Clinica della Timidezza Ancona
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PENSO POSITIVO 3

a cura degli Psicologi
del Sito Clinica della Timidezza


 

COME MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE

Avere un buon stile di comunicazione può essere di grande aiuto per superare i momenti di difficoltà sociale. Ecco qualche suggerimento:

1) Prestare attenzione ai segnali non verbali
A volte ci concentriamo su quello che una persona ci sta dicendo, ma non facciao attenzione a ciò che invece questa persona ci comunica col corpo: le sue espressioni, le sue posture, la distanza che tiene da noi, il modo di guardarci o di darci la mano, possono invece integrare in modo mirabile i contenuti dei messaggi che l'interlocutore ci sta inviando. Osservare gli altri permette di acquisire consapevolezza anche sui propri comportamenti.

2) Guardare ai comportamenti 'incongruenti'

E' molto importante riuscire a capire se una persona è veramente sincera con noi: per farlo occorre imparare a guardare se c'è similitudine fra il suo linguaggio verbale e quello gestuale.
Con le parole vi dice che è tranquilla, si sente a suo agio insieme a voi, e poi la vedete con braccia e gambe intrecciate, oppure tamburellare con le dita sopra un libro? Si tratta di comportamenti incongruenti, che andrebbero analizzati bene, per capire quali sono i veri pensieri della persona che, altrimenti, ci avrebbe convinto fin troppo facilmente, con i suoi discorsi.

3) Concentrarsi sul tono di voce

Anche il tono di voce dell'interlocutore ci dice molto di lui/lei. Ad esempio, nei momenti di difficoltà, questo si abbassa o si alza notevolmente, e queste sono indicazioni utili per comprendere qualcosa di più su come chi parla si rapporta a ciò che dice. Occorre anche concentrarsi sul proprio tono di voce, imparando ad esempio a scandire bene le parole e ad esprimerle in tono più alto, quando vogliamo omunicare un messaggio che desideriamo sia ben compreso.

4) Usare il contatto oculare

Guardare una persona insistentemente negli occhi è un modo per rendersi antipatici, o per farle capire che abbiamo un particolare interesse per lei. Nelle situazioni normali è bene guardare sempre l'interlocutore negli occhi, distraendosene solo per pause della durata di quattro-cinque secondi e non di più.

5) Interrompere

Non è vero che interrompere chi sta parlando sia sempre un male: a volte queste interruzioni aiutano l'altro a proseguire nei suoi discorsi, perché rappresentano dei feedbacks positivi. Il parlante si rende cioè conto che chi lo ascolta è concentrato, capisce e chiede precisazioni (pertinenti).

6) Considerare sempre il contesto

In alcune situazioni è necessario essere formali, in altri ci si può permettere di essere più spontanei: le persone vanno dunque valutate seondo il contesto in cui su muovono. Soprattutto occorre capire se i comportamenti sono adeguati o meno ai contesti. Un'eccessiva rigidità non giova: occorre cambiare il modo di fare, secondo il contesto in cui si agisce.

7) Fare pratica, tanta pratica

Per imparare a gestire bene la propria comunicazione servono sicuramente queste nozioni teoriche che abbiamo fin qui brevemente delineato, ma soprattutto occorre sperimentare sul campo: se si vuole davvero migliorare, ogni occasione di incontro sociale deve essere quella giusta per migliorare l'approccio e per acquisire quelle abilità sociali che poi, con il tempo, a forza di praticarle, diventeranno abitudini.

