Responsabile Scientifico del Sito Dr. Walter La Gatta

 
13/12/2011

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RICERCHE IN BREVE - 3 -
  
A cura della Redazione di Clinica della Timidezza



Periodo:
Settembre-Dicembre 2007
 

INDICE DELLA PAGINA

COME LA TIMIDEZZA E' DIVENTATA UNA MALATTIA

LA SCOMPARSA DELLA TRISTEZZA

LOVE+SEX WITH ROBOTS

LE TERAPIE ASSISTITE DAL COMPUTER

INTELLIGENZA EMOTIVA E USO DI TABACCO

CYBER TRADIMENTI E CRISI MATRIMONIALI

VIDEO GAMES PER VINCERE L'ANSIA SOCIALE

ADOLESCENTI E COCAINA

ANSIA SOCIALE E D-CICLOSERINA

PER GLI AMERICANI MEGLIO INTERNET CHE IL SESSO


IL SONNO NON E' UN OPTIONAL

SUPERARE LE PROPRIE PAURE

ABILITA' SPORTIVA E ACCETTAZIONE SOCIALE

FIGLI ADOLESCENTI E DIVORZIO DEI GENITORI

PSICOTERAPIE ON LINE

CURARE I LAVORATORI DEPRESSI

LA TIMIDEZZA DEI BAMBINI E' NORMALE?

FIGLI ALLEVATI DA UN SOLO GENITORE

BAMBINI TIMIDI

COSA SI DESIDERA DAL PARTNER


COME LA TIMIDEZZA E' DIVENTATA UNA MALATTIA

Torniamo ancora a parlare dell'ultimo libro di Christopher Lane (ne abbiamo già parlato qui), perché il suo libro, non ancora tradotto in italiano, SHYNESS: How Normal Behaviour Became A Sickness, Yale University Press, £18.99, at www.yalebooks.co.uk) fa molto parlare di sé. Lane è un professore inglese ed insegna presso la Northwestern University di Chicago.

Nel suo libro Lane documenta come una manciata di psichiatri, insieme alle case farmaceutiche, abbiano trasformato la timidezza in una malattia mentale, chiamandola 'fobia sociale'. Così facendo, hanno spinto moltissime persone ad assumere farmaci tutti i giorni, di cui non hanno alcun bisogno.

Nel regno Unito, circa sei milioni di persone manifestano i sintomi legati alla diagnosi di fobia sociale e si assiste al boom di prescrizioni di farmaci per trattare la 'malattia'.
Il Servizio Sanitario Nazionale inglese, secondo il Daily Mail, ha raddoppiato le spese per questi farmaci, nel periodo dal 1997 al 2002, passando dagli 84 milioni di sterline ai 189 milioni di sterline.

Sono in molti a pensare che la timidezza, come le disfunzioni sessuali femminili siano state 'medicalizzate' al fine di allargare il business delle aziende farmaceutiche.

La storia della trasformazione della timidezza in malattia mentale è cominciata alla fine degli anni Settanta, quando ad un ristretto gruppo di esperti americani in malattie mentali fu richiesto dalla American Psychiatric Association di riscrivere il manuale DSM, Diagnostic And Statistical Manual Of Mental Disorders, che come si sa è la 'bibbia' degli psichiatri e viene aggiornato ogni quindici anni.

Gli psichiatri usano questo manuale per fare le loro diagnosi, basandosi sulla quantità dei sintomi e sulla loro ricorrenza. Del resto, per fare una diagnosi in psichiatria non ci si può servire delle analisi del sangue o dei raggi X .

All'inizio il DSM era uno scarno libriccino, che poi è cresciuto fino a raggiungere le 500 pagine. Vi sono indicati 300 tipi di malattie mentali, di cui 100 nuove.

Fra queste ultime c'è la fobia sociale, ossia quella riferentesi a soggetti particolarmente inibiti nei rapporti sociali, spesso in imbrazzo, con la paura di arrossire.

Dice il prof. Lane: "Nella generazione di mia madre, chi era timido era considerato introverso, forse anche un poco strano, ma certo non era considerato un malato". Ma ora le cose non stanno più così. La timidezza è una malattia ed ha vari nomi, come 'ansia sociale' o 'disturbo di personalità evitante'. Secondo alcune stime, ne soffrirebbe una persona su cinque.

Il DSM ha trasformato gli introversi in persone che hanno problemi psichici, anche se non gravissimi. Le compagnie farmaceutiche promuovono questi disturbi, spendendo molto denaro per persuadere l'opinione pubblica che si può ottenere un comportamento più equilibrato tramite qualche piccolo 'aggiustamento' nel cervello.

Nessuno può dimenticare, a questo proposito, i durissimi risultati della ricerca della Newcastle University, Australia, che accusò le industrie del farmaco di 'inventare a tavolino' delle malattie, per vendere medicine. Nel report si diceva che essi esageravano la prevalenza di alcuni sintomi particolari, dalla sindrome delle gambe senza riposo, alla vescica irritabile, per 'medicalizzarli'. Stesso discorso riguardo alla menopausa, condizione che non riguarda la malattia, ma un periodo normale della vita della donna.

