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ANSIA: CHE FARE
L'ansia è un'emozione del tutto normale, che ci aiuta a riconoscere i veri
problemi e a risolverli.
Nella sua forma sana, l'ansia ci aiuta a lavorare al massimo della forma. In
alcune persone però l'ansia cresce a dismisura e diventa invalidante. In
generale, si ritiene che l'ansia non sia "normale" quando dura per giorni
dopo un determinato evento stressante, o quando interferisce con la vita di
una persona.
Le donne hanno il doppio delle probabilità di soffrire di ansia rispetto
agli uomini, secondo l'Associazione Disturbi d'Ansia d'America. In un
recente studio su circa 63.700 studenti universitari si è visto inoltre che
è quintuplicato il numero dei giovani adulti che hanno a che fare con alti
livelli di ansia, come alla fine del 1930 (anche quello un periodo non poco
stressante!).
Il più comune disturbo d'ansia è la fobia sociale, che è l'estrema paura di
essere giudicati dagli altri. C'è anche il disturbo da attacchi di panico e
il disturbo d'ansia generalizzato, definito come una preoccupazione
persistente e poco realistica. Ttutti i disturbi d'ansia hanno però un
comune denominatore: a differenza della depressione, che è segnata da un
forte stato di tristezza, gli ansiosi sentono soprattutto la paura, con
sintomi come insonnia, palpitazioni e mal di testa. Quasi tre quarti degli
adulti che soffrono di ansia sviluppano i sintomi in età giovanile.
Oggi poi è abbastanza condivisa la sensazione che il mondo non sia così
sicuro come in passato, e questo crea ulteriore ansia. Le donne, in
particolare, si preoccupano dei rischi ambientali, della sicurezza del posto
di lavoro, degli eventuali problemi di coppia, che potrebbero portare alla
separazione.
Un altro fattore stressante è che oggi si lavora sempre: non ci sono più
confini tra lavoro e vita personale e si è sottoposti a moltissime
pressioni. Occorre essere sempre pronti, perché in qualsiasi momento si può
essere chiamati per fare qualcosa; in continuazione poi arrivano email e SMS
ed è sempre più difficile staccare la spina.
Secondo una nuova ricerca del Children's Hospital di Philadelphia, il
cervello femminile potrebbe essere più sensibile agli ormoni dello stress e
meno capace di adattarsi a livelli di stress troppo elevati. Le donne hanno
anche una certa propensione a "ruminare", a pensare continuamente ai propri
problemi, dei quali sono molto più consapevoli di quanto non lo siano gli
uomini.
Inoltre, sembra che anche le diete abbiano un impatto biologico sul livello
di ansia: "Una dieta ad alto contenuto di zuccheri e grassi saturi può
disturbare il funzionamento del cervello", spiega Fernando Gómez-Pinilla,
professore di neurochirurgia presso la UCLA, che ricerca gli effetti della
dieta sui disturbi dell'umore.
Per fortuna, ci sono diversi modi per calmare l'ansia:
Esercizio fisico: il legame tra attività fisica e salute mentale è quasi
inconfutabile. Non solo allevia le tensioni accumnulate, ma insegna al
cervello come resistere all'ansia. "L'esercizio fisico impegna gli stessi
circuiti dello stress mentale", dice Michael Hopkins, un ricercatore presso
il laboratorio di Neurobiologia dell'apprendimento e della memoria presso il
Dartmouth College. "Il cuore batte più velocemente, la pressione del sangue
aumenta. Nel corso del tempo, l'esercizio fisico sembra allenare il corpo a
gestire questi cambiamenti, in modo che quando l'ansia colpisce, il corpo
può dire: 'OK, è esattamente come quando vado a fare jogging. So come
affrontare questa situazione". L'esercizio fisico ottimale deve essere
anzitutto regolare ed impegnare almeno trenta minuti di allenamento, tre o
più giorni la settimana.
Una certa importanza sta anche nella dieta: Gómez-Pinilla, un ricercatore
australiano ha recentemente scoperto che le donne che hanno utilizzato una
dieta con cibi integrali, con molta frutta, verdura, cereali integrali,
carne magra e pesce, hanno avuto il 32 per cento in meno di probabilità di
manifestare ansia. (In confronto, le donne con una dieta ad alto contenuto
di prodotti alimentari trasformati e grassi saturi sono, nel 50% dei casi,
più inclini alla depressione.) "Mangiare troppo e mangiare sbagliato produce
un effetto di infiammazione che potrebbe causare disturbi al cervello",
spiega David Heber, direttore del Centro di Nutrizione Umana presso la UCLA.
Frutta e verdura, non solo non apportano problemi all'organismo, ma hanno
l'effetto opposto di combattere le infiammazioni. Alimenti ricchi di grassi
omega-3 (come il salmone e noci) e quelli contenenti triptofano (come latte
scremato e tacchino) possono essere considerati come uno Xanax naturale, se
consumati regolarmente, dice Gómez-Pinilla.
La caffeina può aumentare l'ansia e anche scatenare attacchi di panico,
secondo la ricerca. "La maggior parte di noi sorseggia il caffè del mattino
senza accorgersi che questo alimento aumenta il battito cardiaco e che la
pressione sanguigna tende a salire", dice Jonathan Abramowitz, direttore
della Clinica per i Disturbi d'Ansia e lo Stress presso la University of
North Carolina, a Chapel Hill.
Le tecniche di rilassamento sono efficaci in tanti aspetti della vita, ma
sono particolarmente efficaci nei disturbi d'ansia generalizzati: yoga,
meditazione e ipnoterapia hanno tutti dimostrato di essere utili, come la
respirazione profonda, l'ascolto di musica rilassante, e il massaggio.
