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LA SOLITUDINE MI STA LOGORANDO
all' età di 29 anni mi ritrovo sola e, quel che è peggio, senza una vita
sentimentale alle spalle!
Strano, ma vero in tanti anni non ho mai avuto una storia con un
ragazzo... Ho un vuoto dentro, che mi sembra incolmabile! Mi sento come
"spenta", incapace di provare emozioni, se si esclude la profonda
sofferenza alla vista delle mie coetanee alle prese con fidanzati,
mariti e figli!
Ma come si fa ad andare avanti con l'angoscia di rimanere soli per
sempre?!? E se davvero fosse così, a cosa aggrapparsi per continuare a
vivere dignitosamente, senza farsi venire la depressione?Cosa fare
quando la malinconia degli anni che passano inesorabilmente assale?
Tutti mi dicono che innanzitutto bisogna stare bene con sè stessi...
E se io per stare stare bene con me stessa avessi bisogno di star bene
con un'altra persona?!?
In realtà penso di essere vittima oltre che di una forte insicurezza ( e
timidezza)
di un blocco psicologico, che mi tiene lontana dai rapporti con l'altro
sesso! Solo superando concretamente, giorno per giorno, queste assurde
paure, forse riuscirei per la prima volta a sorridere alla vita. Ho
bisogno di conoscere meglio me stessa non più (o non solo) attraverso
l'introspezione, ma attraverso il contatto diretto con un'altra persona.
Questa situazione di perenne solitudine mi sta logorando e ha fatto
crollare ad una ad una le poche certezza che avevo...E se in me ci fosse
qualcosa di sbagliato?Temo di non essere in grado di avviare e gestire
un rapporto di coppia, data la totale inesperienza!Aiuto!Sono in crisi!!
Ragazza in crisi
Gentilissima ragazza in crisi,
Effettivamente ha ragione: basta con l'introspezione! Quando si è
introversi e si tende all'isolamento, non c'è cosa peggiore che
continuare a rimuginare su sé stessi, al solo scopo di evitare l'azione.
Lei non deve più aspettare che la persona che lei desidera le compaia un
bel giorno, vestito di azurro e su un cavallo bianco... Lo deve cercare
lei questo qualcuno, perché oggi ci sono tutti i modi per farlo: chat,
forum, agenzie matrimoniali, on line e non, corsi, gite, ecc. ecc.
Consideri che, prima di conoscere la persona giusta per lei, ne dovrà
avvicinare molte: spesso resterà delusa, ma se riuscirà ad imparare dai
suoi errori, se dopo ogni incontro capirà meglio che cosa cerca
veramente nella vita, comprenderà anche, sin dal primo momento, chi fa
per lei e chi no. In ogni caso, continuare a pensare, senza fare nulla
è, al momento, il suo vero problema.
Dr. Walter La Gatta
FINALMENTE HO CAPITO COSA HO
Sono una donna di 39 anni, ragazza madre con una figlia di 11 anni,
figlia di genitori separati quando avevo 6 anni.
Il mio problema è sorto quando ho avuto mia figlia, successivamente sono
entrata in terapia dallo psicologo del consultorio del centro cittadino
(CIM) pensando che i miei problemi erano da attribuirsi alla mia
situazione familiare passata e alla mia gravidanza. Ma ad oggi ho la
consapevolezza di essere in balia delle mie stesse azioni, ed
estremismi. Il mio umore ha dei picchi che vanno dall'euforia alla
tristezza anche nel corso della stessa giornata.
Sono anni che cerco di capire qual'è il mio problema, perche non riesco
a convivere con me stessa in queste condizioni. Ho cercato via internet
tra i siti di psicologia delle risposte, fino a che non ho trovato il
vs. e così leggendo sono riuscita a capire qual'è il mio problema, i
sintomi letti nel vs sito collimano con quelli che effettivamente provo
quotidianamente in alcune situazioni particolari. Penso e credo che io
soffra dei disturbi della personalità evitante.
Vorrei con tutto il cuore uscire da questa situazione, perchè questo
problema influisce sulla mia vita professionale e sociale.
Vi prego aiutatemi
Ringraziamenti
Antonella P.
Cara Antonella,
Se lei va da un professionista, dovrebbe uscirne quanto meno con una
diagnosi, prima di iniziare una terapia. Dunque, mi sembra strano che,
dopo essere andata dal collega cui fa cenno nella mail, lei stia ancora
cercando di capire da Internet quale possa essere il suo problema e
perché si senta così instabile nel tono dell'umore. Senza nulla togliere
alle informazioni trovate su Internet e alla sua intelligenza, credo sia
opportuno che lei non cerchi di farsi auto-diagnosi, che possono essere
approssimative, sbagliate e pericolose.
Si affidi dunque ad uno psicologo di cui ha piena fiducia, magari
sottoponendosi a prove testologiche, in modo da comprendere con
chiarezza quale è la diagnosi, cioè quale è il problema. Una volta
chiarito questo punto deve cercare un terapeuta specializzato per la
cura di quella determinata patologia (disturbo d'ansia? Fobia sociale?).
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
RIDO A SPROPOSITO
mi chiamo Orazio ed ho 25 anni. Da parecchi anni, ho un problema: ho
difficoltà ad avere un dialogo faccia a faccia con qualunque persona. Mi
viene da ridere e rido... Quando mi trovo dinanzi al padre della mia
ragazza – un uomo ke ha sempre l'espressione severa - la ridarella è
tragica. Il punto è ke davanti a lui è proibito ridere,ma la ridarella
giunge e nn ha pietà. Lui pensa, naturalmente, che io lo prenda per i
fondelli e fa sempre la faccia schifata. Più provo a dirmi che nn devo
ridere, più la voglia di ridere cresce. Spesso mi chiedo il motivo x cui
questa voglia di ridere giunga sempre al momento più inopportuno. Io
credo ke il mio riso sia di origine nervosa, ma nn posso essere sicuro.
Se penso ke potrei ridere in faccia a qualcuno ke mi parlasse di un
problema serio, mi angoscio xché so ke x questo potrei perdere qualke
amico. Ma ke immagine do di me stesso? Fortunatamente i miei amici nn
hanno avuto molti lutti e nn mi hanno invitato ai funerali dei loro
morti. Ma quale inferno mi aspetterebbe se uno di loro mi invitasse al
funerale di un genitore, x tragico esempio??? Intanto mi becco il
disagio di ridere in faccia al padre della mia ragazza, ai miei amici
estremi e cioè a quelli più musoni e a quelli più allegri, ai miei
parenti più nasoni e ai negozianti più estrosi.
Lei cosa ne pensa? C'è una soluzione a questo problema? Ringraziandola
anticipatamente x la risposta, la saluto cordialmente.
Orazio
Gentilissimo,
Se effettivamente non fosse un serio problema per lei quello che ha
descritto, verrebbe da dire che... 'gente allegra Dio l'aiuta', ma
purtroppo non è così.
Ritengo infatti che il suo riso sia chiaramente di origine ansiosa, per
cui la cosa che dovrebbe fare per uscire da questa sorta di riflesso
condizionato è quella di imparare a gestire meglio le sue emozioni. Il
Training Autogeno o l'ipnosi potrebbero molto aiutarla.
Cordialmente
Dr. Walter La Gatta
www.clinicadellatimidezza.it
DIVENTO ROSSA SE VENGO INTERPELLATA
Cara Clinica della Timidezza, il mio problema principale è parlare in
pubblico. Divento immediatamente rossa se vengo interpellata ed è un
lato di me che nonsopporto. A me piace stare con gli altri, ma quando si
tratta di esprimere la mia opinione in contesti lavorativi inizio a
sudare, arrossire. Poi quando ci ripenso mi sento ridicola perchè mi
rendo conto che quello che maggiormente conta non è ilmio rossore ma
avere il piacere di relazionarmi con gli altri, aprire una discussione,
confrontarmi... Come si fa però a superare questo problema?Annalisa
Cara Annalisa,
Per superare questo problema occorre anzitutto imparare ad accettarsi:
accettare di avere delle emozioni, così come un certo tipo di reazioni
organiche a stimoli provenienti dall'ambiente. Imparare a non sentirsi
ridicoli, a non colpevolizzarsi continuamente, a non perdere la stima di
sé stessi ed avere il coraggio di fare e continuare a fare ciò che è di
proprio interesse è già un punto di arrivo molto importante.
Detto questo, si può imparare a contenere l'ansia attraverso delle
tecniche di rilassamento, come il training autogeno, l'autoipnosi, il
rilassamento muscolare, il controllo della respirazione, la meditazione,
ecc. Niente di tutto ciò che le ho elencato la farà diventare fredda e
programmata come un robot, ma sicuramente potrà permetterle di conoscere
meglio le reazioni automatiche del suo corpo, prevenendole e gestendole
con maggiore consapevolezza.
Cari saluti.
Dr. Walter La Gatta - Ancona
Clinica della Timidezza
MI CAPITANO I SEGUENTI FENOMENI
Sono un uomo di ventisei anni di nome A. Il principale motivo per cui le
scrivo è la mia timidezza. A causa della succitata timidezza, sono senza
amici esenza fidanzata. Quando mi trovo al cospetto di persone che
conosco appena o che non conosco per niente (oppure se mi trovo a
parlare con esse per telefono), mi capitano i seguenti fenomeni: respiro
corto, balbuzie, respirazione aritmica, cambiamento divoce che talvolta
è molto bassa ed incomprensibile, tremolio alle dita, tachicardia,mal di
pancia, goffaggine e sensazione di aver perso improvvisamente la mia
intelligenza. Inoltre, in queste circostanze, mi rendo conto di avere
una certa paura di contraddire chi mi sta parlando (a volte, lo faccio,
ma con terrore);inoltre, evito di porre domande specifiche a colui (o
colei) che mi sta difronte.Poi, quando andavo a scuola (o quando
frequentavo il corso di Cresima), mi rendevo anche conto di avere
l’impressione ossessiva e paralizzante che gli altri stesserolì per
giudicarmi (forse, per quanto riguarda i miei compagni di classe ed i
mieiprofessori, avevo ragione). Per esempio, quando frequentavo il corso
di Cresima, ilcatechista/Sacerdote (come del resto a scuola i
professori), chiedeva se noiavessimo domande da fargli ed io ho sempre
evitato di fare domande, sia per paura diessere deriso dai miei
compagni, sia per timore di sentirmi dire dalcatechista/Sacerdote: “ma
che domande stupide che fai!”. Ma le dirò di più. Deve sapere che
collaboro con mia sorella nel suo studio grafico informatico. In
genere,mia sorella è presente però, talvolta, capita che lei esca per
fare dellecommissioni e che mi lasci lì. Quando rimango solo, provo una
fortissima paura che qualcuno possa entrare perché temo di fare brutte
figure (in quei momenti ringrazio Dio perché il negozio non ha una
grande clientela e prego affinché nessuno entri.Inoltre, sento la
tentazione di scappare e di lasciare il negozio incustodito). Sa, a
volte penso che il motivo per cui non ho né amici né fidanzata sia
dovuto alfatto che le persone da me frequentate nel passato (compagni di
corsi), abbianopensato di me che fossi freddo senza capire che non sono
freddo ma timido. Hoprovato a trovare una spiegazione alla mia
timidezza. Le spiegazioni che sono riuscito a trovare, però, non sono
servite a risolvere il mio problema (forse imotivi che sono riuscito a
trovare non sono esatti). Secondo lei, c’è un rimedio almio problema?
Aspettando una sua graditissima risposta (e scusandomi per il
lunghissimo messaggio), la saluto cordialmente.
A.
Gentilissimo A.,
La soluzione del suo problema potrebbe essere quella di imparare a
concentrarsi più su quanto le accade intorno, che su sé stesso. La
persona timida infatti peggiora le sue performances in quanto si esamina
in modo eccessivo (ed ossessivo), criticandosi e trovandosi mille
difetti.
In genere i giudizi degli altri sono molto più favorevoli di quelli che
la persona timida dà di sé stessa: per questo bisognerebbe imparare a
sdrammatizzare, a pensare che gli altri per prima cosa non sono così
interessati a noi (quanto noi forse vorremmo) ed in secondo luogo i
giudizi che dànno sulle cose o le persone sono in genere superficiali,
per cui più vicini alla neutralità che all'ottimo o al pessimo.
Tutto questo appare semplice, ma in realtà pensarla così non è, in
genere, un punto di partenza, ma di arrivo: una buona psicoterapia può
aiutare a vedere il mondo con altri occhi, leggendo la realtà che ci
riguarda in modo diverso.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
PAURA DEGLI ALTRI
La mia paura di affrontare i miei simili mi ha portato a non riuscire a
laurearmi per non dover affrontare nuove siuazioni o persone, a nonaver
mai avuto nessuna esperienza con l'altro sesso (neppure in senso
mercenario),alla difficoltà di relazionarmi con gli altri anche per
futili motivi. Timidezza,insicurezza e tanti altri aggettivi si
frappongono tra me ed il mondo esterno. Un papà ansioso ed irascibile
(ma non cattivo) ed una mamma apprensiva non mi hanno dato un grande
appoggio morale, la condizione di figlio unico non mi ha
aiutatooltremodo. Ho tanti amici e conoscenti (tutti d'infanza), persona
agli occhi dialtri riservata ed educata, disponibile verso tutti e quasi
sempre ben voluto. Non riesco ad approfondire legami e situazioni,
quando si invade il mio campo mi ritraggo. Ci metto tempo a far entrare
"nuove persone nella mia sfera personale".Divido molto le mie amicizie e
il mio comportamento in relazione al fatto se sono al lavoro, a casa o
con amici. Spesso nel tantativo di superare le mi paure mi ci butto a
capofitto, ma poi aldilà dell'esito conseguito passo giornate nel
rimorso di aver fatto qualcosa di sbagliato o di derisibile. Stanco di
vivere dietro le quinte e nella perenne indecisione di ciò che sarebbe
giusto fare ho bisogno di capire se siritiene necessario un sostegno
psicologico. Ringrazio anticipatamente.
Gentile Lettore,
Certamente un sostegno psicologico potrebbe esserle utile, soprattutto
per aiutarla ad analizzare le situazioni che le capitano, nel senso più
utile per lei. Fa bene infatti a provare a lanciarsi in situazioni mai
sperimentate in precedenza, a cercare di conoscere nuove persone, ma
dovrebbe farlo con un maggiore grado di leggerezza, di indifferenza,
quasi come se la cosa non la riguardasse direttamente. E' per questo che
uno psicologo potrebbe esserle d'aiuto, insegnandole tecniche e
strategie per gestire al meglio le emozioni e lo stress che un
atteggiamento del genere può provocare. Altrettanto utile è aiutarla a
discriminare, in ciascuna situazione, gli eventuali errori da non
ripetere e gli obiettivi raggiunti, fissando ulteriori traguardi. Può
certamente provare a farcela da solo, ma trovare uno psicologo che possa
aiutarla dà, ovviamente, maggiori garanzie di successo.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
MIA FIGLIA E' TIMIDA
Sono Mihaela, ho 28 anni, sono mamma due figli. Premesso che sono stata
una bambina estremamente timide, ancora adesso ho problemi a parlare in
pubblico, divento all'istante rossa e ho paura di dire qualcosa di
sbagliato, nonostante mi manca poco alla laurea ed essendo cosciente di
avere un considerevole bagaglio di cultura e conoscenze! Mia figlia ha 5
anni e mezzo ed a settembre andrà a scuola elementare ed è timida come
me, insicura, all'asilo mi dicono che non ha nemmeno il coraggio di
chiedere di andare al bagno, abbassa lo sguardo, si mette il dito in
bocca, diventa rossa per cosi poco, ha paura di scrivere le letterine
pernon sbagliare, soffre quando qualche compagno non gioca con lei. Vi
prego aiutatemi,io da ragazza ho subito tante cose brutte e non ho avuto
il coraggio di parlare con nessuno, non vorrei che alla mia bambina
sucedesse lo stesso! Amo i miei figli con tutta me stessa, mi dedico a
loro e sono la mia vita, il maschio è ancora piccolo e non riesco a
capire se è diverso dalla sorella, e vorrei aiutarli ad affrontare con
più sicurezza le varie tape. Grazie di cuore e scusate gli eventuali
errori, nonsono di madre lingua italiana.
