Clinica della Timidezza Ancona
Il sito che si occupa esclusivamente di
timidezza e fobie sociali

   

Clinica della Timidezza_il Blog

Responsabile Scientifico
del Sito
Clinica della Timidezza

Dr. Walter La Gatta
psicoterapeuta

Aforismi
Altre terapie
Archivio Posta
Articoli
Interviste
Penso Positivo
Ricerche
Test e Quiz
CONSULENZA TELEFONICA
I Lettori che desiderano una consulenza telefonica possono rivolgersi ai terapeuti
esclusivamente
il giovedì dalle 11.00 alle 12.30
al numero di telefono
349 590 7 591
APPUNTAMENTI E COLLABORAZIONI PROFESSIONALI  

Dr. Walter
La Gatta

Ancona
Tel. 348 3314908
Dr. Giuliana Proietti
Ancona
Tel. 347 0375949
COMMUNITY  
  Il Blog  
WE SPEAK YOUR LANGUAGE
English Section
 


HOME > ARCHIVIO >  9

 
ARCHIVIO 9
 

LA SOLITUDINE MI STA LOGORANDO

all' età di 29 anni mi ritrovo sola e, quel che è peggio, senza una vita sentimentale alle spalle!
Strano, ma vero in tanti anni non ho mai avuto una storia con un ragazzo... Ho un vuoto dentro, che mi sembra incolmabile! Mi sento come "spenta", incapace di provare emozioni, se si esclude la profonda sofferenza alla vista delle mie coetanee alle prese con fidanzati, mariti e figli!
Ma come si fa ad andare avanti con l'angoscia di rimanere soli per sempre?!? E se davvero fosse così, a cosa aggrapparsi per continuare a vivere dignitosamente, senza farsi venire la depressione?Cosa fare quando la malinconia degli anni che passano inesorabilmente assale?
Tutti mi dicono che innanzitutto bisogna stare bene con sè stessi...
E se io per stare stare bene con me stessa avessi bisogno di star bene con un'altra persona?!?
In realtà penso di essere vittima oltre che di una forte insicurezza ( e timidezza)
di un blocco psicologico, che mi tiene lontana dai rapporti con l'altro sesso! Solo superando concretamente, giorno per giorno, queste assurde paure, forse riuscirei per la prima volta a sorridere alla vita. Ho bisogno di conoscere meglio me stessa non più (o non solo) attraverso l'introspezione, ma attraverso il contatto diretto con un'altra persona. Questa situazione di perenne solitudine mi sta logorando e ha fatto crollare ad una ad una le poche certezza che avevo...E se in me ci fosse qualcosa di sbagliato?Temo di non essere in grado di avviare e gestire un rapporto di coppia, data la totale inesperienza!Aiuto!Sono in crisi!!
Ragazza in crisi


Gentilissima ragazza in crisi,

Effettivamente ha ragione: basta con l'introspezione! Quando si è introversi e si tende all'isolamento, non c'è cosa peggiore che continuare a rimuginare su sé stessi, al solo scopo di evitare l'azione.
Lei non deve più aspettare che la persona che lei desidera le compaia un bel giorno, vestito di azurro e su un cavallo bianco... Lo deve cercare lei questo qualcuno, perché oggi ci sono tutti i modi per farlo: chat, forum, agenzie matrimoniali, on line e non, corsi, gite, ecc. ecc. Consideri che, prima di conoscere la persona giusta per lei, ne dovrà avvicinare molte: spesso resterà delusa, ma se riuscirà ad imparare dai suoi errori, se dopo ogni incontro capirà meglio che cosa cerca veramente nella vita, comprenderà anche, sin dal primo momento, chi fa per lei e chi no. In ogni caso, continuare a pensare, senza fare nulla è, al momento, il suo vero problema.

Dr. Walter La Gatta

FINALMENTE HO CAPITO COSA HO

Sono una donna di 39 anni, ragazza madre con una figlia di 11 anni, figlia di genitori separati quando avevo 6 anni.
Il mio problema è sorto quando ho avuto mia figlia, successivamente sono entrata in terapia dallo psicologo del consultorio del centro cittadino (CIM) pensando che i miei problemi erano da attribuirsi alla mia situazione familiare passata e alla mia gravidanza. Ma ad oggi ho la consapevolezza di essere in balia delle mie stesse azioni, ed estremismi. Il mio umore ha dei picchi che vanno dall'euforia alla tristezza anche nel corso della stessa giornata.
Sono anni che cerco di capire qual'è il mio problema, perche non riesco a convivere con me stessa in queste condizioni. Ho cercato via internet tra i siti di psicologia delle risposte, fino a che non ho trovato il vs. e così leggendo sono riuscita a capire qual'è il mio problema, i sintomi letti nel vs sito collimano con quelli che effettivamente provo quotidianamente in alcune situazioni particolari. Penso e credo che io soffra dei disturbi della personalità evitante.
Vorrei con tutto il cuore uscire da questa situazione, perchè questo problema influisce sulla mia vita professionale e sociale.
Vi prego aiutatemi
Ringraziamenti
Antonella P.


Cara Antonella,

Se lei va da un professionista, dovrebbe uscirne quanto meno con una diagnosi, prima di iniziare una terapia. Dunque, mi sembra strano che, dopo essere andata dal collega cui fa cenno nella mail, lei stia ancora cercando di capire da Internet quale possa essere il suo problema e perché si senta così instabile nel tono dell'umore. Senza nulla togliere alle informazioni trovate su Internet e alla sua intelligenza, credo sia opportuno che lei non cerchi di farsi auto-diagnosi, che possono essere approssimative, sbagliate e pericolose.
Si affidi dunque ad uno psicologo di cui ha piena fiducia, magari sottoponendosi a prove testologiche, in modo da comprendere con chiarezza quale è la diagnosi, cioè quale è il problema. Una volta chiarito questo punto deve cercare un terapeuta specializzato per la cura di quella determinata patologia (disturbo d'ansia? Fobia sociale?).
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta

RIDO A SPROPOSITO

mi chiamo Orazio ed ho 25 anni. Da parecchi anni, ho un problema: ho difficoltà ad avere un dialogo faccia a faccia con qualunque persona. Mi viene da ridere e rido... Quando mi trovo dinanzi al padre della mia ragazza – un uomo ke ha sempre l'espressione severa - la ridarella è tragica. Il punto è ke davanti a lui è proibito ridere,ma la ridarella giunge e nn ha pietà. Lui pensa, naturalmente, che io lo prenda per i fondelli e fa sempre la faccia schifata. Più provo a dirmi che nn devo ridere, più la voglia di ridere cresce. Spesso mi chiedo il motivo x cui questa voglia di ridere giunga sempre al momento più inopportuno. Io credo ke il mio riso sia di origine nervosa, ma nn posso essere sicuro. Se penso ke potrei ridere in faccia a qualcuno ke mi parlasse di un problema serio, mi angoscio xché so ke x questo potrei perdere qualke amico. Ma ke immagine do di me stesso? Fortunatamente i miei amici nn hanno avuto molti lutti e nn mi hanno invitato ai funerali dei loro morti. Ma quale inferno mi aspetterebbe se uno di loro mi invitasse al funerale di un genitore, x tragico esempio??? Intanto mi becco il disagio di ridere in faccia al padre della mia ragazza, ai miei amici estremi e cioè a quelli più musoni e a quelli più allegri, ai miei parenti più nasoni e ai negozianti più estrosi.
Lei cosa ne pensa? C'è una soluzione a questo problema? Ringraziandola anticipatamente x la risposta, la saluto cordialmente.
Orazio


Gentilissimo,

Se effettivamente non fosse un serio problema per lei quello che ha descritto, verrebbe da dire che... 'gente allegra Dio l'aiuta', ma purtroppo non è così.
Ritengo infatti che il suo riso sia chiaramente di origine ansiosa, per cui la cosa che dovrebbe fare per uscire da questa sorta di riflesso condizionato è quella di imparare a gestire meglio le sue emozioni. Il Training Autogeno o l'ipnosi potrebbero molto aiutarla.
Cordialmente
Dr. Walter La Gatta
www.clinicadellatimidezza.it

DIVENTO ROSSA SE VENGO INTERPELLATA

Cara Clinica della Timidezza, il mio problema principale è parlare in pubblico. Divento immediatamente rossa se vengo interpellata ed è un lato di me che nonsopporto. A me piace stare con gli altri, ma quando si tratta di esprimere la mia opinione in contesti lavorativi inizio a sudare, arrossire. Poi quando ci ripenso mi sento ridicola perchè mi rendo conto che quello che maggiormente conta non è ilmio rossore ma avere il piacere di relazionarmi con gli altri, aprire una discussione, confrontarmi... Come si fa però a superare questo problema?Annalisa

Cara Annalisa,

Per superare questo problema occorre anzitutto imparare ad accettarsi: accettare di avere delle emozioni, così come un certo tipo di reazioni organiche a stimoli provenienti dall'ambiente. Imparare a non sentirsi ridicoli, a non colpevolizzarsi continuamente, a non perdere la stima di sé stessi ed avere il coraggio di fare e continuare a fare ciò che è di proprio interesse è già un punto di arrivo molto importante.
Detto questo, si può imparare a contenere l'ansia attraverso delle tecniche di rilassamento, come il training autogeno, l'autoipnosi, il rilassamento muscolare, il controllo della respirazione, la meditazione, ecc. Niente di tutto ciò che le ho elencato la farà diventare fredda e programmata come un robot, ma sicuramente potrà permetterle di conoscere meglio le reazioni automatiche del suo corpo, prevenendole e gestendole con maggiore consapevolezza.
Cari saluti.

Dr. Walter La Gatta - Ancona
Clinica della Timidezza

MI CAPITANO I SEGUENTI FENOMENI

Sono un uomo di ventisei anni di nome A. Il principale motivo per cui le scrivo è la mia timidezza. A causa della succitata timidezza, sono senza amici esenza fidanzata. Quando mi trovo al cospetto di persone che conosco appena o che non conosco per niente (oppure se mi trovo a parlare con esse per telefono), mi capitano i seguenti fenomeni: respiro corto, balbuzie, respirazione aritmica, cambiamento divoce che talvolta è molto bassa ed incomprensibile, tremolio alle dita, tachicardia,mal di pancia, goffaggine e sensazione di aver perso improvvisamente la mia intelligenza. Inoltre, in queste circostanze, mi rendo conto di avere una certa paura di contraddire chi mi sta parlando (a volte, lo faccio, ma con terrore);inoltre, evito di porre domande specifiche a colui (o colei) che mi sta difronte.Poi, quando andavo a scuola (o quando frequentavo il corso di Cresima), mi rendevo anche conto di avere l’impressione ossessiva e paralizzante che gli altri stesserolì per giudicarmi (forse, per quanto riguarda i miei compagni di classe ed i mieiprofessori, avevo ragione). Per esempio, quando frequentavo il corso di Cresima, ilcatechista/Sacerdote (come del resto a scuola i professori), chiedeva se noiavessimo domande da fargli ed io ho sempre evitato di fare domande, sia per paura diessere deriso dai miei compagni, sia per timore di sentirmi dire dalcatechista/Sacerdote: “ma che domande stupide che fai!”. Ma le dirò di più. Deve sapere che collaboro con mia sorella nel suo studio grafico informatico. In genere,mia sorella è presente però, talvolta, capita che lei esca per fare dellecommissioni e che mi lasci lì. Quando rimango solo, provo una fortissima paura che qualcuno possa entrare perché temo di fare brutte figure (in quei momenti ringrazio Dio perché il negozio non ha una grande clientela e prego affinché nessuno entri.Inoltre, sento la tentazione di scappare e di lasciare il negozio incustodito). Sa, a volte penso che il motivo per cui non ho né amici né fidanzata sia dovuto alfatto che le persone da me frequentate nel passato (compagni di corsi), abbianopensato di me che fossi freddo senza capire che non sono freddo ma timido. Hoprovato a trovare una spiegazione alla mia timidezza. Le spiegazioni che sono riuscito a trovare, però, non sono servite a risolvere il mio problema (forse imotivi che sono riuscito a trovare non sono esatti). Secondo lei, c’è un rimedio almio problema? Aspettando una sua graditissima risposta (e scusandomi per il lunghissimo messaggio), la saluto cordialmente.
A.


Gentilissimo A.,

La soluzione del suo problema potrebbe essere quella di imparare a concentrarsi più su quanto le accade intorno, che su sé stesso. La persona timida infatti peggiora le sue performances in quanto si esamina in modo eccessivo (ed ossessivo), criticandosi e trovandosi mille difetti.
In genere i giudizi degli altri sono molto più favorevoli di quelli che la persona timida dà di sé stessa: per questo bisognerebbe imparare a sdrammatizzare, a pensare che gli altri per prima cosa non sono così interessati a noi (quanto noi forse vorremmo) ed in secondo luogo i giudizi che dànno sulle cose o le persone sono in genere superficiali, per cui più vicini alla neutralità che all'ottimo o al pessimo.
Tutto questo appare semplice, ma in realtà pensarla così non è, in genere, un punto di partenza, ma di arrivo: una buona psicoterapia può aiutare a vedere il mondo con altri occhi, leggendo la realtà che ci riguarda in modo diverso.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

PAURA DEGLI ALTRI

La mia paura di affrontare i miei simili mi ha portato a non riuscire a laurearmi per non dover affrontare nuove siuazioni o persone, a nonaver mai avuto nessuna esperienza con l'altro sesso (neppure in senso mercenario),alla difficoltà di relazionarmi con gli altri anche per futili motivi. Timidezza,insicurezza e tanti altri aggettivi si frappongono tra me ed il mondo esterno. Un papà ansioso ed irascibile (ma non cattivo) ed una mamma apprensiva non mi hanno dato un grande appoggio morale, la condizione di figlio unico non mi ha aiutatooltremodo. Ho tanti amici e conoscenti (tutti d'infanza), persona agli occhi dialtri riservata ed educata, disponibile verso tutti e quasi sempre ben voluto. Non riesco ad approfondire legami e situazioni, quando si invade il mio campo mi ritraggo. Ci metto tempo a far entrare "nuove persone nella mia sfera personale".Divido molto le mie amicizie e il mio comportamento in relazione al fatto se sono al lavoro, a casa o con amici. Spesso nel tantativo di superare le mi paure mi ci butto a capofitto, ma poi aldilà dell'esito conseguito passo giornate nel rimorso di aver fatto qualcosa di sbagliato o di derisibile. Stanco di vivere dietro le quinte e nella perenne indecisione di ciò che sarebbe giusto fare ho bisogno di capire se siritiene necessario un sostegno psicologico. Ringrazio anticipatamente.