"Quando siamo stressati, la maggior parte di noi respira superficialmente,
il che attiva il sistema nervoso simpatico e innesta la reazioni 'attacca o
fuggi', dice Lizabeth Roemer, docente di psicologia presso l'Università del
Massachusetts, Boston. "Inspirare ed espirare più profondamente attiva la
risposta del sistema nervoso parasimpatico. Inoltre, questo tipo di
rilassamento induce il rilascio di endorfine, che possono essere considerate
un ottimo tampone contro la risposta biologica allo stress, dice l'ipnoterapeuta
clinica londinese Georgia Foster.
Si dovrebbe essere in grado di vedere, dopo uno o due mesi, se i cambiamenti
dello stile di vita sopra riportati realmente fanno la differenza. Se così
non fosse, si potrebbe aver bisogno di una terapia o dell'utilizzo di
farmaci.
Una volta ci si precipitava all'Ospedale per un attacco di panico: oggi
sempre più persone sono informate e sanno farsi una auto-diagnosi, tenendo
l'ansia maggiormente sotto controllo
Fonte:
Msnbc
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DIRE "GRAZIE" NON E' SOLO UN FATTO DI CORTESIA...
Secondo gli psicologi della psicologia positiva, dicendo: 'grazie' non solo
rispettiamo le buone maniere, ma ci facciamo anche del bene.
Alcuni studi hanno infatti dimostrato che essere grati a qualcuno può
migliorare il nostro benessere, il livello di buona salute fisica, può
rafforzare le nostre relazioni sociali, produrre stati emotivi positivi e
aiutarci a far fronte in modo migliore ai periodi di stress nella nostra
vita.
Dobbiamo ringraziare non solo per questo: anche perché vogliamo che l'altra
persona sappia che attribuiamo valore a quello che ha fatto per noi e,
magari, la incoraggiamo così ad aiutarci anche in futuro.
E' questo aspetto della gratitudine che Adam M. Grant e Francesco Gino
esaminano in una serie di nuovi studi pubblicati recentemente sul Journal of
Personality and Social Psychology (Grant
& Gino, 2010).
In un primo studio, a 69 partecipanti è stato chiesto di fornire un feedback
ad un allievo fittizio denominato 'Eric' che chiedeva suggerimenti per la
sua lettera di presentazione, da allegare ad CV per una domanda di lavoro.
Tutti i partecipanti hanno dunque inviato una risposta a Eric tramite
e-mail, ottenendo una risposta da Eric, con la quale il fantomatico allievo
chiede di nuovo aiuto per un'altra lettera.
Metà dei partecipanti hanno ricevuto una risposta piena di gratitudine da
parte di Eric, mentre l'altra metà ha ricevuto una risposta neutrale. Gli
sperimentatori hanno voluto vedere l'effetto che questo avrebbe avuto sulla
motivazione dei partecipanti a fornire ulteriore aiuto ad Eric.
Come ci si potrebbe aspettare, coloro che sono stati ringraziati da Eric si
sono mostrati maggiormente disponibili a fornire ulteriore assistenza.
Infatti l'effetto di quel 'grazie' si è mostrato abbastanza sostanziale:
mentre solo il 32% dei partecipanti che aveva ricevuto l'email neutrale ha
aiutato Eric con la seconda lettera, quando Eric ha espresso la sua
gratitudine, il 66% dei partecipanti ha fornito ulteriore aiuto.
Che la persona sia più disponibile nei confronti di chi ha ricevuto aiuto e
che per questo ringrazia non sorprende (anche se l'aumento del 100% nei
feedback è indubbiamente interessante), ma ciò che i ricercatori volevano
capire è perché questo accade.
Forse la gratitudine di Eric li ha fatti sentire meglio? O forse quel grazie
ha potenziato la loro autostima? Ha rafforzato la loro motivazione?
Gli sperimentatori hanno scoperto che le persone non hanno fornito ulteriore
aiuto perché si sono sentite meglio o perché avevano aumentato la loro
autostima, ma perché avevano soddisfatto il bisogno di essere apprezzate, di
essersi sentite socialmente preziose, dal momento che erano state
ringraziati.
Questa sensazione di avere valore per gli altri aiuta le persone a superare
quei fattori che le inibiscono nel prestare aiuto. Spesso non siamo sicuri
che il nostro aiuto sia davvero desiderato e sappiamo che, se accettiamo di
aiutare gli altri, potremmo andare anche verso un fallimento. Il
ringraziamento ci rassicura dunque sul fatto che l'altro attribuisce valore
al nostro aiuto e, così facendoi, ci motiva ad offrirne di più.
I ricercatori si sono poi chiesti se questo effetto potrebbe estendersi
anche ad altre persone. Il ringraziamento di Eric motiva i partecipanti
anche ad aiutare una persona diversa da Eric?
In un secondo studio, dopo il ringraziamento di Eric è stata dunque fatta
pervenire ai partecipanti una lettera inviata da 'Steven' per chiedere un
aiuto simile. La percentuale di persone che si è offerta di aiutare Steven è
stata del 25% quando non avevano ricevuto alcuna riconoscenza da Eric, ma ha
raggiunto il 55% quando le persone erano state ringraziate da Eric.
Anche se le percentuali totali sono state leggermente inferiori, la
gratitudine di Eric ha praticamente raddoppiato il numero di persone
disposte a fornire aiuto a Steven.
In un terzo e quarto studio i ricercatori hanno testato le loro scoperte nel
rapporto faccia a faccia, piuttosto che via email. Sono arrivato a
conclusioni simili, con incrementi del comportamento prosociale del 50% nel
terzo studio e del 15% nel quarto studio. Queste percentuali inferiori
mostrano che l'effetto della gratitudine sulla motivazione dipende molto
dalla situazione.
