Non sempre il coinvolgimento scolastico dei genitori è positivo

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homework Non sempre il coinvolgimento scolastico dei genitori è positivoDa diverso tempo i genitori sono entrati nella scuola: essi vengono infatti coinvolti negli incontri periodici con gli insegnanti, fanno volontariato, aiutano i figli a fare i compiti, ecc. Fino ad ora poche ricerche si sono interessate a questa particolare area di studio, ma recentemente ne è stata pubblicata una piuttosto interessante, che cerca specificamente di comprendere se il coinvolgimento scolastico dei genitori possa essere davvero utile. Keith Robinson, dell’Università del Texas ad Austin  e Angel L. Harris, della Duke University, entrambi docenti di sociologia, hanno così scoperto che non sempre il coinvolgimento scolastico dei genitori risulta positivo. I ricercatori hanno lavorato su indagini longitudinali che riguardano genitori di nazionalità americana, studiando in particolare 63 tipi diversi di partecipazione scolastica genitoriale, per mettere poi a confronto questi dati con il rendimento scolastico dei figli.

Robinson e Harris nel loro “The Broken Compass: Parental Involvement With Children’s Education” dimostrano che il coinvolgimento dei genitori nell’educazione dei figli non aiuta a migliorare il punteggio di questi studenti nei test standardizzati di lettura e di matematica. Una volta che i ragazzi entrano nella scuola media poi, l’aiuto dei genitori nei compiti potrebbe contribuire perfino ad abbassare i voti dei figli, un effetto causato probabilmente dal fatto che molti genitori possono aver dimenticato, o mai realmente capito, ciò che i figli stanno imparando a scuola.

Allo stesso modo, gli studenti i cui genitori frequentemente incontrano gli insegnanti e il preside della scuola hanno risultati del tutto comparabili con quelli di ragazzi i cui genitori si fanno vedere a scuola molto meno. Dunque, essere molto attivi nella scuola dei figli non migliora il loro rendimento. Altri interventi genitoriali considerati inutili o dannosi sono le regole di studio che essi impongono ai figli, le loro punizioni per i brutti voti ed altri tipi di ingerenze che finiscono per rendere gli studenti più ansiosi che entusiasti a scuola.

Il coinvolgimento dei genitori nelle scuole, a partire dagli anni sessanta, è andato via via crescendo fino a diventare un dogma, e questo non solo in Italia, ma anche nella scuola americana. Si pensava un tempo che genitori più attivi sarebbero riusciti a motivare di più i figli, soprattutto quelli delle classi sociali meno avvantaggiate (si ritiene infatti generalmente che i poveri vadano male a scuola perché i genitori non si preoccupano dell’educazione scolastica dei figli). In realtà non è così, perché questa ricerca mostra che la maggior parte dei genitori, di qualsiasi cultura o ceto, tende a valutare positivamente la scuola ed i bei voti.

Secondo i ricercatori Robinson e Harris gli interventi che più contano per incoraggiare i figli non sono però legati all’attivismo scolastico, quanto a comportamenti casalinghi, fatti lontano dagli insegnanti, come la lettura di libri ad alta voce ai bambini piccoli, o la discussione sulle scelte da fare a scuola.

In passato, la sociologa Annette Lareau aveva ascoltato e osservato le conversazioni tra genitori e figli nelle loro case, nel 1990. Lareau aveva riscontrato che nelle famiglie povere e della classe operaia, i bambini erano invitati a rimanere tranquilli e a mostrare deferenza verso figure autorevoli, come possono esserlo gli insegnanti. Nelle famiglie della classe media, i bambini venivano invece invitati a porre domande critiche e a farsi valere, comportamenti che poi avevano una loro utilità in classe.

I ricercatori hanno scoperto che molto possono fare invece i genitori nella scelta della scuola e degli insegnanti, evitando di inserire i figli nella scuola vicino casa solo per ragioni di praticità. Inserire i propri figli in una buona scuola, con bravi docenti, è fondamentale perché loro possano ricevere dei buoni insegnamenti, non solo dal punto di vista culturale, ma anche etico. Una buona scuola e un buon insegnante fanno sempre la differenza.

Nel complesso, gli interventi dei genitori in ambito scolastico, pur non avendo effetto sul rendimento dei figli, possono essere particolarmente utili in altre cose, come nel garantire la scelta dei libri migliori, nella creazione di palestre e campi da gioco e nell’introduzione di molti “extra ” che rendono una comunità educativa più vivace, con iniziative di tipo artistico, musicale e teatrale, nei vari doposcuola. Questo tipo di impegno genitoriale non influenza direttamente il rendimento scolastico, ma può contribuire a rendere la scuola un luogo maggiormente positivo per tutti i ragazzi.

Dr. Giuliana Proietti

 

Fonte:
Don’t Help Your Kids With Their Homework, The Atlantic

Immagine:
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