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Ipnosi per prevenire l’ansia anticipatoria

ipnosi
L’ipnosi può essere utilizzata per prevenire l’ansia anticipatoria? La risposta è si, come sostiene un recente studio (Kravits KG. 2015), partito dal caso clinico di BJ,  una donna di 34 anni la quale, dopo una diagnosi di cancro al seno, trattamento chirurgico e chemioterapia, aveva sviluppato un forte senso di nausea e vomito in risposta ad alcuni stimoli, come la cottura dei cibi o l’odore dell’ospedale. Questo senso di nausea e vomito incidevano negativamente sulla sua qualità della vita.

Quando le fu proposto un trattamento ipnotico, la donna si mostrò disponibile e cooperativa. Dalla sua anamnesi risultava una storia di cinetosi (disturbo neurologico provato in seguito a spostamenti ritmici o irregolari del corpo durante il moto, ad esempio  altalena, giostra, nave, automobile, aereo ecc.) profonda e grave, con traumi infantili associati a sentimenti di ansia e ipervigilanza.

I suggerimenti terapeutici utilizzati con BJ includevano dunque suggestioni ipnotiche per il relax e la rimozione del disagio. Fu in questo caso utilizzata una metafora,  per ridurre ed eliminare la sensazione di nausea, usando il concetto del termostato, che può essere regolato. Le suggestioni post-ipnotiche utilizzate suggerivano che, toccandosi la gola dopo l’ipnosi, la paziente avrebbe eliminato quel disagio, e gli aromi della cucina si sarebbero trasformati nel suo profumo preferito.

BJ sperimentò una significativa riduzione dei sintomi già dopo la prima sessione. Dopo due sessioni poteva mangiare con la famiglia e recarsi all’ospedale senza disagio. Le fu fornito un CD con la registrazione del suo script di ipnosi per rafforzare l’intervento faccia-a-faccia. Dopo tre mesi dal trattamento continuava a non avere più ansia anticipatoria per nausea e vomito.

La nausea e il vomito persistente sono disagi che si verificano nel 10% – 25% dei pazienti sottoposti a chemioterapia, il che crea un onere significativo per i pazienti, oltre che aumentare i costi per il sistema sanitario e aumentare il potenziale di abbandono del trattamento, a causa della sofferenza associata a nausea e vomito anticipatorio (ANV, Montgomery, Schnur, e Kravits, 2013; Thompson & O’Bryant, 2013;. Roila et al, 2010).

L’aggiunta dell’ ipnosi a un regime antiemetico può dunque  ridurre significativamente lo sviluppo di questo disturbo, migliorando così la qualità della vita del paziente, aumentando la probabilità di gestione efficace delle malattie, e riducendo i costi del trattamento (Kamen et al, 2014;. Marchioro et al. , 2000; Montgomery, Schnur, e Kravits 2013;. Roscoe et al, 2011).

L’evidenza attuale sostiene che questo specifico disturbo ansioso si verifica come risultato di un condizionamento classico, in associazione con le aspettative del paziente. Il disturbo può diventare persistente e difficile da trattare con i soli farmaci (Kamen et al., 2014).

Il condizionamento classico è un processo cognitivo per cui l’esposizione ripetuta ad uno specifico stimolo porta ad una specifica risposta. Lo stimolo però con il tempo si generalizza ed altri stimoli simili (trigger) possono produrre lo stesso risultato, indipendentemente dallo stimolo originale. Per esempio, ad un paziente viene somministrata della doxorubicina, un infuso di colore rosso, usato nella chemioterapia. Il paziente avverte nausea e vomito dopo il trattamento; con la generalizzazione, la nausea e il vomito persistono e si attivano ogni volta che il paziente vede un liquido di colore rosso, anche al di fuori dell’esperienza di chemioterapia.

Un peso determinante lo hanno le aspettative del paziente, cioè la credenza in qualcosa che ha molte probabilità di verificarsi. (Kamen et al., 2014). Se il paziente è convinto che sperimenterà un senso di nausea e vomito, questo aumenterà notevolmente il rischio che questi sintomi si verifichino (Kamen et al., 2014).

Il modo più efficace per prevenire nausea e vomito è quello di trattare adeguatamente i pazienti prima e subito dopo la chemioterapia (Kamen et al, 2014;. Mustian et al, 2011;.. Roscoe et al, 2011; Roila et al ., 2010). In particolare debbono essere presi in considerazione il potenziale emetogeno della chemioterapia ed altri fattori, quali età, sesso, storia del paziente, suscettibilità alla cinetosi, ansia, e aspettative di sviluppo di nausea e vomito (Hesketh, 2008;. Roscoe et al, 2011).

Una delle prime tecniche di controllo di questi sintomi è l’ipnosi, un metodo che è stato ritenuto sicuro ed efficace (Kamen et al, 2014;. Montgomery, Schnur, e Kravits, 2013; Mustian et al, 2011;. Richardson et al., 2007; Roila et al, 2010;.. Roscoe et al, 2011; Schiff & Ben-Arye, 2011; Thompson & O’Bryant, 2013). L’ipnosi è una tecnica psicoterapeutica praticata da un medico o da uno psicologo qualificato, che usa suggerimenti terapeutici per produrre cambiamenti nella percezione, nelle cognizioni, nel tono dell’umore, nei comportamenti e nelle sensazioni del paziente (Montgomery, Schnur, e Kravits, 2013) .

