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COME GESTIRE UNA
RELAZIONE A DISTANZA
Con l'avvento di Internet e della possibilità di conoscere delle persone
on line sono molto aumentate le storie d'amore a distanza. E' dunque
possibile che spesso ci si trovi a chiedersi se vale la pena continuare o
troncare, per evitare inutili sofferenze e perdite di tempo. Ecco allora
qualche suggerimento 'pratico':
1. Cercare di capire se è una relazione importante, seria, profonda.
Questa persona ti aiuta solo perché pensarla, sentirla al telefono,
chattare con lei serve a distrarti, a dimenticare un ex, a riempire il tuo
tempo vuoto, a superare la noia, oppure ci tieni veramente?
2. Puoi fidarti di questa persona? Questa persona può fidarsi di te?
Avetre entrambi le energie e la motivazione per portare avanti un rapporto
che presenta così tanti ostacoli?
3. Stabilire delle regole chiare. Tutti i rapporti sentimentali si basano
su patti di coppia, alleanze chiare, in cui si decide cosa è ammesso e
cosa non è ammesso nel rapporto. Sono regole non scritte, ma in genere
molto sentite dai partners. Questo è ancor più vero in un rapporto di
lunga distanza, quando è più difficile capire come comportarsi, anche di
fronte alla opportunità e alle occasioni di conoscere altre persone o
avere degli incontri sessuali con altri partners.
4. Sentirsi spesso. Non basta pensarsi, perché una relazione possa
sopravvivere è bene che l'altro partecipi alla nostra vita, anche nei
minimi particolari. I mezzi di comunicazione che abbiamo in questa epoca
storica ci permettono di assolvere alla grande a questo compito,
attraverso telefono, SMS, chat, web cam ecc. Se questa cosa non succede è
un campanello d'allarme: evidentemente non si desidera il contatto con
l'altro, perché le possibilità di comunicare non mancano certamente.
5. Pianificare gli incontri. Un conto è sapere che una relazione si basa
comunque su incontri sicuri, stabiliti, che avvengono ogni tot giorni (o
mesi) ed un conto è vivere una vita che non si basa su alcuna certezza.
6. Avere pazienza. Si può essere certi infatti che una relazione a
distanza, se resta tale, è prima o poi destinata a finire. E questo
dipende anche da te.
Dr. Walter La Gatta
www.clinicadellatimidezza.it
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NON ABUSARE DEI FARMACI
L’assunzione di farmaci in quantità superiori alla prescrizione e in tempi
prolungati, che possono alterare la coscienza e l’umore dell’individuo,
sta divenendo un problema sociale molto evidente e sentito, non solo negli
Stati Uniti, dove se ne parla già da tempo, ma anche in Giappone,
Germania, Gran Bretagna ed altri paesi europei.
Questo abuso riguarda in particolare gli impiegati ed i manager, a causa
dell'altissimo livello di efficacia e velocità richiesto dalle aziende. La
ricerca ossessiva della qualità al minor costo possibile finisce per
costringere le persone a ricorrere ai farmaci, per essere sempre in grado
di affrontare le difficoltà quotidiane con successo.
Poiché però, non è ancora in commercio un medicinale in grado di ridare
energia ed efficacia in breve tempo, i dipendenti sotto stress sono
costretti a preparare da soli le proprie soluzioni di farmaci, con il
risultato, nella maggior parte dei casi, di effetti collaterali anche
abbastanza gravi.
Così, sempre di più, vengono utilizzati in modo improprio medicinali per
stimolare l’attività mentale, aumentare la concentrazione e diminuire le
ore di sonno. Altamente grave e pericoloso è poi l’abituale combinazione
dei farmaci stimolanti, con sonniferi ed alcool.
Tutto ciò può indebolire e sconvolgere così tanto l’organismo da causare
gravi danni, fino anche alla morte. Inoltre, molti medicine, assunte senza
controllo medico, possono provocare carenze dietetiche e danni alle
cellule, oltre alla dipendenza fisica o mentale, come accade con
l'assunzione di droghe.
Gli analgesici, per esempio, di per sé non sono in grado di provocare
nell’individuo una dipendenza fisica, ma vengono spesso utilizzati in modo
crescente e superiore alle prescrizioni, provocando spesso dei forti mal
di testa, che portano il soggetto ad aumentare la quantità di analgesici
utilizzato per attenuare il dolore, come in un circolo vizioso.