Gentile Lettore,

Certamente un sostegno psicologico potrebbe esserle utile, soprattutto per aiutarla ad analizzare le situazioni che le capitano, nel senso più utile per lei. Fa bene infatti a provare a lanciarsi in situazioni mai sperimentate in precedenza, a cercare di conoscere nuove persone, ma dovrebbe farlo con un maggiore grado di leggerezza, di indifferenza, quasi come se la cosa non la riguardasse direttamente. E' per questo che uno psicologo potrebbe esserle d'aiuto, insegnandole tecniche e strategie per gestire al meglio le emozioni e lo stress che un atteggiamento del genere può provocare. Altrettanto utile è aiutarla a discriminare, in ciascuna situazione, gli eventuali errori da non ripetere e gli obiettivi raggiunti, fissando ulteriori traguardi. Può certamente provare a farcela da solo, ma trovare uno psicologo che possa aiutarla dà, ovviamente, maggiori garanzie di successo.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

MIA FIGLIA E' TIMIDA

Sono Mihaela, ho 28 anni, sono mamma due figli. Premesso che sono stata una bambina estremamente timide, ancora adesso ho problemi a parlare in pubblico, divento all'istante rossa e ho paura di dire qualcosa di sbagliato, nonostante mi manca poco alla laurea ed essendo cosciente di avere un considerevole bagaglio di cultura e conoscenze! Mia figlia ha 5 anni e mezzo ed a settembre andrà a scuola elementare ed è timida come me, insicura, all'asilo mi dicono che non ha nemmeno il coraggio di chiedere di andare al bagno, abbassa lo sguardo, si mette il dito in bocca, diventa rossa per cosi poco, ha paura di scrivere le letterine pernon sbagliare, soffre quando qualche compagno non gioca con lei. Vi prego aiutatemi,io da ragazza ho subito tante cose brutte e non ho avuto il coraggio di parlare con nessuno, non vorrei che alla mia bambina sucedesse lo stesso! Amo i miei figli con tutta me stessa, mi dedico a loro e sono la mia vita, il maschio è ancora piccolo e non riesco a capire se è diverso dalla sorella, e vorrei aiutarli ad affrontare con più sicurezza le varie tape. Grazie di cuore e scusate gli eventuali errori, nonsono di madre lingua italiana.

Cara Mihaela,

Sicuramente si è timidi perché c'è una predisposizione genetica a vivere l'ansia e le emozioni in un certo modo. Sicuramente sono stati timidi i suoi genitori e, probabilmente, lo saranno anche i figli dei suoi figli.
Detto questo, si può fare molto per migliorare il proprio comportamento e per fare questo è necessario essere dei buoni modelli per i propri figli (cosa che, probabilmente, i suoi genitori non sono stati per lei). Occorre dunque sforzarsi per non essere sempre rinunciatari, per non stare sempre nell'angolo, in attesa che altri prendano decisioni e compiano le azioni.
Si dia da fare: parli con la gente, si esponga e non dia peso al fatto che diventa rossa: questo è il male minore! Parli con le mamme degli altri bambini della scuola, organizzi frequenti festicciole a casa sua, invitando i bambini ed i loro genitori. Lasci che sua figlia frequenti, allo stesso modo, le case degli altri. La introduca in nuovi gruppi, prestandole assistenza e supporto le prime volte (come se la cosa interessasse più a lei che alla bambina).
Cerchi insomma di creare intorno a sua figlia un ambiente aperto, pieno di contatti umani e di cose da fare: vedrà che, piano piano, sua figlia cambierà e cambierà di più, se riuscirà a cambiare anche lei... Coraggio!

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

FORTE INSICUREZZA

Mi chiamo Iris ho 46 anni e il mio problema è una forte insicurezza e mancanza di autostima, forse perchè a 8 anni ho subito un trauma con un insegnante, infatti avendo cambiato casa ho cambiato anche scuola e insegnante, con la precedente insegnante avevo un bel rapporto - le raccontavo della mia sorellina nata da poco e lei mi ascoltava con pazienza - con la nuova insegnante avevo cercato di instaurare ugualmente un rapporto di confidenza ma lei al contrario mi aveva alzato le voci e rimandata al banco. Da allora io ho sempre un timore che agli altri delle mie cose, della mia vita non importino niente e quindi non racconto quasi mai di me se non me lo chiedono, poi mi inibiscono le persone molto sicure di sè con un ruolo sociale autorevole (capo ufficio, direttore, professori, etc.). Nelle relazioni interpersonali sono poco spontanea ho paura di prendere io l'iniziativa e di ottenere un rifiuto, infatti forse per questo non ho mai avuto una storia d'amore importante perchè agli uomini che mi interessano non gli e lo faccio capire e quindi si allontanano da me. Nelle amicizie sono un pò più fortunata perchè 3 o 4 amiche vere le ho trovate però anche quì rimango spesso timorosa di disturbare se per esempio ho voglia di telefonarle o di andare a trovarle. In questo periodo,per esempio, vorrei diventare amica della mia estetista perchè mi tratta bene, mi ascolta e si interessa alla mia vita, lo so che lo fà con tutte le clienti e quindi è una tattica professionale..., però io vorrei essergli comunque amica, ma mi metto un sacco di problemi del tipo che se le faccio un regalo o le telefono per farlegli auguri di compleanno lei poi si sente in dovere di ricambiare la cortesia e quindi potrebbe pensare che la mia amicizia è interessata. Poi non riesco a dire dino a chi mi chiede aiuto soppratutto alle persone a cui voglio bene. Mi sarebbe piaciuto trovare un partner perchè credo che sia una delle cose più belle della vitainsieme alla maternità, ma per me è stato molto difficile trovarlo. Cosa posso fare per migliorare il mio carattere e superare un pò questa timidezza che vivo come un handicap? Vi ringrazio tantissimo per l'aiuto che vorrete darmi.
Iris


Gentile Iris,

Sicuramente la brutta esperienza avuta con la nuova insegnante può averla a suo tempo un po' inibita, ma da allora sono trascorsi diversi anni e ormai dovrebbe rileggere quell'esperienza con il 'senno di poi'. Sicuramente l'insegnante è stata scortese nei suoi riguardi; d'altro canto è possibile anche che lei, come bambina, non abbia ben compreso i tempi ed i modi che la nuova situazione richiedeva, per poter instaurare dei rapporti soddisfacenti con questa nuova figura. Forse lei si è comportata dando per scontate certe reazioni da parte della nuova maestra (ma questo è ovviamente dovuto alla mancanza di esperienza, che tutti i bambini hanno quando si affacciano alla vita sociale, specialmente nei rapporti con le figure adulte).
Poi le cose si imparano, attraverso le esperienze della vita, sia quelle belle, sia quelle brutte.
E si cambia.
Non creda che i più attivi a livello sociale siano tutti personaggi sicuri di sé ed estroversi... Bisogna ammettere che, per riuscire ad avere successo sociale, così come ad avere un minimo di intrprendenza con persone dell'altro sesso, ci vuole soprattutto coraggio. Non c'entra dunque la predisposizione del carattere, ma la volontà e l'impegno nel raggiungere i propri obiettivi.
Coraggio, ci provi.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

TELEMARKETING CON AIUTINI

Buongiorno, sono un ragazzo di 31 anni e da un anno ho aperto un’attività in proprio. Sono sempre stato un po’ timido, specialmente nelle occasioni in cui dovevo incontrare di persona gente nuova. Il lavoro che faccio – commerciante all’ingrosso di articoli XXX– mi vede costretto a cercare nuovi clienti telefonando e girando di persona per le zone industriali. All’inizio telefonavo con entusiasmo, spesso senza problemi di timidezza, ma non giravo mai perché mi vergognavo di propormi. Premetto che ho un aspetto gradevole e quindi non avevo paura del mio aspetto fisico, ma al solo pensiero di presentarmi in una ditta come venditore ero colto da ansia. Ultimamente ho addirittura paura di telefonare, passo la giornata a fare di tutto tranne fare quello che sarebbe il mio lavoro, e la mia piccola attività ne sta risentendo. Ma è più forte di me, a volte fisso il telefono estringo i denti, e mi maledico a non trovare il coraggio di muovermi. Ma il problema più serio, e che mi ha spinto a scriverle, è che ultimamente sto facendo ricorso all’alcool per rilassarmi. Bevo un paio di bicchieri a stomaco vuoto per avere una leggera sensazione di ebrezza, e solo allora riesco a fare qualche telefonata. Ma ancora, non ho il coraggio di prendere un appuntamento col potenziale cliente quando questo è disponibile, cercando di propormi solo per telefono. Ho bisogno di aiuto,la mia timidezza è ormai parecchi anni che me la porto dietro, e a 31 anni dubito che si possa cambiare completamente, ma ho bisogno di una spinta che spero di trovare almeno in lei, egregio Dottore. Vi ringrazio per l’attenzione, cordialmente
Fabrizio


Gentile Fabrizio,

Credo che lei ritroverà un po' di serenità solo quando accetterà di essere sé stesso, con i suoi punti di forza e le sue fragilità. Rincorrere una personalità che non le appartiene, darsi gli "aiutini" che descrive, penso sia solo l'inizio di una strada che promette poco di buono. Non sarò io dunque a darle la "spinta" che desidera, perché credo che la spinta più vantaggiosa non possa che venire da sé stesso, una volta che lei abbia riacquisito sicurezza in quello che vuole fare nella vita, ottimismo e progettualità. Come fare?
Anzitutto: è sicuro di aver scelto il lavoro che più si adatta alla sua personalità? Se la risposta fosse positiva, potrei suggerirle di trovare altri sistemi per promuovere la sua azienda, senza necessariamente contare sul telemarketing: può inviare delle mail, aprirsi un sito internet, fare della pubblicità alla radio, aprire un negozio virtuale su second Life, inviare del materiale per posta... Insomma, ci sono tanti modi per farsi conoscere, ai quali potrebbe far seguire una telefonata, a questo punto molto meno ansiogena.
Il telemarketing è un lavoro 'usurante': lo si può fare per un po' di tempo nella vita, ma poi anche le persone più volenterose perdono la motivazione e il coraggio. Infatti, sembra vada in porto una telefonata ogni dieci e per un "mezzo si" che si riceve, ci sono almeno sei-sette persone che non hanno gradito la telefonata e che non ne hanno fatto assolutamente mistero con il povero interlocutore. Dunque, cerchi di lavorare usando metodi e strumenti più vicini alla sua personalità e capaci di darle soddisfazione, con il minimo dello stress.
Se non ce la facesse da solo, qualsiasi psicologo potrà sicuramente aiutarla più dell'alcol.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

UNA DOMANDA SEMPLICE SEMPLICE

Una domanda semplice semplice...sulla base della vostra esperienza di terapeuti e dei vostri studi sapreste segnalare alcune professioni che si sono rivelate più adatte di altre ad essere esercitate da persone con problemi di timidezza o affetteda fobia sociale? Vi ringrazio per la cortese attenzione. Cordiali saluti.
Un'insegnante non troppo convinta e motivata


Gentile Prof,

La risposta sembra essersela data da sola: occorre scegliere una professione che convinca e motivi la persona timida a superare le sue inibizioni, per poter raggiungere gli obiettivi che si è data. Sicuramente la scuola, specialmente da qualche anno a questa parte, non è un luogo molto gratificante per gli insegnanti, nemmeno per coloro che iniziano questa professione con grande entusiasmo. Ciò nonostante, il suo potrebbe essere uno scoraggiamento dovuto alla poca esperienza: andando avanti le cose potrebbero migliorare.
Cerchi dunque di non mollare, almeno fino a che non avrà trovato altre opportunità fuori del mondo della scuola. Se sente di non farcela più a reggere lo stress che il suo lavoro le comporta, si faccia aiutare da uno psicologo.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

EPPURE HO DELLE QUALITA'...

Sono una ragazza di 26 anni (quasi 27) e al momento non sono per niente contentadella mia vita e sto passando un periodo di profonda crisi.Vengo da un periodo per me abbastanza difficile visto che l'anno scorso ho dovuto affrontare problemi di salute molto seri e a Febbraio un operazione, proprio questiproblemi mi hanno fatto guardare indietro e farmi capire come io in questi anni non abbiamo mai Vissuto ma mi sia limitata a sopravvivere.Sono sempre stata timida ma non patologica, è come se dentro di me sentissi da una parte una propensione all'estroversione, all'aprirmi agli altri ma da una parte lamia insicurezza e la scarsa stima di me hanno fatto sì che nella vita avessi pochissimi amici e mai un ragazzo ( se non storielle estive).Eppure mi rendo conto di avere delle qualità, mi sto laureando in storia dell'arte ela mia media è ottima, mi reputo molto intelligente colta e sensibile e anchefisicamente mi reputo molto carina ma è come se tra me e gli altri ci fosse unabarriera che io, nonostante mi sforzi molto, non riesca ad abbattere tutto si fermaad una conoscenza superficiale e non riesco a crearmi un gruppo di amici.Soprattutto con i ragazzi mi accorgo di non suscitare minimamente il loro interessee questo arrivata alla mia età mi sta scoraggiando sempre più e mi sta assalendo la paura che forse nella vita rimarrò sola per sempre e questa è l'ultima cosa chevorrei.Al momento sto in cura da una psicologa e tra giorni, in seguito a suo suggerimento,dovrei iniziare una terapia di gruppo.Sarei desiderosa di un vostro parere perchè sento davvero il desiderio di cambiare,di dare una svolta alla mia vita e non continuare a trascinarmi come ho fatto adesso.Grazie
Federica


Cara Federica,

L'idea di una terapia di gruppo mi sembra ottima. Infatti, in questo genere di terapie si ha la possibilità di confrontarsi con altre persone e questo permette anche di comprendere quale è l'impressione che si comunica all'esterno. Potrebbe infatti essere solo una sua sensazione quella che oggi le fa pensare che i ragazzi non si interessino a lei: ne è proprio sicura? Perché mai dovrebbero evitare una ragazza carina e intelligente?
Nella terapia di gruppo potrà sicuramente capire se, appunto, questa è solo un'impressione personale oppure, qualora i suoi modi di fare creassero realmente queste barriere che lei avverte, con l'aiuto della psicologa e degli altri partecipanti, potrà capire cosa fare per cambiare.
Dunque, mi sembra che lei sia sulla strada giusta: avanti così.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