Le situazioni prese in esame sono quelle in cui delle persone che non si
conoscono si aiutano a vicenda. E' probabile che l'effetto di un
ringraziamento per il comportamento prosociale sia più potente sulle persone
che non si conoscono, perché gli estranei sono più cauti nell'aiutarsi a
vicenda.
Dal momento che, per la maggior parte di noi, ringraziare gli altri per i
favori che riceviamo è abbastanza normale, non ci facciamo molto caso, ma
psicologicamente questo ha un effetto molto importante sia nella persona che
dà, sia nella persona che riceve.
Tutti e quattro gli studi rivelano che la gratitudine è molto più che una
"delicatezza sociale", o un modo per far sentire meglio chi ha ricevuto
qualcosa, ma rassicura gli altri sul valore del loro aiuto, sul fatto che
esso è stato effettivamente apprezzato e incoraggia la messa in atto di
ulteriori comportamenti prosociali.
Non ci resta che ringraziare moltissimo Adam M. Grant e Francesco Gino per
questo studio davvero illuminante ;-)
Fonte:
Spring
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NELLA SEDUZIONE MEGLIO AIUTARSI CON IL ROSSO
Quando le femmine degli scimpanzé sono vicine al periodo ovulatorio mostrano
il colore rosso sui loro corpi. Gli scimpanzé maschi rispondono
masturbandosi e tentando di montarle. Un nuovo studio sostiene che gli
esseri umani hanno superato questa fase ma evidentemente ne hanno conservato
le tracce.
Il team di ricerca di
Daniela Kayser ha scoperto che quando una donna indossa qualcosa di
rosso spinge gli uomini a porle domande più intime e a sedersi piùvicino a
lei.
Sorprendentemente, questa è la prima volta che l'effetto del colore viene
studiato riguardo al comportamento umano per quanto riguarda l'attrazione
sessuale. Ricerche precedenti avevano chiesto ai partecipanti di segnalare
la loro attrazione, ma non avevano misurato il loro effettivo comportamento.
A ventitré studenti eterosessuali o bisessuali maschi è stata mostrata una
foto di una donna bionda con gli occhi azzurri valutata in uno studio pilota
come "moderatamente attraente" da soggetti di sesso maschile. Metà dei
partecipanti ha visto una versione in cui la donna indossava una camicia
rossa, l'altra metà ha visto una foto identica, dove però il soggetto
indossava un abito verde.
I partecipanti sono stati invitati a selezionare 5 domande, da una scelta di
24 da porre alla donna (ad esempio 'Di dove sei?', 'Cosa dovrebbe fare un
ragazzo per avere la tua attenzione in un bar?')
Lo studio ha mostrato che gli uomini che avevano visto la donna in rosso
avevano scelto di farle delle domande più intime.
In un secondo studio, ad altri 22 studenti di sesso maschile è stata
mostrata una foto di una donna moderatamente attraente dai capelli castani,
occhi castani, che indossava una maglietta rossa o una camicia blu. Gli
uomini sono stati portati a pensare, ingannevolmente, che stavano per avere
una conversazione con la donna in una stanza adiacente. E' stata poi
mostrata loro una sala, che conteneva due sedie - uno ad un tavolo e
un'altra a lato. Ai ragazzi è stato detto che la donna si sarebbe seduta
nella sedia vicina al tavolo e i ragazzi dovevano dunque prendere l'altra
sedia, in modo da sedersi di fronte a lei. Gli uomini che avevano visto la
foto in cui la donna era vestita di rosso hanno posto la loro sedia più
vicina a dove pensavano che la donna stava per sedersi. Questa differenza
non è stata causata da effetti sull'umore.
Kayser e colleghi hanno detto che i loro risultati sono in linea con gli
altri studi sull'attrazione umana e che questi studi hanno evidenti
implicazioni pratiche. Le donne farebbero bene a indossare una camicia o un
vestito rosso quando escono con qualcuno cui sono interessate e possono
avere buoni risultati nella ricerca del partner su Internet se postano una
foto in abito rosso. Più in generale, dicono i ricercatori, i loro risultati
dovrebbero essere di notevole interesse per i consulenti di moda e i
designer di prodotti, così come nel mondo del marketing e della pubblicità.
In un altro recente
studio
condotto dal team di ricerca si è scoperto che anche gli uomini vestiti
di rosso venivano giudicati più attraenti e di status più elevato dalle
donne.
Ergo: se siete in fase di conquista, vestitevi di rosso!
Fonte: Niesta Kayser, D., Elliot, A., and Feltman, R. (2010). Red and
romantic behavior in men viewing women. European Journal of Social
Psychology DOI:
10.1002/ejsp.757 via
BPS Research
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COME
CERCARSI UNA PARTNER SU TWITTER
Non tutti ci sanno fare moltissimo con la tecnologia. Per questo abbiamo
pensato di proporvi la sintesi di un articolo trovato in Rete, con consigli
utili per cercarsi un/una partner via
Twitter,
Volete provare?
Crea un account
Dimenticati la play station. Non puoi occuparti di questa cosa mentre fai
una partita con la X-box e intanto pensi che Twitter vada avanti sa solo.
Devi impegnarti.
Ravviva il tuo profilo
Non basta usare l'interfaccia predefinita. Mettici qualcosa di fresco, di
originale, che rispecchi la tua personalità e le tue capacità. Comincia con
l'occuparti di fare una buona impressione partendo dalla "bio".
Inserisci il tuo sito web
Se non hai un tuo sito web, nel profilo mettici almeno l'inidirizzo della
tua pagina MySpace (e naturalmente assicurati che anche la pagina del
profilo di Myspace sia ben fatta). In questo modo le persone possono
visitarti anche lì e aggiungerti come amico, o almeno avere maggiori
informazioni su di te.
