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COME MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE
Avere un buon stile di comunicazione può essere di grande aiuto per
superare i momenti di difficoltà sociale. Ecco qualche suggerimento:
1) Prestare attenzione ai segnali non verbali
A volte ci concentriamo su quello che una persona ci sta dicendo, ma non
facciao attenzione a ciò che invece questa persona ci comunica col corpo:
le sue espressioni, le sue posture, la distanza che tiene da noi, il modo
di guardarci o di darci la mano, possono invece integrare in modo mirabile
i contenuti dei messaggi che l'interlocutore ci sta inviando. Osservare
gli altri permette di acquisire consapevolezza anche sui propri
comportamenti.
2) Guardare ai comportamenti 'incongruenti'
E' molto importante riuscire a capire se una persona è veramente sincera
con noi: per farlo occorre imparare a guardare se c'è similitudine fra il
suo linguaggio verbale e quello gestuale.
Con le parole vi dice che è tranquilla, si sente a suo agio insieme a voi,
e poi la vedete con braccia e gambe intrecciate, oppure tamburellare con
le dita sopra un libro? Si tratta di comportamenti incongruenti, che
andrebbero analizzati bene, per capire quali sono i veri pensieri della
persona che, altrimenti, ci avrebbe convinto fin troppo facilmente, con i
suoi discorsi.
3) Concentrarsi sul tono di voce
Anche il tono di voce dell'interlocutore ci dice molto di lui/lei. Ad
esempio, nei momenti di difficoltà, questo si abbassa o si alza
notevolmente, e queste sono indicazioni utili per comprendere qualcosa di
più su come chi parla si rapporta a ciò che dice. Occorre anche
concentrarsi sul proprio tono di voce, imparando ad esempio a scandire
bene le parole e ad esprimerle in tono più alto, quando vogliamo omunicare
un messaggio che desideriamo sia ben compreso.
4) Usare il contatto oculare
Guardare una persona insistentemente negli occhi è un modo per rendersi
antipatici, o per farle capire che abbiamo un particolare interesse per
lei. Nelle situazioni normali è bene guardare sempre l'interlocutore negli
occhi, distraendosene solo per pause della durata di quattro-cinque
secondi e non di più.
5) Interrompere
Non è vero che interrompere chi sta parlando sia sempre un male: a volte
queste interruzioni aiutano l'altro a proseguire nei suoi discorsi, perché
rappresentano dei feedbacks positivi. Il parlante si rende cioè conto che
chi lo ascolta è concentrato, capisce e chiede precisazioni (pertinenti).
6) Considerare sempre il contesto
In alcune situazioni è necessario essere formali, in altri ci si può
permettere di essere più spontanei: le persone vanno dunque valutate
seondo il contesto in cui su muovono. Soprattutto occorre capire se i
comportamenti sono adeguati o meno ai contesti. Un'eccessiva rigidità non
giova: occorre cambiare il modo di fare, secondo il contesto in cui si
agisce.
7) Fare pratica, tanta pratica
Per imparare a gestire bene la propria comunicazione servono sicuramente
queste nozioni teoriche che abbiamo fin qui brevemente delineato, ma
soprattutto occorre sperimentare sul campo: se si vuole davvero
migliorare, ogni occasione di incontro sociale deve essere quella giusta
per migliorare l'approccio e per acquisire quelle abilità sociali che poi,
con il tempo, a forza di praticarle, diventeranno abitudini.
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LA TIMIDEZZA NEL PERCORSO DI VITA
Il bambino timido è quello che nelle situazioni sociali tende a stare
sempre zitto, o più zitto degli altri. I grandi gli si avvicinano per
dirgli: 'ma non hai la lingua'?, oppure 'Come dici? Parla più forte, non
si sente nulla'!
E' quello che pensa molte cose, è creativo, sensibile, intelligente, ma i
suoi pensieri non riescono a diventare parola.
Viene educato a stare al suo posto, a non prendere parte alle discussioni
degli adulti, a stare in silenzio, a non dare fastidio, a farsi i fatti
suoi.
A scuola spesso conosce le risposte alle domande dell'insegnante, ma non
alza la mano, non si mette mai al centro dell'attenzione, non parla
davanti agli altri, se può si siede all'ultimo banco...