TIMIDEZZA E IPERIDROSI

Scrivo più che altro per avere un giudizio esterno ed esperto sulla mia situazione di timido.È dalle scuole medie inferiori che sono timido.Precedentemente ero sempre stato un ragazzo abbastanza estroverso;insomma non avevo problemi nel relazionare con glialtri.Successivamente però ho avuto varie delusioni nel campo dell'amicizia. Amici chem'hanno tradito,il mio migliore amico idem,genitori che inizialmente dicevano cheera un piccolo problema che poi sarebbe passato.Insomma cose di questo genere.Alle superiori la timidezza ha cominciato a sparire,ma molto leggermente.Questo per un motivo molto importante: oltre alla timidezza in se stessa io soffro anche di una patologia fisiologica,ovvero l'iperidrosi(palmare e plantare).Ora sto facendo unacura che ha ridotto,a mio malgrado,di poco questa sudorazione eccessiva e stotentando di smantellare questo mio comportamento,o meglio di modificarlo,però quando iniziano a sudarmi le mani(e non è legato all'ansia,ma è questa causa che mi porta ansia ed imbarazzo e non viceversa)mi sento in imbarazzo,incapace di relazionarmi perchè penso,e di sicuro non sbaglio di molto,che il contatto tra la mia mano,permetterla in modo ironico,"sudaticcia" e quella di un ragazzo/amico e soprattutto ragazza comporta(come è successo diverse volte in uno dei miei tentativi)ecomporterebbe un imbarazzo reciproco,che però sarebbe molto più elevato in me.Certo finora ho trovato degli amici che sopportano,quando si manifesta,questa mia patologia...però non posso restare per sempre vincolato al campo dell'amicizia.Iosono desideroso di conoscere ragazze(moltissime delle quali dicono che sono un bellissimo ragazzo)o comunque vorrei provarci.Certo ci sono persone molto più belledi me,però il sentirsi elogiato in più modi da una parte,ma l'essere bloccato dall'altra per questa mia situazione personale è ormai diventato insostenibile.In sintesi , volevo sapere se posso avere qualche consiglio riguardo al campo comportamentale in merito a questo mio problema di duplice causa(timidezza ediperidrosi),perchè io desidero cambiare e soprattutto uscire da questa prigione chemi sta privando di emozioni e di avvenimenti importanti(avere una ragazza,uscire tranquillamente e/o dare la mano agli altri,ecc..,)Spero di ricevere una risposta.Distinti saluti,
Timido


Gentile Timido,

Grazie anzitutto per la sua frequentazione del sito. Veniamo al suo problema, anzi, al suo doppio problema. Vorrei prima di tutto chiederle se ha ricevuto una diagnosi di tipo organico da uno specialista. Le è stato realmente detto da un medico che vi sono altre cause, diverse dall'ansia, che le producono questa iperidrosi?
Se la risposta fosse no, bisognerebbe capire perché lei si sia convinto da solo di avere una patologia e che questa patologia sia dovute a cause diverse dall'ansia. Inoltre, venendo al pratico, quante volte nella giornata si trova a dover dare la mano? Quattro, cinque volte al giorno? Se si, si tratta di meno di 5 minuti 'difficili' in 12 ore circa di vita sociale...
E' logico che sentirsi le mani umide non fa sentire a proprio agio, che ci si può vergognare di far stringere la propria mano sudata ad altri... Ma lei non ha mai stretto una mano altrettanto umida della sua? E che cosa ha provato per quella persona? Non credo repulsione, solo la constatazione che si trattava di una persona ansiosa. Tutto qui.
E' un po' come per una persona che ha perso i capelli, un calvo. Se esce sempre con il cappello o si mette una parrucca è ben più ridicolo di colui che cerca di abituarsi a questa modificazione del suo corpo, di prenderla con auto-ironia, di scherzarci su, cercando di far finta di nulla. E lei sa che ci sono dei calvi che sono molto affascinanti con le donne ed hanno una vita sociale molto attiva, nonostante non siano affascinanti come lei (secondo le ragazze che conosce). Cerchi dunque di sdrammatizzare, di scherzarci su: non si prenda troppo sul serio e vedrà che, quando avrà fatto questo cambiamento nel suo modo di fare, si renderà conto che l'unica persona per cui il suo problema era veramente grave era solo lei.
Coraggio dunque e, se da solo non ce la facesse, si rivolga con fiducia ad uno psicologo, che potrà aiutarla, facendole vedere le cose da altri punti di vista.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

ACCANTONARE, SE POSSIBILE

Sono una ragazza di 30 anni e soffro di una grande timidezza. A dire il vero timida lo sono stata fin da piccola ma forse nell'etàa dolescenziale ne ero un pò venuta fuori, invece ultimamente è sempre peggio....divento rossa per un niente, non riesco a parlare in pubblico e se sono costretta afarlo mi prendono delle vampate allucinanti, giramenti di testa, tremolii di mani,dolori forti alla testa.....ma perchè? Se vado avanti così non concluderò mai niente nella mia vita, parlare, confrontarsi con gli altri è tutto, ti da nuovi stimoli,puoi conoscere nuove cose...io invece finirò per isolarmi sempre di più se vadoavanti così!La cosa strana è che con alcune persone non ho nessun problema a parlare,raccontarmi anche più intimamente....invece in certi casi è inevitabile anche secerco di non pensarci arrivano quei tremendi rossori che mi demoralizzano davvero tanto e mi fanno sentire davvero una stupida! Oltretutto non ho neanche motivo di sentirmi così visto che ho un marito che mi ama e so che mi apprezza, degli amicici che mi hanno dato prova più volte di quanto tengono a me, colleghi di lavoro che miapprezzano, famiglia altrettanto contenta di me ora perchè ricordo che quando eropiccola spesso capitava di sentirmi inferiore nei loro confronti per via di miopadre che era e lo fa ancora con mia madre un bravo maestro nel farti sentire stupida, incapace.....ed ora che ci penso anche i miei genitori sono piuttosto chiusi non ai miei livelli però......forse la causa della mia timidezza nasce proprio dall'infanzia ma ora vorrei solo poterla accontonare se possibile.La prego di aiutarmi. Grazie. Stella.

Gentile Stella,

Se lei riuscisse ad andare avanti così, nel fare introspezione, forse le verrebbero alla mente tanti altri ricordi e tante esperienze a cui poter legare i comportamenti che oggi tanto la fanno soffrire. E' molto importante parlare, rievocare, capire e capirsi, per avere una buona stima di sé e le risorse interiori per accettare le sfide della vita. Dunque, cerchi di comprendersi meglio, ad esempio scrivendo un diario. Se può, faccia qualche seduta di psicoterapia. Le persone che la circondano, da come le descrive, sono veramente calde e accoglienti nei suoi confronti: si può sentire sostenuta nei momenti di difficoltà ed amata per quello che è. Essere riuscita a costruire intorno a sé un ambiente sociale così soddisfacente credo sia già un ottimo obiettivo raggiunto, di cui può essere fiera. E, come vede, i rossori cui lei attribuisce tanta importanza, contano poco e niente per gli altri. La soluzione dunque per lei non sta nell' "accantonare", come lei dice, ma nel riprendere in mano la matassa della sua vita e cominciare a scioglierne i nodi.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

IL BELL'ANTONIO

Sono un uomo giudicato da molte donne bello ma non ha mai avuto rapporti sessuali; sono stato solo con una ragazza seriamente 9 anni fa e tra il 1999 e il 2002 ho avuto una depressione. ora sto con una che non immagina questo mio problema e non voglio dirglielo perchè pensa tutt'altro di me.. diverse volte ci siamo andati vicini ma io sono imbranato e lei fa tante domande, per cui il mio desiderio cala e mi viene l'ansia, penso di esssere impotente. cosa posso fare per cercare di stare più tranquillo? o forse lo sono davvero? a volte ho la sensazione di non provare neanche piacere quando facciamo petting, mi sento molto abbatutto proprio perchè ho un modo di pormi che fa pensare tutto il contrario e non posso dirle certo che sono vergine, lei non se lo aspetta proprio.poi cmq ure è ansiosa e pretende forse maggiore focosità da me..mi dia un consiglio, la mia è una situazione imbarazzante (anche io spesso sono sogetto a rossori quando mi trovo al centro dell'attenzione cmq) grazie. antonio

Salve Antonio,

Non tutti sono particolarmente portati a stabilire con facilità delle relazioni con l'altro sesso, specie quando vivono delle particolari ansie, che li inibiscono nei comportamenti e nelle possibilità di prendere delle iniziative. Lei però, più degli altri, ha la fortuna di avere un aspetto fisico attraente, il che le permette, come nel caso che sta vivendo attualmente, di essere corteggiato da una persona del sesso opposto, a prescindere dalle sue doti da latin lover o dalle sue abilità sociali. Stando così le cose dunque, lei avrebbe tutte le possibilità di fare tutte le esperienze che desidera, in modo da acquisire la sicurezza in sé stesso e l'autostima, che invece le mancano. La sicurezza di sé nasce esclusivamente dall'esperienza e, se manca l'esperienza, non vi può essere sicurezza di sé. Dunque, è un serprente che si morde la coda: per uscire da questa impasse bisogna farsi coraggio, superando tutti i blocchi e le resistenze che la vorrebbero convincere dell'inopportunità dell'azione e del 'passaggio all'atto'. Qualora non riuscisse a trovare in sé la forza necessaria per cambiare i propri comportamenti con l'altro sesso, potrebbe essere indicata una psicoterapia di sostegno.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

DOPO LA DIETA

Buongiorno mi chiamo Elisa ed ho 23 anni. Quando non mi sento a mio agio con le persone mi trema la voce, il viso mi diventa molto rosso e incomincio a parlare male. Io sono una ragazza a volte timida altre volte no! ho incominciato ad evere questo problema da quando ho perso 12 kg. Io prima non ero cosi, anzi scherzavo molto di + con le persone adesso ho sempre paura di parlare! Come posso fare?Grazie per avermi ascoltata, buona giornata Elisa

Cara Elisa,

La spiegazione di quanto le accade potrebbe essere ricercata nel fatto che è cambiato qualcosa in lei, che va oltre i dodici chili persi: è cambiata l'attenzione che lei ripone nella sua immagine corporea e nelle reazioni che questa suscita negli altri. Forse prima era più 'rilassata' in quanto aveva meno aspettative di successo personale e viveva nella pacata rassegnazione di non essere attraente per gli altri. Una maggiore attenzione rivolta al proprio sé, l'ansia di perfezionismo e la mancanza di abitudine a questo suo nuovo aspetto, hanno probabilmente fatto il resto.
Se questa è la causa del problema, non resta che tornare alla tranquillità dei tempi passati, prestando un interesse maggiore a ciò che gli altri le comunicano di sé stessi, anziché a ciò che, negli altri, lei può leggere su di sé.
Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

MALEDETTA ERITROFOBIA

Sono un ragazzo di 21 anni....soffro di un male come dice mio padre non paragonabile sicuramente ad un tumore ma che mi crea un disagio e un pensiero negativo grandissimo:l'eritrofobia......Io non voglio crederci vorrei tanto non essere io quel ragazzo che arroscisce quando va al bar ad ordinare una birra.....sto frequentando una psicanalista da ormai 6 mesi e si ho capito tante cose e come questo sintomo sia correlato al mio rapportarmi con gli altri......ma se ce una cosa che non riesco a capire è perche' diavolo non riesco a controllare questi maledetti blushing o flash...io ce la metto tutta ed alla fine è solo una questione di pensiero.....a tutti voi eritrofobi:arrossite mai a casa con vostra mamma????o è solo il pensiero che gli altri possano giudicarvi a farvi arrossire???per me è tutta una questione di pensiero e di autostima ma quando la tua autostima è praticamente sparita e sotterrata da continue sconfitte ci si sente veramente male.....ci si fanno problemi per tutto:mangiare in mensa,andare a prendersi un caffe' con l'amica,entrare in biblioteca e chi ne ha piu' ne metta....veramente è un sintomo insopportabile e il mio quesito è"è mai possibile riuscire a sopraffarlo senza psicofarmaci e operazioni al nervo simpatico ???????????????"vi prego qualche consiglio pratico io ad esempio per attenuare questo sintomo scrivo tutto quello che mi passa per la testa su un foglio di carta cosicchè ,con la testa vuota,non pensi al mio pensiero piu' indelebile e distruttivo: "la paura,paura di non potere essere me stesso con gli altri"...
cordiali saluti Luca


Gentile Luca,

Anzitutto le faccio i miei complimenti per aver compreso che nella sua vita c'è un problema e che questo problema va risolto con l'aiuto di un esperto. La psicoanalisi non è, in genere, considerata la terapia più efficace per risolvere in tempi brevi i problemi causati dall'ansia: tutte le ricerche sull'argomento dimostrano che una terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul sintomo è più efficace della psicoanalisi, almeno per quanto riguarda i tempi. (Sei mesi sarebbero infatti sufficienti, con una terapia breve, per poter osservare su sé stesso i primi miglioramenti).
Alla terapia cognitivo-comportamentale viene in genere associato anche l'apprendimento di una tecnica di rilassamento, come il training autogeno, per tenere gli stati ansiosi sotto maggiore controllo. Ciò detto, se vede che il lavoro che fa con la psicoanalista è positivo, lei si sente molto meglio rispetto a come si sentiva nelle prime sedute, ecc. continui pure con il consueto impegno: in ogni caso da una psicoanalisi non si può che uscirne migliorati e molto più consapevoli di sé.
Quanto all'arrossire con sua madre, è una cosa naturale: se per lei l'arrossire è diventato un pensiero ossessivo, se ci pensa continuamente, se la notte le provoca disturbi del sonno, se prima di una qualsiasi interazione sociale lei viene preso dal panico, è logico che poi sposterà il sintomo anche sulle persone e sulle relazioni che non hanno nulla di ansiogeno.
Forse il problema è che lei vede il suo 'vero sé stesso' come quello che non arrossisce mai: probabilmente questo modello ideale non le si addice, almeno al momento. Dovrebbe andare per gradi e cercare di riconoscersi, almeno in un primo tempo, come colui che 'talvolta, in situazioni particolari, arrossisce'. Se lei riuscirà a darsi il permesso morale di poter arrossire nelle situazioni veramente ansiogene, forse allenterà la tensione nelle situazioni più 'normali' e così si interromperà il circolo vizioso che le fa perdere l'autostima dopo ogni rossore e che la fa arrossire per mancanza di autostima.
Arrossire non significa non valere: e, per dimostrarlo, a sé stesso e agli altri, lei deve cercare di concentrarsi più sulle azioni che sui pensieri. Se le fa bene scrivere lo faccia, ma impegnarsi a realizzare degli obiettivi concreti, che possano servire a ricostruire la sua autostima, mattoncino dopo mattoncino, potrebbe essere per lei molto più produttivo.
Infine, per scambiarsi opinioni e commenti sull'argomento eritrofobia con altri che vivono i suoi stessi problemi, le consiglio di frequentare il nostro Forum.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

GLI ALTRI

Ci sono cose del mio carattere che odio. Il fatto di essere insicura, timida, fragile e che non riesco a farmi rispettare con gli altri. Quando ho finito la scuola speravo fossero finiti i problemi mentre ovviamente mi accorgo che non è così e che nella vita, nel lavoro, in famiglia, non farsi "calperstare i piedi" è fondamentale. Io odio i conflitti, non ho la risposta pronta. Gli altri mi sembrano sempre più forti di me per cui tante volte preferisco stare zitta e tenermi tutto dentro piuttosto che litigare e subire un'umiliazione. Divento rossa e cominicio a balbettare quando mi sento accusare da un'altra persona,o semplicemente quando questa fa una battuta furoi luogo, cui io puntualmente non riesco a controbattere. E poi assolutamente non riesco a reggere per esempio al lavoro una situazione in cui devo stare tante ore con una persona che non mi sopporta.Perchè gli altri mi sembrano sempre così determinati? Come posso cominciare a fregarmente di quello che pensano e iniziare a far valere le mie ragioni? Vi prego di darmi darmi una risposta o un consiglio, grazie mille.Jenny