Inizia a twittare
Sì, come fai su Facebook, inizia a postare, parlando di cose che conosci e
che vedi. Parla della tua "disponibilità sentimentale". Parla del tuo cibo
preferito, di quello che ti piace fare, di musica, di cultura... Fallo più
volte al giorno.
Cerca
Fai le tue ricerche su Twitter anteponendo il cancelletto (#) alle parole
chiave che vuoi cercare (per una ricerca più definita) .
Parla con le persone che ti piacciono
Utilizza i messaggi personali @ per iniziare a parlare con le persone che ti
interessano. Seguile via Twitter e fatti seguire (Follow).
Aggiungi tutti i Twitters locali
Fai una ricerca specifica per la tua città. Comincia a seguire tutte le
persone che appaiono in tale ricerca. In ogni caso non dimenticare che
Twitter è in tutto il mondo e potrebbe capitarti di incontrare la persona
giusta anche lontanissima da te.
Fatto!
Così puoi incontrare la persona che cercavi.
Nella Pagina
di supporto
Twitter puoi trovare tutte le info necessarie.
... E naturalmente non dimenticare di seguire il nostro Twitter:
Clinicadellatim
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COME
ATTRARRE LE DONNE BALLANDO SULLA PISTA
Quando un
uomo balla, è possibile che si senta ridicolo, o che altri uomini lo
considerino ridicolo, ma non è così per quanto riguarda il sesso
opposto: le donne, vedendo ballare un uomo, provano attrazione per
lui.
Alcuni ricercatori hanno chiesto ad un campione di
donne di giudicare gli uomini esclusivamente dai loro passi di danza (e
non dall'apparenza fisica!), scoprendo che erano coloro che facevano più
movimenti con il corpo ad essere considerati più interessanti.
Ballare del resto, nel regno animale, è segno di salute, agilità ed
abilità ed è lo stessop quando un uomo danza sulla pista da ballo,
sostiene il Dr. Nick Neave, autore principale della ricerca presso
l'Università di Northumbria.
"Ciò che si mostra è la forza, l'elasticità e la creatività, il che
dimostra che si è delle persone in gamba. Colui che si muove a passo di
danza in realtà sta dicendo: "Io sono giovane, forte, sano e in forma".
Lo studio mirava a verificare se anche gli esseri umani, come gli
animali, si mettono in mostra (sullo stile del pavone) per attirare un
partner. Sono stati ripresi con la telecamera 19 uomini - tra i 18 e i
35 anni - che ballavano sul semplice ritmo dato da un tamburo, come se
fossero stati in una discoteca.
Le immagini sono state poi informatizzate ed un gruppo di 35 donne ha
assistito alla esibizione dei loro "avatar" in azione - senza la musica
- in modo da poter valutare la sola danza, senza la componente
aggiuntiva dell'attrazione fisica.
I risultati, pubblicati sulla rivista Royal Society Biology Letters, ha
dimostrato che ci sono otto variabili che fanno la differenza tra un
ballerino che piace e uno che non piace. Queste sono: i movimenti del
collo, del tronco, della spalla sinistra e del polso, la variabilità
delle dimensioni dei movimento del collo, del tronco e del polso
sinistro e la velocità di movimento del ginocchio destro.
Il ballerino più gradito mostrava un grande movimento del tronco, ma
anche una sorta di corsa sul posto e gesti abbastanza teatrali.
I campioni di sangue prelevati dopo l'esperimento hanno confermato la
teoria: i migliori ballerini erano anche i più sani.
Suggerimenti per il ballo
Muovere il corpo il più possibile
Non preoccuparsi del giudizio degli altri soggetti del proprio sesso
Cambiare spesso i propri passi e gesti
Non imitare gli altri ballerini sulla pista da ballo
Allenarsi con lo yoga e il pilates
Non ripetere di continuo le stesse mosse
Fonte e video:
Telegraph
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TIMIDEZZA:
LA MERAVIGLIOSA DISGRAZIA
In Francia è da poco uscito un libro, intitolato "Coinfessioni di un
timido", in cui Philippe Vilain, l'autore, unendo ricordi personali, analisi
e riferimenti letterari, ci spinge a pensare alla timidezza come ad "una
meravigliosa disgrazia." In un'epoca in cui l'affermazione di sé è diventata
una religione, in cui vengono schiacciati decenza e pudore, è molto utile,
secondo Vilain, rivolgersi al ritiro, al dubbio, alla temperanza.
Per descrivere i numerosi aspetti e i sintomi di questa "malattia del
secolo", Philippe Vilain inizia il suo romanzo con una scena traumatica -
quella di un padre ubriaco che, come risultato di una scommessa, sale su un
tavolo e si spoglia davanti al pubblico.
Ma ben presto gli occhi dell'autore si spostano su di sé e queste sono le
migliori pagine della "confessione". La scrittura diventa il suo
antidolorifico, il suo tranquillante, nella ricerca del silenzio.
Philippe Vilain - autore anche di un saggio intitolato "Difesa di Narciso" -
sembra sia riuscito a catturare, con questo libro, "l'essenza della
timidezza", nella sua infinita complessità e nelle sue manifestazioni.
Speriamo lo traducano presto in italiano.
« Confession d'un timide », de Philippe Vilain, édit. Grasset, 191 p., 14,50
€.
Fonte:
SudOuest
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TERAPIE ALTERNATIVE
Quando si cercano degli approcci alternativi alle tradizionali terapie per
la cura della salute mentale, è importante rendersi conto dei pericoli
insiti in questa ricerca. Vi è infatti la possibilità che alcune tecniche
alternative per la salute mentale facciano in realtà più male che bene...