Cara Mihaela,
Sicuramente si è timidi perché c'è una predisposizione genetica a vivere
l'ansia e le emozioni in un certo modo. Sicuramente sono stati timidi i
suoi genitori e, probabilmente, lo saranno anche i figli dei suoi figli.
Detto questo, si può fare molto per migliorare il proprio comportamento
e per fare questo è necessario essere dei buoni modelli per i propri
figli (cosa che, probabilmente, i suoi genitori non sono stati per lei).
Occorre dunque sforzarsi per non essere sempre rinunciatari, per non
stare sempre nell'angolo, in attesa che altri prendano decisioni e
compiano le azioni.
Si dia da fare: parli con la gente, si esponga e non dia peso al fatto
che diventa rossa: questo è il male minore! Parli con le mamme degli
altri bambini della scuola, organizzi frequenti festicciole a casa sua,
invitando i bambini ed i loro genitori. Lasci che sua figlia frequenti,
allo stesso modo, le case degli altri. La introduca in nuovi gruppi,
prestandole assistenza e supporto le prime volte (come se la cosa
interessasse più a lei che alla bambina).
Cerchi insomma di creare intorno a sua figlia un ambiente aperto, pieno
di contatti umani e di cose da fare: vedrà che, piano piano, sua figlia
cambierà e cambierà di più, se riuscirà a cambiare anche lei...
Coraggio!
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
FORTE INSICUREZZA
Mi chiamo Iris ho 46 anni e il mio problema è una forte insicurezza e
mancanza di autostima, forse perchè a 8 anni ho subito un trauma con un
insegnante, infatti avendo cambiato casa ho cambiato anche scuola e
insegnante, con la precedente insegnante avevo un bel rapporto - le
raccontavo della mia sorellina nata da poco e lei mi ascoltava con
pazienza - con la nuova insegnante avevo cercato di instaurare
ugualmente un rapporto di confidenza ma lei al contrario mi aveva alzato
le voci e rimandata al banco. Da allora io ho sempre un timore che agli
altri delle mie cose, della mia vita non importino niente e quindi non
racconto quasi mai di me se non me lo chiedono, poi mi inibiscono le
persone molto sicure di sè con un ruolo sociale autorevole (capo
ufficio, direttore, professori, etc.). Nelle relazioni interpersonali
sono poco spontanea ho paura di prendere io l'iniziativa e di ottenere
un rifiuto, infatti forse per questo non ho mai avuto una storia d'amore
importante perchè agli uomini che mi interessano non gli e lo faccio
capire e quindi si allontanano da me. Nelle amicizie sono un pò più
fortunata perchè 3 o 4 amiche vere le ho trovate però anche quì rimango
spesso timorosa di disturbare se per esempio ho voglia di telefonarle o
di andare a trovarle. In questo periodo,per esempio, vorrei diventare
amica della mia estetista perchè mi tratta bene, mi ascolta e si
interessa alla mia vita, lo so che lo fà con tutte le clienti e quindi è
una tattica professionale..., però io vorrei essergli comunque amica, ma
mi metto un sacco di problemi del tipo che se le faccio un regalo o le
telefono per farlegli auguri di compleanno lei poi si sente in dovere di
ricambiare la cortesia e quindi potrebbe pensare che la mia amicizia è
interessata. Poi non riesco a dire dino a chi mi chiede aiuto
soppratutto alle persone a cui voglio bene. Mi sarebbe piaciuto trovare
un partner perchè credo che sia una delle cose più belle della
vitainsieme alla maternità, ma per me è stato molto difficile trovarlo.
Cosa posso fare per migliorare il mio carattere e superare un pò questa
timidezza che vivo come un handicap? Vi ringrazio tantissimo per l'aiuto
che vorrete darmi.
Iris
Gentile Iris,
Sicuramente la brutta esperienza avuta con la nuova insegnante può
averla a suo tempo un po' inibita, ma da allora sono trascorsi diversi
anni e ormai dovrebbe rileggere quell'esperienza con il 'senno di poi'.
Sicuramente l'insegnante è stata scortese nei suoi riguardi; d'altro
canto è possibile anche che lei, come bambina, non abbia ben compreso i
tempi ed i modi che la nuova situazione richiedeva, per poter instaurare
dei rapporti soddisfacenti con questa nuova figura. Forse lei si è
comportata dando per scontate certe reazioni da parte della nuova
maestra (ma questo è ovviamente dovuto alla mancanza di esperienza, che
tutti i bambini hanno quando si affacciano alla vita sociale,
specialmente nei rapporti con le figure adulte).
Poi le cose si imparano, attraverso le esperienze della vita, sia quelle
belle, sia quelle brutte.
E si cambia.
Non creda che i più attivi a livello sociale siano tutti personaggi
sicuri di sé ed estroversi... Bisogna ammettere che, per riuscire ad
avere successo sociale, così come ad avere un minimo di intrprendenza
con persone dell'altro sesso, ci vuole soprattutto coraggio. Non c'entra
dunque la predisposizione del carattere, ma la volontà e l'impegno nel
raggiungere i propri obiettivi.
Coraggio, ci provi.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
TELEMARKETING CON AIUTINI
Buongiorno, sono un ragazzo di 31 anni e da un anno ho aperto
un’attività in proprio. Sono sempre stato un po’ timido, specialmente
nelle occasioni in cui dovevo incontrare di persona gente nuova. Il
lavoro che faccio – commerciante all’ingrosso di articoli XXX– mi vede
costretto a cercare nuovi clienti telefonando e girando di persona per
le zone industriali. All’inizio telefonavo con entusiasmo, spesso senza
problemi di timidezza, ma non giravo mai perché mi vergognavo di
propormi. Premetto che ho un aspetto gradevole e quindi non avevo paura
del mio aspetto fisico, ma al solo pensiero di presentarmi in una ditta
come venditore ero colto da ansia. Ultimamente ho addirittura paura di
telefonare, passo la giornata a fare di tutto tranne fare quello che
sarebbe il mio lavoro, e la mia piccola attività ne sta risentendo. Ma è
più forte di me, a volte fisso il telefono estringo i denti, e mi
maledico a non trovare il coraggio di muovermi. Ma il problema più
serio, e che mi ha spinto a scriverle, è che ultimamente sto facendo
ricorso all’alcool per rilassarmi. Bevo un paio di bicchieri a stomaco
vuoto per avere una leggera sensazione di ebrezza, e solo allora riesco
a fare qualche telefonata. Ma ancora, non ho il coraggio di prendere un
appuntamento col potenziale cliente quando questo è disponibile,
cercando di propormi solo per telefono. Ho bisogno di aiuto,la mia
timidezza è ormai parecchi anni che me la porto dietro, e a 31 anni
dubito che si possa cambiare completamente, ma ho bisogno di una spinta
che spero di trovare almeno in lei, egregio Dottore. Vi ringrazio per
l’attenzione, cordialmente
Fabrizio
Gentile Fabrizio,
Credo che lei ritroverà un po' di serenità solo quando accetterà di
essere sé stesso, con i suoi punti di forza e le sue fragilità.
Rincorrere una personalità che non le appartiene, darsi gli "aiutini"
che descrive, penso sia solo l'inizio di una strada che promette poco di
buono. Non sarò io dunque a darle la "spinta" che desidera, perché credo
che la spinta più vantaggiosa non possa che venire da sé stesso, una
volta che lei abbia riacquisito sicurezza in quello che vuole fare nella
vita, ottimismo e progettualità. Come fare?
Anzitutto: è sicuro di aver scelto il lavoro che più si adatta alla sua
personalità? Se la risposta fosse positiva, potrei suggerirle di trovare
altri sistemi per promuovere la sua azienda, senza necessariamente
contare sul telemarketing: può inviare delle mail, aprirsi un sito
internet, fare della pubblicità alla radio, aprire un negozio virtuale
su second Life, inviare del materiale per posta... Insomma, ci sono
tanti modi per farsi conoscere, ai quali potrebbe far seguire una
telefonata, a questo punto molto meno ansiogena.
Il telemarketing è un lavoro 'usurante': lo si può fare per un po' di
tempo nella vita, ma poi anche le persone più volenterose perdono la
motivazione e il coraggio. Infatti, sembra vada in porto una telefonata
ogni dieci e per un "mezzo si" che si riceve, ci sono almeno sei-sette
persone che non hanno gradito la telefonata e che non ne hanno fatto
assolutamente mistero con il povero interlocutore. Dunque, cerchi di
lavorare usando metodi e strumenti più vicini alla sua personalità e
capaci di darle soddisfazione, con il minimo dello stress.
Se non ce la facesse da solo, qualsiasi psicologo potrà sicuramente
aiutarla più dell'alcol.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
UNA DOMANDA SEMPLICE SEMPLICE
Una domanda semplice semplice...sulla base della vostra esperienza di
terapeuti e dei vostri studi sapreste segnalare alcune professioni che
si sono rivelate più adatte di altre ad essere esercitate da persone con
problemi di timidezza o affetteda fobia sociale? Vi ringrazio per la
cortese attenzione. Cordiali saluti.
Un'insegnante non troppo convinta e motivata
Gentile Prof,
La risposta sembra essersela data da sola: occorre scegliere una
professione che convinca e motivi la persona timida a superare le sue
inibizioni, per poter raggiungere gli obiettivi che si è data.
Sicuramente la scuola, specialmente da qualche anno a questa parte, non
è un luogo molto gratificante per gli insegnanti, nemmeno per coloro che
iniziano questa professione con grande entusiasmo. Ciò nonostante, il
suo potrebbe essere uno scoraggiamento dovuto alla poca esperienza:
andando avanti le cose potrebbero migliorare.
Cerchi dunque di non mollare, almeno fino a che non avrà trovato altre
opportunità fuori del mondo della scuola. Se sente di non farcela più a
reggere lo stress che il suo lavoro le comporta, si faccia aiutare da
uno psicologo.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
EPPURE HO DELLE QUALITA'...
Sono una ragazza di 26 anni (quasi 27) e al momento non sono per niente
contentadella mia vita e sto passando un periodo di profonda crisi.Vengo
da un periodo per me abbastanza difficile visto che l'anno scorso ho
dovuto affrontare problemi di salute molto seri e a Febbraio un
operazione, proprio questiproblemi mi hanno fatto guardare indietro e
farmi capire come io in questi anni non abbiamo mai Vissuto ma mi sia
limitata a sopravvivere.Sono sempre stata timida ma non patologica, è
come se dentro di me sentissi da una parte una propensione
all'estroversione, all'aprirmi agli altri ma da una parte lamia
insicurezza e la scarsa stima di me hanno fatto sì che nella vita avessi
pochissimi amici e mai un ragazzo ( se non storielle estive).Eppure mi
rendo conto di avere delle qualità, mi sto laureando in storia dell'arte
ela mia media è ottima, mi reputo molto intelligente colta e sensibile e
anchefisicamente mi reputo molto carina ma è come se tra me e gli altri
ci fosse unabarriera che io, nonostante mi sforzi molto, non riesca ad
abbattere tutto si fermaad una conoscenza superficiale e non riesco a
crearmi un gruppo di amici.Soprattutto con i ragazzi mi accorgo di non
suscitare minimamente il loro interessee questo arrivata alla mia età mi
sta scoraggiando sempre più e mi sta assalendo la paura che forse nella
vita rimarrò sola per sempre e questa è l'ultima cosa chevorrei.Al
momento sto in cura da una psicologa e tra giorni, in seguito a suo
suggerimento,dovrei iniziare una terapia di gruppo.Sarei desiderosa di
un vostro parere perchè sento davvero il desiderio di cambiare,di dare
una svolta alla mia vita e non continuare a trascinarmi come ho fatto
adesso.Grazie
Federica
Cara Federica,
L'idea di una terapia di gruppo mi sembra ottima. Infatti, in questo
genere di terapie si ha la possibilità di confrontarsi con altre persone
e questo permette anche di comprendere quale è l'impressione che si
comunica all'esterno. Potrebbe infatti essere solo una sua sensazione
quella che oggi le fa pensare che i ragazzi non si interessino a lei: ne
è proprio sicura? Perché mai dovrebbero evitare una ragazza carina e
intelligente?
Nella terapia di gruppo potrà sicuramente capire se, appunto, questa è
solo un'impressione personale oppure, qualora i suoi modi di fare
creassero realmente queste barriere che lei avverte, con l'aiuto della
psicologa e degli altri partecipanti, potrà capire cosa fare per
cambiare.
Dunque, mi sembra che lei sia sulla strada giusta: avanti così.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
TIMIDEZZA E IPERIDROSI
Scrivo più che altro per avere un giudizio esterno ed esperto sulla mia
situazione di timido.È dalle scuole medie inferiori che sono timido.Precedentemente
ero sempre stato un ragazzo abbastanza estroverso;insomma non avevo
problemi nel relazionare con glialtri.Successivamente però ho avuto
varie delusioni nel campo dell'amicizia. Amici chem'hanno tradito,il mio
migliore amico idem,genitori che inizialmente dicevano cheera un piccolo
problema che poi sarebbe passato.Insomma cose di questo genere.Alle
superiori la timidezza ha cominciato a sparire,ma molto leggermente.Questo
per un motivo molto importante: oltre alla timidezza in se stessa io
soffro anche di una patologia fisiologica,ovvero l'iperidrosi(palmare e
plantare).Ora sto facendo unacura che ha ridotto,a mio malgrado,di poco
questa sudorazione eccessiva e stotentando di smantellare questo mio
comportamento,o meglio di modificarlo,però quando iniziano a sudarmi le
mani(e non è legato all'ansia,ma è questa causa che mi porta ansia ed
imbarazzo e non viceversa)mi sento in imbarazzo,incapace di relazionarmi
perchè penso,e di sicuro non sbaglio di molto,che il contatto tra la mia
mano,permetterla in modo ironico,"sudaticcia" e quella di un
ragazzo/amico e soprattutto ragazza comporta(come è successo diverse
volte in uno dei miei tentativi)ecomporterebbe un imbarazzo
reciproco,che però sarebbe molto più elevato in me.Certo finora ho
trovato degli amici che sopportano,quando si manifesta,questa mia
patologia...però non posso restare per sempre vincolato al campo dell'amicizia.Iosono
desideroso di conoscere ragazze(moltissime delle quali dicono che sono
un bellissimo ragazzo)o comunque vorrei provarci.Certo ci sono persone
molto più belledi me,però il sentirsi elogiato in più modi da una
parte,ma l'essere bloccato dall'altra per questa mia situazione
personale è ormai diventato insostenibile.In sintesi , volevo sapere se
posso avere qualche consiglio riguardo al campo comportamentale in
merito a questo mio problema di duplice causa(timidezza ediperidrosi),perchè
io desidero cambiare e soprattutto uscire da questa prigione chemi sta
privando di emozioni e di avvenimenti importanti(avere una
ragazza,uscire tranquillamente e/o dare la mano agli altri,ecc..,)Spero
di ricevere una risposta.Distinti saluti,
Timido
Gentile Timido,
Grazie anzitutto per la sua frequentazione del sito. Veniamo al suo
problema, anzi, al suo doppio problema. Vorrei prima di tutto chiederle
se ha ricevuto una diagnosi di tipo organico da uno specialista. Le è
stato realmente detto da un medico che vi sono altre cause, diverse
dall'ansia, che le producono questa iperidrosi?