Cara Jenny,

Come lei giustamente osserva, gli altri le sembrano 'sempre' così determinati, perché lei li guarda 'sempre' secondo la stessa prospettiva. E' un po' come guardare la propria macchina parcheggiata sotto casa: se lei la guarda dal primo piano la vede in un certo modo, ma se sale al quinto piano, la vede in modo completamente diverso.... Stessa cosa se guarda la sua macchina non da casa sua, ma dal palazzo che ha di fronte... La sua macchina è sempre la stessa, ma sicuramente i particolari che attireranno la sua attenzione saranno diversi. Come le cose, anche le persone cambiano a seconda della prospettiva dalla quale le si guarda. Provi dunque a guardare alle cose da un'altra prospettiva, ad esempio quella della persona sicura di sé, che è molto amata e accettata dagli altri. Anche nella disgraziata ipotesi che la cosa non fosse per niente vera, che le costa provarci? Cosa ci rimette? Probabilmente si accorgerà che gli altri non sono 'come sono', ma come noi decidiamo di vederli.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

PROBLEMI DI SOCIALIZZAZIONE

Ho avuto problemi di socializzazione fin dal liceo, probabilmente dovuti all'estrema timidezza. Ora lavoro, e in parte ho superato alcuni di questi problemi. Attualmente però non ho amicizie significative, il fatto è che non riesco a farentrare le persone nella mia vita. Se lo facessi dovrei scoprirmi e far sapere loro che non ho altre amicizie, e questo per me rappresenta un enorme ostacolo, me nevergogno. Penso inoltre che le persone sarebbero spaventate da una cosa del genere. E' come trovarsi in una sorta di circolo vizioso, e non riesco a trovare un modo per superare questo ostacolo. Vorrei trovare un modo per uscirne.Grazie Leo

Gentile Leo,

Non avere amici dipende da una precisa scelta personale e non dal caso. Bisogna prendere atto di questa realtà, ammettere che la propria tendenza alla privacy e alla riservatezza supera a volte il bisogno di stare con gli altri, di socializzare. Del resto, non tutte le persone sono uguali e se alcuni non possono vivere senza una fitta rete di relazioni, altri vivono benissimo da soli, nutrendosi delle proprie riflessioni, dei propri interessi e dei propri sogni.
Se lei soffre di questa situazione di isolamento, non deve far altro che mettere in atto dei comportamenti che la guidino verso il cambiamento. Ecco qualche suggerimento: - sorridere e salutare cinque nuove persone al giorno; - ogni settimana dare il proprio indirizzo e-mail o il numero di telefono ad almeno tre nuove persone; - frequentare dei corsi,- iscriversi ad una Community on line, - iscriversi ad un circolo sportivo, - fare un corso di ballo ecc. ecc.
Come vede, di modi per cercarsi degli amici ce ne sono quanti ne vuole...
Quanto al fatto che gli altri dovrebbero spaventarsi per la sua mancanza di relazioni sociali, può risolvere con un: 'sono rimasto deluso dei vecchi amici, ho tagliato i ponti ed ho deciso di farmene di nuovi'. Lo dicono tutti: a volte è vero, altre no.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

LUI SOFFRE DI TIMIDEZZA PARALIZZANTE

Da due mesi sto con un uomo di 38 anni che soffre di una timidezza a volte paralizzante, parla poco e rarissimamente propone delle attività da fare in coppia. In un'era fatta di uomini pieni di sé, arroganti ed egocentrici la sua mancanza di invadenza, la sua capacità di ascoltare ed osservare,i suoi modi rispettosi e la sua dolcezza mi sono apparsi come una perla rara. Dato che é molto chiuso ho cercato da subito di instaurare un rapporto molto trasparente, spiegandogli che mi importa molto sapere come si sente, se c'é qualcosa che non va, se preferisce fare una cosa invece di un'altra ecc. Il fatto é che ho l'impressione che non funzioni, io sono molto aperta ed esprimo facilmente quello che provo, e poi si vede subito... Non lo bombardo di domande perché so che lo metto in difficoltà, cerco di essere molto ricettiva e quando capisco cosa gli va o meno cerco di facilitarlo nell'asserirlo. Ovviamente il tutto in maniera naturale e spontanea, perché non vorrei mai ferirlo con un atteggiamento da "maestrina".Forse per una persona con questa difficoltà 2 mesi non sono nulla e quindi mi rivolgo a Lei per sapere se sia normale da parte mia percepire sempre e comunque una sorta di "distanza" che sinceramente mi disorienta.Alla fine non so mai se ha passato una bella giornata o se si é annoiato ma non ha osato dirmelo, se é rimasto con me non perché ci tenesse ma perché non voleva deludermi andando via. Dice che con me sta molto bene, ma sembrano solo parole, perché poi sta sulle sue e non mi rivolge quasi la parola, oppurre mi cerca ma sembra quasi che si senta come obbligato, per non deludermi. Non sento trasporto. Mi sembra difficilissimo costruire la base di quello che é la coppia.Sinceramente non so nemmeno se provi qualcosa per me...perché se da un lato inintimità é la persona più affettuosa e dolce che abbia mai conosciuto, dall'altro appena compare la luce del sole quasi non mi si avvicina più. Dice che ha paura di seccarmi, ma dopo aver detto più volte che mi fa piacere, sinceramente sembra quasi che mi prenda in giro e che "giochi" su questa "distanza" come per avere più reazione da parte mia o più conferme.Non so se sia solo questione di pazienza, di dargli tempo per aprirsi un pò, ed allora non é un problema, oppure se ho incontrato una persona a cui in fondo piace farmi "correre" per nutrire il proprio ego ( scusi sembra un'offesa per le persone che soffrono per la propria insicurezza, ma é un'impressione istintiva che ho avuto in un paio di occasioni). Le chiedo cortesemente di aiutarmi a capirci qualcosa....Grazie, Nelly

Salve Nelly,

Mi chiedo anzitutto se si tratti davvero di timidezza. Il fatto che il suo fidanzato parli poco, non sia invadente, abbia dei modi rispettosi, sia dolce, abbia capacità di ascolto, sia riservato e solitario sono degli aspetti frequenti nella timidezza ma, se ci pensa bene, non necessariamente indicano che una persona con questi tratti del carattere sia veramente timida. Potrebbe essere un modo per rendersi più seducente agli occhi di lei, che invece appare come una persona che ci tiene a piacere, a non disturbare, a mostrare i sentimenti positivi nei confronti degli altri...
Forse, in questo gioco di coppia, la vera timida potrebbe essere lei.
Ma potrebbe anche non essere così. Se fosse un vero timido potrebbe in effetti desiderare di ricevere delle attenzioni in più e questo non per una forma di narcisismo, ma perché ha bisogno di continue conferme: quelle che ha non gli sembrano mai attuali o soddisfacenti per sentirsi veramente soddisfatto e dunque, questo atteggiamento neutrale, freddo, distaccato, potrebbe nascondere la paura di esporsi, di compromettersi, di perdere le sue sicurezze, che non sono al momento basate su un rapporto di coppia, ma su una vita da single, in cui non si dà e non si prende, ma soprattutto non si rischia.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

ERITROFOBIA

Sono un ragazzo di 26 anni affetto da eritrofobia e questa 'tragica' paura di arrossire preclude molto la mia vita sociale. Il problema si verifica quotidianamente sia per il lavoro che faccio, sia perchè non voglio rinunciare a stare in compagnia dei miei amici, nonostante sia consapevole che quando le attenzioni cadono su di me, il rossore puntualmente arriva. Il problema si estende in maniera più evidente con l'altro sesso. per quanto possa provare attrazione per una ragazza, la mia condizione mi impedisce qualsiasi tipo di approccio. Il soloaffrontare l'argomento 'Donne' con amici, conoscenti e perfino genitori, provoca immediatamente l'odiato rossore. Tempo fa, mi ero quasi convinto di risolvere il problema tramite intervento chirurgico (simpatectomia), ma l'ipotesi è poi tramontata. Ciò che mi preme sapere è se c'è la possibilità di risolvere il mio problema con qualsiasi terapia, cosa mi consigliate? sicuro di una vs risposta,porgo cordiali saluti

Salve.

Per limitare il sintomo ci possono essere vari tipi di approccio. Anzitutto, direi, quello delle tecniche di rilassamento: sapersi rilassare adeguatamente diminuisce l'ansia e permette di vivere le situazioni sociali in modo più rilassato. Non meno importante è il rafforzamento del carattere e dell'autostima: questo si ottiene attraverso una psicoterapia oppure nel predisporre un programma serio e dettagliato di obiettivi da raggiungere in tempi brevi, il completamento del quale dovrebbe poi servire a migliorare la stima di sé stessi. Infine, c'è la tecnica della 'sovraesposizione': fare continuamente tutto quello di cui si ha paura è traumatico all'inizio, ma attraverso l'assuefazione agli stimoli, può aiutare a non vivere più le situazioni sociali in maniera troppo ansiogena. Gli attori ed i personaggi dello spettacolo sono infatti in gran parte timidi, (come può vedere dalla rubrica "Personaggi" in questo Blog) e molto spesso la loro scelta di apparire in pubblico non è altro che una auto-terapia per la loro timidezza.

Cordialmente,

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

AVVOCATO IN CRISI

Sono da poco diventata Avvocato.Non sono molto soddisfatta della mia situazione lavorativa poichè lavoro in uno studio ma non ho ancora un'entrata costante.Ho un problema da tre anni circa che si sta accentuando in questi ultimi mesi.Arrossisco per nulla quando mi trovo con altre persone, soprattutto in ambienti dil avoro, a volte prima ancora che mi venga rivolta la parola.Chiaramente ogni volta è sempre peggio poichè so già quello che potrò arrossire.Qualche tempo fa ho fatto una cura a base di Fiori di Bach, ma non ha sortito alcun effetto.Non so da cosa possa dipendere, forse ho perso un po la fiducia nelle mie capacità lavorative e mi sento molto insicura.Cosa posso fare?

Cara Avvocato,

Sottolineo il suo ruolo professionale, perché è indubbiamente di lì che deve partire la ricostituzione della sua propria autostima, personale e professionale. Indubbiamente essere una giovane professionista senza ancora alcuna stabilità economica contribuisce non poco a ridurre la sua stima di sé e a lasciare che l'ansia per la sua condizione prenda il sopravvento. Credo che la soluzione del suo problema risieda in un miglioramento professionale, che potrà però ottenere solo gradualmente, con l'affermarsi del suo lavoro. Inoltre le suggerisco di apprendere una tecnica per il controllo dell'ansia, che le permetterà di evitare, fin da subito, che si trasformi nei rossori che attualmente la perseguitano.
Cordiali Saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

SITUAZIONE DA RISOLVERE IN FRETTA

Sono una mamma di una bambina di 4 anni che frequentala scuola dell'infenzia.io per motivi di lavoro l'ho dovuta lasciare con la nonna, lo zio e il papa' e sono andata a B. ora mi sono accorta che a scuola non parla, con le persone fa la timida si nasconde dietro le mie gambe. La mando a scuola di danza dove la maestra non l'ha mai sentita parlare, quando viene fatto l'appello la bambina non risponde con la voce ,ma solo con la testa. io sono seriamente preoccupata perché non so proprio cosa fare per aiutarla. ogni volta che la lascio a scuola lei si aggrappa a me e piange.poi si calma .a danza balla senza parlare e scuola se deve colorare lo fa,ma se deve cantare o altro si rifiuta. chiedo a lei semi puo' dare una mano al più presto devo farle superare questa situazione.

cordiali saluti.
Emi


Gentile Emi,

Purtroppo non sono in grado di fornirle un suggerimento via mail che le permetta di risolvere 'al più presto' la situazione. Premesso che comprendo le sue esigenze familiari e lavorative, devo però dirle che questo suo distacco dalla vita familiare non è ottimale per il corretto sviluppo psicologico di sua figlia. L'allontanamento della figura materna in un periodo critico dello sviluppo, in cui un bambino sta ponendo le basi della sua personalità futura, può essere vissuto in modo molto traumatico, come una sorta di abbandono. Dunque, cerchi, insieme al papà, delle valide soluzioni alternative, che possano soddisfare tutte le esigenze. Soprattutto, non abbia fretta. Contrariamente a quanto si diceva in passato infatti, oggi tutti gli psicologi sono concordi nel ritenere che i bambini abbiano bisogno non solo della 'qualità' del tempo che viene loro dedicata dai genitori, ma anche della 'quantità'.

Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

UNO SFOGO

Le cose che vorrei dire sarebbero tante ma sintetizzando si può dire che sonoarrivato al punto di non ritorno. Fino ad ora avevo tentato di "rimuovere" il problema, pensando che sarei riuscito a vivere comunque bene da solo, senza affettise non quelli strettamente famigliari. Pensavo che un lavoro sicuro, una bella casa che mi sono costruito praticamente da solo, i miei hobby che si sono avvicendati nelc orso degli anni mi sarebbero bastati. Ora, quasi di colpo, ho aperto gli occhi e mi rendo conto di avere vissuto al 50% delle mie possibilità. Gli anni persi, i più belli nella vita di un uomo, non ritornerrano mai più e sono entrato nella parabola discendente dell'esistenza. I rapporti con l'altro sesso sono sempre stati problematici, niente storie serie e vita sessuale scarsa. Questo a causa in un'innata timidezza "genetica" acuita dal risiedere da bambino in luoghi isolati.Pur essendo a giudizio altrui, attraente fisicamente, molto intelligente,disponibile e sensibile, sono considerato come minimo un orso asociale, e detto dietro alle spalle, un'impotente zitello sfigato. Nessun può immaginare come facciano male i sorrisini e le battute dei colleghi di lavoro e dei pochi amici, le mezze frasi sentite qua è là, oltre alle solite domande dei parenti, che l'hai una fidanzata, perchè non ti sposi etc etc.Come ripeto fino ad ora avevo cercato di ignorare tutto, pensando che la mia condizione fosse scritta nel mio destino. Ora che vorrei avere una donna, dei figli una famiglia normale come tanti altri, mi rendo conto che è troppo tardi, si vive una volta sola per quanto ne sappiamo e io ho sprecato la mia occasione. Nella mente cominciano ogni tanto ad affiorare strani pensieri, spero di riuscire a trovare una via d'uscita, magari rivolgendomi nelle fede o nel volontariato, per fare in modo che la mia vita sia comunque utile a qualcuno. Più che una richiesta di aiuto come vede è uno sfogo, che magari può servire ai giovani per non cadere negli stessi errori che io ho commesso.grazie e cordiali saluti.RICO

Gentilissimo Rico,

La 'frittata è fatta', sembrerebbe dire lei, quasi per permettersi il lusso di non dover più lottare e poter vivere di rimpianti. E invece no: qualsiasi sia la sua età, se ha meno di 85 anni, mi sentirei di consigliarle di non demordere e di continuare a lottare per raggiungere i suoi obiettivi, visto che, come lei giustamente afferma, si vive una volta sola.
Se in passato la timidezza l'ha bloccata, rendendola incapace di stabilire una relazione, ormai con i successi avuti, nel lavoro, nel crearsi una sua indipendenza, dovrebbe essere pronto a modificare i lati del suo carattere che la rendono impacciato nei rapporti sociali, compiendo qualche piccolo sacrificio, per modificare tanto i comportamenti, quanto lo stile dei suoi pensieri. Basta disfattismo, pessimismo, nostalgia: il suo futuro la aspetta!
E se non ce la facesse da solo, si rivolga ad un terapeuta, che potrà aiutarla. Non è un atto di codardia, ma di intelligenza: la consapevolezza di sapere che si può perdere un treno, ed anche più di uno... Ma passare una vita alla stazione, a guardare chi arriva e chi parte, è una vita, come lei dice, sprecata. E visto che vorrebbe trovare rifugio nella fede, mi permetta un'alta citazione: 'Damose da fa', diceva il Papa...