L'autostimolazione fa farmaco cambia anche le abitudini della persona:
durante la giornata, infatti, si può avere la sensazione di avere scarsa
concentrazione e vuoti di memoria, che sotto l'aspetto pratico possono
tradursi in mancato rispetto di impegni presi, diminuita igiene personale
ed anche un eventuale isolamento sociale.
Le medicine dunque non vanno prese come un bicchier d'acqua ed è realmente
necessario attenersi alle prescrizioni mediche per evitare miscele ' fai
da te' che solo apparentemente fanno stare meglio, ma che possono produrre
gravi danni all’organismo.
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COME
ESSERE SIMPATICI AI NUOVI AMICI
Quando le abilità sociali sono
carenti e ci si trova a conoscere persone nuove, può accadere che un
timido, nel dubbio su cosa fare e dire, preferisca stare nell'angolo, ad
aspettare che qualcuno gli rivolga la parola. Qui di seguito potrete
trovare qualche consiglio, per rendersi immediatamente simpatici alle
persone nuove:
1. Prepararsi in anticipo qualcosa da dire (di interessante) su sé stessi.
Alla prima domanda che vi faranno potrete essere subito brillanti e
simpatici. Prepararsi anche qualche aneddoto divertente che riguarda la
propria vita e raccontarlo come fosse una barzelletta.
2.
Invece di stare da soli, cercate subito la persona più affine a voi
presente nel gruppo e cercate di starle vicini. Veste come voi? Ha la
vostra stessa età? Abita nello stesso quartiere? Ecco tanti argomenti in
comune di cui parlare...
3.
Aggiornarsi sempre sulle notizie, sull'attualità, sui nuovi films e
brani musicali, per avere qualcosa di cui parlare con chiunque ( e per
non rimanere senza parole se vi chiedono un parere!)
4. Fare domande brevi e un po' banali, per cominciare la conversazione,
del tipo 'Hai freddo? Ti piace questo locale? Ti piace la Coca Cola?
Nessuno si rifiuterà di dirvi si o no, ed intanto voi avrete iniziato
una conversazione, per cui toccherà all'altro/a continuarla...
5. Cercate di essere sempre voi stessi, non prendete atteggiamenti che
non vi appartengono.
6.
Sorridete molto e a tutti.
Ricordate: essere timidi è un vantaggio nelle situazioni sociali, perché
i timidi sono degli osservatori infallibili. E osservare molto significa
capire molto: di sé e degli altri!
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COMBATTERE
I PENSIERI NEGATIVI
erchiamo di individuare i pensieri negativi che stanno alla base dei
nostri comportamenti anti-sociali e vediamo cosa possiamo fare per
cambiarli.
TACERE. ‘Se parlo con una persona che non conosco dico delle sciocchezze e
dopo mi sento in imbarazzo, per cui è meglio che io stia zitto.
Rifletti: la persona abituata a tacere quando si trova nelle situazioni
sociali, non ha mai modo di sperimentare sé stessa: non sa quali argomenti
interessano di più le persone, quali riesce ad affrontare con maggiore
disinvoltura, quali la mettono decisamente in imbarazzo. Conta poi anche
la relazione che si riesce ad instaurare con le persone: occorre sapere
quando è meglio comportarsi formalmente, quando è richiesto un
atteggiamento amichevole e disinvolto, quando la riservatezza è più
desiderabile della spigliatezza… Queste cose non si apprendono a scuola,
ma sul campo, per cui tacere equivale a ‘marinare’ la scuola della vita:
vietato sperare poi in una promozione!
COSA DIRE. ‘Vorrei parlare, ma non so cosa dire’
Rifletti: qualsiasi cosa tu dica è la cosa giusta, semplicemente perché
non esiste una cosa giusta da dire in ogni occasione. A forza di parlare
con gli altri poi, vengono sempre nuove idee, nuovi spunti di
conversazione, di cui far tesoro e da riutilizzare nelle altre situazioni
sociali, con il vantaggio peraltro di conoscere il loro impatto su un
gruppo di conversatori.