Se la risposta fosse no, bisognerebbe capire perché lei si sia convinto
da solo di avere una patologia e che questa patologia sia dovute a cause
diverse dall'ansia. Inoltre, venendo al pratico, quante volte nella
giornata si trova a dover dare la mano? Quattro, cinque volte al giorno?
Se si, si tratta di meno di 5 minuti 'difficili' in 12 ore circa di vita
sociale...
E' logico che sentirsi le mani umide non fa sentire a proprio agio, che
ci si può vergognare di far stringere la propria mano sudata ad altri...
Ma lei non ha mai stretto una mano altrettanto umida della sua? E che
cosa ha provato per quella persona? Non credo repulsione, solo la
constatazione che si trattava di una persona ansiosa. Tutto qui.
E' un po' come per una persona che ha perso i capelli, un calvo. Se esce
sempre con il cappello o si mette una parrucca è ben più ridicolo di
colui che cerca di abituarsi a questa modificazione del suo corpo, di
prenderla con auto-ironia, di scherzarci su, cercando di far finta di
nulla. E lei sa che ci sono dei calvi che sono molto affascinanti con le
donne ed hanno una vita sociale molto attiva, nonostante non siano
affascinanti come lei (secondo le ragazze che conosce). Cerchi dunque di
sdrammatizzare, di scherzarci su: non si prenda troppo sul serio e vedrà
che, quando avrà fatto questo cambiamento nel suo modo di fare, si
renderà conto che l'unica persona per cui il suo problema era veramente
grave era solo lei.
Coraggio dunque e, se da solo non ce la facesse, si rivolga con fiducia
ad uno psicologo, che potrà aiutarla, facendole vedere le cose da altri
punti di vista.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
ACCANTONARE, SE POSSIBILE
Sono una ragazza di 30 anni e soffro di una grande timidezza. A dire il
vero timida lo sono stata fin da piccola ma forse nell'etàa
dolescenziale ne ero un pò venuta fuori, invece ultimamente è sempre
peggio....divento rossa per un niente, non riesco a parlare in pubblico
e se sono costretta afarlo mi prendono delle vampate allucinanti,
giramenti di testa, tremolii di mani,dolori forti alla testa.....ma
perchè? Se vado avanti così non concluderò mai niente nella mia vita,
parlare, confrontarsi con gli altri è tutto, ti da nuovi stimoli,puoi
conoscere nuove cose...io invece finirò per isolarmi sempre di più se
vadoavanti così!La cosa strana è che con alcune persone non ho nessun
problema a parlare,raccontarmi anche più intimamente....invece in certi
casi è inevitabile anche secerco di non pensarci arrivano quei tremendi
rossori che mi demoralizzano davvero tanto e mi fanno sentire davvero
una stupida! Oltretutto non ho neanche motivo di sentirmi così visto che
ho un marito che mi ama e so che mi apprezza, degli amicici che mi hanno
dato prova più volte di quanto tengono a me, colleghi di lavoro che
miapprezzano, famiglia altrettanto contenta di me ora perchè ricordo che
quando eropiccola spesso capitava di sentirmi inferiore nei loro
confronti per via di miopadre che era e lo fa ancora con mia madre un
bravo maestro nel farti sentire stupida, incapace.....ed ora che ci
penso anche i miei genitori sono piuttosto chiusi non ai miei livelli
però......forse la causa della mia timidezza nasce proprio dall'infanzia
ma ora vorrei solo poterla accontonare se possibile.La prego di
aiutarmi. Grazie. Stella.
Gentile Stella,
Se lei riuscisse ad andare avanti così, nel fare introspezione, forse le
verrebbero alla mente tanti altri ricordi e tante esperienze a cui poter
legare i comportamenti che oggi tanto la fanno soffrire. E' molto
importante parlare, rievocare, capire e capirsi, per avere una buona
stima di sé e le risorse interiori per accettare le sfide della vita.
Dunque, cerchi di comprendersi meglio, ad esempio scrivendo un diario.
Se può, faccia qualche seduta di psicoterapia. Le persone che la
circondano, da come le descrive, sono veramente calde e accoglienti nei
suoi confronti: si può sentire sostenuta nei momenti di difficoltà ed
amata per quello che è. Essere riuscita a costruire intorno a sé un
ambiente sociale così soddisfacente credo sia già un ottimo obiettivo
raggiunto, di cui può essere fiera. E, come vede, i rossori cui lei
attribuisce tanta importanza, contano poco e niente per gli altri. La
soluzione dunque per lei non sta nell' "accantonare", come lei dice, ma
nel riprendere in mano la matassa della sua vita e cominciare a
scioglierne i nodi.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
IL BELL'ANTONIO
Sono un uomo giudicato da molte donne bello ma non ha mai avuto rapporti
sessuali; sono stato solo con una ragazza seriamente 9 anni fa e tra il
1999 e il 2002 ho avuto una depressione. ora sto con una che non
immagina questo mio problema e non voglio dirglielo perchè pensa tutt'altro
di me.. diverse volte ci siamo andati vicini ma io sono imbranato e lei
fa tante domande, per cui il mio desiderio cala e mi viene l'ansia,
penso di esssere impotente. cosa posso fare per cercare di stare più
tranquillo? o forse lo sono davvero? a volte ho la sensazione di non
provare neanche piacere quando facciamo petting, mi sento molto
abbatutto proprio perchè ho un modo di pormi che fa pensare tutto il
contrario e non posso dirle certo che sono vergine, lei non se lo
aspetta proprio.poi cmq ure è ansiosa e pretende forse maggiore focosità
da me..mi dia un consiglio, la mia è una situazione imbarazzante (anche
io spesso sono sogetto a rossori quando mi trovo al centro
dell'attenzione cmq) grazie. antonio
Salve Antonio,
Non tutti sono particolarmente portati a stabilire con facilità delle
relazioni con l'altro sesso, specie quando vivono delle particolari
ansie, che li inibiscono nei comportamenti e nelle possibilità di
prendere delle iniziative. Lei però, più degli altri, ha la fortuna di
avere un aspetto fisico attraente, il che le permette, come nel caso che
sta vivendo attualmente, di essere corteggiato da una persona del sesso
opposto, a prescindere dalle sue doti da latin lover o dalle sue abilità
sociali. Stando così le cose dunque, lei avrebbe tutte le possibilità di
fare tutte le esperienze che desidera, in modo da acquisire la sicurezza
in sé stesso e l'autostima, che invece le mancano. La sicurezza di sé
nasce esclusivamente dall'esperienza e, se manca l'esperienza, non vi
può essere sicurezza di sé. Dunque, è un serprente che si morde la coda:
per uscire da questa impasse bisogna farsi coraggio, superando tutti i
blocchi e le resistenze che la vorrebbero convincere dell'inopportunità
dell'azione e del 'passaggio all'atto'. Qualora non riuscisse a trovare
in sé la forza necessaria per cambiare i propri comportamenti con
l'altro sesso, potrebbe essere indicata una psicoterapia di sostegno.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
DOPO LA DIETA
Buongiorno mi chiamo Elisa ed ho 23 anni. Quando non mi sento a mio agio
con le persone mi trema la voce, il viso mi diventa molto rosso e
incomincio a parlare male. Io sono una ragazza a volte timida altre
volte no! ho incominciato ad evere questo problema da quando ho perso 12
kg. Io prima non ero cosi, anzi scherzavo molto di + con le persone
adesso ho sempre paura di parlare! Come posso fare?Grazie per avermi
ascoltata, buona giornata Elisa
Cara Elisa,
La spiegazione di quanto le accade potrebbe essere ricercata nel fatto
che è cambiato qualcosa in lei, che va oltre i dodici chili persi: è
cambiata l'attenzione che lei ripone nella sua immagine corporea e nelle
reazioni che questa suscita negli altri. Forse prima era più 'rilassata'
in quanto aveva meno aspettative di successo personale e viveva nella
pacata rassegnazione di non essere attraente per gli altri. Una maggiore
attenzione rivolta al proprio sé, l'ansia di perfezionismo e la mancanza
di abitudine a questo suo nuovo aspetto, hanno probabilmente fatto il
resto.
Se questa è la causa del problema, non resta che tornare alla
tranquillità dei tempi passati, prestando un interesse maggiore a ciò
che gli altri le comunicano di sé stessi, anziché a ciò che, negli
altri, lei può leggere su di sé.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
MALEDETTA ERITROFOBIA
Sono un ragazzo di 21 anni....soffro di un male come dice mio padre non
paragonabile sicuramente ad un tumore ma che mi crea un disagio e un
pensiero negativo grandissimo:l'eritrofobia......Io non voglio crederci
vorrei tanto non essere io quel ragazzo che arroscisce quando va al bar
ad ordinare una birra.....sto frequentando una psicanalista da ormai 6
mesi e si ho capito tante cose e come questo sintomo sia correlato al
mio rapportarmi con gli altri......ma se ce una cosa che non riesco a
capire è perche' diavolo non riesco a controllare questi maledetti
blushing o flash...io ce la metto tutta ed alla fine è solo una
questione di pensiero.....a tutti voi eritrofobi:arrossite mai a casa
con vostra mamma????o è solo il pensiero che gli altri possano
giudicarvi a farvi arrossire???per me è tutta una questione di pensiero
e di autostima ma quando la tua autostima è praticamente sparita e
sotterrata da continue sconfitte ci si sente veramente male.....ci si
fanno problemi per tutto:mangiare in mensa,andare a prendersi un caffe'
con l'amica,entrare in biblioteca e chi ne ha piu' ne metta....veramente
è un sintomo insopportabile e il mio quesito è"è mai possibile riuscire
a sopraffarlo senza psicofarmaci e operazioni al nervo simpatico
???????????????"vi prego qualche consiglio pratico io ad esempio per
attenuare questo sintomo scrivo tutto quello che mi passa per la testa
su un foglio di carta cosicchè ,con la testa vuota,non pensi al mio
pensiero piu' indelebile e distruttivo: "la paura,paura di non potere
essere me stesso con gli altri"...
cordiali saluti Luca
Gentile Luca,
Anzitutto le faccio i miei complimenti per aver compreso che nella sua
vita c'è un problema e che questo problema va risolto con l'aiuto di un
esperto. La psicoanalisi non è, in genere, considerata la terapia più
efficace per risolvere in tempi brevi i problemi causati dall'ansia:
tutte le ricerche sull'argomento dimostrano che una terapia
cognitivo-comportamentale focalizzata sul sintomo è più efficace della
psicoanalisi, almeno per quanto riguarda i tempi. (Sei mesi sarebbero
infatti sufficienti, con una terapia breve, per poter osservare su sé
stesso i primi miglioramenti).
Alla terapia cognitivo-comportamentale viene in genere associato anche
l'apprendimento di una tecnica di rilassamento, come il training
autogeno, per tenere gli stati ansiosi sotto maggiore controllo. Ciò
detto, se vede che il lavoro che fa con la psicoanalista è positivo, lei
si sente molto meglio rispetto a come si sentiva nelle prime sedute,
ecc. continui pure con il consueto impegno: in ogni caso da una
psicoanalisi non si può che uscirne migliorati e molto più consapevoli
di sé.
Quanto all'arrossire con sua madre, è una cosa naturale: se per lei
l'arrossire è diventato un pensiero ossessivo, se ci pensa
continuamente, se la notte le provoca disturbi del sonno, se prima di
una qualsiasi interazione sociale lei viene preso dal panico, è logico
che poi sposterà il sintomo anche sulle persone e sulle relazioni che
non hanno nulla di ansiogeno.
Forse il problema è che lei vede il suo 'vero sé stesso' come quello che
non arrossisce mai: probabilmente questo modello ideale non le si
addice, almeno al momento. Dovrebbe andare per gradi e cercare di
riconoscersi, almeno in un primo tempo, come colui che 'talvolta, in
situazioni particolari, arrossisce'. Se lei riuscirà a darsi il permesso
morale di poter arrossire nelle situazioni veramente ansiogene, forse
allenterà la tensione nelle situazioni più 'normali' e così si
interromperà il circolo vizioso che le fa perdere l'autostima dopo ogni
rossore e che la fa arrossire per mancanza di autostima.
Arrossire non significa non valere: e, per dimostrarlo, a sé stesso e
agli altri, lei deve cercare di concentrarsi più sulle azioni che sui
pensieri. Se le fa bene scrivere lo faccia, ma impegnarsi a realizzare
degli obiettivi concreti, che possano servire a ricostruire la sua
autostima, mattoncino dopo mattoncino, potrebbe essere per lei molto più
produttivo.
Infine, per scambiarsi opinioni e commenti sull'argomento eritrofobia
con altri che vivono i suoi stessi problemi, le consiglio di frequentare
il nostro Forum.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
GLI ALTRI
Ci sono cose del mio carattere che odio. Il fatto di essere insicura,
timida, fragile e che non riesco a farmi rispettare con gli altri.
Quando ho finito la scuola speravo fossero finiti i problemi mentre
ovviamente mi accorgo che non è così e che nella vita, nel lavoro, in
famiglia, non farsi "calperstare i piedi" è fondamentale. Io odio i
conflitti, non ho la risposta pronta. Gli altri mi sembrano sempre più
forti di me per cui tante volte preferisco stare zitta e tenermi tutto
dentro piuttosto che litigare e subire un'umiliazione. Divento rossa e
cominicio a balbettare quando mi sento accusare da un'altra persona,o
semplicemente quando questa fa una battuta furoi luogo, cui io
puntualmente non riesco a controbattere. E poi assolutamente non riesco
a reggere per esempio al lavoro una situazione in cui devo stare tante
ore con una persona che non mi sopporta.Perchè gli altri mi sembrano
sempre così determinati? Come posso cominciare a fregarmente di quello
che pensano e iniziare a far valere le mie ragioni? Vi prego di darmi
darmi una risposta o un consiglio, grazie mille.Jenny
Cara Jenny,
Come lei giustamente osserva, gli altri le sembrano 'sempre' così
determinati, perché lei li guarda 'sempre' secondo la stessa
prospettiva. E' un po' come guardare la propria macchina parcheggiata
sotto casa: se lei la guarda dal primo piano la vede in un certo modo,
ma se sale al quinto piano, la vede in modo completamente diverso....