Divenuto adolescente, il ragazzo timido diventa ancora più consapevole di
sé stesso e si preoccupa del suo aspetto fisico: i capelli, i vestiti, il
fisico... Tutto bene? Come saranno giudicati dagli altri? Merito il loro
apprezzamento? Queste le domande che si pone continuamente.
E da adulto, cosa succederà?
Le esperienze della vita portano naturalmente a maturare e la timidezza
tende ad attenuarsi, anche se è difficile che scompaia del tutto. Una
persona che ha sperimentato la timidezza nell'infanzia o nell'adolescenza
non diverrà mai estroversa, non si sentira mai completamente a suo agio in
mezzo alle altre persone. A meno che non decida di reagire alla sua
timidezza. In questo caso, il timido potrebbe cercare di forzare la sua
natura, cercando di dominare la sua ansia da palcoscenico attraverso la
sovraesposizione. Si può infatti, con uno sforzo di volontà e grande
autodisciplina, diventare socievoli, estroversi, brillanti, ma è probabile
che i sintomi d'ansia non vengano domati del tutto e che il battito
cardiaco, la sudorazione, il rossore ed il tremore rimangano gli stessi
per tutta la vita. Ma si impara a non dare più importanza a queste
manifestazioni, o a non dargliene troppa, anche perché, cammin facendo, ci
si rende conto che i famosi altri con cui si temeva tanto di confrontarsi
da bambini o da ragazzi, forse non meritano tutte queste attenzioni. E
allora, così pensando, ci si sente sempre meno in ansia e la timidezza,
nell'età matura, finalmente scompare (anche se non sempre: se questo
accade è un buon segno, perché significa che non ci si sente ancora
veramente vecchi...).
Dr. Walter La Gatta
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SIETE TIMIDI O QUALCOSA DI PIU'?
La timidezza, non ci stancheremo mai di dirlo, non è una malattia, è un
tratto del carattere. Chi è timido ha il diritto di esserlo e per questo
non ha bisogno di cercare alcun rimedio, alcuna terapia. Quando però la
timidezza si aggiunge all'ansia, possono crearsi sindromi piuttosto serie,
che non debbono essere trascurate.
Molti si chiedono in cosa consista questa linea di confine fra una cosa e
l'altra. Chiaramente dipende dalle situazioni, dalle persone, dl contesto,
però possiamo fornire qualche indicazione di massima.
Non è semplice timidezza se avete questi sintomi:
- Odiate qualsiasi situazione sociale;
- Siete semprein grande agitazione prima di una situazione sociale;
- Avete molta paura di essere giudicati dagli altri;
- Avete molta difficoltà a farvi rispettare
- Avete paura di essere ridicoli
- Avete paura o terrore all'idea di manifestare il vostro imbarazzo
pubblicamente
- Avete attacchi di panico, forte tachicardia, tremori, diarrea,
svenimenti, rossori e sudorazione quando vi trovate in una situazione
sociale.
Se sospettate di avere qualche sintomo in più della semplice timidezza,
occorre prenderne consapevolezza e chiedere aiuto a uno specialista.
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RANCORE E PERDONO
Chi non riesce ad esprimere apertamente la sua rabbia quando si sente
offeso, ma allo stesso tempo non riesce neanche a dimenticare, a
perdonare, è colui/colei che prova il doloroso sentimento del rancore,
molto comune fra le persone 'timide'.
Portare rancore ad una persona significa infatti avere nei suoi riguardi
una forma di ostilità, impegnativa, forte, esclusiva. Certamente questo
sentimento non nasce dal nulla: l'ostilità provata si verifica in presenza
di un tradimento affettivo, quando ci si aspettava dall'altro un
comportamento diverso, capace di tenere conto dei propri bisogni
fondamentali, dei propri desideri, delle proprie aspettative.
Si tratta di un sentimento amaro, ossessivo, che spinge alla vendetta,
anche se difficilmente si traduce in esplicita aggressione. Chi prova
rancore si sente una vittima, è portato a lamentarsi, soprattutto con sé
stesso, a tornare di frequente alla situazione che ha aperto la ferita,
che in questo modo non riesce certamente a rimarginarsi.
