riesco a mettermi a parlarle così come se
niente fosse, mi domando sempre: “Ma a lui/lei cosa frega di me? perchè
dovrebbe interessargli/le quello che gli/le dico?” ho paura di fare la
figura della “sfigata” che cerca disperatamente amici e di passare per
patetica.
Quest’anno volevo provare a fare nuove esperienze per provare a
socializzare con qualcuno in qualche altro ambiente, ma penso che in questi
due anni di università io abbia fatto moltissimi passi indietro rispetto a
quello che ero riuscita ad ottenere, a proposito della mia timidezza, fino
alla 5 liceo.
Lei a qualche consiglio da darmi? E’ una cosa che mi pesa moltissimo.
Gentilissima,
Il consiglio è di non temere di mostrare agli altri il proprio desiderio di
amicizia: cominci a salutare le persone per prima, a sorridere, a chiedere
numeri di telefono e indirizzi email, con una scusa o con l'altra. Usi
Facebook, chieda amicizie, si dia da fare. Di sbagliato in lei c'è solo la
convinzione che mostrandosi superiori al bisogno di stare con gli altri si
faccia una figura migliore e si ottenga maggiore considerazione. Non è così!
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
GIORNI DI FINE ESTATE
Buongiorno,
sono Marco, ragazzo di Taranto di 16 anni (classe 1995). Le vorrei
chiedere aiuto per un problema che serpeggiava un po' durante tutta
l'estate, ma che sta uscendo fuori in maniera drammatica in questi giorni di
fine estate. Ho vissuto una bellissima estate. Ho ritrovato i miei amici del
mare, e ho fatto amicizia con quasi tutti nella mia spiaggia. Ho avuto delle
bellissime esperienze: conoscere gente nuova, fare nuove amicizie,
soprattutto con alcuni ragazzi, uscire fino a tardi tutte le sere, fare i
falò in spiaggia, passare tutta la notte sveglio a Ferragosto. Questa estate
è stata bellissima, molto più bella delle mie aspettative, specialemente
dopo un brutto inverno, dove, per colpa del leader della classe, che mi ha
distrutto solo per la nostra rivalità, ho dovuto affrontare l'emarginazione
del gruppo di amici di ragazzi dalle uscite del sabato sera e dai vari
ritrovi a casa degli amici.
Adesso la vita è totalmente diversa, ho ottenuto conferma delle mie
capacità sociali, la mia abilità nello stare nel gruppo, e ho trovato un po'
di supporto in classe per l'anno scolastico che sta per iniziare, ed
eventualmente altri amici con cui uscire. Non dovrei avere problemi. E
invece ce ne ho uno. Uno molto grave. Molto grave perchè sta riuscendo ad
avvelenarmi in questi giorni di fine estate, quando ormai è tutto finito e
non si fa più niente se non prepararsi per il nuovo inverno. Per lei, può
sembrare banale, ma per me adesso è la questione più importante, la più
urgente, quella che devo eliminare immediatamente. Questo problema è che non
ho la ragazza. Alla mia età, in genere i ragazzi hanno avuto, almeno dalle
mie parti, le loro prime esperienze con le ragazze. Per esempio, il primo
bacio in genere arriva intorno ai 12 anni. Il primo fidanzamento arriva in
genere a 13 - 14 anni. E, se vogliamo anche andare oltre, a 16 - 17 anni
arriva il primo rapporto sessuale. Io sono arrivato ai 16 anni senza neanche
aver dato il mio primo bacio. Ritardo di ben 4 anni rispetto ai miei
coetanei. Ma non è tanto essere in ritardo o in anticipo che mi preoccupa.
Il mio problema principale è che non ho la ragazza e ho il terrore di non
averne mai una. Mi sento spacciato perchè innanzitutto è difficile che io
conosca ragazze nuove. Certo, questa estate ne ho conosciute tante. Però
molte erano più grandi di me, o già impegnate. E non ho occasione di
conoscerne di nuove: per esempio, alla fine le ragazze della spiaggia che
potevo conoscere non erano tante. E non potevo mica buttarmi sulle
sconosciute, sembra tanto di fare la figura del maniaco. E, ponendo il caso
che riesca a conoscerne abbastanza, ho un altro problema, non grave,
gravissimo: non so come "provarci" con una donna. Non so come muovermi, non
so cosa fare, cosa non fare. So solo che è vietato diventare amico di quella
che mi piace: se ci divento amico, lei mi vedrà come tale, e sarà
impossibile ottenere "di più", farla diventare la mia ragazza. E ho anche
paura di sbagliare: non posso permettermi troppi errori, se no le donne
finiscono. Alla fine, di 1 in 1, i 6 miliardi di popolazione mondiale li
raggiungi.
E non posso permettermi di continuare a vivere senza una vita
sentimentale/sessuale. Ho bisogno anche io di essere amato, di essere
desiderato, voluto. E non so come fare. Mi sento vuoto dentro, come se
stessi sprecando il mio tempo. Col pensiero fisso che mi devo arrendere, che
non posso piacere a una della mia età. Che la mia sensibilità, dolcezza,
capacità di darmi totalmente, essere sempre disponibile, pronto, non sono
delle qualità attrattive ma cose tipo odori sgradevoli, repellenti, capaci
di allontanare ogni donna. E mi sento distrutto, sconfitto, fallito. Non
sono ai livelli di qualche mese fa, da volermi suicidare, ma sono sempre in
quel punto: da che direzione vado, per vincere la guerra? Cosa devo fare,
per farcela? Ho bisogno di aiuto... da solo, senza nessuna dritta, nessun
consiglio per conquistare una donna, non credo proprio di farcela. Già vedo
il mio futuro: avrò tanti amici, ma a casa mia sarò solo come un cane. Senza
nessuno da salutare la mattina al risveglio o la sera prima di dormire,
senza nessuno a cui dire quanto voglio bene...
Caro Marco,
Hai fatto benissimo a scrivere questa lettera, perché sicuramente aver
espresso in parole tutte le tue emozioni e le tue paure ti ha permesso di
scaricare un po' la tensione e di sentirti meglio. Dici che hai trascorso
un'estate bellissima e che questo ti ha fatto capire che, volendo, puoi
farti molti amici ed amiche: ora sta a te non rovinare tutto con finti
problemi e finte convinzioni. Infatti, chi ha detto che per avvicinare una
ragazza non bisogna esserci amico? Anzi, è proprio l'essere amico di una
ragazza ciò che ti può permettere di entrare in intimità con lei o, nel
peggiore dei casi, di conoscere meglio tutte le sue amiche... Se poi ci
dovessi provare con qualcuna, nessuna ti prenderà certamente per maniaco, ma
per un ragazzo del tutto normale (i maniaci hanno ben altri comportamenti!).
Quanto alle diverse età che indichi per il primo bacio, il primo rapporto
ecc., non ti formalizzare: anche nelle cose dell'amore e del sesso, c'è chi
comincia prima, chi comincia dopo e ci sono pro e contro in entrambe le
cose. Il consiglio che posso darti è di pensare di meno e di fare di più, a
cominciare da questo momento... Perché non provi a telefonare alla ragazza
che ti piace e ad invitarla a prendere un gelato con te? Se ti dirà che,
guarda caso, oggi è impegnata, no problem, passa alla seconda della tua
lista. Prima di arrivare a 3 miliardi di donne circa che ci sono al mondo,
ce ne vuole!
Ciao, stai bene!
Dr. Walter La Gatta
TIMIDEZZA
CON GLI ESTRANEI
Sono
Martina, ho 19 anni e mi trovo in grande difficoltà per via della mia
timidezza con gli estranei e, talvolta, anche con gli amici. Fino all’età di
16 anni ero molto estroversa (a scuola ho avuto problemi di condotta perché
parlavo troppo, ma ho avuto anche l’esperienza di pessime amicizie) e i rari
episodi di timidezza li avevo in presenza di alcuni estranei, soprattutto
quando stavo con i miei genitori. Poi, a partire dai 17, la timidezza si è
estesa moltissimo, al punto che quando devo chiedere un’informazione in un
negozio, o attaccare bottone con uno sconosciuto, finisco spesso per
rinunciare per non dovermi poi vergognare. Per fortuna non arrossisco, ma
mostro comunque un’estrema rigidità nel parlare e anche una certa goffaggine.
Cosa nuova poi, e che mi preoccupa anche di più, è che comincio ad essere
timida anche con le persone che mi conoscono bene, con i miei amici e
persino con i miei genitori. Mi rendo contro che Alla radice di tale
comportamento c’è la paura del giudizio altrui, e una scarsa autostima. Non
ho alcun problema a parlare di fronte ad un pubblico : l’ho già fatto
numerose volte, a teatro e in altre occasioni ; agli orali dell’esame
parlavo come un treno, e questo perché nel primo caso (il teatro) non ho
paura perché credo di essere un’altra persona, mentre nel secondo, mi
conforta il pensiero di parlare di cose che so. Ne ho provate molte :
sorrisi, preparazione di argomenti interessanti , anche una certa
discrezione per non dovermi troppo mettere in mostra, ma nulla vale a
togliermi questo pesante senso di inadeguatezza. Cosa potrei fare per ridere
e poi dimenticarmi della mia timidezza ? La ringrazio di cuore.
Cara Martina,
lei ha già fatto diversi tentativi per uscire dal suo problema, peraltro
tutti corretti seppure inefficaci per lei. Ciò che
assilla le persone timide, oltre che la propria supposta inadeguatezza, è il
pensiero che ogni altra persona la stia osservando e giudicando
negativamente, durante tutte le proprie attività. Con questo timore, il
timido osserva ossessivamente se stesso in ogni situazione, perdendo di
vista ciò che sta facendo, peggiorando la situazione. La prima cosa da fare
quindi, è smettere di osservarsi e concentrarsi invece sull'altro e/o sul
compito, in modo da non doversi più criticare ( e fatalmente 'sbagliare
...') nelle proprie performances. Inoltre, attuare anche le strategie che ha
già tentato, come prepararsi due o tre argomenti di conversazione diversi e
'pronti per l'uso', da utilizzare nelle situazioni sociali nelle quali si
sente in difficoltà, sentirsi a proprio agio nei vestiti che indossa, avere
un atteggiamento di basso profilo per evitare di sovraesporsi eccessivamente
(errore frequente nei timidi, nella convinzione che essere più 'aggressivi'
mascheri la propria timuidezza). Se tutto ciò non è sufficiente, le
suggerisco di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, che la potrà aiutare in
pochi mesi a ridurre il suo problema: non aspetti troppo però: più tempo
lascerà passare, più complicato sarà risolvere il problema.
Cordiali saluti,
Dr. Walter La Gatta
ATTACCHI DI PANICO
SALVE,
è da 2 settimane che soffro di attacchi di
panico e ansia tutto il giorno..ed ho paura perché mi pare di vivere in un
sogno mi hanno detto che si tratta di depersonalizzazione,come posso
uscirne..???sto impazzendo..faccio brutti pensieri…L e mi gira sempre la
testa..non mi alzo piu da letto..
Gli attacchi di ansia o di panico sono molto ben
controllati attraverso la psicoterapia, che dovrebbe eventualmente attuare
al più presto, per uscire dalla situazione di urgenza che ha descritto.
Inoltre, per non trascurare nulla riguardo alla sensazione
di 'depersonalizzazione', provi anche a
consultare uno specialista psicologo o psichiatra/neurologo, per avere una
diagnosi precisa anche dal punto di vista organico e per avere un parere
sull'eventuale necessità di utilizzare dei farmaci.
Cordiali saluti,
Dr. Walter La Gatta
IPERIDROSI
ASCELLARE
Buonasera.Mi chiamo Alban e
sono di Torino. Ho un problema di iperidrosi ascellare e palmare. Ci convivo
da 6 anni per quel che mi ricordo cioe che è diventata veramente visibile.
Vorrei sottopormi all'intervento chirurgico. Quali potrebbero essere le
conseguenze di un intervento? La sudorazione compensatoria potrebbe
verificarsi?? In attesa di una sua risposta distinti saluti e buon lavoro.
Salve Alban. L'iperidrosi può essere causata da fattori psicologici,
organici o una combinazione tra i due. Non mi dice se ha già fatto le
visite dermatologica ed endocrinologica per escludere le cause
organiche (se non le ha fatte potrebbe essere utile farle).
Tuttavia devo dirle che prima di pensare a rimedi farmacologici
(che alterano comunque alcune sue funzioni),
o chirurgiche (il mezzo terapeutico più invasivo che ci sia),
sarebbe consigliabile partire dai rimedi più naturali, per
poi eventualmente accettare rischi maggiori. La terapia più inoffensiva che
ci sia in questo momento per lei è una psico-terapia, associata ad una
tecnica di rilassamento per il controllo dell'ansia: potrebbe cominciare da
qui.
Cordiali saluti,
Dr. Walter La Gatta - Ancona
UN MOMENTO VERAMENTE DIFFICILE
Salve dr. La Gatta, mi chiamo
Luca ho 20 anni e sono uno studente. Ultimamente sto vivendo un momento
veramente difficile, psicologicamente parlando, e questo mi sta
portando ad una leggera depressione perchè non sto riuscendo a vivere la mia
vita in modo felice. Sono un ragazzo timido, non ho mai avuto una relazione
con una ragazza e sono ancora vergine. Ed è proprio questo il problema che
mi affligge, in quanto non sopporto questa situazione di limitatezza della
mia personalità. Non riesco ad instaurare un dialogo con una ragazza (
mentre con un ragazzo si) e sono sicuro che alla radice di tutto questo vi è
la timidezza ed anche una scorretta "educazione" che mi hanno dato i miei
genitori. Io penso che tutta la personalità di un individuo derivi dalla
famiglia, per questo motivo se i genitori sbagliano in qualche cosa sarà il
figlio a pagarne le conseguenze.
Io ovviamente non so dove abbiano sbagliato i miei genitori ma so solo
una cosa: con mia madre ho avuto sempre un bel rapporto, anche se per
esempio non ho mai raccontato tutto quello che succedeva a scuola ( come
faceva per esempio mio fratello, e infatti si vede la differenza di
carattere, perchè è l'opposto di me), non raccontavo quasi niente e le cose
le tenevo sempre per me, però tutto sommato è un bel rapporto in quanto mi
ha sempre manifestato grande affetto ed io a lei; con mio padre invece, è
stato l'opposto, non ha MAI manifestato affetto nei miei confronti
(sicuramente mi vuole bene, ma non lo dimostra), e non ho mai parlato con
lui, e non parlo tutt'ora, per non parlare poi che mi sono sempre vergognato
di lui in presenza dei miei amci. Voglio risolvere veramente con tutte le
mie forze questo problema, mi sto documentando su internet della timidezza
in generale, ho comprato un libro " A quale timidezza appartiene" del
dottore Pietro Grimaldi e l'ho trovato interessantissimo in quanto mi ha
fatto riflettere su tantissime cose e mi è servito veramente tanto a
leggerlo. Fatto sta che l'altro giorno cercando su internet ho trovato
questo blog e nella sezione airt ho visto che a novembre scorso c'è stata ad
ancona il convegno sulla timidezza d'amore ( ci sarei voluto veramente
essere ma purtroppo ho scoperto questo sito solo una settimana fa). Leggendo
e documentandomi sulla timidezza d'amore sono arrivato alla conclusione che
penso di soffrire di questo problema, perchè mi sono rispecchiato si può
dire in tutto. Io vorrei sapere se ci sono delle soluzioni per questo
problema e se si, vorrei sapere se qualcuno è riuscito ad avere qualche
cambiamento in positivo mediante qualche terapia. Mi sono reso conto che da
solo non sono in grado di risolvere questo problema perciò vorrei tanto
parlare con uno psicologo ma purtroppo essendo uno studente non ho i soldi
per farlo, nè tanto meno voglio parlare con mia madre di questa cosa. Voglio
risolvere veramente il mio problema, perchè non voglio che sia una paura
parlare con una ragazza (se mi piace una ragazza, non riesco a parlarci in
quanto non trovo gli argomenti, non riesco ad approcciarmi, non riesco a
dire una parola) e voglio vivere la mia vita al meglio.
