Clinica della Timidezza Ancona
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Dr. Walter La Gatta
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PENSO POSITIVO 1

a cura degli Psicologi
del Sito Clinica della Timidezza


 

COME GESTIRE UNA RELAZIONE A DISTANZA

Con l'avvento di Internet e della possibilità di conoscere delle persone on line sono molto aumentate le storie d'amore a distanza. E' dunque possibile che spesso ci si trovi a chiedersi se vale la pena continuare o troncare, per evitare inutili sofferenze e perdite di tempo. Ecco allora qualche suggerimento 'pratico':

1. Cercare di capire se è una relazione importante, seria, profonda. Questa persona ti aiuta solo perché pensarla, sentirla al telefono, chattare con lei serve a distrarti, a dimenticare un ex, a riempire il tuo tempo vuoto, a superare la noia, oppure ci tieni veramente?

2. Puoi fidarti di questa persona? Questa persona può fidarsi di te? Avetre entrambi le energie e la motivazione per portare avanti un rapporto che presenta così tanti ostacoli?

3. Stabilire delle regole chiare. Tutti i rapporti sentimentali si basano su patti di coppia, alleanze chiare, in cui si decide cosa è ammesso e cosa non è ammesso nel rapporto. Sono regole non scritte, ma in genere molto sentite dai partners. Questo è ancor più vero in un rapporto di lunga distanza, quando è più difficile capire come comportarsi, anche di fronte alla opportunità e alle occasioni di conoscere altre persone o avere degli incontri sessuali con altri partners.

4. Sentirsi spesso. Non basta pensarsi, perché una relazione possa sopravvivere è bene che l'altro partecipi alla nostra vita, anche nei minimi particolari. I mezzi di comunicazione che abbiamo in questa epoca storica ci permettono di assolvere alla grande a questo compito, attraverso telefono, SMS, chat, web cam ecc. Se questa cosa non succede è un campanello d'allarme: evidentemente non si desidera il contatto con l'altro, perché le possibilità di comunicare non mancano certamente.

5. Pianificare gli incontri. Un conto è sapere che una relazione si basa comunque su incontri sicuri, stabiliti, che avvengono ogni tot giorni (o mesi) ed un conto è vivere una vita che non si basa su alcuna certezza.

6. Avere pazienza. Si può essere certi infatti che una relazione a distanza, se resta tale, è prima o poi destinata a finire. E questo dipende anche da te.

Dr. Walter La Gatta
www.clinicadellatimidezza.it


NON ABUSARE DEI FARMACI

L’assunzione di farmaci in quantità superiori alla prescrizione e in tempi prolungati, che possono alterare la coscienza e l’umore dell’individuo, sta divenendo un problema sociale molto evidente e sentito, non solo negli Stati Uniti, dove se ne parla già da tempo, ma anche in Giappone, Germania, Gran Bretagna ed altri paesi europei.
Questo abuso riguarda in particolare gli impiegati ed i manager, a causa dell'altissimo livello di efficacia e velocità richiesto dalle aziende. La ricerca ossessiva della qualità al minor costo possibile finisce per costringere le persone a ricorrere ai farmaci, per essere sempre in grado di affrontare le difficoltà quotidiane con successo.
Poiché però, non è ancora in commercio un medicinale in grado di ridare energia ed efficacia in breve tempo, i dipendenti sotto stress sono costretti a preparare da soli le proprie soluzioni di farmaci, con il risultato, nella maggior parte dei casi, di effetti collaterali anche abbastanza gravi.
Così, sempre di più, vengono utilizzati in modo improprio medicinali per stimolare l’attività mentale, aumentare la concentrazione e diminuire le ore di sonno. Altamente grave e pericoloso è poi l’abituale combinazione dei farmaci stimolanti, con sonniferi ed alcool.
Tutto ciò può indebolire e sconvolgere così tanto l’organismo da causare gravi danni, fino anche alla morte. Inoltre, molti medicine, assunte senza controllo medico, possono provocare carenze dietetiche e danni alle cellule, oltre alla dipendenza fisica o mentale, come accade con l'assunzione di droghe.
Gli analgesici, per esempio, di per sé non sono in grado di provocare nell’individuo una dipendenza fisica, ma vengono spesso utilizzati in modo crescente e superiore alle prescrizioni, provocando spesso dei forti mal di testa, che portano il soggetto ad aumentare la quantità di analgesici utilizzato per attenuare il dolore, come in un circolo vizioso.
L'autostimolazione fa farmaco cambia anche le abitudini della persona: durante la giornata, infatti, si può avere la sensazione di avere scarsa concentrazione e vuoti di memoria, che sotto l'aspetto pratico possono tradursi in mancato rispetto di impegni presi, diminuita igiene personale ed anche un eventuale isolamento sociale.
Le medicine dunque non vanno prese come un bicchier d'acqua ed è realmente necessario attenersi alle prescrizioni mediche per evitare miscele ' fai da te' che solo apparentemente fanno stare meglio, ma che possono produrre gravi danni all’organismo.