Stessa cosa se guarda la sua macchina non da casa sua, ma dal palazzo
che ha di fronte... La sua macchina è sempre la stessa, ma sicuramente i
particolari che attireranno la sua attenzione saranno diversi. Come le
cose, anche le persone cambiano a seconda della prospettiva dalla quale
le si guarda. Provi dunque a guardare alle cose da un'altra prospettiva,
ad esempio quella della persona sicura di sé, che è molto amata e
accettata dagli altri. Anche nella disgraziata ipotesi che la cosa non
fosse per niente vera, che le costa provarci? Cosa ci rimette?
Probabilmente si accorgerà che gli altri non sono 'come sono', ma come
noi decidiamo di vederli.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
PROBLEMI DI SOCIALIZZAZIONE
Ho avuto problemi di socializzazione fin dal liceo, probabilmente dovuti
all'estrema timidezza. Ora lavoro, e in parte ho superato alcuni di
questi problemi. Attualmente però non ho amicizie significative, il
fatto è che non riesco a farentrare le persone nella mia vita. Se lo
facessi dovrei scoprirmi e far sapere loro che non ho altre amicizie, e
questo per me rappresenta un enorme ostacolo, me nevergogno. Penso
inoltre che le persone sarebbero spaventate da una cosa del genere. E'
come trovarsi in una sorta di circolo vizioso, e non riesco a trovare un
modo per superare questo ostacolo. Vorrei trovare un modo per uscirne.Grazie
Leo
Gentile Leo,
Non avere amici dipende da una precisa scelta personale e non dal caso.
Bisogna prendere atto di questa realtà, ammettere che la propria
tendenza alla privacy e alla riservatezza supera a volte il bisogno di
stare con gli altri, di socializzare. Del resto, non tutte le persone
sono uguali e se alcuni non possono vivere senza una fitta rete di
relazioni, altri vivono benissimo da soli, nutrendosi delle proprie
riflessioni, dei propri interessi e dei propri sogni.
Se lei soffre di questa situazione di isolamento, non deve far altro che
mettere in atto dei comportamenti che la guidino verso il cambiamento.
Ecco qualche suggerimento: - sorridere e salutare cinque nuove persone
al giorno; - ogni settimana dare il proprio indirizzo e-mail o il numero
di telefono ad almeno tre nuove persone; - frequentare dei corsi,-
iscriversi ad una Community on line, - iscriversi ad un circolo
sportivo, - fare un corso di ballo ecc. ecc.
Come vede, di modi per cercarsi degli amici ce ne sono quanti ne
vuole...
Quanto al fatto che gli altri dovrebbero spaventarsi per la sua mancanza
di relazioni sociali, può risolvere con un: 'sono rimasto deluso dei
vecchi amici, ho tagliato i ponti ed ho deciso di farmene di nuovi'. Lo
dicono tutti: a volte è vero, altre no.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
LUI SOFFRE DI TIMIDEZZA PARALIZZANTE
Da due mesi sto con un uomo di 38 anni che soffre di una timidezza a
volte paralizzante, parla poco e rarissimamente propone delle attività
da fare in coppia. In un'era fatta di uomini pieni di sé, arroganti ed
egocentrici la sua mancanza di invadenza, la sua capacità di ascoltare
ed osservare,i suoi modi rispettosi e la sua dolcezza mi sono apparsi
come una perla rara. Dato che é molto chiuso ho cercato da subito di
instaurare un rapporto molto trasparente, spiegandogli che mi importa
molto sapere come si sente, se c'é qualcosa che non va, se preferisce
fare una cosa invece di un'altra ecc. Il fatto é che ho l'impressione
che non funzioni, io sono molto aperta ed esprimo facilmente quello che
provo, e poi si vede subito... Non lo bombardo di domande perché so che
lo metto in difficoltà, cerco di essere molto ricettiva e quando capisco
cosa gli va o meno cerco di facilitarlo nell'asserirlo. Ovviamente il
tutto in maniera naturale e spontanea, perché non vorrei mai ferirlo con
un atteggiamento da "maestrina".Forse per una persona con questa
difficoltà 2 mesi non sono nulla e quindi mi rivolgo a Lei per sapere se
sia normale da parte mia percepire sempre e comunque una sorta di
"distanza" che sinceramente mi disorienta.Alla fine non so mai se ha
passato una bella giornata o se si é annoiato ma non ha osato dirmelo,
se é rimasto con me non perché ci tenesse ma perché non voleva deludermi
andando via. Dice che con me sta molto bene, ma sembrano solo parole,
perché poi sta sulle sue e non mi rivolge quasi la parola, oppurre mi
cerca ma sembra quasi che si senta come obbligato, per non deludermi.
Non sento trasporto. Mi sembra difficilissimo costruire la base di
quello che é la coppia.Sinceramente non so nemmeno se provi qualcosa per
me...perché se da un lato inintimità é la persona più affettuosa e dolce
che abbia mai conosciuto, dall'altro appena compare la luce del sole
quasi non mi si avvicina più. Dice che ha paura di seccarmi, ma dopo
aver detto più volte che mi fa piacere, sinceramente sembra quasi che mi
prenda in giro e che "giochi" su questa "distanza" come per avere più
reazione da parte mia o più conferme.Non so se sia solo questione di
pazienza, di dargli tempo per aprirsi un pò, ed allora non é un
problema, oppure se ho incontrato una persona a cui in fondo piace farmi
"correre" per nutrire il proprio ego ( scusi sembra un'offesa per le
persone che soffrono per la propria insicurezza, ma é un'impressione
istintiva che ho avuto in un paio di occasioni). Le chiedo cortesemente
di aiutarmi a capirci qualcosa....Grazie, Nelly
Salve Nelly,
Mi chiedo anzitutto se si tratti davvero di timidezza. Il fatto che il
suo fidanzato parli poco, non sia invadente, abbia dei modi rispettosi,
sia dolce, abbia capacità di ascolto, sia riservato e solitario sono
degli aspetti frequenti nella timidezza ma, se ci pensa bene, non
necessariamente indicano che una persona con questi tratti del carattere
sia veramente timida. Potrebbe essere un modo per rendersi più seducente
agli occhi di lei, che invece appare come una persona che ci tiene a
piacere, a non disturbare, a mostrare i sentimenti positivi nei
confronti degli altri...
Forse, in questo gioco di coppia, la vera timida potrebbe essere lei.
Ma potrebbe anche non essere così. Se fosse un vero timido potrebbe in
effetti desiderare di ricevere delle attenzioni in più e questo non per
una forma di narcisismo, ma perché ha bisogno di continue conferme:
quelle che ha non gli sembrano mai attuali o soddisfacenti per sentirsi
veramente soddisfatto e dunque, questo atteggiamento neutrale, freddo,
distaccato, potrebbe nascondere la paura di esporsi, di compromettersi,
di perdere le sue sicurezze, che non sono al momento basate su un
rapporto di coppia, ma su una vita da single, in cui non si dà e non si
prende, ma soprattutto non si rischia.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
ERITROFOBIA
Sono un ragazzo di 26 anni affetto da eritrofobia e questa 'tragica'
paura di arrossire preclude molto la mia vita sociale. Il problema si
verifica quotidianamente sia per il lavoro che faccio, sia perchè non
voglio rinunciare a stare in compagnia dei miei amici, nonostante sia
consapevole che quando le attenzioni cadono su di me, il rossore
puntualmente arriva. Il problema si estende in maniera più evidente con
l'altro sesso. per quanto possa provare attrazione per una ragazza, la
mia condizione mi impedisce qualsiasi tipo di approccio. Il
soloaffrontare l'argomento 'Donne' con amici, conoscenti e perfino
genitori, provoca immediatamente l'odiato rossore. Tempo fa, mi ero
quasi convinto di risolvere il problema tramite intervento chirurgico (simpatectomia),
ma l'ipotesi è poi tramontata. Ciò che mi preme sapere è se c'è la
possibilità di risolvere il mio problema con qualsiasi terapia, cosa mi
consigliate? sicuro di una vs risposta,porgo cordiali saluti
Salve.
Per limitare il sintomo ci possono essere vari tipi di approccio.
Anzitutto, direi, quello delle tecniche di rilassamento: sapersi
rilassare adeguatamente diminuisce l'ansia e permette di vivere le
situazioni sociali in modo più rilassato. Non meno importante è il
rafforzamento del carattere e dell'autostima: questo si ottiene
attraverso una psicoterapia oppure nel predisporre un programma serio e
dettagliato di obiettivi da raggiungere in tempi brevi, il completamento
del quale dovrebbe poi servire a migliorare la stima di sé stessi.
Infine, c'è la tecnica della 'sovraesposizione': fare continuamente
tutto quello di cui si ha paura è traumatico all'inizio, ma attraverso
l'assuefazione agli stimoli, può aiutare a non vivere più le situazioni
sociali in maniera troppo ansiogena. Gli attori ed i personaggi dello
spettacolo sono infatti in gran parte timidi, (come può vedere dalla
rubrica "Personaggi" in questo Blog) e molto spesso la loro scelta di
apparire in pubblico non è altro che una auto-terapia per la loro
timidezza.
Cordialmente,
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
AVVOCATO IN CRISI
Sono da poco diventata Avvocato.Non sono molto soddisfatta della mia
situazione lavorativa poichè lavoro in uno studio ma non ho ancora
un'entrata costante.Ho un problema da tre anni circa che si sta
accentuando in questi ultimi mesi.Arrossisco per nulla quando mi trovo
con altre persone, soprattutto in ambienti dil avoro, a volte prima
ancora che mi venga rivolta la parola.Chiaramente ogni volta è sempre
peggio poichè so già quello che potrò arrossire.Qualche tempo fa ho
fatto una cura a base di Fiori di Bach, ma non ha sortito alcun effetto.Non
so da cosa possa dipendere, forse ho perso un po la fiducia nelle mie
capacità lavorative e mi sento molto insicura.Cosa posso fare?
Cara Avvocato,
Sottolineo il suo ruolo professionale, perché è indubbiamente di lì che
deve partire la ricostituzione della sua propria autostima, personale e
professionale. Indubbiamente essere una giovane professionista senza
ancora alcuna stabilità economica contribuisce non poco a ridurre la sua
stima di sé e a lasciare che l'ansia per la sua condizione prenda il
sopravvento. Credo che la soluzione del suo problema risieda in un
miglioramento professionale, che potrà però ottenere solo gradualmente,
con l'affermarsi del suo lavoro. Inoltre le suggerisco di apprendere una
tecnica per il controllo dell'ansia, che le permetterà di evitare, fin
da subito, che si trasformi nei rossori che attualmente la perseguitano.
Cordiali Saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
SITUAZIONE DA RISOLVERE IN FRETTA
Sono una mamma di una bambina di 4 anni che frequentala scuola dell'infenzia.io
per motivi di lavoro l'ho dovuta lasciare con la nonna, lo zio e il
papa' e sono andata a B. ora mi sono accorta che a scuola non parla, con
le persone fa la timida si nasconde dietro le mie gambe. La mando a
scuola di danza dove la maestra non l'ha mai sentita parlare, quando
viene fatto l'appello la bambina non risponde con la voce ,ma solo con
la testa. io sono seriamente preoccupata perché non so proprio cosa fare
per aiutarla. ogni volta che la lascio a scuola lei si aggrappa a me e
piange.poi si calma .a danza balla senza parlare e scuola se deve
colorare lo fa,ma se deve cantare o altro si rifiuta. chiedo a lei semi
puo' dare una mano al più presto devo farle superare questa situazione.
cordiali saluti.
Emi
Gentile Emi,
Purtroppo non sono in grado di fornirle un suggerimento via mail che le
permetta di risolvere 'al più presto' la situazione. Premesso che
comprendo le sue esigenze familiari e lavorative, devo però dirle che
questo suo distacco dalla vita familiare non è ottimale per il corretto
sviluppo psicologico di sua figlia. L'allontanamento della figura
materna in un periodo critico dello sviluppo, in cui un bambino sta
ponendo le basi della sua personalità futura, può essere vissuto in modo
molto traumatico, come una sorta di abbandono. Dunque, cerchi, insieme
al papà, delle valide soluzioni alternative, che possano soddisfare
tutte le esigenze. Soprattutto, non abbia fretta. Contrariamente a
quanto si diceva in passato infatti, oggi tutti gli psicologi sono
concordi nel ritenere che i bambini abbiano bisogno non solo della
'qualità' del tempo che viene loro dedicata dai genitori, ma anche della
'quantità'.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
UNO SFOGO
Le cose che vorrei dire sarebbero tante ma sintetizzando si può dire
che sonoarrivato al punto di non ritorno. Fino ad ora avevo tentato di
"rimuovere" il problema, pensando che sarei riuscito a vivere comunque
bene da solo, senza affettise non quelli strettamente famigliari.
Pensavo che un lavoro sicuro, una bella casa che mi sono costruito
praticamente da solo, i miei hobby che si sono avvicendati nelc orso
degli anni mi sarebbero bastati. Ora, quasi di colpo, ho aperto gli
occhi e mi rendo conto di avere vissuto al 50% delle mie possibilità.
Gli anni persi, i più belli nella vita di un uomo, non ritornerrano mai
più e sono entrato nella parabola discendente dell'esistenza. I rapporti
con l'altro sesso sono sempre stati problematici, niente storie serie e
vita sessuale scarsa. Questo a causa in un'innata timidezza "genetica"
acuita dal risiedere da bambino in luoghi isolati.Pur essendo a giudizio
altrui, attraente fisicamente, molto intelligente,disponibile e
sensibile, sono considerato come minimo un orso asociale, e detto dietro
alle spalle, un'impotente zitello sfigato. Nessun può immaginare come
facciano male i sorrisini e le battute dei colleghi di lavoro e dei
pochi amici, le mezze frasi sentite qua è là, oltre alle solite domande
dei parenti, che l'hai una fidanzata, perchè non ti sposi etc etc.Come
ripeto fino ad ora avevo cercato di ignorare tutto, pensando che la mia
condizione fosse scritta nel mio destino. Ora che vorrei avere una
donna, dei figli una famiglia normale come tanti altri, mi rendo conto
che è troppo tardi, si vive una volta sola per quanto ne sappiamo e io
ho sprecato la mia occasione. Nella mente cominciano ogni tanto ad
affiorare strani pensieri, spero di riuscire a trovare una via d'uscita,
magari rivolgendomi nelle fede o nel volontariato, per fare in modo che
la mia vita sia comunque utile a qualcuno. Più che una richiesta di
aiuto come vede è uno sfogo, che magari può servire ai giovani per non
cadere negli stessi errori che io ho commesso.grazie e cordiali saluti.RICO
Gentilissimo Rico,
La 'frittata è fatta', sembrerebbe dire lei, quasi per permettersi il
lusso di non dover più lottare e poter vivere di rimpianti. E invece no:
qualsiasi sia la sua età, se ha meno di 85 anni, mi sentirei di
consigliarle di non demordere e di continuare a lottare per raggiungere
i suoi obiettivi, visto che, come lei giustamente afferma, si vive una
volta sola.