LA TIMIDEZZA NEL PERCORSO DI VITA

Il bambino timido è quello che nelle situazioni sociali tende a stare sempre zitto, o più zitto degli altri. I grandi gli si avvicinano per dirgli: 'ma non hai la lingua'?, oppure 'Come dici? Parla più forte, non si sente nulla'!
E' quello che pensa molte cose, è creativo, sensibile, intelligente, ma i suoi pensieri non riescono a diventare parola.
Viene educato a stare al suo posto, a non prendere parte alle discussioni degli adulti, a stare in silenzio, a non dare fastidio, a farsi i fatti suoi.
A scuola spesso conosce le risposte alle domande dell'insegnante, ma non alza la mano, non si mette mai al centro dell'attenzione, non parla davanti agli altri, se può si siede all'ultimo banco...
Divenuto adolescente, il ragazzo timido diventa ancora più consapevole di sé stesso e si preoccupa del suo aspetto fisico: i capelli, i vestiti, il fisico... Tutto bene? Come saranno giudicati dagli altri? Merito il loro apprezzamento? Queste le domande che si pone continuamente.
E da adulto, cosa succederà?
Le esperienze della vita portano naturalmente a maturare e la timidezza tende ad attenuarsi, anche se è difficile che scompaia del tutto. Una persona che ha sperimentato la timidezza nell'infanzia o nell'adolescenza non diverrà mai estroversa, non si sentira mai completamente a suo agio in mezzo alle altre persone. A meno che non decida di reagire alla sua timidezza. In questo caso, il timido potrebbe cercare di forzare la sua natura, cercando di dominare la sua ansia da palcoscenico attraverso la sovraesposizione. Si può infatti, con uno sforzo di volontà e grande autodisciplina, diventare socievoli, estroversi, brillanti, ma è probabile che i sintomi d'ansia non vengano domati del tutto e che il battito cardiaco, la sudorazione, il rossore ed il tremore rimangano gli stessi per tutta la vita. Ma si impara a non dare più importanza a queste manifestazioni, o a non dargliene troppa, anche perché, cammin facendo, ci si rende conto che i famosi altri con cui si temeva tanto di confrontarsi da bambini o da ragazzi, forse non meritano tutte queste attenzioni. E allora, così pensando, ci si sente sempre meno in ansia e la timidezza, nell'età matura, finalmente scompare (anche se non sempre: se questo accade è un buon segno, perché significa che non ci si sente ancora veramente vecchi...).
Dr. Walter La Gatta

SIETE TIMIDI O QUALCOSA DI PIU'?

La timidezza, non ci stancheremo mai di dirlo, non è una malattia, è un tratto del carattere. Chi è timido ha il diritto di esserlo e per questo non ha bisogno di cercare alcun rimedio, alcuna terapia. Quando però la timidezza si aggiunge all'ansia, possono crearsi sindromi piuttosto serie, che non debbono essere trascurate.
Molti si chiedono in cosa consista questa linea di confine fra una cosa e l'altra. Chiaramente dipende dalle situazioni, dalle persone, dl contesto, però possiamo fornire qualche indicazione di massima.
Non è semplice timidezza se avete questi sintomi:
- Odiate qualsiasi situazione sociale;
- Siete semprein grande agitazione prima di una situazione sociale;
- Avete molta paura di essere giudicati dagli altri;
- Avete molta difficoltà a farvi rispettare
- Avete paura di essere ridicoli
- Avete paura o terrore all'idea di manifestare il vostro imbarazzo pubblicamente
- Avete attacchi di panico, forte tachicardia, tremori, diarrea, svenimenti, rossori e sudorazione quando vi trovate in una situazione sociale.
Se sospettate di avere qualche sintomo in più della semplice timidezza, occorre prenderne consapevolezza e chiedere aiuto a uno specialista.

RANCORE E PERDONO

Chi non riesce ad esprimere apertamente la sua rabbia quando si sente offeso, ma allo stesso tempo non riesce neanche a dimenticare, a perdonare, è colui/colei che prova il doloroso sentimento del rancore, molto comune fra le persone 'timide'.
Portare rancore ad una persona significa infatti avere nei suoi riguardi una forma di ostilità, impegnativa, forte, esclusiva. Certamente questo sentimento non nasce dal nulla: l'ostilità provata si verifica in presenza di un tradimento affettivo, quando ci si aspettava dall'altro un comportamento diverso, capace di tenere conto dei propri bisogni fondamentali, dei propri desideri, delle proprie aspettative.
Si tratta di un sentimento amaro, ossessivo, che spinge alla vendetta, anche se difficilmente si traduce in esplicita aggressione. Chi prova rancore si sente una vittima, è portato a lamentarsi, soprattutto con sé stesso, a tornare di frequente alla situazione che ha aperto la ferita, che in questo modo non riesce certamente a rimarginarsi.
Provare rancore porta a legarsi indissolubilmente al proprio 'carnefice': il sentimento del rancore non permette di dimenticare chi ci ha offeso, né l'offesa subita.
Per questo si parla anche di risentimento: un sentimento che riproduciamo continuamente nella nostra mente, fino a farle perdere di vista la realtà attuale, la vita reale che si svolge intorno a noi e che è probabilmente diversa da quella che continuiamo a percepire (dato che è filtrata da questo bisogno intenso e spesso segreto di ritorsione). A volte il rancore può essere utile perché è una fonte di energia, che permette di superare qualsiasi paura, qualsiasi forma di inibizione o timidezza, qualsiasi difficoltà. Altre volte può invece far scaturire un senso di impotenza, perché il pensiero che si avviluppa su sé stesso non aiuta a trovare delle soluzioni alternative e lascia le cose come sono, senza cambiamenti.
Chi prova rancore prova molta sofferenza, tende a chiudersi in sé stesso, a non comunicare più con gli altri, che non capirebbero l'importanza che il soggetto offeso attribuisce al proprio sentimento, o meglio, 'ri-sentimento'.
Una soluzione sembra tuttavia esserci: il perdono.