Se non si vuole percorrere la strada della psicoterapia, si potrebbero
prendere in considerazione:
La terapia nutrizionale
Dieta e nutrizione influenzano moltissimo ciò che siamo e pensiamo. La
ricerca suggerisce che una dieta appropriata e un'alimentazione corretta
possono contribuire ad alleviare alcuni dei sintomi come ad esempio la
depressione. Insieme alla terapia nutrizionale, sono importanti anche il
fitness e l'attività fisica per una salute che parte dal corpo e arriva alla
mente.
Auto aiuto e auto-mutuo-aiuto
In questi gruppi di incontro e di auto-mutuo aiuto, si viene messi a
contatto con altre persone che soffrono degli stessi problemi. Stare con
altre persone aiuta infatti a condividere le esperienze e a trovare
motivazione attraverso i successi degli altri. Per l'auto-aiuto è suffciente
invece comprarsi uno dei tanti libri di self help che si trovano in
libreria: molti sono sciocchi, ma qualche buon consiglio lo danno sempre.
Una buona idea è aprire un gruppo su un social network per trovare delle
persone interessate a condividere le problematiche e le possibilità di
aiuto.
Approcci spirituali
Per chi desidera cercare aiuto nella vita spirituale vi sono diverse
offerte, oltre a quelle della propria religione. Sempre utili e intriganti
sono le dottrine orientali come il tai chi e lo yoga, così come alcune
pratiche dell'Induismo e del Buddismo. Imparare a conoscere nuovi modi di
pensare può essere di per sé terapeutico per molte persone.
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TIMIDEZZA E INFLUENZE GENETICHE
Il "genotipo" di un individuo è dato dal suo corredo genetico.
In altre parole, tutti noi abbiamo una sorta di carta di identità
genetica in cui è indicato ciò che è presente nel nucleo di tutte le
nostre cellule: il DNA. E' il DNA che determina infatti la nostra
tipologia genetica. Oltre al genotipo però esiste anche il "fenotipo",
ovvero il frutto dell'interazione fra genotipo e ambiente.
La genetica, come si sa, ha molta influenza sulla personalità, sulle
abilità cognitive, sulle malattie organiche, così come su quelle
psichiatriche: parlando di timidezza, se i genitori sono timidi,
è naturale che anche i loro figli lo siano, dal momento che è scritto
nel loro corredo genetico.
Questo tuttavia non significa che le similarità genetiche fra genitori e
figli siano di pari valore ed intensità ed inoltre non bisogna
dimenticare che genitori e figli hanno in genere una diversa storia
personale: non vivono infatti nelle stesse epoche, nella stessa casa,
con gli stessi genitori ecc.
Vivere in un certo ambiente, anziché in un altro, porta infatti la
persona a sviluppare alcune caratteristiche della sua personalità e non
altre. Tornando al concetto della timidezza: padre e figlio possono
essere ugualmente timidi come genotipi, ma la loro timidezza potrebbe
manifestarsi in modi ed intensità diverse, a seconda dell'ambiente in
cui ciascuno dei due si è trovato ad interagire e a cercare un proprio
adattamento.Gli effetti genetici sul comportamento rispondono alla legge della
probabilità: sebbene un bambino possa avere una certa dose di
"timidezza" nei suoi geni, il suo livello di timidezza, il suo modo di
esprimerla, sarà largamente influenzato dalle situazioni e dalle
interazioni che dovrà affrontare nel suo ambiente, in particolare nel
rapporto con i genitori.
I genitori dunque possono fare molto per assecondare o contrastare
le tendenze al ritiro sociale del loro figlio. Niente è
immutabile, come sappiamo, in natura: tutto può essere trasformato. In
questo senso, anche un bambino destinato dalla natura ad essere
estremamente timido, può essere aiutato a superare con abilità alcuni
passaggi difficili della vita, come ad esempio quello
dell'adolescenza, cambiandone il suo "destino genetico".
Se, è dimostrato, che si può intervenire con un certo successo nei
casi di autismo, a ragione di più lo si può fare con la timidezza, che
al contrario dell'autismo non è una vera malattia: senza aspettarsi
miracoli, sappiamo che interventi mirati sull'educazione e
sull'ambiente possono portare a risultati veramente apprezzabili.
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FARE LA PIPI' IN PUBBLICO
Bagni pubblici, affollati. Volete fare pipì ma non ci riuscite:
vi vergognate, avete paura che gli altri sentano.... Il problema si
chiama "paruresis" (o sindrome della vescica timida, o anche shy bladder
syndrome) ed è la difficoltà ad urinare in un luogo pubblico, oppure su
richiesta, nell'ambulatorio di un medico.
Per la verità questi sono luoghi in cui tutti si sentirebbero un po'
bloccati prima di urinare ed è normale avere qualche esitazione. Quando
il blocco però si fa più serio, quando si va in bagno e proprio non si
riesce a fare pipì, dovendo tornare a casa per liberarsi la vescica, si
parla di pauresis.
Questo disturbo psicologico, che rientra nelle fobie sociali, riguarda
soprattutto i maschi e si verifica nei bagni pubblici dell'aereo, del
treno o anche in quelli del posto di lavoro. Nei casi più gravi, la
semplice presenza di un coniuge o di amici nella casa può provocare un
blocco.
Secondo studi americani, questo disturbo riguarda, nei diversi gradi di
severità, dall'1% al 7% della popolazione. Se soffrite di questo
problema il consiglio è quello di affidarvi ad uno psicoterapeuta, che
si prenderà cura non solo di questo specifico problema, ma anche delle
difficoltà che probabilmente avete nel relazionarvi con gli altri.
Altri suggerimenti possono essere quello di iscriversi ad una comunità
online di persone che soffrono dello stesso disturbo (ad esempio
Paruresis) oppure, incredibile,
acquistare una specifica applicazione iPhone.