COME ESSERE SIMPATICI AI NUOVI AMICI

Quando le abilità sociali sono carenti e ci si trova a conoscere persone nuove, può accadere che un timido, nel dubbio su cosa fare e dire, preferisca stare nell'angolo, ad aspettare che qualcuno gli rivolga la parola. Qui di seguito potrete trovare qualche consiglio, per rendersi immediatamente simpatici alle persone nuove:

1. Prepararsi in anticipo qualcosa da dire (di interessante) su sé stessi. Alla prima domanda che vi faranno potrete essere subito brillanti e simpatici. Prepararsi anche qualche aneddoto divertente che riguarda la propria vita e raccontarlo come fosse una barzelletta.

2. Invece di stare da soli, cercate subito la persona più affine a voi presente nel gruppo e cercate di starle vicini. Veste come voi? Ha la vostra stessa età? Abita nello stesso quartiere? Ecco tanti argomenti in comune di cui parlare...

3. Aggiornarsi sempre sulle notizie, sull'attualità, sui nuovi films e brani musicali, per avere qualcosa di cui parlare con chiunque ( e per non rimanere senza parole se vi chiedono un parere!)

4. Fare domande brevi e un po' banali, per cominciare la conversazione, del tipo 'Hai freddo? Ti piace questo locale? Ti piace la Coca Cola? Nessuno si rifiuterà di dirvi si o no, ed intanto voi avrete iniziato una conversazione, per cui toccherà all'altro/a continuarla...

5. Cercate di essere sempre voi stessi, non prendete atteggiamenti che non vi appartengono.

6. Sorridete molto e a tutti.

Ricordate: essere timidi è un vantaggio nelle situazioni sociali, perché i timidi sono degli osservatori infallibili. E osservare molto significa capire molto: di sé e degli altri!


