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Prescriversi il sintomo

sintomoPossiamo spiegare una ingiunzione paradossale attraverso un classico esempio: ‘Sii spontaneo”! Come faccio ad essere spontaneo se me lo chiede un altro? Si tratta di un evidente paradosso.

In psicoterapia, molto spesso si usano delle prescrizioni paradossali, perché si mostrano risolutive. Pensiamo ad esempio alla prescrizione di un sintomo: mangiarsi le unghie.
Se ci si mangia le unghie, prescriversi il sintomo significa obbligarsi a ripetere questo atto a comando, ad esempio tre volte al giorno, tutti i giorni, per un quarto d’ora, ad orari fissi. Di fronte a questa auto-prescrizione così rigida, la persona ha, come è ovvio, due possibilità: o non segue la prescrizione di mangiarsi le unghie (e dunque guarisce), o la segue.

Poniamo che la segue. Come è abbastanza naturale, la persona inizia a seguire la prescrizione, ma poi finisce per abbandonarla, perché non è possibile mangiarsi le unghie con tale accanimento. Mantenere il sintomo in questo modo diventa peggio che abbandonarlo. La prescrizione del sintomo comporta un tale impegno personale, che la situazione diventa insostenibile e insopportabile per cui… Si finisce per abbandonarlo, arrivando alla guarigione.
E se invece si continuasse a mettere in atto il sintomo, senza stancarsene?
Bé, anche qui la persona si troverebbe prigioniera di un paradosso: infatti, se si riesce a mettere in atto un comportamento, significa che non lo si subisce più, che se ne è padroni. La persona non può più dire a sé stessa che il sintomo è indipendente dalla sua volontà, che non può farci nulla…

Normalmente queste prescrizioni paradossali vengono date dagli psicoterapeuti, perché è giusto che la persona sia tenuta sotto controllo, anche in rapporto alla intensità del sintomo, alle sue condizioni di salute ecc. Però, se il sintomo è di lieve entità, si potrebbe provare ad utilizzare questa strategia, basata sul paradosso, cioè rendendosi schiavi delle soluzioni che ci si è dati.

Lo psicologo Erikson, nel brano Nemmeno un’erezione, racconta ad esempio di una coppia in cui l’uomo non riusciva ad avere con la moglie un rapporto sessuale a causa di una grave disfunzione erettile. Ad entrambi i coniugi, singolarmente, fu detto che, per tre mesi, dovevano osservare nei confronti del partner un comportamento di totale freddezza: niente coccole, baci, rapporti sessuali. Nemmeno un’erezione, appunto. Questa situazione cambiava la prospettiva: l’uomo ora vedeva che il rapporto non dipendeva più dalla sua disfunzione erettile, ma dalla freddezza del comportamento di lei. Attraverso la prescrizione del sintomo, fu possibile a Erickson risolvere il problema di questa coppia, che finì con un rapporto completo (che fu quasi una violenza, perché la moglie si rifiutava, per tenere fede alla prescrizione di non avere rapporti sessuali).

Adler, l’allievo di Freud, diceva che una terapia è un po’ come sputare nella minestra di qualcuno: come la minestra non piace più se qualcuno ci ha sputato, così il sintomo, per tenerselo da conto, bisogna stare attenti a non ‘rovinarlo’…

Dr. Walter La Gatta

Autore:

Dr. Walter La Gatta
Si occupa di:

. Psicoterapie individuali e di coppia
. Sessuologia (Terapeuta del Centro Italiano di Sessuologia)
. Tecniche di Rilassamento e Ipnosi
. Disturbi d’ansia, Timidezza e Fobie sociali.

E' responsabile del sito
www.clinicadellatimidezza.it


Riceve ad Ancona e Terni. Per appuntamenti: 348 – 331 4908

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Un commento

  1. applicato alla timidezza la cura “paradossale” quale dovrebbe essere per esempio ????

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