Pensate che il rumore di una fontana o di una cascata potrebbe essere
sufficiente a sbloccare l'impasse? Se si, potete prendete in
considerazione PeasyGoing, un'applicazione per iPhone che si propone di
aiutare chi non riesce ad urinare nei luoghi pubblici. Si può scegliere
fra questi toni: normale, pioggia o fontana.
"Non è affatto uno scherzo", assicura l' inventore del PeasyGoing, Tom
Doch: per molte persone la difficoltà a urinare è un problema serio. La
sua "invenzione", si potrebbe dire, utilizza semplicemente un vecchio
rimedio della nonna, quello cioè di aprire un rubinetto per stimolare la
funzione.
In ogni caso, se lo strumento vi appare utile e per giunta funziona,
possiamo dire che è buono...
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COME FAR
FINIRE UN AMORE, QUANDO L'AMORE E' FINITO
Cosa fare quando si decide di troncare
definitivamente una relazione?
- Location: Anzitutto scegliere un luogo adeguato: non farlo in un
locale troppo affollato, dove non si può parlare con calma, ma neanche
in un posto troppo tranquillo, per non rendere questo momento
eccessivamente drammatico.
- Gradualità. L’argomento va introdotto con gradualità,
evitando frasi troppo dirette ed esplicite.
- Attenzione alle reazioni.
Talvolta le reazioni del partner che sta diventando "ex"
possono essere particolarmente dolorose e aggressive: meglio evitare di
rispondere alle provocazioni o essere eccessivamente affettuosi,
lasciando speranze che non possono esserci. Purtroppo così è la vita e
queste sono cose che capitano.
- Non vi perdete nell'esame di ogni
singolo episodio che vi ha deluso, ogni tradimento, ogni litigio: queste
sono tutte cose del passato e sia voi, sia il vostro/la vostra partner
dovete pensare solo al futuro.
- Fatelo sempre di persona. Affidare
questo genere di comunicazioni ad una email o ad un SMS potrebbe
essere interpretato come una fuga di fronte ad una situazione che non
sapete gestire. Se non lo fate per lui/lei, che ormai state lasciando,
fatelo per voi, per il rispetto che dovete avere per voi stessi e per le
vostre scelte.
- Evitare ulteriori incontri per ‘parlare’,
per ‘riflettere’, per ‘capire’,
ecc. Se la decisione è presa,
meglio che sia irrevocabile e non lasci speranze che non possono
esserci.
- Se siete stati lasciati - La cosa
migliore è pensare al vostro/a ex in modo positivo, ma senza
idealizzarlo/a. E' inutile infatti idealizzarlo/a, dal momento che vi ha
lasciato (e dunque non ha capito il vostro valore e non ha avuto
rispetto per la vostra storia). Altrettanto inutile è alimentare verso
lui/lei sentimenti di rancore, che non farebbero altro che legarvi
ancora per molto tempo a questa persona, nei pensieri e nelle azioni.
Perdonate e guardate avanti.
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LA GRATITUDINE
Per avere buoni rapporti con
gli altri bisogna avere buone abilità sociali. Questo significa anche
capacità di esprimere sentimenti positivi, come affetto, tenerezza, amore,
gratitudine. Nei frettolosi rapporti dei nostri tempi
è già difficile esprimere affetto o tenerezza, mentre esprimere gratitudine
è spesso considerato troppo stressante e imbarazzante.
E' un atteggiamento sbagliato:
infatti, quando si riceve un piacere, un gesto gentile, occorre saper
ringraziare, esprimere gratitudine: di questo non tutti sono capaci, anche
per ragioni di timidezza.
Ecco qualche suggerimento:
1. Scrivere lettere (o mail)
di ringraziamento
Non è solo un modo per
essere gentili con gli altri, ma anche un modo per soffermarsi su
un'emozione positiva, un riflettere su quanto gli altri possano essersi
mostrati gentili e disponibili nei nostri confronti. L'importante è scrivere
sempre questo genere di lettere; quanto allo spedirle ci si può pensare,
valutando le circostanze e le specifiche situazioni. In ogni caso, vincere
la timidezza per mostrare gratitudine è sempre un goal da perseguire.
2. Esprimere gratitudine
Chi non se la cava benissimo con lo scritto può provare ad esprimere
gratitudine con le parole o con il linguaggio del corpo. Non c'è infatti
bisogno di fare grandi discorsi: a volte un sorriso, un "grazie" o altre
parole di apprezzamento per ciò che si è ricevuto, possono bastare.
L'importante è farlo.
3. Parlare con altri dei
propri sentimenti di gratitudine
A volte ci lasciamo travolgere dalle emozioni negative, ma soffermare il
pensiero su quanto di buono si è ricevuto dagli altri, alza immediatamente
il tono dell'umore. Quando siete insieme ad amici ed i discorsi languono,
perché ad esempio non introdurre il gioco del: "a chi devi maggiore
gratitudine e riconoscenza"? L'importante è non lasciarsi tentare
dall'esprimere sentimenti negativi, del tipo "non devo niente a nessuno,
perché tutti mi sono ostili". Sarebbe molto facile fare questo, specialmente
quando ci si sente arrabbiati o delusi, ma non è produttivo e non è
terapeutico. Meglio sforzarsi di pensare positivo.
Esprimere gratitudine significa apprezzare
ciò che si ha, concentrarsi sui propri punti di forza, cercare di migliorare
sé stessi.
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CONSIGLI PER UN COLLOQUIO DI
LAVORO
In un
colloquio di lavoro occorre riuscire a dare all'intervistatore
un'immagine di serena tranquillità e fiducia nelle proprie possibilità.