Se in passato la timidezza l'ha bloccata, rendendola incapace di
stabilire una relazione, ormai con i successi avuti, nel lavoro, nel
crearsi una sua indipendenza, dovrebbe essere pronto a modificare i lati
del suo carattere che la rendono impacciato nei rapporti sociali,
compiendo qualche piccolo sacrificio, per modificare tanto i
comportamenti, quanto lo stile dei suoi pensieri. Basta disfattismo,
pessimismo, nostalgia: il suo futuro la aspetta!
E se non ce la facesse da solo, si rivolga ad un terapeuta, che potrà
aiutarla. Non è un atto di codardia, ma di intelligenza: la
consapevolezza di sapere che si può perdere un treno, ed anche più di
uno... Ma passare una vita alla stazione, a guardare chi arriva e chi
parte, è una vita, come lei dice, sprecata. E visto che vorrebbe trovare
rifugio nella fede, mi permetta un'alta citazione: 'Damose da fa',
diceva il Papa...
Dott.ssa Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza
PADRE PREOCCUPATO
Sono un padre preoccupato, mio figlio di 17 anni soffre di una
timidezza congenita che speravo fosse superata con l'eta'ma purtroppo mi
sto accorgendo che con il passare del tempo le cose non migliorano anzi.Si
e' sempre rifiutato di parlarne seriamente con me anche se a volte mi
accorgo che cerca di mettere in pratica alcuni consigli da me dati ma
purtroppo con scarso successo.Considerando che e' un bel ragazzo quindi
con ottime affinita' per avere successo con le sue coetanee non riesce a
legare e' usa spesso modi rudi, ha un modo insicuro e sgraziato nel
proporsi a persone estranee e ultimamente sta sviluppando anche dei
cosiddetti tic nervosi che forse noto solo io ma che mi proccupano
ulteriormente.Amici... pochissimi diciamo quelli che ha conosciuto alle
elementari, che fra l'altro sono sulla sua stessa linea.(brio 0)Fa dello
sport sempre in ruoli defilati dove il rischio di esporsi e'
praticamente nullo.E sempre in casa al computer esce per andare dai suoi
amici in un'altra casa a un altro computer.Scusate per questa lunga
descrizione ma vorrei sapere se ci sono possibilita' di curare questa
difficile patologia non chiedo rimedi miracolosi ma consigli per un
eventuale cura per migliorare la sua situazione dato che forse come
padre non sono stato capace di indirizzarlo o influenzarlo abbastanza.grazie
in anticipo
Gentilissimo,
Suo figlio ha 17 anni: un periodo difficile per tutti, anche per i più
estroversi. Se poi il ragazzo è particolarmente timido, ha scarsa
fiducia in sé stesso, soffre di ansia sociale, questo è probabilmente,
per lui, uno dei periodi più difficili della vita. Ma è proprio da
questo periodo così difficile, di autoanalisi e di ricerca interiore,
che probabilmente uscirà fuori tra qualche mese/anno un ragazzo più
maturo, più consapevole e sicuro di sé.
Come può intervenire un genitore per aiutare suo figlio a superare la
timidezza? Paradossalmente, cercando di intervenire il meno possibile.
Non è infatti positivo un atteggiamento volto all'evitare al ragazzo
qualsiasi ostacolo, ancor prima che si presenti, prevenendo qualsiasi
tipo di situazione in cui possa sentirsi a disagio.
La forza interiore di ciascuno di noi si sviluppa sempre a partire dal
riconoscimento dei propri errori, delle risposte poco 'adattive' fornite
agli stimoli ambientali.
Inutile dunque evitargli piccoli errori e qualche brutta figura, che
sono invece assolutamente 'formativi' a questa età.
Questo non significa, naturalmente, che lei debba disinteressarsi delle
problematiche di suo figlio, ma è opportuno che se ne tenga alla giusta
distanza, cercando di parlarne o di offrire consigli solo quando vi è
effettiva richiesta di questo tipo di comportamento da parte del
ragazzo.
Anche mostrarsi troppo ansiosi non è un bene: il ragazzo teme così di
deludere le aspettative dei genitori e questo non fa che accrescere la
sua ansia, alimentando il circolo vizioso dell'insicurezza.
Da questo periodo di relativo isolamento sociale, di inibizione nei
confronti degli altri, piuttosto naturale e frequente alla sua età, suo
figlio dovrà trovare in sé stesso la forza per reagire e per diventare
una persona più matura, più consapevole, più sicura di sé.
Lei come genitore deve cercare di accompagnare questo percorso,
mostrandosi fiducioso nelle qualità del ragazzo, sempre incoraggiante e
propositivo. Cerchi di limitare le critiche, specie se non sono
strettamente indispensabili; sia accogliente, parli con lui dei suoi
antichi vissuti di timidezza, gli racconti di qualche 'brutta figura'
fatta da adolescente; gli racconti anche di come sia poi riuscito a
superare tutto ciò, come l'esperienza l'abbia aiutato a crescere e a
sentirsi più adeguato alle situazioni sociali. Gli dia speranza per il
futuro, lo incoraggi ad ideare dei progetti da realizzare, organizzi
delle situazioni sociali a casa vostra, invitando amici e conoscenti, in
modo che il ragazzo possa acquisire le necessarie abilità sociali; non
gli faccia troppo pesare le aspettative di successo che lei ha nei suoi
confronti.
Visto che suo figlio è così ricettivo ai consigli poi, un'idea potrebbe
essere quella di inviarlo ad un 'consulente' esterno, uno psicologo,
magari maschio, nel quale suo figlio possa trovare un ulteriore modello
al quale ispirarsi per cercare sé stesso.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
QUALE TERAPIA?
Mi chiamo Marco I. ed ho 26 anni. Fin dai tempi in cui andavo alle
scuole elementarimi sentivo a disagio ed in imbarazzo tra i banchi di
scuola, tanto che quasi tutte le mattine somatizzavo rifiutandomi di
svegliarmi in orario o con frequenti mal distomaco che scomparivano
magicamente al ritorno a casa. Sentivo che non c'erano interazioni con i
compagni di scuola, ero timido, parlavo molto poco. Avevo sviluppato una
paura a relazionarmi con la gente, fino a che non dovetti affrontarla,
all'età di 14 anni, quando i miei genitori (ed io più o meno) decidemmo
che avrei frequentato le superiori in un convitto distante 400 km da
casa, dove avrei convissuto con i miei coetanei in tutti i momenti della
giornata. Arrivato in convitto familiarizzai subito con i nuovi come me,
ma rimaneva in me quel senso di incompletezza e di mancanza di rapporti
sociali, quasi a sentirmi inferiore agli altri coetanei. Comunque tutto
sommato il primo anno stavo abbastanza bene, a parte le frequenti
assenze dovute alle mattine che rimanevo a letto fino alle 12 -13! A
sedici anni i miei genitori decisero (io non ero molto d'accordo) che
avrei continuato a frequentare le superiori nella mia città natale,
abbandonando ilc onvitto. Quando avevo 17 anni un giorno in cui mi
trovavo a scuola ebbi la mia prima crisi di panico e cominciai ad
assumere anziolitici ed antidepressivi che solo dopo 8 anni ho smesso
completamente di assumere. Ora, che la mia vita sta prendendo molto
lentamente il verso che avrei voluto, mi sento inabilitato nelle
relazioni sociali e nei luoghi pubblici in quanto ho una vera e propria
paura della paura che cominci ad arrossire, a sudare e mi blocchi di
fronte alle presone. Mi capita spessissimo di incontrare dei vecchi
amici e di bloccarmi e cominciare a sudare e sentire il cuore battere
fortissimo senza motivo. Per questo motivo sono costretto ad evitare
molte situazioni sociali, tra le quali incontri con la mia ragazza,
incontri di lavoro, eccetera eccetera eccetera! Vorrei una soluzione che
non preveda uso di farmaci, che ne pensate dell'ipnosi e della terapia
cognitivo-comportamentale?Grazie, Marco I.
Gentilissimo Marco,
Purtroppo non esistono soluzioni psicologiche in scatola, per cui il
percorso psicoterapeutico, rispetto a quello farmacologico, è sempre
molto più lungo ed impegnativo. Le terapie da lei indicate vanno
benissimo, ma ancor più importante è trovare un/una terapeuta con il/la
quale lei si senta perfettamente a suo agio e attraverso il/la quale lei
riesca a fare dei tangibili progressi, superando le sue fobie ed i suoi
stati ansiosi.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
SUDORAZIONE ASCELLARE
Cara Clinica della Timidezza, nell'aprile del 2004, in seguito ai
numerosi problemi di sudorazione ascellare che mi affliggevano fin
dall'età giovanile, mi sono sottoposto ad un intervento di
simpaticectomia (ETS) presso una clinica specializzata. Da tale giorno,
però, sono iniziati problemi con la sudorazione compensatoria che ha
raggiunto livelli così elevati da farmi pentire amaramente
dell'intervento al quale mi ero sottoposto... finora sapevo che, a
differenza dell'ESB (applicazione di clips sul nervo simpatico), per gli
operati di ETS non c'era alcuna possibilità di recuperare la
funzionalità del nervo rescisso...poi mi sono imbattuto nella clinica
della timidezza ove ho appreso che, se il nervo é stato tagliato, viene
eseguito toracoscopicamente un innesto nervoso, prelevando circa 4 cm di
nervo surale a livello del piede (senza effetti collaterali)innestando a
livello del taglio prossimale e distale e tenendo in posizione
tramitecolla alla fibrina... desidererei, pertanto, sapere presso quali
strutture èpossibile sottoporsi a tale tipo di intervento... ringrazio
anticipatamente...
Gentilissimo,
Il nostro gruppo di lavoro è composto prevalentemente da psicologi e
psicoterapeuti, per cui non siamo in grado di fornirle le indicazioni
mediche che lei ci richiede. Le informazioni presenti sul nostro sito,
www.clinicadellatimidezza.it, da lei menzionate, sono state reperite su
Internet, visitando siti medici e scientifici, in lingua italiana e
inglese. Molti nostri lettori infatti si mostrano interessati a tale
tipo di intervento ed abbiamo così deciso, per completezza di
informazione, di inserire anche questo tipo di notizie. Da parte nostra
comunque, non perdiamo occasione di scoraggiare tale tipo di interventi
che, allo stato attuale, non ci sembrano affatto risolutivi del
problema: semmai il contrario, come la sua esperienza purtroppo
dimostra.
La invitiamo pertanto a compiere pari ricerca su Internet, dove potrà
probabilmente trovare notizie più aggiornate. Meglio ancora sarebbe
consultare un medico specialista in materia.
Nel raccomandarle di reperire, questa volta, tutte le informazioni
necessarie, prima di un ulteriore intervento, le facciamo per il momento
i nostri migliori auguri.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
IL PIU' BEL RAGAZZO CHE ABBIA MAI VISTO
mi chiamo Daniela,ho 24 anni e sto vivendo una situazione
confusionale. Fin`ora infatto di storie affettive ho accumulato solo una
lunga serie di rifiuti o incontri andati a finire male, la frase piu`
famosa che descrive piu` o meno la mia vita e``si passa la vita ad amare
chi non ci ama, amati da qualcuno che non ameremomai`....e cosi` sono
diventata una insicura cronica,so di non essere brutta, ma c`e`un
qualcosa nei miei gesti, nel mio modo di fare che mi rende non
piacevole...e credo sia proprio l`insicurezza. Arrivo al dunque, adesso
sono fidanzata, con quelloche per tanto tempo e` stato il mio piu` caro
amico,che ha imparato a conoscermi afondo, con lui sto benissimo, siamo
molto felici insieme, anche se da un po` di tempo c`e` la lontananza a
dviderci,su lui non ho nulla da dire oltre al fatto che lo amo da
impazzire....pero`....e c`e` un pero`,ho conosciuto uno di questi giorni
in discoteca un ragazzo, il piu` bel ragazzo che abbia mai visto in vita
mia,bellissimo, l`ho visto per 2 sere di seguito e una delle ultime sere
lui mi si e`avvicinato, abbiamo ballato assieme e mi ha chiesto il
numero di cellulare...edarriviamo ad oggi, mi ha chiesto di uscire.....proprio
a me...lui che potrebbepermettersi le ragazze piu` belle di questo
mondo, ha chiesto proprio a me di uscire....assurdo!!!Sono nel panico
piu` totale, combattuta tra il non fare del male alla persona cheamo e
che piu` rispetto a questo mondo, e la curiosita` di vedere cosa vuol
dire uscire con uno di quei ragazzi che di solito non mi degnavano
neanche di uno sguardo...Cosa scegliere tra:dare scacco alla insicurezza
ma avere rimorsi, e tenersi l`insicurezza ma senza rimorsi??
Cara Daniela,
Purtroppo alla Clinica della Timidezza non diamo consigli di morale: è
giusto cedere alla curiosità, riscattarsi dal proprio senso di
inadeguatezza uscendo con un tipo 'bello e impossibile' o è meglio
restare fedele a chi la ama?
In questa decisione, c'entra più la coscienza che la scienza.
Guardando alla cosa dal punto di vista strettamente psicologico, un
rapporto stabile è per lei utile in quanto le permette una crescita ed
una maturazione serena, all'interno di una relazione fortemente empatica
e affettiva; l'altra situazione potrebbe invece accrescere la sua
autostima (ma anche portarle serie conseguenze in fatto di sensi di
colpa, e di umiliazione, qualora fosse per lui un incontro usa-e-getta).
Forse la cosa migliore da fare è quella di cercare di capire meglio le
motivazioni di questo invito ad uscire, per poi prendere una decisione
consapevole.
