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di T. A. St. Lorant, L. Henderson, Ph. G. Zimbardo |
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INTRODUZIONE
La timidezza è stata a lungo
descritta come un tratto del carattere, un atteggiamento o
uno stato di inibizione (Lewinsky 1941).
I Ricercatori che studiano la timidezza hanno tentato di sviluppare
definizioni operative di questa esperienza umana. Per esempio, la
timidezza è stata definita come disagio, inibizione, mancanza di
abilità sociali, specialmente quando ci si trova in ambienti poco
familiari (Buss 1985) o come ‘tendenza ad evitare l’interazione
sociale e l’incapacità di partecipare appropriatamente alle situazioni
sociali” (Pilkonis 1977). L’esperienza di soggetti moderatamente
timidi è stata descritta come una ‘riluttanza’ ad avvicinare persone o
entrare in situazioni dove è difficile evitare l’attenzione degli
altri (Zimbardo ed altri 1974).
La timidezza cronica è stata definita come paura di ricevere una
valutazione negativa, accompagnata da disagio emotivo o inibizione che
interferisce significativamente con la partecipazione nelle attività
desiderate e con la capacità di raggiungere obiettivi personali e
professionali (Henderson 1994).
Negli studi sulla timidezza dei bambini essa è stata definita come una
forma di evitamento quando ci si espone a sconosciuti (Plomin
e Daniels 1986).
Per descrivere ulteriori condizioni della timidezza sono stati
identificati altri generi di difficoltà. Buss [ 1980 ], per esempio
ne ha classificati due: i timidi spaventati contro i timidi
consapevoli.
Pilkonis (1977 a,b) ha distinto la timidezza privata da quella
pubblica. Zimbardo [ 1977 ]ha classificato la timidezza in tre
sottogruppi: soggetti che non cercano l’interazione sociale, ma
preferiscono restare soli; soggetti che sono riluttanti ad avvicinarsi
agli altri, privi di abilità sociali e con scarsa autostima; e
soggetti preoccupati di violare le regole sociali e le aspettative
degli altri.
Le definizioni della timidezza coincidono con componenti descritti nella fobia sociale, inclusa la paura della valutazione negativa,
l’interferenza con il comportamento ed uno stile di pensiero
inadeguato. Il rapporto tra queste due sindromi ha ricevuto scarsa
attenzione. Le prime comparazioni hanno riguardato ricerche sui tratti
prevalenti in ciascuna condizione. Nella ricerca originale con campioni
rappresentativi, Zimbardo ed altri (1974) hanno evidenziato che il 40%
(± 3) dei soggetti si considerava timido. Da allora le percentuali
sono aumentate fino quasi al 50% (48,7% ± 2) [ Carducci e Zimbardo,
1995 ].
Al contrario, la fobia sociale riguarda approssimativamente il 3%
della popolazione (American Psychiatric Association, 1987-1994), con
una persistenza nell'arco di vita del 12%.[ Kessler ed altri, 1994 ].
Alcuni autori hanno considerato la timidezza come un fenomeno più
eterogeneo a causa dei vari sottogruppi o differenti ambiti delle
difficoltà sociali che sono state identificate [vedi Buss, 1985].
La timidezza è anche stata descritta come una condizione sub-clinica
che rappresenta una forma più leggera di fobia sociale [ Turner ed altri,
1990 ]. Infine, si è suggerito che la timidezza infantile possa essere un
probabile precursore dello sviluppo della fobia sociale
[ Stemberger ed altri, 1995).
Confrontare la timidezza e la fobia sociale è stato difficile,
dovuto in parte al fatto che la timidezza è considerata come una caratteristica
di personalità in soggetti normali. Inoltre, la timidezza non è
soltanto un costrutto usato dai ricercatori che studiano la psicologia
della personalità, ma è anche una parola usata nel parlare comune
delle persone normali.
Al contrario, la fobia sociale è una definizione creata per
categorizzare soggetti in cura per disturbi clinicamente significativi
[APA, 1987-1994].
