Forse comprese le cause del suicidio

suicidioCirca 200.000 persone disperate ogni anno compiono un tentativo di suicidio e 10.000 di loro ne muoiono, il che fa della Francia uno dei Paesi più esposti a questa piaga. Esistono delle basi neurologiche, cosa rende così vulnerabili queste persone, c’è un’origine genetica o ambientale?

Il Dr Fabrice Jollant, dell’Inserm e del service de psychologie médicale et de psychiatrie de l’hôpital Lapeyronie di Montpellier, diretto da Didier Castelnau e Philippe Courtet, hanno studiato le regioni del cervello coinvolte in questi tentativi di suicidio.

Sono state messe a confronto le attività cerebrali di tre gruppi di volontari, tutti maschi. Un primo gruppo di 13 pazienti aveva avuto dei precedenti depressivi e dei tentativi di suicidio, un secondo gruppo era composto da 14 pazienti con precedenti depressioni ma senza tentativi di suicidio (TS), un terzo gruppo di 16 testimoni, che non avevano avuto questi precedenti.
Al momento del test tutti questi volontari erano in piena forma.

Dopo aver mostrato loro dei volti esprimenti gioia o collera, i ricercatori hanno studiato le risposte delle diverse zone cerebrali attraverso le immagini prodotte con la risonanza magnetica. Vedendo le espressioni di collera, gli ex suicidi attivavano molto più degli altri una zona della corteccia orbito-frontale della parte destra. Questi soggetti potrebbero avere dunque una ipersensibilità verso gli insuccessi, sostiene il Dr Jollant. Essi non sanno regolare le loro emozioni come viene testimoniato dal fatto che essi non attivano la corteccia cingolare anteriore (al livello della corteccia prefrontale) implicata nella regolazione delle emozioni.

Quando si presenta loro un volto che esprime gioia, essi attivano ugualmente meno bene la regione parieto-occipitale. Sembrano dunque meno sensibili alle stimolazioni positive, che possono essere interpretati come dei fattori protettivi nei confronti del suicidio. Le persone con precedenti depressivi e tentativi di suicidio avrebbero una ipersensibilità alla riprovazione e all’insuccesso rispetto ai depressi che non hanno mai tentato il suicidio. Essi hanno difficoltà a regolare le loro emozioni e una minore sensibilità nel reagire a degli eventi positivi.

Il 90 % delle persone che tentano di togliersi la vita ha un problema psichiatrico diagnosticato: depressione, turbe dell’umore, schizofrenia, abuso di alcol o di droghe, turbe della personalità. Questa variabilità comporta un numero di casi molto eterogenei fra loro ma è evidente che il tentativo di suicidio è l’effetto di avvenimenti negativi che si intrecciano fra loro, in persone particolarmente vulnerabili. Comprendere questa vulnerabilità potrà consentire una efficace prevenzione.

Fonte: Le Figaro

Dr. Walter La Gatta

 

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Un commento

  1. L’ipersensibilità è presente nelle persone che si sono suicidate, mi sono confrontata con altri genitori ed hanno confermato questi miei dubbi, perché negli adolescenti italiani che si sono tolti la vita e non si sono diagnosticate malattie psichiatriche i famigliari non mettono a disposizione della scienza i cervelli? Facendo loro una risonanza magnetica funzionale brain imagining? E studiare quali geni sono stati coinvolti e la chimica del loro DNA? Possibile che in Italia non si faccia tutto questo, la maggioranza delle persone credono che il suicidio sia una scelta voluta ma in realtà è un fatto tragico, è una morte paragonabile all’ictus, vediamo di studiare i meccanismi biologici che portano al gesto estremo. Se gli psichiatri non terranno conto dei fattori anche neurobiologi non serve a nulla aiutare i pazienti che hanno tentato il suicidio!
    Vediamo anche i di studiare la chimica dei cervelli dei suicidi!

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