INTERESSE DEGLI ALTRI. ‘Gli altri non si interessano a me’
Rifletti: chi lo ha detto? Gli altri potrebbero essere interessati a te,
ma il tuo comportamento rigido e indifferente potrebbe averli scoraggiati
nel tentare un approccio, nel fare una domanda. In altre parole, potrebbe
essere vero che gli altri non si interessano a te, ma tu sei la persona
meno indicata, perché direttamente coinvolta, per comprendere se si tratta
di una causa o di un effetto. Queste generalizzazioni sul pensiero degli
altri, a meno che non si abbia il dono della telepatia, è meglio
evitarle.
RIFIUTO DEGLI ALTRI. ‘Se ci provo, mi rifiuteranno ed io soffrirò per
questo’
Rifletti: Anche questo pensiero mostra la tendenza alla generalizzazione e
pretende di leggere nella mente degli altri: non è detto che le cose
vadano così, ma in ogni caso… Anche il rifiuto degli altri è un’esperienza
possibile nella vita ed è necessario imparare a gestirla senza perdere la
stima di sé stessi.
VOGLIA DI SCAPPARE. ‘Quando ci provo e sono in mezzo agli altri provo
l’impulso di scappare’
Rifletti: Scappare non serve, perché non stai scappando da qualcosa o da
qualcuno, ma da te stesso. Per questo motivo è meglio imparare a convivere
con queste tue ansie e paure, cercando di imparare a gestirle, insegnando
a te stesso, con amore e dedizione, tutte le cose utili da sapere per
sentirsi bene con sé stessi anche quando ci si sente in ansia o in
imbarazzo.
VERGOGNA DELLA PROPRIA VERGOGNA. ‘Se arrossisco o mostro segni di
insicurezza in pubblico, poi mi sento ridicolo’
Rifletti: Arrossire è una situazione imbarazzante, ma al massimo dura 1-2
minuti e se, nell’arco di una serata trascorsa con gli amici questa cosa
ti capita non una o due volte, ma dieci (che è davvero tanto), ciò
significa che in una serata lunga tre ore, sei arrossito per 20 minuti al
massimo. Perché non pensi alle altre due ore e quaranta in cui invece hai
potuto mantenere il controllo di te stesso? Le persone timide tendono a
ricordare solo gli aspetti negativi del proprio comportamento: se non ci
metterai attenzione e buona volontà nell’invertire questa tendenza, non
riuscirai mai a superare il problema.
Dal libro: La timidezza di Giuliana Proietti, ed. Xenia
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COMBATTERE
L'AGORAFOBIA
Ecco alcuni suggerimenti specifici per chi soffre di agorafobia, la paura
degli spazi aperti, di uscire da soli, di stare in mezzo alla gente. I
consigli concorrono solo alla riduzione dei sintomi e non possono essere
risolutivi, ma certamente possono aiutare:
1. Percorrere sempre le stesse strade. Le strade e le piazze, e in genere,
tutti i luoghi aperti, non sono del tutto simili fra di loro. Vi sono ad
esempio strade molto frequentate da pedoni e altre da automobili o mezzi
pubblici, vi sono luoghi con molto verde pubblico ed altri stretti e
angusti, strade in salita, in discesa o in pianura, strade con tanti
portici e portoni, e strade periferiche a scorrimento veloce. Dunque, se
vivete nella stessa città da quando siete nati o la conoscete abbastanza
bene, è il caso che diate una sorta di valutazione di pericolo ad ogni
strada che aumenta il vostro disagio. Così, se per andare all'Università
da casa vostra, vi sono tre possibili strade, sceglietene una, nei
prossimi tre giorni, ogni volta diversa, ed assegnate a questa un
punteggio di pericolosità, a seconda dei ripari, dei punti di appoggio,
della possibilità di passare inosservati e via dicendo. Una volta
individuata la strada meno pericolosa, la migliore per voi, cercate di
percorrere sempre quella, ed ogni volta che la percorrete ripetete a voi
stessi che dovete sentirvi tranquilli, poiché state facendo qualcosa di
veramente importante per voi.