Spero che mi possa aiutare perchè da solo non so veramente come fare.
Grazie ed a risentirci,
Luca.
Gentile Luca,
Anzitutto benvenuto fra noi: speriamo che, seguendoci nel blog e nel sito
(www.clinicadellatimidezza.it) possa trovare altri spunti di riflessione e
consigli per stare meglio.
La timidezza ha cause genetiche e ambientali: probabilmente il suo
comportamento è più legato alle prime che alle seconde, visto che suo
fratello, che è vissuto nella sua stessa famiglia, sembra avere meno
difficoltà di lei. Come prima cosa le consiglierei di evitare di scaricare
sugli altri tutti i suoi problemi (anche se, sicuramente, i suoi genitori
possono aver sbagliato qualcosa nell'educazione, cosa che accade di
frequente, spesso senza che ve ne sia piena consapevolezza), perché questo
non l'aiuta nella ricerca di una soluzione, così come non l' aiuta lo stare
da solo a riflettere su sé stesso, senza confrontarsi con altre persone.
L'importante infatti è capire che ciascuno può, e deve, fare delle cose per
cambiare in meglio la propria vita. Nel suo caso, credo che lei troverebbe
sicuramente molto giovamento in una terapia psicologica breve, di tipo
cognitivo-comportamentale, perché sebbene leggere qualche libro o qualche
sito, qua e là, può esserle sicuramente di aiuto, la psicoterapia è tutta
un'altra cosa. Quanto alla spesa, il suo impedimento francamente mi sembra
un po' un luogo comune, visto che una psicoterapia breve, che si esaurisce
in 10-20 sedute (con una spesa di 600-1000 euro circa, distribuite in 4-5
mesi) sia del tutto affrontabile, anche da parte di uno studente
squattrinato che, per cambiare la sua vita, potrebbe anche affidarsi a
qualche lavoretto estivo, mettendo insieme la cifra necessaria. Naturalmente
poi c'è da cercare uno/a psicologo/a bravo/a e non particolarmente
costoso/a...
O forse l'idea di parlare di sé con qualcuno la manda già in crisi? Una
ragione di più per darsi da fare!
Le faccio molti auguri.
Dr. Walter La Gatta
LA STORIA DI E.
Salve, Mi Chiamo E.
ed ho 22 anni, vi scrivo per alcuni problemi “caratteriali” che ho, cmq vi
racconto un po la mia storia: Da piccolo sono sempre stato timido, sapete il
classico bimbo che non saluta nemmeno i familiari per la vergogna e che se
nè sta sempre dietro la sottana di “mammà”, verso i 5 anni dopo un serio
problema fisico (ho rischiato la morte per arresto circolatorio, si pensa
sia stato a causa della febbre altissima), diciamo che è come se fosse
cambiato qualcosa fisicamente in me, da bimbo magrolino che non mangiava
mai, inizio ad ingurgitare tutto quello che trovo a portata di mano, ed i
miei genitori essendo vecchio stampo “La fame è tutta salute”, non tentano
di tenermi a bada, ma anzi continuano ad ingozzarmi come un tacchino prima
del ringraziamento, cmq essendo io già timido questo aumento di peso mi
porta ancora più gravi problemi di relazione con gli altri, però diciamo che
fino agli 8 anni va tutto abbastanza bene, ho i miei amichetti di scuola e
fila tutto liscio, d’improvviso la mia maestra si trasferisce in germania
per sposarsi e tutti noi della classe veniamo divisi tra le varie classi
della scuola, quindi mi vedo costretto a cercare di farmi nuovi amici, cosa
che in verità non mi è mai riuscita completamente, cioè si giocava si
parlava, ma non c’era più quella complicità di una volta, cmq continuiamo, a
9 anni il mio migliore amico mi abbandona, perchè lui aveva 3 anni più di
me, e finchè si è bambini non ci si fa caso, ma essendo arrivato lui
all’adolescenza ed essendo ancora io bambino le nostre priorità diventano
molto diverse.
Cmq per fortuna quell’anno ci trasferiamo (da quando sono nato fino ai 9
anni avrò cambiato 5 case) e nella casa affianco abita un bambino di un anno
in meno a me e iniziamo a frequentarci grazie all’amicizia tra i nostri
genitori (frequentarci è un parolone, sono sempre stato un ragazzo di casa,
mia madre preferiva rischiare che rompessi qualcosa giocando a pallone in
casa, piuttosto che rischiare di farmi uscire dasolo)finite le elementari si
passa alle medie, tutti insieme in classe si decide di passare alla stessa
classe alle medie per non perdere le amicizie (in quella classe c’erano
ragazzi che odiavo, ma per non dover rivivere l’esperienza di fare nuove
conoscenze preferisco stare con loro), alla terza media il primo
innamoramento, mi piace una ragazza, cerco di diventarle amico e ci riesco,
diventiamo grandi amici, al momento di passare alle superiori decidiamo di
scegliere la stessa scuola e di stare nella stessa classe, inizia la scuola
e mi rendo conto che quella scuola non fa per me, senza dirle nnt cambio
scuola e la perdo di vista, cambiata la scuola ecco il grande problema che
evitavo da anni, classe nuova amicizie nuove, bene o male riesco a legare
con qualcuno, ma frequento pochissimo perchè da quando ero piccolo questo è
sempre stato uno dei miei più grandi difetti. Sono bravissimo a scuola, ma è
una mazzata in fronte per me andare a scuola ogni mattina (o mantenere un
qualsiasi impegno così assiduo) cmq vengo bocciato per le assenze, l’anno
dopo mi faccio iscrivere ad una scuola privata per recuperare l’anno perso,
ma così è stato peggio, in quella scuola c’erano i peggiori soggetti
esistenti al mondo, quindi mi adagio sugli allori, visto che con un minimo
sforzo riuscivo ad ottenere i migliori risultati della classe, 4° superiore
ennesimo innamoramento, ci frequentiamo un po come amici, poi scopro che è
fidanzata e allora abbandono, poi vabè l’anno dopo c’è l’esame e finiscono
le superiori (in 5 anni non ho legato praticamente con nessun amico, a parte
uno che poi ho deciso io stesso di non frequentare perchè troppo diversi),
si inizia con l’università, bhè frequento per pochi giorni, vengo invitato
da un gruppetto di ragazzi ad unirmi al loro gruppo, ma poi man mano prende
piede la mia incapacità di mantenere un impegno e non vado più, ora mi
ritrovo a 22 anni, che sono 2 anni che sto in casa chiuso dalla mattina alla
sera, a settembre BAM! il mio primo attacco di panico, una paura incredibile
di morire da un momento all’altro, si corre all’ospedale e non trovano nnt,
il giorno dopo nuova corsa all’ospedale, ed infine il terzo giorno botta
finale, il più forte attacco di panico che abbiamo mai avuto, comprensivo di
formicolio al torace ed alle mani, si cerca di capire il perchè di quelle
strane sensazioni, il giono dopo mangio pochissimo perchè mi sento ancora
male, ed ecco che peggioro, mi viene una ipoglicemia reattiva, che perdura
per alcuni mesi, durante i quali sono costretto ad una dieta forzata, da
settembre ad ora ho perso 33kg, attualmente peso 108kg (il peso che avevo a
12 anni tanto per dirvi), cmq inutile dirvi che poi la paura di svenire e
morire aumenta durante quel periodo di ipoglicemia, perchè capisco che è una
cosa reale, ora l’ipoglicemia è passata da alcuni mesi, ma mi si accompagna
una agorafobia con ipocondria, crisi di panico erano 5 mesi che non nè
avevo, e l’altro giorno mentre stavo tranquillamente in un negozio, ecco una
nuova crisi e devo scappare via dal negozio e rifuggiarmi in macchina per
farmela passare, l’agorafobia praticamente mi impedisce di uscire dasolo di
casa, alcune volte ci sono anche riuscito, ma col cuore a mille e la paura
addosso, l’ipocondria mi fa preoccupare per ogni minimo sintomo del mio
corpo, praticamente sto vivendo un inferno, litigo ogni giorno con mia madre
credo per via della convivenza forzata, visto che quando lei esce vado
appresso a lei e quando sta in casa ci sono anche io, andare da uno
psicologo non se nè parla a causa della mia timidezza (sulla chat è facile
sforgarsi, ma a parole mi è impossibile parlare di cose del genere. Perchè
vi ho scritto tutto questo?, mhà, solo per sfogo, ed a limite qualche
consiglio pratico di “faidate”
Scusate per il romanzo, ma ho cercato di scrivere tutte le informazioni
utili, aspetto un vostro messaggio, Grazie di tutto!
Gentilissimo E.,
Grazie anzitutto di averci scritto la sua storia, nella quale probabilmente
molti lettori si riconosceranno. Spero anche che lo scrivere le sia servito
come sfogo e che, dopo aver scritto la mail, si sia sentito meglio.
(Scrivere ha infatti un effetto terapeutico...) Purtroppo non ho consigli
fai-da-te da offrirle, perché ritengo che un ragazzo giovane, di 22 anni,
che pesa 108 kg, soffre di agorafobia, ipocondria ed ha forti attacchi di
panico, dovrebbe cercare intanto delle serie cure mediche e psicologiche,
per ristabilire al più presto un completo stato di salute psico-fisica.
Quando si sarà rimesso in forma, in tutti i sensi, allora sarà il momento di
cercare dei consigli e dei suggerimenti fai-da-te, per migliorare la propria
vita di relazione. Sono sicuro che lei di tutto questo si rende
perfettamente conto e spero che queste mie parole la aiutino a cercare il
coraggio che le manca per affrontare i suoi problemi.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
UN SOLDATO IN GUERRA
Buonasera,
sono Luciano, 15enne della provincia di Milano, e ho bisogno di aiuto
perché ho un problema orribile: sembra che io sia molto bravo ad allontanare
le persone grazie alla mia timidezza. E adesso le spiegherò bene cosa voglio
dire. Sono da sempre stato una persona timidissima, anche da bambino. Ero
timido nelle “piccole cose”: avevo un po’ di difficoltà nel salutare gli
altri bambini per strada, e in generale, aspettavo sempre che fossero gli
altri bambini ad avvicinarsi a me; per esempio, aspettavo che fossero gli
altri a invitarmi a giocare con loro o cercavo di inserirmi io ma a piccoli
passi, tenendomi sempre lontano dal centro dell’attenzione. Però la mia
socialità non ne soffriva: ero molto amato da quasi tutti (ovviamente
qualcuno a cui non sei simpatico esiste sempre), e la mia compagnia era
molto apprezzata (per esempio: quasi nessuno si tirava indietro nel venire a
casa mia se io invitavo).
Da ragazzino (parliamo di 11 – 13 anni, il periodo della scuola media),
invece, ho avuto molti problemi nella vita sociale, anzi, possiamo dire che
questi problemi me l’hanno disintegrata. Le cause sono state diverse: ero
timido e fragile (molto sensibile alle parole degli altri e i loro giudizi),
ragionavo come un bambino, ero sotto molti punti di vista immaturo (anche
per gli adulti) per la mia età. Ma anche la società in cui vivevo ha fatto
la sua parte: non mi ha preso e dato una mano, ma, come del resto funziona
nel mondo dell’adolescenza, ha constatato che ero debole e fatto di me la
vittima. Il fatto di essere immaturo, l’andare bene a scuola (primo della
classe, e quindi odiato ruolo del “secchione”), e il fatto di non avere le
stesse priorità e interessi degli altri, sono i fattori usati per farmi
crollare e mettermi ai margini. Pesa in modo particolare il fatto che,
mentre gli altri iniziano a uscire con gli amici, in particolare il sabato
sera (anche fino a molto tardi, orari che non avrei potuto fare perché i
miei non me lo avrebbero concesso), io mi accontentavo di stare a casa, al
massimo parlare un po’ al telefono, giocare ai videogiochi; anche perché una
volta avevo provato a uscire e non mi era piaciuto (ma era di mattina,
quando uscimmo un giorno prima da scuola).
Dopo la terza media, e dopo un’estate improntata all’introspezione,
riesco a capire i miei vari errori nel rapporto con gli altri, e sono pronto
per il primo anno di superiori.
Dopo il primo mesetto, in cui, a causa della timidezza e della mancanza
di fiducia verso i compagni (alle medie giocarono moltissimo con la mia
fiducia), mi ero tenuto piuttosto in disparte, possiamo dire che si
spalancano le porte del Paradiso. Al primo sciopero, sono io a guidare
quello che sarebbe poi stato il piccolo gruppetto in classe (tra di noi
abbiamo fatto molta amicizia) al non entrare a scuola e “fare filone” tutti
insieme. Ma più in generale, quando siamo in classe chiacchieravamo molto,
anche durante la lezione tra noi vicini di banco; quando si usciva prima, si
andava in giro tutti insieme, abbiamo provato una volta ad andare al cinema,
una volta ci siamo riuniti tutti a casa di un amico per vedere di pomeriggio
una partita e stare anche poi un po’ assieme. E alla fine dell’anno, siamo
andati tutti insieme in discoteca per la festa della scuola. Ma ho fatto
amicizia anche con i singoli membri del gruppo: in particolare, all’inizio
dell’anno, con un compagno che mi telefonava ogni giorno e passavamo anche
le ore a parlare tra di noi. Nonostante la mia timidezza si faccia sentire
(per esempio, io non telefono mai, non mi faccio sentire fuori da scuola),
sono sempre dentro il gruppo. La mia timidezza non viene considerata, così
come non influisce il fatto di essere tra i più bravi.Piccola precisazione:
anche adesso, non sono il più bravo della classe. Il più bravo, quindi
quello che in teoria dovrebbe essere il “secchione”, è il leader del gruppo.
Per questi due fatti (essere il più bravo a scuola e essere nel frattempo il
più amato dagli altri, cosa per me impossibile) provo molta invidia verso di
lui.
Ora sembra che, dopo quei 9 mesi dell’anno, le porte del Paradiso per me
si siano chiuse. E’ come se iniziasse un nuovo ritorno all’inferno, alla
solitudine sociale, una solitudine che, a differenza delle medie, sarebbe
stata molto sofferta, in quando adesso ho molta voglia di conoscere gente.
E’ qui che parte il “diario della crisi”, a Settembre. Nel primo periodo,
sembra che i compagni non mi considerino più. Ma subito dopo, l’ansia passa.
Mi parlano ancora, con me discutono come facevamo l’anno prima, e quando
usciamo prima o facciamo sciopero stiamo ancora insieme, e sono incluso
nelle partite di calcetto. Fino a Dicembre, insomma, me la cavicchiavo.
E’ da Dicembre che non riesco a capire più cosa stia succedendo, ed è da
lì che faccio partire la presunta “emarginazione”. Infatti, il giorno prima
delle vacanze natalizie, tutti i compagni del nostro gruppo di amici tranne
me si incontrano a R., un paese della provincia da dove vengono alcuni
compagni.Dimenticavo, a Novembre vanno al cinema un sabato sera. Io sono
escluso, ma dopo farò una precisazione.
A gennaio e febbraio, più o meno non succedono esclusioni da altri
eventi. Una volta si sono incontrati sempre in quel paese, e io sempre fuori
dall’evento. Però, mi invitano a una partita che abbiamo provato a
organizzare (ma poi saltata), così come a marzo.