Ecco allora qualche consiglio utile per le persone più ansiose, o con minore
esperienza:
1. Cercare anzitutto un lavoro che soddisfi
le proprie aspettative. Per alcuni si sta parlando di un'ovvietà,
ma a volte le persone meno intraprendenti tendono, nel mercato del lavoro, a
farsi scegliere, anziché scegliere loro stesse. Per prima cosa dunque,
quando si cerca un lavoro, occorre chiedersi quale tipo di lavoro si
vorrebbe fare, quale tipo di aziende contattare.
2. Una volta inviato il curriculum e ottenuto un appuntamento per un
colloquio, non presentarsi impreparati!
Prendere tutte le informazioni possibili sull'azienda: da quanto tempo
esiste, chi l'ha fondata, quanta gente ci lavora, quale è la sua mission ?
Più cose si sapranno su questa azienda, più ci si sentità a proprio agio
durante l'intervista.
3. Durante il colloquio è sempre bene
mostrare interesse in ciò che dice l'intervistatore. Per fare una
buona impressione è utile anche chiedere precisazioni sul lavoro da
svolgere, per mostrarsi intelligenti e motivati (possibilmente non chiedere
informazioni e precisazioni relative allo stipendio, alle ferie, al
sindacato... Non subito! )
4. Cercare di sentirsi a proprio agio con
l'intervistatore: mantenere il contatto oculare, rispondere a tutte
le domande senza reticenze, fare qualche battuta spiritosa (senza
esagerare!)
5. Essere abbastanza sinceri negli aspetti
positivi del proprio carattere, che vanno valorizzati. Non è'
tuttavia consigliabile mentire sulle proprie reali capacità ed esperienze:
se non c'è molto da dire, meglio indirizzare la conversazione sulla propria
motivazione a crescere nell'ambiente di lavoro, nel desiderio di apprendere,
impegnandosi al massimo. Non raccontare apertamente tutti i propri difetti.
6. In caso di sintomi d'ansia
(rossore, sudore, balbuzie) non vergognarsi di ammetterlo, magari con un po'
di autoironia e motivando la cosa con l'importanza che si dà a questo
colloquio.
7. Prepararsi in anticipo delle domande
tipiche, come ad esempio: Quali sono i suoi difetti? In questo caso
prepararsi un difetto che però agli occhi dell'intervistatore appaia un
pregio (es. puntualità). Perché si è licenziato dal suo precedente lavoro?
Andava d'accordo con i suoi colleghi? E infine, quella più drammatica per le
persone timide e introverse: "Mi parli di sè".
8. Moderarsi. Se, per superare la
timidezza, tendete a parlare molto, sommergendo il vostro interlocutore di
parole in libertà, cercare di essere molto più sintetici, attenendovi
all'essenziale. Al contrario, chi tende a rispondere solo si e no, cerchi di
motivare la propria risposta con un discorso che duri almeno 2 minuti.
In bocca al lupo!
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L'OZIO COME SOLUZIONE DEI
PROBLEMI
Se per molti il periodo delle
vacanze è un periodo atteso tutto l'anno, per potersi finalmente
disintossicare dalla routine e dallo stress che ogni lavoro comporta, per
molti questo periodo dell'anno è particolarmente difficile, in quanto genera
ansia, depressione e tanti altri sintomi ad esse collegati.
Va detto anzitutto che i periodi di riposo
vanno considerati a tutti gli effetti come "lavoro", dal momento
che per lavorare si ha necessità di avere delle energie da spendere, che
possono e debbono essere rigenerate durante i periodi di riposo.
Passare bruscamente da periodi di lavoro intenso a periodi di completa
inattività può portare, specialmente se le aspettative sono alte e non
vengono adeguatamente soddisfatte, a vivere male il periodo di inattività,
tanto da desiderare di tornare presto a "faticare" piuttosto che continuare
a godere del programmato periodo di ozio.
Molte persone durante le vacanze dal lavoro stanno talmente male che
sviluppano una sorta di fobia delle vacanze, del tipo "se le conosci le
eviti". Questa paura dell'ozio, dell'inattività, della libertà, è sentita
specialmente da coloro che hanno fatto del lavoro una ragione di vita.
Ma l'ozio non è sempre un vizio,
spesso è anche una necessità: nei periodi di ozio non solo rilassiamo il
corpo e la mente, ma ci permettiamo di lasciare vagare il pensiero in
sentieri per noi poco conosciuti e praticati, abbiamo modo di sperimentare
una libertà che non sempre possiamo permetterci, che ci può consentire di
riflettere serenamente sulla nostra vita, trovando soluzioni creative e del
tutto nuove a problemi vecchi e spesso irrisolvibili. Per non parlare dei
progetti nuovi e interessanti per il futuro che un periodo di relax potrebbe
consentire...
Una vacanza dunque può essere molto rigenerante per chi si sente molto
stressato: può aiutare ad affrontare meglio la vita e a vedere con un certo
distacco le cose, le persone e le relazioni.
Infine, non va dimenticato che l'ozio permette alle persone di riprendere il
contatto con sé stesse: chi si è veramente, cosa si vuole fare della propria
vita.
Questo è il momento di cominicare a programmare le vacanze: per rilassarsi,
ma anche per ritrovare un contatto con sé stessi e imparare a conoscersi
meglio.
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L'ANSIA NEI BAMBINI
I bambini troppo ansiosi sono quelli che mostrano di avere particolari
paure, esitazioni, preoccupazioni. L'ansia è molto comune nei bambini e
dunque non deve destare particolari preoccupazioni, a meno che non ci si
renda conto che essa è per il bambino troppo difficile da contenere e deriva
da una sua grave sfiducia nelle proprie possibilità.
Secondo Freud l'ansia del bambino è dovuta alla paura di perdere le persone
che ama. Chi non ricorda l'esempio del nipotino che giocava con il rocchetto
di filo, mentre la mamma non c'era? Secondo Freud il suo nipotino tirava
lontano il rocchetto di filo, per poi riavvolgerlo, per placare l'ansia
dell'abbandono, per rassicurarsi sul ritorno della mamma, che sarebbe stata
poi ritrovata come, appunto, il rocchetto di filo.
