Responsabile Scientifico del Sito Dr. Walter La Gatta

 
13/12/2011

Trovaci su TwitterAbbonati ai nostri RSSClinica della Timidezza Ancona
               Fare
della propria timidezza un punto di forza
 

 

Chi
siamo
Gli
Aforismi
 La
Posta
Penso     Positivo Le
Interviste
Test
e Quiz
Le
Ricerche
Gli
Articoli
  

HOME > PENSO POSITIVO > 7


 

a cura degli Psicologi
del Sito Clinica della Timidezza

 

GENITORI, I FARMACI NON SONO CARAMELLE

Il Guardian ha scoperto che in Inghilterra a bambini di appena quattro anni vengono somministrati dei farmaci tipo Ritalin per problemi comportamentali, in violazione delle linee guida del NHS, il servizio sanitario nazionale.

Oltre Manica la legge prescrive che i bambini cui viene diagnosticato il famigerato disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) devono essere inviati in terapia familiare, insieme ai loro genitori. I farmaci possono essere assunti solo a partire dai sei anni,  se non hanno funzionato le terapie psicologiche.

Invece le cifre, basate sui dati di 479 medici di base, mostrano che i tassi di prescrizione sono sempre in crescita. La fascia di età più trattata è quella compresa fra i 6 e i 12 anni (8 per mille); al secondo posto vi è la fascia 13 -17 anni (6 per mille), mentre le persone adulte di oltre 25 anni sono trattate con questo farmaco in misura inferiore all'1 per 1.000.

La preoccupazione maggiore tuttavia riguarda le cure ai bambini con meno di sei anni, che non avrebbero dovuto ricevere queste prescrizioni di farmaci, si afferma al National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice).

Non ci sono cifre attendibili per valutare la vera portata del fenomeno, ma il professor Tim Kendall, direttore del National Collaborating Centre for Mental Health,  ha confermato di essere venuto a conoscenza che i bambini dell'asilo nido e della scuola materna vengono curati con questi farmaci inutili. Ancor peggio è stato scoprire che erano spesso i genitori che facevano pressione sui medici di base, per ottenere questi trattamenti per i loro figli.

Kendall ha detto: "Ci sono due motivi che spingono i genitori a fare questo tipo di shopping farmaceutico. Il primo è quello di migliorare le prestazioni dei propri figli a scuola, e il secondo è quello di ottenere l'accesso alle sovvenzioni. Ci sono sempre medici che si prestano a questo, ma è sbagliato fare diagnosi senza neanche consultare scuole e insegnanti ".

In un caso, osservato direttamente dal Guardian, un bambino di cinque anni, del West Midlands ha ricevuto in cura una doppia dose di metilfenidato, comunemente conosciuto con il nome commerciale Ritalin, il farmaco usato per curare l'ADHD, nonostante sia "tra i bambini più educati della sua classe". A scuola gli insegnanti non potevano credere che un bambino del genere potesse essere curato per l'ADHD, ma si è poi scoperto che il farmaco gli veniva prescritto "per aiutare la mamma a casa".

In un altro caso del West Midlands, un bambino di cinque anni ha cominciato a prendere il farmaco a tre anni, su richiesta dei genitori, senza che questi avessero sentito l'esigenza di consultarsi con gli insegnanti o con gli psicologi.

Parlando a nome della British Psychological Society, Peter Kinderman ha espresso particolari preoccupazioni circa i casi scoperti dal Guardian. "Molti psicologi sono preoccupati per l'utilizzo di diagnosi psichiatriche e mediche in casi come lieve ansia sociale o timidezza, non solo a causa dei dubbi sulla validità di molti di questi approcci diagnostici, ma a causa dei possibili effetti collaterali."

Dinah Jayson, portavoce del Royal College of Psychiatrists, ha insistito invece sul fatto che in alcuni casi potrebbe essere perfino "crudele", non curare farmacologicamente i bambini di qualsiasi età, se tutte le altre opzioni non hanno funzionato. E' vero, sostiene Jayson che questi farmaci comportano dei rischi, ma anche il non fare nulla è un rischio.

Secondo i dati del National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice), oggi la percentuale dei giovani del Regno unito che soffre di qualche forma di ADHD è stimabile tra l'1% e il 9%, a seconda dei criteri utilizzati. Le cifre del National Health Service mostrano un aumento in tutte le prescrizioni di metilfenidato, in tutte le fasce d'età di quasi il 60% in cinque anni, passando da 389.200 nel 2005 a 610.200 nel 2009.