Di conseguenza, il numero di soggetti che si definiscono timidi è
molto più vasto e le caratteristiche di questi individui sono molto
più variabili delle caratteristiche dei soggetti che chiedono un
trattamento per una timidezza cronica e debilitante. Le
caratteristiche del soggetto affetto da timidezza cronica in
trattamento non sono state ben documentate, contrariamente alle caratteristiche dei soggetti
con diagnosi clinica di fobia sociale e trattati per
disturbi dell'ansia.
Per determinare e descrivere il profilo clinico del timido cronico
stiamo studiando le caratteristiche dei soggetti trattati nella nostra
Shyness Clinic. In questo studio descriviamo il profilo
clinico degli individui cronicamente timidi che richiedono di essere
presi in terapia.
Identifichiamo la coesistenza dei disturbi dell'Asse I e II e
confrontiamo i nostri risultati con i risultati riportati nelle
precedenti ricerche sulla comorbilità con campioni di soggetti affetti
da fobia sociale.
METODI
I dati inclusi in questo
studio sono stati raccolti dalle cartelle cliniche di 114 soggetti
giunti alla osservazione della Shyness Clinic di Palo Alto fra il 1991
ed il 1997. Al momento della presentazione,
i pazienti sono stati incontrati da uno specialista esperto che ha
somministrato loro il Questionario Anxiety Disorders Interview
Schedule-Revised [ ADIS-R DiNardo e Barlow, 1988] o ADIS-IV[ DiNardo ed altri, 1994 ]
per valutare la presenza di fobia sociale e di altre diagnosi del DSM.
Ai pazienti che si sono presentati alla clinica tra il 1991 e il 1992
sono state somministrate solamente le due sezioni della fobia sociale
e dell'abuso di sostanze dell'ADIS (22 pazienti) diagnosticati per
fobia sociale e/o abuso di sostanze se i criteri coincidevano.
I pazienti che si sono presentati
alla clinica dopo il 1992 sono stati valutati utilizzando tutte le
sezioni dell' ADIS, ricevendo tutte le diagnosi per le quali ciascun
paziente raggiungeva i criteri. Due strumenti diagnostici
supplementari, l' MMPI [ Butcher, 1989; Greene, 1991] ed
il MCMI [Millon, 1983 ], sono stati usati insieme con l'intervista
strutturata. Mentre l' MMPI è stato usato dall'inizio, l' MCMI è stato
aggiunto alla valutazione nel 1993, con 82 pazienti che sono stati
valutati con questo strumento. Tutti i pazienti hanno compilato un
questionario di autovalutazione dell'ansia e della depressione al
momento della loro intervista strutturata. Queste scale includevano il
Beck Depression Inventory [ Beck ed altri, 1961 ], lo State-Trait
Anxiety Inventory (Spielberger ed altri, 1970 ], il questionario di
autostima di Coopersmith [ Coopersmith, 1959 ], il Personal Feelings
Questionnaire-Revised [ Harder e Zalma, 1990 ], il Revised Cheek and
Buss Shyness Scale [ controllo, 1983 ] e lo Stanford Shyness Survey [Zimbardo
ed altri, 1974 ]. Il campione ha incluso 69 uomini (61%) e 45 donne
(39%) con un'età media di 35 ± 9,9 anni (da 16 a 65 anni). I
dati demografici per questo campione sono presentati in tabella 1.