2. Utilizzare i mezzi pubblici. Nella sintomatologia agorafobica vi può
essere anche la paura di prendere i mezzi pubblici, ma alcune persone più
fortunate non hanno problemi nel salire su un autobus o su un tram in
città. Solo in quest'ultimo caso è consigliabile che, in seguito ad un
attacco di panico subito nel bel mezzo di una via o di una piazza, si
cerchi di trovare rifugio su un autobus, che offre la possibilità di poter
usufruire di un riparo, con il doppio beneficio di diminuire, se non
eliminare la sofferenza di trovarsi all'aperto e di raggiungere comunque
il luogo dove si era destinati. Se riscontrate che non vi sono difficoltà
nell'uso dei mezzi pubblici, è preferibile allora scegliere sempre strade
da questi percorse : questa possibilità offre un compromesso fra la prima
e la seconda opportunità. Infatti, per non abbandonarsi completamente ad
una reazione di fuga, potreste cercare di percorre normalmente la strada
stabilita, anche se valutata altamente 'pericolosa', ma dove in compenso
passano frequenti mezzi pubblici. In questo caso alcuni giorni, a seconda
del vostro stato d'ansia, riuscirete a percorrerla interamente, altri
sentirete il bisogno di salire sul bus. Imparate a salire e scendere senza
sentirvi particolarmente bravi se riuscite a completare a piedi il
percorso o particolarmente depressi se non ci riuscite : il valore della
vostra persona non può certo essere giudicato in base a quale mezzo
utilizzate per raggiungere il luogo di destinazione ! Importante è
assicurarsi un percorso, a piedi, sui mezzi pubblici, o utilizzando
entrambe le varianti, che vi sia familiare, che non presenti pericoli, che
vi faccia sentire tranquilli. Ricordate che l'importante è il fine, cioè
raggiungere il luogo di destinazione, e non il mezzo attraverso il quale
la destinazione viene raggiunta.
3. Prefissarsi alcune tappe. A volte si esce di casa all'ultimo momento, e
si corre in strada per raggiungere in fretta il luogo dove siamo diretti.
Questo comportamento è del tutto sconsigliabile ad un agorafobico : meglio
invece scegliere un percorso stabilito, come abbiamo già detto, e
soprattutto prefissarsi alcune tappe, al fine di rilassarsi e 'rigenerarsi'.
Ad esempio, se nel percorso fra abitazione e posto di lavoro, nella strada
da voi scelta, vi fosse un bar o un'edicola dei giornali, se ne potrebbe
approfittare per fare delle tappe intermedie. E' qui proprio il caso di
dire che le tappe non devono essere 'bruciate' ! Datevi tempo, e procedete
con regolarità e metodo.
4. Farsi accompagnare. Se proprio non ce la fate a stare da soli
all'aperto, cercate qualcuno che vi accompagni e vi rassicuri con la sua
presenza. Inizialmente potrete percorrere la strada appoggiandovi a lui,
poi, con il tempo, semplicemente camminandogli accanto. In ogni caso
sappiate che ogni volta che scegliete di farvi accompagnare ricevete si
aiuto e protezione, ma nello stesso tempo confermate al vostro
accompagnatore e a voi stessi la convinzione che siate in effetti 'malati'
e che da soli non possiate farcela. Questo conferisce agli altri un potere
enorme su di voi. (Es. Se non vieni con me nel tal posto, non ti
accompagnerò più in strada !) Inoltre è sempre bene non sentirsi, specie
quando si soffre di questi disturbi, completamente dipendenti dagli altri.
Ne viene a soffrire l'autostima e ci si crea un'immagine distorta della
realtà.
5. Procuratevi un cane. Farsi accompagnare dal migliore amico dell'uomo
può essere vantaggioso perché presenta gli stessi spunti di rassicurazione
che possono provenire dalla compagnia di un compagno accompagnatore, senza
però essere a questo legato con il doppio filo della dipendenza emotiva.
Il cane, senza porsi tanti problemi e con scarsa presunzione, vi
accompagnerà dove vorrete, vi proteggerà, vi mostrerà affetto, ed in
cambio vorrà solo un misero osso da mordere. Certo questa soluzione non
sarà sempre praticabile, in quanto arrivati a destinazione, non saprete
dove 'parcheggiare' il cane... Usate allora questa possibilità solo quando
uscite per passeggiare o per recarvi in un posto dove non vi sarà
necessità di sbarazzarsi del vostro migliore amico. E non dimenticate che
occuparvi delle esigenze del vostro cane ha un alto valore terapeutico :
rilassa e consente di dimenticare i pensieri e le ansie che vi riguardano.
