Pupi Avati è timido

timido
Il regista Pupi Avati ha concesso un’intervista al Corriere della sera in cui parla di sé stesso, della sua vita e dei suoi sensi di inferiorità. Non si è mai accettato fisicamente e si considera un timido.

Ecco le sue parole:

(…) Ma lei è Pupi Avati, ha vissuto tante vite in una sola: regista, sceneggiatore, scrittore, padre…

«Sì, ma avrei chiesto un po’ di più, soprattutto nell’infanzia. Ho avuto due problemi che forse mi derivano dall’aspetto: timidezza, soprattutto, e senso di inferiorità. Messi assieme producevano una sorta di arrendevolezza e di mancanza di desiderio, ho avvertito sempre un senso di inadeguatezza. Ma in fondo quella è stata anche la mia fortuna».

In che senso?

«Le persone timide stanno in un angolo della stanza a osservare mentre gli altri ballano e si esibiscono sul palcoscenico della vita. Io sentivo che c’erano migliori di me a esibirsi, stavo in disparte. Tutto questo è diventato materiale umano che ho immagazzinato, dinamiche psicologiche che ho visto e poi ho usato per raccontare le mie storie».

Fonte:
Corriere della Sera

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