Gli effetti collaterali del farmaco includono insonnia, perdita di appetito e tassi di crescita ridotti.
Inoltre, non si conoscono ancora gli effetti che questa assunzione precoce di farmaci potrebbe avere sulla personalità dei bambini.

Una cosa è però certa: i farmaci non sono caramelle. I genitori dovrebbero capirlo da soli... O no?

Fonte:

Behaviour drugs given to four-year-olds prompt calls for inquiry, Guardian Mar 2011

LE PIANTE IN UFFICIO MIGLIORANO LE CAPACITA' COGNITIVE

In uno studio che sarà pubblicato sul Journal of Environmental Psychology, dei ricercatori hanno dimostrato che la semplice presenza di piante in un ufficio ha il potere di aumentare la propria capacità di mantenere l'attenzione.

Gli esseri umani oramai trascorrono la maggior parte della propria vita davanti agli schermi tv o del pc, e poco si curano dell'ambiente in cui sono immersi. Questo studio suggerisce invece che circondarsi di piante può offrire dei vantaggi al proprio stato di benessere generale, rinforzando in particolare le capacità di attenzione.

Gli scienziati hanno da tempo dimostrato che l'esposizione ad ambienti naturalistici, come quelli ricchi di fogliame, ha effetti rigeneranti sull'attenzione. La maggior parte della ricerca in questo settore è stata compiuta considerando scene naturali su scala più ampia - ad esempio, invitando i partecipanti ad andare a piedi in un parco o osservando immagini di vita vegetale.

Per le piante inserite nell'ambiente di lavoro invece, i risultati sono stati spesso contrastanti. In uno studio le piante sono state collocate in ufficio e si è visto così che i soggetti, che lavoravano in un laboratorio di informatica, grazie a questa verde presenza, diventavano più produttivi. Tuttavia, un altro studio successivo non è riuscito a riscontrare gli stessi benefici ed altri ancora hanno trovato che le piante funzionavano solo per gli uomini, o solo per le donne.

Gli autori del presente studio suggeriscono che queste incoerenze possono derivare dall'uso di diversi strumenti di laboratorio. Così come il medico misura la salute in diversi modi - ad esempio può misurare la pressione del sangue, o determinare la percentuale di grasso corporeo - così anche gli psicologi hanno modi diversi per misurare l'attenzione. Ogni strumento di misura, a seconda di come funziona e di quale aspetto misura, può portare ad un risultato diverso.

In questo esperimento, Travis Riddle e colleghi, della Columbia University, hanno deciso di utilizzare un'operazione di Reading Span, un compito che prevede la lettura di una serie di frasi ad alta voce, cercando di memorizzare l'ultima parola di ogni frase. (Prestazione molto simile al modo in cui si potrebbe aver bisogno di ricordare alcune informazioni partendo da un foglio di calcolo, prima di entrare in un documento di elaborazione testi, cioè un compito che richiede la capacità di passare fluidamente attraverso compiti diversi, tutti centrati sulle capacità di attenzione - dal leggere al memorizzare, dal ricordare allo scrivere -).

Per testare la loro ipotesi sull'effetto benefico delle piante in un ufficio, gli autori hanno sistemato quattro piante intorno ad una scrivania dove erano posizionati i partecipanti allo studio, mentre altri soggetti dovevano operare nella stessa stanza, ma senza le piante.Tutti i partecipanti hanno svolto dapprima un compito di Reading Span, per misurare il loro livello di capacità attentiva, poi vi è stato un compito di lettura, seguito da un altro compito di Reading Span, per stabilire eventuali cambiamenti nelle capacità di attenzione.

I risultati dell'esperimento hanno dimostrato che i partecipanti che hanno svolto i loro compiti nell'ufficio con le piante, hanno migliorato le loro performances, passando dal primo al secondo compito, mentre coloro che hanno svolto la prestazione nell'ufficio spoglio, non hanno mostrato alcun miglioramento.

Resta, naturalmente, da capire perché questo accada: cosa c'è nella pianta, che agevola il nostro modo di pensare? In che modo una pianta può influenzare le nostre capacità di attenzione? Può essere davvero rilassante e rigenerante per l'attività cerebrale? Sicuramente si scoprirà in futuro: per il momento non resta che fare tesoro di questa scoperta.

Fonte:

Houseplants Make You Smarter,

PER AVERE SUCCESSO OCCORRE INTELLIGENZA (OPPURE MOTIVAZIONE A FARE BENE)

Una nuova ricerca condotta presso la University of Pennsylvania ha mostrato una correlazione tra motivazione della persona che si sottopone al test e suoi relativi risultati nel QI e, cosa ancor più importante, tra i suoi risultati nel QI e il suo successo personale e professionale.