Da marzo, iniziano alcuni di loro (con alcuni esclusi), a uscire il
sabato sera per poi guardare la partita o stare in giro fino a tardi. Anche
qui, non mi chiedono se mi va di venire con loro. Organizzano di vedere una
partita (sanno che io sono ... sfegatato) ma sono sempre ai margini. E
adesso, si stanno organizzando per andare alla festa di fine anno, ma per
ora nessuno mi chiede se sono intenzionato ad andare o meno.
Di qui si può pensare: anche stavolta, caro Luciano, hai perso la
battaglia per la sopravvivenza. E sarebbe così, se non intervenissero alcuni
fattori.Innanzitutto, non c’è assenza di comunicazione. Anzi, con me si
parla molto volentieri di tutto, e alcune volte, quando non si fa lezione,
ci mettiamo tutti a chiacchierare e io non sono tenuto in disparte.
Inoltre, quando io sto con loro, per chiacchierare, o qualche volta
quando andiamo ancora in giro, vedo che apprezzano la mia compagnia e mi
includono nelle conversazioni o azioni (per esempio, può capitare che ci
fermiamo a mangiare e se non ho soldi, qualcuno mi offre qualcosa).
Inoltre, quello che mi fa più persuadere a una “non – emarginazione” è
che non fanno tutti “i segreti”. Mi spiego meglio. Quando parlano di
organizzare eventi e ci sono io in zona, non hanno mai smesso di parlare. E
qui interviene la “precisazione” di quella volta del cinema. Infatti, io
chiedo cosa fanno, quando hanno intenzione di andare, e nessuno fa finta di
sapere, anzi, mi danno orari precisi, quasi come a invitarmi senza
chiederlo. Io, però, per timidezza, non mi sono mosso e ho preferito non
rischiare.
Come ho detto, questo periodo di esclusione è da gennaio. Mi ha fatto
entrare in una depressione sempre più profonda. Passavo i pomeriggi a
autocommiserarmi, a cercare di capire come mai questo, e magari a progettare
piani, senza però passare all’azione. Intanto andava avanti la vita, e la
tristezza aumentava. Avevo meditato seriamente al suicidio, pensato anche al
giorno, al momento e al modo. Pensavo: tanto a chi importa della mia morte?
Chi, se morissi, verrebbe a salutarmi un’ ultima volta? (riferito agli
amici). Mi soffermo per istinto di vita, e pensando al mio fratello minore,
di 5 anni. Cosa sarebbe stato di lui, a trovare il fratello morto in camera?
A stare da solo per il resto dell’infanzia e adolescenza? Trovo inoltre
sostegno in un compagno, che è anche uno dei migliori amici. Mi ha saputo
sostenere. In quei giorni, fatti di crisi di pianto quando ero a casa, mi ha
fatto capire che gli altri non mi odiavano, più che altro me lo ha fatto
notare, perché i fattori c’erano tutti. E mi fa notare che anche lui è
abbastanza spesso tenuto ai margini del gruppo (per esempio, alle uscite di
sera e la feste di fine anno). Grazie al suo sostegno, riesco a uscire dal
baratro della depressione, e inizio invece a darmi da fare. Cerco di essere
più espansivo, di essere più libero nella conversazione, di telefonare di
più (e infatti adesso telefono molto più spesso), e di organizzare degli
eventi. All’inizio sembra che tutto vada bene, e per un periodo è così. Ora
ho saputo, dalle conversazioni, il fatto che escono fino a tardi,
frequentano locali, insomma, fanno tutto quello che un ragazzo di 15 anni
dovrebbe fare. E oggi ripiombo nel buco della depressione, tenuto aperto dal
fatto che, nonostante i piccoli sforzi che facevo, ero pessimista sugli
esiti (mi domandavo: e se alla fine arrivo a fallire?). Sapere che escono
tra di loro, frequentano i locali, si organizzano per vedersi fuori da
scuola, e mi stanno per escludere alla festa di fine anno, è stato
terribile.
Se fossi un viaggiatore, allora mi sono perso. Se fossi un navigatore,
sono nel mare in tempesta. Ma soprattutto, se fossi un soldato, non so più
cosa inventarmi per vincere la guerra. Perché io mi sento un soldato in
guerra: in guerra contro la timidezza, per “conquistare” una vita sociale e
imparare a gestire questo lato del mio carattere.
In particolare, non riesco a capire come mai dovrebbero odiarmi o
escludermi. Innanzitutto, come le ho detto, vedo che c’è molta benevolenza e
disponibilità verso di me. Quando ho bisogno di aiuto o di un favore, mi
aiutano. Quando parliamo di argomenti tipo sport, io sono sempre
considerato. Quando ho telefonato a un amico per sapere come stesse (era
assente da scuola), fu molto felice di ricevere la telefonata e parlammo per
diverse decine di minuti. Ma più in generale, se mi faccio avanti io, sono
accettatissimo. Ma non riesco a capire, allora, perché nessuno mi cerca. Non
credo che sia per invidia verso i miei risultati scolastici, perché il primo
della classe è sempre incluso e anzi, molto spesso è lui a creare gli eventi
o comunque è sempre al centro dell’attenzione (e aumenta la mia invidia,
perché io, per i voti alti, anni prima ottenni solo emarginazione). Ma vedo
sempre di più, e questo è quello che preoccupa non solo me, ma anche il mio
migliore amico, che alcuni stanno facendo gruppo, e stanno iniziando a
tagliare fuori altri. E’ questo quello che mi preoccupa: lo spettro
dell’emarginazione definitiva. A questo punto verrebbe da dire: cercati
altri amici fuori dalla scuola. E’ vero, però vorrei prima cercare di
salvare la situazione in classe, in quanto è, per ora, l’unico trampolino
possibile per arrivare a una vita sociale come la desidero io: uscire,
andare in discoteca, e magari conoscere ragazze.
E l’ansia sta arrivando anche per l’estate: infatti, ho paura che questa
estate sia ancora peggio. L’estate scorsa mi sono riuscito a salvare, perché
sono entrato in un gruppo di amici, dove sono stato anche ben accettato. Ma
ho paura anche lì di essere rifiutato: infatti ho perso i contatti con loro
in questi 9 mesi di scuola. E, ironia della sorte, nei 3 mesi dell’estate
scorsa, ovvero il passaggio sull’ “autostrada per l’inferno” (scusi la
piccola divagazione musicale, in quanto è un riferimento a un brano della
band AC/DC “Highway to hell”), l’unica colpa imputabile è di non aver
contattato, per timidezza, nessuno dei compagni neanche per un “ciao come
stai”. Ho quindi paura di passare un’estate in solitudine, a soffrire per
quanto tempo sto perdendo.
Mi scuso moltissimo per la lunghezza della lettera, perché so che è molto
lunga, ma le chiedo aiuto, per evitare che l’ansia prenda il sopravvento. La
ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti,
Luciano
Caro Luciano,
E se, invece di stare sempre in guerra (con te stesso, soprattutto),
provassi a goderti un po' la pace? Da quello che racconti infatti, hai una
situazione veramente invidiabile, da tanti punti di vista... Hai una
conversazione interessante, non manchi di abilità sociali, sai stare nel
gruppo e sei accettato dagli altri; quando sei in difficoltà i tuoi amici ti
telefonano per chiedere come stai, quando ti senti giù di morale ti
ascoltano, ti consolano e ti consigliano... Cosa vuoi di più? Cosa dai tu
agli altri, in cambio di questa considerazione che ricevi? Non telefoni a
nessuno per primo, abbandoni gli amici recenti fatti in estate senza nemmeno
curarti di mandare loro un saluto durante l'inverno (e su Facebook non
sarebbe difficile, anche volendo evitare il telefono), ti angosci perché
temi l'esclusione da questo o da quello e non fai assolutamente nulla per
dare una mano nell'organizzare questi eventi. Se qualcuno ti mette a
conoscenza di qualcosa che si sta organizzando non ti mostri interessato,
non chiedi e non ti proponi. La mia impressione, leggendo la tua lettera, è
che ciò che ti fa maggiormente soffrire è il fatto di sentirti un leader
mancato. Dentro di te infatti sai che potresti essere il più bravo della
classe (come del resto sei stato per lungo tempo), il più maturo, il più
capace. Ma non ti senti accettato in questo ruolo e le comuni attenzioni che
si danno ad un comune componente del gruppo, che non sia il leader, non ti
bastano, anzi, ti feriscono e ti umilano. Che dire? Non tutti, caro Luciano,
possono essere dei leader, anche quando sanno di avere molte qualità. Il
leader del gruppo deve infatti possedere carisma, cioè la capacità di
esercitare una forte influenza sugli altri. Questa in genere è una dote
innata, che si ha o non si ha, ma che può essere anche conquistata,
attraverso un costante esercizio, basato su prove ed errori: ciò che
funziona viene ripetuto, ciò che non funziona viene abbandonato, senza
curarsi delle critiche e dei fallimenti nei quali, in questo percorso di
auto-miglioramento, ci si può talvolta imbattere. Tu sembri allo stesso
tempo molto forte (nell'autoconsapevolezza delle tue qualità e nel tuo
desiderio di emergere nel gruppo), ma altrettanto fragile quando senti di
non essere considerato come vorresti. La vera forza del carattere sta nel
mantenere costante la propria considerazione di sé, anche dopo una
sconfitta. Tutti (anche i leader più apprezzati) incontrano sul proprio
cammino qualcosa che non va come avrebbero desiderato, ma non per questo si
sentono dei falliti.
Ora, se per te questa lotta interiore fra ciò che sei e ciò che vorresti
essere è così devastante, la cosa da chiedersi è questa: è proprio
necessario voler essere considerato alla stregua di un leader? Perché non
contentarsi, al momento, di essere uno dei tanti del gruppo, che un po'
cerca e un po' viene cercato, cercando di godersi le giornate in modo
spensierato, invece di pensare alle cose più terribili, come a te è capitato
di fare? Per essere delle persone soddisfatte di sé, non serve essere
necessariamente i primi, basterebbe contentarsi di fare bene quello che si
fa... Infine, una cosa che mi ha particolarmente colpito: in questa tua
lunga lettera i tuoi genitori sono pressoché assenti: come mai? Come è il
tuo rapporto con loro? Riesci a a confidarti, a chiedere suggerimenti?
Se vi fosse qualche problema, ti consiglierei di non cercare di affrontare i
tuoi dubbi da solo, ma di chiedere aiuto ad una persona adulta (ad esempio
uno psicologo) che possa suggerirti un modo di migliorare il tuo modo di
affrontare le cose e di imparare a "leggere" meglio la tua realtà. (Ad
esempio, se un amico ti dice che il gruppo va al cinema alla talora a vedere
il tale film, ti sta implicitamente invitando ad andare con loro e non serve
una lettera raccomandata a casa per sentirti veramente invitato a
partecipare...).
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta
PAURA DI DISCUTERE LA TESI
Buongiorno, avrei bisogno di un
consiglio, mi sto laureando e fra poco dovrei
discutere la tesi,il problema è che sono molto timida, e se devo
essere sincera mi sembra di esserlo sempre di più,e il mio relatore ha
sollevato il problema di "non fargli fare figuracce" al momento della
discussione, sono un pò terrorizzata....
Nonostante le mie paure, ho già discusso la tesi triennale e fatto
molti esami orali, anche con orribili presentazioni pubbliche, ma non
credo di riuscire a fare un buon lavoro, anche se ho sempre avuto
ottimi risultati ho la voce bassissima e ultimamente faccio fatica
persino ad articolare le parole, problema che però risolvo studiando a
memoria tutto quello che potrei dire...insomma mi sembra un ostacolo
insormontabile, ho paura di non farcela e di non riuscire mai nè
a trovare lavoro nè ad avere una vita normale ora che il problema non
è più solo parlare ad un esame, la prego mi potrebbe dare un
consiglio?
Gentilissima,
Sicuramente il suo professore, conoscendola, non mette minimamente in dubbio
le sue potenzialità per una buona riuscita dell'esame e ciò che le ha detto
è probabile che sia una risposta scherzosa alle sue tante preoccupazioni.
Credo che i risultati raggiunti, quantificabili in modo oggettivo, valgano
più di mille parole e dunque sono sicuro che, in coscienza, lei sia
assolutamente in grado di capire quello che vale e sappia stimarsi di
conseguenza.
Probabilmente l'ansia non nasce in lei dalla paura di fallire (che non credo
lei prenda in considerazione), quanto dalla paura di non essere sempre
perfetta, al top, come invece desidererebbe essere. Ecco, su questo
eccessivo perfezionismo ci sarebbe da lavorarci un po' su: imparare a
prendere la vita con maggiore leggerezza non solo aiuta a vivere con minori
ansie, ma permette anche di fare meglio le cose che si fanno.
In bocca al lupo!
Dr. Walter La Gatta
LA MIA RAGAZZA HA PROBLEMI PSICOLOGICI
La mia ragazza ha problemi psicologici, non e' molto tempo che
stiamo insieme, lei ha 27 anni, ha avuto problemi familiari e' personali
negli anni piu' giovani, violentata all'eta' di 13 anni, ha vissuto col
nonno e nonna, ha bisogno di sentirsi sicura e' per questo abita in un luogo
dove ci sono 2 porte prima che si arrivi alla sua porta, ha fatto il seno al
silicone quando aveva 18anni c.a.. , perso il lavoro da un mese ,;ha avuto
grossi problemi con l'ex fidanzato che la trattava male ma con cui e' stata
insieme per qualche anno, il problema e' che ultimamente per un mese circa
non abbiamo avuto contatti reali poiche' sta ricevendo cure da uno
psicologo, non parliamo quasi mai al telefono, pochissimi sms. Lei e' onesta
non e' una giocatrice, i suoi messaggi tramite sms sono sempre dolci, ma io
sono sempre il primo che scrive, lei si e' meravigliata fin dall'inizio
della nostra relazione come bene la trattavo, spesso mi ha bruciato
appuntamenti senza informarmi, sono ancora paziente cercando di
comprenderla, un amico mi ha detto che la cosa migliore per lo stato mentale
in cui si trova sarebbe lasciarla in modo pulito lasciando una porta aperta
per il futuro quando avra' possibilita' lei stessa di avere piu' energie per
me, io lo so che lei usa tempo con amici e' famiglia, ci sono molte
questioni non molto comprensibili a suo riguardo, ma l unica risposta che ho
e' che lei non ha energia per avere un fidanzato in questo momento e' io
forse dovrei lasciarla, ma non so se la faro' male in questo modo....in uno
dei suoi sms mi scrisse che se io non ne potevo piu' di lei dovevo
dirglielo...
vorrei avere una risposta per una azione concreta per far si che lei si
possa rilassare con me senza pensare che debba usare troppe energia in mia
compagnia, ha qualcosa da suggerirmi, parole specifiche da usare?? oppure e'
una via senza uscita?? Si ricordi che in questo momento e' difficile
comunicare con lei....un dettaglio che non so se possa essere interessante,
dopo qualche giorno che ci siamo conosciuti ha lasciato i suoi stivali a
casa mia, un altro dettaglio lei sa che ho un regalo per lei qui a casa mia
e' non so se il regalo forse dovrei spedirlo oppure aspettare.Cordiali
saluti
Gentilissimo,
Se le devo dire la verità non ho capito benissimo come stiano le cose fra di
voi e che cosa lei mi stia chiedendo con questa mail... Mi limiterò dunque a
precisarle che una psicoterapia non richiede che la persona si isoli dal
mondo per essere efficace: dunque, se non vi vedete di persona, ma preferite
inviarvi degli SMS, e se lei non scrive mai per prima, vi possono essere
mille ragioni perché questo accade, ma sicuramente queste non sono
conseguenti alla psicoterapia. Allo stesso modo, la psicoterapia non toglie
le risorse alla persona e non richiede che essa debba vivere una situazione
di totale relax nelle relazioni sociali.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
COME UN PEPERONE...