COME SUPERARE LA TIMIDEZZA

Pensare di mandare in pensione la timidezza per sempre, specie quando si è adolescenti e si sa ancora così poco della vita, è spesso una pia illusione: con la timidezza bisogna imparare a conviverci ed anche a saperla neutralizzare quando interferisce in modo negativo con gli eventi della propria vita. Uno fra questi eventi importanti della vita è sicuramente il primo appuntamento.

Molti dicono: non saprei cosa dire, cosa fare, dove andare... Certo, se non ci si prepara per tempo, queste incertezze possono esserci e contribuire a rendere la situazione maggiormente imbarazzante. Meglio allora prepararsi bene: itinerario, locale, vestito da mettersi, argomenti da affrontare : un paio di attualità, uno sugli argomenti che piacciono alle donne, (come l'astrologia, l'amore, i sentimenti ecc.,) - oppure, se siete ragazze, uno che piaccia agli uomini (macchine, sport, nuove tecnologie ecc.).
Poi però, cercate di essere naturali e non attenetevi rigidamente a ciò che avete 'studiato': gli argomenti preparati servono per tenerli in un ideale cassetto, in modo da poterli tirare fuori se non si sa più che dire, se la situazione si fa troppo pesante, se i silenzi diventano assordanti.
Non ti senti un tipo abbastanza interessante?

E' possibile. Questo può accadere perché frequenti troppa poca gente, leggi pochi libri, ascolti poca musica, hai pochi hobbies... Allora, per renderti più interessante, cerca di coltivarti di più, di avere maggiori conoscenze (e di saperle anche esprimere, comunicare agli altri). Poi dovresti cercare di darti un po' da fare per associarti a dei gruppi, per frequentare dei corsi, imparare a fare qualcosa, anche una piccola cosa, ma MOLTO BENE.
Vedrai che basterà questo per farti sentire più sicuro/a di te.

In genere ti dai la carica con un po' di alcool?

Prova a non farlo: cerca di essere te stesso/a... Chi l'ha detto che bisogna per forza essere delle persone estroverse e disinibite ai massimi livelli? A volte anche un po' di timidezza aiuta: si è persone più riservate, più affidabili, più rispettose degli altri, più disponibili ad ascoltare. Insomma: avete mai provato a fare della vostra timidezza il vostro punto di forza? Provate non a combatterla, ma a superarla, non con gli 'aiutini', che distruggono la vostra vita e che spesso neanche funzionano come vorreste, ma con la vostra sensibilità e con la vostra intelligenza.

ARROSSIRE DAVANTI ALL'AMATO/A

Quando ci si innamora, può capitare che il vedersi davanti la persona oggetto dei propri pensieri faccia sperimentare delle forti emozioni, spesso visibili anche all'esterno, nonché dall'interessato/a. A volte può capitare che queste emozioni si traducano infatti in rossori del viso, vampate di calore, palpitazioni, sudori freddi. Non è una bella sensazione per chi li prova e a volte è imbarazzante anche per chi se ne sente direttamente responsabile.
Queste emozioni non possono che svelare all'interessato/a (ed anche a tutti gli altri che osservano...) i propri pensieri più intimi. E' come sentirsi nudi, di fronte ad un pubblico giudicante. Questo sentimento di disagio può a sua volta provocare l'emozione della vergogna, intensificando così le manifestazioni somatiche dell'ansia e della sovraeccitazione.

