Quando il pensiero positivo produce effetti negativi

pensiero positivo
Le illusioni positive sono date da un ottimismo irrealistico nei confronti del futuro e da una valutazione esagerata delle proprie capacità (Kruger et al., 2009). Tali illusioni, alla base del pensiero positivo, possono essere considerate utili in moltissimi casi, allo scopo di mantenere un sano equilibrio mentale (Taylor e Brown, 1988 1994), anche se fra i ricercatori non c’è pieno accordo sulla misura in cui le persone dovrebbero coltivare queste illusioni positive ed anche se esse debbano, in ultima analisi, essere considerate utili o no (Colvin e Block, 1994). Di sicuro si può dire che è difficile negare l’ influenza, positiva e negativa,che le illusioni esercitano sul comportamento e sul processo decisionale umano.

Secondo Langer (1975) un’illusione positiva può essere definita come “un’aspettativa di probabilità di successo personale superiore alla probabilità oggettiva”. La letteratura psicologica è ricca di esempi che dimostrano che il giudizio umano tende generalmente verso l’ottimismo, spesso sottovalutando o ignorando le possibili conseguenze negative (McKenna, 1993; Kruger, 1999). Il risultato finale è spesso che le persone tendono a sottovalutare la probabilità del fallimento, mentre sopravvalutano la probabilità di successo.

Si sa che le persone più ottimiste tendono a vedersi in modo maggiormente positivo rispetto a come giudicano gli altri e che si considerano in genere meno negative rispetto a come gli altri le percepiscono. Questa sensazione di essere “superiori alla media” è stato dimostrata (Brown, 2012) nell’apprendimento e nell’insegnamento, nella genitorialità, nella salute, nelle competenze sul lavoro, nelle capacità di leadership (esempio: ricordarsi le cose meglio degli altri e avere figli più intelligenti e dotati di quelli dei vicini di casa o degli amici).

Anche in un evento non controllabile come il lancio di una moneta, gli individui pensano spesso di poter predire la sequenza dei lanci meglio degli altri (Langer e Roth, 1975). L’illusione positiva è stata anche chiamata “effetto Lago Wobegon” (Keillor, 1985; Kruger, 1999), dal nome di un luogo immaginario, dove “tutte le donne sono forti, tutti gli uomini sono di bell’aspetto, e tutti i bambini sono al di sopra della media”: questo effetto descrive dunque la tendenza umana a sovrastimare le proprie realizzazioni e le proprie capacità in relazione agli altri.

Guardando le cose da una differente prospettiva si può dire dunque che le persone tendono spesso a sottovalutare i pericoli, come le malattie, gli incidenti gravi e gli altri disagi di cui conoscono l’esistenza, pur essendo convinte che si tratta di eventi che non possano accadere a loro stessi (Dolinksi et al, 1987;. McKenna, 1993).

Secondo gli psicologi evoluzionisti Taylor e Brown (1988, 1994) le illusioni positive sono sicuramente “adattative”, poiché consentono alle persone di sentirsi più fiduciose di fronte alle grandi difficoltà e alle incertezze più opprimenti della vita. Il pensiero positivo può contribuire infatti alla realizzazione di compiti difficili, come iniziare una nuova impresa, essere più produttivi e costanti nel lavoro, senza arrendersi di fronte alle difficoltà. Taylor e Brown (1994) affermano che “la maggior parte delle persone mostrano di coltivare illusioni positive in tre settori importanti: (a) vedono se stessi in un’ottica irrealisticamente positiva; (B) credono di avere un maggiore controllo sugli eventi ambientali di quanto sia in effetti possibile; e (c) guardano al futuro in modo più roseo rispetto a quanto le proprie conoscenze permettano di giustificare”.

La ricerca sembra dimostrare che il pensiero positivo favorisce la salute mentale. Anche se eccessive illusioni positive possono essere dannose, si può sostenere che esse sono comunque preferibili al loro contrario, come nel caso dell’impotenza appresa (Seligman, 1975; Nolen, 2014), quando cioè le persone diventano rinunciatarie in quanto credono che gli eventi futuri non possano essere influenzati da loro in alcun modo costruttivo.

Vediamo ora gli aspetti più pericolosi delle illusioni positive. Ad esempio, una persona può impegnarsi di meno sul lavoro, proprio a causa del suo ritenersi al sopra della media dei colleghi, perdendo ad esempio la motivazione all’aggiornamento professionale. Lo stesso vale per gli incidenti stradali, che avrebbero potuto essere evitati se il conducente avesse prestato maggiore attenzione alla guida, senza ritenere di avere capacità superiori rispetto a quelle degli altri. Allo stesso modo, spiacevoli sorprese e fallimenti possono derivare da un eccesso di ottimismo, come le gravi perdite che si hanno nel gioco d’azzardo.