Ciao a tutti, sono
Marco un ragazzo di 15 anni e vengo da M., che ero un
tipo timido l’ho sempre capito fin da quando ero bambino
tuttavia con gli anni ho fatto degli incredibili miglioramenti perché mi
sono reso conto che un modo per superare la timidezza è ironizzare su se
stessi, sapersi prendere in giro insomma… è da 2 anni che mi trovo alle
scuole superiori e fin dal primo anno arrossisco quando l’attenzione si
concentra su di me.. nonostante sia molto timido ciò non è mai successo fino
a 2 anni fa.
Magari si può pensare che sia insicurezza tuttavia non mi sembra così perché
arrossisco anche quando ho ragione forse il fatto che mi terrorizza è di
essere giudicato per ciò che dico, la paura di essere deriso o comunque di
esternare le mie emozioni ovviamente non arrossisco solo a scuola e la colpa
non è dei professori ma più di una classe che possa giudicare, il
relazionamento con gli altri è ottimo sono un ragazzo che sa essere
simpatico e socievole, sempre educato e mai sgarbato e continuo a chiedermi
perché mi succede questo.
Vorrei risolvere questo problema perché da un po’ non riesco ad avere
nemmeno un dibattito e questo mi fa stare ancora peggio, sto iniziando a
tenermi tutto dentro e a non intromettermi per evitare di arrossire, so che
voi non sfornate soluzioni dal cilindro magico però un aiuto o un consiglio
mi sarebbe più che utile oltretutto io sognavo anche una carriera politica
ma come ci si può mai fidare di un politico che arrossisce in pubblico e che
è sempre al centro dell’attenzione?
Spero che riusciate a risolvere i miei dubbi,
Grazie e a risentirci.
Caro Marco,
Anzitutto vorrei dirti che il mondo è strapieno di persone timide che
hanno fatto successo, in tutti i campi, come puoi facilmente constatare
guardando la nostra raccolta di personaggi sul
Blog (collezioniamo di proposito queste
storie, per mostrare come anche le persone timide, o che si sono sentite
timide nell'infanzia e nell'adolescenza, possono poi trovare il loro posto
nel mondo. Peraltro spesso questo accade specialmente in un settore dove
avere gli occhi addosso è inevitabile, come nel mondo dello spettacolo).
Quanto all'arrossire a scuola, si tratta di un fatto abbastanza normale,
perché le persone particolarmente ansiose temono il giudizio dei compagni.
La paura di arrossire dunque causa stress, lo stress causa ansia, l'ansia
causa il rossore. Per interrompere questo circolo vizioso occorrerebbe
imparare ad essere meno ansiosi e dunque meno stressati dalla paura del
giudizio critico degli altri. Ci si riesce, in genere, con un po' di
esperienza. Dunque, con il tempo le cose miglioreranno da sole; per il
momento non ti resta che cercare di bilanciare i momenti in cui devi esporti
agli occhi degli altri: visto che per te è particolarmente stressante,
impara a dosare le energie ed esponiti solo nelle situazioni che ti
interessano davvero, senza rinunciare a nulla di ciò che ti piace veramente.
Anche perché per accumulare le esperienze che insegnano di cui si diceva
prima, anzitutto queste esperienze occorre farle... ;-)
Ciao, stai bene.
Dr. Walter La Gatta
DISTURBO DEL SONNO
Credo
di avere qualche lieve disturbo del sonno legato alla mia timidezza.
Ho 26 anni e sono una ragazza normale, molto bella, seria e brava in
ciò che faccio. La notte, da quando ricordo, è sempre
stato un momento delicato per me. Da bambina avevo
paura del buio e paura di fare incubi. Da piccola soffrivo anche di enuresi
notturna poi passata con la fine delle elementari. Verso l’adolescenza ho
continuato con il faticare ad addormentarmi ed ho iniziato ad avere
svariati episodi di sonnambulismo (che però in apparenza non mi facevano
sentire più stanca). Da quando ricordo, moltissimo nella pubertà e più volte
al mese (soprattutto d’estate) anche ora provo un dolore e senso di
pesantezza alle gambe che mi obbliga a continuare a cambiare posizione e non
mi fa dormire. Da bambina questo dolore era soprattutto alle caviglie (mi
dicevano fosse la crescita), mettevo un panno bagnato intorno a queste per
alleviare un po’; ora il dolore/fastidio va dal ginocchio in giù.
Gli episodi di sonnambulismo sono ora rari, ma persiste talvolta il
dolore alle gambe e fatico sempre molto ad addormentarmi (minimo un’ora),
inoltre ho spesso più di 2/3 risvegli a notte. Ho spesso la sensazione di
dormire male e poco e durante il giorno sono stanca.
Prendo da due mesi la melatonina che mi pare abbia giovato molto spratutto
perché ora in meno di un’ora mi addormento. Continuano i risvegli notturni e
spesso (3/4 volte al mese e in certi periodi con maggiore frequenza)
faccio, da sempre, incubi piuttosto crudi: sangue, gente morta, io che
uccido persone, gente che mi insegue e/o cerca di uccidermi. Di
recente mi sono svegliata da incubi con battito acellerato e paura.
Generalmente non riesco ad addormentarmi ed ho paura di farlo perchè
tendenzialmente sogno ancora la stessa cosa. Sono una
persona molto timida ed ho difficoltà nelle relazioni umane (parlo
pochissimo), ma mi mostro sempre forte, sicura di me e insensibile a quasi
tutto. Niente nella mia vita va male, non sono felice ma niente va male. Non
mi sento all'altezza degli altri per quanto non ne abbia motivo.
Vado a dormire (ci provo;)) alla stessa ora quasi sempre (00:00) e lo stesso
vale per la sveglia (08.00). Mangio sano, corro
regolarmente e non ho vizi.
Cosa posso fare per migliorare le mie notti?
grazie
R
Gentile R.,
Per migliorare le sue notti dovrebbe cominciare col migliorare le sue
giornate. Il fatto che nulla va male non significa automaticamente che tutto
vada bene. Non saprei però dirle con precisione cosa c'è che non va, perché
occorrerebbe approfondire meglio la conoscenza del suo caso, in modo da
avere qualche indizio su cui concentrare l'attenzione terapeutica. In
particolare sarebbe utile conoscere meglio le relazioni che lei ha
instaurato con le persone importanti della sua vita. Nella sua lettera,
abbastanza lunga e particolareggiata, lei cita nel dettaglio la sua
sintomatologia, a partire da quando era bambina, ma non dice una parola
sulle persone che l'hanno assistita e consigliata, specie quando da bambina
soffriva di enuresi, o da adolescente aveva episodi di sonnambulismo.
Questa insolita concentrazione su di sé potrebbe essere indice di un qualche
disagio o conflitto familiare e di una aggressività, probabilmente
inespressa, che esplode nei suoi sogni, causandole tutto il disagio che
descrive.
Le consiglierei dunque anzitutto una visita medica specialistica per
escludere che vi siano disturbi di origine organica (medicina del sonno) e
poi un ciclo di psicoterapia per approfondire le eventuali problematiche
psicologiche.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
AMAREGGIATA
Buona
sera Dr. Walter La Gatta, sono davvero amareggiata per la mia stupida
timidezza e il mio continuo arrossire di fronte a qualsiasi cosa mi succeda
intorno. Dopo aver arrossito per l’ennesima volta di fronte ad un ragazzo
che mi piace sono corsa subito a casa ad accendere il pc e trovare qualche
soluzione per questa assurda situazione. forse penserà che sia solo una
stupida ragazzina, ma purtroppo non lo sono. Ho 21 anni sono di S.
e vivo da 2 anni a F. per studio. Frequento la
facoltà di medicina e chirurgia e spero un giorno di diventare oncologa.
Sono una ragazza poco socievole, il distacco da casa e dalle poche amiche
che ho è stato duro per non dire traumatico. Qui ho conosciuto da subito le
mie coinquiline che frequentano la mia stessa facoltà e devo dire che ho
avuto una fortuna enorme visto che loro sono molto socievoli e mi hanno
fatta sentire da subito a mio agio. Mi piace molto quello che studio. Quando
devo sostenere un esame la mia paura è quella di stare davanti ad un
professore occhi negli occhi, non quella di bocciare come le persone
normali, quindi rivolgo il mio sguardo da tutta un’altra parte. Nei miei 21
anni ci sono stati dei ragazzi che mi hanno corteggiata ma quasi sempre li
ho rifiutati per paura che gli altri mi potessero giudicare e perché pensavo
che non riuscissi a stare con un ragazzo. Solo una volta mi è capitato di
innamorarmi di un ragazzo, mi ha corteggiata e fatta sentire importante.
Nonostante i miei continui arrossamenti e la mia timidezza lui mi ha fatta
sentire sempre a mio agio. Poi dopo qualche mese per varie ragioni ci siamo
lasciati. Ora c’è un ragazzo che mi interessa che è un amico della mia
coinquilina. Qualche mese fa la mia coinquilina mi fece vedere delle foto
dove c’era anche lui e di istinto dissi “che carino questo ragazzo!” e lei
mi rispose che è single, molto dolce e che sarebbe perfetto per me. Caso
vuole che per strada lo incontri. Lui alto, carino, si avvicina per
presentarsi ed io rossa da far paura, volevo scomparire. Quel giorno mi
sentii male, senza che le altre se ne accorgessero mi chiusi nella mia
stanza a piangere e soprattutto a pensare che a 21 anni non ci si può
comportare così. Non posso aver vergogna di un ragazzo che mi potrebbe stare
al mio fianco. Non sono una bambina. Studio, cerco di non spendere più di
quello che miei genitori mi passano al mese, so cucinare. Mi piace aiutare
gli altri ma non stare con gli altri (strano controsenso). Questo
problema non mi fa vivere la mia vita come la vorrei vivere, non mi fa
vivere spensierata, non mi fa godere i miei anni migliori. Spero che ci sia
una soluzione a questo problema. La prego di rispondere.
Saluti
R.
Gentile R.,
Non è vero che gli anni della giovinezza siano i migliori della vita: sempre
più studi ci dicono che quando si hanno trenta anni e più le persone sono
molto più felici di quanto erano state da giovanissime. Sembra un paradosso,
ma non lo è. Non serve infatti solo la bellezza fisica per essere
felici: occorre anche essere capaci di accettarsi e valorizzarsi, fino a
cercare di essere ciò che si vuole veramente essere. Per fare questo salto
di qualità occorre in primis conoscersi approfonditamente (e dunque essere
passati attraverso esperienze belle e brutte, che hanno contribuito a
forgiare il carattere) ed avere un'elevata autostima (l'autostima non piove
dal cielo, ma è una sensazione di sicurezza nelle proprie possibilità che
arriva quando si sono accumulate diverse esperienze positive, così come
obiettivi e traguardi). Prenda dunque tutto quello che le sta accadendo in
questo periodo come una scuola di vita, per diventare sempre più brava e
sempre più forte. Cerchi di mettere a frutto le esperienze: se individua
degli errori compiuti, provi a rifletterci molto bene su, per evitarli in
futuro. Una volta superata un'esperienza negativa però, impari a
dimenticarla, a non pensarci più. Quelle che comunemente chiamiamo "brutte
figure" infatti, in genere sono molto meno brutte di quello che sembrano sul
momento (se ci ripensiamo solo a qualche mese di distanza, possono perfino
apparirci comiche!).
Inoltre, è inutile riempirsi la testa di pensieri distruttivi, che non
aiutano a cambiare il passato, né a trovare il coraggio che occorre per
affrontare le sfide future... Si voglia più bene e si accetti per ciò che è,
rossore o no: sarà molto più felice!
Cari saluti.
Dr. Giuliana Proietti
FASE DI APPROCCIO CON LE RAGAZZE
Salve a tutti, sono Fabio e ho
22 anni e mi ritrovo qui a chiedervi qualche consiglio perchè non mi sento
affatto sicuro nella fase di approccio con le ragazze.
Forse è meglio se vi parlo un po di me, fino a 3-4 anni fa ero seriamente in
sovrappeso e questo mi ha sempre impedito di trovarmi una ragazza poi però
sono riuscito a perdere gran parte del peso e sono diventato normopeso (di
certo non sono il classico figo che tutte vogliono ma non sono nemmeno
il classico cesso, sono esteticamente normale) e questo ha fatto si che
abbia iniziato ad avere delle ragazze e delle storie serie anche molto
lunghe (oltre l'anno) quindi tutto sommato non posso dire di non sapermi
relazionare con le persone ed in particolare con le persone dell'altro
sesso. Inoltre ho una vita sociale normale, ho la mia compagnia con la quale
ci troviamo tutti i fine settimana e con cui andiamo in giro, pub, locali,
discoteche... Da tutti sono considerato molto simpatico perchè ho sempre la
battuta pronta e mi piace moltissimo divertirmi, parlare e scherzare.
Ora voi vi chiederete perchè diavolo vi scrivo se non ho problemi a
relazionarmi con le altre persone, bene allora adesso arrivo al punto, in
pratica io riesco ad essere me stesso (simpatico e divertente) SOLO se
conosco la persona che mi sta di fronte o comunque se dopo che ci parlo un
attimo riesco a prendere le misure di chi ho davanti e capisco fino a dove
mi posso spingere nello sparare cazzate.
Solitamente le ragazze che ho avuto (non molte per la verità, 4-5) le ho
conosciute o tramite amici che me le hanno presentate oppure mediante
internet (specifico che non erano siti di incontri ma mediante facebook)
quindi capite bene che queste tecniche non mi sono utili al mio scopo e per
questo vi chiedo aiuto. Io vorrei sapere come si può approcciare una ragazza
partendo dal nulla, cioè senza averla mai vista ma andando semplicemente da
lei ed iniziando a parlarle, io ho il problema che non so proprio cosa dire
e so che se andassi a parlare con qualcuna che magari mi piace pure, non
riuscirei a fare una grandissima figura -.- so che questo è dovuto al fatto
che sono abbastanza timido e che non ho una grandissima autostima in me
stesso. Io ho sempre paura di fallire e di fare brutta figura :( Mi sapete
consigliare su come posso controllare questa mia "paura"? E soprattutto mi
sapete consigliare qualche tattica di approccio da utilizzare ad esempio in
discoteca? Vorrei sapere qualche argomento di cui parlare per attaccar
bottone perchè so che poi potrei anche cavarmela da me ma proprio non ho
idea di come rompere il ghiaccio ed iniziare a parlare :( Potete ad esempio
suggerire qualche frase o simulazione di discorso che voi fate, avete fatto
o fareste se doveste agganciare una ragazza?
Grazie mille dell'aiuto. Ciao a presto.
Gentile Fabio,
Giro volentieri i suoi quesiti "tecnici" ai nostri lettori più giovani, che
sicuramente le daranno dei consigli su cosa dire nel momento dell'approccio.
Per sapere cosa possa interessare davvero una ragazza, le consiglierei di
andare sul sito di un femminile e di leggere quello che c'è di nuovo, di
cosa si discute, magari leggendo anche i commenti che hanno lasciato altre
ragazze, in modo da essere preparato alle possibili reazioni e alle diverse
sensibilità.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
LA STRADA GIUSTA
Buongiorno,
vi scrivo perchè ho un grosso problema e mi affido a voi, nella speranza
di trovare la strada giusta per risolverlo...