Dott.ssa Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza

PADRE PREOCCUPATO

Sono un padre preoccupato, mio figlio di 17 anni soffre di una timidezza congenita che speravo fosse superata con l'eta'ma purtroppo mi sto accorgendo che con il passare del tempo le cose non migliorano anzi.Si e' sempre rifiutato di parlarne seriamente con me anche se a volte mi accorgo che cerca di mettere in pratica alcuni consigli da me dati ma purtroppo con scarso successo.Considerando che e' un bel ragazzo quindi con ottime affinita' per avere successo con le sue coetanee non riesce a legare e' usa spesso modi rudi, ha un modo insicuro e sgraziato nel proporsi a persone estranee e ultimamente sta sviluppando anche dei cosiddetti tic nervosi che forse noto solo io ma che mi proccupano ulteriormente.Amici... pochissimi diciamo quelli che ha conosciuto alle elementari, che fra l'altro sono sulla sua stessa linea.(brio 0)Fa dello sport sempre in ruoli defilati dove il rischio di esporsi e' praticamente nullo.E sempre in casa al computer esce per andare dai suoi amici in un'altra casa a un altro computer.Scusate per questa lunga descrizione ma vorrei sapere se ci sono possibilita' di curare questa difficile patologia non chiedo rimedi miracolosi ma consigli per un eventuale cura per migliorare la sua situazione dato che forse come padre non sono stato capace di indirizzarlo o influenzarlo abbastanza.grazie in anticipo

Gentilissimo,

Suo figlio ha 17 anni: un periodo difficile per tutti, anche per i più estroversi. Se poi il ragazzo è particolarmente timido, ha scarsa fiducia in sé stesso, soffre di ansia sociale, questo è probabilmente, per lui, uno dei periodi più difficili della vita. Ma è proprio da questo periodo così difficile, di autoanalisi e di ricerca interiore, che probabilmente uscirà fuori tra qualche mese/anno un ragazzo più maturo, più consapevole e sicuro di sé.
Come può intervenire un genitore per aiutare suo figlio a superare la timidezza? Paradossalmente, cercando di intervenire il meno possibile.
Non è infatti positivo un atteggiamento volto all'evitare al ragazzo qualsiasi ostacolo, ancor prima che si presenti, prevenendo qualsiasi tipo di situazione in cui possa sentirsi a disagio.
La forza interiore di ciascuno di noi si sviluppa sempre a partire dal riconoscimento dei propri errori, delle risposte poco 'adattive' fornite agli stimoli ambientali.
Inutile dunque evitargli piccoli errori e qualche brutta figura, che sono invece assolutamente 'formativi' a questa età.
Questo non significa, naturalmente, che lei debba disinteressarsi delle problematiche di suo figlio, ma è opportuno che se ne tenga alla giusta distanza, cercando di parlarne o di offrire consigli solo quando vi è effettiva richiesta di questo tipo di comportamento da parte del ragazzo.
Anche mostrarsi troppo ansiosi non è un bene: il ragazzo teme così di deludere le aspettative dei genitori e questo non fa che accrescere la sua ansia, alimentando il circolo vizioso dell'insicurezza.
Da questo periodo di relativo isolamento sociale, di inibizione nei confronti degli altri, piuttosto naturale e frequente alla sua età, suo figlio dovrà trovare in sé stesso la forza per reagire e per diventare una persona più matura, più consapevole, più sicura di sé.
Lei come genitore deve cercare di accompagnare questo percorso, mostrandosi fiducioso nelle qualità del ragazzo, sempre incoraggiante e propositivo. Cerchi di limitare le critiche, specie se non sono strettamente indispensabili; sia accogliente, parli con lui dei suoi antichi vissuti di timidezza, gli racconti di qualche 'brutta figura' fatta da adolescente; gli racconti anche di come sia poi riuscito a superare tutto ciò, come l'esperienza l'abbia aiutato a crescere e a sentirsi più adeguato alle situazioni sociali. Gli dia speranza per il futuro, lo incoraggi ad ideare dei progetti da realizzare, organizzi delle situazioni sociali a casa vostra, invitando amici e conoscenti, in modo che il ragazzo possa acquisire le necessarie abilità sociali; non gli faccia troppo pesare le aspettative di successo che lei ha nei suoi confronti.
Visto che suo figlio è così ricettivo ai consigli poi, un'idea potrebbe essere quella di inviarlo ad un 'consulente' esterno, uno psicologo, magari maschio, nel quale suo figlio possa trovare un ulteriore modello al quale ispirarsi per cercare sé stesso.

Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

QUALE TERAPIA?

Mi chiamo Marco I. ed ho 26 anni. Fin dai tempi in cui andavo alle scuole elementarimi sentivo a disagio ed in imbarazzo tra i banchi di scuola, tanto che quasi tutte le mattine somatizzavo rifiutandomi di svegliarmi in orario o con frequenti mal distomaco che scomparivano magicamente al ritorno a casa. Sentivo che non c'erano interazioni con i compagni di scuola, ero timido, parlavo molto poco. Avevo sviluppato una paura a relazionarmi con la gente, fino a che non dovetti affrontarla, all'età di 14 anni, quando i miei genitori (ed io più o meno) decidemmo che avrei frequentato le superiori in un convitto distante 400 km da casa, dove avrei convissuto con i miei coetanei in tutti i momenti della giornata. Arrivato in convitto familiarizzai subito con i nuovi come me, ma rimaneva in me quel senso di incompletezza e di mancanza di rapporti sociali, quasi a sentirmi inferiore agli altri coetanei. Comunque tutto sommato il primo anno stavo abbastanza bene, a parte le frequenti assenze dovute alle mattine che rimanevo a letto fino alle 12 -13! A sedici anni i miei genitori decisero (io non ero molto d'accordo) che avrei continuato a frequentare le superiori nella mia città natale, abbandonando ilc onvitto. Quando avevo 17 anni un giorno in cui mi trovavo a scuola ebbi la mia prima crisi di panico e cominciai ad assumere anziolitici ed antidepressivi che solo dopo 8 anni ho smesso completamente di assumere. Ora, che la mia vita sta prendendo molto lentamente il verso che avrei voluto, mi sento inabilitato nelle relazioni sociali e nei luoghi pubblici in quanto ho una vera e propria paura della paura che cominci ad arrossire, a sudare e mi blocchi di fronte alle presone. Mi capita spessissimo di incontrare dei vecchi amici e di bloccarmi e cominciare a sudare e sentire il cuore battere fortissimo senza motivo. Per questo motivo sono costretto ad evitare molte situazioni sociali, tra le quali incontri con la mia ragazza, incontri di lavoro, eccetera eccetera eccetera! Vorrei una soluzione che non preveda uso di farmaci, che ne pensate dell'ipnosi e della terapia cognitivo-comportamentale?Grazie, Marco I.

Gentilissimo Marco,

Purtroppo non esistono soluzioni psicologiche in scatola, per cui il percorso psicoterapeutico, rispetto a quello farmacologico, è sempre molto più lungo ed impegnativo. Le terapie da lei indicate vanno benissimo, ma ancor più importante è trovare un/una terapeuta con il/la quale lei si senta perfettamente a suo agio e attraverso il/la quale lei riesca a fare dei tangibili progressi, superando le sue fobie ed i suoi stati ansiosi.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

SUDORAZIONE ASCELLARE

Cara Clinica della Timidezza, nell'aprile del 2004, in seguito ai numerosi problemi di sudorazione ascellare che mi affliggevano fin dall'età giovanile, mi sono sottoposto ad un intervento di simpaticectomia (ETS) presso una clinica specializzata. Da tale giorno, però, sono iniziati problemi con la sudorazione compensatoria che ha raggiunto livelli così elevati da farmi pentire amaramente dell'intervento al quale mi ero sottoposto... finora sapevo che, a differenza dell'ESB (applicazione di clips sul nervo simpatico), per gli operati di ETS non c'era alcuna possibilità di recuperare la funzionalità del nervo rescisso...poi mi sono imbattuto nella clinica della timidezza ove ho appreso che, se il nervo é stato tagliato, viene eseguito toracoscopicamente un innesto nervoso, prelevando circa 4 cm di nervo surale a livello del piede (senza effetti collaterali)innestando a livello del taglio prossimale e distale e tenendo in posizione tramitecolla alla fibrina... desidererei, pertanto, sapere presso quali strutture èpossibile sottoporsi a tale tipo di intervento... ringrazio anticipatamente...

Gentilissimo,

Il nostro gruppo di lavoro è composto prevalentemente da psicologi e psicoterapeuti, per cui non siamo in grado di fornirle le indicazioni mediche che lei ci richiede. Le informazioni presenti sul nostro sito, www.clinicadellatimidezza.it, da lei menzionate, sono state reperite su Internet, visitando siti medici e scientifici, in lingua italiana e inglese. Molti nostri lettori infatti si mostrano interessati a tale tipo di intervento ed abbiamo così deciso, per completezza di informazione, di inserire anche questo tipo di notizie. Da parte nostra comunque, non perdiamo occasione di scoraggiare tale tipo di interventi che, allo stato attuale, non ci sembrano affatto risolutivi del problema: semmai il contrario, come la sua esperienza purtroppo dimostra.
La invitiamo pertanto a compiere pari ricerca su Internet, dove potrà probabilmente trovare notizie più aggiornate. Meglio ancora sarebbe consultare un medico specialista in materia.
Nel raccomandarle di reperire, questa volta, tutte le informazioni necessarie, prima di un ulteriore intervento, le facciamo per il momento i nostri migliori auguri.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

IL PIU' BEL RAGAZZO CHE ABBIA MAI VISTO

mi chiamo Daniela,ho 24 anni e sto vivendo una situazione confusionale. Fin`ora infatto di storie affettive ho accumulato solo una lunga serie di rifiuti o incontri andati a finire male, la frase piu` famosa che descrive piu` o meno la mia vita e``si passa la vita ad amare chi non ci ama, amati da qualcuno che non ameremomai`....e cosi` sono diventata una insicura cronica,so di non essere brutta, ma c`e`un qualcosa nei miei gesti, nel mio modo di fare che mi rende non piacevole...e credo sia proprio l`insicurezza. Arrivo al dunque, adesso sono fidanzata, con quelloche per tanto tempo e` stato il mio piu` caro amico,che ha imparato a conoscermi afondo, con lui sto benissimo, siamo molto felici insieme, anche se da un po` di tempo c`e` la lontananza a dviderci,su lui non ho nulla da dire oltre al fatto che lo amo da impazzire....pero`....e c`e` un pero`,ho conosciuto uno di questi giorni in discoteca un ragazzo, il piu` bel ragazzo che abbia mai visto in vita mia,bellissimo, l`ho visto per 2 sere di seguito e una delle ultime sere lui mi si e`avvicinato, abbiamo ballato assieme e mi ha chiesto il numero di cellulare...edarriviamo ad oggi, mi ha chiesto di uscire.....proprio a me...lui che potrebbepermettersi le ragazze piu` belle di questo mondo, ha chiesto proprio a me di uscire....assurdo!!!Sono nel panico piu` totale, combattuta tra il non fare del male alla persona cheamo e che piu` rispetto a questo mondo, e la curiosita` di vedere cosa vuol dire uscire con uno di quei ragazzi che di solito non mi degnavano neanche di uno sguardo...Cosa scegliere tra:dare scacco alla insicurezza ma avere rimorsi, e tenersi l`insicurezza ma senza rimorsi??

Cara Daniela,

Purtroppo alla Clinica della Timidezza non diamo consigli di morale: è giusto cedere alla curiosità, riscattarsi dal proprio senso di inadeguatezza uscendo con un tipo 'bello e impossibile' o è meglio restare fedele a chi la ama?
In questa decisione, c'entra più la coscienza che la scienza.
Guardando alla cosa dal punto di vista strettamente psicologico, un rapporto stabile è per lei utile in quanto le permette una crescita ed una maturazione serena, all'interno di una relazione fortemente empatica e affettiva; l'altra situazione potrebbe invece accrescere la sua autostima (ma anche portarle serie conseguenze in fatto di sensi di colpa, e di umiliazione, qualora fosse per lui un incontro usa-e-getta).
Forse la cosa migliore da fare è quella di cercare di capire meglio le motivazioni di questo invito ad uscire, per poi prendere una decisione consapevole.
In ogni caso, credo di poterle dire con un certo grado di sicurezza che uscire con questo tipo non le toglierà, di colpo, tutte le sue insicurezze, ma che in compenso la riempirà certamente di rimorsi, qualora dovesse, come è probabile, tornare al suo porto sicuro, rappresentato dal suo attuale ragazzo.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