In ogni caso, credo di poterle dire con un certo grado di sicurezza che
uscire con questo tipo non le toglierà, di colpo, tutte le sue
insicurezze, ma che in compenso la riempirà certamente di rimorsi,
qualora dovesse, come è probabile, tornare al suo porto sicuro,
rappresentato dal suo attuale ragazzo.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
TANTISSIME DOMANDE
sono Andrea,ho 19 anni,e questa è la seconda volta che vi scrivo,le
avevo già scritto nel mese di ottobre (la lettera che avevo già scritto
era intitolata "sono un supertimido"datata 9 ottobre).Innanzitutto
voglio esprimerle la mia stima e la mia ammirazione per come aiutate i
timidi attraverso questo bel sito,ma ora passo ad esporle il mio
problema.Qualche mese fa lei mi consigliò di rivolgermi ad uno
psicoterapeuta e cosi'ho fatto,il mio medico curante mi ha inviato
presso una psicologa-psicoterapeuta che opera presso una struttura
sanitaria pubblica e dovefinora ho svolto solo 2 sedute e fra pochi
giorni ne dovrò fare un'altra e ancora troppo presto per dare un
giudizio su come sta andando ,ma volevo chiederle ,so che per la buona
riuscita della terapia molto dipende da me(ma anche dalla psicologa)in
che modo posso contribuire alla buona riuscita della terapia?cosa posso
fare oltre a mettere in campo una forte motivazione e decisione nel
cercare di almeno attenuare la mia timidezza?Se la terapia non dovesse
dare risultato,mi consiglia di continuare cercando un altro
terapeuta?Quale accorgimento autonomo posso adottare nel cercaredi
lavorare sulla mia timidezza,se come consigliato da molti libri che sto
leggendo,devo cercare di espormi in maniera graduale per superare le mie
paure?Perchè ogni volta che penso che devo espormi per combattere le mie
paure,provo una grande paura e una grande ansia che mi fa desistere dal
proposito di combattere la mia timidezza?Poi volevo analizzare altri
aspetti.Per esempio è un po'di tempo che il mio umore e il livello della
mia timidezza si alza e si abbassa,alcuni giorni mi sento allegro e
positivo,ma molte altre volte vedo tutto nero e in maniera negativa ma
le chiedo perchè mi succede questo?Perchè qualche giorno fa quando su
sua precisa richiesta mi sono confidato con un amico,con il quale mi
confido spesso,stavo quasi per scoppiare a piangere (ma poi non
riuscendoci)quando gli ho detto che vado dallo psicologo per curami e
quando gli ho parlato di un passato sociale burrascoso in cui ho
sofferto molto per la mia timidezza e in cui sono stato vittima di
persone prepotenti a causa della mia timidezza.Perchè mi è successo
questo?non mi era mai successo di piangere per un motivo del genere e
non riesco a spiegarmi perchè mi sia successo questo?io mi confido molto
con questo amico e lui si confida con me ma non so spiegarmi perchè mi
sia successo questo?(questo mio amico mi ha dato pieno appoggio morale e
umano su tutto)Come posso fare per migliorare e fortificare il legame di
amicizia con i miei 2 amici piu'fedeli (dato anche che con il loro aiuto
sono riuscito un po'a migliorare) se io per esempio mi vergogno di
invitarli a cena in un locale pubblico?come posso allargare la mia rete
ristretta di amicizie?Poi visto che in questa lettera sono in vena di
domande le voglio chiedere inoltre.Perchè ogni volta che incontro
prersone che non mi stanno simpatiche mi vengono una forte ansia con
sudorazione e forte mal di testa:perchè l'estate ho paura di farmi
vedere nudo al mare tanto da non andarci nemmeno,come posso risolvere il
rapporto conflittuale con il mio corpo?La ringrazio per la disponibilità
e mi scuso se magari ho esagerato con le domande ma le risposte che lei
spero mi darà sono molto importanti per me.Cordiali saluti Andrea
Gentile Andrea,
Grazie per il suo apprezzamento. Veniamo alle sue numerose domande:
1) sulla terapia. Due sedute non sono poche per esprimere un giudizio,
sono nulla. Un primo giudizio potrà cominciare a farselo dopo almeno
12-20 sedute. Se si tratta di una terapia breve, trascorso questo tempo
lei potrebbe non sentirsi del tutto guarito, ma dovrebbe già mostrare
segnali di evidente miglioramento. Lei deve impegnarsi nella terapia,
rispettando le indicazioni che le darà la psicologa, di volta in volta.
2) sullo psicologo/a. La scelta dello psicologo non deve essere affidata
al caso. Se a prescrivere un'aspirina può essere un uomo o una donna, un
giovane o un anziano, senza che questo influisca minimamente sugli
effetti del farmaco, quando la terapia è fatta di 'parole', è
indispensabile che esse vengano da una fonte considerata autorevole,
ovvero da un professionista che ispiri un particolare senso di fiducia
nel paziente.
3) Tono dell'umore. E' normale che un giorno l'umore sia ottimo ed un
altro giorno un po' meno: sarebbe bello che vi fosse più equilibrio, ma
questo non succede quasi a nessuno.
La cosa da fare nelle giornate-no è quella di dirsi: 'domani andrà
meglio', perché quasi sicuramente sarà così.
4) Ammettere di aver bisogno dello psicologo. Per molti è ancora indice
di un fallimento personale. Chissà perché, andare dal gastroenterologo
non lo è altrettanto... Eppure si tratta di due specialisti, ugualmente
formati e specializzati per ridare al paziente il benessere che ha
perduto, a causa della malattia o del disturbo che lo affligge. Gli
psicologi della salute poi si occupano sempre più spesso di prevenzione,
oltre che di cura e studiano e ricercano i comportamenti più adatti per
dare ai propri clienti (e non pazienti) ciò che è necessario per vivere
una vita più serena, più ricca di benessere. Dunque, è la sua concezione
dello psicologo che deve cambiare, che si deve aggiornare. Il fatto che
le sia venuto da piangere è invece molto positivo, perché per guarire
bisogna partire dalla consapevolezza di avere un problema: quel pianto
liberatorio, quell'ammissione di dover andare dallo psicologo è stato
l'inizio della sua guarigione.
5) Ansia sociale. Quando si trova con persone antipatiche le viene la
sudorazione eccessiva: provi dunque a sforzarsi nel non percepire gli
altri come persone 'antipatiche'. Del resto, nessuno è pienamente
antipatico: sicuramente, anche nella peggiore persona, c'è qualcosa che
non ci dispiace completamente. Ed è a questo qualcosa che lei dovrebbe
provare ad aggrapparsi.
Non provando antipatia, non proverà nemmeno la sudorazione.
6) Esposizione del corpo. Tutti hanno un naturale pudore nell'esporre il
proprio corpo, quando non ci sono abituati. Sta a lei dunque abituarsi
gradualmente a mostrare parti del suo corpo (in palestra, al mare ecc.)
perdendo questo naturale pudore. Altrettanto importante è apprezzare il
proprio corpo, concentrandosi sui suoi punti di forza anziché sui suoi
difetti. Ed in un giovane come lei, di 19 qanni, non vedo proprio quali
possano essere questi disastrosi difetti che le impediscono di godersi
un'estate di mare e di sole... Pensa forse che, quando sarà anziano, il
suo corpo sarà più gradevole?
Dr. Walter La Gatta
IL PROBLEMA E' KE SONO TIMIDO
ciao....Intanto volevo complimentarmi kon questo sito ke mi aiuto
tanto nel mioproblema!
il mio problema è ke sono timido quando esco da casa ..cioè quando sto a
casa sonome stesso..cioè sono simpatico..socievole anziparlo anke
troppo!! ..invece quando per esempio vado a scuola mi chiudo in me
stesso! questo succede sopratutto kon le ragazze..mentre kon i ragazzi
riesco a socializzare ! kome devo fare a superare questa timidezza ke ho
quando esco di casa?aiutatemi grazie!!
Carissimo,
Come sempre diciamo, il miglior strumento per sentirsi a proprio agio
con le ragazze è avere un bel bagaglio di esperienze: tanti discorsi
fatti con loro, conoscenza della psicologia e della sessualità
femminile, abilità sociali ecc.
Su molte cose puoi adeguatamente documentarti su Internet o su libri che
puoi trovare in Libreria, ma su altre occorre un'esperienza diretta che
serva da riferimento. Se l'esperienza è positiva infatti, si cerca di
seguire le orme di quello che è stato già fatto, magari migliorandosi;
se è andata male occorre capire dove si è sbagliato e correggersi.
Questo è tutto.
Ciao.
Dr. Walter La Gatta
BAMBINA IN ANSIA
sono una mamma di una bimba di 8 anni. Quest'anno frequenta la 3a
elementare e il problema che mi si pone da un pò di tempo è che mia
figlia soffre di ansia da prestazione. Durante le verifiche scolastiche
giornaliere per paura di sbagliare sbaglia. Vorrei aiutarla ma non so
come fare. Le insegnanti mi dicono che forse sono io che manifesto ansia
per un voto sempre migliore ma non è così. Non so proprio come fare per
risolvere questo problema. Potrei avere un consiglio? Grazie.
Gentile signora,
Dalla lettera non si capisce molto. Ad esempio non mi dice che tipo di
sintomi manifesta la bambina, né quali sono i suoi rapporti con le
insegnanti, con gli altri bambini, con i genitori. Sarebbe utile sapere
anche che tipo di rapporto ha con lo studio, se è interessata
all'acquisizione di nuove conoscenze o la fa solo per obbligo. Tutti
questi dati mi permetterebbero di focalizzare meglio la situazione. Non
è chiaro poi perché le insegnanti dicano che la causa sarebbero le sue
troppo elevate aspettative e perché lei sia sicura che non sia così...
Che tipo di consiglio darle? Data la premessa che le ho fatto, non posso
entrare nei dettagli. Genericamente parlando, vi sono dei genitori che,
delusi della propria vita e dei risultati ottenuti, cercano una
compensazione narcisistica nei propri figli, aspettandosi che questi
riescano laddove essi hanno fallito. Questa pressione psicologica
tuttavia, è un fardello molto pesante da portare per il bambino, che non
si sente adeguato alle troppo elevate aspettative che i genitori hanno
nei suoi confronti e che per questo cerca di far notare le proprie
fragilità, le proprie insicurezze, per segnalare un bisogno di
rassicurazione.
In questo caso è bene cercare di non mostrarsi mai impensieriti se il
voto non è stato bello, ma anzi riderci su (almeno fino a che questo
stato di ansia non sia stato completamente superato) ed indirizzare il
bambino verso altre attività alternative alla scuola che lo interessino
e dalle quali possa trarre altre soddisfazioni.
Con le insegnanti poi è sempre bene mantenere un rapporto di
collaborazione, perché i conflitti fra adulti ricadono sempre sui
bambini (anche inconsapevolmente).
Nel suo caso specifico, l'unica cosa che vorrei consigliarle è di
cercare di trovare una soluzione insieme alle insegnanti e allo
psicologo scolastico, se c'è.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
VERAMENTE A TERRA
Sono una ragazza di 18 anni ed in questo momento mi sento veramente a
terra perchè,riflettendo, sono giunta a conclusione che la mia timidezza
mi porta a delle conseguenze in ambito sociale piuttosto problematiche.Ogni
volta che mi viene presentato qualcuno di nuovo (indifferentemente dal
sesso) parto sempre dal presupposto di non essere alla sua altezza, temo
di non potere competere con questa persona nè fiscamente nè
caratterialmente. Pertanto cerco di evitare qualsiasi rapporto e
contatto.Mi piace un ragazzo ed io so di piacere a lui. Purtroppo
abitiamo lontani ed il nostro dialogo si limita a telefonate, sms o chat.
Ci sentiamo ogni sera ed i discorsi si può dire che non manchino ma
quando, saltuariamente, mi viene a trovare nella mia città, lo tratto
come se fosse uno sconosciuto. Non gli parlo, ho paura di qualsiasi
contatto fisico con lui nonostante io abbia realmete voglia di creare
quelcosa di speciale tra noi. Lui ovviamente rimane deluso dal mio
comportamento così come me. Non so veramente come fare...grazie!
Gentilissima,
La timidezza non è qualcosa di estraneo a lei: non è un demone interno
che la spinge a comportarsi in un modo o nell'altro, al di fuori della
sua volontà.
Sicuramente ci sono alcuni aspetti della timidezza che possono essere
migliorati, modificati, eliminati, per trovare un migliore adattamento
alla realtà.
Nel suo caso, ad esempio, perché ogni volta che conosce una persona
nuova deve pensare che non riesce 'a competere' con lui/lei? Lei non ha
bisogno alcuno di 'competere', ma deve semplicemente 'rapportarsi', il
che significa stringere una relazione con l'altro/a essendo libera di
sentirsi pienamente sé stessa, con i suoi punti di forza e con le sue
fragilità.
Lei invece, non volendo far trasparire all'esterno le sue insicurezze,
si è chiusa dentro una corazza che non le permette di vivere una vita di
relazione, come sarebbe auspicabile alla sua età. Cerchi dunque di
convincersi che, per essere una persona di valore, non è necessario 'non
essere timidi': sul nostro Blog Clinica della Timidezza lei potrà
trovare moltissime testimonianze di persone di successo che ammettono di
essere timide e non se ne fanno un problema.
Provi a farlo anche lei: cadranno le barriere e sarà più facile, anche
per gli altri, avvicinarla.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
NON SONO TIMIDO
Il mio disagio non è propriamente la timidezza, quanto la difficoltà
che incontro nel relazionarmi con altri o nel partecipare a eventicome
feste o partecipazioni alla vita scolastica, a causa della paura che ho
diessere giudicato male. ogni volta che mi trovo in un contesto sociale
temo dirisultare inadeguato e di non piacere alla gente. questo problema
mi limita molto,soprattutto nei rapporti con le ragazze. spesso
arrossisco a causa di questodisagio. spero di essermi spiegato bene per
consentirvi di analizzare il mioproblema. grazie e arrivedeci.
Tommy
Caro Tommy,
Vorrei risponderti con una domanda: cosa è per te la timidezza? E
perché, secondo te, il tuo disagio sarebbe diverso?
Se si ha un problema, non aiuta negarlo anche a sé stessi. Per stare
meglio ci sono tre cose da fare:
1. ammettere di avere un problema;
2. saper dare un nome a questo problema (anche facendosi aiutare da una
persona esperta);
3. cercare di risolvere il problema (da soli o con un esperto).
Ciao, auguri.
Dr. Walter La Gatta
NON UN SOLO GIORNO DI SERENITA'
Salve, ho appena conosciuto questo sito grazie ad un amico ed è un
grande piacerescoprire che non si è i soli ad essere timidi. Credo di
aver bisogno di aiuto, hodiciannove anni e penso di soffrire se non di
Fobia Sociale, di timidezza cronica oqualcosa del genere. Questa
timidezza ha praticamente annullato la mia vita socialesin dalla scuola
elementare, dunque ho anche il problema delle abilità sociali a
mepressoché sconosciute... lasciai la scuola quando andai in seconda per
questoproblema, la troppa ansia che sentivo mi distraeva dallo studio.
Più tempo passa epeggio mi sento, sono davvero molto preoccupato per il
mio futuro, ma sono convintoche se guarissi da questa maledetta
timidezza sarebbe tutto più facile! Sono però molto pessimista, per
quanti piccoli passi avanti io faccia non ricordo un solo giorno di
serenità in questi ultimi anni.. soffro parecchio la solitudine e lo
stress emotivo, arrossisco spesso in situazioni a me poco familiari...
come in certi negozi o quando parlo con determinate persone... vorrei un
consiglio su cosa fare per migliorare, delle indicazioni che mi diano
qualcosa in cui sperare, sono molto giù... spero che qualcuno sappia
aiutarmi!! ciaoB.P.
Ciao BP,
Come vedi non sei solo, anche durante questo periodo di festa. Posso
anzitutto dirti che il tuo pessimismo non è giustificato, perché
dall'ansia sociale si può guarire, seguendo un percorso di trattamento
psicoterapeutico, come per qualsiasi altro genere di malattia.
Se la timidezza è un'esperienza che riguarda almeno metà della
popolazione mondiale infatti, e non è una malattia, il forte stato
ansioso che - spesso, ma non sempre - l'accompagna, crea paura di
vivere, depressione, ritiro sociale. Ma tutto questo, come ti dicevo, si
può curare.