Ho 30 anni, dopo una vita trascorsa nella più completa solitudine
sentimentale, finalmente ho trovato un ragazzo fantastico, con cui mi sento
completa e amata.
A marzo saranno 6 mesi che stiamo insieme, con lui mi trovo bene in tutto
e sento che sia davvero la persona della vita, la persona giusta, ritagliata
apposta per me...
Nonostante tutto questo... non riesco ad avere rapporti sessuali completi
perchè lo respingo nel momento della penetrazione.
Lui mi dice che sembra tutto chiuso, è come se trovasse un muro...
abbiamo provato diverse volte, gradualmente, in diverse posizioni, ma sento
sempre fastidio (anche quando mi tocca solo con le dita) e nel momento in
cui cerca di “entrare” sento dolore e mi irrigidisco... E come se avessi
paura di provare
dolore, quindi mi “difendo” irrigidendo i muscoli (provando ancora più
dolore... assurdo..)
Non sono ancora andata da un ginecologo (...a dire il vero non ho mai
fatto una visita ginecologica), però ho iniziato a documentarmi su internet
e mi sono ritrovata parecchio in quelli che sono i “sintomi” del
vaginismo... Quindi ho provato ad effettuare la codiddetta “dilatazione
graduale”... però sono
parecchio sconfortata, perchè fatico a trovare l’apertura vaginale e
provo fastidio anche ad inserire un cotton fioc... Cosa mi consigliate di
fare?
Lui è tanto comprensivo e non mi fa pressioni... però la situazione sta
diventando pesante e ne soffriamo parecchio... entrambi.
Grazie in anticipo per l'aiuto...
Buona giornata a tutti voi!
Gentilissima.
In effetti sembrano proprio i sintomi del vaginismo. Come prima cosa direi
di cessare di preoccuparsi, perché si tratta di un problema in genere
risolvibile, anche in tempi ragionevoli. Il consiglio è quello di rivolgersi
ad uno psicoterapeuta-sessuologo, che la aiuterà nei vari step che la
porteranno alla guarigione.
Intanto, se volesse fare da sola il primo esercizio, prenda uno specchio e
passi un po' di tempo ad osservare con attenzione questo aspetto meno noto
del suo sé. Gli uomini in questo sono facilitati, sin dalla più tenera età,
perché i loro genitali sono completamente esterni: le donne, per conoscersi,
devono invece usare lo specchio.
Auguri
Dr. Walter La Gatta
MIA FIGLIA E' TIMIDISSIMA
Mi chiamo Sara,
ho una bambina di 9 anni (gemellina) mia figlia da quando è andata all'asilo
a tuttoggi al mattino non parla e quando torna a casa dobbiamo fare il
solito "rito" devo andare a prenderla alla macchina poi abbracciarla e
infine parla. A scuola è timidissima, parla piano, cambia addirittura il
modo di camminare, a ginnastica sembra un'imbranata, insomma quando esce da
casa si trasforma. Si veste sempre con pantaloni e i capelli raccolti, è
talmente bella, ma non mette in risalto niente della sua bellezza, anzi fa
il contrario. A casa è una bambina vivace, sicura di sè, molto intelligente
e intuitiva. la sua passione più grande è la danza e il disegno, qui esprime
il meglio di sè, lei si esprime attraverso bellissimi disegni, a danza va
solo per ballare, è la prima ballerina del suo gruppo, ma comunica
pochissimo e a bassa voce. L'abbiamo portata da una psicologa dall'età di 3
anni, ma non collabora, quindi andiamo io e mio marito per consigli, ma la
situazione non cambia, non sappiamo cosa fare.
Viene sempre invitata a compleanni ma non va, invito qualche volta delle
sue compagne di scuola, quando le sue compagne la vedono a casa è la vera S.
e infatti le dicono ma tu a scuola non sei così, a casa parli normale,
scherzi, ridi, a scuola sei diversa, lei risponde ma io a scuola parlo!!! E'
sempre in competizione col fratello gemello per la scuola, studia tanto ma
per la sua timidezza si blocca spesso e non ha i migliori risultati e rimane
male. A scuola le maestre le hanno creato un blog per farla comunicare con i
compagni di scuola, si lasciano messaggi, anche qui fa fatica, io la spingo
a rispondere o a lasciare commenti, ma scrive poche cose, si intimidisce. Ha
un attaccamento morboso con me, dorme con me da quando è nata, ho cercato
più volte di farla dormire da sola, ma niente, lei dice che sarà lei a
decidere quando dormire da sola, è testarda, a volte con me è
aggressiva, mi risponde male, mi tratta male ma poi mi abbraccia e ritorna
ad essere affettuosa e tranquilla. E' molto legata al fratello e a me, ma
col papà pochissimo, mio marito cerca di prenderla in braccio, di portarla
fuori col fratello, disegna con lei, ma ha un distacco con lui. Ruotiamo
tutti intorno a S., ma non sappiamo cosa fare, come comportarci. Potrei
scrivere un libro su mia figlia, mi sembra di aver scritto le cose più
importanti, se potete darmi qualche consiglio vi sarei molto grata,
grazie!!!!!
Gentilissima Sara,
Non è una grande ideal quella di portare i bambini dallo psicologo quando
sono ancora molto piccoli: in questi casi i genitori potrebbero essere assai
più efficaci, se sono guidati dai consigli di un professionista. Bene dunque
avete fatto ad evitare alla bambina il trauma delle sedute psicologiche e
bene avete fatto ad andare voi, per ricevere consigli ed anche per tenere a
bada la vostra ansia, senza riversarla su vostra figlia. (Quali sono i
consigli che avete ricevuto? Quali hanno funzionato? Quali no? Peccato che
su questo punto non abbia raccontato molto...)
Direi che per prima cosa ci sarebbe da recuperare il rapporto della bambina
con il padre: questa distanza è inspiegabile, se non attraverso questo
eccessivo attaccamento a lei, che rende il padre un suo rivale.
Contemporaneamente andrebbe ridimensionato questo legame troppo stretto con
lei, che limita l'autonomia personale della bambina: S. dovrebbe tornare a
dormire (subito) nel suo letto, ma senza creare traumi. In un primo momento
sarà lei che si trasferirà in camera della piccola, standole accanto tutta
la notte, per diminuire, di settimana in settimana, le ore in cui le fa
compagnia. Se poi la piccola avesse un sonno profondo, lei potrebbe restare
nel tempo dell'addormentamento, per poi tornare a farle compagnia nel caso
si svegliasse durante la notte. Il messaggio praticamente deve essere
questo: devi stare da sola, ma io sono qui, vicina a te, per aiutarti tutte
le volte che vorrai. Per quanto riguarda le relazioni sociali, fate bene ad
invitare a casa delle persone ed in particolare le amiche di S. Più che
imporle le cose poi (devi andare alla festa, devi lasciare il messaggio
ecc.) forse sarebbe meglio coinvolgere la bambina in un lavoro di gruppo con
altre compagne, ad esempio in una recita scolastica in cui lei si possa
esprimere con la danza (magari preparando altre compagne nei passi di danza
da eseguire) o nel preparare cartelloni per gli sfondi del palco con i suoi
disegni, insieme ad altri compagni. Infine, la bellezza: a nove anni, se non
sente ancora il bisogno di piacere, lasciamola stare! Avrà tutto il tempo di
dimostrare agli altri quanto è bella: per ora contentiamoci di renderla
socievole e magari anche simpatica...
Con i migliori auguri.
Dr. Walter La Gatta
AVVOLGERE CORPO E MENTE DI AMORE E SERENITA'
buongiorno mi chiamo sara ho 34 anni e vengo da P., sono operaia da 13
anni.circa 10 anni fa ho conosciuto un ragazzo con il quale ho iniziato una
storia finita due anni fa....ne sono uscita troncata senza autostima ne
fiducia verso gli altri e ho avuto un principio di anoressia finche ho
conosciuto un terapista che studia il comportamento dell'uomo e i relativi
sintomi.mi ha aiutato a capire che questo ragazzo rispecchiava cio che avevo
sempre avuto e il mio modo di pensare attraeva questo percui cambiando la
mente posso cambiare vita..nella mia famiglia domina il maschilismo e l''aggressivita'
soprattutto verbale e pertanto io e mia madre siamo molto remissive e
succubi mentre i maschietti (mio padre e i miei due fratelli) sono molto
iracondi e utilizzano mezzi di comunicazione come gia sopra detto aggressivi
a volte violenti.....il frequentare il mio ragazzo ( violento e aggressivo)
mi ha fatto permesso di vedere tutto cio..e non solo la sfera sentimentale
ne ha risentito ma tutto i legami interpersonali. ho trovato il coraggio di
rialzarmi, sono andata a vivere da sola ,h0 fatto un corso di pilates e sono
andata qualche volta da una terapeuta per smobilizzare i punti chakra.ma
sento che non sto bene.mi sono chiusa nella mia casa o guscio come si suol
dire...ho imparato a coccolarmi ho imparato a conoscere i miei gusti
musicali, alimentari,ect....ho conosciuto sara per la prima volta....e la
paura di poter essere colpita...la paura di una nuova invasione nella mia
vita..fa si che io non esca..non ho voglia di stare con gli altri e quando
raramente mi e' capitato non so starci..sono intollerante e
prevenuta..vorrei fare solo cio che voglio io...cerco sempre di sfuggire
dalle richieste altrui e a volte inventando scuse assurde solo a
ripensarci.....e difatti mi son negata la possibilita' di conoscere persone
e situazioni nuove.vorrei sciogliermi vorrei aver voglia di uscire vorrei
smettere di preoccuparmi su cosa dicono e pensano gli altri...vorrei
avvolgere il mio corpo e mente di amore serenita' e fiducia...cosa mi blocca
al grande lancio???.......help....grazie infinite.attendo vostre notizie
....saluti sara
Gentilissima Sara,
Dalla sua lettera si comprende che lei frequenti, o abbia frequentato,
ambienti new age, quelli cioè dove si è convinti che mente, corpo e spirito
siano una cosa sola e che tutto quello che serve nella vita per stare bene è
sapersi mettere in armonia con l'universo, attraverso esercizi o massaggi,
che donano benessere e serenità.
Personalmente non ho nulla contro questo modo di guardare alla realtà, anzi
sono convinto che questo approccio possa essere utile a molte persone, per
cercare una via verso la salute e l'armonia psichica. Nel suo caso, ad
esempio, queste teorie l'hanno aiutata a capire che la convivenza in
famiglia era diventata intollerabile e che aveva bisogno di costruirsi una
sua vita, dove poter affermare la sua personalità e prendersi maggiore cura
di sé stessa. Ora però, come vede, queste discipline mostrano i loro limiti,
dal momento che non sono in grado di curarla dal punto di vista psicologico.
Come avrà notato infatti, smobilizzare i punti chakra non basta per
risolvere antichi conflitti interiori, o trovare il coraggio di assumersi le
responsabilità della propria vita adulta. Il consiglio allora è quello di
rivolgersi a questo punto ad una buona cura psicoterapeutica, per cercare
nella realtà e non nel magico o nel trascendente, i modi per superare
la depressione, oltre a migliorare l'autostima e le capacità empatiche e
relazionali.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
LA SUA CONDIZIONE DI TIMIDO
Buonasera espongo la mia situazione.
Mi chiamo Luca ho 29 anni e sono di R.Ho
deciso di raccontare il mio vissuto per avere un'opinione sulla
necessità di intraprendere azioni eventuali per correggere il
problema.Credo che la mia condizione di timido abbia avuto esordio non
nella primissima infanzia ma al tempo della scuola elementare. Penso ciò
perché ho un ricordo impresso nella mente dei tempi dell'asilo di
approcci sessuali totalmente espliciti da parte mia nei confronti di una
bambina. Successivamente ,alle elementari ebbi il coraggio di
dichiararmi alla ragazza più bella della classe attraverso appassionate
lettere d'amore ed attenzioni di ogni genere seppur non in maniera
diretta e verbale nonostante questo approccio non porti ad altro che una
garbata indifferenza da parte dell'oggetto delle attenzioni. In
particolare individuo un possibile episodio traumatico in quel periodo;
una bambina della mia classe mi si dichiarò e ,nonostante non fosse
proprio l'oggetto dei miei desideri, accettai di "mettermici insieme".
Dopo alcune ore di finzione la bambina al termine della lezione mi
deride rivelando la presa in giro e dichiarando di
, riferendosi a due ragazzini della mia
classe. Ricordo di essere sprofondato nella vergogna.
Oltre a questo episodio inserisco, nel tentativo di indagare nella mia
psiche, anche un atteggiamento protettivo di mio padre che mi ha sempre
accompagnato a scuola e alle varie attività e seguito e rimproverato in
maniera, forse, eccessiva.
Integro il quadro con una descrizione fisica; sino alla terza media sono
sempre stato molto piccolo di statura e gracile ed ho subito, alle scuole
medie in particolare, angherie e vessazioni, anche se non sono mancate le
volte in cui ho reagito fisicamente, soprattutto con quelli con cui potevo
competere fisicamente. Alle medie non ricordo bene quale fosse il livello
di timidezza comunque doveva avere esordito in maniera abbastanza decisa.
La fase successiva é quella del liceo in cui alterno una fase iniziale,
durante la quale la timidezza, almeno all'interno del nucleo della classe,
lascia posto ad un'esuberanza spesso sopra alle righe.
Una cosa che mi accompagna tuttora é infatti il decadimento della
timidezza in ambienti controllati (ad es. con le stesse persone nello
stesso luogo) quando ad essa subentra in'esuberanza "prepotente" anche se
alcuni blocchi come l'impossibilità a dichiarare interesse a una donna
permangono.
In questo periodo ho un interesse sentimentale ma non oso dichiararmi
nonostante un certo livello di intimità, la paura del rifiuto é divenuto
un blocco insormontabile.
Avvicinandomi alla maggiore età inizia il periodo degli eccessi:
discoteca, droghe leggere e pesanti e di alcune fugaci esperienze sessuali
e sentimentali davvero esigue negli anni e con esiti brevi e
insoddisfacenti.
Terminato il periodo degli eccessi intorno ai 21-22 inizia il periodo
dell'"impegno" con la voglia di recuperare dal periodo precedente.
L'iscrizione all'università accentua le difficoltà caratteriali, il
disagio dell'entrare nelle aule gremita, il restare fuori dalle
socializzazioni che genera impossibilità ad entrare magari in ritardo di 5
minuti per non avere gli "occhi puntati" etc. Queste difficoltà, unite
forse ad una debolezza caratteriale concorrono all'abbandono
dell'università.
Dal punto di vista delle relazioni affettive solo due annotazioni:
un'uscita intorno ai 20 che non portò a nulla per una frase della ragazza
che mi portò a pensare, forse erroneamente di un interesse sulla
situazione economica e una più recente.
La più recente deriva da un aggiramento delle difese erette in ambiente
controllato. Il circolo vizioso é già, infatti, instaurato. L'esperienza
pressoché nulla con l'altro sesso e il blocco della timidezza mi portano
ad escludere rapporti con ragazze che possano raccontare a conoscenti
eventuali inadeguatezze o inesperienze. Tuttavia appunto le mie difese
vengono aggirate ma la relazione che nasce dopo un po'termina.
In sintesi la situazione attuale é questa: non ho veri amici e: cerco ogni
volta che posso di estraniarmi dai rapporti sociali: in primis poiché le
uniche persone con cui potrei uscire sono persone di basso livello
culturale o superficiali. A queste frequentazioni preferisco l'isolamento
tanto che non esco praticamente di casa. Per quanto riguarda i rapporti
con l'altro sesso mancando le occasioni di socializzazione il problema non
si pone e se anche si ponesse sussistono i problemi pregressi e ad essi si
aggiungono le difficoltà di un primo approccio.