Angela Lee Duckworth, assistente di psicologia alla Scuola  delle Arti e delle Scienze di Penn, ha guidato la ricerca, che è consistita in due studi correlati.

Il primo studio era una meta-analisi delle ricerche precedenti sugli effetti degli incentivi nei punteggi QI. Nei soggetti che ottengono un punteggio superiore alla media, il livello di motivazione nel fare il test rappresenta solo circa un quarto di deviazione standard, o quattro punti. Sui soggetti che invece raggiungono un punteggio inferiore alla media nel QI, la motivazione costituisce quasi una intera deviazione standard.

(In altre parole, la motivazione a fare il test influisce poco sui risultati dei soggetti particolarmente intelligenti, mentre influisce percentualmente assai di più nei soggetti meno dotati)


Nel secondo studio alcuni ricercatori hanno osservato un video in cui dei ragazzi adolescenti si sottoponevano ad un test di intelligenza standard. I ricercatori dovevano valutare la motivazione di questi ragazzi nel fare il test e poi mettere a confronto questo dato con il casellario giudiziario, lo status professionale e il livello d'istruzione di questi stessi soggetti, più di un decennio più tardi.

I valutatori, che non erano a conoscenza dei punteggi QI dei soggetti, hanno assegnato un punteggio alla motivazione mostrata da ciascun partecipante allo studio, sulla base di un menu standard di comportamenti, come ad esempio rifiutarsi di rispondere alle domande, o fare il test con poca attenzione, scorrendolo velocemente fino alla fine, per impiegarci meno tempo.

Conclusione: sia le valutazioni fornite sulla motivazione di questi soggetti a fare il test, sia i risultati ottenuti nel QI sono stati predittivi circa il futuro di questi adolescenti, in termini di anni di istruzione, condizione lavorativa e precedenti penali. (Migliore punteggio QI e migliore motivazione a fare il test, migliori risultati nella vita)

Le persone con alto QI hanno delle chances personali che li aiutano a superare bene le sfide della vita, grazie alla loro doti intellettive, mentre le persone con bassi punteggi di QI che non hanno successo nella vita, probabilmente mancano non solo di intelligenza, ma anche di motivazione a fare bene quello che fanno (rispetto dell'autorità
, self-control, attenzione, competitività).

La ricerca è stata condotta da Duckworth, Patrick D. Quinn del Dipartimento di Psicologia, Università del Texas a Austin, Donald R. Lynam del Dipartimento di Scienze Psicologiche, Purdue University, e Rolf Loeber e Magda Stouthamer-Loeber del Dipartimento di Psichiatria , Università di Pittsburgh School of Medicine, è stata finanziata dal National Institute of Mental Health e il National Institute on Aging e pubblicata sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences.


Fonte:

Motivation Plays A Critical Role In Determining IQ Test Scores, Medical News Today

Apr 11

MODIFICARE LA POSTURA PER STARE MEGLIO

"Il concetto fondamentale nelle scienze sociali è il potere, nello stesso senso per cui l'energia è il concetto fondamentale della fisica. . . Le leggi della dinamica sociale sono leggi che possono essere definite in termini di potere. "- Bertrand Russell

T
re quarti di secolo fa, Bertrand Russell affermò che la forza trainante dietro gran parte del comportamento sociale è il potere. Il potere cioè, secondo Russel, starebbe alle scienze sociali come l'energia alla fisica.

Coerentemente con le riflessioni teoriche di Russell, si è registrata una esplosione di ricerca empirica negli ultimi dieci anni - in psicologia sociale, sociologia, economia e scienze politiche - la quale ha dimostrato che è effettivamente il potere a governare le molte relazioni sociali che compongono il nostro mondo: politico, imprenditoriale e familiare. Infatti, le dinamiche di potere regolano perfino le interazioni che hanno i bambini in età prescolare. L'avere potere sembra essere la forza centrale che anima la vita sociale.
Dato il primato del potere nella vita sociale, non è sorprendente che sia prevalentemente la posizione che ciascuno occupa nella gerarchia sociale a trasformare le persone in modo fondamentale. Basta porre una persona in un ruolo di potere per alterare immediatamente i suoi pensieri e i suoi comportamenti.

I potenti tendono a vedere la foresta, e perdono la messa a fuoco sugli alberi, sono più ottimisti, adottano comportamenti più audaci e abbracciano le nuove idee concedendosi qualche possibilità di rischio, mentre i deboli sono psicologicamente più conservatori.

