Imparare a fare le scelte sulla base della significatività delle esperienze

Marcia della Pace 2014

Una ricerca guidata dalla professoressa di Stanford Jennifer Aaker indica che per fare buone scelte occorre spesso conoscere la differenza tra felicità e significatività.

Il tempo e il denaro utilizzato per fare scelte significative è spesso associato con conseguenze positive di lunga durata, secondo la Aaker. La psicologa sociale della Stanford Graduate School of Business, ha recentemente organizzato una raccolta di documenti di ricerca sulla “significatività” per il Journal of Consumer Research. Nella sua ricerca ha anzitutto notato come la felicità sia spesso fraintesa e come la felicità e la significatività possano portare a scelte molto diverse.

Il significato della felicità cambia nel corso della vita. Questo significa che la felicità è un fattore dinamico, forse più di quanto si pensi. In secondo luogo, vi sono scelte legate al piacere che possono portare ad una felicità fuggevole ed altre collegate ad un più duraturo senso di benessere (in particolare quelle legate al tempo e al denaro).

In generale, le persone che conducono una vita felice (ma non necessariamente significativa) provano gioia nel ricevere benefici da altri. Al contrario, le persone che danno significato alla proprie scelte  (ma non sono necessariamente felici) vivono un’esperienza di gioia da dare agli altri. La significatività trascende il sé, mentre la felicità si concentra sul dare al sé ciò che desidera.

Si consideri ad esempio la genitorialità: gli studi dimostrano che essere genitori è spesso associato con un alto grado di significatività, ma non sempre fare i genitori è divertente o addirittura piacevole…

Tante scelte della nostra vita non sono piacevoli da fare, e in effetti possono causare disagio e dolore, ma esse sono spesso associate con uno scopo più grande. Le conseguenze delle scelte che si fanno in base ad un desiderio di significatività (e non di felicità) sono spesso più durature. Ciò che è interessante è che le scelte che si fanno quando si mira alla felicità sono diverse da quelle che si fanno quando si punta alla significatività.

Ad esempio, si sente spesso dire dai genitori: “Desidero solo che i miei figli siano felici”. E’ raro sentire: “Desidero solo che la vita dei miei figli sia significativa” Eppure questo è ciò che la maggior parte di noi sembra volere per sé stesso… Questa intuizione è stata una delle ragioni per cui il gruppo di ricerca ha iniziato ad esplorare empiricamente le scelte alimentate dalla ricerca di significato vs le scelte fatte per la felicità.

Le scelte che danno significato includono (1) saper guardare indietro: per esempio, considerare le scelte che hanno permesso di coltivare ricordi speciali; (2) saper guardare avanti, cioè fare scelte che permettono agli individui di sperimentare esperienze significative nella propria vita; e (3) saper guardare oltre il sé, facendo scelte che migliorano il benessere degli altri e del mondo.

Una ricerca precedente, di Gal Zauberman, Rebecca Ratner e B. Kyu Kim, dimostra che le persone tendono ad evitare situazioni che potrebbero minacciare un ricordo particolare, anche se la situazione potrebbe essere piacevole. Ad esempio, si potrebbe scegliere di rinunciare a un’esperienza positiva se essa corre il rischio di “sovrapporsi” ad un ricordo precedente, considerato importante (ad esempio un viaggio, una vacanza). E’ importante dunque fare scelte che producano ricordi significativi, che durano tutta la vita. Un’altra ricerca, condotta da  Anat Keinan e Ran Kivetz dimostra che le persone fanno scelte per usare il tempo in modo produttivo e fare esperienze uniche, anche quando queste esperienze sono difficili o dolorose. Queste esperienze uniche costruiscono il proprio “curriculum esperienziale.” (Ad esempio partecipare ad un evento che si ritiene positivo, anche se è lontano e comporta fatica arrivarci).

In generale, le esperienze possono essere raggruppate in due categorie: le “straordinarie”, o quella che vanno al di là della vita quotidiana e le “ordinarie”, che sono quelle che riguardano la vita di tutti i giorni, ma sono spesso trascurate quando il futuro che si ha davanti sembra lunghissimo.  Amit Bhattacharjee e Cassie Mogilner hanno compiuto otto studi sull’argomento, che dimostrano che, sebbene le esperienze straordinarie siano utili quando si è più giovani, con l’avanzare dell’età, sono le esperienze ordinarie e banali quelle che contribuiscono di più a dare significato e benessere alla propria vita.

Per quanto riguarda andare oltre il sé, Noah Goldstein e colleghi hanno condotto due studi che hanno dimostrato come i consumatori si impegnino per ridurre il consumo di risorse e consentire la conservazione dell’ambiente. Queste scelte danno significato,  in ​​quanto promuovono comportamenti pro-sociali e pro-ambientali.

In base a quanto detto, per fare delle scelte che durino nel tempo e portino un senso di benessere più duraturo, non bisognerebbe più rispondere alla domanda: “Che cosa mi renderebbe felice nella vita?” ma alla domanda: “Cosa darebbe più significato alla mia vita?” La differenza è sostanziale.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Stanford psychologist explores how meaningfulness cultivates well-being over time, Health News

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