6. Fate i baby-sitter. Se non amate gli animali, più o meno gli stessi
benefici appena descritti potrete trovarli uscendo in compagnia dei
bambini piccoli. Se non ne avete di vostri, offritevi come baby-sitter
presso parenti e amici. (Non vi è dubbio che avrete accoglienze
entusiaste!) I bambini, con la loro allegria e spontaneità hanno il potere
di distrarre l'adulto dai propri pensieri, portandolo in una dimensione di
gioco e di fantasia, territorio ormai troppo poco frequentato dalle
persone 'grandi', e che invece ha un piacevole effetto distensivo sulla
persona troppo stressata, che si regala così qualche momento di serenità.
7. Distraetevi. Nel percorrere le vostre strade preferite, con tutte le
vostre tappe, i vostri punti di appoggio etc., non mancate di distrarre la
vostra attenzione dal vostro problema. Recitate mentalmente a memoria le
poesie che avete imparato a scuola, facendo attenzione a non dimenticare
nemmeno una parola e dandogli un'intonazione da attori consumati. Se non
vi vengono in mente le poesie potete provare con le preghiere, le
tabelline, i mesi dell'anno, contare da 1 a 100 e poi tornare indietro,
oppure le finestre dei palazzi, i bottoni della signora che state
incrociando, i tombini delle strade, le cabine telefoniche... Insomma,
avrete capito che, per scacciare le idee ossessive dalla testa bisogna
fare ''chiodo scaccia chiodo'', e tenere la mente impegnata a fare questo
genere di operazioni. Se vi vengono in mente altri 'impegni' più adeguati
alla vostra situazione, metteteli pure in atto; l'importante è
concentrarsi su altre cose, perché un'eccessiva introspezione psicologica
o un'attenzione troppo precisa verso i propri sintomi d'ansia in certi
momenti non fa che peggiorare i propri malesseri. Lasciatevi andare !
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COME
SOPRAVVIVERE AD UN FIASCO SESSUALE
E' molto frequente negli uomini, specie quando sono giovani, ansiosi ed
inesperti, oppure hanno una nuova compagna cui tengono molto, che facciano
'fiasco', ovvero che via sia un'erezione insufficiente o nulla nel momento
della penetrazione, o anche nei preliminari.
Gli uomini si allarmano subito di queste défaillances e pensano di avere
dei problemi di deficienza erettile, come si preferisce oggi chiamare
l'impotenza. In realtà sono episodi molto comuni, che praticamente ogni
uomo ha vissuto. Per prima cosa occorre rassicurarsi che non si tratta del
sintomo di una disfunzione sessuale, ma più probabilmente di un disturbo
fisico momentaneo, dovuto allo stress, alla stanchezza, all'abuso di
alcool, all'eccessiva ansia da prestazione che la situazione o la compagna
comporta. Se l'uomo non affronta questo 'incidente' con saggezza può
trovarsi ad affrontare ulteriori problemi sessuali in futuro, dovuti
proprio alla preoccupazione di aver fallito e alla paura che ciò possa
succedere ancora.
La paura di essere incapace influisce molto negativamente sull'eccitamento
sessuale e dunque condiziona anche la qualità dell'erezione. Masters e
Johnson suggeriscono a questo proposito che 'più forti saranno i timori,
tanto più facilmente essi si realizzeranno'.
La cosa migliore da fare dunque è prendere la cosa con ironia, scherzarci
sopra, attribuirla ad una momentanea difficoltà ed affrontare le nuove
prestazioni con rilassata sicurezza, ripetendo a sé stessi che quel che è
successo è passato e che ora le cose vanno molto meglio...
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COME
DIVENTARE OTTIMISTI
Cambiando lo stile dei nostri pensieri si può imparare ad essere
ottimisti, anche se ci siamo sempre definiti e riconosciuti come
pessimisti. Prima di tutto riflettiamo sul perché è necessario cambiare:
¤Perché all’ottimista le cose sembrano andare sempre meglio;
¤Perché la gente ti accetta di più;
¤Perché si sarà meglio equipaggiati per affrontare i momenti difficili;
¤Per impedire che le avversità ci trascinino nella depressione;
¤Perché i test mostrano che gli ottimisti rendono meglio nello studio, nel
lavoro e nello sport;
¤Perché la salute degli ottimisti è in genere eccezionalmente buona e li
fa vivere più a lungo.