RISULTATI
A centoundici dei 114 pazienti (97%) valutati con il Questionario ADIS
è stata fornita una diagnosi di fobia sociale generalizzata ed a 3
pazienti (3%) è stata fornita una diagnosi di fobia sociale
non-generalizzata (vedi tabella 2). Sessantacinque pazienti (57%) sono
rientrati nei criteri per una seconda diagnosi di Asse I. I disturbi supplementari più
rilevanti erano distimia 33 (35%), disturbo d'ansia generalizzato
31 (33%) e fobia specifica 19 (20%). Il disturbo depressivo
principale e l'abuso di sostanze sono stati segnalati raramente, 7
(7%) e 5 (4%), rispettivamente. I punteggi delle autovalutazioni sono
elencati in tabella 3. Le risposte allo Stanford Shyness Survey hanno
indicato che ciascuno dei 114 pazienti (100%) si è dichiarato una
persona timida. La frequenza teorica dei disturbi di Asse I e di Asse II
è risultata diversa fra l' MCMI e l' MMPI. Questi dati sono presentati
nelle tabelle 4 e 5. Secondo l' MCMI (n = 82), 33 pazienti (40%) hanno
risposto ai test di verifica per almeno un disturbo supplementare di
Asse I. Di questi pazienti, 29 (35%) entravano nei criteri per la
distimia e 13 (16%) per un disturbo generalizzato di
ansia, alcuni di questi pazienti rientravano in entrambe le scale. Settantasette pazienti (94%)
rientravano per almeno un disturbo di Asse II. I disordini di personalità
più comuni erano disturbo di evitamento (55 pazienti; 67%), schizoidi
(29 pazienti, 35%) dipendenti (19 pazienti; 23%). I disturbi meno
comuni di personalità erano aggressivo-passivo (9 pazienti; 11%),
schizotipo (7 pazienti; 9%) e ossessivo-compulsivo (6 pazienti; 7%). |
|
TAVOLA 1
PROFILO DEMOGRAFICO DEI PAZIENTI TIMIDI
CRONICI
N=114 |
I risultati dell'MMPI (n=107)
hanno rivelato che 60 pazienti (56%) sono rientrati almeno in una
diagnosi di Asse I. Il disturbo d'ansia (34 pazienti; 32%) è stato
il più comune, seguito da disturbi dell'umore (33 pazienti; 31%), di
cui la distimia (30 pazienti; 28%) è stata la più frequente. Vi sono
stati casi anche di abuso di sostanze (9 pazienti; 8%) e schizofrenia
(8 pazienti; 7%). Sessanta pazienti (56%) sono rientrati nella
diagnosi dei disturbi di personalità dell'Asse II. Secondo l'MMPI, il
disturbo più frequente dell'Asse II è stato dipendenza della
personalità (26 pazienti; 24%), seguito da disturbo compulsivo (22
pazienti; 21%), disturbo passivo-aggressivo (16 pazienti; 15%),
e disturbi di personalità schizoide (11 pazienti; 10%).
DISCUSSIONE
A prima vista, il nostro campione può sembrare che rifletta un gruppo
di pazienti sofferenti di fobia sociale, simile a quelli trovati nei
pazienti trattati per disturbi d'ansia. I sintomi-chiave della fobia sociale,
quali eccessiva preoccupazione, disagio, evitamento, e inibizione,
sembrano essere ugualmente rappresentati nel nostro campione di
pazienti. Le percentuali relative alla gravità della fobia sociale dei pazienti
(M = 6.2) coincidevano con quelli trovati in pazienti che
avevano ricevuto una diagnosi di fobia sociale generalizzata nei
disturbi d'ansia.[Bruch and Heimberg, 1994; Heimberg et al., 1990].
In modo simile ai precedenti studi di comorbilità della fobia sociale
dove sono stati usati l'ADIS e l'ADIS-R, una vasta percentuale
dei nostri pazienti è rientrata in una seconda diagnosi di Asse I (57%, ADIS; 40% MCMI; 56% MMPI).
In studi precedenti, la proporzione variava dal 43%
al 67%.[Barlow et al., 1986; Sanderson et al.,
1990; Turner et al., 1991]. Comunque, le nostre percentuali ADIS erano
piuttosto sottostimate, perché solo le sezioni relative alla fobia
sociale e all'abuso di sostanze erano state registrate prima del 1993.
Mentre i valori delle diagnosi addizionali in
questo campione erano confrontabili un esame delle frequenze di certi
tipi di diagnosi addizionali ha rivelato delle differenze. Per
esempio, negli studi clinici di pazienti con fobia
sociale, i prevalenti disturbi associati includono un maggior livello
di sintomi fobici, disturbi ossessivo-compulsivi, attacchi di panico con
agorafobia.[Barlow
et al., 1986; Sanderson et al., 1990]. In uno studio, l'agorafobia è stata
diagnosticata in un terzo dei casi. [Solyom et al., 1986].
