La sindrome di Diogene

Sindrome di Diogene

Il termine “sindrome di Diogene” (definita altrimenti “sindrome dello squallore senile”) è stato coniato da Clark et al., nel 1975, per descrivere il caso di pazienti anziani con grave auto-negligenza ed auto-abbandono, scarsa igiene personale e domestica, ritiro sociale, apatia, accumulo compulsivo di spazzatura, mancanza di vergogna e rifiuto dell’aiuto altrui.

Diogene è ‘il nome dal filosofo greco cinico (“Diogene di Sinope”) il quale sosteneva che, per vivere felici, occorresse minimizzare i bisogni nella vita quotidiana e vivere nel modo più naturale possibile. Si dice infatti che egli vivesse ad Atene in una grande botte. Va detto che il nome scelto per questa sindrome viene da molti considerato improprio, in quanto lo stile di vita del filosofo greco non riguardava l’accumulo compulsivo di oggetti e, oltre tutto, Diogene non viveva nel ritiro sociale, visto che ogni giorno si recava nell’agorà e cercava il contatto con gli altri.

Questa sindrome colpisce uomini e donne allo stesso modo e può essere osservata in tutti i gruppi socio-economici. La ricerca ha dimostrato che molti di questi soggetti avevano una condizione familiare solida e una vita professionale di successo, oltre che un normale o addirittura elevato livello di intelligenza. Questo per dire che sarebbe sbagliato, nella maggior parte dei casi, imputare la sintomatologia osservata a condizioni di povertà, ad esperienze traumatiche infantili o a demenza senile.

I tratti di personalità più comuni di questi pazienti sono l’aggressività, la testardaggine, il sospetto verso gli altri, sbalzi d’umore imprevedibili, instabilità emotiva e percezione deformata della realtà.

La maggior parte di loro vive in solitudine, nel pieno isolamento fisico, contornandosi di rifiuti o oggetti inutili che vengono accaparrati e conservati disordinatamente. La sindrome di Diogene può essere primaria o secondaria: in questo ultimo caso è associata a disturbi mentali sottostanti. Gli individui che hanno subito danni al cervello, in particolare al lobo frontale, possono essere maggiormente a rischio nello sviluppare la sindrome. I lobi frontali infatti sono coinvolti nei processi cognitivi di ordine superiore, come il ragionamento, il processo decisionale e il controllo dei conflitti.

Dal punto di vista fisico, questi pazienti presentano carenze nutrizionali di ferro, acido folico, vitamina B12, vitamina C, vitamina D e proteine ​​del siero del latte. Essi presentano nell’aspetto manifestazioni cutanee di abbandono (dermatite passivata) che derivano da un accumulo di cheratina e sporcizia che assomiglia al carapace, lo scudo osseo di crostacei e tartarughe. La loro pelle presenta anche lesioni, comunemente sul petto, sulla schiena, all’inguine o al viso, nella zona della bocca, per l’abitudine di pulire l’area periorale dopo i pasti (queste lesioni, dovute a negligenza, possono essere curate con un vigoroso sfregamento con acqua e sapone).

Si ritiene che l’isolamento sociale, la negazione dei bisogni, possano essere innescate da varie situazioni di stress, alle quali il paziente reagisce con questo comportamento.

È eticamente difficile curare questi pazienti, perché molti di loro negano le loro condizioni precarie e si rifiutano di accettare aiuto. Per questo, a volte si deve decidere se forzare il trattamento di questi pazienti. E’ insomma un diritto umano ridursi in quello stato?

La terapia psicologica può essere utile per insegnare a questi pazienti a fidarsi dei professionisti sanitari che li seguono e a migliorare il loro livello di socializzazione. Per fare questo, i pazienti dovrebbero essere seguiti da poche persone, che possano diventare per loro persone di fiducia. Le ricadute in ogni caso sono frequenti e il livello di mortalità è piuttosto elevato.

Dr. Giuliana Proietti

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Wikimedia

 

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

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Una risposta a “La sindrome di Diogene”

  1. Indecente chiamare una sindrome col nome di un filosofo, che rifiutava il benessere in modo assolutamente consapevole e motivato.

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