Si nasce ottimisti o ci si diventa ? Alcune ricerche psicologiche condotte
dal Professor Martin Seligman, che da 25 anni studia l’argomento a livello
scientifico, sembrano dimostrare che i figli di genitori ottimisti hanno
migliori probabilità di sviluppare una concezione del mondo ispirata alla
fiducia: è davvero difficile qui dire se la differenza sia biologica o
ambientale, ma probabilmente entrambe le componenti avranno la loro
importanza.
¤ Non rassegnarsi alle contrarietà, ma essere sempre convinti di poter
influire positivamente sulla realtà;
¤ Essere delle persone attive, che si danno da fare, perché credono in se
stesse e negli obiettivi che si prefiggono;
¤ Avere il coraggio di attribuirsi il merito per i successi che
conseguono;
¤ Gli insuccessi non devono essere considerati elementi di vergogna,
quanto delle occasioni per migliorare;
¤ Sentire la sconfitta come temporanea e attribuire le sue cause ad uno
specifico evento;
¤ La situazione negativa deve essere percepita come una sfida.
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COME
PARLARE AL TELEFONO
Quando si parla al telefono con qualcuno la comunicazione si svolge in uno
stato di parità, perché il confronto avviene attraverso l'utilizzo del
canale uditivo.
Mancano tuttavia importanti punti di riferimento relativi al linguaggio
non verbale, quali le espressioni facciali, i sorrisi, le smorfie, il
colorito della pelle, i gesti etc., perciò non è infrequente che le
persone che si parlano al telefono non riescano a comprendersi del tutto,
o che si fraintendano.
L'uso migliore del telefono è per le comunicazioni molto brevi, in cui ci
si aspetta una risposta affermativa e quando non vi è alcun timore di
essere incompresi o fraintesi.
E’ meglio evitare di ricorrere al telefono quando le comunicazioni sono
particolarmente importanti e l'interlocutore non è in grado di cogliere
sfumature o particolari: questo inconveniente è ancor più presente quando
la telefonata è a carico dell'altro, che può essere motivato a chiudere
presto la conversazione, anche se i discorsi affrontati non sono stati
ancora sufficientemente argomentati o chiariti.
La durata ottimale deve essere di pochi minuti, massimo un'ora, ma non di
più.
Si può osservare dall’esperienza comune che, con la scusa della brevità
del tempo a disposizione e grazie alla protezione offerta dal non essere
osservati, le informazioni o le risposte fornite al telefono sono in
genere meno cortesi e non ammettono possibilità di replica.
Il tono di voce da usare al telefono non deve essere monocorde, perché
diventa subito noioso, ripetitivo e piatto.
Toni di voce troppo vivaci, continuamente variati e cadenzati, sono
altrettanto inopportuni perché distraggono l'interlocutore dal contenuto
del messaggio e possono infastidire.
Il volume della voce deve essere medio-basso, specie quando si desidera
creare con l’altro un clima di complicità. Infine un segreto che pochi
conoscono: è stato dimostrato che l'emissione vocale che esce da una bocca
atteggiata al sorriso risulta molto più gradevole per l'ascoltatore.
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COME
AFFRONTARE L'EMOZIONE DELLA PAURA
Pensate per cinque minuti alla vostra paura più grande e poi cercate di
rilassarvi completamente. Partite dal viso, poi scendete agli occhi, la
bocca, scendete ancora fino al collo, le braccia, lo stomaco, le gambe, i
piedi. Quando sentirete un benefico effetto di rilassamento su tutto il
corpo ripetete queste frasi (o altre, dello stesso genere, che sentite più
‘vostre’) :
Io sono felice. Sono in perfetta armonia con l’universo che mi circonda e
sono grato alla vita di essere proprio qui, proprio ora; mentre mi perdo
nell’armonia del cosmo mi lascio vibrare, mi abbandono; il mio pensiero
tace, riposa e vibra con me; queste vibrazioni cancellano qualsiasi ansia
e qualsiasi preoccupazione; l’acqua purificatrice scende e porta via ogni
residuo di sofferenza e di dolore; sono in pace con me stesso e con gli
altri, non desidero nulla e non temo nulla; sono solo felice di esistere e
tanto mi basta…
Restate rilassati ancora per un po’ e, alla ‘ripresa’ delle normali
attività provate a ripensare alle vostre paure… Probabilmente non le
sentirete più così terribili. Fate questo esercizio quante più volte
possibili nella giornata e nei momenti ‘critici’, ma attenzione a non
assuefarvi ad esso, perché farlo troppo spesso può fargli perdere la
potenza e l’efficacia. Ora che conoscete lo strumento, usatelo secondo il
vostro bisogno, non ha controindicazioni e non può farvi che bene.