Il trattamento più conosciuto per la fobia sociale è (in Gran Bretagna) il Seroxat: tra il 1997 ed il 2006, il servizio sanitario britannico ha speso per questo farmaco 630 milioni di sterline. Il medicinale agisce sui livelli di serotonina, un neurotrasmettitore legato al tono dell'umore; ora è stato vietato il suo uso pediatrico in Gran Bretagna in quanto si è ritenuto che il farmaco favorisse pensieri suicidari nei bambini. Lane punta il dito sulla SmithKline Beecham - che in seguito si è unita con la rivale Glaxo - la quale ha messo in vendita il Seroxat - (che si chiama Paxil negli U.S.A.) e che nel 1998, ha prodotto un documento interno chiamato Towards The Second Billion (cioè "Verso il secondo miliardo". Il documento fu scritto al primo miliardo di dollari guadagnati dal Seroxat).

La compagnia descrisse la fobia sociale cone un "disturbo d'ansia con un enorme potenziale" e fu lanciata una campagna per diffondere la conoscenza del problema (sempre secondo Lane).

La terapia cognitivo comportamentale è più efficace delle medicine, secondo molti esperti, perché essa permette ai pazienti di riconoscere le cause dell'ansia e vederle in una diversa prospettiva. E' un processo più lento dell'efficacia di una pillola, ma che dà migliori risultati.

Ciò detto, ci sono altri esperti che ritengono che non vada confusa la fobia sociale con la semplice timidezza, perché per molte persone che vivono forti stati di ansia per i loro imbarazzi, è necessario avere, a volte, un trattamento farmacologico.

Lane tuttavia si chiede cosa altro ancora potrebbe diventare una malattia mentale. La prossima edizione del DSM è già in lavorazione. Il prof. Lane ha un sospetto: l'apatia.

Vedi nostra intervista al Prof. Christopher Lane

Fonte e Immagine:
Daily Mail

Riferimento bibliografico:

SHYNESS: How Normal Behaviour Became A Sickness, Yale University Press, £18.99, at www.yalebooks.co.uk.
Dic. 07


LA SCOMPARSA DELLA TRISTEZZA

La tristezza non è un male per l'essere umano: può far bene all'anima. Così dicono un gruppo di ricercatori americani, i quali sostengono che i medici sono fin troppo solerti nel trattare la naturale tristezza umana come se fosse una patologia, utilizzando oltre tutto medicinali antidepressivi inutili e potenzialmente pericolosi. Invece di trasformare la tristezza in oblio, attraverso la sua 'medicalizzazione', i medici dovrebbero sapere che sentirsi un po' giù di morale è un'emozione umana, normale, che oltre tutto è importante anche per il proprio benessere e per la propria vitalità.

Il segnale di allarme viene da un nuovo e controverso libro, che parla della così detta epidemia depressiva, ormai diffusa in tutto il mondo.
Lo scorso anno, in Gran Bretagna sono state emesse 32 milioni di prescrizioni per farmaci antidepressivi: un record, che equivale alla vendita di una pillola ogni secondo.
Sebbene farmaci come il Prozac vengano prescritti soprattutto per problemi di depressione, sempre più spesso essi vengono dati anche per timidezza, fobia sociale, disturbi alimentari, comportamenti ossessivi e ansia.

Gli autori del libro sostengono che stiamo assistendo ad una 'medicalizzazione' di una normale condizione umana.

Il Prof Allan Horwitz della Rutgers University e il Prof Jerome Wakefield della New York University avvertono: la depressione esiste davvero ed è una condizione particolarmente dolorosa per chi la vive. Certamente un depresso ha bisogno di essere seguito dal punto di vista medico... Ma l'epidemia depressiva cui stiamo assistendo è semplicemente dovuta al modo in cui gli psichiatri considerano e classificano la normale tristezza umana, che è invece un'esperienza comune, provata da tutti.

Gli autori, sociologi ed esperti di lavoro sociale, dicono che i medici hanno perso di vista il contesto in cui una persona diventa 'triste'. Dal 1980 in ambiente medico si è cominciato a diagnosticare la depressione osservando una serie di sintomi: basta che il paziente ne manifesti in numero compreso fra 5 e 9 per essere classificato come 'depresso'.

I sintomi riguardano il tono dell'umore negativo, apatia, cambiamenti nell'appetito e nel peso corporeo, insonnia, mancanza di energia, rallentamento fisico, sensi di colpa e di inutilità, incapacità di concentrarsi e di prendere decisioni, pensieri ricorrenti di morte o suicidio.

Il libro - (Loss of sadness, cioè La perdita della tristezza) - sostiene che le persone sane possono sperimentare gli stessi sintomi se attraversano un trauma personale, come ad esempio lo scoprire che il proprio figlio ha il cancro, oppure a seguito di una separazione, o dopo la perdita del proprio lavoro.

Questi sono normali sintomi di tristezza, che svaniscono in modo naturale dopo qualche tempo. Succede allora che le persone che sono giù di morale per un valido motivo finiscano per ritenersi, ingiustamente 'depresse'.

La tristezza è un'emozione naturale, esiste da sempre ed in tutte le latitudini del pianeta; la provano anche i neonati. Le persone non vedenti, che non hanno mai visto un volto umano in vita loro, producono espressioni facciali di tristezza; lo fanno anche gli scimpanzè, i nostri parenti più prossimi fra gli animali.

Secondo gli autori c'è una buona ragione evolutiva per cui esiste l'emozione della tristezza: cancellarla può essere pericoloso. La tristezza permette infatti di fermarsi a riflettere su ciò che nella propria vita non va bene e permette di trovare soluzioni alternative.