Gli psicologi hanno documentato la “pianificazione fallace” (Buehler et al, 1994;. Lovallo e Kahneman, 2003) sulla base di previsioni ottimistiche che producono una sovrastima dei benefici attesi. Ci sono numerosi esempi importanti di questo errore di pianificazione. La Sydney Opera House, per esempio, avrebbe dovuto essere terminata nel 1963 con un budget di 7 milioni di dollari; è invece stata completata 10 anni più tardi, costando 15 volte la stima iniziale. Allo stesso modo, il costo finale del tunnel sotto la Manica (BBC News, 1990) è stato quasi il doppio della stima iniziale per un ritardo di più di un anno nel completarla. Ancora peggio, la stima del numero di passeggeri per utilizzare il servizio ferroviario Eurostar è stato troppo ottimista, con conseguente grave carenza di ricavi e perdite pesanti. Nel 2014, venti anni dopo la sua inaugurazione l’Eurostar non è ancora riuscito a trasportare i passeggeri previsti nelle previsioni originali e ha realizzato un piccolo profitto solo negli ultimi anni (BBC News, 2015).

In un libro di Flyvbjerg et al. (2003) viene mostrato che nei grandi progetti di opere pubbliche i costi sono stati sottostimati nove volte su dieci  (45% per i progetti ferroviari, 34% per ponti e gallerie, 20% per le strade). È interessante notare che tali sforamenti sono stati costanti nei 70 anni per i quali sono disponibili i dati. Questo potrebbe indicare due cose: o che non si impara dall’esperienza e si tende ad essere sempre troppo ottimisti, malgrado i dati in proprio possesso, oppure che tali scostamenti siano assolutamente voluti per altri motivi (per quello che riguarda l’Italia la maggior parte delle persone non avrebbe probabilmente alcun dubbio…)

Un altro settore particolarmente studiato è quello del gioco d’azzardo. Secondo The Economist (2014) il gioco d’azzardo globale produce una somma impressionante, equivalente all’intero Pil della Norvegia e superiore a quello della maggior parte dei paesi mondiali. Inoltre, le perdite da gioco d’azzardo creano seri problemi ai bilanci familiari. Possono tali enormi perdite essere razionalmente spiegate?

Naturalmente il gioco d’azzardo non è sempre patologico: poche, sporadiche, visite ai casinò non sono la stessa cosa di chi è dedito al gioco d’azzardo patologico. Nel primo caso si può rischiare per divertimento, o per provare il piacere di vincere. Diverso è il caso del gioco d’azzardo ricorrente in quanto è ben noto che più si scommette, più le probabilità di vincita diminuiscono in quanto il casinò viene sempre favorito, in tutti i giochi. La vincita è dunque solo occasionale e non è possibile vincere nel lungo periodo. Perché dunque i giocatori non riescono a credere di non avere più possibilità di vincere?

Per la maggior parte dei giocatori la motivazione principale al gioco è data dall’emozione di vincere, sulla base della illusione che questo sia possibile e che esista la buona fortuna e possa essere dalla loro parte. Alcune persone credono di poter applicare una strategia vincente per battere il casinò. Per esempio, puntano alla roulette sul nero dopo aver osservato che, per esempio, si sono verificati cinque rossi di seguito (questo esempio è noto come “fallacia del giocatore”). Allo stesso modo, essi credono di poter vincere scommettendo sul loro numero “fortunato”: si tratta di illusioni,  il cui costo è enorme.

La regola di giocare fino alla perdita di una quantità stabilita di denaro è dunque ottima, soprattutto quando a giocare d’azzardo sono persone che non possono permetterselo e che potrebbero subire conseguenze finanziarie devastanti per loro e per le loro famiglie.

Concludendo, si può dire che i vantaggi del pensiero positivo siano davvero innegabili, soprattutto perché riguardano una maggiore stato di felicità (Seligman, 2003; Gilbert, 2005), la speranza di una vita più lunga (Bopp et al., 2012) e producono il miglioramento dei disturbi dell’umore, la riduzione dei sintomi nei pazienti malati, la migliore salute generale, e molto altro. (Parker-Pope, 2015). Il più importante obiettivo che raggiunge il pensiero positivo è quello di regalare una maggiore aspettativa di vita, contribuendo in modo positivo anche in altri aspetti dell’attività umana, il che è importantissimo.

Visto però che le illusioni positive sono anche pericolose, occorre imparare a usarle, allo scopo di raggiungere un livello psicologico ottimale, che permetta di vedere le cose leggermente migliori di quello che realmente sono, potendo beneficiare del coraggio e dell’energia che pensare positivo indubbiamente regala, ma evitando di correre gravi rischi dovuti a ipotesi troppo ottimistiche e dunque fuori dalla realtà.

Dr. Walter La Gatta

Fonte:
Makridakis S, Moleskis A. The costs and benefits of positive illusions. Frontiers in Psychology. 2015;6:859. doi:10.3389/fpsyg.2015.00859.

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