COMBATTERE I PENSIERI NEGATIVI

erchiamo di individuare i pensieri negativi che stanno alla base dei nostri comportamenti anti-sociali e vediamo cosa possiamo fare per cambiarli.  
TACERE. ‘Se parlo con una persona che non conosco dico delle sciocchezze e dopo mi sento in imbarazzo, per cui è meglio che io stia zitto.
Rifletti: la persona abituata a tacere quando si trova nelle situazioni sociali, non ha mai modo di sperimentare sé stessa: non sa quali argomenti interessano di più le persone, quali riesce ad affrontare con maggiore disinvoltura, quali la mettono decisamente in imbarazzo. Conta poi anche la relazione che si riesce ad instaurare con le persone: occorre sapere quando è meglio comportarsi formalmente, quando è richiesto un atteggiamento amichevole e disinvolto, quando la riservatezza è più desiderabile della spigliatezza… Queste cose non si apprendono a scuola, ma sul campo, per cui tacere equivale a ‘marinare’ la scuola della vita: vietato sperare poi in una promozione! 
COSA DIRE. ‘Vorrei parlare, ma non so cosa dire’
Rifletti: qualsiasi cosa tu dica è la cosa giusta, semplicemente perché non esiste una cosa giusta da dire in ogni occasione. A forza di parlare con gli altri poi, vengono sempre nuove idee, nuovi spunti di conversazione, di cui far tesoro e da riutilizzare nelle altre situazioni sociali, con il vantaggio peraltro di conoscere il loro impatto su un gruppo di conversatori. 
INTERESSE DEGLI ALTRI. ‘Gli altri non si interessano a me’
Rifletti: chi lo ha detto? Gli altri potrebbero essere interessati a te, ma il tuo comportamento rigido e indifferente potrebbe averli scoraggiati nel tentare un approccio, nel fare una domanda. In altre parole, potrebbe essere vero che gli altri non si interessano a te, ma tu sei la persona meno indicata, perché direttamente coinvolta, per comprendere se si tratta di una causa o di un effetto. Queste generalizzazioni sul pensiero degli altri, a meno che non si abbia il dono della telepatia, è meglio evitarle. 
RIFIUTO DEGLI ALTRI. ‘Se ci provo, mi rifiuteranno ed io soffrirò per questo’
Rifletti: Anche questo pensiero mostra la tendenza alla generalizzazione e pretende di leggere nella mente degli altri: non è detto che le cose vadano così, ma in ogni caso… Anche il rifiuto degli altri è un’esperienza possibile nella vita ed è necessario imparare a gestirla senza perdere la stima di sé stessi. 
VOGLIA DI SCAPPARE. ‘Quando ci provo e sono in mezzo agli altri provo l’impulso di scappare’
Rifletti: Scappare non serve, perché non stai scappando da qualcosa o da qualcuno, ma da te stesso. Per questo motivo è meglio imparare a convivere con queste tue ansie e paure, cercando di imparare a gestirle, insegnando a te stesso, con amore e dedizione, tutte le cose utili da sapere per sentirsi bene con sé stessi anche quando ci si sente in ansia o in imbarazzo.
VERGOGNA DELLA PROPRIA VERGOGNA. ‘Se arrossisco o mostro segni di insicurezza in pubblico, poi mi sento ridicolo’
 Rifletti: Arrossire è una situazione imbarazzante, ma al massimo dura 1-2 minuti e se, nell’arco di una serata trascorsa con gli amici questa cosa ti capita non una o due volte, ma dieci (che è davvero tanto), ciò significa che in una serata lunga tre ore, sei arrossito per 20 minuti al massimo. Perché non pensi alle altre due ore e quaranta in cui invece hai potuto mantenere il controllo di te stesso? Le persone timide tendono a ricordare solo gli aspetti negativi del proprio comportamento: se non ci metterai attenzione e buona volontà nell’invertire questa tendenza, non riuscirai mai a superare il problema.
Dal libro: La timidezza di Giuliana Proietti, ed. Xenia