Fonte: Daily Mail

NOVEMBRE 2007

LOVE+SEX WITH ROBOTS

Il libro, uscito in questo mese di Novembre 2007, si chiama "Love + Sex with Robots" ed è scritto da David Levy, ricercatore inglese sull'intelligenza artificiale all'Università di Maastricht in Olanda. Il libro predice che nel 2050 si potranno avere delle relazioni sentimentali e sessuali con i robot e, addirittura, sposarli. Qui stiamo ancora parlando della liceità delle coppie omosessuali, quando dietro l'angolo si celano prospettive fantascientifiche incredibili, che però riguarderanno probabilmente i nostri nipoti... Questi robot saranno costruiti per soddisfare tutti i gusti degli umani ed avranno dunque un bagaglio culturale completamente determinato dal loro 'padrone'. Si potrà infatti scegliere non solo l'aspetto esteriore, ma anche la loro personalità, gli atteggiamenti, i gusti, le preferenze.

E, se un giorno ci si rendesse conto di essere caduti nella routine, basterà riprogrammare il partner-robot a proprio totale piacimento. Ovviamente interessati a questo particolare tipo di relazione saranno le persone maggiormente introverse, i timidi, coloro che soffrono di fobie sociali o che semplicemente non hanno sufficienti abilità relazionali per cominciare o mantenere un rapporto duraturo. Secondo Levy, gli umani potranno perfino innamorarsi di queste creature.

Perché potrebbe essere meglio stare con un robot anziché con un partner umano?
Ad esempio, dice Levy, perché il robot è in grado di prevedere le mosse dell'umano e per questo potrebbe essere più facile fare le cose insieme a lui/lei, come ad esempio un corso di ballo. Quante donne desiderano un partner disposto a portarle a ballare? Invecchiando, un partner-robot potrà fungere inoltre da infermiere, capace di misurare la pressione, il battito cardiaco ecc. utilizzando i suoi sensori di biofeedback. Inoltre, che dire della famiglia? Un robot non avrà né fratelli e sorelle, né genitori.

Ma soprattutto gli uomini avranno la possibilità di avere avventure sessuali bypassando completamente la fase del corteggiamento: niente discussioni, nessuna restrizione, nessun tabù ed, oltre tutto, sesso assolutamente sicuro.

In Love + Sex With Robots, Levy spiega come l'amore dei robots per gli umani potrà diventare realtà e, data l'autorevolezza della fonte, non possiamo che credergli, anche se ci sembra che l'argomento sappia molto di fiction. Sarà solo un'operazione commerciale? Per il momento non si può dire. In ogni caso, cari lettori, non è cosa per molti di noi: a meno che, nel frattempo, qualcuno non inventi l'elisir di lunga vita.
Novembre 2007

LE TERAPIE ASSISTITE DAL COMPUTER

In Gran Bretagna è stato approvato l'utilizzo di video-games per curare l'ansia. Anche oltre Manica tuttavia il mezzo lascia ancora perplessi molti terapeuti e non si crede che lo strumento possa completamente sostituire il terapeuta in carne ed ossa.

Il videogioco "FearFighter" ad esempio è stato concepito per curare gli attacchi di panico, la depressione lieve e le fobie, da parte di un gruppo di professionisti della salute mentale. Il gioco è sembrato efficace negli studi condotti su piccola scala, soprattutto perché il 90% delle persone coinvolte non avevano mai visto un terapeuta.

"Potrebbe essere utile per le persone che soffrono di agorafobia o fobia sociale, che altrimenti non avrebbero accesso ad alcun trattamento, perché non escono di casa" ha detto la Dr.ssa Karen Steinberg, psicologa clinica ed assistente di psichiatria presso la University of Connecticut. Tuttavia osserva che: "La ricerca mostra che l'alleanza terapeutica, cioè la relazione tra psicologo e paziente, è un ingrediente importante nella terapia, che spesso si aggiunge all'efficacia del trattamento stesso. Usare un videogame anziché un terapeuta significa far perdere di importanza a questa particolare relazione"

Anche un computer può porgere al paziente le domande che gli avrebbe posto il terapeuta, chiedendo dei suoi sintomi, da quanto durano ecc., ma l'espressione positiva e rassicurante del terapeuta nell'ascoltare le risposte del paziente, il computer, secondo la Steinberg, non può darla.

"FearFighter" si basa sui principi della psicoterapia cognitivo-comportamentale. Ai pazienti il computer chiede di indicare quali sono le situazioni in cui insorgono gli attacchi di panico e, come risposta, fornisce indicazioni su come fronteggiarli.

Anche in molti studi terapeutici si usano questi videogame : il paziente si siede in una sedia e poi incomincia ad interagire con la realtà virtuale, in vari scenari che possono generare fobie, come ad esempio un viaggio in aereo.

Il Dr. Alexander Obolosky della Northwestern University medical school sostiene che questi giochi possono essere utili per i casi meno gravi, ma se il paziente ha dei problemi più seri, se rischia ad esempio il suicidio, tentare con il videogame sarebbe una pericolosa perdita di tempo. Va comunque detto che per le persone che vivono lontano dal terapeuta o che per diverse ragioni non hanno la possibilità di frequentare lo studio di uno specialista il computer potrebbe essere comunque sempre meglio di niente.

