Autolesionismo

autolesionismoIn uno studio su oltre 6000 allievi di scuola media superiore fra i 15 ed i 16 anni, si è visto che sono soprattutto le ragazze (11%, contro i maschi al 3%) a farsi deliberatamente del male, cioè sono ‘autolesioniste’.

La stima riguarda circa 25.000 casi all’anno trattati negli ospedali dell’Inghilterra e del Galles Alcuni ricercatori di Bath e Oxford hanno scoperto recentemente che solo il 13 per cento degli ‘incidenti’ dichiarati dai ragazzi sono poi stati trattati in un ospedale pubblico (e dunque la stima è senz’altro minore rispetto alla realtà). Le sevizie che ci si infligge più di frequente sono l’autoavvelenamento e la pratica di fare dei tagli sul proprio corpo (64.5 per cento), seguito da avvelenamento per overdose (31 per cento). In molti casi, queste pratiche riguardano un periodo temporaneo della vita, in cui ci si sente particolarmente stressati, ma in ogni caso l’autolesionismo è un importante indicatore sulla salute mentale di un individuo e sul suo rischio di commettere suicidio. La ricerca ha avuto luogo in 41 scuole dell’ Oxfordshire, Northamptonshire and Birmingham tra il 2000 e il 2001.

Coloro che hanno dichiarato di aver compiuto atti di autolesionismo hanno poi descritto le modalità e le motivazioni Si è capito così che sia maschi che femmine praticano tale attività perché si sentono incapaci di far fronte allo stress. Questi soggetti inoltre hanno dichiarato di essere utilizzatori di droghe e alcool. L’atteggiamento autolesionista è più frequente tra ragazzi che sono stati oggetto di atti di bullismo o di abuso sessuale.

Nella maggioranza dei casi, non si tratta di un atto pensato e progettato da tempo, ma di una reazione impulsiva. Ciò significa che c’è poco tempo per intervenire e prevenire tali atti. Il 20% dei ragazzi intervistati, che praticavano autolesionismo, hanno dichiarato che nessuno era a conoscenza del loro problema ed il 40% di loro ha detto che non avevano parlato con nessuno o cercato aiuto. La maggior parte di loro tuttavia ha dichiarato che, qualora avesse deciso di chiedere aiuto, lo avrebbe fatto rivolgendosi ai suoi coetanei. Di tutto questo occorre tener conto nello stilare un programma di prevenzione.

http://www.bath.ac.uk/

Fonte: Medical News

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

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Psicoterapeuta Sessuologo at Ellepi Associati Ancona - Terni
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. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
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. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

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3 pensieri su “Autolesionismo

  1. io non sono d’accordo con molte cose (sono autolesionista da quasi una anno ed ex bulimica). gli atti di autolesionsimo non sono sempre conseguenza di abusi o violenze. nemmeno lo stress c’entra secondo me. spesso invece deriva da forti sensi di colpa e ineguatezza che ti spingono a punirti corporalmente. oppure a forti emozioni negative che non riesci a sopportare, per cui senti il bisogno di portare parte del dolore “fuori” per sopportarlo. spesso chiedere aiuto ai coetanei è il primo pensiero che può però rivelarsi deludente se non controproducente visti i noti pregiudizi. anche parlare con persone che soffrono dello stesso disturbo può rivelarsi controproducente. inizialmente aiuta ma poi si rischia di peggiorare la reciproca condizione. il mio consiglio è quello di prendere immediatamente contatto con psicologi (anche se nel mio caso è stato più che controproducente) o psichiatri per curare il problema alla base senza aspettare che arrivi ad un punto in cui l’autoferirsi diventa un comportamento compulsivo che crea dipendenza (pari a una droga), e da cui è difficilissimo uscire. Silvia

  2. Credo che purtroppo non sia così facile, intendo rivolgersi subito a uno psicologo. Io per esempio sono autolesionista da quando avevo 11 anni, adesso ne ho 19. Quando ho cominciato non sapevo neanche cosa mi stava accadendo e ho tenuto nascosto tutto fino a 17 anni età in cui i miei genitori hanno scoperto tutto. E’ stato in quel periodo che sono entrata in cura. Credo anche che le cure siano completamente inutili se non si haintenzione di collaborare. E’ più difficile entrare in cura che non farlo.Io quando ho cominciato le cure ho visto l’inferno.

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