Provare rancore porta a legarsi indissolubilmente al proprio 'carnefice':
il sentimento del rancore non permette di dimenticare chi ci ha offeso, né
l'offesa subita.
Per questo si parla anche di risentimento: un sentimento che riproduciamo
continuamente nella nostra mente, fino a farle perdere di vista la realtà
attuale, la vita reale che si svolge intorno a noi e che è probabilmente
diversa da quella che continuiamo a percepire (dato che è filtrata da
questo bisogno intenso e spesso segreto di ritorsione). A volte il rancore
può essere utile perché è una fonte di energia, che permette di superare
qualsiasi paura, qualsiasi forma di inibizione o timidezza, qualsiasi
difficoltà. Altre volte può invece far scaturire un senso di impotenza,
perché il pensiero che si avviluppa su sé stesso non aiuta a trovare delle
soluzioni alternative e lascia le cose come sono, senza cambiamenti.
Chi prova rancore prova molta sofferenza, tende a chiudersi in sé stesso,
a non comunicare più con gli altri, che non capirebbero l'importanza che
il soggetto offeso attribuisce al proprio sentimento, o meglio, 'ri-sentimento'.
Una soluzione sembra tuttavia esserci: il perdono.
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COME SUPERARE LA TIMIDEZZA
Pensare di mandare in pensione la timidezza per sempre, specie quando si è
adolescenti e si sa ancora così poco della vita, è spesso una pia
illusione: con la timidezza bisogna imparare a conviverci ed anche a
saperla neutralizzare quando interferisce in modo negativo con gli eventi
della propria vita. Uno fra questi eventi importanti della vita è
sicuramente il primo appuntamento.
Molti dicono: non saprei cosa dire, cosa fare, dove andare... Certo, se
non ci si prepara per tempo, queste incertezze possono esserci e
contribuire a rendere la situazione maggiormente imbarazzante. Meglio
allora prepararsi bene: itinerario, locale, vestito da mettersi, argomenti
da affrontare : un paio di attualità, uno sugli argomenti che piacciono
alle donne, (come l'astrologia, l'amore, i sentimenti ecc.,) - oppure, se
siete ragazze, uno che piaccia agli uomini (macchine, sport, nuove
tecnologie ecc.).
Poi però, cercate di essere naturali e non attenetevi rigidamente a ciò
che avete 'studiato': gli argomenti preparati servono per tenerli in un
ideale cassetto, in modo da poterli tirare fuori se non si sa più che
dire, se la situazione si fa troppo pesante, se i silenzi diventano
assordanti.
Non ti senti un tipo abbastanza interessante?
E' possibile. Questo può accadere perché frequenti troppa poca gente,
leggi pochi libri, ascolti poca musica, hai pochi hobbies... Allora, per
renderti più interessante, cerca di coltivarti di più, di avere maggiori
conoscenze (e di saperle anche esprimere, comunicare agli altri). Poi
dovresti cercare di darti un po' da fare per associarti a dei gruppi, per
frequentare dei corsi, imparare a fare qualcosa, anche una piccola cosa,
ma MOLTO BENE.
Vedrai che basterà questo per farti sentire più sicuro/a di te.
In genere ti dai la carica con un po' di alcool?
Prova a non farlo: cerca di essere te stesso/a... Chi l'ha detto che
bisogna per forza essere delle persone estroverse e disinibite ai massimi
livelli? A volte anche un po' di timidezza aiuta: si è persone più
riservate, più affidabili, più rispettose degli altri, più disponibili ad
ascoltare. Insomma: avete mai provato a fare della vostra timidezza il
vostro punto di forza? Provate non a combatterla, ma a superarla, non con
gli 'aiutini', che distruggono la vostra vita e che spesso neanche
funzionano come vorreste, ma con la vostra sensibilità e con la vostra
intelligenza.
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ARROSSIRE DAVANTI ALL'AMATO/A
Quando ci si innamora, può capitare che il vedersi davanti la persona
oggetto dei propri pensieri faccia sperimentare delle forti emozioni,
spesso visibili anche all'esterno, nonché dall'interessato/a. A volte può
capitare che queste emozioni si traducano infatti in rossori del viso,
vampate di calore, palpitazioni, sudori freddi. Non è una bella sensazione
per chi li prova e a volte è imbarazzante anche per chi se ne sente
direttamente responsabile.