Inoltre, un alto livello di depressione maggiore nel ciclo di vita è
stato riscontrato in campioni di soggetti sofferenti di fobia sociale [Stein et al., 1990; Van Ameringen et al.,
1991], così come sugli alcolisti [Schneier et al., 1989; Van Ameringen et al-,
1991].
Al contrario, la distribuzione di diagnosi addizionali nel
nostro campione ha mostrato un modello differente. Nessun paziente è
rientrato nei criteri per la diagnosi di disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia.
In aggiunta, abbiamo trovato livelli bassi di
depressione maggiore e dipendenza /abuso di sostanze alcoliche [Bruch et al., 1992],
La più frequente patologia addizionale riscontrata nel nostro campione
è stata la distimia, presente più frequentemente
rispetto agli altri campioni di soggetti con fobia sociale.
Il disturbo d'ansia generalizzata è stato anch'esso riscontrato in co-presenza,
più frequentemente che nei campioni di soggetti trattati per disturbi d'ansia.
Le differenze nella distribuzione di diagnosi
addizionali possono essere forse attribuite al fatto che la Shvness Clinic
si caratterizza per il trattamento della
timidezza cronica, cosicché sintomi simili quanto a gravità possono
essere più ego-sintonici a causa della loro cronicità e lunga durata. D'altro
canto, i soggetti con fobia sociale che presentano disturbi d'ansia
possono cercare un trattamento a causa di un'altra diagnosi principale. Ad esempio gli
attacchi di panico possono condurre alla fobia sociale,
semplicemente perché i sintomi del panico sono socialmente distruttivi
e portano ad avere una indesiderata attenzione su sé stessi.
La prevalenza delle
diagnosi di Asse II nella grande maggioranza dei nostri pazienti
suggerisce che i sintomi sono ego-sintonici a causa della cronicità
della timidezza, con il 56%
che hanno ricevuto almeno una diagnosi secondo l'MMPI e il 94% secondo
l'MCMI. Mentre i risultati derivati dall' MMPI in questo studio
sono confrontabili con la prevakenza dei risultati raggiunti negli studi sulla
fobia sociale (Qansen et al., 1994; Sanderson et al., 1994], i
risultati ottenuti con l' MCMI sono più alti, con quasi tutti i nostri pazienti
che rientravano nei criteri per almeno un disturbo di personalità secondo l' MCMI. Brooks
ed altri [1996] hanno usato l' MCMI per valutare 19 soggetti con fobia
sociale ed hanno riscontrato che solo il 63% aveva ricevuto una o più
diagnosi per ditubo della personalità. Solo il campione di Emmanuel ed altri
[1993] con lo SCID-II è confrontabile al nostro, con il 77% di
un campione di 44 soggetti con fobia sociale che rientravano nei
criteri per uno o più disturbi. |
|
Caratteristiche |
N |
%
|
|
Sesso F |
45 |
39,5 |
|
M |
69 |
60,5 |
|
Età 16-29 |
34 |
29,8 |
|
30-44 |
61 |
53,5 |
|
45-64 |
18 |
15,8 |
|
65> |
1 |
0.9 |
|
Età media |
35,3
±9,9 |
Stato civile
Mai sposato/a |
85 |
74,6 |
|
Sposato/a |
15 |
13,2 |
|
Separato/a |
3 |
2,6 |
|
Divorziato/a |
9 |
7,9 |
|
Vedovo/a |
2 |
1,8 |
Scolarità
Elementare |
3 |
2,6 |
|
Medie |
38 |
33,3 |
|
Diploma |
32 |
28,1 |
|
Università |
41 |
36,0 |
|
Media della Scolarità |
16,2
±3,2 |
Occupazione
Impiegato/a |
83 |
72,8 |
|
Disoccupato |
9 |
7,9 |
|
Studente |
19 |
16,7 |
|
Casalinga/o |
3 |
2,6 |
Origine etnica
Caucasici |
97 |
85,1 |
|
Afroamericani |
2 |
1,8 |
|
Ispanici |
4 |
3,5 |
|
Asiatici |
8 |
7,0 |
|
Altro |
3 |
2,6 |
|
Il disturbo di personalità più frequente nel campione era quello 'evitante'.