La terapia assistita dal computer, in conclusione, può aiutare molte persone che soffrono di problemi di ansia, anche se, ovviamente, vanno fatti degli studi per comprendere se e quanto il computer è effettivamente efficace nel trattamento psicoterapeutico.

Fonte:
The Hartford Courant

Links:
FearFighter
BBC
Department of Health

INTELLIGENZA EMOTIVA E USO DI TABACCO

L'intelligenza emotiva (IE) è diventata molto popolare in questi ultimi anni, non solo fra il pubblico che si interessa e legge di psicologia, ma a anche a livello scientifico e professionale. Un recente studio dell'Università Autonoma di Barcellona ha voluto studiare l'eventuale relazione che c'è fra questo tipo di intelligenza e l'uso di canapa indiana o tabacco.
Come sappiamo, l'intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere le emozioni, proprie e altrui e saperle gestire, regolare. E' infatti inutile conoscere tante cose, se poi non si riesce a comunicarle agli altri, o a costruire intorno a sé una rete di relazioni. Lo studio ha riguardato 133 studenti di psicologia, con età media di 21 anni e mezzo. Si è visto così che l'uso di queste sostanze in giovane età è correlato ad un basso punteggio nella scala dell'intelligenza emotiva. A conferma di ciò, si è potuto constatare che i ragazzi che avevano un quoziente più alto di intelligenza emotiva erano quelli che meno degli altri utilizzavano queste sostanze.
Le abilità sociali, la conoscenza di sé e dei vissuti emozionali, l'autocontrollo, l'empatia, l'osservazione attenta degli altri, in altre parole l'intelligenza emotiva, è la parola chiave per prevenire fra i giovani l'uso di sostanze.

Fonte:
Medical News
Link: http://www.uab.es


CYBER TRADIMENTI E CRISI MATRIMONIALI

Un nuovo studio mostra che una persona su dieci negli Stati Uniti ha una dipendenza da sesso virtuale. Internet ha cambiato la vita delle persone e molte coppie ne risentono, specie per quanto riguarda la vita sessuale ed i tradimenti. In genere si comincia col chattare, innocenti conversazioni che poi si trasformano in sesso via Internet ed infine in appuntamenti nella vita reale.
Julie Baumgardner dirige il gruppo First Things First, che si occupa di coppie sposate nella Tennessee Valley. La Baumgardner è covinta che Internet sia una bella cosa, anche se spesso le persone la usano in modo inappropriato, mettendo a rischio i loro matrimoni. Rivolgersi al web per cercare un supporto emozionale significa mettere in crisi il proprio matrimonio.
Non è più una cosa 'innocente' se si sente che essa produce forti emozioni, se si desidera che il/la partner non venga a conoscenza della relazione on line, dice la Baumgardner.
Si può sopravvivere ad un tradimento dice la Baumgardner, e perfino migliorare il proprio matrimonio grazie ad esso. Secondo la consulente matrimoniale non ci dovrebbero essere segreti fra moglie e marito, per nessuna ragione, ma la cosa più importante è avere una relazione aperta al dialogo. Inoltre, se c'è un problema, è sempre meglio rivolgersi ad un terapeuta, anche se uno dei due non desidera andare.

Link a First Things First


VIDEO GAMES PER VINCERE L'ANSIA SOCIALE

Dalle nuove tecnologie non si riceve solo isolamento sociale, ma anche possibilità di sperimentarsi e di imparare nuove tecniche per migliorare l'impatto con le situazioni sociali. Un esempio è quello curato dal professor Mark Baldwin, insieme al suo team: Stéphane Dandeneau Jodene Baccus e Maya Sakellaropoulo. I ricercatori hanno sviluppato un video-game che insegna come comportarsi nelle situazioni sociali, rapporti con gli altri che in molte persone producono una parte significativa dello stress. In uno studio del 2004 basato sull'osservazione di 56 studenti, un test standard chiamato the Matrix, creato per studiare i tempi di reazione delle persone, aveva effettivamente aiutato i partecipanti a migliorare le loro abilità sociali. In un recente studio il gruppo di ricerca ha reclutato 23 impiegati di un call centre vicino Montreal per sottoporli ad un gioco che consiste nel cercare sempre la faccia sorridente, nascosta fra molte altre, nel modo più veloce possibile. Secondo il Prof. Baldwin, nel ripetere questo gioco, le persone diventano molto più positive nei confronti degli altri. Gli impiegati del call centre hanno giocato al video game tutti i giorni e si è visto così che il loro livello di cortisolo, misurato attraverso test sulla saliva, era notevolmente diminuito: in media del 17% rispetto ad un gruppo di controllo cui era stato affidato un video game diverso.
Secondo il Prof. Baldwin, con questo tipo di giochi, si può aiutare una persona a gestire meglio l'ansia sociale, a conoscere nuove persone, ed anche ad aiutare gli atleti a concentrarsi meglio, evitando inutili preoccupazioni ed ansie riguardo alla gara. In futuro il video game verrà commercializzato. La notizia è apparsa sul numero di ottobre dell'American Psychological Association's Journal of Personality and Social Psychology.

Link: McGill University.