COMBATTERE L'AGORAFOBIA

Ecco alcuni suggerimenti specifici per chi soffre di agorafobia, la paura degli spazi aperti, di uscire da soli, di stare in mezzo alla gente. I consigli concorrono solo alla riduzione dei sintomi e non possono essere risolutivi, ma certamente possono aiutare:
1. Percorrere sempre le stesse strade. Le strade e le piazze, e in genere, tutti i luoghi aperti, non sono del tutto simili fra di loro. Vi sono ad esempio strade molto frequentate da pedoni e altre da automobili o mezzi pubblici, vi sono luoghi con molto verde pubblico ed altri stretti e angusti, strade in salita, in discesa o in pianura, strade con tanti portici e portoni, e strade periferiche a scorrimento veloce. Dunque, se vivete nella stessa città da quando siete nati o la conoscete abbastanza bene, è il caso che diate una sorta di valutazione di pericolo ad ogni strada che aumenta il vostro disagio. Così, se per andare all'Università da casa vostra, vi sono tre possibili strade, sceglietene una, nei prossimi tre giorni, ogni volta diversa, ed assegnate a questa un punteggio di pericolosità, a seconda dei ripari, dei punti di appoggio, della possibilità di passare inosservati e via dicendo. Una volta individuata la strada meno pericolosa, la migliore per voi, cercate di percorrere sempre quella, ed ogni volta che la percorrete ripetete a voi stessi che dovete sentirvi tranquilli, poiché state facendo qualcosa di veramente importante per voi.
2. Utilizzare i mezzi pubblici. Nella sintomatologia agorafobica vi può essere anche la paura di prendere i mezzi pubblici, ma alcune persone più fortunate non hanno problemi nel salire su un autobus o su un tram in città. Solo in quest'ultimo caso è consigliabile che, in seguito ad un attacco di panico subito nel bel mezzo di una via o di una piazza, si cerchi di trovare rifugio su un autobus, che offre la possibilità di poter usufruire di un riparo, con il doppio beneficio di diminuire, se non eliminare la sofferenza di trovarsi all'aperto e di raggiungere comunque il luogo dove si era destinati. Se riscontrate che non vi sono difficoltà nell'uso dei mezzi pubblici, è preferibile allora scegliere sempre strade da questi percorse : questa possibilità offre un compromesso fra la prima e la seconda opportunità. Infatti, per non abbandonarsi completamente ad una reazione di fuga, potreste cercare di percorre normalmente la strada stabilita, anche se valutata altamente 'pericolosa', ma dove in compenso passano frequenti mezzi pubblici. In questo caso alcuni giorni, a seconda del vostro stato d'ansia, riuscirete a percorrerla interamente, altri sentirete il bisogno di salire sul bus. Imparate a salire e scendere senza sentirvi particolarmente bravi se riuscite a completare a piedi il percorso o particolarmente depressi se non ci riuscite : il valore della vostra persona non può certo essere giudicato in base a quale mezzo utilizzate per raggiungere il luogo di destinazione ! Importante è assicurarsi un percorso, a piedi, sui mezzi pubblici, o utilizzando entrambe le varianti, che vi sia familiare, che non presenti pericoli, che vi faccia sentire tranquilli. Ricordate che l'importante è il fine, cioè raggiungere il luogo di destinazione, e non il mezzo attraverso il quale la destinazione viene raggiunta.
3. Prefissarsi alcune tappe. A volte si esce di casa all'ultimo momento, e si corre in strada per raggiungere in fretta il luogo dove siamo diretti. Questo comportamento è del tutto sconsigliabile ad un agorafobico : meglio invece scegliere un percorso stabilito, come abbiamo già detto, e soprattutto prefissarsi alcune tappe, al fine di rilassarsi e 'rigenerarsi'. Ad esempio, se nel percorso fra abitazione e posto di lavoro, nella strada da voi scelta, vi fosse un bar o un'edicola dei giornali, se ne potrebbe approfittare per fare delle tappe intermedie. E' qui proprio il caso di dire che le tappe non devono essere 'bruciate' ! Datevi tempo, e procedete con regolarità e metodo.
4. Farsi accompagnare. Se proprio non ce la fate a stare da soli all'aperto, cercate qualcuno che vi accompagni e vi rassicuri con la sua presenza. Inizialmente potrete percorrere la strada appoggiandovi a lui, poi, con il tempo, semplicemente camminandogli accanto. In ogni caso sappiate che ogni volta che scegliete di farvi accompagnare ricevete si aiuto e protezione, ma nello stesso tempo confermate al vostro accompagnatore e a voi stessi la convinzione che siate in effetti 'malati' e che da soli non possiate farcela. Questo conferisce agli altri un potere enorme su di voi. (Es. Se non vieni con me nel tal posto, non ti accompagnerò più in strada !) Inoltre è sempre bene non sentirsi, specie quando si soffre di questi disturbi, completamente dipendenti dagli altri. Ne viene a soffrire l'autostima e ci si crea un'immagine distorta della realtà.
5. Procuratevi un cane. Farsi accompagnare dal migliore amico dell'uomo può essere vantaggioso perché presenta gli stessi spunti di rassicurazione che possono provenire dalla compagnia di un compagno accompagnatore, senza però essere a questo legato con il doppio filo della dipendenza emotiva. Il cane, senza porsi tanti problemi e con scarsa presunzione, vi accompagnerà dove vorrete, vi proteggerà, vi mostrerà affetto, ed in cambio vorrà solo un misero osso da mordere. Certo questa soluzione non sarà sempre praticabile, in quanto arrivati a destinazione, non saprete dove 'parcheggiare' il cane... Usate allora questa possibilità solo quando uscite per passeggiare o per recarvi in un posto dove non vi sarà necessità di sbarazzarsi del vostro migliore amico. E non dimenticate che occuparvi delle esigenze del vostro cane ha un alto valore terapeutico : rilassa e consente di dimenticare i pensieri e le ansie che vi riguardano.
6. Fate i baby-sitter. Se non amate gli animali, più o meno gli stessi benefici appena descritti potrete trovarli uscendo in compagnia dei bambini piccoli. Se non ne avete di vostri, offritevi come baby-sitter presso parenti e amici. (Non vi è dubbio che avrete accoglienze entusiaste!) I bambini, con la loro allegria e spontaneità hanno il potere di distrarre l'adulto dai propri pensieri, portandolo in una dimensione di gioco e di fantasia, territorio ormai troppo poco frequentato dalle persone 'grandi', e che invece ha un piacevole effetto distensivo sulla persona troppo stressata, che si regala così qualche momento di serenità.
7. Distraetevi. Nel percorrere le vostre strade preferite, con tutte le vostre tappe, i vostri punti di appoggio etc., non mancate di distrarre la vostra attenzione dal vostro problema. Recitate mentalmente a memoria le poesie che avete imparato a scuola, facendo attenzione a non dimenticare nemmeno una parola e dandogli un'intonazione da attori consumati. Se non vi vengono in mente le poesie potete provare con le preghiere, le tabelline, i mesi dell'anno, contare da 1 a 100 e poi tornare indietro, oppure le finestre dei palazzi, i bottoni della signora che state incrociando, i tombini delle strade, le cabine telefoniche... Insomma, avrete capito che, per scacciare le idee ossessive dalla testa bisogna fare ''chiodo scaccia chiodo'', e tenere la mente impegnata a fare questo genere di operazioni. Se vi vengono in mente altri 'impegni' più adeguati alla vostra situazione, metteteli pure in atto; l'importante è concentrarsi su altre cose, perché un'eccessiva introspezione psicologica o un'attenzione troppo precisa verso i propri sintomi d'ansia in certi momenti non fa che peggiorare i propri malesseri. Lasciatevi andare !