Se ho scritto questo messaggio é perché mi accorgo che, ad esempio, ad un
corso mi é impossibile parlare in pubblico anche se lo vorrei e quando
sono costretto a farlo il battito del cuore mi porta a farlo con voce
distorta e con difficoltà di espressione. Questo mi causa non poche
difficoltà e rende tutte le situazioni più difficili e dal momento che non
ho un lavoro, ho intenzione di crearmene uno dal nulla o quantomeno di
provarci e per giunta di farlo in un altro paese, si capisce come io nelle
situazioni che mi mettono a disagio mi ci debba "immergere" totalmente.
Esistono soluzioni possibili? Si tratta di timidezza o di ansia sociale?
Quale é la via da intraprendere?
Spero vivamente di non avervi tediato anche se capisco sia inevitabile,
visto il contenuto.
Vi prego in tal caso di non tenere questo sfogo in considerazione.
Gentilissimo Luca,
La sua lettera non è stata affatto noiosa, anzi è stata utile per
comprendere meglio alcuni aspetti della sua personalità e della sua vita.
L'impressione che se ne ricava è quella di un ragazzo che è stato sempre
protetto dalla famiglia e che è riuscito a risolvere le situazioni difficili
della vita soprattutto attraverso la fuga (la fuga dall'università, dalle
relazioni sociali, dalla relazione di coppia). Tranne che quei pugni dati
alle medie, ai compagni con i quali era possibile un confronto fisico, lei
non ha fatto che fuggire, anche attraverso l'uso di droghe, leggere e
pesanti, oppure indossando una maschera sociale che l'ha portata a
comportarsi in modo opposto a quello che sentiva di essere, seppure solo in
ambienti protetti, con persone che ormai conosceva bene. Ma veniamo alle sue
domande. Ci sono soluzioni a che? Se lei pensa a soluzioni radicali, capaci
di trasformarla in una persona completamente diversa, direi che questo è
piuttosto improbabile.
Se lei invece si chiede se esistono soluzioni per stare meglio, riuscire a
dare un appuntamento ad una ragazza, trovare un lavoro, riprendere gli studi
(cosa che le consiglierei con grande convinzione), direi che si, esistono
soluzioni, come ci raccontano quotidianmanete i pazienti che come lei
all'inizio si sentivano delle persone senza qualità. Quanto alla seconda
domanda, direi che timidezza e ansia vanno a braccetto: se non vi fosse una
certa naturale ritrosia verso i rapporti sociali, non vi sarebbe ansia nel
momento di doversi esporre a questo tipo di relazioni e viceversa. E
arriviamo alla terza domanda, sulla via da intraprendere. L'unica via da
intraprendere in queste situazioni è l'esposizione graduale alle situazioni.
Se decidesse di affidarsi alle terapie psicologiche, dovrebbe scegliere un
terapeuta cognitivo comportamentale, che fa terapie brevi, focalizzate sui
sintomi: sono le più efficaci per i problemi di ansia. Se decidesse di fare
da solo, il segreto è quello di dividere i problemi per tipologia e per
importanza. Si comincia con il problema meno importante e meno ansiogeno e
ci si lavora intorno, per riuscire, poco alla volta, a portare a casa
l'obiettivo che ci si è dati. Poi si procede, fino ad arrivare, forti delle
conquiste conseguite e dell'aumentata autostima, alle problematiche più
ansiogene: nel suo caso, quella di flirtare con una ragazza e darle un
appuntamento.
Buon lavoro ;-)
Dr. Walter La Gatta
IL PROBLEMA E' LA
SUDORAZIONE
mi chiamo Paolo, ho 43 anni, avrei bisogno
di una prima consulenza, se possibile.
Ho un problema (spero solo uno) che
riguarda il rossore, al dire il vero non mi preoccupa tanto diventare
rosso, anzi forse mi avvantaggia, il problema che non so affrontare e che
mi crea non pochi problemi sociali e tremendi imbarazzi, è la sudorazione.
Più precisamente, inizio a sudare e non mi
fermo più, in estate in particolare arrivo a bagnare i vestiti, succede
quando incontro qualcuno o conosco qualcuno, eppure fosse per me farei
amicizia con il mondo intero.
Non so se può servire questa informazione,
tempo fa, circa 15 anni fa feci il corso per il training autogeno, ebbe
degli effetti stupefacenti, anche in piena estate ridusse drasticamente
questo mio problema, ma dovetti fermarmi a praticare il T.A. perchè
portando l'auto stavo passando un incrocio senza fermarmi, mi avvisarono
che poteva succere, ebbi paura e smisi. Mi può dare una prima consulenza
su come posso risolvere o tentare di risolvere la sudorazione? almeno
questo problema vorrei eliminarlo, diventare rosso non mi interessa, se
poi si può risolvere anche quello meglio ancora. So di aver dato poche
informazioni, ma è difficile sapere cosa dire.
Vi ringrazio anticipatamente e resto in
attesa di una Vostra cortese risposta.
Distinti saluti
Paolo
Gentile Paolo,
Anzitutto occorrerebbe capire quale è la natura di questa sudorazione e in
quali situazioni essa si manifesta maggiormente. Poiché però lei riferisce
anche di frequenti rossori nei rapporti sociali, mi sembra di poter dire che
la sintomatologia riscontrata sia quella tipica di un disturbo d'ansia. Se
escludiamo la terapia farmacologica, che peraltro ha un effetto sul momento,
ma non cura il sintomo in nessun altro modo, non rimangono che la
psicoterapia e l'apprendimento di una tecnica di rilassamento, come appunto
il training autogeno.
Il training autogeno non è affatto pericoloso, a meno che non lo si faccia
in situazioni particolari, che richiedono un comportamento vigile e
reattivo. E' alquanto bizzarro dunque che le sia venuto in mente di
praticarlo proprio mentre era alla guida...(?) Per quanto riguarda la
psicoterapia, cercare di comprendere le ragioni dell'esagerato livello di
attivazione dell'organismo, potrebbe essere utile a modificare certi suoi
pensieri ed abitudini che in qualche modo "remano contro" quando si trova a
dover agire in determinate situazioni, in modo da ristabilire un certo
equilibrio e una chiara attenuazione dei sintomi.
Cordialmente.
Dr. Walter La Gatta
CERCO RISPOSTE
Salve sono Pietro ho
24 anni vivo a N., sono su internet da un'ora a cercare risposte, non riesco
a capire perchè sono così chiuso solamente ed esclusivamente nei rapporti
con l'altro sesso, non riesco proprio a esternare le mie emozioni non ne ho
la + pallida idea del perchè. Vorrei fare un complimento a una ragazza che
mi piace ma proprio non ci riesco non so per quale motivo.
Proprio stamane avrei voluto "approcciare" con una ragazza che conosco
pochissimo ma non so come fare è una cosa per me impossibile, sono molto
timido e anche lei lo è. Lei ha 21 (...) Sono una persona ipersensibile, me
lo dicono tutti, (...)
Lei è molto particolare è una persona molto sensibile e timida ha uno
sguardo talmente dolce che lascia senza parole, la sua dolcezza si vede nel
suo sguardo e si sente quando canta. Appena lei è entrata (...) c'è stato un
"magnetismo" avvertito da ambedue le parti, c'è stato un attimo molto
imbarazzante che è difficile descrivere per e-mail è stata un'incitazione
molto sottile da parte di (...) a conoscerci e a stare insieme ovviamente ci
siamo impietriti tutti e due, lei addirittura ha abbassato lo sguardo.
Siete gli unici ai quali chiedo consiglio perchè ho trovato queste righe
nell'articolo http://blog.donnamoderna.com/sessoeluna/archives/753 :
I timidi infatti sono delle persone normalmente
molto riflessive, preoccupate di piacere agli altri (per questo si preparano
sempre al meglio, in tutte le circostanze!), sono persone empatiche, gentili
e anche, generalmente, con un elevato livello intellettivo. E’ davvero
spiacevole che tante umane qualità vengano poi espresse nel modo sbagliato,
solo per la difficoltà a contenere le emozioni e per un troppo elevato
livello di autocritica. Molto spesso i timidi assumono per questa ragione
atteggiamenti di estrema incertezza, oppure comportamenti antisociali,
evitanti, o perfino arroganti.
Credo sia importante puntualizzare il fatto che i timidi sono
fondamentalmente questo e che riescono a provare emozioni fortissime
Non sono mai stato con una ragazza non ho mai avuto rapporti, c'è stato solo
il primo bacio e basta. Ho paura forse di non essere in grado di dimostrare
l'amore vero che ancora non si capisce bene cosa sia veramente, ho paura di
mostrarmi nudo a una ragazza, ma sono sicuro del fatto che ce la metterei
tutta per farla stare bene e per farle setire che le voglio veramente bene.
Attendo fiduciosamente un vostro consiglio
Grazie
Pietro
Gentile Pietro,
Anzitutto mi perdoni per gli omissis, ma lei ha fornito dei particolari così
precisi nella sua lettera, che sarebbe stato facilmente individuabile e
dunque, per ragioni di privacy, abbiamo dovuto tagliare un po'.
Non tutte le persone semplicemente timide hanno difficoltà a sviluppare un
rapporto con una persona dell'altro sesso. Credo che, nel suo caso, oltre
alla timidezza, vi siano anche dei condizionamenti dovuti a precedenti
esperienze negative con l'altro sesso, o a pregiudizi nei riguardi del
genere femminile. A volte la grande ansia provata in determinate circostanze
è dovuta semplicemente a mancanza di informazioni e di esperienze.
Credo che la persona che vi ha consigliato di frequentarvi, evidentemente
più matura ed esperta di voi, abbia intuito le affinità dei vostri caratteri
e dunque anche io le suggerirei di mettersi alla prova con questa persona,
che probabilmente più di altre potrebbe comprendere le ragioni delle sue
esitazioni e delle sue incertezze. Come fare? La cosa migliore è agire per
gradi; mai tentare di superare sé stessi... Cominci con degli sguardi sempre
più prolungati, poi cerchi una scusa per avvicinarsi a lei e per toccarla
amichevolmente, qualche scambio di sorrisi, poi la richiesta del numero di
cellulare, poi un sms, poi una telefonata e così via.
Auguri!
Dr. Walter La Gatta
PAURA DI DISTURBARE
Sono Marco, di 15 anni, e
le vorrei chiedere aiuto per un problema che potrebbe sembrare di poco
conto, ma che invece, almeno per me, è molto fastidioso.
Si tratta della paura di essere di disturbo
all’altro, paura dovuta, almeno credo, anche dal fatto che mi è stato
sempre insegnato a rispettare gli spazi dell’altro. In generale, riesco a
gestire molto bene questa paura, soprattutto nella comunicazione
faccia-faccia, ma vi è un campo in cui non riesco proprio a vincere ciò:
le telefonate.
Devo innanzitutto premettere che non sono
molto tipo che usa il telefono, preferisco usare gli SMS o direttamente la
comunicazione “materiale”, ovvero guardando il mio interlocutore.
Detto ciò, ho molta paura di telefonare,
perché ho paura di essere un “rompiscatole”, di telefonare in momenti poco
opportuni, di essere di intralcio. Per farmi capire meglio, le faccio un
esempio pratico.
Un mio amico non sta bene, e so che ha
avuto, magari, anche la febbre molto alta. Dentro di me vorrei telefonare
per chiedergli come sta, se è migliorato, se lo rivedremo a scuola in
tempi brevi, o semplicemente essergli vicino. Però, quando arriva il
momento di andare a prendere il telefono e chiamarlo, sento una
elevatissima ansia: e se sta dormendo perché non si sente bene ed è
stanco? E se con la mia telefonata potessi quindi disturbarlo? Decido
quindi di non chiamare, anche se dopo pochissimo mi vengono dei forti
rimorsi.
Terrei a precisare che l’ansia è tutta
concentrata negli attimi in cui devo prendere il telefono e aspettare la
risposta dell’interlocutore. Quando egli risponde, e inizia la
conversazione, l’ansia scompare, e riesco a parlare normalmente, come se
non avessi mai avuto paura di niente. Inoltre, ciò succede quando devo
chiamare “a sorpresa”: se magari il mio interlocutore mi contatta in
precedenza tramite per esempio SMS, io non ho per niente paura a
telefonargli, sapendo che è totalmente disponibile.
La ringrazio per l’attenzione che porrà, e
le chiedo disperatamente aiuto per risolvere il problema.
Marco
Caro Marco,
Leggendo la tua lettera, credo che molte persone abbiano pensato: magari
fossero tutti così! Infatti, purtroppo viviamo in un mondo che sembra
non rispettare più le buone maniere e tutti (chi più, chi meno) si
ritengono autorizzati a irrompere con il cellulare nella privacy degli
altri, senza più guardare a orari, giornate di festa, giorni di
malattia, ecc.
Detto questo, anche esagerare in senso opposto, ovviamente, non va bene,
soprattutto se la cosa ti genera dei sensi di colpa. Come spiegare che
non hai telefonato a qualcuno perché pensavi di disturbare? La maggior
parte delle persone penserebbe che questa sia una scusa, oltre tutto
anche banale.
Il consiglio dunque è questo: dopo aver fatto una attenta valutazione
della situazione, in base alle abitudini che conosci della persona,
decidi quale è, secondo te, l'ora migliore per telefonare. Una volta
stabilito l'orario, porta avanti la telefonata fino in fondo, cercando
di non essere ansioso (magari conta a voce alta, mentre aspetti che
l'altro risponda, senza lasciarti sopraffare dai pensieri negativi).
Quasi sicuramente la persona sarà disponibile (altrimenti avrebbe
staccato il telefono!), ma se non lo fosse , alla fine potrà dirti di
richiamare più tardi... Non succederà certamente nulla di tragico.
Un'altra cosa importante, quando telefoni, è quella di esordire così:
"ciao, sono Marco. Ti disturbo? Possiamo parlare?" In questo modo sarai
ancora più sicuro della disponibilità dell'altro.
Nel dubbio inoltre, decidi sempre per il telefonare: meglio sbagliare
perché hai disturbato in un momento non adatto che portare gli altri a
pensare che sei una persona superficiale o un menefreghista, ti pare?
Ciao.
Dr. Walter La Gatta
L'ALCOOL MI FA
DIMENTICARE DI ESSERE TIMIDO
Salve, mi chiamo T. e ho 17 anni. Sono un ragazzo molto timido e
silenzioso, e nella mia compagnia di amici mi sentivo sempre poco
considerato e fuori luogo. Questi miei compagni bevono alcolici praticamente
ogni weekend ma io, fino a un mese fa all'incirca, ero sempre riuscito a non
cadere nella tentazione. Purtroppo però un giorno ho deciso di provare
anch'io e l'effetto che mi ha dato è stato a dir poco esaltante. Ho messo da
parte la timidezza, ho cominciato a chiacchierare e socializzare con
tutti(anche con persone che non conoscevo) e mi sono divertito come non mi
ero quasi mai divertito in vita mia. Questo episodio ha fatto sì di
scatenare una specie di attrazione tra me e l'alcol. Difatti i tre sabati
successivi ho sempre bevuto e mi sono sempre divertito. Questo finchè una
volta non mi sono sentito male e ho passato una nottata terribile. Dopo
questo episodio ho deciso di smettere di bere, e fin qui tutto bene. Il
problema è che sono quasi sicuro di ricaderci. Perchè l'alcol mi fa
dimenticare di essere timido e mi da sicurezza in me stesso. Anche gli amici
mi considerano e stimano di più da quando bevo. Se si mettono insieme tutti
questi ingredienti, credo che ci voglia un attimo a ritornare nella
trappola. Eppure io non voglio arrivare a farmi del male per superare questo
blocco emotivo. Non ho intenzione di diventare un alcolista. Purtroppo è
molto probabile che la cosa si ripresenti. Volevo sapere qual'è la sua
opinone in merito e se può suggerirmi qualche consiglio. Grazie.