Se confrontiamo le nostre percentuali con studi in cui sono stati
utilizzati diversi strumenti di valutazione, c'è una considerevole
varietà nella frequenza del disturbo.
[Turner et al., 1986]. Valori simili sono stati riportati in molti studi che
hanno utilizzato interviste strutturate con pazienti sofferenti di
fobia sociale. [Alnaes and Torgersen, 1988; Emmanuel et al, 1993;
Herbert et al., 1992; Schneier et al., 1991], ma sono stati anche
riportati valori molto più bassi, compresi fra il 22% e il 37% (Jansen et al., 1994;
Sanderson et al., 1994; Turner et al., 1991].
Confrontando i nostri
risultati all'
MCMI con altri studi anch'essi utilizzanti l' MCMI, l'incidenza del disturbo di
personalità evitante nel nostro campione
rimane consistentemente più alto. I valori ottenuti con l'MCMI
riportati in campioni di soggetti con fobia sociale variavano dal 32
al 37% [Brooks et al., 1996; Reich et
al., 1989; Trans and Chambless, 1995].
La nostra alta
incidenza di personalità evitanti può essere attribuita alle
caratteristiche demografiche e geografiche del territorio. Ad esempio,
molte persone della baia di San Francisco lavorano nel campo delle
professioni tecniche, che comportano l'abitudine al lavoro in
solitudine e ad un certo grado di isolamento. C'è anche la
possibilità che le persone con disturbi più gravi si rivolgano a noi
perché siamo stati tra i primi a mettere a punto un programma di trattamento per i
problemi di timidezza.
La percentuale di personalità schizoidi nel nostro campione era
anch'essa significativamente più alta delle percentuali nei precedenti
studi su soggetti con fobia sociale. Attraverso i campioni di soggetti
con fobia sociale, non è stata fatta alcuna diagnosi per questo
disturbo in tutti gli studi nei quali è stato utilizzato lo SCID-II [Alnaes and Torgersen,
1988; Emmanuel et al., 1993; Jansen et al., 1994; Sanderson et al.,
1994; Turner et al., 1991]. Quando è stato utilizzato l'MCMI la
percentuale del disturbo di personalità schizoide variava dal 21
al 26% (Reichh et al., 1989; Brooks et al., 1996),
più bassa della percentuale (35%)
diagnosticata nel nostro campione con l' MCMI. |
TAVOLA 2.
Frequenza dei disturbi di Asse
I in
pazienti con timidezza cronica
misurata con ADIS-III-R
e
ADIS-lV |
|
Disturb Asse I |
N=114 |
N=92 |
% |
|
Fobia sociale generalizzata |
111 |
- |
97,4 |
|
Media del livello di gravità per fobia sociale
generalizzata |
86 |
- |
6.2 ± 1.0 |
|
Fobia sociale non generalizzata |
3 |
- |
2,6 |
|
Distimia
|
- |
33 |
35,8 |
|
Disturbo d'ansia generalizzata |
- |
31 |
33,6 |
|
Fobia specifica |
- |
19 |
20,6 |
|
Depressione maggiore |
- |
7 |
7,6 |
|
Abuso di sostanze |
5 |
- |
4,4 |
|
Abuso di alcool |
2 |
- |
1,8 |
|
Dipendenza da alcool |
2 |
- |
1,8 |
|
Disturbo depressivo NOS * |
2 |
|
1,8 |
|
Disturbo post-traumatico da stress |
- |
1 |
1,0 |
|
Disturbo bipolare |
- |
1 |
1,0 |
|
Dismorfofobia |
1 |
- |
0,9 |
|
Attacchi di panico ** |
- |
0 |
0 |
|
Agorafobia |
- |
0 |
0 |
|
Disturbo
ossessivo-compulsivo |
- |
0 |
0 |
|
*Le percentuali di gravità sono state
ottenute da una scala di gravità di nove punti dall' ADIS-IV. Sull'ADIS-III-R
non è stata calcolata la percentuale di gravità. |
|
** I disturbi sono stati rilevati durante
l'intervista strutturata ma non erano una categoria specifica dell' ADIS |
|
|
|
|
TAVOLA
3.
