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Psicologia del consumatore di carne

psicologia del mangiatore di carne

 

La psicologia del consumatore di carne è una complessa area di studio che illustra il punto di incontro fra istanze morali, emozioni, cognizioni e caratteristiche della personalità.

L’alimentazione a base di carne è ampiamente praticata, ma spesso è associata a comportamenti contraddittori (si pensi all’amore per i propri pets e al contemporaneo consumo di animali macellati): per questa ragione il consumo di carne viene frequentemente utilizzato per illustrare le teorie della dissonanza cognitiva e del disimpegno morale.

La ricerca sulla psicologia dei consumatori di carne è rilevante sia per chi si interessa della commercializzazione dei prodotti a base di carne animale, sia per i sostenitori della dieta vegetariana.

La carne è tradizionalmente un alimento molto gradito, anche perché fortemente associato alle tradizioni culturali,  in gran parte del mondo (si pensi al tacchino nel giorno del ringraziamento o all’agnello pasquale). Tuttavia, a volte i prodotti a base di carne hanno un’immagine negativa tra i consumatori più sensibili, a causa dell’associazione dell’alimento con la macellazione, la morte e il sangue.

Le persone che più delle altre fanno questo genere di associazioni provano minore piacere nel mangiare carne, se non vero e proprio disgusto, e questo li porta ovviamente a limitare o a eliminare il consumo di questo alimento. In Occidente, questa sensibilità è stata riscontrata particolarmente tra le giovani donne.

Peraltro, le associazioni negative fra alimento e macellazione possono portare non solo a ridurre o eliminare la carne  dalla propria alimentazione, ma anche ad usare questo ingrediente in piatti più elaborati, che ne mascherino l’aspetto e il sapore.

Gli atteggiamenti verso l’uso della carne definiscono la categoria degli onnivori e dei vegetariani, dove gli onnivori hanno sensazioni molto più positive rispetto agli altri riguardo all’alimentazione carnivora.

Il comportamento dei consumatori di carne può essere definito anzitutto distinguendo gli effetti dei fattori intrinseci (proprietà del prodotto fisico, come ad esempio il colore) e dei fattori estrinseci (tutto il resto, compreso il prezzo e la marca).

L’aspetto visivo è uno dei principali indicatori che i consumatori utilizzano per valutare la qualità della carne al momento della vendita. Diverse tradizioni culturali portano i consumatori a preferire colori diversi: alcuni paesi preferiscono ad esempio una carne di maiale relativamente scura, altri la preferiscono chiara.
Il contenuto visibile di grassi è un altro fattore importante per definire la qualità intrinseca del prodotto. I consumatori complessivamente tendono a preferire le carni più morbide di maiale o bovini, anche se esistono variazioni significative in tutte le regioni geografiche.

Il prezzo può indurre i consumatori a scegliere tra carni diverse o evitare totalmente la carne.

Un altro fattore che influenza le scelte è il rischio percepito della contaminazione alimentare, che può influenzare l’atteggiamento dei consumatori nei confronti della carne,dopo  fenomeni preoccupanti, come quello della mucca pazza o dell’influenza aviaria.

La ricerca suggerisce che i consumatori tendono a preferire carni la cui origine risiede nel proprio paese, rispetto alla carne importata, in parte a causa del fatto che le carni domestiche vengono generalmente percepite  come di qualità superiore a causa dell’etnocentrismo o del campanilismo dei consumatori.

Naturalmente, anche le credenze e gli atteggiamenti verso l’ambiente e il benessere degli animali possono influenzare il consumo di carne. I consumatori del mondo sviluppato possono essere disposti a pagare un po’ di più per le carni prodotte secondo norme che tutelano il benessere animale, anche se le preoccupazioni ambientali e animaliste sono generalmente considerate meno importanti di quelle che sono più direttamente correlate alla qualità della carne,

Una domanda esaminata spesso nella psicologia del mangiatore di mangiare carne è  la seguente: come si fa a preoccuparsi del benessere degli animali e poi mangiarli? Studi recenti in questo settore suggeriscono che le persone possono sentirsi meno colpevoli nel mangiare animali considerati di scarsa intelligenza, oppure pensandoli incapaci di provare le stesse emozioni che provano gli esseri umani (soprattutto il dolore), oppure dissociando gli alimenti a base di carne dagli animali da cui provengono.

Uno studio del 2016 ha trovato un’analogia tra i lavori sul “paradosso della carne” (amare gli animali e mangiare la carne) e sull’oggettivazione sessuale (cioè l’uso del corpo di un altra persona per il proprio piacere sessuale). Entrambe le pratiche comportano percezioni  di superiorità verso gli altri ,che vengono considerati solo come potenziali “risorse” (cioè per il piacere, dato dall’alimentazione o dal sesso). Le persone di questo tipo tendono a non dare significati morali ai propri comportamenti.

Anche se la preoccupazione per il benessere degli animali è aumentata di recente in diversi paesi, questo non influenza ancora molto il comportamento dei consumatori di carne. In ogni caso è facile osservare che la carne nei paesi occidentali viene oggi spesso confezionata e servita in modo da ridurre al minimo la sua somiglianza con gli animali vivi, e la quota di mercato di tali prodotti è aumentata sensibilmente negli ultimi decenni.
Alcuni autori hanno suggerito che l’uso di parole non animali come “lombata” e “hamburger” per la carne possono ridurre la percezione della vera origine dell’alimento.