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COME
AFFRONTARE LE CRITICHE
Anziché lasciarvi andare ad un’inutile critica nei confronti di una
persona, cercate di rapportarvi a lei in modo nuovo, solidale e positivo e
poi cercate di verificare se questo comportamento riesce o meno a produrre
dei cambiamenti reali e positivi nella vostra vita;
¤Non sono mai ‘gli altri’ a criticare le vostre scelte, siete voi che
decidete, di volta in volta, con chi stare e con chi non stare;
¤Esprimete sempre le emozioni senza temere le critiche, anche se non sono
considerate ‘di buon gusto’ o ‘adatte alle circostanze’;
¤Chiedete sempre informazioni sulla critica ricevuta e fatene tesoro solo
se si tratta di una critica costruttiva;
¤ Cogliete in un messaggio negativo, critico, solo la parte che siete
disposti a discutere;
¤Opponete ad una critica un comportamento di estrema calma, per far
decrescere l’aggressività dell’altro;
¤Reagite sempre con un certo distacco: insegna a non subire
condizionamenti dall’esterno;
¤Se la critica giunge per un errore realmente commesso, è bene accettarla
ed ammettere l'errore, chiaramente e senza ambiguità. Non è il cadere che
conta, ma il sapersi rialzare;
¤Evitate di giustificarvi quando vi sentite criticati per un errore
effettivamente commesso: commettere errori è un diritto, se si accettano
la responsabilità per le conseguenze delle proprie azioni;
¤Quando la critica non è pertinente, ignoratela, non raccogliete la sfida;
¤Cercate di non imporvi una meticolosa imparzialità nel decidere ciò che è
giusto e ciò che è sbagliato, chi ha ragione e chi torto: non è nella
natura umana essere perfetti;
¤Inviate segnali positivi (sorrisi, gentilezza, atteggiamenti di ascolto
ecc.) verso l’esterno, nonostante le critiche ricevute: il senso del
vostro valore non può diminuire per una critica, anche se fosse ‘giusta’;
¤Non preoccupatevi di quello che pensa la gente di voi : se qualcuno vi
giudicherà male, ci sarà sempre chi è di parere opposto;
¤ Pensate positivo, ma ricordate comunque il proverbio tedesco: ‘la vana
lode di se stesso puzza’
da : il Pensiero positivo di Giuliana Proietti, ed. Xenia
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SUPERARE LA PAURA DI VOLARE
Una persona ansiosa non sale facilmente e tranquillamente su un aereo. A
nulla serve la considerazione, ormai appurata, che sono molto maggiori i
rischi per la propria vita quando si va a trovare l'amico, appena fuori
porta, che non in un viaggio transoceanico attraverso un jet ultramoderno.
Eppure... Chi non ha pensato che l'aereo poteva cadere in acqua, perdere
carburante, fare un atterraggio di emergenza, o subire un attentato
terroristico?
...E se il pilota fosse stanco? Se si fosse distratto con una hostess? E
se, prima o poi, arrivasse un attacco di panico?
Questi pensieri disturbanti non favoriscono certo il rilassamento ed a
volte impediscono alle persone di muoversi per il pianeta, rinunciando a
varie opportunità. Ecco allora qualche consiglio utile per affrontare
questa prova con maggiore tranquillità, cercando di tenere a freno
l'ansia, che genera la paura di volare.
Anzitutto partire dalle solite, ma in genere verissime considerazioni:
1. Il pilota non è stanco: se ha avuto un turno troppo lungo, non gli
viene consentito di riprendere subito a volare. Ed è anche una persona
esperta ed in buona salute, dati i continui corsi di aggiornamento ed i
check up.