Queste emozioni non possono che svelare all'interessato/a (ed anche a
tutti gli altri che osservano...) i propri pensieri più intimi. E' come
sentirsi nudi, di fronte ad un pubblico giudicante. Questo sentimento di
disagio può a sua volta provocare l'emozione della vergogna,
intensificando così le manifestazioni somatiche dell'ansia e della
sovraeccitazione.
Verrebbe da chiedersi perché, nei lunghi anni della nostra evoluzione, si
sia conservato questo comportamento che è così disturbante per chi lo
prova e che, a prima vista, non sembrerebbe favorire l'adattamento. Ogni
cosa però ha un suo significato e, se si continua ad arrossire, un motivo
biologico dovrà pur esserci... Si potrebbe ad esempio ipotizzare che le
persone molto timide, che si sentono inibite davanti al possibile partner,
non riuscirebbero mai a dichiararsi. Ecco allora che la natura potrebbe
provvedere con questo segnale non verbale, che è come una richiesta
d'aiuto, visto che riesce a comunicare molto di sé, anche senza l'uso
della parola. E' solo un'ipotesi, e chissà che magari un gorno qualche
giornale scientifico non 'strillerà' la notizia... Ma intanto che si può
fare?
Per molti non è semplice riuscire a dichiararsi apertamente: quando
lui/lei è nei pressi queste persone letteralmente scappano, evitando lo
sguardo e l'interazione. L'importante è cercare di imparare a non aver
paura delle proprie paure. Riflettendoci bene, che male c'è a manifestare
all'altro/a il proprio interesse, o la propria simpatia?
Conviene sicuramente parlarne, sdrammatizzando, anziché lasciare che le
emozioni prendano il sopravvento e si instaurino stressanti circoli
viziosi. Il segreto per evitare questa angoscia dell'incontro potrebbe
essere allora quello di tentare di tradurre in parole quello che sembra
indicibile, improponibile:magari scoprendo che anche l'altro/a aveva lo
stesso problema. Non sempre è così, ma vale la pena di provarci.
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TIMIDEZZA: UNA DEFINIZIONE
Disagio di fronte ad estranei che si manifesta in un comportamento
esitante, ritroso o impacciato in situazioni di natura sociale.
Espressioni di timidezza sono l'arrossamento del viso, difficoltà di
espressione verbale, impaccio gestuale e altre inibizioni fisiche e
psichiche.
La timidezza può essere occasionale quando fa la sua comparsa in
situazioni nuove o comunque insolite per il soggetto, o tipica, dovuta a
senso di inferiorità da addebitare ad una scarsa confidenza con sé stessi,
o ad errori educativi in ordine alla socializzazione.
Da: Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini
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TIMIDI AL LAVORO
Sicuramente ognuno di noi conosce e frequenta poche persone timide
rispetto a quelle non timide. Questo porterebbe a pensare che i timidi
siano di meno.... Non è così. In realtà se ne conoscono e se ne incontrano
di meno semplicemente perché molti di loro evitano i contatti sociali e
dunque è ben difficile trovarli per una chiacchierata in piazza, o a
qualche festa di compleanno.
Sul luogo di lavoro invece si possono incontrare una quantità di persone
timide, più che in ogni altro ambiente, perché del lavoro non possono fare
a meno.
Queste persone, che vivono blindate nelle loro case e famiglie, che non
hanno alcun rapporto con il mondo esterno, possono avere sul lavoro
diversi problemi di comunicazione e di relazione.