I meccanismi di socializzazione culturale possono  scoraggiare dal pensare alle proprie scelte alimentari come dannose; per esempio, i libri per bambini e le pubblicità della carne ritraggono di solito gli animali da fattoria come esseri vivaci, simpatici, e anche desiderosi di essere mangiati.

Alcuni fattori affettivi, come i ricordi positivi, influenzano il consumo di carne. Le persone che pensano alla carne come al consumo di un cibo sano, nutriente e sostenibile, tendono a sperimentare meno ambivalenza nel mangiarla.

Inoltre, la credenza religiosa nel dominio dato da Dio sugli animali può giustificare l’uso alimentare della carne animale.  Quando si pensa ai concetti dell’evoluzione umana o del comportamento carnivoro come fattori  “naturali”, oppure si fa appello a norme sociali o storiche, al bisogno di nutrirsi con cibi ricchi di proteine, oppure si pensa semplicemente al buon gusto dei piatti di carne, si osserva una forte riduzione della tensione morale associata al paradosso della carne.

Gli studi sulla psicologia del carattere hanno suggerito che i valori e gli atteggiamenti degli individui influenzano la frequenza e il comfort con cui le persone mangiano la carne. Chi crede nei valori gerarchici , ad esempio, tende a mangiare più carne, mentre chi sente di avere valori più spirituali tende a mangiarne di meno.
Gli studi hanno scoperto che le persone che sono più aperte all’esperienza tendono a ridurre il consumo di carne e che i vegetariani e i pesco-vegetariani (coloro che mangiano solo verdure e pesce) hanno personalità più aperte. Altre ricerche hanno indicato che il consumo di carne è correlato con la credenza nel valore delle gerarchie e nella normalità della disuguaglianza. Questo è del resto coerente con la credenza che esistano gruppi dominati da altri (in questo caso, gli animali dominati dall’essere umano). Inoltre, la ricerca suggerisce che le persone che si auto-identificano come grandi mangiatori di carne preferiscono la destra e l’autoritarismo.
Molte di queste caratteristiche di personalità si sono dimostrate correlate con il disimpegno morale nel consumo di carne. In particolare, gli individui con livelli di disimpegno morale più elevato nel consumo di carne tendono a mostrare livelli inferiori di empatia generale, provano meno sensi di colpa e di vergogna,  appoggiano le teorie basate sui gruppi dominanti e sulla supremazia umana.

Uno studio dettagliato sulle caratteristiche della personalità e sulla dieta negli americani ha trovato che i consumatori di carne sono generalmente più “pragmatici” e “orientati all’attività e all’azione”.

Va anche detto che molte culture credono all”idea che “tu sei ciò che mangi”, concetto legato ai riti, alle superstizioni e alla magia, il che può creare la percezione che mangiare la carne conferisca  a chi la mangia gli attributi di personalità dell’animale mangiato.

Una considerevole quantità di ricerche di psicologia sociale ha esaminato la rilevanza del consumo di carne correlata alla percezione della forza e del potere, associate ai ruoli di genere maschili. Chi non mangia carne non viene considerato molto virile ed infatti gli uomini mangiano in genere più carne delle donne, specialmente in contesti di competizione con altri uomini. Molti studi hanno trovato che sia gli onnivori sia i vegetariani tendono a considerare i vegetariani come leggermente più morali e virtuosi degli onnivori. Tra i vegetariani si contano più donne che uomini.

Alcune prove suggeriscono che i mangiatori di carne possono considerare il vegetarianesimo come un rimprovero morale implicito e rispondere quindi in modo difensivo a queste posizioni contro l’uso della carne nell’alimentazione.

Occorre inoltre non perdere di vista l’impatto che hanno le culture su questo tema: circa un terzo degli indiani, ad esempio, è vegetariano.  La ricerca ha indicato che, rispetto ai vegetariani occidentali, i vegetariani indiani hanno più probabilità di appoggiare i valori morali della purezza, dell’autorità legittima e del rispetto del proprio gruppo e della tradizione. Esattamente il contrario di quanto avviene da noi…

Dr. Giuliana Proietti

Fonte e Immagine:
Psychology of eating meat, Wikipedia

Autore:

Dr. Giuliana Proietti
● Psicologa-psicoterapeuta (attività libero-professionale in Ancona e Terni)
● Responsabile scientifico del sito www.psicolinea.it
● Saggista e Blogger
● Collaborazioni professionali ed elaborazione di test per quotidiani e periodici a diffusione nazionale
● Conduzione seminari di sviluppo personale
● Attività di formazione ed alta formazione presso Enti privati e pubblici
● Esperienza in psicologia del lavoro (Orientamento e Selezione del Personale)
● Co-fondatrice del sito Clinica della Timidezza e dell’attività ad essa collegata, sul trattamento dell’ansia, della timidezza e delle fobie sociali.

Per appuntamenti e collaborazioni: 347 – 0375949 Ancona

Biografia completa della Dr. Giuliana Proietti: qui

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About Dr. Giuliana Proietti

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