TANTISSIME DOMANDE

sono Andrea,ho 19 anni,e questa è la seconda volta che vi scrivo,le avevo già scritto nel mese di ottobre (la lettera che avevo già scritto era intitolata "sono un supertimido"datata 9 ottobre).Innanzitutto voglio esprimerle la mia stima e la mia ammirazione per come aiutate i timidi attraverso questo bel sito,ma ora passo ad esporle il mio problema.Qualche mese fa lei mi consigliò di rivolgermi ad uno psicoterapeuta e cosi'ho fatto,il mio medico curante mi ha inviato presso una psicologa-psicoterapeuta che opera presso una struttura sanitaria pubblica e dovefinora ho svolto solo 2 sedute e fra pochi giorni ne dovrò fare un'altra e ancora troppo presto per dare un giudizio su come sta andando ,ma volevo chiederle ,so che per la buona riuscita della terapia molto dipende da me(ma anche dalla psicologa)in che modo posso contribuire alla buona riuscita della terapia?cosa posso fare oltre a mettere in campo una forte motivazione e decisione nel cercare di almeno attenuare la mia timidezza?Se la terapia non dovesse dare risultato,mi consiglia di continuare cercando un altro terapeuta?Quale accorgimento autonomo posso adottare nel cercaredi lavorare sulla mia timidezza,se come consigliato da molti libri che sto leggendo,devo cercare di espormi in maniera graduale per superare le mie paure?Perchè ogni volta che penso che devo espormi per combattere le mie paure,provo una grande paura e una grande ansia che mi fa desistere dal proposito di combattere la mia timidezza?Poi volevo analizzare altri aspetti.Per esempio è un po'di tempo che il mio umore e il livello della mia timidezza si alza e si abbassa,alcuni giorni mi sento allegro e positivo,ma molte altre volte vedo tutto nero e in maniera negativa ma le chiedo perchè mi succede questo?Perchè qualche giorno fa quando su sua precisa richiesta mi sono confidato con un amico,con il quale mi confido spesso,stavo quasi per scoppiare a piangere (ma poi non riuscendoci)quando gli ho detto che vado dallo psicologo per curami e quando gli ho parlato di un passato sociale burrascoso in cui ho sofferto molto per la mia timidezza e in cui sono stato vittima di persone prepotenti a causa della mia timidezza.Perchè mi è successo questo?non mi era mai successo di piangere per un motivo del genere e non riesco a spiegarmi perchè mi sia successo questo?io mi confido molto con questo amico e lui si confida con me ma non so spiegarmi perchè mi sia successo questo?(questo mio amico mi ha dato pieno appoggio morale e umano su tutto)Come posso fare per migliorare e fortificare il legame di amicizia con i miei 2 amici piu'fedeli (dato anche che con il loro aiuto sono riuscito un po'a migliorare) se io per esempio mi vergogno di invitarli a cena in un locale pubblico?come posso allargare la mia rete ristretta di amicizie?Poi visto che in questa lettera sono in vena di domande le voglio chiedere inoltre.Perchè ogni volta che incontro prersone che non mi stanno simpatiche mi vengono una forte ansia con sudorazione e forte mal di testa:perchè l'estate ho paura di farmi vedere nudo al mare tanto da non andarci nemmeno,come posso risolvere il rapporto conflittuale con il mio corpo?La ringrazio per la disponibilità e mi scuso se magari ho esagerato con le domande ma le risposte che lei spero mi darà sono molto importanti per me.Cordiali saluti Andrea

Gentile Andrea,

Grazie per il suo apprezzamento. Veniamo alle sue numerose domande:

1) sulla terapia. Due sedute non sono poche per esprimere un giudizio, sono nulla. Un primo giudizio potrà cominciare a farselo dopo almeno 12-20 sedute. Se si tratta di una terapia breve, trascorso questo tempo lei potrebbe non sentirsi del tutto guarito, ma dovrebbe già mostrare segnali di evidente miglioramento. Lei deve impegnarsi nella terapia, rispettando le indicazioni che le darà la psicologa, di volta in volta.

2) sullo psicologo/a. La scelta dello psicologo non deve essere affidata al caso. Se a prescrivere un'aspirina può essere un uomo o una donna, un giovane o un anziano, senza che questo influisca minimamente sugli effetti del farmaco, quando la terapia è fatta di 'parole', è indispensabile che esse vengano da una fonte considerata autorevole, ovvero da un professionista che ispiri un particolare senso di fiducia nel paziente.

3) Tono dell'umore. E' normale che un giorno l'umore sia ottimo ed un altro giorno un po' meno: sarebbe bello che vi fosse più equilibrio, ma questo non succede quasi a nessuno.
La cosa da fare nelle giornate-no è quella di dirsi: 'domani andrà meglio', perché quasi sicuramente sarà così.

4) Ammettere di aver bisogno dello psicologo. Per molti è ancora indice di un fallimento personale. Chissà perché, andare dal gastroenterologo non lo è altrettanto... Eppure si tratta di due specialisti, ugualmente formati e specializzati per ridare al paziente il benessere che ha perduto, a causa della malattia o del disturbo che lo affligge. Gli psicologi della salute poi si occupano sempre più spesso di prevenzione, oltre che di cura e studiano e ricercano i comportamenti più adatti per dare ai propri clienti (e non pazienti) ciò che è necessario per vivere una vita più serena, più ricca di benessere. Dunque, è la sua concezione dello psicologo che deve cambiare, che si deve aggiornare. Il fatto che le sia venuto da piangere è invece molto positivo, perché per guarire bisogna partire dalla consapevolezza di avere un problema: quel pianto liberatorio, quell'ammissione di dover andare dallo psicologo è stato l'inizio della sua guarigione.

5) Ansia sociale. Quando si trova con persone antipatiche le viene la sudorazione eccessiva: provi dunque a sforzarsi nel non percepire gli altri come persone 'antipatiche'. Del resto, nessuno è pienamente antipatico: sicuramente, anche nella peggiore persona, c'è qualcosa che non ci dispiace completamente. Ed è a questo qualcosa che lei dovrebbe provare ad aggrapparsi.
Non provando antipatia, non proverà nemmeno la sudorazione.

6) Esposizione del corpo. Tutti hanno un naturale pudore nell'esporre il proprio corpo, quando non ci sono abituati. Sta a lei dunque abituarsi gradualmente a mostrare parti del suo corpo (in palestra, al mare ecc.) perdendo questo naturale pudore. Altrettanto importante è apprezzare il proprio corpo, concentrandosi sui suoi punti di forza anziché sui suoi difetti. Ed in un giovane come lei, di 19 qanni, non vedo proprio quali possano essere questi disastrosi difetti che le impediscono di godersi un'estate di mare e di sole... Pensa forse che, quando sarà anziano, il suo corpo sarà più gradevole?


Dr. Walter La Gatta

IL PROBLEMA E' KE SONO TIMIDO

ciao....Intanto volevo complimentarmi kon questo sito ke mi aiuto tanto nel mioproblema!
il mio problema è ke sono timido quando esco da casa ..cioè quando sto a casa sonome stesso..cioè sono simpatico..socievole anziparlo anke troppo!! ..invece quando per esempio vado a scuola mi chiudo in me stesso! questo succede sopratutto kon le ragazze..mentre kon i ragazzi riesco a socializzare ! kome devo fare a superare questa timidezza ke ho quando esco di casa?aiutatemi grazie!!


Carissimo,

Come sempre diciamo, il miglior strumento per sentirsi a proprio agio con le ragazze è avere un bel bagaglio di esperienze: tanti discorsi fatti con loro, conoscenza della psicologia e della sessualità femminile, abilità sociali ecc.
Su molte cose puoi adeguatamente documentarti su Internet o su libri che puoi trovare in Libreria, ma su altre occorre un'esperienza diretta che serva da riferimento. Se l'esperienza è positiva infatti, si cerca di seguire le orme di quello che è stato già fatto, magari migliorandosi; se è andata male occorre capire dove si è sbagliato e correggersi.
Questo è tutto.
Ciao.

Dr. Walter La Gatta

BAMBINA IN ANSIA

sono una mamma di una bimba di 8 anni. Quest'anno frequenta la 3a elementare e il problema che mi si pone da un pò di tempo è che mia figlia soffre di ansia da prestazione. Durante le verifiche scolastiche giornaliere per paura di sbagliare sbaglia. Vorrei aiutarla ma non so come fare. Le insegnanti mi dicono che forse sono io che manifesto ansia per un voto sempre migliore ma non è così. Non so proprio come fare per risolvere questo problema. Potrei avere un consiglio? Grazie.

Gentile signora,

Dalla lettera non si capisce molto. Ad esempio non mi dice che tipo di sintomi manifesta la bambina, né quali sono i suoi rapporti con le insegnanti, con gli altri bambini, con i genitori. Sarebbe utile sapere anche che tipo di rapporto ha con lo studio, se è interessata all'acquisizione di nuove conoscenze o la fa solo per obbligo. Tutti questi dati mi permetterebbero di focalizzare meglio la situazione. Non è chiaro poi perché le insegnanti dicano che la causa sarebbero le sue troppo elevate aspettative e perché lei sia sicura che non sia così...
Che tipo di consiglio darle? Data la premessa che le ho fatto, non posso entrare nei dettagli. Genericamente parlando, vi sono dei genitori che, delusi della propria vita e dei risultati ottenuti, cercano una compensazione narcisistica nei propri figli, aspettandosi che questi riescano laddove essi hanno fallito. Questa pressione psicologica tuttavia, è un fardello molto pesante da portare per il bambino, che non si sente adeguato alle troppo elevate aspettative che i genitori hanno nei suoi confronti e che per questo cerca di far notare le proprie fragilità, le proprie insicurezze, per segnalare un bisogno di rassicurazione.
In questo caso è bene cercare di non mostrarsi mai impensieriti se il voto non è stato bello, ma anzi riderci su (almeno fino a che questo stato di ansia non sia stato completamente superato) ed indirizzare il bambino verso altre attività alternative alla scuola che lo interessino e dalle quali possa trarre altre soddisfazioni.
Con le insegnanti poi è sempre bene mantenere un rapporto di collaborazione, perché i conflitti fra adulti ricadono sempre sui bambini (anche inconsapevolmente).

Nel suo caso specifico, l'unica cosa che vorrei consigliarle è di cercare di trovare una soluzione insieme alle insegnanti e allo psicologo scolastico, se c'è.

Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

VERAMENTE A TERRA

Sono una ragazza di 18 anni ed in questo momento mi sento veramente a terra perchè,riflettendo, sono giunta a conclusione che la mia timidezza mi porta a delle conseguenze in ambito sociale piuttosto problematiche.Ogni volta che mi viene presentato qualcuno di nuovo (indifferentemente dal sesso) parto sempre dal presupposto di non essere alla sua altezza, temo di non potere competere con questa persona nè fiscamente nè caratterialmente. Pertanto cerco di evitare qualsiasi rapporto e contatto.Mi piace un ragazzo ed io so di piacere a lui. Purtroppo abitiamo lontani ed il nostro dialogo si limita a telefonate, sms o chat. Ci sentiamo ogni sera ed i discorsi si può dire che non manchino ma quando, saltuariamente, mi viene a trovare nella mia città, lo tratto come se fosse uno sconosciuto. Non gli parlo, ho paura di qualsiasi contatto fisico con lui nonostante io abbia realmete voglia di creare quelcosa di speciale tra noi. Lui ovviamente rimane deluso dal mio comportamento così come me. Non so veramente come fare...grazie!

Gentilissima,

La timidezza non è qualcosa di estraneo a lei: non è un demone interno che la spinge a comportarsi in un modo o nell'altro, al di fuori della sua volontà.
Sicuramente ci sono alcuni aspetti della timidezza che possono essere migliorati, modificati, eliminati, per trovare un migliore adattamento alla realtà.
Nel suo caso, ad esempio, perché ogni volta che conosce una persona nuova deve pensare che non riesce 'a competere' con lui/lei? Lei non ha bisogno alcuno di 'competere', ma deve semplicemente 'rapportarsi', il che significa stringere una relazione con l'altro/a essendo libera di sentirsi pienamente sé stessa, con i suoi punti di forza e con le sue fragilità.
Lei invece, non volendo far trasparire all'esterno le sue insicurezze, si è chiusa dentro una corazza che non le permette di vivere una vita di relazione, come sarebbe auspicabile alla sua età. Cerchi dunque di convincersi che, per essere una persona di valore, non è necessario 'non essere timidi': sul nostro Blog Clinica della Timidezza lei potrà trovare moltissime testimonianze di persone di successo che ammettono di essere timide e non se ne fanno un problema.
Provi a farlo anche lei: cadranno le barriere e sarà più facile, anche per gli altri, avvicinarla.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

NON SONO TIMIDO

Il mio disagio non è propriamente la timidezza, quanto la difficoltà che incontro nel relazionarmi con altri o nel partecipare a eventicome feste o partecipazioni alla vita scolastica, a causa della paura che ho diessere giudicato male. ogni volta che mi trovo in un contesto sociale temo dirisultare inadeguato e di non piacere alla gente. questo problema mi limita molto,soprattutto nei rapporti con le ragazze. spesso arrossisco a causa di questodisagio. spero di essermi spiegato bene per consentirvi di analizzare il mioproblema. grazie e arrivedeci.
Tommy

Caro Tommy,

Vorrei risponderti con una domanda: cosa è per te la timidezza? E perché, secondo te, il tuo disagio sarebbe diverso?
Se si ha un problema, non aiuta negarlo anche a sé stessi. Per stare meglio ci sono tre cose da fare:
1. ammettere di avere un problema;
2. saper dare un nome a questo problema (anche facendosi aiutare da una persona esperta);
3. cercare di risolvere il problema (da soli o con un esperto).

Ciao, auguri.

Dr. Walter La Gatta

NON UN SOLO GIORNO DI SERENITA'

Salve, ho appena conosciuto questo sito grazie ad un amico ed è un grande piacerescoprire che non si è i soli ad essere timidi. Credo di aver bisogno di aiuto, hodiciannove anni e penso di soffrire se non di Fobia Sociale, di timidezza cronica oqualcosa del genere. Questa timidezza ha praticamente annullato la mia vita socialesin dalla scuola elementare, dunque ho anche il problema delle abilità sociali a mepressoché sconosciute... lasciai la scuola quando andai in seconda per questoproblema, la troppa ansia che sentivo mi distraeva dallo studio. Più tempo passa epeggio mi sento, sono davvero molto preoccupato per il mio futuro, ma sono convintoche se guarissi da questa maledetta timidezza sarebbe tutto più facile! Sono però molto pessimista, per quanti piccoli passi avanti io faccia non ricordo un solo giorno di serenità in questi ultimi anni.. soffro parecchio la solitudine e lo stress emotivo, arrossisco spesso in situazioni a me poco familiari... come in certi negozi o quando parlo con determinate persone... vorrei un consiglio su cosa fare per migliorare, delle indicazioni che mi diano qualcosa in cui sperare, sono molto giù... spero che qualcuno sappia aiutarmi!! ciaoB.P.

Ciao BP,

Come vedi non sei solo, anche durante questo periodo di festa. Posso anzitutto dirti che il tuo pessimismo non è giustificato, perché dall'ansia sociale si può guarire, seguendo un percorso di trattamento psicoterapeutico, come per qualsiasi altro genere di malattia.
Se la timidezza è un'esperienza che riguarda almeno metà della popolazione mondiale infatti, e non è una malattia, il forte stato ansioso che - spesso, ma non sempre - l'accompagna, crea paura di vivere, depressione, ritiro sociale. Ma tutto questo, come ti dicevo, si può curare.
Un'altra cosa: è sbagliato dire 'io sono fatto così'. Nella vita tutto cambia, tutto si trasforma, così come noi stessi ci trasformiamo continuamente, anche attraverso la maggiore maturità e saggezza che ci viene dalle esperienze che facciamo. Prova allora a dire 'oggi' (oppure 'in questo momento', 'in questa situazione', 'in questo luogo') 'mi sento molto giù e guardo alle cose con pessimismo' invece di fare affermazioni categoriche sulla tua personalità, come quelle che fai nella lettera.
E' un piccolo consiglio, che però potrebbe aiutarti molto, perché a volte anche le parole che usiamo con noi stessi ci influenzano e ci condizionano.
Ogni volta che ti viene da pensare cose negative allora, prova a contestualizzarle, nel tempo e nello spazio, senza dare loro un valore assoluto, come se fossero sempre valide, ovunque e comunque. Anche tu, ad esempio, sicuramente avrai avuto in questi ultimi anni delle giornate di serenità: sei andato in vacanza? Hai avuto qualche successo nel lavoro? Hai assistito ad uno spettacolo che ti ha emozionato? Prova a rifletterci su, e se ti accorgerai che questi momenti di felicità ci sono effettivamente stati, capirai quanto sia irragionevole affermare: 'non ricordo un solo giorno di serenità in questi ultimi anni...' Sicuramente raccontarsi cose negative non aiuta a stare meglio. E tu vuoi stare meglio, con gli altri e con te stesso, non è vero?
Cari saluti e auguri.