Verrebbe da chiedersi perché, nei lunghi anni della nostra evoluzione, si sia conservato questo comportamento che è così disturbante per chi lo prova e che, a prima vista, non sembrerebbe favorire l'adattamento. Ogni cosa però ha un suo significato e, se si continua ad arrossire, un motivo biologico dovrà pur esserci... Si potrebbe ad esempio ipotizzare che le persone molto timide, che si sentono inibite davanti al possibile partner, non riuscirebbero mai a dichiararsi. Ecco allora che la natura potrebbe provvedere con questo segnale non verbale, che è come una richiesta d'aiuto, visto che riesce a comunicare molto di sé, anche senza l'uso della parola. E' solo un'ipotesi, e chissà che magari un gorno qualche giornale scientifico non 'strillerà' la notizia... Ma intanto che si può fare?

Per molti non è semplice riuscire a dichiararsi apertamente: quando lui/lei è nei pressi queste persone letteralmente scappano, evitando lo sguardo e l'interazione. L'importante è cercare di imparare a non aver paura delle proprie paure. Riflettendoci bene, che male c'è a manifestare all'altro/a il proprio interesse, o la propria simpatia?
Conviene sicuramente parlarne, sdrammatizzando, anziché lasciare che le emozioni prendano il sopravvento e si instaurino stressanti circoli viziosi. Il segreto per evitare questa angoscia dell'incontro potrebbe essere allora quello di tentare di tradurre in parole quello che sembra indicibile, improponibile:magari scoprendo che anche l'altro/a aveva lo stesso problema. Non sempre è così, ma vale la pena di provarci.

TIMIDEZZA: UNA DEFINIZIONE

Disagio di fronte ad estranei che si manifesta in un comportamento esitante, ritroso o impacciato in situazioni di natura sociale. Espressioni di timidezza sono l'arrossamento del viso, difficoltà di espressione verbale, impaccio gestuale e altre inibizioni fisiche e psichiche.
La timidezza può essere occasionale quando fa la sua comparsa in situazioni nuove o comunque insolite per il soggetto, o tipica, dovuta a senso di inferiorità da addebitare ad una scarsa confidenza con sé stessi, o ad errori educativi in ordine alla socializzazione.

Da: Galimberti, Dizionario di Psicologia, De Agostini

TIMIDI AL LAVORO

Sicuramente ognuno di noi conosce e frequenta poche persone timide rispetto a quelle non timide. Questo porterebbe a pensare che i timidi siano di meno.... Non è così. In realtà se ne conoscono e se ne incontrano di meno semplicemente perché molti di loro evitano i contatti sociali e dunque è ben difficile trovarli per una chiacchierata in piazza, o a qualche festa di compleanno.
Sul luogo di lavoro invece si possono incontrare una quantità di persone timide, più che in ogni altro ambiente, perché del lavoro non possono fare a meno.
Queste persone, che vivono blindate nelle loro case e famiglie, che non hanno alcun rapporto con il mondo esterno, possono avere sul lavoro diversi problemi di comunicazione e di relazione.
Come comportarsi se l'altro è in grande difficoltà? Ecco qualche piccolo consiglio:
1. Non pensare anzitutto che tutti quelli che sono silenziosi e riservati siano timidi o abbiano dei problemi: la riservatezza non è una patologia;
2. Cercare di mettere l'altro a suo agio, usandogli/le attenzioni che magari non vengono utilizzate normalmente (senza esagerare nel senso opposto, perché altrimenti il timido potrebbe sentirsi troppo al centro delle attenzioni altrui e manifestare ansia e imbarazzo)
3. Ascoltare anziché parlare. Se l'altro/a parla poco la prima volta che lo/a avvicinate, questo non significa che ogni volta che lo/a incontrate dovete rovesciare su di lui/lei tutte le cose che vi vengono in mente, pur di riempire il vuoto, il silenzio. Il silenzio è ottimo quando non c'è nulla da dire;
4. Se avete delle responsabilità e siete voi a guidare un team, ricordate che le persone timide sono quelle che in genere si interessano di più del lavoro e che lo fanno con maggiore dedizione, perché temono il giudizio degli altri e le brutte figure: è prevalentemente a loro che vanno dunque affidati dei compiti di responsabilità;
5. Cercare di essere sempre natural nei rapporti con queste personei; non mettere in evidenza le altrui difficoltà, né nascondere le proprie se ce ne sono. In ogni caso, sdrammatizzare.