COME SOPRAVVIVERE AD UN FIASCO SESSUALE

E' molto frequente negli uomini, specie quando sono giovani, ansiosi ed inesperti, oppure hanno una nuova compagna cui tengono molto, che facciano 'fiasco', ovvero che via sia un'erezione insufficiente o nulla nel momento della penetrazione, o anche nei preliminari. 
Gli uomini si allarmano subito di queste défaillances e pensano di avere dei problemi di deficienza erettile, come si preferisce oggi chiamare l'impotenza. In realtà sono episodi molto comuni, che praticamente ogni uomo ha vissuto. Per prima cosa occorre rassicurarsi che non si tratta del sintomo di una disfunzione sessuale, ma più probabilmente di un disturbo fisico momentaneo, dovuto allo stress, alla stanchezza, all'abuso di alcool, all'eccessiva ansia da prestazione che la situazione o la compagna comporta. Se l'uomo non affronta questo 'incidente' con saggezza può trovarsi ad affrontare ulteriori problemi sessuali in futuro, dovuti proprio alla preoccupazione di aver fallito e alla paura che ciò possa succedere ancora.
La paura di essere incapace influisce molto negativamente sull'eccitamento sessuale e dunque condiziona anche la qualità dell'erezione. Masters e Johnson suggeriscono a questo proposito che 'più forti saranno i timori, tanto più facilmente essi si realizzeranno'.
La cosa migliore da fare dunque è prendere la cosa con ironia, scherzarci sopra, attribuirla ad una momentanea difficoltà ed affrontare le nuove prestazioni con rilassata sicurezza, ripetendo a sé stessi che quel che è successo è passato e che ora le cose vanno molto meglio...

