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Classi separate per maschi e femmine? Non per motivi scientifici!

scuolaNon ci sono basi scientifiche per fare classi separate fra maschi e femmine nelle scuole, secondo Lise Eliot della Chicago Medical School.

Il suo studio mette infatti in evidenza i difetti fondamentali nelle argomentazioni addotte dai sostenitori della formazione separata per maschi e femmine.

La Eliot mostra nel suo studio che le neuroscienze hanno identificato differenze veramente minime tra i cervelli dei maschi e i cervelli delle femmine in tema di apprendimento e formazione. (Il suo lavoro è stato pubblicato online nella rivista Sex Roles di Springer).

Il primo problema che evidenzia la Eliot è che i sostenitori di questo tipo di formazione separata prendono spunto da ricerche effettuate su soggetti adulti e non su bambini o ragazzi, il cui cervello funziona in modo diverso da quello degli adulti. In realtà, i ragazzi sono da considerare come dei “lavori in corso”, ed inoltre va tenuto presente che molto di ciò che influenza l’elaborazione neurale degli adulti è dovuto alle esperienze sociali ed educative che hanno fatto nel corso della loro vita. Pertanto, l’ipotesi che vi siano differenze di genere di tipo biologico a livello generale, come se si trattasse di un marcatore fisso ed immutabile, non è corretta.

La Eliot cita poi le sette principali ragioni che vengono usate per giustificare la necessità della separazione dei maschi dalle femmine nelle classi (è un argomento all’ordine del giorno in USA): differenze di genere nel corpo calloso e nella lateralizzazione del linguaggio; differenze nel tasso di maturazione del cervello,  differenze nella capacità di ascolto, nell’osservazione e nel sistema nervoso autonomo, differenze negli ormoni sessuali che determinano differenti stili di apprendimento ed infine il fatto che ragazzi e ragazze siano interessati ad argomenti diversi.

Per ciascuna di queste rivendicazioni, la Eliot mostra come la scienza sia stata travisata e le sue conclusioni siano state esagerate per costruire una giustificazione alla separazione delle classi, il che porta erroneamente i genitori a credere che decisioni di questo tipo siano fatte in base all’evidenza scientifica.

Anche se non vi è dubbio che i ragazzi e le ragazze abbiano interessi diversi, che determina poi il modo diverso in cui essi si interessano alle varie materie di studio, i neuroscienziati hanno avuto grandi difficoltà ad individuare delle differenze davvero significative tra maschi e femmine, a livello di elaborazione neurale – ad esempio per quanto riguarda l’imparare a leggere, che è stato il settore più studiato fino ad oggi. E anche se le ricerche dimostrano che uomini e donne – non ragazzi e ragazze – tendono verso diversi stili di apprendimento, non ci sono prove che l’insegnamento specificamente orientato sul genere sia effettivamente di migliore qualità.

La Eliot conclude: “Al di là della questione delle false dichiarazioni scientifiche, la logica stessa di segregare i bambini in base ai loro tratti anatomici o fisiologici è in contrasto con le finalità e i principi dell’educazione. Invece di separare i bambini, le scuole dovrebbero fare il contrario: instillare nei bambini la capacità di adattamento e la sensazione di auto-efficacia nell’apprendimento, indipendentemente dal sesso, dalla razza, o da altre caratteristiche demografiche “.

Fonte:

Eliot L (2011). Single-sex education and the brain. Sex Roles. DOI 10.1007/s11199-011-0037-y, via Parents misled by advocates of single-sex education, Eurekalert

Dr. Walter La Gatta

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Immagine:

Lukebetts, Wikimedia

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Dr. Walter La Gatta

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. Psicoterapie individuali e di coppia

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2 commenti

  1. Educazione Differenziata

    Salve, Dottore.
    Il suo post è davvero interessante, ad eccezione dell’ultima parte che sembra meno condivisibile.
    Non sono molto convoincenti le affermazioni attribuite all’autrice nelle conclusioni. Infatti l’autrice, a quanto pare, è un’esperta neurologa, ma conclude con affermazioni che esulano dal suo ambito di competenza, perdendo quindi l’autorevolezza che invece hanno le considerazioni che precedono.
    In ogni caso grazie per la segnalazione.
    Poiché in internet abbiamo trovato solo l’abstract dell’articolo, le saremmo grati se potesse inviarne il testo completo al nostro indirizzo e-mail educazionedifferenziata@gmail.com

    Grazie e buon lavoro.
    Lo staff del blog “Educazione differenziata”

  2. La questione dell’educazione single-sex è molto dibattuta. Ha ragione l’autrice dello studio nel dire che le differenze neuronali tra uomini e donne non sono tali da giustificare da soli la separazione dei sessi a scuola, però è anche vero che tale separazione normalmente viene scelta per ragioni più che altro psicosociali e non biologiche.
    In ambito psicosociale infatti è maggiore l’evidenza delle differenze tra uomini e donne (anche giovani) alle quali un’educazione omogenea riesce a dare risposte a volte migliori di quelle della scuola mista.
    Ovviamente non ci sono verità assolute in questi ambiti, che sono tutt’ora oggetto di ricerche. Il dato comunque che appare certo è che entrambi i modelli posso dare ottimi risultati. Dipende dai professori e dal progetto educativo.
    Nel mese di ottobre ci sarà il 3° congresso internazionale della EASSE http://www.easse.org/ proprio su questi temi. Speriamo che i mass media diano adeguatamente notizia delle novità che emergeranno.

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