Perdita degli obiettivi – Consulenza online

consulenzaSin da ragazzino, la forte timidezza mi ha creato enormi disagi, soprattutto nelle relazioni con i miei coetanei, a scuola e nello sport. Ciò era accompagnato a quello che posso tranquillamente definire come un forte complesso di bassa autostima (non so se timidezza e autostima siano tra loro consequenziali o meno), segnando gravemente, in un certo qual modo, la mia adolescenza. Gli effetti di tutto ciò si sono manifestati, nella forma più traumatica, nei rapporti con l’altro sesso. L’ansia tremenda con cui ho vissuto le mie prime “storielle” a 17/18 anni (allora cercavo comunque di reprimere il mio malessere con le ragazze mostrandomi forte e sicuro di me, in una sorta di “esposizione forzata”) e il relativo esito negativo delle stesse (in un caso, in particolare, ci rimasi veramente molto male), mi segnarono tremendamente.

Cominciai allora a frequentare compagnie di amici più “scapestrate” di me, a subire un certo “fascino” per uno stile di vita alquanto “sregolato”, credendo così di farmi “grande” agli occhi degli/delle altri/e, e… tutto il resto venne di conseguenza. Prima alcol e droghe leggere, poi l’escalation fino all’eroina. Ovviamente, tutto il resto (compresi il mondo delle donne e i rendimenti scolastici) continuò ad allontanarsi anni luce da me.

Tutto ciò andò avanti per alcuni anni, fino a che, circa 6 anni fa, sentii di aver toccato il fondo, e decisi di reagire. E ci riuscii, altroché.

Decisi che la mia vita non aveva alcun senso vissuta in quel modo, e cominciai, in maniera alquanto drastica, a smetterla con le droghe. Allo stesso tempo cominciai ad interessarmi profondamente nella lettura (per la prima volta in vita mia), e ciò fu fondamentale nell’aprire la mia mente. Portai a termine quel che restava del mio corso di laurea triennale e addirittura decisi, con estrema sorpresa dei miei genitori, di proseguire con la laurea specialistica. Trovai un lavoro part time con cui mantenere le mie spese quotidiane, e, con estrema cautela, tornai a riprovare ad espormi con qualche ragazza.

La mia estrema tenacia e la mia determinazione furono via via più che ricompensate: i voti degli esami universitari divennero esaltanti, e, dopo circa due anni dalla “svolta”, cominciai ad uscire con una ragazza, con cui iniziai una storia. Questa fu per me molto importante, in quanto la prima vera e propria della mia vita, e nella quale vissi le mie prime esperienze sessuali e di coppia. Durò circa 1 anno, quando fui io, con estremo dolore e sofferenza, a decidere di rompere. Il motivo? Diversi…la ragazza era fantastica, ma io sentivo la necessità di allontanarmi, di ritrovare me stesso, che qualcosa non andava. Che, per dirla onestamente, avrei avuto bisogno di fare nuove esperienze. Nel frattempo terminai l’università a pieni voti e andai a lavorare all’estero per un periodo.

Sono passati 3 anni da allora. Nel frattempo sono tornato in Italia, e sono successe alcune cose. In sintesi, dal punto di vista lavorativo, dopo diverse esperienze, mi sono “tuffato” in un’esperienza professionale (che sta giungendo a conclusione). E’ un lavoro che fondamentalmente mi piace, se non fosse per la situazione in ufficio (a cui comunque pare mi stia lentamente adattando) e con qualche collega, che mi generano ancora forte ansia e stress quotidiani. Ciò mi mette davvero a dura prova, ed uniti alla retribuzione quasi nulla che percepisco, beh…si, il dubbio “chi me lo fa fare?” mi è saltato e mi salta in mente, con una certa frequenza. Anche perché, dopo l’esperienza di vita all’estero che ho avuto, la prospettiva di una intera vita nel “paesino” in cui vivo qui mi risulta soffocante, troppo ristretta.

Fattore “donne” da allora? Per il primo anno – anno e mezzo mi sono “astenuto” dal frequentarle quasi volontariamente. Ero stato troppo coinvolto emotivamente dalla mia vecchia storia che sentivo il bisogno di “staccare la spina”. Poi mi sono “rimesso in moto”. Mi sono sentito con qualche ragazza e con qualche altra sono uscito, quando qualche sera, quando qualche mesetto. Quasi tutte brave ragazze, con le quali, in realtà, non c’è stato alla fin fine un vero e proprio coinvolgimento da parte mia, e (anche) per questo sono poi finite.

