Ansia da prestazione nei musicisti

 

musicista
Dopo tanti anni trascorsi a studiare musica non c’è nulla di più bello che decidere di fare della propria passione un vero lavoro, per sentirsi pienamente realizzati e aver fatto di se stessi quello che si desiderava.

Le cose possono però cambiare quando dalla teoria si passa alla pratica: il lavoro del musicista comporta infatti diversi aspetti stressanti, fra cui l’esibizione pubblica è sicuramente uno dei maggiori. La maggior parte dei musicisti presenta sintomi d’ansia prima di una esibizione ed a questo tema si sono dedicate numerosissime ricerche, che hanno scoperto nei musicisti professionisti (e non) più o meno gli stessi livelli di stress, gli stessi sintomi.

Alcuni ricercatori  (Wilson & Roland, 2002; Ryan, 2004; Kesselring, 2006; Kenny, 2011) hanno provato a dare un nome a questo malessere del musicista, chiamandolo “Music Performance Anxiety” (ansia da prestazione musicale, o MPA).

Wilson e Roland (2002) definiscono questa particolare ansia da prestazione come una “paura esagerata, spesso inabilitante, di esibirsi in pubblico”.
Ryan (2004) sostiene che questa ansia da prestazione musicale “causa disturbi sia sul piano fisico sia sul piano psicologico e influisce sulla qualità dell’esibizione”. Kesselring (2006) vede in questa questa condizione un “aumento di ansia prima o durante un’esibizione, di fronte ad un pubblico giudicante, il cui risultato influisce sull’autostima”. Per Kenny (2011) la Music Performance Anxiety è “espressione di ansia persistente ed apprensione correlata alla prestazione musicale che si manifesta attraverso una combinazione di sintomi comportamentali di tipo psicologico, fisiologico e cognitivo. Spesso accade in situazioni in cui ci si sente valutati”.

I sintomi fisiologici provati nell’ansia da prestazione musicale non sono diversi da quelli dell’ansia provata in tutte le altre situazioni della vita: tipicamente, quando ci si trova di fronte ad una minaccia, il corpo si prepara all’attacco o alla fuga (Sinden, 1999) a volte creando più problemi che soluzione di problemi. Infatti, quando si percepisce una minaccia, il cervello manda un segnale al sistema nervoso autonomo, che si attiva immediatamente e, nello stesso tempo, vengono messi in circolazione vari messaggeri chimici come la epinefrina (comunemente chiamata adrenalina), che immette nel corpo un flusso di energia (adrenaline rush)  attraverso la produzione di glucosio. Gli ormoni rilasciati nel corpo causano anche un aumento del cortisolo, aumentando la pressione sanguigna e preparando il corpo all’attacco o alla fuga (Martini, Timmons, & Tallitsch, 2012). Tutto questo serve in teoria per neutralizzare una minaccia con un aumento di forza fisica… Quando però “la minaccia”, come ad esempio l’esibizione in pubblico, non richiede sforzi fisici, ma solo maggiore tranquillità e concentrazione, tutto questo può essere devastante.

I cambiamenti fisici percepiti dopo questa attivazione del corpo sono: tremore, disturbi allo stomaco, aumento del battito cardiaco, sudore, rossore, ecc.
Questi sintomi possono essere avvertiti quando si è già sul palco (portando il musicista a sperimentare pensieri negativi, paure, ecc.). In ogni caso, quello che tiene maggiormente in ansia è la percezione di un pericolo (McQuade, 2009): il timore di sbagliare, di essere giudicati male, di compromettere la propria carriera e di perdere l’autostima.

Fishbein, Middlestadt, Ottati, Strauss & Ellis (1988) hanno condotto uno degli studi più ampi sull’ansia da prestazione musicale. Questi ricercatori hanno scoperto che il 24% (su un campione di 2122 musicisti professionali che suonavano in un’orchestra) provavano ansia da prestazione, che nel 16% dei casi era definita “grave”. Fra questi musicisti maggiormente in ansia erano coloro che suonavano in piccole orchestre.

Lockwood (1989) ha scoperto che il 20% dei musicisti che soffrono di ansia da prestazione ha problemi nel consumo di alcol e di droghe. Questi numeri indicano cioè che molti musicisti ricorrono a delle sostanze per gestire la loro ansia da prestazione, che si fa sentire in modo particolare prima dell’esibizione (Lehrer, Goldman, & Strommen, 1990).