Gentile T.,
E' chiaro che l'alcol, così come la droga, ha i suoi effetti piacevoli e
positivi e che dunque molte persone lo utilizzano non per cercare di farsi
del male, ma per cercare di stare meglio, di superare i problemi, di trovare
un po' di felicità, o anche semplicemente di divertirsi di più, come nel tuo
caso.
Il problema però è che questi effetti piacevoli che hai riscontrato, a
breve, se dovessi continuare per questa strada, non li proveresti più... Per
provarli di nuovo dovresti infatti aumentare la dose: bere il doppio, poi il
triplo, poi il quadruplo ecc, di quello che bevi oggi. Questo dunque, con il
tempo, non solo non ti aiuterebbe nei tuoi problemi di timidezza e di
inibizione, ma anzi li aggraverebbe, perché perderesti man mano le poche
certezze che fin qui ti sei conquistato. L'alcol inoltre, non solo potrebbe
mettere a rischio la tua salute e la tua incolumità, ma ti potrebbe portare
anche a vergognarti di giorno di quello che combini di notte, quando sei
ubriaco, (es. battute, scherzi, approcci sessuali, ecc.) spingendoti a bere
anche in condizioni diverse da quelle del divertimento serale, oppure a
sviluppare fobie sociali e attacchi di panico, per paura di incontrare gli
altri quando non sei ubriaco. Il consiglio dunque è quello di goderti il
ricordo di queste belle serate divertenti che hai trascorso, cercando di
fare il possibile per non ripeterle, anche se so quanto costi dire di no
agli amici che insistono e so anche che, purtroppo, non tutti ci riescono.
Spero che tu possa trovare in te la forza di capire che se essere simpatici
agli altri ha questo costo, è decisamente troppo! Meglio, molto meglio,
essere timidi e silenziosi e magari attaccare bottone con chi è timido e
silenzioso come te, che lasciarsi "violentare" dai fumi dell'alcol, nella
speranza di sembrare quello che non sei.
Ciao, stai bene.
Dr. Walter La Gatta
LA TIMIDEZZA HA PRESO IL SOPRAVVENTO
Sono Laura,ho 41 anni
e la timidezza,da sempre cruccio, ha preso il sopravvento. Ho sempre cercato
di contrastarla, di accettarla,di conviverci.Tutti tentativi andati a
vuoto,viste le condizioni in cui sono adesso,incapace di parlare, persino di
ragionare. Già,non so cosa mi succeda interiormente, ma è come se qualcuno
staccasse il collegamento tra il mio cervello e la mia lingua. Farfuglio,
annaspo,non so quello che dico. E non è un modo di dire. E' così. A tal
punto che mi sono preclusa al mondo. Sono madre e moglie,le cose della vita
mi costringono a fare,a muovermi,a parlare con gli altri. Ma il prezzo è
altissimo, provo grandi sofferenze,mi prendono spasmi allo stomaco, grandi
mal di testa,sudorazioni, rossori che non sono manco più tali,divento
viola,la gestualità è esasperata,è come voler poter comunicare solo coi
gesti,senza l'uso della parola. Parola che esce distorta, falsa, stupida.
Già,appaio perfino stupida. Ho provato a chiedere aiuto,ma il risultato è
stato che sono entrata in una spirale di medicinali,di cui sono diventata
dipendente. Ho fatto anche qualche seduta psicologica, ma non mi sentivo
capita. Piuttosto mi sentivo più confusa. E poi i costi delle sedute mi
hanno costretta a capitolare. Speravo che le medicine a lungo andare mi
avrebbero aiutata.All'inizio della terapia,mi sentivo meglio,mi sentivo
calma,quasi stordita.
Non provavo emozioni. Ricordo che mi sentivo leggera,non avendo più quel
peso sullo stomaco.Poi è arrivata l'assuefazione,e la magia è svanita. Son
piombata in uno stato peggiore rispetto all'inizio. Non la sto a fare
lunga,arrivo all'oggi. Ora prendo ansiolitici a go-go,ho prenotato una
visita psichiatrica,potendomi permettere solo quella. Tutti i santi giorni
mi interrogo sul perchè della mia condizione,di come abbia fatto a ridurmi
cosi,cosa mi è capitato da qualche parte lungo la mia vita che ha innescato
questo meccanismo infernale. Ho una bimba di 7 anni alla quale non ho reso
la vita facile. Forse le ho arrecato danno con la mia instabilità. Mi chiedo
cosa abbia fatto mia madre perchè io fossi cosi insicura di me. E mia madre
è tutt'altro che instabile. Insomma alla mia enorme preoccupazione per la
mia sorte,alle volte vorrei far tacere la mia emotività per sempre,si
aggiunge quella sulla sorte della mia bimba,destinata ad avere molti più
disturbi di me. E la visione del suo futuro mi fa disperare,perchè sarò
stata io a renderla una persona problematica. Non so chi mi leggerà,semmai
qualcuno lo farà. Io ci spero,e spero in una parola di conforto. La sola che
mi dà un breve sollievo,prima di ripiombare nel caos della mia testa.
Gentile Laura,
Lei dice che è la timidezza ad aver preso il sopravvento, mentre dalle sue
parole mi sembrerebbe di cogliere un sottostante stato ansioso-depressivo,
che evidentemente i farmaci non riescono a tenere sufficientemente sotto
controllo. Non saprei cosa dirle: è evidente che l'unica cura, vista anche
l'inefficacia dei farmaci, come del resto lei ben sa, è la psicoterapia. La
così detta "terapia della parola", non appartenendo alla branca delle
scienze esatte, non è sempre efficace, è vero. Perché lo sia, occorre che si
verifichi un'alchimia fra vari elementi: in primis la fiducia del paziente
nel terapeuta e nel percorso che si appresta a seguire, oltre al suo reale
desiderio di guarire (in molti casi la malattia produce benefici secondari
che il paziente non desidera abbandonare). Inoltre, è importante che il/la
terapeuta abbia doti di empatia e di buona comunicazione e sappia
sollecitare nel paziente quelle energie e quelle risorse che possano
portarlo verso la guarigione. Non tutti i terapeuti hanno queste capacità,
al di là della loro preparazione teorica, ma soprattutto direi che non tutti
i terapeuti sono capaci di farlo a livello universale, con tutti i vari tipi
di pazienti. La decisione di intraprendere una psicoterapia va meditata: non
si va dal primo terapeuta che capita, non si abbandona dopo la prima seduta.
Nel suo caso, ad esempio, può darsi che quello stato di "confusione" che lei
avvertiva era proprio il segnale che qualcosa di nuovo si stava muovendo in
lei, qualcosa che, nel tempo, avrebbe potuto portarla verso il cambiamento e
la guarigione. Detto questo, mi rendo conto che la psicoterapia è costosa,
ma non è sempre detto che i prezzi più alti corrispondano al miglior
servizio: cercando meglio, potrebbe anche imbattersi in qualcuno/a che, ad
un prezzo ragionevole, le potrebbe dare le cure di cui ha bisogno. Si chiede
cosa abbia fatto sua madre perché lei fosse così insicura di sé, si chiede
se sua figlia avrà disturbi a causa della sua emotività: queste cose non si
leggono, purtroppo, dentro una sfera di cristallo e non esiste al momento
altro mezzo, per scoprirlo, che la psicoterapia. I farmaci, è vero, sono
molto più economici, ma la sua lettera dimostra che non sono la soluzione e
che anzi, in molti casi peggiorano addirittura la situazione.
Forse tutto quello che le ho scritto non è la parola di conforto che lei si
aspettava ma, come si dice, il medico pietoso fece la piaga puzzolente:
i suoi problemi psicologici non sono una dannazione inviatale da una
divinità malevola, sono problemi che riguardano la gestione dell'ansia e
dunque sono problemi affrontabili, curabili. Il consiglio dunque è quello di
non cercare parole di conforto da chicchessia, che lasciano il tempo che
trovano: esistono delle cure, le faccia!
La saluto cordialmente, augurandole di ritrovare presto un po' di serenità.
Dr. Walter La Gatta
PROBLEMI DI TIMIDEZZA MAI AVUTI PRIMA
Salve, mi chiamo
Laura ho 21 anni e da un paio di anni ho problemi di timidezza che non avevo
mai avuto prima. Ad oggi il problema mi sta causando molti inconvenienti.
Devo premettere che ho una famiglia fantastica, studio all’estero, e sono
sempre stat reputata una ragazza dal carattere deciso e forte. Dallo scorso
anno pero’ ho iniziato ad arrossissire immprovvisamente in tante occasioni,
e con il passare del tempo sono aumentati e peggiorati, fino ad arrivare al
punto che anche pagare una bottiglia di latte al supermercato era motivo per
me di angoscia (sapendo che sarei arrossita e sapendo lo sguardo sbalordito
che avrebbe fatto la cassiera.) Ad oggi davvero non capisco quale sia il mio
problema, sono una bella ragazza con molti obiettivi nella vita, studio
quello che amo e per di piu all ‘estero. Sono curiosa di natura e ho sempre
amato relazionarmi con le persone e conoscerne di nuove.
Ho buone capacita’ comunicative e non ho davvero nulla di cui
vergognarmi. Io sono pienamente consapevole dei miei limiti ma anche delle
qualita’ che possiedo percio’ davvero non riesco a concepire il perche’ in
mille situazioni dalla piu’ stupida alla piu’ seria, in tutte le ore del
giorno o della notte io arrossisco. Quando arrossisco ho provato mille volte
a ripetermi in testa che non avevo nulla di cui vergognarmi, ma nn serve a
nulla, accade e basta. La cosa triste e’ che mi capita con tutti, amici,
familiari, gente che non conosco. Credo di aver davvero bisogno di aiuto,
voglio sconfiggere questo problema, e voglio farlo in fretta, perche’ mi
rendo conto che mi sta cambiando e mi limita tantissimo. Mi crea
problemi all’ universita’ ma anche nel relazionarmi con gli altri.(per
esempio io ho una buonissima capacita’ di parlare-scrivere in inglese eppure
ogni volta che mi trovo a parlarlo, anche se poi parlo splendidamente, e’
sicuro che gia’ sono rossa come un peperone!!!) Ero davvero diversa,
sfacciata, sicura di me e non curante del giudizio degli altri. Cosa mi e’
successo? Lei pensa che potro’ tornare come ero una volta? Finora nessuno
capisce quanto questa situazione mi stia angosciando e spero proprio che lei
possa essermi di aiuto.
La ringrazio in anticipo e spero di ricevere una risposta al piu’ presto,
Laura
Gentile Laura,
Se lei arrossisce oggi, sicuramente arrossiva anche in passato, anche se non
ci faceva caso. Si tratta infatti di una normale reazione fisiologica, che
dipende da tantissimi fattori, non solo psicologici, ma anche organici e che
in alcuni soggetti è più accentuata rispetto ad altri. Cosa può essere
cambiato in lei? Probabilmente il fatto che qualcuno glielo ha fatto notare
e da allora lei non riesce più a comportarsi spontaneamente, liberamente: la
perfetta percezione che lei ha acquisito sul rossore del suo viso è
diventata un allarme continuo, che non la lascia né di giorno, né di notte.
Paradossalmente però, più ci pensa, più se ne preoccupa, più le capita di
arrossire. Il problema infatti è causato dall'ansia e, come lei sicuramente
saprà, l'ansia genera ansia. Un consiglio dunque potrebbe essere intanto
quello di affinare le tecniche di osservazione e imparare a concentrarsi di
più sugli altri: faccia delle letture che riguardano il linguaggio del
corpo, il linguaggio verbale, il linguaggio simbolico. Tutto questo
potrà aiutarla a spostare l'attenzione da sé stessa agli altri: questa
minore attenzione che riserverà a sé stessa la renderà molto meno ansiosa.
Inoltre, un'altra considerazione: molti studi hanno dimostrato che le
persone si giudicano molto peggio di quanto non vengano giudicate dagli
altri. Provi dunque a cambiare il suo metro di giudizio per quanto
riguarda sé stessa, sia meno critica e meno esigente: un po' di rossore del
resto non cancella certamente la sua intelligenza, né la sua capacità di
relazionarsi con gli altri, che dice di essere già ottima, il che è una
bella fortuna. Meno penserà al rossore, meno le succederà di arrossire,
proprio come accadeva qualche anno fa, in cui lei si sentiva "diversa,
sfacciata, sicura di me e non curante del giudizio degli altri" , (anche
se chiaramente non era così).
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
VORREI AMARE ED ESSERE AMATA CON PASSIONE
Buonasera, sono una "ragazza" di 31 anni, il
mio problema è dovuto a un misto di timidezza e mancanza di autostima (forse
collegate tra loro), che mi hanno sempre portato a scegliere dei ragazzi che
non corrispondevano in pieno ai miei desideri e necessità, cioè quando c'era
la complicità intellettiva mancava l'attrazione fisica e viceversa.
Questo, nel tempo, non ha fatto che aumentare lentamente il senso di
insoddisfazione e rabbia, dopo mille speranze deluse e possibilità svanite a
causa della timidezza stessa, e il senso di inadeguatezza,
inferiorità e invidia verso gli altri che, invece, appaiono ai miei occhi
sempre più soddisfatti e convinti di me. Vorrei trovare la felicità
dell'appagamento totale della mia persona (corpo e mente) e il modo di
lasciar andare liberi i miei sentimenti, le mie emozioni, i miei pensieri,
senza paure di essere giudicata o di sbagliare di fronte agli altri, di
essere amata e di amare con passione.
Grazie,
Ciliegia 79
Gentile Ciliegia,
Faccia attenzione, quando parla degli "altri", che tanto invidia e verso i
quali si sente inadeguata. Infatti, talvolta le persone timide tendono a
semplificare molto le situazioni complesse, attribuendo a proprie
manchevolezze ciò che invece riguarda situazioni sociali oggettivamente poco
favorenti.
Non tutto ciò che capita nella vita, insomma, è deciso e provocato da noi:
sarebbe bello se fosse così! Probabilmente lei fin qui è stata semplicemente
sfortunata: non ha fatto gli incontri giusti.
Prima di arrivare a conclusioni pessimistiche sul suo destino, la inviterei
a modificare le sue frequentazioni sociali, sforzandosi di conoscere molte
più persone (e di migliore qualità).
Questa almeno è cosa che lei potrebbe fare per aiutarsi un po'.
Inoltre: è sicura, sicurissima, che "gli altri" che le sono intorno non
abbiano anche loro qualche piccolo o grande problema? Vivono tutti felici e
contenti, come nelle favole? Provi ad osservare meglio...
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
VAGINISMO
Buongiorno,
vi scrivo perchè ho un grosso problema e mi affido a voi, nella speranza
di trovare la strada giusta per risolverlo...
Ho 30 anni, dopo una vita trascorsa nella più completa solitudine
sentimentale, finalmente ho trovato un ragazzo fantastico, con cui mi sento
completa e amata.
A marzo saranno 6 mesi che stiamo insieme, con lui mi trovo bene in tutto
e sento che sia davvero la persona della vita, la persona giusta, ritagliata
apposta per me...
Nonostante tutto questo... non riesco ad avere rapporti sessuali completi
perchè lo respingo nel momento della penetrazione.
Lui mi dice che sembra tutto chiuso, è come se trovasse un muro...
abbiamo provato diverse volte, gradualmente, in diverse posizioni, ma sento
sempre fastidio (anche quando mi tocca solo con le dita) e nel momento in
cui cerca di “entrare” sento dolore e mi irrigidisco... E come se avessi
paura di provare
dolore, quindi mi “difendo” irrigidendo i muscoli (provando ancora più
dolore... assurdo..)
