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13/12/2011

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FITNESS SOCIALE
dalla rabbia silenziosa ad una rivoluzione silenziosa


 


di
L. Henderson Stanford University and Shyness Institute
 

(Tratto dalla presentazione di L. Henderson - traduzione e adattamento per www,clinicadellatimidezza.it di Dr. Walter La Gatta. Tutti i diritti riservati. Riproduzione e traduzione dall'inglese autorizzata).

Il Fitness sociale è una metafora evoluzionista che si riferisce alla soluzione delle sfide per l’adattamento; riguarda sia il bisogno di comunicare con gli altri, sia quello di negoziare.
Come l’esercizio fisico, anche il Fitness sociale comporta frequenti allenamenti, basati sul cambiamento degli schemi del pensiero e sulla regolazione delle emozioni.
La timidezza estrema o cronica non rappresentano degli stati di Fitness sociale.

L’esperienza della timidezza la potremmo spiegare tutta con l’acronimo SAD FIXs  (tristezza continua):
S – Self blame and shame (autocolpevolizzazione e vergogna), A – Avoidance (evitamento), D – Distress (Angoscia) F – Fear of Negative Evaluation (paura delle valutazioni negative),  I – I must but I can’t (devo, ma non posso) X – exposure Fear of both success and failure (Paura di esporsi: sia nel successo che nel fallimento) S – Self sabotage (auto-sabotaggio).
 

Introspezione

Emozioni negative ed introspezione producono autocolpevolizzazione e vergogna, mentre un tono dell’umore neutrale, unito a comportamenti introspettivi, può portare a vedersi come si è visti dall’esterno. La timidezza cronica e la tendenza all’introspezione predispongono invece al sentimento di vergogna.

L’età media dei clienti della Shyness Clinic (n.d.t. americana) è 34 anni, ed il 64% sono uomini. Rappresentano il 5% della popolazione ed il 93% di loro ha avuto una diagnosi di ‘disturbo di ansia sociale’.In genere soffrono di una cronica depressione lieve, sono estremamente preoccupati delle valutazioni negative, sperimentano sentimenti di vergogna maggiori degli altri ed hanno l’abitudine di autocolpevolizzarsi.

I timidi colpevolizzano gli altri così come colpevolizzano sé stessi (Henderson 1992), vedono gli altri come pericolosi,  rifiutanti, inaffidabili. Colpevolizzare gli altri però ha delle conseguenze negative (Tennen e Affleck 1990).

La vergogna predice comportamenti auto-distruttivi e di aggressione passiva ed è correlata con sentimenti ed attitudini antisociali. I Clienti con disturbo di personalità evitante tendono di più alla vergogna, hanno più pensieri negativi nei confronti degli altri e tendono ad esternare le loro critiche.

Risultati del Trattamento

Timidezza e depressione tornano a valori normali; si riducono evitamento, autocolpevolizzazione e vergogna; si riducono i pensieri negativi riguardo agli altri e la rabbia repressa. Aumentano comportamenti assertivi ed estroversi.

I Clienti riducono il livello dell’ansia del 32% rispetto a situazioni precedentemente valutate.
Uno studio di follow up su 44 clienti ha indicato che essi mantengono i risultati  raggiunti anche a distanza di cinque anni dal training.

Avere dei dubbi su sé stessi fare autocritica non è sempre negativo: valutazioni critiche su sé stessi possono essere anzi utili per un funzionamento ottimale (Markus 2000, Kwan ed altri 2004).

La timidezza diventa un problema clinico perché la nostra società rifiuta le persone sensibili e collaborative e preferisce quelle aggressive e dominanti. La timidezza, particolarmente negli uomini, è considerata negativa negli USA. Se una persona è meno competitiva e più interessata a comprendere gli altri, cerca di capire le loro motivazioni, i valori, i comportamenti.

Gli studi effettuati nelle prigioni ci hanno mostrato come si possa fare di qualsiasi individuo un soggetto timido, ansioso, pieno di sintomi e impaurito. Anche gli studi sul terrorismo e sulla tortura sono giunti alle stesse conclusioni. La Shyness Clinic mi ha insegnato che la timidezza può essere ridotta se si forniscono, anche all’individuo più evitante, le condizioni adatte per fargli/le capire cosa sa fare.

Molte persone pensano che la timidezza sia un problema individuale. Io credo che sia un problema costruito a livello sociale. E’ il nostro problema. Se si nega la vulnerabilità umana, si ottiene l’effetto che alcune persone vogliano scomparire, smettere di partecipare alla vita sociale. Così perdiamo molte importanti risorse.
Anche gli individui con una personalità diversa dalla nostra hanno qualcosa da offrire. Noi abbiamo il dovere di ascoltare. In una democrazia è giusto sapere ciò che la gente pensa. 

Molte persone si sentono timide a causa di tante ragioni: la razza, l’dentità sessuale, l’identità di genere, la personalità. E’ nostra responsabilità, quanto la loro, il fatto che essi partecipino tutti alla società.

Gli specialisti guardano alla timidezza come ad una malattia, un convincimento incoraggiato dalle industrie farmaceutiche. Dobbiamo cercare di fare emergere i punti di forza delle persone timide, cominciando dalle scuole e dalle famiglie. Dobbiamo focalizzare i loro punti di forza nelle psicoterapie. Non possiamo permetterci di escludere le persone timide dalla nostra democrazia.

Ricordate:

Il futuro dipende da c
osa facciamo nel presente
Mahatma Gandhi

Cerca di non diventare un uomo di successo, ma un uomo di valore.
Albert Einstein


Fonte :  Henderson L. Inclusive Social Fitness: From Quiet Rage to Quiet Revolution 15-04-2005
Clinica della Timidezza Febbraio 2006

 

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