Osama Bin Laden era timido

Osama_bin_LadenIn un articolo recente pubblicato sul New York Times, David Brooks delinea la personalità di Osama Bin Laden, definendolo una persona profondamente timida. Il giornalista ne ripercorre la biografia, di cui vi offriamo un’ampia sintesi.

La madre di Osama Bin Laden aveva circa 15 anni quando dette alla luce Osama. Soprannominata “la schiava” in famiglia, fu presto data in sposa ad un funzionario della ditta di costruzioni Bin Laden.

Dopo il divorzio, Osama andò a vivere con la madre e con il suo nuovo marito, dal quale lei ebbe altri figli. Bin Laden perse il padre quando aveva circa 9 anni. Il patriarca della famiglia restò ucciso in un incidente aereo causato da un pilota americano nella provincia saudita di Asir. (Cinque dei dirottatori dell’11 settembre sarebbero venuti da quella provincia. Suo fratello è stato poi ucciso in un incidente aereo sul suolo americano.)

Osama era un bambino estremamente timido: era un “diverso” nella sua nuova famiglia, ma anche l’oca d’oro, a causa degli assegni familiari che gli versava suo padre e in seguito per l’eredità, che furono  la fonte di ricchezza della sua famiglia.


Visse in periferia, ma fu mandato in una scuola d’élite, dove c’erano insegnanti europei e dove gli allievi indossavano una giacca blu. Da ragazzo guardava “Bonanza” ma gli piaceva anche un altro spettacolo TV americano, chiamato “Furia”, la storia di un ragazzo orfano che vive in un ranch e doma cavalli selvaggi. Osama era uno studente mediocre, ma religiosamente devoto. Frequentò l’università per qualche anno, ma poi decise di smettere. Sposò sua cugina, che aveva allora 14 anni ed entrò nella azienda di famiglia.

Bin Laden era interessato al sesso, alle auto e al lavoro, ma era anche molto devoto. Non permetteva che si scattassero fotografie in sua presenza. Abolì il programma TV “Sesame Street”, la salsa di tabasco e le cannucce dalla sua casa. Si copriva gli occhi, se una donna non velata entrava nella sua stanza. Gli piaceva guardare i telegiornali, ma se aveva i figli vicino a sé, abbassava il volume quando trasmettevano della musica.

Pur essendo piuttosto ortodosso, non era considerato un ribelle ed era perfettamente integrato nella sua società.

Dopo che i sovietici invasero l’Afghanistan, cominciò ad organizzare una sorta di turismo jihadista, che si riprometteva di aiutare i giovani e idealisti combattenti arabi che desideravano trascorrere qualche tempo a combattere gli invasori. Non era egli stesso un combattente: non più di un corriere e organizzatore, anche se dopo aessere sopravvissuto ad un bombardamento sovietico, iniziò a costruirsi una mitologia di auto-glorificazione.

Era ancora terribilmente timido, ma tornò da questa esperienza con un profondo “sense of entitlement” (cioè con aspettative irrealistiche, non meritate o inappropriate sulle condizioni di vita e sui rapporti con gli altri). Nel 1990 desiderava guidare la risposta saudita all’invasione irachena del Kuwait. Pensò anche di gestire l’impresa familiare. Non riuscì ad ottenere nessuno di questi due ruoli, per cui si rifugiò nel radicalismo.

Bin Laden aveva un carattere mite e gentile, con una stretta di mano flaccida. Eppure i suoi soldati dissero che incontrarlo era stata per loro un’esperienza profondamente spirituale. Dissero anche che faceva del tutto per non offendere gli altri e perdonava i trasgressori.

Bin Laden non ha creato cellule e organizzazioni, ma un’anti-organizzazione – un’organizzazione open-source, con un insieme di reti di controllo molto decentrate e con la volontà di accettare tutte le reclute, indipendentemente dalla razza, dalla setta o dalla nazionalità.

L’uso della violenza non gli serviva per acquisire beni o per conquistare potere: Bin Laden sembrava considerare l’omicidio come una operazione di gestione imprenditoriale, un modo per ispirare le reti di raccolta di fondi, dominare le notizie e manipolare i significati.

In breve, Osama Bin Laden sembrava vivere in un etereo mondo postmoderno, fatto di simboli e di significanti, ma anche un mondo crudele ed omicida, fatto di rabbia e di umiliazione. Anche l’analista di intelligence più brillante non poteva certo immaginare che un tipo simile potesse un giorno essere in grado di conquistarsi un tale potere.

Dr. Walter La Gatta

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Immagine: Osama Bin Laden, 1997 Wikimedia

Fonte: What drives history,  New York Times

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Psicoterapeuta Sessuologo at Ellepi Associati Ancona - Terni
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

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3 pensieri su “Osama Bin Laden era timido

  1. spero che tu abbia scritto Obama Bin Laden all’inizio dell’articolo di proposito 🙂

    un saluto da Francesco dei Dossi Artificiali

  2. Chissà perchè adesso Bin Laden lo chiamano tutti Osama, cioè per nome (e dunque lo scambiano con Obama). E’ un lapsus? Sapete spiegarmelo?
    Grazie.
    Rita

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