Fonte:
Science Daily


ADOLESCENTI E COCAINA

Le ragazzine fra i 14 e i 16 anni hanno scoperto la cocaina e la assumono con alcol per potenziarne gli effetti. E' l'allarme, che aggrava i dati della Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze di quest'anno diffuso dagli operatori dei Sert. Sono ragazzine di famiglie normali. Il fatto conferma che le donne si avvicinano alla cocaina prima dei maschi, cioe' intorno ai 13-14 anni. Altro allarme: un giovane su tre assume droghe: marijuana, eroina, cocaina.

Fonte: Ansa
OTT. 07


ANSIA SOCIALE E D-CICLOSERINA

Un antibiotico, chiamato D-Cicloserina (DCS), utilizzato in genere per il trattamento della tubercolosi, può aumentare i benefici di una terapia di esposizione per la fobia sociale (o ansia sociale) secondo una recente ricerca australiana. Il prodotto da buoni risultati anche per il morbo di Alzheimer, la schizofrenia e l'acrofobia (paura di stare in alto). La D-Cicloserina sembra essere utile nel diminuire una paura condizionata, ma solo se affiancata ad una psicoterapia: infatti, usata da sola non è efficace. La D-Cicloserina aumenterebbe la liberazione di glutammato, un neurotrasmettitore che interviene nell'apprendimento e nella memoria attenuando i sentimenti di paura fra le persone che hanno disturbi d'ansia. La terapia di esposizione (detta anche terapia di desensibilizzazione sistematica) attraverso la quale le persone che soffrono di fobie si confrontano con le cose e le persone che le impauriscono è la terapia di elezione per i problemi fobici, anche se, secondo il Dr. Guastella, della University of New South Wales, che ha condotto la ricerca, con il tempo i risultati ottenuti andrebbero progressivamente diminuendo. L'antibiotico, somministrato sotto forma di vaporizzatore nasale, è stato combianto con la psicoterapia di desensibilizzazione per trattare 23 casi di fobia sociale. I partecipanti dovevano prendere la parola davanti ad un gruppo di persone. Coloro che avevano preso la D-Cicloserina sono sembrati meno impauriti dei soggetti del gruppo di controllo ed i loro miglioramenti sono apparsi più durevoli.
La ricerca condotta in America evidenzia che ben 13 persone su 100 soffrono di fobia sociale e sono terrorizzate alla sola idea di essere osservate, giudicate o criticate in pubblico. In genere le fobie sociali si manifestano per la prima volta intorno ai quindici anni e possono continuare a lungo, se non vengono curate.

Fonte: Telegraph.co.uk

PER GLI AMERICANI MEGLIO INTERNET CHE IL SESSO

Per gli americani, Internet è assai meglio che stare insieme con gli amici o fare sesso. E' il risultato di un sondaggio realizzato nel mese di giugno, su un campione rappresentativo della popolazione americana, composto di 1000 soggetti. Il 15% delle persone sente il bisogno imperativo di connettersi alla rete almeno una volta al giorno, il 21% almeno una volta ogni due giorni e il 19% può resistere qualche giorno, purché non si tratti di più di una settimana.
Una persona su cinque dichiara di trascorrere meno tempo insieme agli altri, a causa di questo bisogno di 'stare collegato'.

Fonte : JWT - via Doctissimo
OTT. 07


IL SONNO NON E' UN OPTIONAL

Uno studio di brain imaging condotto da ricercatori della Harvard Medical School e dell'Universdità della California a Berkeley pubblicato su Current Biology sostiene che una persona deprivata del sonno subirebbe un drastico abbassamento della funzionalità del lobi prefrontali, che normalmente supervisionano lo stato emotivo.
"Il sonno - osserva Matthew Walker, che ha diretto la ricerca - appare ristorare anche i nostri circuiti cerebrali che modulano le emozioni, preparandoci alle sfide del nuovo giorno e alle interazioni sociali". La deprivazione di sonno incrina i meccanismi cerebrali che regolano aspetti chiave della nostra salute mentale:
non è un lusso o un optional che possiamo scegliere di ‘prendere' quando piace a noi.

Fonte: Le scienze
OTT. 07

SUPERARE LE PROPRIE PAURE

Una ricerca inglese, condotta dal Professor Mel Slater ha mostrato che le persone reagiscono nella realtà virtuale in modo simile a come fanno nella vita reale.
Pensiamo ad un pericolo serio, come un incendio: con la realtà virtuale si può creare un contesto simile alla realtà e fare addestramento. La realtà virtuale insomma, dice Slater, permette di sperimentare situazioni che nella vita reale, per ragioni etiche, ma anche pratiche, non è possibile realizzare.

Che dire poi dell'applicazione di questo strumento per la cura delle fobie sociali? Nel contesto virtuale ci si trova ad agire in un ambiente controllato, alla presenza di uno psicologo che può monitorare il comportamento del paziente e aiutarlo quando è in difficoltà. Come potrebbe essere possibile tutto ciò nella vita reale?

Un altro dei sistemi utilizzati per aiutare le persone a superare la timidezza è parlare con una persona del sesso opposto. All'inizio sembra che i soggetti, anche in queste situazioni virtuali, siano molto in ansia, ma poi i battiti cardiaci rallentano e si raggiunge una situazione di maggiore serenità. Dice il Professor Slater: se hai paura di camminare su un ponte, eviti il ponte, ma se hai paura di parlare con la gente che fai? La realtà virtuale può essere un buon modo per esercitarsi a superare le proprie paure.