RITROVARE L'EQUILIBRIO

Oltre alle tecniche psicologiche vi sono diversi altri modi per cercare di ritrovare il proprio equilibrio. 

In molti casi la psicoanalisi, così come certe psicoterapie somigliano più ad un affascinante gioco intellettuale, che alla ricerca di soluzioni ai problemi di tutti i giorni. 

Metodi alternativi per la ricerca del cambiamento possono trovarsi allora in pratiche tipo la meditazione, lo yoga, la preghiera, l’esercizio fisico, il jogging, il nuoto, la musica eccetera. 

Non esiste una scelta ‘giusta’: essa dipende dalle convinzioni, dai riferimenti culturali e dalle speranze che abbiamo : tutto questo contribuisce in modo determinante al processo di guarigione oppure al fallimento terapeutico. 

Occorre imparare a sdrammatizzare, magari ricorrendo al senso dell'umorismo: ridere e sorridere di sé stessi aiuta a recuperare salute e gioia di vivere. 

Occorre poi riflettere sul fatto che l'ansia viene naturalmente favorita dalla motivazione eccessiva e conflittuale, dall’impulsività, dalla scarsa autostima e dall’eccessivo interesse per l'approvazione altrui. 

Spesso infatti il timore di affrontare la disapprovazione, il biasimo, il ridicolo, fa scegliere il silenzio ed aumentare lo stato di tensione emotiva; al contrario ammettere i propri sentimenti, le proprie emozioni riguardo ad una certa cosa può avere un effetto terapeutico in quanto riduce buona parte dello stress. 

E’ importante anche, come diceva Jung, riaccostarsi alla propria religione, pregare, oppure meditare alla maniera orientale, cioè ripetere a se stessi sempre una medesima parola o un suono, detto mantra allo scopo di alleggerire la mente dai pensieri interferenti e molesti. 

Per restare sulle tecniche orientali, si può praticare lo yoga ed in particolare apprendere una speciale tecnica di respirazione dai benefici effetti rilassanti che si chiama Pranayama. Essa consta di vari esercizi di respirazione, tipo il respirare attraverso una sola narice, chiudendo ora l’una ora l’altra, oppure respirare con forza e velocemente usando il diaframma come una pompa, oppure respirare profondamente, lasciando gonfiare l’addome nella inspirazione e facendolo contrarre nella espirazione, dando al respiro un ritmo tale che l’inalazione e la esalazione abbiano la stessa durata, almeno di tre secondi. 

Chi non ama le tecniche orientali può cercare rifugio e sollievo negli interessi, negli hobbies. Si può imparare ad utilizzare un computer, approfondire alcune letture interessanti, scrivere un libro sulla propria vita, frequentare un corso di chitarra… 

Naturalmente non tutti possono essere portati verso questo genere di interessi culturali : chi lo preferisce può scegliere di fare sport, respirare aria pura e stancarsi fisicamente, per poi sentirsi rilassati. 

La stanchezza dovuta all’attività fisica è assai diversa da quella che si prova dopo ore di lavoro in fabbrica, in ufficio o facendo le faccende domestiche, perché il movimento sportivo o del tempo libero fa associare la fatica ad un senso di benessere, di divertimento, perché ci si muove per fare quello che piace fare, non quello che si è costretti a fare. 

Si può dunque scegliere di andare in palestra, di fare nuoto, tennis o jogging, o semplicemente una passeggiata al giorno per sentirsi in forma, allenati e ossigenati grazie alla iperventilazione polmonare e alla migliore circolazione del sangue. 

L’importante è essere consapevoli di una sola cosa : sicuramente non siamo onnipotenti di fronte alla vita, ma non siamo nemmeno del tutto impotenti e tutto può cambiare a partire da questo momento, qui ed ora.

STARE BENE INSIEME AGLI ALTRI

Thomas Mann diceva: ‘la solitudine fa maturare l’originalità, la bellezza strana ed inquietante, la poesia. Ma genera anche il contrario, lo sproporzionato, l’assurdo e l’illecito’.