Come comportarsi se l'altro è in grande difficoltà? Ecco qualche piccolo
consiglio:
1. Non pensare anzitutto che tutti quelli che sono silenziosi e riservati
siano timidi o abbiano dei problemi: la riservatezza non è una patologia;
2. Cercare di mettere l'altro a suo agio, usandogli/le attenzioni che
magari non vengono utilizzate normalmente (senza esagerare nel senso
opposto, perché altrimenti il timido potrebbe sentirsi troppo al centro
delle attenzioni altrui e manifestare ansia e imbarazzo)
3. Ascoltare anziché parlare. Se l'altro/a parla poco la prima volta che
lo/a avvicinate, questo non significa che ogni volta che lo/a incontrate
dovete rovesciare su di lui/lei tutte le cose che vi vengono in mente, pur
di riempire il vuoto, il silenzio. Il silenzio è ottimo quando non c'è
nulla da dire;
4. Se avete delle responsabilità e siete voi a guidare un team, ricordate
che le persone timide sono quelle che in genere si interessano di più del
lavoro e che lo fanno con maggiore dedizione, perché temono il giudizio
degli altri e le brutte figure: è prevalentemente a loro che vanno dunque
affidati dei compiti di responsabilità;
5. Cercare di essere sempre natural nei rapporti con queste personei; non
mettere in evidenza le altrui difficoltà, né nascondere le proprie se ce
ne sono. In ogni caso, sdrammatizzare.
■ RITROVARE L'EQUILIBRIO
Oltre alle tecniche psicologiche vi sono diversi altri modi per cercare di
ritrovare il proprio equilibrio.
In molti casi la psicoanalisi, così come certe psicoterapie somigliano più
ad un affascinante gioco intellettuale, che alla ricerca di soluzioni ai
problemi di tutti i giorni.
Metodi alternativi per la ricerca del cambiamento possono trovarsi allora
in pratiche tipo la meditazione, lo yoga, la preghiera, l’esercizio
fisico, il jogging, il nuoto, la musica eccetera.
Non esiste una scelta ‘giusta’: essa dipende dalle convinzioni, dai
riferimenti culturali e dalle speranze che abbiamo : tutto questo
contribuisce in modo determinante al processo di guarigione oppure al
fallimento terapeutico.
Occorre imparare a sdrammatizzare, magari ricorrendo al senso
dell'umorismo: ridere e sorridere di sé stessi aiuta a recuperare salute e
gioia di vivere.
Occorre poi riflettere sul fatto che l'ansia viene naturalmente favorita
dalla motivazione eccessiva e conflittuale, dall’impulsività, dalla scarsa
autostima e dall’eccessivo interesse per l'approvazione altrui.
Spesso infatti il timore di affrontare la disapprovazione, il biasimo, il
ridicolo, fa scegliere il silenzio ed aumentare lo stato di tensione
emotiva; al contrario ammettere i propri sentimenti, le proprie emozioni
riguardo ad una certa cosa può avere un effetto terapeutico in quanto
riduce buona parte dello stress.
E’ importante anche, come diceva Jung, riaccostarsi alla propria
religione, pregare, oppure meditare alla maniera orientale, cioè ripetere
a se stessi sempre una medesima parola o un suono, detto mantra allo scopo
di alleggerire la mente dai pensieri interferenti e molesti.
Per restare sulle tecniche orientali, si può praticare lo yoga ed in
particolare apprendere una speciale tecnica di respirazione dai benefici
effetti rilassanti che si chiama Pranayama. Essa consta di vari esercizi
di respirazione, tipo il respirare attraverso una sola narice, chiudendo
ora l’una ora l’altra, oppure respirare con forza e velocemente usando il
diaframma come una pompa, oppure respirare profondamente, lasciando
gonfiare l’addome nella inspirazione e facendolo contrarre nella
espirazione, dando al respiro un ritmo tale che l’inalazione e la
esalazione abbiano la stessa durata, almeno di tre secondi.
Chi non ama le tecniche orientali può cercare rifugio e sollievo negli
interessi, negli hobbies. Si può imparare ad utilizzare un computer,
approfondire alcune letture interessanti, scrivere un libro sulla propria
vita, frequentare un corso di chitarra…
Naturalmente non tutti possono essere portati verso questo genere di
interessi culturali : chi lo preferisce può scegliere di fare sport,
respirare aria pura e stancarsi fisicamente, per poi sentirsi rilassati.