Come  fa notare Lara Tiedens, della Stanford University, questa complementarità di comportamento porta a una divisione razionale del lavoro e a regolare i rapporti sociali. Poiché fornisce vantaggi di sopravvivenza per i vari gruppi di persone, la gerarchia è diventata la forma più importante di organizzazione sociale. Come risultato, la mente umana si è evoluta in modo da essere incredibilmente sensibile al ruolo che ciascuno occupa nella gerarchia sociale.

Data la vasta gamma di comportamenti e di cognizioni che il potere conferisce, resta una domanda fondamentale: come si acquisisce il potere? Quali sono le sue fonti e quali le sue basi? Molte persone ritengono che denaro, fama, ruoli importanti nel proprio gruppo sociale bastino da soli ad attribuire il potere. E' vero: ciascuno di questi elementi può dare il controllo su risorse che sono distribuite nella società in modo asimmetrico, nel senso che c'è chi, di queste risorse, ne ha pochissime e chi invece ne dispone in larghissima quantità. Ma ci sono anche altre fonti di energia, altri modi per sentirsi potenti ed inviare in tal senso dei segnali convincenti per gli altri?
Si, rispondono i ricercatori, ci sono percorsi alternativio per accrescere il proprio senso di potere. Il potere ad esempio lo si può cercare nei ricordi - semplicemente richiamando alla memoria un momento in cui si godeva di questo potere: questo riesce a produrre importanti effetti psicologici e comportamentali, dando alle persone il controllo effettivo sulle situazioni. I ricordi positivi infatti permettono alle persone di sentirsi più potenti e di agire nel presente con una carica che può essere cercata nel passato. Tuttavia, questo escamotage funziona per sentirsi più potenti, ma spesso non è un segnale abbastanza forte di potenza per gli altri.

Esiste però un altro metodo abbastanza semplice per sentirsi ed apparire potenti: alterare la postura del corpo. Tra le varie specie, la postura del corpo è spesso la rappresentazione primaria di energia. Dai pesci ai rettili ai mammiferi inferiori fino ai primati non umani, il potere si esprime ed è dedotto attraverso le posture che espandono le dimensioni del corpo, o anche attraverso la semplice percezione di dimensioni del corpo estese attraverso posture estensive degli arti.

Il legame fra una postura "estesa" ed il sentirsi ed agire con maggiore sicurezza di sé è stato elegantemente dimostrato in una recente pubblicazione di Psychological Science. Dana Carney e Andy Yap, che lavorano presso la Columbia University e Amy Cuddy della Harvard University hanno scoperto che le posture estensive (arti allungati che fanno occupare più spazio al corpo) producono una maggiore sensazione di potenza e fanno sentire le persone più capaci di assumersi dei rischi. Per misurare questa capacità di assumersi dei rischi, i ricercatori hanno dato ai partecipanti allo studio 2 dollari ciascuno dicendo loro che potevano mantenere questi soldi o tirare un dado e rischiare di perdere 2 dollari contro una possibile vincita di 4 dollari. I partecipanti che erano stati fatti accomodare in una postura estensiva hanno riferito di sentirsi molto più "potenti" e "forti" e hanno mostrato il 45% di probabilità in più di voler tirare il dado rispetto ai partecipanti che avevano una postura "raccolta".
Ancora più impressionante, è che la postura estesa modifica anche i livelli ormonali delle persone. Utilizzando campioni salivari, Carney e colleghi hanno scoperto che la postura "estesa" ha portato le persone a sperimentare elevati livelli di testosterone (T) e una diminuzione del cortisolo (C).

Queste recenti scoperte suggeriscono che il senso di potere della persona si basa sulla postura assunta dal corpo. Cambiando lo stile della propria postura si riesce a modificare le cose, o almeno a cambiare l'esperienza psicologica che viene vissuta.

Questi risultati suggeriscono inoltre che se si vuole prevedere come le persone possano agire in un dato momento, può essere utile esaminare la loro postura, più del loro ruolo o del loro titolo. La postura dice molto di più sulla persona di quanto dica il ruolo che essa occupa nella gerarchia sociale: impariamo dunque ad osservare il linguaggio del corpo per capire meglio gli altri ed impariamo a trovare il coraggio in noi stessi, modificando lo stile della nostra postura.