Medie e Deviazioni Standard per il punteggio del Questionario |
|
La più alta incidenza di personalità schizoidi rilevata nel nostro
campione suggerisce un'altra dimensione che può differenziare questo
gruppo di persone da quelle studiate nei campioni di soggetti che
presentavano disturbi d'ansia. In ogni caso, sia che stiamo guardando a
punti differenti su uno stesso continuum, o a profili clinici
qualitativamente differenti, questa questione rimane aperta per future
ricerche.
La prevalenza del disturbo da personalità dipendente del nostro
campione era più consistente rispetto a studi precedenti su soggetti con fobia
sociale. I valori trovati in questo studio erano o più alti o
corrispondenti ai risultati di altre ricerche
(Brooks et al., 1996; Emmanuel et al., 1993; Jansen et al., 1994; Reich
et al., 1989; Sanderson et al., 1990; Turner et al., 1989], ad
eccezione delle ricerche di Alnaes e Torgersen [1988]
che hanno riportato che il 100% di dieci soggetti con fobia sociale
rientravano in una diagnosi per disturbo da personalità dipendente.
Soprattutto, i pazienti del nostro campione mostrano differenze in
molte scale. Comunque, è importante considerare i fattori che potrebbero
limitare la validità dei nostri risultati. Il primo è che la minore
dimensione del campione dei nostri studi comparativi può
influenzare la modalità di effettuare i confronti
fra studi diversi, dovuta alle differenze di dimensione del campione.
Il secondo è che fare confronti fra studi effettuati con strumenti
diagnostici differenti può essere discutibile. Manca un'evidenza per
una comparabile validità tra lo SCID e l'
MCMI, che può ridurre la difendibilità del fare confronti fra
le diagnosi ottenute con l' MCMI e con lo
SCID stesso.
In ogni caso, esiste evidenza per una adeguata validità comparabile fra questi
due strumenti che è stata riportata in uno studio che ha usato un campione
soprattutto composto
di soggetti con fobia sociale. [Renneberg et al., 1992].
L'uso dell' MCMI
come strumento diagnostico può inoltre influenzare il risultato di
questo studio. Si può arguire che l'
MCMI ecceda nel diagnosticare disturbi della
personalità, spiegando così l'alta incidenza di diagnosi di
personalità evitanti e schizoidi trovate nel campione. Sebbene
una adeguata validità comparabile con lo SCID
suggerirebbe altrimenti, ulteriori studi sarebbero necessari per capire
se e quante di queste differenze siano replicabili attraverso campioni della Shyness Clinic
contro campioni di diversi punti di osservazione clinica.
Malgrado le differenze trovate fra il nostro campione ed i
campioni di soggetti con fobia sociale, la comorbilità trovata nelle
persone timide che chiedono di essere prese in terapia suggerisce alcune caratteristiche che non sono evidenti nei campioni
con soggetti con fobia sociale. E' necessario condurre ulteriori
ricerche per misurare la grandezza di queste differenze, stabilire i
criteri per la definizione di un campione di soggetti in cura per
problemi di timidezza e per confrontare questi risultati con campioni
di soggetti timidi non in trattamento. |
Strumento
Beck depression inventorv |
M
(n)*
12.7 (114) |
DS
8.3 |
|
Questionario ansia di stato/tratto-stato
(b) |
68.8 (111) |
26.8 |
|
Questionario ansia di stato/tratto-tratto
(b) |
88.2 (110) |
16.2 |
|
Coopersmith |
42.9
(113) |
20.6 |
|
Revised Buss
and Cheeck shyness scale |
4.0
(105) |
.5 |
|
Personal feelings questionnaire -
shame |
2.0
(111) |
.8 |
|
Personal
feelings questionnaire - guilt |
1.9
(111)
|
0.8 |
* il numero dei soggetti è variabile a cause delle
differenze nelle valutazioni precedenti
(b) Percentili |
|
|
|
|
TABLE.