Fonte e Foto: BBC

ABILITA' SPORTIVA E ACCETTAZIONE SOCIALE

Un nuovo studio canadese ha studiato il legame che c'è fra abilità sportiva e accettazione sociale in ambiente scolastico. Il risultato è che i bambini attribuiscono molto valore alla capacità atletica di un loro compagno e se, come Charlie Brown non si sa fare nessuno sport, il risultato è l'isolamento sociale e il rifiuto dei compagni. Lo studio è stato pubblicato su The Journal of Sport Behavior, a cura di ricercatori della University of Alberta di Edmonton. Essi hanno esaminato la relazione fra competenza sportiva, accettazione dei pari e solitudine fra i bambini della scuola elementare. Chi ha competenze sportive piace di più ai compagni di classe, diventa più popolare. Maschi e femmine in questo hanno lo stesso comportamento. Lo dice la ricercatrice Janice Causgrove Dunn, della Facoltà Physical & Recreation presso la University of Alberta. "I più solitari sono dei bambini che in genere non ricevono particolari apprezzamenti nel mondo dello sport e per questo ricevono anche minore accettazione sociale." I bambini con pochi amici sono in genere meno attivi a livello sportivo e meno in forma, dal punto di vista fisico. Inoltre essi più spesso provano tensioni ed ansie rispetto ai loro compagni più socievoli. Questo può portare, crescendo, alla dipendenza da fumo, dall'uso di marijuana e all'abitudine di bere alcolici, così come al fallimento scolastico e alla depressione. Lo studio, uno dei primi ad indagare la relazione che c'è fra popolarità fra i compagni di scuola e abilità sportive si è basato sulle risposte fornite da un gruppo di 208 bambini della scuola elementare di una città canadese (99 maschi e 109 femmine)

Fonte Numero di Settembre 2007 del Journal of Sport Behavior via
Medical News

Link: University of Alberta

FIGLI ADOLESCENTI E DIVORZIO DEI GENITORI

Secondo uno studio pubblicato sul numero di Ottobre della rivista Pediatrics cio' che è più deleterio per i figli adolescenti i cui genitori si separano non è la separazione in sé, ma l'atmosfera nella quale avviene la rottura fra mamma e papà, il deterioramento delle relazioni all'interno della famiglia. Lo dice la Dr.ssa Christelle Roustit, del gruppo di Ricerca persso la Université Pierre et Marie Curie, di Parigi. La Roustit ha somministrato questionari a 2.346 adolescenti, divisi in due gruppi di età (tredicenni e sedicenni), che partecipavano al Social and Health Survey of Children and Adolescents del Quebec, a Montreal. Lo studio è stato completato dalle dichiarazioni rilasciate da un gruppo di 1.983 genitori.
Ciò che produce la seprazione dei coniugi nei figli adolescenti è soprattutto abuso di sostanze, incluso il consumo di alcol, che è almeno il doppio fra questi adolescenti che hanno una famiglia divisa, soprattutto nel gruppo dei sedicenni. Per i figli dei separati sono più frequenti, in entrambi i gruppi di età, comportamenti oppositivi come fare a pugni con i compagni, compiere atti di vandalismo, rubare, crudeltà su animali e altre violazioni delle regole sociali. La Roustit ha notato che il supporto paterno contribuisce a ridurre lo stress provato dai ragazzi dopo il divorzio dei genitori, ma non incide particolarmente sulla prevenzione di questi comportamenti trasgressivi. In entrambi i gruppi, il livello di ansia e di depressione degli adolescenti è significativamente più elevato rispetto ai figli di genitori ancora uniti. In particolare, il rischio di suicidio è 3-4 volte superiore nei tredicenni rispetto ai sedicenni. L'attenzione dei genitori può tuttavia influire positivamente su questi comportamenti.
Se i genitori vivono la loro separazione con forte stress, questo si riverbera anche sui figli, che aumentano i loro comportamenti trasgressivi e oppositivi (questo fattore non incide invece sul consumo di alcol e di sostanze). Altra fonte di stress per i ragazzi è assistere ai comportamenti violenti fra genitori.
Secondo i ricercatori è bene dunque ricorrere alla mediazione familiare, alla custodia congiunta o ad altri interventi sociali che forniscano un supporto ai ragazzi e alle loro famiglie, per aiutarli a ritrovare l'equilibrio perduto.

Fonte: Pediatrics, October 2007.

PSICOTERAPIE ON LINE

Sempre più inglesi, grazie alla possibilità di riservatezza, hanno optato per la psicoterapia elettronica per cercare di superare i propri disagi. Per questo sono stati messi a punto dei programmi appositi, che insegnano ai pazienti come controllare meglio le emozioni e l'ansia, o anche un lieve stato depressivo. that teach patients to better control their anxieties and compensate for mild to moderate depression. Sembra che i progressi siano del tutto simili a quelli realizzati con le terapie de visu.

Due esempi di questi programmi sono: FearFighter, specifico per problemi di fobie e attacchi di panico e , per chi soffre di stati depressivi (lievi).
Il Governo inglese ha assicurato che presto questi programmi saranno disponibili per ogni cittadino, al fine di evitare le liste di attesa, anche di sei mesi, presso la National Health. Ovviamente chi soffre di disturbi più gravi, quali la schizofrenia, il disturbo bipolare o la depressione profonda non può pensare di trovare in questi programmi on line alcun giovamento. Per i casi più lievi invece è auspicabile che questa sorta di psicoterapie si diffondano e raggiungano anche chi in uno studio psicologico, altrimenti, non ci avrebbe mai messo piede.