La solitudine in effetti fa bene, benissimo, ma va presa a piccole dosi. In quanto esseri umani siamo individui sociali che, da sempre, vivono in gruppo: per vivere bene non possiamo fare a meno degli altri, vi è bisogno di una efficiente collaborazione fra le persone, e dunque di rapporti, di interazione.

La comunicazione sociale viene assicurata dal linguaggio, verbale e gestuale: sin da piccoli il nostro compito è quello di imparare a parlare agli altri ed a rispondere appropriatamente a ciò che gli altri ci dicono.

Molte persone tuttavia si sentono timide, introverse, ed hanno difficoltà a stabilire delle relazioni interpersonali: probabilmente il loro difetto non è nel carattere, ma negli strumenti di comunicazione sociale a loro disposizione.

Sapersi muovere con successo nella società significa essere abili nel saper creare un clima piacevole intorno a se, nel convincere gli altri a moderare la loro aggressività, nell’interpretare con prontezza i segnali emozionali, propri e altrui, sincronizzando, quando è necessario, le proprie emozioni con quelle del gruppo.

Avere dei rapporti sociali indubbiamente costa: tempo, energie, denaro, rischi e compromessi, anche se questi ‘sacrifici’ rendono sempre qualcosa in cambio, in termini di amicizia, accettazione, supporto, ammissione nel gruppo.

Sono tutti elementi che, funzionando da rinforzo, ampliano automaticamente la gamma dei comportamenti sociali più appropriati ed incoraggiano sempre nuovi e più profondi legami. Per stare con gli altri occorre rinunciare alle proprie rigidità, adattarsi.
Da: Il pensiero positivo - Giuliana Proietti - ed. Xenia

COME EVITARE I COMPORTAMENTI COMPULSIVI

Tra i vari comportamenti compulsivi vi sono quelli classici del fumo, dell’alcol, delle tossicodipendenze, del gioco d’azzardo, dei disturbi alimentari, ai quali si sono aggiunti più di recente quelli dello shopping compulsivo, del consumo di materiale pornografico su internet, ecc. Fornire sempre le stesse risposte a determinati stimoli ambientali, provoca queste dipendenze. Per riuscire ad uscirne occorre spezzare il meccanismo, rompere il giocattolo, che ci trastulla per un po’, ma poi ci procura infelicità.
Ecco qualche consiglio utile:
- Ammettere anzitutto di essere vittima di un comportamento autolesionista e decidere di volersi impegnare per uscirne, dandosi dei piccoli obiettivi a difficoltà crescente;
- Non pretendere di risolvere tutto in poco tempo perché, qualora vi fossero dei risultati, questi sarebbero effimeri ed il ‘ricadere’ è molto peggio del ‘cadere’;
- Cercare di comprendere quale è il motivo reale di insoddisfazione che tiene in vita questo circolo vizioso;
- Essere maggiormente tolleranti nei confronti di sé stessi, perché l’eccessiva severità non gioca a favore della guarigione;
- Organizzare il proprio tempo in modo completamente diverso, in modo che si possano abbandonare i rituali legati agli orari ed ai luoghi frequentati;
- Fare altre cose piacevoli, ma sane.
Infine, qualche informazione in più su alcune cattive abitudini molto comuni, come il fumo e l’alcool, potrebbero (o dovrebbero) essere uno stimolo positivo per eliminarle dalla nostra vita.

LE FESTE IN FAMIGLIA

Una festa in famiglia? Molti scappano solo all'idea. Eppure mantenere le antiche tradizioni aiuta in molti casi a ritrovare quell'equilibrio e quella identità, legata alle proprie radici, che la società omologante dei media tende sempre più ad emarginare. In fondo noi siamo anche il nostro cognome, la nostra gente, la nostra città, le nostre tradizioni e la nostra cultura. Ecco perché, non sempre, ma qualche volta nell'anno, è importante vivere questo momento di riunione e di partecipazione con i propri cari.
Ad esempio la festa del Natale. Oggi dire Natale significa dire anzitutto caos: corse, regali, parcheggi che non si trovano, multe, pacchetti, nastrini, coccarde, alberelli, panettoni... E la pace, la serenità, il calore familiare di una volta?
Ecco allora l'idea di rivivere questa festa 'all'antica' : ok la festa, ok la riunione familiare, ma per favore, niente stress o malesseri da compulsione al festeggiamento della festività...
Come siamo finiti in questo meccanismo stritolante? Tanti sono i motivi. Vogliamo dirne uno, il più semplice che viene in mente a chiunque? La pubblicità. Si, questa ossessione del regalo, questo eccesso di stimoli, tutti questi nuovi prodotti messi sul mercato in questo periodo, le offerte speciali strillate dalla grande distribuzione attraverso centinaia di volantini e depliants... E chi non ha disponibilità economica? Chi preferisce fare un regalo pensato, scelto con cura, attraverso un'accurata ricerca in vari negozi? Chi vuole regalare una cosa originale? Cosa fa?
A volte può insorgere un senso di inadeguatezza per l'incessabile susseguirsi di tutti questi 'obblighi' sociali.
Ma c'è anche chi sta peggio. è il single, quello che vive lontano dalla famiglia o che non ha famiglia... Non è un caso che in questo periodo molti cadono talmente in depressione da tentare di farla finita.
Ecco allora qualche utile consiglio per riuscire ad accettare le feste in famiglia, prendendone solo gli aspetti positivi, senza effetti collaterali.