4, Frequenza dei disturbi
dell'Asse I in soggetti con timidezza cronica secondo le misurazioni
con MCMI e MMPF** |
|
Disturbi dell'Asse I MCMI |
n (82) |
% |
MMPI |
n (107) |
% |
|
Distimia |
29 |
35,4 |
Disturbo d'ansia |
34 |
31,8 |
|
Ansia generalizzata |
13 |
15,9 |
Distimia |
30 |
28,0 |
|
Abuso di alcool |
3 |
3,7 |
Abuso di sostanze |
9 |
8,4 |
|
Abuso di sostanze |
1 |
1,2 |
Schizofrenia |
8 |
7.5 |
|
Depressione maggiore |
1 |
1,2 |
Disturbi emotivi maggiori |
5 |
4,7 |
|
Schizofrenia |
1 |
1,2 |
Disturbi paranoici |
3 |
2,8 |
|
Schizoide |
1 |
1,2 |
Depressione maggiore |
2 |
1,9 |
|
|
|
|
Disturbi del pensiero |
1 |
0.9 |
|
|
|
|
Disturbi somatici |
1 |
0.9 |
|
**ll numero dei
soggetti varia a causa delle differenti valutazioni precedenti |
|
|
|
|
|
|
|
|
TABLE 5. Frequenza dei
disturbi sull'Asse II in pazienti con timidezza cronica, secondo le
misurazioni ottenute con MCMI e
MMPI** |
|
Disturbi dell'Asse II |
MCMI |
MMPI |
|
|
N
(82) |
% |
n (107) |
% |
|
Cluster A |
|
|
|
|
|
Paranoide |
0 |
0 |
5 |
4.7 |
|
Schizoide
|
29 |
35.4 |
11 |
10.3 |
|
Schizotipo |
7 |
8.5 |
0 |
0 |
|
Cluster B |
|
|
|
|
|
Istrionico |
0 |
0 |
1 |
.9 |
|
Anti sociale |
3 |
3.7 |
1 |
.9 |
|
Narcisistico |
2 |
2.4 |
0 |
0 |
|
Borderline
|
2 |
2.4 |
1 |
.9 |
|
Cluster C |
|
|
|
|
|
Dipendente
|
19 |
23.2 |
26 |
24.3 |
|
Evitante |
55 |
67.1 |
— |
— |
|
Passivo aggressivo
|
9 |
11.0 |
16 |
15.0 |
|
Compulsivo |
6 |
7,3 |
22 |
20.6 |
|
** **Il numero dei soggetti varia a causa
delle differenti valutazioni precedenti |
|
Philip G. Zimbardo
è uno psicologo e un intellettuale conosciuto a
livello internazionale, un educatore, un ricercatore e consulente per
i media, ha vinto numerosi premi ed onorificienze in ciascuno di
questi settori. E' stato professore alla Stanford University a partire
dal 1968, dopo avr insegnato a Yale, NYU e Colombia. La carriera di
Zimbardo si è caratterizzata soprattutto per la divulgazione del
sapere psicologico attraverso programmi Tv PBS, Discovery Psychology,
oltre che per le sue pubblicazioni sull'argomento, che sono circa
trecento. E' stato Presidente dell' American Psychological Association.
Ha fondato la Shyness Clinic.
http://www.zimbardo.it
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Pubblicazione autorizzata - Traduzione di Walter La Gatta per
www.clinicadellatimidezza.it -
Tutti i diritti riservati- Dicembre 2005
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