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Dipendenza da videogame – Consulenza online

dipendenza da videogame
Buongiorno,

sono una ragazza di 23 anni e vivo da qualche anno lontana da mia madre e mio fratello; di conseguenza sono meno coinvolta nelle problematiche familiari e non subito riesco a notare le conseguenze che portano a livello psicologico. Scrivo per mio fratello, perchè non so come aiutarlo e sono consapevole del fatto che non sarò in grado di farlo da sola, dato che la condizione psicofisica di mia madre, che è altamente instabile.
Sono quasi certa che abbia una dipendenza da videogiochi, internet e tutto ciò che ne deriva. Mi sono informata a riguardo e credo che mio fratello rientri nella categoria dei cosidetti “Hikikomori”, visto la situazione in cui è cresciuto, quella in cui sta vivendo negli ultimi anni, ed i suoi problemi con la socializzazione.
La dipendenza da videogiochi, a quanto pare, potrebbe esserne una conseguenza; fatto sta che mio fratello a soli 26 anni, ha perso l’entusiasmo per la vita, per la cultura, la lettura, lo studio (sono circa 6 anni che deve concludere una laurea triennale), il sorriso. A stento ci si può parlare ed io lontana da lui non riesco a fare abbastanza.

Ho letto delle vostre consulenze gratuite e l’aiuto che date anche a chi, come nel mio caso, non può permettersi terapie o particolari tipologie di sostegno.

Vi chiedo come devo comportarmi in questa situazione e a chi devo rivolgermi per guarire mio fratello dalla sua dipendenza e farlo tornare a vivere.

Grazie mille

Gentilissima,

Purtroppo non si possono guarire le persone a distanza, anche avendone le competenze professionali o avendo ricevuto i suggerimenti più giusti. Il suo obiettivo dunque deve essere un altro: come motivare suo fratello per la ricerca di aiuto?

Quasi certamente la dipendenza da videogame non è la causa del malessere di suo fratello, ma una conseguenza. Per lui la fuga nel virtuale è stata probabilmente una sorta di autoterapia per cercare di vivere meglio, ed invece questo comportamento ha creato in lui una dipendenza dalla quale ora non ha la forza per uscirne.

Dunque, ciò che in primis deve allarmare la famiglia non è la dipendenza, ma ciò che vi è dietro: perché questo ragazzo è così depresso? Perché non ha fiducia nelle sue possibilità per terminare gli studi? Quali sono i suoi problemi, quali i suoi obiettivi (se ce ne sono?).

A volte può essere utile anche l’ascolto, l’interessamento, il coinvolgimento di una persona cara, e questo è ciò che probabilmente lei o sua madre potreste fare, astenendosi dal giudizio critico così come dal dispensare facili e probabilmente inutili consigli riguardo alla dipendenza da videogames (le persone dipendenti sanno benissimo che stanno sbagliando e sono le prime a sapere che dovrebbero smettere, anche se poi non ce la fanno…)

Sarebbe sicuramente meglio se il ragazzo potesse vedere un terapeuta (ma deve essere lui a volerlo!) per cercare di affrontare i suoi problemi alla radice, in modo che non senta più il bisogno di fuggire da essi. Se lui proprio non volesse intraprendere questa strada, una soluzione potrebbe essere quella di far cominciare una psicoterapia a sua madre (in modo che anch’essa sappia come comportarsi nel rapporto con il figlio e possa contenere meglio l’ansia che sicuramente questa situazione le comporta). Aprendo la strada della psicoterapia inoltre, può darsi che anche suo fratello possa sentirsi motivato, o almeno incuriosito, da questa opportunità.

Le faccio molti auguri.

Dr. Walter La Gatta

Immagine:
Pexels

Autore:

Dr. Walter La Gatta

Si occupa di:


. Psicoterapie individuali e di coppia

. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)

. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi

. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.


E’ responsabile del sito

www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona e Terni. Per appuntamenti: 348 – 331 4908


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