Fonte Treatmentonline
OTT. 2007

CURARE I LAVORATORI DEPRESSI

Investire sui lavoratori depressi - fornire loro delle cure adatte e magari una psicoterapia telefonica - può ridurre al minimo l'assenteismo e migliorare la salute delle proprie risorse umane. Il ricercatore che ha condotto questo studio, Dr. Philip Wang, afferma che non sono soldi buttati via dall'impresa, ma un vero e proprio investimento. Wang lavora per il National Institute of Mental Health, che ha finanziato lo studio.

La ricerca, riportata sul Journal of the American Medical Association sostiene che un trattamento del genere potrebbe produrre un saving per l'azienda uguale a $1,800 per lavoratore. La percentuale dei lavoratori che hanno mostrato dei miglioramenti sostanziali è stata del 31 per cento, mentre il 26% ha mostrato dei notevoli miglioramenti.

I risultati dello studio sono importanti, perché la depressione riguarda il 6 per cento dei lavoratori americani ogni anno e costa oltre trenta miliardi di dollari all'anno come perdite di produttività, ha detto il co-autore Ronald Kessler, della Harvard Medical School.

Lo studio ha interessato 604 lavoratori di 16 grandi aziende americane. Essi hanno risposto on line ad un questionario che misurava il loro livello di depressione. La metà di loro è stata formalmente invitata a rivolgersi al proprio medico di base per essere inviato ad uno specialista. L'altro gruppo ha ricevuto una terapia telefonica fuori dall'orario di lavoro. Circa il 40 per cento dei lavoratori di entrambi i gruppi prendeva degli antidepressivi. I lavoratori del gruppo di intervento mostravano una motivazione più alta del 60% nel desiderare le cure psicologiche.

In conclusione, questa ricerca sembra dimostrare che non si tratta solo della 'cosa giusta da fare' per un lavoratore depresso: è anche un modo per risparmiare i soldi!

Fonte: NC Mental Health News
SETT. 07

LA TIMIDEZZA DEI BAMBINI E' NORMALE?

Christopher Lane è autore del nuovo libro: Shyness: How Normal Behavior Became a Sickness (Timidezza: come un comportamento normale è diventato una patologia), scrive in un articolo sul New York Times che gli psichiatri dovrebbero smetterla di patologizzare e trattare con farmaci la timidezza dei bambini. Se un bambino appare riservato, non è malato!

La timidezza è molto comune tra i bambini americani, visto che interessa il 42% di essi. Nella scuola superiore il fattore timidezza aumenta, fino a raggiungere il 51% dei ragazzi ed il 43% delle ragazze, che si dichiarano in effetti 'timidi e introversi'. Tra i diplomati, il 50% degli uomini ed il 48 per cento delle donne si dichiarano timidi. Gli psichiatri dicono che almeno uno su otto di queste persone avrebbero bisogno di cure mediche.

Proprio due settimane fa, dice sempre Lane, uno studio sponsorizzato dal Britain’s Economic and Social Research Council informava che i livelli dell'ormone dello stress, il cortisolo, sono minori nei bambini timidi che nei loro compagni più estroversi. La timidezza dunque potrebbe essere, per i ricercatori che hanno condotto questo studio “not such a bad thing.”

E allora, dove è il problema? La risposta è facile, dice Lane: è nel DSM. Lane, insegnante presso la English at Northwestern University, attribuisce il problema ai "criteri diagnostici per definire la timidezza" dell'American Psychiatric Association's Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, che sono assolutamente poco chiari. Nell'edizione del 1980, scrive Lane, si poteva diagnosticare una 'fobia sociale' se una persona si vergognava a mangiare da sola al ristorante, evitava i bagni pubblici o si preoccupava del fatto che gli tremassero le mani mentre firmava un assegno...

Nell'edizione del 1987 i sintomi crebbero, ad esempio con la 'paura di dire cose sbagliate', cosa in verità abbastanza frequente fra gli esseri umani. La soluzione sta dunque nel riconsiderare il tutto, distinguendo fra la timidezza 'normale' e il disturbo di ansia sociale.

La GlaxoSmithKline, produttrice del Paxil, ha dichiarat,o alla fine degli anni '90, che il suo prodotto può curare anche l'ansia sociale (e, presumibilmente, anche la paura di andare al ristorante da soli... )Con un'apposita campagna pubblicitaria (“Imagine Being Allergic to People”) costata circa $92 milioni in un solo anno ($3 milioni più di quanto spende la Pfizer per pubblicizzare il Viagra), l'ansia sociale è diventata rapidamente il terzo disturbo più diagnosticato d'America, che segue solo la depressione e l'alcolismo. Gli studi hanno quantificato i bambini bisognosi di trattamento in misura del 15% (più di quell'1 su 8 indicato dagli psichiatri).

Dopo aver preso il Paxil o lo Zoloft per la timidezza o l'ansia di parlare in pubblico, molti bambini hanno avuto effetti collaterali ed hanno cominciato a pensare seriamente al suicidio. A questo punto la Food and Drug Administration ha chiesto che venisse esplicitato il rischio che si correva usando questi farmaci, della categoria S.S.R.I. Ora molti psichiatri sono tornati alla carica, affermando che il maggior numero di suicidi infantili e adolescenziali è dovuto alla impossibilità di usare quei farmaci.