Non sono ancora andata da un ginecologo (...a dire il vero non ho mai
fatto una visita ginecologica), però ho iniziato a documentarmi su internet
e mi sono ritrovata parecchio in quelli che sono i “sintomi” del
vaginismo... Quindi ho provato ad effettuare la codiddetta “dilatazione
graduale”... però sono
parecchio sconfortata, perchè fatico a trovare l’apertura vaginale e
provo fastidio anche ad inserire un cotton fioc... Cosa mi consigliate di
fare?
Lui è tanto comprensivo e non mi fa pressioni... però la situazione sta
diventando pesante e ne soffriamo parecchio... entrambi.
Grazie in anticipo per l'aiuto...
Buona giornata a tutti voi!
Gentilissima.
In effetti sembrano proprio i sintomi del vaginismo. Come prima cosa direi
di cessare di preoccuparsi, perché si tratta di un problema in genere
risolvibile, anche in tempi ragionevoli. Il consiglio è quello di rivolgersi
ad uno psicoterapeuta-sessuologo, che la aiuterà nei vari step che la
porteranno alla guarigione.
Intanto, se volesse fare da sola il primo esercizio, prenda uno specchio e
passi un po' di tempo ad osservare con attenzione questo aspetto meno noto
del suo sé. Gli uomini in questo sono facilitati, sin dalla più tenera età,
perché i loro genitali sono completamente esterni: le donne, per conoscersi,
devono invece usare lo specchio.
Auguri
Dr. Walter La Gatta
FELICE DI ESSERE
STRANA
Buongiorno,
ho 27 anni. Da sempre sono timida. Primo
fidanzato a 19anni, praticamente mai parlato con un ragazzo prima, pochi
amici e a scuola sempre presa in giro perché non parlavo. Sono sicuramente
migliorata ma ancor oggi non sono in grado di farmi nuovi amici e sono
profondamente in imbarazzo ogniqualvolta mi trovo sola con una persona che
non siano le mie 3 amiche o i miei genitori. Non so cosa dire, nel mio
cervello non passa nulla, mi sento una stupida.
Sono molto bella e so di esserlo ma non ho
autostima per il carattere. Mi sento poco interessante e la mia più grande
paura è che se ne rendano conto gli altri.
Ho avuto qualche fidanzato, ma per
diventare tali si sono davvero dovuti impegnare perché io tengo a
distanza. Dopo aver lasciato il fidanzato storico, da 1anno, non riesco
più ad avere relazioni. Non mi va di uscire con nessuno, non mi va di
affrontare le chiacchiere da primo appuntamento, cosa che mi mette in
ansia. Così mi comporto liberamente passando direttamente al sesso,
passando per facile, anche se non mi importa granchè. Per me è molto più
facile andare a letto con qualcuno dicendo che voglio solo quello. Nel
sesso mi sento molto sicura di me.
Quando esco con qualcuno mi devo preparare
degli argomenti e mi sento patetica. Non mi sento mai all’altezza degli
altri. E dire che mi sono laureata in anticipo con 110 e lode.
Per me il dovere viene sempre prima di
tutto. Non mi lamento mai e mai ammetto se non sto bene. Con le mie amiche
passo per la donna perfetta e ho sempre e comunque il sorriso sulle
labbra. Con gli sconosciuti mi comporto tendenzialmente male, a detta di
tutti. Sono asociale e faccio di tutto per risultare antipatica. Come se
non volessi che si avvicinassero, e forse è così. Preferisco pensino male
di me piuttosto che mi conoscano e magari scoprano che valgo poco.
Ma darei tutto per essere come gli altri.
Per incontrare qualcuno che conosco non troppo e riuscire a fare due
chiacchiere. Non pretendo di diventare una pr ma gradirei non fare sempre
scena muta.
Sono felice di essere strana ma sono stanca
di essere costantemente a disagio.
Consigli?
Grazie
Rebecca
Gentile Rebecca,
Sinceramente non credo che lei si valuti così poco dal punto di vista
intellettivo: per prendere 110 e lode non basta sicuramente un bel sorriso
(e credo lei non sia potuta andare a letto con tutti i suoi professori, per
conquistarsi questo voto...) Dunque, dietro questo 110 e lode non può che
esserci intelligenza, metodo, organizzazione: condizioni di cui lei non può
che essere consapevole.
Forse quello che le manca, quello in cui sente di non valere abbastanza non
sta nell'intelligenza, quanto nell'abilità sociale, nella capacità di
relazionarsi con gli altri, di costruire e mantenere una relazione amicale o
sentimentale. Puntare dunque tutto sul corpo, come lei fa, o essere sempre
disponibile sessualmente, pur di evitare l'imbarazzo e le ambiguità del
primo appuntamento, è un torto che lei sta facendo anzitutto alla sua
intelligenza. Infatti, le abilità sociali non sono innate: spesso, per molte
persone, rappresentano una difficile conquista, che si ottiene con sforzi e
sacrifici, allo stesso modo in cui si può ottenere una laurea con il
massimo dei voti. Lei invece, per non mettersi in discussione, ha scelto la
prima strada in discesa che ha trovato, la più facile da percorrere, anche
se, come vede, non la sta portando da nessuna parte. Le relazioni mordi e
fuggi che ha scelto di avere possono rappresentare una effimera
soddisfazione per il suo narcisismo, ma non le regalano felicità,
equilibrio, sicurezze, ovvero quello che cercano "gli altri", cui lei
vorrebbe somigliare. Credo che il limite principale al suo desiderio di
cambiamento sia quello di aver trovato questa soddisfazione alternativa
(puntare sul corpo ed essere disponibile sessualmente), che però non la
porta verso la autorealizzazione, anche se potrebbe essere parzialmente
gratificante. Il suggerimento dunque è quello di tentare, per un po', di
essere e sembrare più naturale, esprimendosi con maggiore libertà: qualche
volta eccellendo, qualche volta sbagliando, ma imparando sempre a guardare
avanti, senza sentirsi mortificata per il semplice fatto di non sentirsi
"perfetta". Lei, come tutti, non è perfetta e le sue amiche, al di là di
quello che le dicono, questo lo sanno benissimo, per cui la scelta di non
fare, per non sbagliare potrebbe essere completamente inutile.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
CONTINUE LAMENTELE DELLA FIGLIA
Buongiorno, in quanto mamma,
chiedo quale atteggiamento devo assumere nei confronti di una ragazzina
preadolescente con continue lamentele nei confronti delle sue coetanee?
Cerco di sdrammatizzare facendole capire che anche lei non è diversa..
Gentilissima,
Fa bene a spiegare a sua figlia che anche lei è come le altre, che è sciocco
dividere il mondo fra sé stessi e "gli altri", in quanto noi stessi siamo
"gli altri", per gli altri. Cerchi però di andare oltre questa logica
considerazione, perché dietro queste "sciocche" lamentele, sua figlia le sta
raccontando e spiegando quali siano, in questo momento, le sue difficoltà
sociali: la ascolti dunque con attenzione e la consigli in modo da
infonderle sicurezza in sé stessa.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
CLASSIFICATA COME
"TIMIDA"
Salve,
Mi chiamo Marisa e ho 30 anni. Fin dai tempi dell'asilo sono stata
classificata come "timida", ma credo che il mio problema sia più profondo.
Ora mi spiego meglio.
Ho passato tutto il periodo dell'asilo e delle scuole elementari
praticamente senza parlare con nessuno, sempre zitta nel mio banco, vivendo
in un mondo tutto mio, trascorrendo le ricreazioni appoggiata al muretto del
cortile, senza giocare con nessuno. Parlavo solo se qualcuno mi faceva
qualche domanda. Sembrava che quel mondo non mi appartenesse, come se ci
fosse una barriera invisibile tra me e gli altri, come quando si guarda la
TV: ascolti, partecipi emotivamente, elabori una tua opinione sulle cose che
accadono, ma non puoi interagire con chi è dentro la TV. Ma ricordo che ero
serena: mi trovavo bene da sola, mi piaceva il mio mondo, e poi ero così
solo quando non ero con la mia famiglia, in particolare quando non ero con
mia sorella: con lei diventavo "normale": parlavo, ridevo, giocavo con i
suoi amici, andavo alle sue feste, ecc. Lei era il collante tra me e il
mondo reale. Crescendo, ho cominciato ad aprirmi un po', ma il senso di
inadeguatezza, di non appartenenza, e la certezza di essere solo un peso per
gli altri mi hanno sempre accompagnato. Oggi so di essere molto "diversa" e
non mi trovo bene: adoro, quasi bramo la compagnia degli altri, ma quando ce
l'ho non riesco mai a comportarmi in modo adeguato e mi rimprovero
continuamente. Così mi rifuggo ancora in un mondo immaginario, che ormai è
diventata la mia seconda vita, in cui riesco ad esprimermi pienamente. Non
ho mai il coraggio di intervenire in una conversazione di anche solo 5
persone, per paura di essere guardata, giudicata, di dire fesserie, o di
parlare contemporaneamente a qualcun altro e quindi fare una figuraccia.
Paradossalmente mi sento più a mio agio con chi non mi conosce ancora, ma
poi, man mano che ci frequentiamo e ci conosciamo, raffiorano subito le
mille paure di essere giudicata e allora comincio ad evitare tutti. Mi sento
male perfino se sto guidando e mi accorgo che qualcuno che mi conosce mi sta
guardando: quando finisco di lavorare, vado via sempre per ultima, per
evitare di ritrovarmi i colleghi nelle loro macchine avanti o dietro di me.
Il risultato è che non ho amici (a parte il fidanzato e i "suoi" amici), e
soffro di questo perchè bramo l'amicizia. Quando sono in una situazione
"sociale" sono in continua agitazione: non parlo perchè non riesco ad
infrangere il muro che mi separa dagli altri, ho paura di dire cavolate, di
essere giudicata male; purtroppo, se non si parla si viene comunque
giudicati male, e quindi mi sento continuamente criticata, non accettata, le
persone si annoiano a stare con me, nessuno ha piacere ad avermi come amica.
Per non parlare poi se qualcuno davanti a tutti con battute poco delicate
sottolinea la mia timidezza: vorrei morire, oppure uccidere quel mostro di
sensibilità che le ha dette.
Ho letto del disturbo evitante della personalità, sarà quello? O altrimenti,
che cos'è? Non credo di essere semplicemente "timida"...
Cordiali saluti
Gentilissima,
E' vero che le persone che parlano poco sono in genere poco apprezzate in
società, ma è provato però che nei rapporti interpersonali, sul lavoro,
nelle relazioni di coppia, dovendo scegliere fra due eccessi, le persone si
orientano sicuramente verso la persona più sobria, riservata e silenziosa.
Non ci sarebbe dunque nulla di male ad avere un carattere riservato come il
suo, se non fosse per il fatto che lei soffre terribilmente di questa
situazione, perché vorrebbe invece essere diversa, avere tanti amici e
brillare in società. Che fare? La risposta che posso darle è che lei
potrebbe sicuramente modificare molti suoi atteggiamenti e comportamenti,
cambiando il suo modo di apparire agli altri, anche attraverso la
recitazione di un ruolo (che può essere appreso, passo dopo passo, prendendo
spunto dalle persone più socievoli ed estroverse che conosce).
Nel tempo, a forza di "recitare" il ruolo della persona estroversa, lei
imparerà a personalizzare discorsi e atteggiamenti, sentendosi sempre più
naturale e simile a ciò che avrebbe voluto essere nella vita.
Il cambiamento però costa molta fatica ed impegno e ci si può riuscire solo
se si è sorretti da una forte motivazione (che può essere eventualmente
alimentata da un supporto psicoterapeutico).
Scelga lei se preferisce esprimere la sua personalità reale, mantenendo lo
status quo o se desidera impegnarsi nel difficile cammino del cambiamento.
L'importante è fare una scelta consapevole, conoscendone vantaggi e
difficoltà, senza poi lamentarsi per il disagio di affrontare ciò che era
ampiamente prevedibile sin dalle premesse.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
UNA
TIMIDEZZA ESAGERATA
Salve, ho 48 anni e da sempre combatto (si fa
per dire) con una timidezza esagerata che ha segnato profondamente tutta la
mia esistenza. Più precisamente mi riconosco in tutto e per tutto con le
caratteristiche di chi soffre di disturbo evitante di personalità. Sono
sempre stato combattuto tra il desiderio di voler cambiare e condurre una
vita "normale" e la più confortante decisione di lasciare le cose come
stanno.....e purtroppo ha sempre vinto la seconda idea. Cosa è in grado di
fare la scienza per aiutarmi? Che esperienza avete con questo tipo di
disturbo? Grazie per l'attenzione.
Mario
Gentile Mario,
Anzitutto la scienza propone alle persone che soffrono dei suoi disturbi di
sottoporsi ad un colloquio clinico e a specifici test diagnostici, per
valutare obiettivamente l'importanza dei sintomi e la presenza o meno di una
particolare patologia. La scienza si basa su valutazioni statistiche: in
genere, se una persona, malgrado i sintomi disturbanti, riesce a mantenere
un buon equilibrio personale, a trovare e a mantenere stabilmente il lavoro,
la relazione di coppia, la famiglia, alcune relazioni sociali, ecc.,
generalmente non viene considerata "malata" (anche se vi sono sempre più
pressioni, derivanti da gruppi interessati, a medicalizzare il "normale"
disagio che tutti gli esseri umani provano, quando più, quando meno).
Qualora invece i sintomi fossero di una certa rilevanza, la scienza propone
una terapia farmacologica o psicologica; più spesso un approccio integrato
delle due.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE!
Mi chiamo michele , ho 36 anni e da sempre ,
da quando son nato, soffro di una timidezza incredibile!!!!!!!!!! Voi nn
avete mai visto una cosa del genere! ne sono sicuro!!!!!! di gia vi dico che
nn credo in psicologici e robe varie, sono solo cavolate! basta leggere un
buon libro e psicologi si diventa! So anchio tutte le cose che dovrei fare x
cambiare, ma ho provato, riprovato e riprovato ma sono 36 anni che nn trovo
soluzioni e molte volte penso a farla finita, ma nn cio neache la il
coraggio!!!!!!! Ultima cosa x esempio stasera, un mio collega mi presenta
sua sorella e , siccome era carina, io comincio a sudare dalla fronte e
questa cosa mi mette il panico e la paura! perche se sudassi ai piedi o
altri parti del corpo nn ci sarebbe problemi x che nn si vede ma dalla
fronte si vede e come! e dunque se gli altri ti vedono sudare che cosa credi
che pensano? che sei uno sfigato e che ha paura di tutto!!!!!!!! E io questo
nn lo sopporto piu!!!!! nn so xchè vi scrivo xche probabilmente mi direte le
solite cose, anzi magari di farmi ricoverare!!!! quando invece il problema
vero è dentro di me, ma neanche sapendo questo nn riesco a vincere la paura!
e dopo nn mi piaccio! nn mi sono mai piaciuto , e i miei genitori nn mi
hanno mai insegnato ad amare! vorrei sprofondare sottoterra! e sparire!!!!!!
voi che cosa ne dite? posso farla finita? mi devo rassegnare? avanti
sentiamo che avete da dire!!!!!!!!
L'unica cosa che verrebbe da dirle, gentile Michele, è che un primo passo
per migliorare potrebbe essere intanto quello di non sentirsi, e di non
voler apparire, a tutti i costi, "speciale": lei è esattamente come tutti
gli altri, con i suoi punti di forza e le sue vulnerabilità.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
|