L’imbarazzo: una emozione pro-sociale

imbarazzoL’esperienza dell’imbarazzo, tutti la conosciamo, non è per niente gradevole e per questo, anche in ambito psicologico, viene considerata un’emozione negativa.

Come la vergogna, il senso di colpa, e l’orgoglio, l’imbarazzo riguarda l’autoconsapevolezza, nel senso che, per provare questa emozione, occorre avere sviluppato delle abilità cognitive che consentano di poter rilevare criticamente le valutazioni date da altri sul proprio comportamento (Keltner, 1995; Keltner & Buswell, 1997; Miller & Leary, 1992; Miller & Tangney, 1994; Tangney & Fischer, 1995).
Le persone riferiscono di sentirsi imbarazzate quando si sentono esaminate da altri, e questo viene vissuto come una minaccia all’immagine della identità sociale desiderata (Semin & Manstead, 1982; Tangney, Miller, Flicker, & Barlow, 1996).

L’imbarazzo è un’emozione talmente potente, da generare talvolta uno stato di ansia anticipatoria, capace di alterare le interazioni fra persone e lo stile di vita (ad esempio, attraverso il ritiro sociale), e addirittura portare, nei casi più gravi, a disturbi psicopatologici (Brown, 1970; Leary & Kowalski, 1997; Miller, 1996; Schlenker & Leary, 1982).

A livello di linguaggio del corpo, i segnali di imbarazzo sono i seguenti: evitamento dello sguardo altrui, controllo e inibizione del sorriso, movimenti della testa verso il basso e lateralmente, toccamenti del viso e riso (vedi Harris, 2001; Keltner & Buswell, 1997; Marcus, Wilson, & Miller, 1996).

Questi comportamenti, se ci si pensa bene, sono molto simili a quelli del soggetto che desidera mostrarsi sottomesso e sono osservabili non solo fra gli esseri umani, ma anche negli animali, quando essi si sentono in colpa per qualcosa e mostrano comportamenti che richiedono pacificazione e riconciliazione (vedi de Waal, 1989; Keltner, 2009; Keltner & Buswell, 1997).

L’imbarazzo è dunque sostanzialmente un modo per chiedere scusa, attraverso il linguaggio non verbale, al fine di evitare un giudizio troppo severo, o addirittura un’aggressione. Anche se rimane un’emozione dolorosa dunque, può essere visto come uno strumento che assolve importanti funzioni sociali.

Erving Goffman (1956), sosteneva che l’imbarazzo viene provato quando gli individui violano le norme di comportamento sociale e di deferenza presenti nelle interazioni sociali. All’interno di tali situazioni, affermava Goffman, mostrare imbarazzo non è da considerarsi una disfunzionalità, uno sfogo irrazionale, ma una modalità di comportamento capace di ristabilire le relazioni sociali che appaiono compromesse ed impegnarsi per seguire quelle stesse norme in futuro.

Secondo altri autori, la funzione sociale di questa emozione va ben oltre il semplice chiedere scusa attraverso il linguaggio del corpo di cui si è fin qui discusso: l’espressione di imbarazzo può servire infatti a segnalare agli altri il comportamento pro-sociale di un individuo.

Il comportamento pro-sociale, per intenderci, è quello che va nella direzione della socialità e non dell’egoismo: comprende dunque le cure e le attenzioni che una persona pone nei confronti del benessere altrui, nell’evitare o prevenire il disagio delle altre persone, nel mostrarsi affidabili nei confronti degli impegni presi, ecc.

L’imbarazzo può essere dunque il segnale evidente della conoscenza e della interiorizzazione delle norme sociali (Simon, 1990; Gintis, 2003; Richerson, Boyd, & Henrich, 2003) e, visto in questo senso, può offrire una serie di benefici sociali: ad esempio, può determinare una  reputazione positiva, riconoscimento che compensa  i costi personali del comportamento altruistico e rende l’individuo socialmente attraente, ammissibile nel proprio gruppo (Gintis, 2003).

In un certo senso dunque, andando un po’ contro-corrente, in una società che spesso ridicolizza e colpevolizza gli individui che mostrano di provare imabarazzo in alcune situazioni sociali, questi studiosi invitano a tenere maggiormente in conto questo segnale. Come altri animali sociali, dunque, gli esseri umani dovrebbero essere più attenti ai “segni rivelatori” di prosocialità e rispondere a tali segni con fiducia e sentimenti di affiliazione (Frank, 1988).

Se due individui pro-sociali riescono a riconoscersi nella moltitudine, grazie all’emozione dell’imbarazzo, essi possono fare affidamento l’uno sull’altro ed interagire, in modo da sfruttare i vantaggi della reciproca collaborazione e dell’altruismo reciproco, evitando così i costi del loro sfruttamento, da parte di individui più egoisti.

Dr. Giuliana Proietti

Fonte:

Matthew Feinberg, Robb Willer, Dacher Keltner FLUSTERED AND FAITHFUL: EMBARRASSMENT AS A SIGNAL OF PROSOCIALITY, Journal of Personality and Social Psychology. Forthcoming. Pdf

Immagine:

Libertinus Yomango, Wikimedia

www.clinicadellatimidezza.it

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Psicoterapeuta Sessuologa at Ellepi Associati | Ancona - Terni
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
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Un pensiero su “L’imbarazzo: una emozione pro-sociale

  1. Fammi ombra
    il tuo pensiero cupo
    è il mio sollievo
    alla leggerezza effimera
    al blando parlare
    solo per riempire spazi
    per tacere i silenzi,

    imbarazza non avere nulla da dire?

    Racconta,
    il tuo fuggire gli sguardi
    nascondendo le mani
    mentre corri al binario
    per fuggire da me
    perché avevi fretta
    ma i miei occhi ti avevano lasciato
    si erano nascosti
    nelle fessure accennate
    di un cuore sempre chiuso,
    attenti a sigillare
    intenti a ricucire
    senza ricordare.

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