Un'altra cosa: è sbagliato dire 'io sono fatto così'. Nella vita tutto
cambia, tutto si trasforma, così come noi stessi ci trasformiamo
continuamente, anche attraverso la maggiore maturità e saggezza che ci
viene dalle esperienze che facciamo. Prova allora a dire 'oggi' (oppure
'in questo momento', 'in questa situazione', 'in questo luogo') 'mi
sento molto giù e guardo alle cose con pessimismo' invece di fare
affermazioni categoriche sulla tua personalità, come quelle che fai
nella lettera.
E' un piccolo consiglio, che però potrebbe aiutarti molto, perché a
volte anche le parole che usiamo con noi stessi ci influenzano e ci
condizionano.
Ogni volta che ti viene da pensare cose negative allora, prova a
contestualizzarle, nel tempo e nello spazio, senza dare loro un valore
assoluto, come se fossero sempre valide, ovunque e comunque. Anche tu,
ad esempio, sicuramente avrai avuto in questi ultimi anni delle giornate
di serenità: sei andato in vacanza? Hai avuto qualche successo nel
lavoro? Hai assistito ad uno spettacolo che ti ha emozionato? Prova a
rifletterci su, e se ti accorgerai che questi momenti di felicità ci
sono effettivamente stati, capirai quanto sia irragionevole affermare:
'non ricordo un solo giorno di serenità in questi ultimi anni...'
Sicuramente raccontarsi cose negative non aiuta a stare meglio. E tu
vuoi stare meglio, con gli altri e con te stesso, non è vero?
Cari saluti e auguri.
Dr.ssa Giuliana Proietti
Clinica della Timidezza
UN RAGAZZO CHE MI PIACE
Quello che devo esporre non è un problema mio, ma di un ragazzo che
conosco... e che mi piace... purtroppo ha un comportamento veramente
assurdo nei miei confronti, cioè stiamo andando avanti da sei mesi solo
perchè gli ho chiesto se usciva con mè una sera, la prima volta mi ha
detto di sì, poi ha iniziato a dire ti farò sapere, ti dirò etc... e
così siamo andati avanti da giugno fino a fine luglio, poi io sono
dovuta partire per dublino per un mese e non ci siamo più visti
ovviamente, poi quando sono tornata dopo un mese, e ci siamo finalmente
rivisti, lui mi ha chiesto se uscivamo una sera, e io gli ho detto che
andava bene, ma poi non si è + fatto sentire, allora dopo una settimana
sono andata li dove lavora lui (fà il pasticcere) e chiedergli se aveva
deciso e mi viene a dire che è confuso e che ha dei problemi... che ci
deve pensare.... allora ho lasciato stare per un pò... poi gli ho
chiesto se almeno si poteva parlare e allroa mi ha detto di sì, ma poi
la sera che dovevamo trovarci non si è nemmeno fatto vedere, e non mi ha
nemmeno mandato un messaggio, poi ho chiesto spiegazioni e mi ha detto
chemi aveva mandato un messaggio e che non poteva farci niente se non mi
era arrivato e che non è venuto perchè si era rotta l'auto... mah... in
ogni caso gli ho chiesto perchè si comporta in questo modo e lui invece
di rispondere ha detto che è meglio che non ci vediamo più... allora io
per un mese non gli ho parlato, anche perchè lui ha una certa "fobia"
per parlare con mè, cioè sembra che parlare sia la cosa più impossibile
del mondo.... e poi a volte diventa anche rosso... insomma dopo un mese
e mezzo, gli ho chiesto ancora se era confuso e mi ha detto di sì e che
ci stava ancora pensando.... ma io quando cerco di parlargli mi dice
sempre che deve andare via e non mi guarda nemmeno in faccia, ora io
capisco la timidezza ma questa per mè è anche bastardaggine, però il
fatto è che questo ragazzo mi piace molto, (lui ha 18 anni mi ero
scordata di dirlo) anche se un sacco di gente mi ha consigliato di
lasciarlo perdere,ma è più forte di mè, e in ogni caso, da fonti sicure
sò che lui non lo fà apposta, solo che è un caso disperato di timidezza!
(almeno penso che sia quello) Ora io chiedo un consiglio a voi: è il
caso che lascio veramente perdere o magari provando ad aspettare, e
magari con il tempo la situazione potrà migliorare??? Lascio la parola
agli esperti!!! E grazie per avermi ascoltata!!!
Gentilissima,
Complimenti intanto per la determinazione con la quale cerchi di
ottenere ciò che desideri... A parte questo però, credo che non sia
giusto giudicare male una persona solamente perché ti ha rifiutato:
potrebbe avere dei motivi che tu non conosci e che non gli va di
spiegarti ed in questo caso la tua insistenza potrebbe avere l'effetto
opposto a ciò che desideri.
Qualora però si trattasse solamente di timidezza, come le tue
attendibili fonti ti hanno segnalato, questo ragazzo ha semplicemente
bisogno di esprimersi meglio con te, prima di passare al dunque. Cerca
allora di non metterlo di fronte a scelte così impegnative e stressanti
come quelle di uscire da solo con te: cerca, prima, di metterlo a suo
agio, invitalo quando ci sono anche altre persone, portalo in luoghi
aperti, frequentati anche da altri, in modo che non senta l'urgenza e la
necessità di compiere il passo che praticamente lo obblighi a fare. A
questo punto potresti dire che tutte queste storie ti stancano e non hai
la pazienza di aspettare... Può essere giusto, ma allora allarga i tuoi
orizzonti e, invece di interessarti di un ragazzo timido, provaci con i
bulletti del quartierino: vedrai che non ti faranno aspettare neanche un
po'.... Ma avranno le qualità ed il mistero che ha per te questo ragazzo
bello e impossibile?
Saluti e auguri.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
UN INGENUO DI PROFESSIONE
Questo è il secondo consulto che vi chiedo: pochi mesifa vi avevo
parlato di una mia difficoltà a rapportarmi ed entrare in contatto conil
sesso femminile soprattutto perchè era un momento in cui mi piacevano
dueragazze, di cui una che conoscevo ( e probabilmente le piacevo, visto
le battute chemi faceva e il continuo suo entrare in contatto
fisicamente con me) e l'atra no, ilconsiglio da voi datomi era stato
quello di buttarmi e tentare un apporccio con unadelle due ragazze e poi
farvi sapere come era andata.Ma come è andata? Ahimè io non ho provato a
instaurare nessun contatto nè con una nècon l'altra ragazza, tra l'altro
una delle due ragazze si è trovata un partner(quella che conosco), però
l'altra ragazza a me piace, e molto, la vedo quasi tuttii venerdì e
sabato negli stessi locali che frequento io, a volte mi sembra anche
diincrociare il mio sguardo con il suo, ma non riesco proprio a farmi
avanti, ho pauradi non esserne all'altezza anche perchè nei miei 22 anni
non ho mai avuto alcunrapporto con nessuna ragazza (pur avendo avuto
molte rgazze che mi hannocorteggiato, ma io per paura le ho sempre
respinte) e quindi non so bene da dovecominciare, quindi cosa posso fare
per migliorare e per riuscire in qualche modo adavere un contatto con
questa ragazza? Voglio dirvi che dopo la lettera di alcunimesi fa
qualche miglioramento con l'altro sesso lo avuto, ponendomi meno
distaccatoe indifferente, ma oggi credo di non essere riuscito a portare
a compimento quellavoro e moi manca qualcosaSaluti.
Un ingenuo di professione.
Gentilissimo,
Malgrado i condizionamenti sociali e ambientali, ciascuno di noi, alla
fine, sceglie da solo la professione che vuole esercitare nella vita.
Lei, firmandosi 'ingenuo di professione' sembra aver scelto la sua. E'
lei, dunque, l'unico responsabile di questa situazione, che le causa
disagio: consideri questa una fortuna, perché se vi fosse una causa
esterna, non sempre sarebbe possibile rimuoverla o superarla; essendo
lei stesso la causa del problema, con impegno e motivazione, potrà
riuscire a superare tutto. Come? L'unico modo per farsi un'esperienza e
per acquisire delle competenze (non ne esistono altri), è accettare il
rischio, fronteggiarlo, sbagliare, imparare e prevenire gli errori della
prossima volta.
Se lei non comincia mai questo ciclo, non riuscirà mai a perdere la sua
'ingenuità'.
Il consiglio allora è questo: cercare di provarci, con una o più ragazze
diverse, per poi giungere, con il suo bagaglio di esperienze, di
competenze acquisite, di fronte alla ragazza che tanto le piace. L'unico
problema è che non credo stiamo parlando di una nuova Penelope, per cui,
tra un consulto e l'altro, forse lei sta perdendo del tempo prezioso...
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
PAURA DI STARE INSIEME ALLA GENTE
Sono una ragazza di 26 anni e ho un lavoro che per ora mi soddisfa.
Il mio grande disagio è quello di arrossire.., ho paura di stare insieme
alla gente, che siano familiari o amici ho sempre queto continuo terrore
che il mio volto prenda fuoco da un momento all'altro ogni volta che io
mi sento al
centro dell'attenzione m'imbarazzo e di Conseguenza arrossisco e in quel
momento
vorrei sprofondare e mi arrabbio con me stessa domandandomi perchè sono
così...
Questo mio modo di essere non mi fa vivere bene, non mi permette di fare
le cose che vorrei fare..
Attendo una sua risposta.
Cordiali saluti.
Sandrina
Cara Sandrina,
Capisco perfettamente il suo disagio nel vivere in compagnia di questo
eterno timore. E' difficile poterle consigliare in poche righe come
uscire da questo problema, ma credo che il punto di partenza debba
essere un diverso modo di viverlo.
Ritengo che è proprio a causa del suo continuo osservarsi e
rimproverarsi per questa sua del tutto incolpevole reazione agli eventi
che la mettono a disagio una delle cause scatenanti del suo problema.
Lo sforzo maggiore che dovrebbe produrre è proprio quello di evitare
questa sua continua auto-osservazione e critica severa di sé stessa,
concentrandosi su ciò che sta facendo e non sul colore del suo viso.
Tutto ciò è piuttosto diffcile e le suggerisco di aiutarsi con
l'apprendimento di una buona tecnica di rilassamento ed in libreria
troverà certamente ciò che fa per lei.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta - Ancona
SOFFRO DI DEPRESSIONE
Soffro da diversi mesi di depressione, dopo varie prove per uscirne
da sola ho dovuto intraprendere la strada del farmaco. Sono quattro mesi
che lo assumo e debbo dire che in parte mi ha aiutata, sto facendo anche
della pscicoterapia. Da qualche giorno mi sembra di rivivere i brutti
momenti passati
all'inizio, crisi di pianto, sfiducia, astenia ecc. ma la cosa che piu'
mi spaventa e la sensazione che mi accompagna da mattina a sera di non
essere nella realta', ho come l'impressione che quello che faccio,
quello che vedo non sia io che operi ma qualcun'altro. Anche prima avevo
questa sensazione ma ora sembra che sia diventata
piu' forte, mi spaventa e mi sembra di impazzire. Il peggio e' che ho
due figli a cui badare ed a volte non ho proprio le forze. Vorrei sapere
se tutto quello che mi succede e' legato alla depressione o al farmaco
che sto prendendo.
Miriam
Cara Miriam,
Le sensazioni che lei prova dipendono in parte dal farmaco ed in parte
dal suo stato depressivo. Infatti, come si sa, gli psicofarmaci possono
dare un senso di torpore, di irreale tranquillità e dstacco dalle cose
che accadono nella vita, ma sensazioni simili sono possibili anche
'grazie' alla depressione. La persona depressa infatti vive una
condizione di ritiro dal mondo, non ha desideri, né progetti da
realizzare e dunque può agire in alcune condizioni con comportamenti
automatici, di routine, senza impegnare il pensiero razionale. Da qui la
sensazione che non sia proprio lei ad agire nella sua vita. La strada
intrapresa, della psicoterapia, la porterà sicuramente a superare questo
stato depressivo e vedrà che con il tempo riacquisterà fiducia in sé e
nelle sue azioni.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Ancona
FOBIA SOCIALE
Ho scoperto da poco il vostro sito ed ho letto l’articolo riguardante
la “fobia sociale o Disturbo di Ansia Sociale (DAS)”. Ho 34 anni, ed ho
sempre saputo di soffrire di questo disturbo ma non ho mai realmente
pensato di rivolgermi a qualcuno per superare questo mio grande
problema.
Ho sempre giustificato il mio comportamento chiuso con la semplice
parola “timidezza” e non me ne sono curato più di tanto.
Però, analizzando bene la mia vita, è facile per me capire che in realtà
il problema è serio e va affrontato. Sono chiuso in me stesso, tengo gli
altri a distanza perchè ho sempre la paura di dire qualcosa di
sbagliato, sono terrorizzato dal giudizio e dal rifiuto da parte degli
altri, chiunque essi siano. Questo mi sta molto limitando nel mondo del
lavoro, dove non riesco ad emergere per via della mia insicurezza e del
fatto che non riesco ad instaurare quei rapporti umani necessari alla
crescita
professionale. Peggio ancora per quanto riguarda le relazioni con
l’altro sesso; facendo un bilancio sentimentale posso dire di aver avuto
sempre storie con ragazze che hanno fatto il primo passo o che mi hanno
fatto esplicitamente capire di essere
interessate. Fortunantamente sono un bel ragazzo e questo mi ha fin qui
aiutato.
Purtroppo però nel momento in cui sono io ad essere interessato ad una
persona divento preda delle mie paure, non sono capace di fare il primo
passo, ed anche una semplice chiacchierata diventa un incubo al quale
regolarmente sfuggo. Il tutto per paura di espormi ad un possibile
rifiuto. Tutto ciò è tremendamente frustrante.
Vi chiedo quindi un consiglio, anzi un aiuto per superare quello che
percepisco come un grande problema che mi sta limitando la vita.
Io risiedo a R., sarei disposto a frequentare dei corsi o anche una
terapia.
Grazie in anticipo
Saluti
Gino
Salve Gino. L'idea di seguire dei corsi o intraprendere una psicoterapia
è sicuramente la via più breve ed efficace per risolvere il suo
problema, che la mette così fortemente a disagio nelle relazioni
interpersonali. Nel frattempo può aiutarsi attraverso strategie di
desensibilizzazione, come ad esempio esporsi alle situazioni che le
creano maggiore difficltà: inizialmente solo per brevi momenti e via
via, solo dopo che avrà migliorato la sua prestazione, allungando il
tempo di esposizione e la difficoltà.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta - Ancona
NON SONO TIMIDO, PERO'...
Da oltre un anno mi succede di avere, nel relazionarmi con altre
persone (siano essi
amici, colleghi di lavoro che estranei), delle improssive "vampate" di
calore sul
viso con successiva abbondante sudorazione. Ciò all'inizio avveniva in
maniera molto sporadica, mentre negli ultimi tempi, avendo il timore che
succeda e creandomi ciò imbarazzo di fronte agli altri, avviene
frequentemente. Fondamentalmente non sono un timido. Mi chiedo, dunque,
in quale tipo di patologia si inserisce tale mio problema e soprattutto
come può essere affrontato. Ci sono dei trattamenti farmacologici che
possano eliminare, contrastare o diminuire tale mio problema?