COME DIVENTARE OTTIMISTI

Cambiando lo stile dei nostri pensieri si può imparare ad essere ottimisti, anche se ci siamo sempre definiti e riconosciuti come pessimisti. Prima di tutto riflettiamo sul perché è necessario cambiare: 

¤Perché all’ottimista le cose sembrano andare sempre meglio;
¤Perché la gente ti accetta di più;
¤Perché si sarà meglio equipaggiati per affrontare i momenti difficili;
¤Per impedire che le avversità ci trascinino nella depressione;
¤Perché i test mostrano che gli ottimisti rendono meglio nello studio, nel lavoro e nello sport;
¤Perché la salute degli ottimisti è in genere eccezionalmente buona e li fa vivere più a lungo.
Si nasce ottimisti o ci si diventa ? Alcune ricerche psicologiche condotte dal Professor Martin Seligman, che da 25 anni studia l’argomento a livello scientifico, sembrano dimostrare che i figli di genitori ottimisti hanno migliori probabilità di sviluppare una concezione del mondo ispirata alla fiducia: è davvero difficile qui dire se la differenza sia biologica o ambientale, ma probabilmente entrambe le componenti avranno la loro importanza.


¤ Non rassegnarsi alle contrarietà, ma essere sempre convinti di poter influire positivamente sulla realtà;
¤ Essere delle persone attive, che si danno da fare, perché credono in se stesse e negli obiettivi che si prefiggono;
¤ Avere il coraggio di attribuirsi il merito per i successi che conseguono;
¤ Gli insuccessi non devono essere considerati elementi di vergogna, quanto delle occasioni per migliorare;
¤ Sentire la sconfitta come temporanea e attribuire le sue cause ad uno specifico evento;
¤ La situazione negativa deve essere percepita come una sfida.  

COME PARLARE AL TELEFONO

Quando si parla al telefono con qualcuno la comunicazione si svolge in uno stato di parità, perché il confronto avviene attraverso l'utilizzo del canale uditivo. 

Mancano tuttavia importanti punti di riferimento relativi al linguaggio non verbale, quali le espressioni facciali, i sorrisi, le smorfie, il colorito della pelle, i gesti etc., perciò non è infrequente che le persone che si parlano al telefono non riescano a comprendersi del tutto, o che si fraintendano. 

L'uso migliore del telefono è per le comunicazioni molto brevi, in cui ci si aspetta una risposta affermativa e quando non vi è alcun timore di essere incompresi o fraintesi.
E’ meglio evitare di ricorrere al telefono quando le comunicazioni sono particolarmente importanti e l'interlocutore non è in grado di cogliere sfumature o particolari: questo inconveniente è ancor più presente quando la telefonata è a carico dell'altro, che può essere motivato a chiudere presto la conversazione, anche se i discorsi affrontati non sono stati ancora sufficientemente argomentati o chiariti.
La durata ottimale deve essere di pochi minuti, massimo un'ora, ma non di più. 

Si può osservare dall’esperienza comune che, con la scusa della brevità del tempo a disposizione e grazie alla protezione offerta dal non essere osservati, le informazioni o le risposte fornite al telefono sono in genere meno cortesi e non ammettono possibilità di replica.
Il tono di voce da usare al telefono non deve essere monocorde, perché diventa subito noioso, ripetitivo e piatto. 

Toni di voce troppo vivaci, continuamente variati e cadenzati, sono altrettanto inopportuni perché distraggono l'interlocutore dal contenuto del messaggio e possono infastidire. 

Il volume della voce deve essere medio-basso, specie quando si desidera creare con l’altro un clima di complicità. Infine un segreto che pochi conoscono: è stato dimostrato che l'emissione vocale che esce da una bocca atteggiata al sorriso risulta molto più gradevole per l'ascoltatore.

COME AFFRONTARE L'EMOZIONE DELLA PAURA

Pensate per cinque minuti alla vostra paura più grande e poi cercate di rilassarvi completamente. Partite dal viso, poi scendete agli occhi, la bocca, scendete ancora fino al collo, le braccia, lo stomaco, le gambe, i piedi. Quando sentirete un benefico effetto di rilassamento su tutto il corpo ripetete queste frasi (o altre, dello stesso genere, che sentite più ‘vostre’) :
Io sono felice. Sono in perfetta armonia con l’universo che mi circonda e sono grato alla vita di essere proprio qui, proprio ora; mentre mi perdo nell’armonia del cosmo mi lascio vibrare, mi abbandono; il mio pensiero tace, riposa e vibra con me; queste vibrazioni cancellano qualsiasi ansia e qualsiasi preoccupazione; l’acqua purificatrice scende e porta via ogni residuo di sofferenza e di dolore; sono in pace con me stesso e con gli altri, non desidero nulla e non temo nulla; sono solo felice di esistere e tanto mi basta…
Restate rilassati ancora per un po’ e, alla ‘ripresa’ delle normali attività provate a ripensare alle vostre paure… Probabilmente non le sentirete più così terribili. Fate questo esercizio quante più volte possibili nella giornata e nei momenti ‘critici’, ma attenzione a non assuefarvi ad esso, perché farlo troppo spesso può fargli perdere la potenza e l’efficacia. Ora che conoscete lo strumento, usatelo secondo il vostro bisogno, non ha controindicazioni e non può farvi che bene.