2. Stando in aria, ci si lascia dietro tutti i pericoli che sono sulla
terra: terremoti, alluvioni, incidenti stradali, incidenti domestici,
cadute ecc. In aria la situazione è molto più sotto controllo: maschere da
ossigeno, sedili che diventano, all'occorrenza, dei salvagenti, hostess
addestrate per far fronte ad attacchi di panico dei passeggeri e molto
altro.
3. Se l'ansia compare soprattutto al momento della partenza o
dell'atterraggio, meglio non guardare dal finestrino : l'unica
considerazione intelligente da fare in questi momenti è che assolutamente
nulla della vostra capacità o volontà, o desiderio, potrà influire
sull'andamento delle cose, né in bene, né in male. Tanto vale rilassarsi e
lasciare che siano gli altri ad occuparsi delle manovre da fare, cercando
di non intralciare il loro lavoro.
4. Ripetere a sé stessi : io sono profondamente calmo e perfettamente
rilassato ed ho fiducia. Andrà tutto bene. Perché non dovrebbe essere
così? Ogni giorno decollano e atterrano migliaia di aerei ed i passeggeri
sono tutti salvi e contenti di aver viaggiato per soddisfare le loro
necessità. Così sarà anche nel mio caso, così sarà anche per questo volo.
5. Durante il volo è meglio distrarsi: cibo, musica, lettura,
conversazione con i vicini. Non è questo il momento per darsi alle
riflessioni negative, all'analisi dei problemi familiari o alle cause dei
problemi del mondo. Cercare di stare bene con sé stessi e con gli altri
non è solo una cosa buona : è una cosa necessaria, un dovere, per sé e per
gli altri.
6. Per chi ha il terrore di volare, l'unico modo per farsi passare questa
paura è prendere l'aereo, sempre più spesso, sempre più a lungo. Non ci
sono altri modi per riuscire ad abituarsi. Fuggire da questa situazione
serve solo per alimentare le proprie paure.
7. Infine una considerazione sulla sorte: poniamo che il volo vada male,
che succeda qualcosa di irrimediabile: siete sicuri che, stando a casa
sarebbe andata meglio?
8. Riflettere su questo episodio realmente accaduto può essere d'aiuto:
Durante la guerra nella ex-Jugoslavia due coniugi molto apprensivi per la
sorte del figlioletto fuggirono dalle loro terre e, con grandi sacrifici,
si stabilirono in un albergo in Italia, dotato di tutti i comfort. Il
pericolo era alle spalle? No, il pericolo era nella piscina dell'hotel,
dove il piccolo morì affogato durante un normalissimo bagno.
E' l'antica leggenda di Samarcanda che continua a perseguitarci. Tanto
vale affrontare la sorte, cercando di fare, nella propria unica vita,
quello che veramente si vuole e si può.
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SUPERARE LA PAURA DEL PALCOSCENICO
Ci sono molte persone che, piuttosto che dire una mezza frase in
pubblico, scelgono la rinuncia, anche se viene loro offerta un'opportunità
che desiderano, come ad esempio nel caso della formazione o della
carriera. Lo vediamo a scuola: coloro che temono di più la possibilità di
dover parlare in pubblico si siedono all'ultimo banco, sperando che il
professore non si accorga di loro e non gli faccia domande. In altri casi
ci si può spingere al consumo di alcol e droghe, divenendone dipendenti.
Il problema dipende anzitutto da una mancanza di sicurezza in sé stessi,
di autostima, ma anche dall'eccessivo desiderio di perfezione. Si vorrebbe
essere perfetti, non sbagliare mai, per non sentirsi criticati. Le
critiche in realtà, se sono buone devono essere per la persona una fonte
di insegnamento, per correggere i propri errori; se sono cattive vanno
semplicemente dimenticate, come la marea di altre informazioni 'inutili'
che quotidianamente l'ambiente intorno a noi ci fa arrivare.
L'unico modo per
superare la paura di parlare in pubblico è la pratica.
Solo la pratica, l'esporsi alla situazione, fa passare la paura e permette
alla persona di arrivare a prendere la parola in pubblico come se per lei
fosse la cosa più naturale del mondo. All'inizio certamente può essere
difficile, ma con il training autogeno e le tecniche di respirazione
orientali, ci si può aiutare moltissimo.
Clinica della Timidezza
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