Il nuovo libro“Nurturing the Shy Child: Practical Help for Raising Confident and Socially Skilled Kids and Teens,” insiste che non bisogna avere paura a provare le medicine (“Don’t be afraid to try medication). Gli interessi commerciali insomma cominciano a farsi sentire.

La cosa più saggia da fare, conclude Lane, è togliere la timidezza dalla lista dei sintomi della personalità evitante o della personalità schizoide: i bambini timidi sono normali.

Fonte: New York Times
SETT. 07

FIGLI ALLEVATI DA UN SOLO GENITORE

Il Dr David M. Fergusson e colleghi della Christchurch School of Medicine and Health Sciences hanno studiato 971 persone, che sono state seguite in uno studio longitudinale, dalla nascita al compimento dei 25 anni. Il monitoraggio era concentrato sul tipo di vita familiare condotto dal soggetto nelle varie età: era con un solo genitore? Con entrambi? Si è visto così che fra i 21 ed i 25 anni comparivano dei porblemi piuttosto consistenti per chi era stato allevato da un genitore 'single'.

Il rischio era quello di soffrire di depressione, disturbi d'ansia, tentativi di suicidio, disoccupazione, rischio di essere arretsti o di commettere dei crimini.

Guardando meglio le statistiche tuttavia, i ricercatori hanno notato che questi soggetti erano interessati anche ad altri fattori sociali che potevano incidere sulla loro qualità della vita e sul loro stato di salute: ad esempio l'età della madre, lo stato socio-economico della famiglia, gli abusi sessuali subiti, uso di droghe dei geitori, tendenza a svolgere attività criminale in famiglia...

Escludendo questi casi-limite, che giustamente non potevano essere ricompresi nel problema di aver avuto un genitore solo, si è visto però che persisteva l'associazione genitore-single con gli items disturbi d'ansia e disoccupazione. Ma i ricercatori non si sono mostrati convinti nemmeno da questa loro stessa scoperta... Quante persone, hanno detto, soffrono di disturbi d'ansia o sono disoccupate, pur essendo state cresciute da entrambi i genitori?
Tutto dipende dal contesto sociale, hanno concluso, non da quanti genitori ti hanno allevato.

Fonte: Reuters Health via Health 24
SETT. 07

BAMBINI TIMIDI

I bambini che soffrono di estrema, persistente timidezza a scuola potrebbero non riuscire a trovare un maggiore equilibrio neanche da adulti, secondo un professore di psicologia canadese, il Dr. Robert Coplan, della Carleton University . Essi rischiano l'isolamento sociale, la depressione, l'ansia, le difficoltà nelle relazioni sociali. Coplan è un esperto del settore: ha lavorato dapprima con i bambini introversi ed ora sta lavorando nell'area di Ottawa insieme ad altri ricercatori, per cercare di prevenire la formazione delle fobie sociali. Coplan suggerisce ai genitori di fare attenzione ad alcuni segnali, che indicano una sofferenza del bambino, come l'essere frequentemente arrabbiato, piangere con facilità, parlare poco, ecc. Secondo il Professor Coplan c'è un legame biologico molto forte fra timidezza e sistema nervoso. I genitori di bambini timidi non dovrebbero tentare di proporsi come modelli, ma dovrebbero insegnare ai figli quali sono i modi per imparare a cavarsela da soli.

Fonte : CTV
SETT. 07

COSA SI DESIDERA NEL PARTNER

Tutti hanno un partner ideale, che sognano dal periodo dell'adolescenza, sia come tratti somatici, sia come caratteristiche di personalità. In realtà poi ciascuno sceglie il/la partner che ha ritenuto più adeguato/a, fra quelli che ha effettivamente conosciuto. Non di rado questi partners della vita 'reale' sono ben diversi da quelli idealizzati.

Recentemente è stato condotto uno studio in Germania, che mette a confronto ciò che le persone dicono di cercare in un partner con quello che poi effettivamente scelgono. Lo Speed dating è un nuovo modo utilizzato dai singles per incontrarsi: sono "mini appuntamenti" con diverse persone (fino a 30), dove ogni incontro dura da tre a cinque minuti. Dopo ogni incontro le persone decidono se vogliono rivedere ancora le persone incontrate, oppure no.

Lo studio, condotto dal Dr. Todd, ha riguardato 46 adulti impegnati in una sessione di speed-dating. Essi dovevano riempire l'immancabile questionario, nel quale descrivevano le caratteristiche salienti del proprio partner ideale. Tutti hanno ovviamente scritto che desideravano un partner affine a loro, specialmente dal punto di vista sociale. All'atto pratico però... Gli uomini volevano rivedere solo le donne più belle incontrate, mentre le donne erano maggiormente propense a rivedere tutte le persone che sembravano essere un 'buon partito', quanto a possibilità economiche, stabilità e sicurezza: più le donne si giudicavano attraenti, più crescevano le loro pretese.

Inoltre, mentre gli uomini erano in genere interessati a rivedere diverse persone, le donne si mostravano interessate a rivedere solo uno su tre degli uomini conosciuti in modo 'speed'.

Fonte: "Different cognitive processes underlie human mate choices and mate preferences," settimana Settembre 4-7 in Proceedings of the National Academy of Sciences. Via Science Daily
SETT 07

 

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