I livelli di ansia provati da chi suona in pubblico (van Kemenade, van Son & Heesch, 1995) vanno da un’ansia leggera o moderata (32% per entrambi i casi), ad ansia di una certa intensità (27%) a ansia molto intensa (9%). La sindrome ansiosa può cominciare molto, molto tempo prima dell’esibizione: il 5% di questi musicisti sentiva ansia già 5 mesi prima dell’esibizione, il 10% provava ansia settimane prima dell’esibizione e il 21% giorni prima dell’esibizione.

Sandgren (2002) si è interessato dei cantanti d’opera, scoprendo che anche in questo campo si prova una grande ansia da prestazione, specialmente prima di eventi significativi, come una prima. I cantanti però, a differenza dei suonatori, sono in ansia soprattutto per la propria salute vocale, con una fissazione quasi ossessiva per la gola. Un altro studio su 32 cantanti d’opera australiani ha mostrato ansia da prestazione, dovuta specialmente all’ambiente in cui i cantanti devono lavorare, palcoscenici pieni di polvere o livelli di temperatura non ottimale (Kenny, Davis, & Oates, 2004).

Steptoe and Fidler (1987) hanno studiato dei musicisti professionisti e non professionisti, scoprendo che gli allievi di musica hanno un livello di ansia più elevato rispetto ai professionisti,a causa della giovane età e della mancanza di esperienza. C’è però un’altra cosa che li accomuna, leggiamo in questa ricerca, e cioè la tendenza ad esagerare l’importanza della prestazione, prevedendo possibili catastrofi in caso di errore… Queste esagerazioni, insieme alla paura di perdere il controllo di sé, contribuiscono ad accresce l’ansia durante la prestazione.

Uno studio di Wesner, Noyes, and Davis (1990) condotto presso la American University School of Music  ha scoperto che essere solisti è una delle principali cause di ansia (il 52% ha dichiarato di provare “estrema ansia”). Problemi riscontrati in chi si deve esibire da solo: mancanza di concentrazione, aumento del battito cardiaco tremore , gola secca, sudore. Il 9% di questi musicisti ha ammesso di rinunciare spesso alle esibizioni, per ansia da prestazione. Felm e Schmidt (2006) studiando un campione di studenti tedeschi di scuola superiore hanno scoperto la stessa paura di sbagliare fra musicisti non professionisti e Brugues (2011) ha trovato gli stessi sintomi in bambini e adolescenti.

Ma quale è il motore di tutto ciò? Da dove nasce l’ansia da prestazione musicale? Nella letteratura scientifica di settore la risposta c’è: il perfezionismo.

Hollender (1978) ha dato una definizione di questo perfezionismo: “la tendenza a domandare a se stessi o ad altri una qualità della performance più elevata di quanto la situazione richieda”. Bourne (1995) pensa al perfezionismo sotto due forme: la tendenza ad avere aspettative su di se, gli altri e la vita che sono irrealisticamente elevate e la preoccupazione eccessiva per i piccoli errori. Ci si concentra solo sulle cose negative e non su quelle positive, a causa di standard personali molto elevati e valutazione eccessivamente critica di sé. (Sinden, 1999)

Hewitt and Flett (1991) descrivono tre dimensioni del perfezionismo: orientato sul sé, sugli altri o bisogno di rispettare le aspettative degli altri (perfezionismo socialmente prescritto).  I perfezionisti orientati sul sé danno di se stessi valutazioni molto severe e si puniscono quando non raggiungono i risultati desiderati; quando invece le aspettative di perfezionismo sono riposte negli altri è possibile che insorgano difficoltà relazionali, conflitti, ostilità. Il perfezionista non è mai convinto di aver fatto o di aver osservato una esibizione soddisfacente: desidera sempre di più.

Insomma, anche i musicisti più sublimi restano comunque esseri umani: l’arte migliora la vita, ma per stare veramente bene con se stessi non conta solo il mestiere che si sceglie di fare, quanto l’equilibrio personale che si è raggiunto.

Dr. Walter La Gatta

Adattato da:
Erin Dempsey, Music Performance Anxiety in Children and Teenagers: Effects of Perfectionism, Self Efficacy, and Gender, 2015
Immagine:
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