Differenze fra timidi e introversi

introversi
Anche se nessuno conosce realmente la percentuale di introversi presenti nella popolazione generale, è appurato che gli introversi si sentano spesso in inferiorità numerica, a causa della costante pressione a conformarsi ad una società estroversa.

Essere estroversi è infatti considerato un segno di felicità, di fiducia, di leadership. Al contrario, gli introversi sono i tipi solitari,  timidi,  riservati: in genere dei perdenti. Ma è davvero così?

Il concetto clinico di introversione risale al 1920, quando lo psicologo Carl Jung coniò questo termine, che è stato poi utilizzato nel test di personalità Myers-Briggs. Un errore comune è che l’introversione sia sinonimo di timidezza. Gli introversi infatti non sono necessariamente timidi: semplicemente sono soggetti che trovano lo stare con altre persone piuttosto faticoso e stressante e per questo preferiscono stare da soli.

Se un timido può sentirsi in ansia quando si trova nelle situazioni sociali, un introverso può essere restio a questo tipo di situazioni non perché lo imbarazzano, ma perché non lo interessano. L’introverso infatti tipicamente preferisce la solitudine o, in alternativa, il piccolo gruppo, le conversazioni a due, i luoghi poco affollati e dove non si fanno chiacchiere inutili. Dopo un’ora o due di vita sociale gli introversi possono sentire il bisogno di ricaricarsi con un po’ di solitudine.

Gli introversi infatti trovano la loro energia nella riserva infinita di idee, pensieri, emozioni, interpretazioni che sono archiviate nella loro mente.  Gli stimoli sociali possono portarli a consumare eccessiva energia, con successivo senso di affaticamento.

Gli estroversi hanno una situazione esattamente opposta a quella degli introversi e stanno veramente bene in particolare quando sono insieme ad altre persone, il che serve per ricaricare le loro energie e alzare il loro tono dell’umore.

Accade così che quando decidono di prendersi un tempo di riposo, gli introversi si rifugiano preferibilmente nella loro solitudine, mentre gli estroversi cercano altre persone per fuggire da se stessi e finalmente rilassarsi. Riflettere sulle proprie esperienze, stare con se stessi, può essere infatti estremamente stancante per gli estroversi.

Gli introversi tendono a preferire uno stile di vita più lento,  pensando prima di parlare, il che li rende meno a rischio di commettere gaffe sociali: l’unica cosa che bramano è non correre dei rischi.

Gli introversi sono una sorta di collezionisti di pensieri, e la solitudine è il luogo e il tempo in cui questa raccolta può essere possibile. Essi possono tollerare e perfino godere di impegni che richiedono lunghi periodi di attività solitaria. Al contrario, se ad una persona estroversa si assegna un lavoro da svolgere in solitudine essa può sentirsi molto stressata per questo ed avere bisogno di frequenti pause sociali per ritrovare la motivazione al lavoro.

Le persone più introverse nel lavoro sono spesso più produttive, perché sono meno sensibili alle distrazioni. Ciò non significa che gli introversi non possano lavorare con altre persone o diventare dei leader di successo.  Gli introversi, ad esempio, parlano poco, ma sanno ascoltare molto e dunque vengono percepiti dai collaboratori come persone ricettive, attente ai bisogni degli altri (anche se poi, in confronto agli estroversi, possono mancare di abilità sociali e possono essere perdenti nella comunicazione).

Il maggiore handicap del leader introverso è proprio la sua scarsa competenza nella comunicazione, il che è un vulnus,in quanto potrebbe apparire come debolezza di carattere o scarsezza di idee. Questo avviene in modo particolare nella cultura occidentale, che apprezzano l’estroversione, mentre nelle società asiatiche i tipi introversi sono più benvoluti ed addirittura ammirati. Si pensi ad esempio al proverbio cinese “chi sa non parla, chi parla non sa”…   Mentre gli asiatici pensano bene di coloro che sono tranquilli, umili e sensibili verso gli altri, gli occidentali apprezzano di più le caratteristiche che promuovono l’individualità, il coraggio e l’abilità verbale.

Sarebbe utile che venisse permesso agli introversi di potersi esprimere come preferiscono, invece di doversi necessariamente adattare ai canoni della società estroversa, magari privilegiando la forma scritta a quella orale. Allo stesso modo, nel lavoro gli introversi potrebbero preferire di dimostrare la loro competenza attraverso l’impegno in singoli incarichi, piuttosto che in lavori di gruppo, oppure in documenti scritti piuttosto che in riunioni sociali. Qualcuno prima o poi capirà che è maggiormente produttivo adattarsi al leader piuttosto che pretendere che il leader si adatti alle credenze sociali?

Per concludere, introversione e timidezza possono sembrare simili, ma la differenza è che le persone timide desiderano relazionarsi con gli altri, anche se non ci riescono, mentre gli introversi stanno benissimo da soli. Per fare un esempio, un introverso e un timido potrebbero essere entrambi in piedi contro il muro ad una festa, in solitudine, ma l’introverso è lì perché preferisce essere lì, mentre il timido sente di non avere altra scelta.

Esiste, in verità, anche una terza opzione, che sarebbe interessante quantificare numericamente a livello di popolazione generale: quella del timido introverso, che un po’ vorrebbe relazionarsi con gli altri, ma in fondo sta bene anche da solo e dice a se stesso: ma chi me lo fa fare?

Fonte:
HANNAH OSBORN, THE ROLE OF INTROVERTS IN COMMUNICATIONS FIELDS

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Dr. Giuliana Proietti
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Psicoterapeuta Sessuologa at Ellepi Associati | Ancona - Terni
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

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