Ora mi trovo però in una fase di stand-bye, e non è molto piacevole. Continuo comunque ad essere alquanto timido, sia nelle relazioni con l’altro sesso che con le altre persone in generale. I miei migliori amici sono quasi tutti fidanzati, e spesso mi ritrovo solo o quasi nei week-end. Ciò nonostante, faccio fatica a staccarmi da loro ed a frequentare nuove amicizie e compagnie con cui uscire la sera: è più forte di me. È una sorta di apatia crescente, e quasi tutto mi annoia. Le poche occasioni in cui esco, inoltre, come dicevo, faccio fatica a conoscere nuove persone e, soprattutto, nuove ragazze: la mia timidezza continua a bloccarmi in luoghi dove potrei (e dovrei) darmi da fare per approcciare (tipo nelle discoteche), e così non riesco quasi mai ad emergere da questa vita noiosa. La fase dell’approccio iniziale con estranei/e è, infatti, quella che continua a mettermi più in difficoltà;  per il resto poi riesco a muovermi abbastanza bene (tutte le ragazze con cui sono uscito, seppur poche,  le ho conosciute tramite amici in comune e/o tramite approcci via facebook o whatsapp, quasi mai grazie a mie esposizioni “dirette”, che mi creano un disagio “paralizzante”).

Tutto ciò è dunque per me molto frustrante, soprattutto se unito con l’altrettanto frustrante situazione di lavoro, fonte di incertezza e di stress.

Quello che più mi chiedo, la mia principale paura, dunque, è:  è possibile che mi senta, nonostante tutto ciò che ho fatto ed ottenuto negli anni precedenti, quasi al punto di partenza? Che tutti gli sforzi e gli indubbi risultati da me ottenuti siano stati così vani? Che continui, a volte, nonostante tutto, a sentirmi una nullità? A sentirmi ridicolo, mal giudicato e scarsamente considerato dagli altri (pur riconoscendo, razionalmente, che queste siano quasi esclusivamente solo delle mie  impressioni personali ed affatto realistiche)?

Sei anni fa, quando decisi di svoltare, intrapresi un percorso durissimo, si, ma avevo degli obiettivi chiari in testa: smettere con la droga, iniziare a frequentare ragazze, fare prima o poi un’esperienza all’estero, laurearmi lavorando come meglio potevo. Ora mi sembra quasi di aver raggiunto tutto e di non avere più stimoli. Di non sapere più da che parte andare.  Neanche la lettura mi da più l’effetto di apertura mentale di un tempo. Perché? È possibile ricadere, tornare, dopo diversi anni, ad una situazione di tale depressione e scoraggiamento?

Grazie,

Carlo

Gentilissimo Carlo,

Anzitutto complimenti, perché non è sempre facile riprendere in mano la propria vita e indirizzarla nella situazione voluta. Secondo me questo significa che lei ha grosse capacità di attivare le sue risorse personali e sa come auto-motivarsi, ma ha bisogno di vedere davanti a sé degli obiettivi chiari e definiti.

Paradossalmente, tirarsi fuori da un precariato che la sta lentamente consumando le appare oggi quasi più difficile dal tirarsi fuori dalla tossicodipendenza e questo perché nel passato lei ha potuto facilmente rendersi conto di cosa fare (o non fare) per raggiungere i suoi obiettivi, mentre oggi lei sembra che non sappia, come molti altri giovani come lei, cosa fare realmente della sua vita.

Andare all’estero? Restare in Italia? Avere pazienza, darsi una scossa? Credo che tutti gli altri discorsi legati alla sua capacità di trovarsi una ragazza e di superare la timidezza dipendano essenzialmente dalla mancanza di autostima che questa situazione lavorativa le provoca, accentuando la sua naturale riservatezza e introversione.

La sua timidezza rimarrà del resto una costante compagna della sua vita, perché non si può cambiare totalmente carattere, però, come lei ha già visto e sperimentato, si può fare molto per non lasciarsi completamente imprigionare e sommergere dalla timidezza, cercando di motivarsi con obiettivi chiari, e questo “nonostante la timidezza” o, meglio ancora, “grazie alla timidezza”.

La timidezza infatti, se usata in modo positivo, può essere di aiuto nell’introspezione, nella visione più consapevole dei suoi limiti, personali e professionali e dunque essere un importante stimolo all’automiglioramento: il sentirsi “perfetti” delle persone eccessivamente sicure di sé infatti non è mai una buona base di partenza, né dal punto di vista cognitivo, né da quello comportamentale o relazionale.

Quanto alle ragazze, credo che la sua decisione di lasciare una ragazza “fantastica” e con la quale si trovava bene solo per fare nuove esperienze non sia stata del tutto saggia: trovare una persona fantastica, come poi ha sperimentato, non capita tutti i giorni e il desiderio di fare nuove esperienze, che tutti hanno (perché questa è la natura umana), può essere sublimato in tante altre passioni o interessi che ci si può dare, sia a livello personale, sia di coppia.

Credo allora che lei dovrebbe uscire dal torpore professionale in cui è caduto e, nonostante le oggettive difficoltà della crisi economica, reagire, cercando di concentrarsi anzitutto su chiari obiettivi professionali: in Italia o all’estero. Quando questo scoglio sarà finalmente superato e lei si sentirà più sicuro di sé, potrà riaprire il discorso delle ragazze (non è importante come le conosce, ma il tipo di rapporto che ci riesce a stabilire) e, se ne incontrerà nuovamente una “fantastica”… Lascio a lei le conclusioni.

In bocca al lupo!

Dr. Walter La Gatta

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