La stanchezza dovuta all’attività fisica è assai diversa da quella che si
prova dopo ore di lavoro in fabbrica, in ufficio o facendo le faccende
domestiche, perché il movimento sportivo o del tempo libero fa associare
la fatica ad un senso di benessere, di divertimento, perché ci si muove
per fare quello che piace fare, non quello che si è costretti a fare.
Si può dunque scegliere di andare in palestra, di fare nuoto, tennis o
jogging, o semplicemente una passeggiata al giorno per sentirsi in forma,
allenati e ossigenati grazie alla iperventilazione polmonare e alla
migliore circolazione del sangue.
L’importante è essere consapevoli di una sola cosa : sicuramente non siamo
onnipotenti di fronte alla vita, ma non siamo nemmeno del tutto impotenti
e tutto può cambiare a partire da questo momento, qui ed ora.
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STARE BENE INSIEME AGLI ALTRI
Thomas Mann diceva: ‘la solitudine fa maturare l’originalità, la bellezza
strana ed inquietante, la poesia. Ma genera anche il contrario, lo
sproporzionato, l’assurdo e l’illecito’.
La solitudine in effetti fa bene, benissimo, ma va presa a piccole dosi.
In quanto esseri umani siamo individui sociali che, da sempre, vivono in
gruppo: per vivere bene non possiamo fare a meno degli altri, vi è bisogno
di una efficiente collaborazione fra le persone, e dunque di rapporti, di
interazione.
La comunicazione sociale viene assicurata dal linguaggio, verbale e
gestuale: sin da piccoli il nostro compito è quello di imparare a parlare
agli altri ed a rispondere appropriatamente a ciò che gli altri ci dicono.
Molte persone tuttavia si sentono timide, introverse, ed hanno difficoltà
a stabilire delle relazioni interpersonali: probabilmente il loro difetto
non è nel carattere, ma negli strumenti di comunicazione sociale a loro
disposizione.
Sapersi muovere con successo nella società significa essere abili nel
saper creare un clima piacevole intorno a se, nel convincere gli altri a
moderare la loro aggressività, nell’interpretare con prontezza i segnali
emozionali, propri e altrui, sincronizzando, quando è necessario, le
proprie emozioni con quelle del gruppo.
Avere dei rapporti sociali indubbiamente costa: tempo, energie, denaro,
rischi e compromessi, anche se questi ‘sacrifici’ rendono sempre qualcosa
in cambio, in termini di amicizia, accettazione, supporto, ammissione nel
gruppo.
Sono tutti elementi che, funzionando da rinforzo, ampliano automaticamente
la gamma dei comportamenti sociali più appropriati ed incoraggiano sempre
nuovi e più profondi legami. Per stare con gli altri occorre rinunciare
alle proprie rigidità, adattarsi.
Da: Il pensiero positivo - Giuliana Proietti - ed. Xenia
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COME EVITARE I COMPORTAMENTI COMPULSIVI
Tra i vari comportamenti compulsivi vi sono quelli classici del fumo,
dell’alcol, delle tossicodipendenze, del gioco d’azzardo, dei disturbi
alimentari, ai quali si sono aggiunti più di recente quelli dello shopping
compulsivo, del consumo di materiale pornografico su internet, ecc.
Fornire sempre le stesse risposte a determinati stimoli ambientali,
provoca queste dipendenze. Per riuscire ad uscirne occorre spezzare il
meccanismo, rompere il giocattolo, che ci trastulla per un po’, ma poi ci
procura infelicità.
Ecco qualche consiglio utile:
- Ammettere anzitutto di essere vittima di un comportamento autolesionista
e decidere di volersi impegnare per uscirne, dandosi dei piccoli obiettivi
a difficoltà crescente;
- Non pretendere di risolvere tutto in poco tempo perché, qualora vi
fossero dei risultati, questi sarebbero effimeri ed il ‘ricadere’ è molto
peggio del ‘cadere’;
- Cercare di comprendere quale è il motivo reale di insoddisfazione che
tiene in vita questo circolo vizioso;
- Essere maggiormente tolleranti nei confronti di sé stessi, perché
l’eccessiva severità non gioca a favore della guarigione;
- Organizzare il proprio tempo in modo completamente diverso, in modo che
si possano abbandonare i rituali legati agli orari ed ai luoghi
frequentati;
- Fare altre cose piacevoli, ma sane.