L'invito non sembra spontaneo, sembra troppo una formalità? Bene, l'occasione è buona per partecipare portando qualche novità, qualche cosa che possa sinceramente stupire anche gli altri co-invitati, parlando di argomenti nuovi, stimoli originali e qualche sorriso. Può essere un libro di barzellette, un simpatico gioco di società, qualche foto o film che gli altri non hanno mai visto o che non ricordano... Insomma, perché aspettare che siano sempre gli altri a rendere allegra la festa?
Perché aspettarsi sempre qualcosa di straordinariamente bello, di positivo, di magnifico dal Natale, dalla Pasqua, dal proprio compleanno? In fondo queste feste sono giornate come le altre e per questo stare bene insieme alle persone che si amano è già tantissimo. E se non si ha qualcuno in particolare con cui festeggiare, ricordiamoci che possiamo considerare noi stessi il nostro ospite d'onore. Facciamo trovare a questo ospite una bella casa pulita, un buon pranzetto curato, un buon film e buona musica per farlo rilassare.
E poi non dimentichiamo di tenerlo allegro, di farlo stare talmente bene, per cui alla fine ci (si!) debba perfino ringraziare per l'accoglienza ricevuta, con un bel regalo...Il massimo del più sano narcisismo insomma.

Distinguetevi infine per la scelta dei regali: non più banali oggetti inutili e luccicanti, ma cose importanti, tipo contributi per le società che operano nel volontariato, per le adozioni a distanza, per gli ospedali di guerra, ecc. Un'idea nuova è quella di non regalare oggetti, ma servizi utili alla persona: un check up in un centro estetico, biglietti per una serata al teatro, una seduta da un consulente di immagine...
Buone Feste!


PRIMA COSA: ACCETTARSI!