COME AFFRONTARE LE CRITICHE

Anziché lasciarvi andare ad un’inutile critica nei confronti di una persona, cercate di rapportarvi a lei in modo nuovo, solidale e positivo e poi cercate di verificare se questo comportamento riesce o meno a produrre dei cambiamenti reali e positivi nella vostra vita;
¤Non sono mai ‘gli altri’ a criticare le vostre scelte, siete voi che decidete, di volta in volta, con chi stare e con chi non stare;
¤Esprimete sempre le emozioni senza temere le critiche, anche se non sono considerate ‘di buon gusto’ o ‘adatte alle circostanze’;
¤Chiedete sempre informazioni sulla critica ricevuta e fatene tesoro solo se si tratta di una critica costruttiva; 
¤ Cogliete in un messaggio negativo, critico, solo la parte che siete disposti a discutere;
¤Opponete ad una critica un comportamento di estrema calma, per far decrescere l’aggressività dell’altro;
¤Reagite sempre con un certo distacco: insegna a non subire condizionamenti dall’esterno;
¤Se la critica giunge per un errore realmente commesso, è bene accettarla ed ammettere l'errore, chiaramente e senza ambiguità. Non è il cadere che conta, ma il sapersi rialzare;
¤Evitate di giustificarvi quando vi sentite criticati per un errore effettivamente commesso: commettere errori è un diritto, se si accettano la responsabilità per le conseguenze delle proprie azioni;
¤Quando la critica non è pertinente, ignoratela, non raccogliete la sfida;
¤Cercate di non imporvi una meticolosa imparzialità nel decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, chi ha ragione e chi torto: non è nella natura umana essere perfetti;
¤Inviate segnali positivi (sorrisi, gentilezza, atteggiamenti di ascolto ecc.) verso l’esterno, nonostante le critiche ricevute: il senso del vostro valore non può diminuire per una critica, anche se fosse ‘giusta’;
¤Non preoccupatevi di quello che pensa la gente di voi : se qualcuno vi giudicherà male, ci sarà sempre chi è di parere opposto;
¤ Pensate positivo, ma ricordate comunque il proverbio tedesco: ‘la vana lode di se stesso puzza’
da : il Pensiero positivo di Giuliana Proietti, ed. Xenia

SUPERARE LA PAURA DI VOLARE

Una persona ansiosa non sale facilmente e tranquillamente su un aereo. A nulla serve la considerazione, ormai appurata, che sono molto maggiori i rischi per la propria vita quando si va a trovare l'amico, appena fuori porta, che non in un viaggio transoceanico attraverso un jet ultramoderno.

Eppure... Chi non ha pensato che l'aereo poteva cadere in acqua, perdere carburante, fare un atterraggio di emergenza, o subire un attentato terroristico?

...E se il pilota fosse stanco? Se si fosse distratto con una hostess? E se, prima o poi, arrivasse un attacco di panico?

Questi pensieri disturbanti non favoriscono certo il rilassamento ed a volte impediscono alle persone di muoversi per il pianeta, rinunciando a varie opportunità. Ecco allora qualche consiglio utile per affrontare questa prova con maggiore tranquillità, cercando di tenere a freno l'ansia, che genera la paura di volare.
Anzitutto partire dalle solite, ma in genere verissime considerazioni:

1. Il pilota non è stanco: se ha avuto un turno troppo lungo, non gli viene consentito di riprendere subito a volare. Ed è anche una persona esperta ed in buona salute, dati i continui corsi di aggiornamento ed i check up.