Dr.ssa Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza

UN RAGAZZO CHE MI PIACE

Quello che devo esporre non è un problema mio, ma di un ragazzo che conosco... e che mi piace... purtroppo ha un comportamento veramente assurdo nei miei confronti, cioè stiamo andando avanti da sei mesi solo perchè gli ho chiesto se usciva con mè una sera, la prima volta mi ha detto di sì, poi ha iniziato a dire ti farò sapere, ti dirò etc... e così siamo andati avanti da giugno fino a fine luglio, poi io sono dovuta partire per dublino per un mese e non ci siamo più visti ovviamente, poi quando sono tornata dopo un mese, e ci siamo finalmente rivisti, lui mi ha chiesto se uscivamo una sera, e io gli ho detto che andava bene, ma poi non si è + fatto sentire, allora dopo una settimana sono andata li dove lavora lui (fà il pasticcere) e chiedergli se aveva deciso e mi viene a dire che è confuso e che ha dei problemi... che ci deve pensare.... allora ho lasciato stare per un pò... poi gli ho chiesto se almeno si poteva parlare e allroa mi ha detto di sì, ma poi la sera che dovevamo trovarci non si è nemmeno fatto vedere, e non mi ha nemmeno mandato un messaggio, poi ho chiesto spiegazioni e mi ha detto chemi aveva mandato un messaggio e che non poteva farci niente se non mi era arrivato e che non è venuto perchè si era rotta l'auto... mah... in ogni caso gli ho chiesto perchè si comporta in questo modo e lui invece di rispondere ha detto che è meglio che non ci vediamo più... allora io per un mese non gli ho parlato, anche perchè lui ha una certa "fobia" per parlare con mè, cioè sembra che parlare sia la cosa più impossibile del mondo.... e poi a volte diventa anche rosso... insomma dopo un mese e mezzo, gli ho chiesto ancora se era confuso e mi ha detto di sì e che ci stava ancora pensando.... ma io quando cerco di parlargli mi dice sempre che deve andare via e non mi guarda nemmeno in faccia, ora io capisco la timidezza ma questa per mè è anche bastardaggine, però il fatto è che questo ragazzo mi piace molto, (lui ha 18 anni mi ero scordata di dirlo) anche se un sacco di gente mi ha consigliato di lasciarlo perdere,ma è più forte di mè, e in ogni caso, da fonti sicure sò che lui non lo fà apposta, solo che è un caso disperato di timidezza! (almeno penso che sia quello) Ora io chiedo un consiglio a voi: è il caso che lascio veramente perdere o magari provando ad aspettare, e magari con il tempo la situazione potrà migliorare??? Lascio la parola agli esperti!!! E grazie per avermi ascoltata!!!

Gentilissima,

Complimenti intanto per la determinazione con la quale cerchi di ottenere ciò che desideri... A parte questo però, credo che non sia giusto giudicare male una persona solamente perché ti ha rifiutato: potrebbe avere dei motivi che tu non conosci e che non gli va di spiegarti ed in questo caso la tua insistenza potrebbe avere l'effetto opposto a ciò che desideri.
Qualora però si trattasse solamente di timidezza, come le tue attendibili fonti ti hanno segnalato, questo ragazzo ha semplicemente bisogno di esprimersi meglio con te, prima di passare al dunque. Cerca allora di non metterlo di fronte a scelte così impegnative e stressanti come quelle di uscire da solo con te: cerca, prima, di metterlo a suo agio, invitalo quando ci sono anche altre persone, portalo in luoghi aperti, frequentati anche da altri, in modo che non senta l'urgenza e la necessità di compiere il passo che praticamente lo obblighi a fare. A questo punto potresti dire che tutte queste storie ti stancano e non hai la pazienza di aspettare... Può essere giusto, ma allora allarga i tuoi orizzonti e, invece di interessarti di un ragazzo timido, provaci con i bulletti del quartierino: vedrai che non ti faranno aspettare neanche un po'.... Ma avranno le qualità ed il mistero che ha per te questo ragazzo bello e impossibile?
Saluti e auguri.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

UN INGENUO DI PROFESSIONE

Questo è il secondo consulto che vi chiedo: pochi mesifa vi avevo parlato di una mia difficoltà a rapportarmi ed entrare in contatto conil sesso femminile soprattutto perchè era un momento in cui mi piacevano dueragazze, di cui una che conoscevo ( e probabilmente le piacevo, visto le battute chemi faceva e il continuo suo entrare in contatto fisicamente con me) e l'atra no, ilconsiglio da voi datomi era stato quello di buttarmi e tentare un apporccio con unadelle due ragazze e poi farvi sapere come era andata.Ma come è andata? Ahimè io non ho provato a instaurare nessun contatto nè con una nècon l'altra ragazza, tra l'altro una delle due ragazze si è trovata un partner(quella che conosco), però l'altra ragazza a me piace, e molto, la vedo quasi tuttii venerdì e sabato negli stessi locali che frequento io, a volte mi sembra anche diincrociare il mio sguardo con il suo, ma non riesco proprio a farmi avanti, ho pauradi non esserne all'altezza anche perchè nei miei 22 anni non ho mai avuto alcunrapporto con nessuna ragazza (pur avendo avuto molte rgazze che mi hannocorteggiato, ma io per paura le ho sempre respinte) e quindi non so bene da dovecominciare, quindi cosa posso fare per migliorare e per riuscire in qualche modo adavere un contatto con questa ragazza? Voglio dirvi che dopo la lettera di alcunimesi fa qualche miglioramento con l'altro sesso lo avuto, ponendomi meno distaccatoe indifferente, ma oggi credo di non essere riuscito a portare a compimento quellavoro e moi manca qualcosaSaluti.
Un ingenuo di professione.


Gentilissimo,

Malgrado i condizionamenti sociali e ambientali, ciascuno di noi, alla fine, sceglie da solo la professione che vuole esercitare nella vita. Lei, firmandosi 'ingenuo di professione' sembra aver scelto la sua. E' lei, dunque, l'unico responsabile di questa situazione, che le causa disagio: consideri questa una fortuna, perché se vi fosse una causa esterna, non sempre sarebbe possibile rimuoverla o superarla; essendo lei stesso la causa del problema, con impegno e motivazione, potrà riuscire a superare tutto. Come? L'unico modo per farsi un'esperienza e per acquisire delle competenze (non ne esistono altri), è accettare il rischio, fronteggiarlo, sbagliare, imparare e prevenire gli errori della prossima volta.
Se lei non comincia mai questo ciclo, non riuscirà mai a perdere la sua 'ingenuità'.
Il consiglio allora è questo: cercare di provarci, con una o più ragazze diverse, per poi giungere, con il suo bagaglio di esperienze, di competenze acquisite, di fronte alla ragazza che tanto le piace. L'unico problema è che non credo stiamo parlando di una nuova Penelope, per cui, tra un consulto e l'altro, forse lei sta perdendo del tempo prezioso...

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

PAURA DI STARE INSIEME ALLA GENTE

Sono una ragazza di 26 anni e ho un lavoro che per ora mi soddisfa. Il mio grande disagio è quello di arrossire.., ho paura di stare insieme alla gente, che siano familiari o amici ho sempre queto continuo terrore che il mio volto prenda fuoco da un momento all'altro ogni volta che io mi sento al
centro dell'attenzione m'imbarazzo e di Conseguenza arrossisco e in quel momento
vorrei sprofondare e mi arrabbio con me stessa domandandomi perchè sono così...
Questo mio modo di essere non mi fa vivere bene, non mi permette di fare le cose che vorrei fare..
Attendo una sua risposta.
Cordiali saluti.
Sandrina


Cara Sandrina,

Capisco perfettamente il suo disagio nel vivere in compagnia di questo eterno timore. E' difficile poterle consigliare in poche righe come uscire da questo problema, ma credo che il punto di partenza debba essere un diverso modo di viverlo.
Ritengo che è proprio a causa del suo continuo osservarsi e rimproverarsi per questa sua del tutto incolpevole reazione agli eventi che la mettono a disagio una delle cause scatenanti del suo problema.
Lo sforzo maggiore che dovrebbe produrre è proprio quello di evitare questa sua continua auto-osservazione e critica severa di sé stessa, concentrandosi su ciò che sta facendo e non sul colore del suo viso. Tutto ciò è piuttosto diffcile e le suggerisco di aiutarsi con l'apprendimento di una buona tecnica di rilassamento ed in libreria troverà certamente ciò che fa per lei.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta - Ancona

SOFFRO DI DEPRESSIONE

Soffro da diversi mesi di depressione, dopo varie prove per uscirne da sola ho dovuto intraprendere la strada del farmaco. Sono quattro mesi che lo assumo e debbo dire che in parte mi ha aiutata, sto facendo anche della pscicoterapia. Da qualche giorno mi sembra di rivivere i brutti momenti passati
all'inizio, crisi di pianto, sfiducia, astenia ecc. ma la cosa che piu' mi spaventa e la sensazione che mi accompagna da mattina a sera di non essere nella realta', ho come l'impressione che quello che faccio, quello che vedo non sia io che operi ma qualcun'altro. Anche prima avevo questa sensazione ma ora sembra che sia diventata
piu' forte, mi spaventa e mi sembra di impazzire. Il peggio e' che ho due figli a cui badare ed a volte non ho proprio le forze. Vorrei sapere se tutto quello che mi succede e' legato alla depressione o al farmaco che sto prendendo.
Miriam

Cara Miriam,

Le sensazioni che lei prova dipendono in parte dal farmaco ed in parte dal suo stato depressivo. Infatti, come si sa, gli psicofarmaci possono dare un senso di torpore, di irreale tranquillità e dstacco dalle cose che accadono nella vita, ma sensazioni simili sono possibili anche 'grazie' alla depressione. La persona depressa infatti vive una condizione di ritiro dal mondo, non ha desideri, né progetti da realizzare e dunque può agire in alcune condizioni con comportamenti automatici, di routine, senza impegnare il pensiero razionale. Da qui la sensazione che non sia proprio lei ad agire nella sua vita. La strada intrapresa, della psicoterapia, la porterà sicuramente a superare questo stato depressivo e vedrà che con il tempo riacquisterà fiducia in sé e nelle sue azioni.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Ancona

FOBIA SOCIALE

Ho scoperto da poco il vostro sito ed ho letto l’articolo riguardante la “fobia sociale o Disturbo di Ansia Sociale (DAS)”. Ho 34 anni, ed ho sempre saputo di soffrire di questo disturbo ma non ho mai realmente pensato di rivolgermi a qualcuno per superare questo mio grande problema.
Ho sempre giustificato il mio comportamento chiuso con la semplice parola “timidezza” e non me ne sono curato più di tanto.
Però, analizzando bene la mia vita, è facile per me capire che in realtà il problema è serio e va affrontato. Sono chiuso in me stesso, tengo gli altri a distanza perchè ho sempre la paura di dire qualcosa di sbagliato, sono terrorizzato dal giudizio e dal rifiuto da parte degli altri, chiunque essi siano. Questo mi sta molto limitando nel mondo del lavoro, dove non riesco ad emergere per via della mia insicurezza e del fatto che non riesco ad instaurare quei rapporti umani necessari alla crescita
professionale. Peggio ancora per quanto riguarda le relazioni con l’altro sesso; facendo un bilancio sentimentale posso dire di aver avuto sempre storie con ragazze che hanno fatto il primo passo o che mi hanno fatto esplicitamente capire di essere
interessate. Fortunantamente sono un bel ragazzo e questo mi ha fin qui aiutato.
Purtroppo però nel momento in cui sono io ad essere interessato ad una persona divento preda delle mie paure, non sono capace di fare il primo passo, ed anche una semplice chiacchierata diventa un incubo al quale regolarmente sfuggo. Il tutto per paura di espormi ad un possibile rifiuto. Tutto ciò è tremendamente frustrante.
Vi chiedo quindi un consiglio, anzi un aiuto per superare quello che percepisco come un grande problema che mi sta limitando la vita.
Io risiedo a R., sarei disposto a frequentare dei corsi o anche una terapia.
Grazie in anticipo
Saluti
Gino


Salve Gino. L'idea di seguire dei corsi o intraprendere una psicoterapia è sicuramente la via più breve ed efficace per risolvere il suo problema, che la mette così fortemente a disagio nelle relazioni interpersonali. Nel frattempo può aiutarsi attraverso strategie di desensibilizzazione, come ad esempio esporsi alle situazioni che le creano maggiore difficltà: inizialmente solo per brevi momenti e via via, solo dopo che avrà migliorato la sua prestazione, allungando il tempo di esposizione e la difficoltà.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta - Ancona

NON SONO TIMIDO, PERO'...