L'ansia dei bambini si esprime in modo diverso da quella degli adulti: la
possiamo riscontrare in alcuni comportamenti tipici, come il bambino che non
vuole andare a letto da solo, che vuole essere accolto nel lettone, che ha
paura del buio, dei mostri, delle streghe cattive...
In genere queste paure passano con l'età, ma è importante che i genitori
rassicurino il bambino che sperimenta questi stati ansiosi, attraverso gesti
d'affetto e parole che esprimono il desiderio di restare sempre vicini,
anche se in qualche momento è inevitabile doversi allontanare.
La rabbia e l'impazienza dei genitori di fronte a questi comportamenti non
fanno che aggravare la situazione. Le parole d'ordine devono invece essere
le seguenti:
. tranquillità
. affettuosità
. gradualità
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IMPARARE A GESTIRE LE CRITICHE
L e immagini ottenute con la
risonanza magnetica rivelano che i pazienti che soffrono di fobia sociale
generalizzata rispondono in modo diverso ai
commenti negativi che si fanno su di loro: questi i risultati di
uno studio pubblicato nel mese di Ottobre sulla rivista Archives of
General Psychiatry.
La fobia sociale generalizzata è caratterizzata dalla paura e
dall'evitamento delle situazioni sociali, oltre che dalla paura di essere
giudicati in modo negativo dagli altri.
E' il disturbo d'ansia più diffuso (13,3%) ed è associato con un alto
rischio di depressione , alcol, abuso di droghe e suicidio.
Degli studi precedenti avevano mostrato delle differenze nel modo in cui il
cervello di persone che soffrono di questo disturbo rispondono alle
espressioni facciali, suggerendo che il disturbo comporta
una risposta più elevata agli stimoli sociali nelle aree cerebrali legate
alle emozioni.
Karina Blair, psicologa presso il National Institute of Mental Health,
Bethesda, ha messo a confronto le immagini cerebrali ottenute con la MRI (fMRI)
di 17 persone sofferenti di fobia sociale che non seguivano alcun
trattamento medico con quelle di 17 soggetti della stessa età, dello stesso
sesso, dello stesso livello di intelligenza, ma che non soffrivano del
disturbo di fobia sociale.
Le immagini relative all'attività cerebrale sono state prese nel momento in
cui i soggetti leggevano commenti su di sé, positivi (es. Sei bello/a)),
negativi (es. Sei brutto/a) o neutri (es. Sei un essere umano) o su altri
soggetti (es. Lui è bello).
Si è visto così che i pazienti che soffrivano di fobia sociale mostravano un
maggiore afflusso di sangue nella corteccia prefrontale mediana (area legata
al concetto di sé) e nell'amigdala (area legata alle paure, alle emozioni,
alle risposte allo stress) quando leggevano commenti negativi su sé stessi,
mentre non vi erano differenze con il gruppo di controllo quando leggevano
commenti negativi sugli altri o commenti positivi o neutali su sé stessi.
Poiché le regioni della corteccia prefrontale mediana sono coinvolte nelle
rappresentazioni del sé, si potrebbe dire che queste regioni, insieme con
l'amigdala, giochino un ruolo di primo piano nella creazione e nel
mantenimento della fobia sociale e che il disturbo parzialmente riflette
un cattivo rapporto con sé stessi nel rispondere agli stimoli
sociali, in particolare alle critiche.
I risultati di questa ricerca potranno essere utili, in futuro, per mettere
a punto dei farmaci che possano influire in quelle aree del cervello.
Fonte:
Blair et al. Neural Response to Self- and Other Referential Praise and
Criticism in Generalized Social Phobia. Arch Gen Psychiatry, 2008; 65 (10):
1176-1184 [link]
via
ScienceDaily
Link:
JAMA and Archives Journals.
Nel frattempo impariamo a gestire le critiche: le nostre aree cerebrali
lavoreranno molto meno e probabilmente anche la fobia sociale si attenuerà!
:-)
OTT. 08
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CIO' CHE
GLI ESTROVERSI DOVREBBERO SAPERE DEGLI INTROVERSI
Ecco le cinque cose fondamentali che un estroverso dovrebbe
sapere quando si trova di fronte a una persona introversa:
1) Chi è dedito al pensiero più interiore presenta una
maggior attività cerebrale a livello dei
lobi frontali, aree deputate al pensiero complesso e alla soluzione
di problemi, mentre l’estroverso ha una maggior attività nella parte
posteriore del cervello, vale a dire quella che si occupa degli impulsi
sensoriali provenienti dall’esterno.
2) L’introverso non ama la conversazione
superficiale. In realtà, la ritiene una perdita di tempo, mentre
ama molto le conversazioni profonde, alle quali partecipa con entusiasmo.
3) Gli introversi amano socializzare.
Lo fanno in un modo diverso e più raramente degli estroversi, scegliendo i
loro interlocutori e non accontentandosi del primo che passa; ma quando
decidono di aprirsi con qualcuno sono in grado di mantenere una
conversazione e persino di diventarne il centro.
4) L’introverso ha bisogno di stare da solo
per ricaricarsi. Gli inviti rifiutati e le occasioni sociali spesso
evitate fanno pensare a individui scontrosi; la realtà, però, è che gli
introversi parteciperebbero volentieri, ma essendo una pratica che richiede
loro molta energia la dosano, diluendo gli impegni.
5) Gli introversi sono socialmente ben
inseriti. L’essere più attenti a quello che succede dentro non
significa non essere in grado di vivere adeguatamente quello che sta fuori.
Consigli di
Brian Kim
Fonte:
Corriere della Sera
Febb. 08
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