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Onicofagia

onicofagiaIl mangiarsi le unghie, o onicofagia è un comportamento molto comune, di tipo compulsivo, che riguarda in particolare i bambini (30%) e gli adolescenti (45%).

Mangiarsi le unghie produce del dolore, perché le punte delle dita diventano molto sensibili, così come i denti e le gengive, ma soprattutto è una pratica non igienica in quanto sotto le unghie possono esservi dei batteri, che vengono così portati alla bocca.

Possiamo facilmente individuare il nascere di questa abitudine quando l’ambiente familiare è disturbato da litigi ed incomprensioni, per la nascita di un fratellino, quando le aspettative dei genitori nei confronti del figlio sono troppo elevate ecc., ma anche quando il bambino è particolarmente ansioso e trova in questo passatempo un tranquillante veramente ‘a portata di mano’: quanto più l’ambiente esterno porrà al soggetto divieti, punizioni, prove difficili da superare, tanto più questo ricorrerà all’abitudine di mangiarsi le unghie.

Nella popolazione adulta si stima che siano il 5% delle persone a praticare l’onicofagia: molti sono infatti coloro che, crescendo, si correggono, per vari motivi. Anzitutto l’aspetto estetico: soprattutto per le donne non è bello mostrare una mano deturpata, specie quando si indossano anelli vistosi. Vi è poi un aspetto sociale: mostrare una mano con le unghie mangiate, può dare la sensazione di essere una persona timida e ansiosa, con scarsa stima di sé, il che non sempre è positivo, specie in ambito lavorativo o nelle relazioni con gli altri.

Ad essere maggiormente interessate all’onicofagia in effetti sono le persone più timide, remissive, passive, impotenti; le donne più degli uomini. Questo comportamento denota un’aggressività che invece di essere espressa verso il mondo esterno viene espressa contro di sé (tipico quindi delle persone riservate, che hanno difficoltà ad esprimere le loro emozioni o il loro disagio).

L’onicofagia è dunque un comportamento fondamentalmente autolesionistico, che però consente a chi lo pratica di contenere le reazioni ai contrasti interpersonali, ai disagi personali. alle tensioni sociali.

Il gesto di mangiarsi le unghie può essere scisso in due parti fondamentali : quella del portare qualcosa alla bocca e quella del rosicchiare.

Sono due espressioni comportamentali diverse, perché la prima richiama metaforicamente l’esperienza del seno materno e quindi, viene utilizzata per ottenere lo stesso effetto tranquillizzante; comportamenti analoghi li ritroviamo nel portare alla bocca altri oggetti, tipo pipe, sigarette, matite, ecc.

Il rosicchiare invece esprime l’aggressività, come il digrignare dei denti negli animali, quando sono pronti all’attacco.

Altrettante espressioni di tensione aggressiva possono essere viste in chi rosicchia le penne, le matite, o mastica continuamente la gomma americana.

Questo comportamento “autolesionista” tende a scomparire spontaneamente se viene meno il disagio scatenante che l’ha provocato, anche se è probabile che il comportamento si ripresenti nei momenti difficili della vita, poiché come si è detto esso ha effetti sedativi sull’ansia.

Il trattamento di questo sintomo consiste nello scoraggiare il paziente a praticare questa abitudine e a sostituirla con gesti più sicuri. Non sempre questo è facile, specialmente quando si lavora con i bambini.

Per chi non riesce, anche dopo diversi tentativi, si può consigliare di prendersi cura di una sola mano alla volta, o anche di un solo dito alla volta. Quando le unghie della dita “in cura”‘ saranno cresciute (occorrono circa tre settimane), l’estremità del dito sarà meno dolorosa e quindi non si sentirà il bisogno di portare il dito alla bocca, come spesso fanno le persone che si mangiano le unghie, trovandovi un anestetico naturale.

La cosa più difficile dunque è trovare qualche alternativa al comportamento che si vuole sopprimere, soprattutto nelle prime due settimane. Un’idea può essere quella di tenere la bocca occupata con gomma americana o con un bastoncino di liquirizia, oppure occuparsi manualmente di qualche hobby.

Un altro suggerimento è quello di portare sempre con sé forbicette e limette, per riparare ogni eventuale danno alle unghie senza subire la tentazione di farlo attraverso la bocca ed i denti.

Per curare bene il sintomo però la cosa migliore da fare è cercare di capire quali sono le ragioni di tanta ansia ed aggressività, espresse nell’onicofagia: ci si dovrebbe chiedere perché, per esprimere la normale aggressività si sia scelta una forma di violenza che è rivolta verso il proprio corpo, verso sé stessi.

Naturalmente non è affatto una buona idea quella di sostituire questo comportamento autodistruttivo con un’abitudine peggiore, come ad esempio quella di mangiare fuori pasto, prendere psicofarmaci, ricorrere ad alcol e droghe: se queste fossero le alternative, meglio tenersi le unghie rosicchiate, piuttosto che ammalarsi di una più seria malattia o cadere nella dipendenza.

Clinica della Timidezza © Agg. Nov. 08

Immagine:

Malia Autio, PDP

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Biografia completa della Dr. Giuliana Proietti: qui

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About Dr. Giuliana Proietti

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Un commento

  1. Vorrei sapere cosa potete suggerire a chi invece ha il problema di mangiarsi o strapparsi le pellicine intorno all’unghia fino al punto di crearsi ferite con sangue e capire se le cause di questo problema sono le stesse attribuite all’onicofagia.
    grazie
    Patrizia

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