Da oltre un anno mi succede di avere, nel relazionarmi con altre persone (siano essi
amici, colleghi di lavoro che estranei), delle improssive "vampate" di calore sul
viso con successiva abbondante sudorazione. Ciò all'inizio avveniva in maniera molto sporadica, mentre negli ultimi tempi, avendo il timore che succeda e creandomi ciò imbarazzo di fronte agli altri, avviene frequentemente. Fondamentalmente non sono un timido. Mi chiedo, dunque, in quale tipo di patologia si inserisce tale mio problema e soprattutto come può essere affrontato. Ci sono dei trattamenti farmacologici che possano eliminare, contrastare o diminuire tale mio problema?
Grazie
Mirko


Gentile Mirko,

Lei si definisce 'non timido' e senz'altro sarà così nella vita normale, però quando le capitano questi rossori, come è prevedibile, timido ci diventa, in quanto comincia a noin sentirsi più a suo agio con le persone, si duole della 'brutta figura', teme che si ripresenti una situazione analoga e magari evita le situazioni difficili, per evitare lo stress di quanto le accade.
Il disturbo d'ansia di cui lei soffre dunque, non necessariamente dipende dalla timidezza, ma è capace di provocarla, innestando così i prodromi di una fobia sociale.
Cosa fare? Il lavoro deve essere effettuato su due fronti: quello dell'ansia, per imparare a contenerla e a gesturla al meglio e quello della timidezza, cercando di non lasciarsi condizionare da ciò che le accade, imparando a sopportarlo, a farci sempre meno caso, a soffrirci di meno, acquisendo la consapevolezza che il suo valore personale non dipende e non può dipendere dai suoi rossori, che oltre tutto, in termini di tempo, occuperanno al massimo cinque-dieci minuti della sua giornata... E le altre 23 ore e cinquanta? Ecco, è sul valore di questo tempo che lei deve concentrarsi e lavorare.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona

SONO IN CAMERA A PENSARE

Per caso mi sn trovato su questo sito e leggendo i messaggi degli altri ho riscontrato molti caratteri comuni al mio:timidezza,mancanza di auto-stima,incapacità comunicativa.ho 21anni e fino a poco tempo fa ho sempre cercato di credere che non avevo problemi nelle relazioni con gli altri dato che sinceramente non ho mai avuto problemi nel trovare amici o ragazze...stasera però mentre abbracciavo la mia ragazza mi rendevo conto di quanto mi veniva difficile dirle che la amo...tutto me stesso avrebbe voluto urlare al mondo quanto la amo ma mi bloccavo,non ci riuscivo...adesso mi ritrovo qui in camera a pensare,forse per la prima volta seriamente, a quanta difficoltà ho nel confrontarmi con gli altri e in particolare con le persone(femmine soprattutto).ho paura di essere giudicato,paura di non essere capito...mi capita di non riuscire a guardare negli occhi le persone,di arrossire,di sudare,non riesco a stabilire un contatto fisico e questo,mi rendo conto crea un pò di imbarazzo nella persona con cui ti relazioni.tutto ciò mi inizia a creare anche disturbi fisici come mal di stomaco,mal di schiena e sl leggendo un altro messaggio ho inteso che forse questi dolori potevano essere ricollegati al mio stato psicologico.la cosa che più mi da fastidio,che odio un sacco di me,e che non riesco a sfruttare il fatto che le persone sono attratte da me,mi cercano,mi avvicinano ma cmq nn riesco a rapportarmi.a volte per sconfiggere questa timidezza cronica bevo o assumo altre cose,e,pur se mi rendo conto di quanto sia sbagliato, mi rendono più disinvolto,più "libero"...di questi problemi non sono
mai riuscito a parlarne con nessuno,tutti mi considerano felice e senza problemi e proprio questa incapacità di comunicare agli altri quanto sto male inizia a diventare troppo pesante da sopportare...vi ringrazio per un eventuale risposta...cordiali saluti

Gentilissimo,

Sono contento che la frequentazione del nostro sito sia stata per lei uno stimolo per farsi delle domande e riuscire ad avere una maggiore consapevolezza di quali sono i suoi problemi, della sua vita interiore, delle sue piccole debolezze.
All'apparenza infatti è una persona felice e bene integrata, ma ha bisogno di 'darsi la carica', in qualche modo, per avere un certo livello di prestazione personale. Non vorrei sbagliarmi , ma ho il sospetto che, a forza di leggere tutti i disturbi che hanno gli altri, lei cominci a sentirne su di sé, in modo qusi ipoondriaco.
Se fino ad ora è stato capace di avere amici e ragazze, perché questo cambiamento? Forse si sarà accorto di non essere davvero quel tipo efficientissimo che vuole apparire agli altri, specie con i 'rinforzi' di cui fa uso...
Ma se lei ha acquisito questa nuova consapevolezza, la deve usare in positivo, per migliorarsi e rafforzare la propria personalità, per capire cosa la mette in difficoltà e cosa invece la fa essere sicuro di sé.
Questo insight potrebbe esserle di aiuto ad esempio per non avere più la dipendenza psicologica da certe sostanze, potrebbe servire per farle capire che si può essere delle persone 'forti', pur avendo qualche debolezza... Nessuno è davvero perfetto e quindi avere ogni tanto qualche incertezza, qualche inibizione, non significa essere malati o avere bisogno di cure: questi sintomi devono piuttosto essere utili a lei, per cercare di capire meglio sé stesso e per potenziare i suoi punti di forza.
Sfrutti dunque la capacità che ha di socializzare e stare insieme agli altri e non dia troppa importanza a questi sintomi 'nuovi' che ora sente, che forse neanche le appartengono, se non per una irragionevole forma di 'empatia' con altre persone che vivono la sua età e la sua condizione sociale.
Quanto alla sua ragazza, eviti di dirle 'ti amo' come nei films, ma cerchi semplicemente, con parole sue, di farle capire quanto sia importante per lei, quanto senta la sua mancanza quando non c'è e come lei sia felice quando può starle vicino. Non sarà come averle detto 'ti amo', ma chissà... Forse la sua ragazza potrebbe essere perfino più contenta così.
Saluti e auguri.

ILLUMINATEMI LA VIA

Vi conosco da poco ma da un sommario esame del vs sito che mi sembra carino mi sono deciso a confidarmi sperando in una risposta che non dico mi illumini la via ma quanto meno mi chiarisca sul da farsi.Mi chiamo Alberto ho 40 anni e mi sono fidanzato con una ragazza che sta fuori regione, un amore a distanza. Noi ci siamo visti svariatissime volte per tantissimi giorni, ogni venti gg circa lei veniva da me per 15 giorni circa, e andavamo in una casa al mare dei miei e praticamente facevamo la vita da sposati. Lei era una ragazza molto passionale, mi scriveva messaggi pieni di passione e di voglia di fare sesso con me, poi via via che passava il tempo si è come dire? spenta, non parla piu' di sesso se non quando affronto io l'argomento, e quando lo fa sembra che lo faccia meccanicamente, quasi per un dovere. Il punto è questo : dove è andata a finire la sua sessualità? lei dice che è perchè sta giù che io sono lontano e disoccupato mentre io penso che abbia un altro uomo che non ama ma con cui fa sesso. Lei non si è mai messa problemi in qs senso, perchè quando l'ho conosciuta era in rotta con il suo ex con cui stava da 5 anni e che aveva gia' tradito con uno conosciuto in chat, e poi ha conosciuto me, andavamo a roma per qualche giorno e sentivo le bugie che gli raccontava cosi dette bene da sembrare vere, ora il punto è che ne so io se anche a me che sto lontano mi dice che va a fare la spesa e magari si incontra con un uomo? a volte penso che lei non mi ami, ma che abbia bisogno di un uomo poi chi sia non importa, se cosi fosse se avessi la certezza che è cosi continuerei a starci ma sicuramente con meno trasporto e desiderio di quanto ne provi ora. Si immagini che quando parlavamo tramite web cam lei che ha due computer la sentivo che digitava sull'altro pc, ed aveva la faccia scura adirata, le ho chiesto cosa facesse mi ha risposto che giocava non e' vero! poi anche il fatto che mi ha raccontato di questo tizio conosciuto prima di me con cui ha fatto sesso, mi ha detto che era una storia cosi di sfuggita, invece ho scoperto che e' andata due volte a trovarlo ed era innamoratissima di lui invece lei ha minimizzato.Sto male perche' non capisco cosa prova lei, se e' davvero innamorata con i dovuti modi non quell'innamoramento da film che nella vita reale non esiste o quasi, o resta con me perche' non ha nessun altro che se la prenda.Aspetto un suo parere le mando i miei cordiali saluti
Alberto


Salve Alberto. Lei mi chiede un parere che le illumini la via, ma chiaramente io non posso dargliene. Due sono i motivi: ciò che scrive è tropo poco rispetto alla complessità della vostra relazione e poi ciò che dice può rappresentare tutto e il contrario di tutto nella vostra storia.
L'unica osservazione che posso fare, riguarda le storie d'amore nate in chat fra persone che vivono lontane.
L'innamoramento, in particolare nella sua fase iniziale, vive e si nutre dello stare insieme, del condividere, del creare cioè un legame forte fra due persone: quando si vive lontani tutto questo non è possibile e rappresenta un serio ostacolo al consolidarsi del rapporto.
Ritengo che se la vostra unione è abbastanza solida da poter superare questa crisi che attraversa potrà avere un lungo futuro. Altrimenti, se la lontananza è sufficiente ad affievolire i sentimenti, credo che purtroppo non sia la storia giusta.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

p.s. SONO SPOSATO!

Sono Marcello di Milano. Ho 44 anni. Dopo un lungo percorso di auto-analisi (conl'aiuto negli anni di letture di vari libri e riviste) sono arrivato a miglioraremolto il mio stato di "timido cronico", ma ho ancora qualche "problema". Da ragazzoavevo paura di affrontare le situazioni, semplicemente perché non mi sentivoall'altezza di affrontarle. Ad esempio, verso i 17 anni, una ragazza della miacompagnia cominciò a farmi capire che le interessavo, ma siccome era la ex delragazzo considerato (ai tempi) il più "ganzo" del gruppo, non mi reputai all'altezzae preferii lasciare la compagnia.... (scoprii dopo che qualcuno cominciò persino apensare che ero gay, dato che la ragazza era anche lei molto ganza... non so se mispiego). Comunque nel tempo capii che per sbloccarmi dovevo aggredire le mie paure,e cercare di affrontare le situazioni, per lo meno per cercare di cavarmi poi diimpaccio... questo mi ha portato da un lato a prendere coraggio, ma anche a faredelle grandissime figuracce..... Comunque ho realizzato quella che forse per molti éun'ovvietà: il blocco per me è semplicemente dovuto a una somma di fattori miei(grande sensibilità) con fattori esterni (educazione rigida, scarsa considerazioneda parte dei miei genitori che hanno minato la mia autostima). Tra l'altro il miomodo di essere mi porta ad essere sensibile e raffinato (ho effettivamente pensatoanche di essere omosessuale, ma alla fine ho proprio realizzato proprio che no, nonlo sono). Però come (pare che sia così) i gay riesco a diventare amico di molteragazze, che con me parlano di tutto, ma proprio di tutto (avendo letto molto riescoa parlare con naturalezza di molti argomenti, e così alla fine mi raccontano deiloro rapporti, delle cerette, del ginecologo, i mariti stronzi, le figlie ascuola...). Spesso ho scambiato questa confidenza come intimità, almeno per me eracosì, e a volte ho preso delle cotte tremende rimediando le figuracce di cuisopra... tra parentesi ho scoperto che per molte persone l'amicizia é a sensounico. Comunque il mio blocco é da sempre dovuto semplicemente alla consapevolezzache in soldoni il fine di un approccio con l'altro sesso é appunto... il sesso! Esiccome con l'educazione rigida che ho ricevuto il sesso era una cosa sporca, lafrittata é fatta.... Inoltre avendo fin da piccolo una grande fantasia, sapevobenissimo cosa avrei potuto fare con le ragazze, e questo mi portava (e mi portaancora) ad essere impacciato. L'ovvietà? Che anche le ragazze vogliono farlo, anchese adesso per me il problema é "di comunicazione". Comunque il mio essere timido non era solo verso le ragazze: in ufficio me ne sonosempre stato sulle mie, e dato che nel mio lavoro ero bravo, il mix che gli altripercepivano era che fossi un sapientone con la puzza sotto il naso, raccogliendodelle feroci antipatie dai miei colleghi, ed essere snobbato da quasi tutte lecolleghe. La situazione sotto certi punti di vista é migliorata in parecchi sensi daquando ho lasciato l'ufficio e mi sono messo in proprio a fare il consulente (o midavo una svegliata... o morivo di fame). Se dal punto di vista interpersonale inambito lavorativo le cose sono migliorate molto (devo prorpio essere un'empatico, lagente a parte il lavoro mi racconta di tutto), per quanto riguarda l'altro sesso lecose invece no. Ultimamente mi sono rimesso in forma facendo molto sport, e mi écapitato che alcune ragazze manifestassero verso di me qualche interesse (occhiatevarie, strette di mano mooolto prolungate, battute varie...) il problema é cheessendo timido e non volendo essere "sfacciato" prendo tempo, divago, insomma non midecido mai a chiedere qualcosa tipo "ti va di andare a bere qualcosa" oppure "cosafai dopo?". Insomma, quando credo di essere sicuro di poter combinare qualcosa noncombino nulla; quando invece non c'è nulla da combinare, rimedio figure. Insomma,cosa posso fare per migliorare la mia situazione? Mi potete dire qualcosa? Comeposso "crescere" ancora? Grazie. Marco PS: sono sposato, ma il mio matrimonio va male (per quello che mi sono "rimesso informa"..). A proposito, mia moglie ai tempi me la presentarono degli amici cheavevamo in comune ...
Marcello

Caro Marcello,

La sua ultima precisazione, riguardo al suo essere sposato, non è del tutto irrilevante. Ritengo che lei abbia fatto un ottimo lavoro su sé stesso a giudicare dalla sua buona proprietà di linguaggio, dall'analisi dei suoi comportamenti e dei suoi vissuti e dalle conclusioni cui è giunto e che sono condivisibili. Credo che questo suo riaccendere il tema delle relazioni e della comunicazione sia la punta dell'iceberg rappresentato dall'unione con sua moglie, che a quanto dice attraversa un momento difficile. Il suggerimento che vorrei darle, dopo aver letto la sua lunga lettera è quello di utilizzare tutte le abilità e le competenze che ha saputo conquistarsi negli anni per migliorare il rapporto con sua moglie e soltanto dopo l'eventuale fallimento di ogni suo/vostro possibile sforzo, potrà legittimamente dedicare il suo impegno alla ricerca di una persona che sappia condividere con lei i suoi bisogni ed i suoi desideri.
Dal tono della sua lettera sembra quasi che lei voglia ricominciare a vivere la sua vita partendo dalla sua fase adolescenziale, per riattraversare tutte le esperienze che l'hanno portata fin qui. A mio giudizio invece, quelle fasi sono oramai superate e, messo un punto fermo alla sua vita di oggi, di lì ripartire per continuare a costruire il suo percorso.
Cordiali saluti.

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
 

Per una migliore navigazione visualizzare lo schermo a 1366 x 768 pixel e premere il tasto F 11 della tastiera

                 
SITE-MAP
Entra nel Sito
  HOME PAGE 
Pagina di Benvenuto
  CONVEGNI
  Leggi il Disclaimer

 
 

Ultimo aggiornamento sito: 30.06.2010
 



 

 

Seguici su TwitterSeguici su
Twitter


 

  CLINICA DELLA TIMIDEZZA

come
Home Page
 

Clinica della Timidezza Ancona

 

Associazione
Italiana
Ricerca su Timidezza
e Fobie Sociali

Clinica della Timidezza è online dal 2002

CHIEDI
una consulenza
 
  AGGIUNGI
questo sito ai tuoi
Preferiti
  Cerca nel Sito
 
  Chiedi Info

Leggi le News
del Blog
CdT


 
 

www.psicolinea.it

 COPYRIGHT Clinica della timidezza.it è un marchio registrato.
E'' PROIBITO riprodurre o diffondere totalmente o parzialmente e in qualsiasi forma, i contenuti di questo sito senza autorizzazione scritta della proprietà.