Molte persone timide soffrono perché vorrebbero cambiare totalmente la loro vita, sperando in qualche rimedio magico che possa farle diventare improvvisamente estroverse e sicure di sé. In realtà l'unica cosa che c'è da fare per migliorare il modo di presentarsi e di esibirsi di fronte ad altri individui è quello di... Accettarsi! Per fare questo occorre anzitutto evitare di mettersi sempre al centro delle proprie attenzioni e di capire che tutto ciò che accade (dai rossori alla mancanza di argomenti, alla battuta poco pronta) non è assolutamente grave e che gli altri sono, in genere, assai meno severi nel giudizio di quello che la persona timida può essere con sé stessa. Provare delle emozioni, non sentirsi in certe circostanze all'altezza della situazione può essere anche intelligente, sensato, simpatico... Perché non provare a reagire alla situazione di imbarazzo con un po' di autoironia? L'importante è non prendersi troppo sul serio, cercando di osservare, invece che sé stessi, quanto sia comune la timidezza.
Primo appuntamento : cosa dire, cosa non dire
Al primo appuntamento il problema è quello di dover dire o fare qualcosa di utile per favorire la conoscenza interpersonale e lo sbocciare di una simpatia. A volte però può capitare che il tentativo di comunicazione, fatto magari con le migliori intenzioni, appaia maldestro o maleducato all'altra parte e possa mettere in crisi un rapporto non ancora cominciato.
Vediamo allora cosa fare e non fare al primo appuntamento.
FARE:
. E’ importante mantenere un buon contatto visivo, guardare dunque l’interlocutore sempre dritto negli occhi. In questo modo si dimostra un reale interesse per ciò che sta dicendo;
. Anche il corpo comunica qualcosa, così è necessario avere una postura in grado di mostrare attenzione e confidenza verso la persona che abbiamo di fronte;
. Quando si fanno domande e’ opportuno aspettare la risposta completa e non interromperla, in modo da poter porre successivamente un’ulteriore domanda attinente all’argomento. La persona più interessante è infatti, quella che mostra un reale e genuino interesse per l'interlocutore;
. Quando non ci si conosce bene può sembrare difficile, ma è bene chiamare lui o lei per nome : dà un senso di maggiore intimità ed interesse.
DA NON FARE:
E’ importante non iniziare ogni discorso con “io”, non raccontare barzellette (potrebbero offenderlo/a), non parlare di soldi e di successo, non monopolizzare la conversazione.
ALTRI SUGGERIMENTI
. Fare un piano per stabilire dove andare a passeggio, dove andare a mangiare, dove andare a sentire un po' di musica, telefonando ai locali interessati per sapere se sono aperti e se ci sono posti disponibili, eventualmente prenotare o pensare a delle alternative.
. Cercare di rendere piuttosto breve il primo appuntamento: è bene lasciare una scia di mistero per accettare con interesse anche il secondo appuntamento.
. Non arrivare tardi, curare la propria igiene personale, vestirsi adeguatamente, non bere molto, mostrare le parti migliori di sé e, se ce ne sono poche, cercare almeno di mostrarsi ottimisti e pieni di entusiasmo per la vita.
. Chiamare l'altro/a il giorno seguente, oppure inviare un SMS per dire che è stato bello stare insieme e che non si vede l'ora di vedersi ancora.

PAROLE E NON LACRIME

Molto spesso è difficile trattenersi dalle lacrime, come quando ci si trova a difendere le proprie posizioni, quando ci si sente ingiustamente attaccati, quando si vuole ribadire la propria innocenza. E le lacrime invece scorrono giù veloci, solcando le guance e lasciando di stucco i propri interlocutori, che non sempre si aspettano una reazione così marcata. Da cosa dipende questa istintiva voglia di piangere, che trova tutte le occasioni per manifestarsi, anche contro la propria volontà razionale? Dipende dai conflitti, che si hanno non solo con gli altri, ma anche con sé stessi. Come ci ha insegnato Freud, il conflitto fa parte della vita ed è naturale che si manifesti nelle più svariate occasioni. Le reazioni a questi sentimenti di conflitto possono manifestarsi in modalità assai diverse: c’è chi, in questi momenti di stress emotivo grida, impreca, rompe oggetti, fa battute sarcastiche e chi semplicemente piange, e con quel pianto esprime somaticamente tutti i suoi ragionamenti interiori. Nella maggior parte dei casi il pianto non va trattenuto, perché esprimere le proprie emozioni è salutare e serve per prevenire alcune malattie psicosomatiche. In certi momenti però il pianto può essere del tutto inopportuno e poco consola il fatto che sia un problema che riguarda tantissime persone.
La prima cosa da fare è cercare di capire quando si manifesta il pianto: in quali occasioni e con quali persone. Potrebbe essere il sintomo di una depressione in atto, come anche una modalità acquisita per far fronte ad un certo tipo di situazioni e sollecitazioni ambientali. Senza saperlo, la reazione del pianto potrebbe essere una risposta acquisita, ispirata a modelli familiari che hanno lo stesso tipo di reazioni allo stress, oppure potrebbe dipendere dalla incapacità di far fronte alle situazioni, per mancanza di abilità sociali. Il pianto dunque serve per spiegare ciò che non si riesce a dire. Per ritrovare la calma in questi momenti e cercare di tornare a spiegarsi col linguaggio vocale, occorre visualizzare un’immagine di serenità, di calma, indotta anche attraverso l’ausilio di una respirazione ampia e profonda ed immaginare un senso di fresco agli occhi al naso e alla gola, come quando ci si trova in alta montagna. Molte ricerche confermano il dato che allenarsi a questo tipo di visualizzazioni può aiutare davvero a cambiare il proprio modo di reagire e di comunicare.
 

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Ultimo aggiornamento sito: 30.06.2010
 



 

 

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