2. Stando in aria, ci si lascia dietro tutti i pericoli che sono sulla terra: terremoti, alluvioni, incidenti stradali, incidenti domestici, cadute ecc. In aria la situazione è molto più sotto controllo: maschere da ossigeno, sedili che diventano, all'occorrenza, dei salvagenti, hostess addestrate per far fronte ad attacchi di panico dei passeggeri e molto altro.

3. Se l'ansia compare soprattutto al momento della partenza o dell'atterraggio, meglio non guardare dal finestrino : l'unica considerazione intelligente da fare in questi momenti è che assolutamente nulla della vostra capacità o volontà, o desiderio, potrà influire sull'andamento delle cose, né in bene, né in male. Tanto vale rilassarsi e lasciare che siano gli altri ad occuparsi delle manovre da fare, cercando di non intralciare il loro lavoro.
4. Ripetere a sé stessi : io sono profondamente calmo e perfettamente rilassato ed ho fiducia. Andrà tutto bene. Perché non dovrebbe essere così? Ogni giorno decollano e atterrano migliaia di aerei ed i passeggeri sono tutti salvi e contenti di aver viaggiato per soddisfare le loro necessità. Così sarà anche nel mio caso, così sarà anche per questo volo.

5. Durante il volo è meglio distrarsi: cibo, musica, lettura, conversazione con i vicini. Non è questo il momento per darsi alle riflessioni negative, all'analisi dei problemi familiari o alle cause dei problemi del mondo. Cercare di stare bene con sé stessi e con gli altri non è solo una cosa buona : è una cosa necessaria, un dovere, per sé e per gli altri.

6. Per chi ha il terrore di volare, l'unico modo per farsi passare questa paura è prendere l'aereo, sempre più spesso, sempre più a lungo. Non ci sono altri modi per riuscire ad abituarsi. Fuggire da questa situazione serve solo per alimentare le proprie paure.
7. Infine una considerazione sulla sorte: poniamo che il volo vada male, che succeda qualcosa di irrimediabile: siete sicuri che, stando a casa sarebbe andata meglio?

8. Riflettere su questo episodio realmente accaduto può essere d'aiuto: Durante la guerra nella ex-Jugoslavia due coniugi molto apprensivi per la sorte del figlioletto fuggirono dalle loro terre e, con grandi sacrifici, si stabilirono in un albergo in Italia, dotato di tutti i comfort. Il pericolo era alle spalle? No, il pericolo era nella piscina dell'hotel, dove il piccolo morì affogato durante un normalissimo bagno.

E' l'antica leggenda di Samarcanda che continua a perseguitarci. Tanto vale affrontare la sorte, cercando di fare, nella propria unica vita, quello che veramente si vuole e si può.

SUPERARE LA PAURA DEL PALCOSCENICO

Ci sono molte persone che, piuttosto che dire una mezza frase in pubblico, scelgono la rinuncia, anche se viene loro offerta un'opportunità che desiderano, come ad esempio nel caso della formazione o della carriera. Lo vediamo a scuola: coloro che temono di più la possibilità di dover parlare in pubblico si siedono all'ultimo banco, sperando che il professore non si accorga di loro e non gli faccia domande. In altri casi ci si può spingere al consumo di alcol e droghe, divenendone dipendenti. Il problema dipende anzitutto da una mancanza di sicurezza in sé stessi, di autostima, ma anche dall'eccessivo desiderio di perfezione. Si vorrebbe essere perfetti, non sbagliare mai, per non sentirsi criticati. Le critiche in realtà, se sono buone devono essere per la persona una fonte di insegnamento, per correggere i propri errori; se sono cattive vanno semplicemente dimenticate, come la marea di altre informazioni 'inutili' che quotidianamente l'ambiente intorno a noi ci fa arrivare.

L'unico modo per superare la paura di parlare in pubblico è la pratica.
Solo la pratica, l'esporsi alla situazione, fa passare la paura e permette alla persona di arrivare a prendere la parola in pubblico come se per lei fosse la cosa più naturale del mondo. All'inizio certamente può essere difficile, ma con il training autogeno e le tecniche di respirazione orientali, ci si può aiutare moltissimo.
 

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Ultimo aggiornamento sito: 30.06.2010
 



 

 

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