Infine, qualche informazione in più su alcune cattive abitudini molto
comuni, come il fumo e l’alcool, potrebbero (o dovrebbero) essere uno
stimolo positivo per eliminarle dalla nostra vita.
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LE FESTE IN FAMIGLIA
Una festa in famiglia? Molti scappano solo all'idea. Eppure mantenere le
antiche tradizioni aiuta in molti casi a ritrovare quell'equilibrio e
quella identità, legata alle proprie radici, che la società omologante dei
media tende sempre più ad emarginare. In fondo noi siamo anche il nostro
cognome, la nostra gente, la nostra città, le nostre tradizioni e la
nostra cultura. Ecco perché, non sempre, ma qualche volta nell'anno, è
importante vivere questo momento di riunione e di partecipazione con i
propri cari.
Ad esempio la festa del Natale. Oggi dire Natale significa dire anzitutto
caos: corse, regali, parcheggi che non si trovano, multe, pacchetti,
nastrini, coccarde, alberelli, panettoni... E la pace, la serenità, il
calore familiare di una volta?
Ecco allora l'idea di rivivere questa festa 'all'antica' : ok la festa, ok
la riunione familiare, ma per favore, niente stress o malesseri da
compulsione al festeggiamento della festività...
Come siamo finiti in questo meccanismo stritolante? Tanti sono i motivi.
Vogliamo dirne uno, il più semplice che viene in mente a chiunque? La
pubblicità. Si, questa ossessione del regalo, questo eccesso di stimoli,
tutti questi nuovi prodotti messi sul mercato in questo periodo, le
offerte speciali strillate dalla grande distribuzione attraverso centinaia
di volantini e depliants... E chi non ha disponibilità economica? Chi
preferisce fare un regalo pensato, scelto con cura, attraverso un'accurata
ricerca in vari negozi? Chi vuole regalare una cosa originale? Cosa fa?
A volte può insorgere un senso di inadeguatezza per l'incessabile
susseguirsi di tutti questi 'obblighi' sociali.
Ma c'è anche chi sta peggio. è il single, quello che vive lontano dalla
famiglia o che non ha famiglia... Non è un caso che in questo periodo
molti cadono talmente in depressione da tentare di farla finita.
Ecco allora qualche utile consiglio per riuscire ad accettare le feste in
famiglia, prendendone solo gli aspetti positivi, senza effetti
collaterali.
L'invito non sembra spontaneo, sembra troppo una formalità? Bene,
l'occasione è buona per partecipare portando qualche novità, qualche cosa
che possa sinceramente stupire anche gli altri co-invitati, parlando di
argomenti nuovi, stimoli originali e qualche sorriso. Può essere un libro
di barzellette, un simpatico gioco di società, qualche foto o film che gli
altri non hanno mai visto o che non ricordano... Insomma, perché aspettare
che siano sempre gli altri a rendere allegra la festa?
Perché aspettarsi sempre qualcosa di straordinariamente bello, di
positivo, di magnifico dal Natale, dalla Pasqua, dal proprio compleanno?
In fondo queste feste sono giornate come le altre e per questo stare bene
insieme alle persone che si amano è già tantissimo. E se non si ha
qualcuno in particolare con cui festeggiare, ricordiamoci che possiamo
considerare noi stessi il nostro ospite d'onore. Facciamo trovare a questo
ospite una bella casa pulita, un buon pranzetto curato, un buon film e
buona musica per farlo rilassare.
E poi non dimentichiamo di tenerlo allegro, di farlo stare talmente bene,
per cui alla fine ci (si!) debba perfino ringraziare per l'accoglienza
ricevuta, con un bel regalo...Il massimo del più sano narcisismo insomma.
Distinguetevi infine per la scelta dei regali: non più banali oggetti
inutili e luccicanti, ma cose importanti, tipo contributi per le società
che operano nel volontariato, per le adozioni a distanza, per gli ospedali
di guerra, ecc. Un'idea nuova è quella di non regalare oggetti, ma servizi
utili alla persona: un check up in un centro estetico, biglietti per una
serata al teatro, una seduta da un consulente di immagine...
Buone Feste!
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