Grazie
Mirko
Gentile Mirko,
Lei si definisce 'non timido' e senz'altro sarà così nella vita normale,
però quando le capitano questi rossori, come è prevedibile, timido ci
diventa, in quanto comincia a noin sentirsi più a suo agio con le
persone, si duole della 'brutta figura', teme che si ripresenti una
situazione analoga e magari evita le situazioni difficili, per evitare
lo stress di quanto le accade.
Il disturbo d'ansia di cui lei soffre dunque, non necessariamente
dipende dalla timidezza, ma è capace di provocarla, innestando così i
prodromi di una fobia sociale.
Cosa fare? Il lavoro deve essere effettuato su due fronti: quello
dell'ansia, per imparare a contenerla e a gesturla al meglio e quello
della timidezza, cercando di non lasciarsi condizionare da ciò che le
accade, imparando a sopportarlo, a farci sempre meno caso, a soffrirci
di meno, acquisendo la consapevolezza che il suo valore personale non
dipende e non può dipendere dai suoi rossori, che oltre tutto, in
termini di tempo, occuperanno al massimo cinque-dieci minuti della sua
giornata... E le altre 23 ore e cinquanta? Ecco, è sul valore di questo
tempo che lei deve concentrarsi e lavorare.
Cari saluti e auguri.
Dott.ssa Giuliana Proietti - Ancona
SONO IN CAMERA A PENSARE
Per caso mi sn trovato su questo sito e leggendo i messaggi degli
altri ho riscontrato molti caratteri comuni al mio:timidezza,mancanza di
auto-stima,incapacità comunicativa.ho 21anni e fino a poco tempo fa ho
sempre cercato di credere che non avevo problemi nelle relazioni con gli
altri dato che sinceramente non ho mai avuto problemi nel trovare amici
o ragazze...stasera però mentre abbracciavo la mia ragazza mi rendevo
conto di quanto mi veniva difficile dirle che la amo...tutto me stesso
avrebbe voluto urlare al mondo quanto la amo ma mi bloccavo,non ci
riuscivo...adesso mi ritrovo qui in camera a pensare,forse per la prima
volta seriamente, a quanta difficoltà ho nel confrontarmi con gli altri
e in particolare con le persone(femmine soprattutto).ho paura di essere
giudicato,paura di non essere capito...mi capita di non riuscire a
guardare negli occhi le persone,di arrossire,di sudare,non riesco a
stabilire un contatto fisico e questo,mi rendo conto crea un pò di
imbarazzo nella persona con cui ti relazioni.tutto ciò mi inizia a
creare anche disturbi fisici come mal di stomaco,mal di schiena e sl
leggendo un altro messaggio ho inteso che forse questi dolori potevano
essere ricollegati al mio stato psicologico.la cosa che più mi da
fastidio,che odio un sacco di me,e che non riesco a sfruttare il fatto
che le persone sono attratte da me,mi cercano,mi avvicinano ma cmq nn
riesco a rapportarmi.a volte per sconfiggere questa timidezza cronica
bevo o assumo altre cose,e,pur se mi rendo conto di quanto sia
sbagliato, mi rendono più disinvolto,più "libero"...di questi problemi
non sono
mai riuscito a parlarne con nessuno,tutti mi considerano felice e senza
problemi e proprio questa incapacità di comunicare agli altri quanto sto
male inizia a diventare troppo pesante da sopportare...vi ringrazio per
un eventuale risposta...cordiali saluti
Gentilissimo,
Sono contento che la frequentazione del nostro sito sia stata per lei
uno stimolo per farsi delle domande e riuscire ad avere una maggiore
consapevolezza di quali sono i suoi problemi, della sua vita interiore,
delle sue piccole debolezze.
All'apparenza infatti è una persona felice e bene integrata, ma ha
bisogno di 'darsi la carica', in qualche modo, per avere un certo
livello di prestazione personale. Non vorrei sbagliarmi , ma ho il
sospetto che, a forza di leggere tutti i disturbi che hanno gli altri,
lei cominci a sentirne su di sé, in modo qusi ipoondriaco.
Se fino ad ora è stato capace di avere amici e ragazze, perché questo
cambiamento? Forse si sarà accorto di non essere davvero quel tipo
efficientissimo che vuole apparire agli altri, specie con i 'rinforzi'
di cui fa uso...
Ma se lei ha acquisito questa nuova consapevolezza, la deve usare in
positivo, per migliorarsi e rafforzare la propria personalità, per
capire cosa la mette in difficoltà e cosa invece la fa essere sicuro di
sé.
Questo insight potrebbe esserle di aiuto ad esempio per non avere più la
dipendenza psicologica da certe sostanze, potrebbe servire per farle
capire che si può essere delle persone 'forti', pur avendo qualche
debolezza... Nessuno è davvero perfetto e quindi avere ogni tanto
qualche incertezza, qualche inibizione, non significa essere malati o
avere bisogno di cure: questi sintomi devono piuttosto essere utili a
lei, per cercare di capire meglio sé stesso e per potenziare i suoi
punti di forza.
Sfrutti dunque la capacità che ha di socializzare e stare insieme agli
altri e non dia troppa importanza a questi sintomi 'nuovi' che ora
sente, che forse neanche le appartengono, se non per una irragionevole
forma di 'empatia' con altre persone che vivono la sua età e la sua
condizione sociale.
Quanto alla sua ragazza, eviti di dirle 'ti amo' come nei films, ma
cerchi semplicemente, con parole sue, di farle capire quanto sia
importante per lei, quanto senta la sua mancanza quando non c'è e come
lei sia felice quando può starle vicino. Non sarà come averle detto 'ti
amo', ma chissà... Forse la sua ragazza potrebbe essere perfino più
contenta così.
Saluti e auguri.
ILLUMINATEMI LA VIA
Vi conosco da poco ma da un sommario esame del vs sito che mi sembra
carino mi sono deciso a confidarmi sperando in una risposta che non dico
mi illumini la via ma quanto meno mi chiarisca sul da farsi.Mi chiamo
Alberto ho 40 anni e mi sono fidanzato con una ragazza che sta fuori
regione, un amore a distanza. Noi ci siamo visti svariatissime volte per
tantissimi giorni, ogni venti gg circa lei veniva da me per 15 giorni
circa, e andavamo in una casa al mare dei miei e praticamente facevamo
la vita da sposati. Lei era una ragazza molto passionale, mi scriveva
messaggi pieni di passione e di voglia di fare sesso con me, poi via via
che passava il tempo si è come dire? spenta, non parla piu' di sesso se
non quando affronto io l'argomento, e quando lo fa sembra che lo faccia
meccanicamente, quasi per un dovere. Il punto è questo : dove è andata a
finire la sua sessualità? lei dice che è perchè sta giù che io sono
lontano e disoccupato mentre io penso che abbia un altro uomo che non
ama ma con cui fa sesso. Lei non si è mai messa problemi in qs senso,
perchè quando l'ho conosciuta era in rotta con il suo ex con cui stava
da 5 anni e che aveva gia' tradito con uno conosciuto in chat, e poi ha
conosciuto me, andavamo a roma per qualche giorno e sentivo le bugie che
gli raccontava cosi dette bene da sembrare vere, ora il punto è che ne
so io se anche a me che sto lontano mi dice che va a fare la spesa e
magari si incontra con un uomo? a volte penso che lei non mi ami, ma che
abbia bisogno di un uomo poi chi sia non importa, se cosi fosse se
avessi la certezza che è cosi continuerei a starci ma sicuramente con
meno trasporto e desiderio di quanto ne provi ora. Si immagini che
quando parlavamo tramite web cam lei che ha due computer la sentivo che
digitava sull'altro pc, ed aveva la faccia scura adirata, le ho chiesto
cosa facesse mi ha risposto che giocava non e' vero! poi anche il fatto
che mi ha raccontato di questo tizio conosciuto prima di me con cui ha
fatto sesso, mi ha detto che era una storia cosi di sfuggita, invece ho
scoperto che e' andata due volte a trovarlo ed era innamoratissima di
lui invece lei ha minimizzato.Sto male perche' non capisco cosa prova
lei, se e' davvero innamorata con i dovuti modi non quell'innamoramento
da film che nella vita reale non esiste o quasi, o resta con me perche'
non ha nessun altro che se la prenda.Aspetto un suo parere le mando i
miei cordiali saluti
Alberto
Salve Alberto. Lei mi chiede un parere che le illumini la via, ma
chiaramente io non posso dargliene. Due sono i motivi: ciò che scrive è
tropo poco rispetto alla complessità della vostra relazione e poi ciò
che dice può rappresentare tutto e il contrario di tutto nella vostra
storia.
L'unica osservazione che posso fare, riguarda le storie d'amore nate in
chat fra persone che vivono lontane.
L'innamoramento, in particolare nella sua fase iniziale, vive e si nutre
dello stare insieme, del condividere, del creare cioè un legame forte
fra due persone: quando si vive lontani tutto questo non è possibile e
rappresenta un serio ostacolo al consolidarsi del rapporto.
Ritengo che se la vostra unione è abbastanza solida da poter superare
questa crisi che attraversa potrà avere un lungo futuro. Altrimenti, se
la lontananza è sufficiente ad affievolire i sentimenti, credo che
purtroppo non sia la storia giusta.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
p.s. SONO SPOSATO!
Sono Marcello di Milano. Ho 44 anni. Dopo un lungo percorso di
auto-analisi (conl'aiuto negli anni di letture di vari libri e riviste)
sono arrivato a miglioraremolto il mio stato di "timido cronico", ma ho
ancora qualche "problema". Da ragazzoavevo paura di affrontare le
situazioni, semplicemente perché non mi sentivoall'altezza di
affrontarle. Ad esempio, verso i 17 anni, una ragazza della miacompagnia
cominciò a farmi capire che le interessavo, ma siccome era la ex
delragazzo considerato (ai tempi) il più "ganzo" del gruppo, non mi
reputai all'altezzae preferii lasciare la compagnia.... (scoprii dopo
che qualcuno cominciò persino apensare che ero gay, dato che la ragazza
era anche lei molto ganza... non so se mispiego). Comunque nel tempo
capii che per sbloccarmi dovevo aggredire le mie paure,e cercare di
affrontare le situazioni, per lo meno per cercare di cavarmi poi
diimpaccio... questo mi ha portato da un lato a prendere coraggio, ma
anche a faredelle grandissime figuracce..... Comunque ho realizzato
quella che forse per molti éun'ovvietà: il blocco per me è semplicemente
dovuto a una somma di fattori miei(grande sensibilità) con fattori
esterni (educazione rigida, scarsa considerazioneda parte dei miei
genitori che hanno minato la mia autostima). Tra l'altro il miomodo di
essere mi porta ad essere sensibile e raffinato (ho effettivamente
pensatoanche di essere omosessuale, ma alla fine ho proprio realizzato
proprio che no, nonlo sono). Però come (pare che sia così) i gay riesco
a diventare amico di molteragazze, che con me parlano di tutto, ma
proprio di tutto (avendo letto molto riescoa parlare con naturalezza di
molti argomenti, e così alla fine mi raccontano deiloro rapporti, delle
cerette, del ginecologo, i mariti stronzi, le figlie ascuola...). Spesso
ho scambiato questa confidenza come intimità, almeno per me eracosì, e a
volte ho preso delle cotte tremende rimediando le figuracce di cuisopra...
tra parentesi ho scoperto che per molte persone l'amicizia é a
sensounico. Comunque il mio blocco é da sempre dovuto semplicemente alla
consapevolezzache in soldoni il fine di un approccio con l'altro sesso é
appunto... il sesso! Esiccome con l'educazione rigida che ho ricevuto il
sesso era una cosa sporca, lafrittata é fatta.... Inoltre avendo fin da
piccolo una grande fantasia, sapevobenissimo cosa avrei potuto fare con
le ragazze, e questo mi portava (e mi portaancora) ad essere impacciato.
L'ovvietà? Che anche le ragazze vogliono farlo, anchese adesso per me il
problema é "di comunicazione". Comunque il mio essere timido non era
solo verso le ragazze: in ufficio me ne sonosempre stato sulle mie, e
dato che nel mio lavoro ero bravo, il mix che gli altripercepivano era
che fossi un sapientone con la puzza sotto il naso, raccogliendodelle
feroci antipatie dai miei colleghi, ed essere snobbato da quasi tutte
lecolleghe. La situazione sotto certi punti di vista é migliorata in
parecchi sensi daquando ho lasciato l'ufficio e mi sono messo in proprio
a fare il consulente (o midavo una svegliata... o morivo di fame). Se
dal punto di vista interpersonale inambito lavorativo le cose sono
migliorate molto (devo prorpio essere un'empatico, lagente a parte il
lavoro mi racconta di tutto), per quanto riguarda l'altro sesso lecose
invece no. Ultimamente mi sono rimesso in forma facendo molto sport, e
mi écapitato che alcune ragazze manifestassero verso di me qualche
interesse (occhiatevarie, strette di mano mooolto prolungate, battute
varie...) il problema é cheessendo timido e non volendo essere
"sfacciato" prendo tempo, divago, insomma non midecido mai a chiedere
qualcosa tipo "ti va di andare a bere qualcosa" oppure "cosafai dopo?".
Insomma, quando credo di essere sicuro di poter combinare qualcosa
noncombino nulla; quando invece non c'è nulla da combinare, rimedio
figure. Insomma,cosa posso fare per migliorare la mia situazione? Mi
potete dire qualcosa? Comeposso "crescere" ancora? Grazie. Marco PS:
sono sposato, ma il mio matrimonio va male (per quello che mi sono
"rimesso informa"..). A proposito, mia moglie ai tempi me la
presentarono degli amici cheavevamo in comune ...
Marcello
Caro Marcello,
La sua ultima precisazione, riguardo al suo essere sposato, non è del
tutto irrilevante. Ritengo che lei abbia fatto un ottimo lavoro su sé
stesso a giudicare dalla sua buona proprietà di linguaggio, dall'analisi
dei suoi comportamenti e dei suoi vissuti e dalle conclusioni cui è
giunto e che sono condivisibili. Credo che questo suo riaccendere il
tema delle relazioni e della comunicazione sia la punta dell'iceberg
rappresentato dall'unione con sua moglie, che a quanto dice attraversa
un momento difficile. Il suggerimento che vorrei darle, dopo aver letto
la sua lunga lettera è quello di utilizzare tutte le abilità e le
competenze che ha saputo conquistarsi negli anni per migliorare il
rapporto con sua moglie e soltanto dopo l'eventuale fallimento di ogni
suo/vostro possibile sforzo, potrà legittimamente dedicare il suo
impegno alla ricerca di una persona che sappia condividere con lei i
suoi bisogni ed i suoi desideri.
Dal tono della sua lettera sembra quasi che lei voglia ricominciare a
vivere la sua vita partendo dalla sua fase adolescenziale, per
riattraversare tutte le esperienze che l'hanno portata fin qui. A mio
giudizio invece, quelle fasi sono oramai superate e, messo un punto
fermo alla sua vita di oggi, di lì ripartire per continuare a costruire
il suo percorso.
Cordiali saluti.
Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
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