Fonte:
How You Can Become More Powerful by Literally Standing Tall, Scientific American
Genn 11

MASLOW E GLI INGREDIENTI PER LA FELICITA'

Nel 1943, lo psicologo americano Abraham Maslow propose la teoria secondo la quale tutti gli esseri umani cercano di realizzare una gerarchia di bisogni, che lui rappresentò con la famosa piramide di Maslow.

Alla base della piramide vi sono i bisogni primari (cibo, sonno e sesso, per esempio); poi vi sono quelli si sicurezza, poi l'amore e le relazioni sociali, poi la stima e, infine, al culmine della piramide, c'è l' "auto-realizzazione".

In un nuovo studio, i ricercatori della University of Illinois hanno cercato di mettere alla prova questa gerarchia dei bisogni di Maslow, confrontando i dati provenienti da 123 Paesi del mondo.

"Chiunque abbia frequentato un corso di psicologia ha sentito parlare di Abraham Maslow e della sua teoria dei bisogni", ha detto il professore emerito di psicologia Ed Diener, che ha condotto lo studio. "Ma ogni volta ci si è sempre chiesti: dove è la prova? Gli studenti imparano la teoria, ma c'è una ricerca scientifica che sostenga la teoria della scala dei bisogni di Maslow?".

I ricercatori hanno preso in esame una ricerca Gallup World Poll, che ha condotto studi in 155 Paesi dal 2005 al 2010, ponendo domande su soldi, cibo, casa, sicurezza, sostegno sociale, stima, auto-determinazione, fiducia in sé stessi ed esperienze emotive.

I ricercatori hanno così scoperto che la realizzazione di una serie di bisogni, come quelli definiti da Maslow, sembrano essere davvero universali e importanti per la felicità individuale. L'ordine in cui essi devono essere soddisfatti invece ha poca attinenza con la soddisfazione di vita e con il benessere percepito.

Diener e colleghi hanno scoperto che il soddisfacimento dei bisogni di base - denaro, cibo o casa, per esempio - sono più strettamente legati alla qualità della vita di una persona di quanto non lo siano i bisogni più elevati della scala, come quelli di ricevere una valutazione sociale positiva, o l'autorealizzazione. Questi bisogni sembrano piuttosto legati al "godersi la vita, provando più sensazioni positive e meno emozioni negative".

Inoltre, dice Dier,"la soddisfazione di vita non è un affare solo individuale, ma dipende in modo sostanziale anche dalla qualità della vita delle altre persone che ci sono vicine".

"I nostri risultati suggeriscono che la teoria di Maslow sia in gran parte corretta. Nelle culture di tutto il mondo il soddisfacimento dei bisogni da lui proposti correla con la sensazione di felicità", ha detto Diener. "Tuttavia, abbiamo scoperto che una persona può riferire di aver buoni rapporti sociali e una buona auto-realizzazione, anche se i suoi bisogni primari e i suoi bisogni di sicurezza non sono completamente soddisfatti."

"Abbiamo inoltre scoperto che bisogni differenti producono differenti tipi di benessere" ha concluso Diener.


Fonte:

Researchers Look Around The World For Ingredients Of Happiness,
Medical News
 

Consulenza psicosessuologica
online
I più letti del Sito Sito aggiornato il
13/12/2011
 
Consulenza psicosessuologica
online


Vi raccomandiamo vivamente di modificare i vostri dati
(nome, città di residenza, date, ecc.), per meglio tutelare la vostra privacy.

A cura degli psicoterapeuti:

Dr. Walter La Gatta
Dr. Giuliana Proietti

1. Onicofagia

Aggiornato il
13/12/2011

Contatti

Collabora


Disclaimer


Leggi le News
del Blog
CdT

Tutte le INFO
in una pagina

Corsi per le Scuole

Convegni


 

2. Dislessia

3. Mutismo elettivo/selettivo

4. Iperidrosi e simpatectomia

5. Arrossire

6. Depersonalizzazione e derealizzazione negli attacchi di panico                

Dr. Walter
La Gatta

Dr. Walter La Gatta

Ancona
Tel. 348 3314908
per appuntamenti e
collaborazioni

SERVIZIO DI CONSULENZA
Gli psicologi di
Clinica della Timidezza
rispondono ai quesiti dei lettori,
ogni GIOVEDI'
al numero di cellulare:

349 590 7 591
ore 11.00-12.30

... ed ora anche via chat e video chat!

Dr. Giuliana
Proietti

Dr. Giuliana Proietti

Ancona
Tel. 347 0375949
per appuntamenti e
collaborazioni
CONVEGNI
Clinica della Timidezza_il Blog
IN PRIMO PIANO