I processi cognitivi che contribuiscono all’effetto dell’ ipnosi sono l’attenzione focalizzata, la dissociazione (alcuni stimoli finiscono in sottofondo, al limite della consapevolezza), e la suggestionabilità (cioè la volontà di procedere con ciò che viene suggerito, Spiegel, 2013). Tutto questo, associato alle aspettative di successo del paziente, permette il cambiamento terapeutico desiderato (Spiegel, 2013; Montgomery, Schnur, e Kravits, 2013).

L’ipnosi non è ancora pienamente inserita nelle cure palliative a causa di diversi fattori: miti e pregiudizi, mancanza di sufficiente comprensione del suo meccanismo d’azione, e mancanza di professionisti adeguatamente formati per fornire questo servizio (Desai, Chaturvedi, e Ramachandra, 2011; Mottern, 2010; Vandenberg, 2010).

La sicurezza e l’efficacia dell’ ipnosi sono ben dimostrate (National Institutes of Health, 1996; Deng et al, 2009;. Montgomery et al, 2007;. Montgomery, Schnur, e Kravits, 2013), anche nel caso specifico dell’ansia anticipatoria per nausea e vomito (Marchioro et al, 2000;. Richardson et al., 2007).

I farmaci sono generalmente inefficaci a interrompere la risposta condizionata e spesso producono effetti collaterali indesiderati (Thompson e O’Bryant, 2013). Gli ansiolitici, come le benzodiazepine, possono essere utili nel ridurre l’ansia, ma non ad alterare la risposta stessa, che nasce da un condizionamento.

L’intervento viene avviato con una introduzione che include una definizione dell’ipnosi, una descrizione del processo ipnotico, dei ruoli dell’ipnotizzatore e del paziente, oltre ad una discussione sulla sicurezza e l’efficacia dell’intervento. Molti pazienti hanno idee preconcette sull’ipnosi, e spesso si tratta di malintesi. E’ molto importante affrontare anzitutto tali pregiudizi o fraintendimenti: questo dialogo fornisce le basi per una relazione terapeutica collaborativa tra il paziente e l’ipnotizzatore e per un consenso veramente informato per l’esperienza ipnotica (Montgomery, Schnur, e Kravits, 2013).

Occorre fare anche una valutazione delle esigenze del paziente, delle sue preferenze e vulnerabilità (Montgomery, Schnur, e Kravits, 2013). Va sondata ad esempio la conoscenza e l’esperienza del paziente riguardo alle tecniche di rilassamento, l’immaginazione guidata, l’ipnosi, la meditazione e altre tecniche mente/corpo. Identificando le esperienze sensoriali preferite dal paziente l’ipnotizzatore può inoltre costruire uno script dell’intervento che tenga conto dei ricordi del paziente in ambienti sicuri e rilassanti. La valutazione delle recenti esperienze traumatiche non avviene spesso, ma anche questo è un aspetto importante della valutazione: la conoscenza del materiale traumatico presente nella memoria del paziente consente all’ipnotizzatore di definire le immagini e il linguaggio per lo script ipnotico, che non agiscano come trigger per il contenuto emotivo sgradevole.

L’induzione è composta da una serie di azioni che promuovono il rilassamento. Queste azioni includono comunemente il respiro consapevole; il rilassamento muscolare progressivo; immagini piacevoli e di tranquillità. Dopo l’induzione e il conseguimento del relax del paziente, vengono forniti suggerimenti per aumentare la profondità del rilassamento. I suggerimenti possono essere comunicati in termini diretti, come “Sta diventando sempre più rilassato”, o in termini metaforici, come “Sta lentamente scendendo le scale, e ogni passo che fa, prova sensazioni di rilassamento più profonde” ( Hammond, 1990).

Le suggestioni terapeutiche possono essere costruite in modo da essere utilizzate durante l’esperienza ipnotica (suggestioni ipnotiche) o al di fuori di essa (suggestioni postipnotiche). I suggerimenti postipnotici sono legati alla presenza di un segnale specifico e spesso includono suggerimenti per il relax, la trasformazione della risposta negativa in qualcosa di più accettabile per il paziente, la sensazione di un maggior senso di benessere. In alcuni casi,  può essere suggerito un comportamento che intensifichi gli effetti della suggestione terapeutica (ad esempio, “Toccandosi la gola con le dita lei eliminerà qualsiasi sentimento di nausea o disagio”). La creazione di suggerimenti che promuovono il miglior risultato possibile riguarda sempre elementi sia ipnotici che postipnotici (Dillworth e Jensen, 2010).

L’inversione è un processo strutturato per terminare l’esperienza ipnotica e la restituzione del paziente al suo solito stato di consapevolezza. Questa fase comprende istruzioni che rafforzano i suggerimenti per il relax e le sensazioni di benessere. Il suggerimento che gli occhi si apriranno è spesso associato con l’idea che aprendo gli occhi il paziente sarà pienamente vigile e consapevole e non più in uno stato ipnotico.

Concludendo dunque, l’ipnosi è una valida opzione per la gestione dell’ansia anticipatoria, anche per quanto riguarda il timore di provare nausea e vomito a seguito di chemioterapia. Le principali limitazioni al suo uso sono solamente i miti, i pregiudizi e le percezioni errate che si hanno di questa pratica e la mancanza di professionisti esperti per fornire il servizio.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Kravits KG. Hypnosis for the Management of Anticipatory Nausea and Vomiting. Journal of the Advanced Practitioner in Oncology. 2015;6(3):225-229.

Immagine:
Wikimedia

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Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
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