Responsabile Scientifico del Sito Dr. Walter La Gatta

 
13/12/2011

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HOME > STUDI E RICERCHE > Ricerche in breve 5



RICERCHE IN BREVE - 5 -
  
A cura della Redazione di Clinica della Timidezza



Periodo:
da Gennaio
2009 a Dicembre 2009
 

INDICE DELLA PAGINA

  La solitudine è contagiosa
  Persone troppo empatiche
   Quando il maschio perde la testa
   Curarsi via Internet
   Aracnofobia e donne
  Mal di testa dei bambini
   L'uso eccessivo del computer
   Senso della realtà
   Siti di incontri online
   Barzellette sul sesso
   L'attività sociale fa vivere più a lungo
   Gli effetti dell'ansia sulla prestazione scolastica
  Anche le scimmie imparano dai loro errori
  Chi mastica chewingum va meglio a scuola
  L'ansia è in aumento
  L'uso compulsivo dei social network
 Rabbia e ostilità fanno male alla salute
  Nuovo studio sulla fobia sociale
 I pregiudizi non pagano
 Paure dei genitori e indipendenza dei figli
  L'età dell'ansia
  Chi si comporta male a scuola si comporta male anche nella vita
  La felicità dipende dalla spiritualità
  Spam e pillole dell'amore
  Droga, alcol e fumo
  La meditazione contro l'insonnia
  EFT Una nuova tecnica per combattere l'ansia

 


LA SOLITUDINE E' CONTAGIOSA

Uno studio su 5.000 residenti in Massachusetts durato all'incirca dieci anni ha scoperto che l'amico di una persona solitaria ha una maggiore probabilità (52% in più) di sviluppare sentimenti di rifiuto sociale ed ha, a sua volta, maggiori possibilità di soffrire di solitudine (25% in più).

Il disturbo di evitamento sociale può dunque diventare epidemico e diffondersi non solo geograficamente, ma anche influire sull'economia, In molte città cinesi, ad esempio, che hanno conosciuto un certo benessere negli ultimi anni, le società orientate da millenni verso la vita di comunità, stanno conoscendo per la prima volta problemi di solitudine. I cinesi diventano ricchi dunque, ma sono sempre più soli.

Che fare per non essere soli? Nel nuovo libro Loneliness, scritto dal neuroscienziato John Cacioppo, si consiglia di darsi da fare per gli altri, quando ci si sente troppo soli, entrando nel volontariato. Quando ti senti solo avresti voglia di "mangiarti" le altre persone?  Il trucco è proprio questo: non mangiarsi le persone, ma dare loro da mangiare.

Fonte: The Guardian
Dic 09


PERSONE TROPPO EMPATICHE

Molte persone, vedendo la sofferenza altrui, provano una forte esperienza emotiva, dovuta ad una capacità empatica esagerata.

Due ricercatori britannici, Jody Osborn e Stuart Derbyshire, della Scuola di Psicologia dell'Università di Birmingham, con un loro studio, ritengono di aver dimostrato scientificamente che vi sono delle differenze a livello cerebrale per il livello di empatia provato verso gli altri.

I ricercatori hanno esposto 108 partecipanti ad una serie di immagini riguardanti situazioni dolorose, come dei pazienti che stanno per ricevere un'iniezione, o degli atleti feriti. E' stata inoltre utilizzata la tecnica della risonanza magnetica, che permette di studiare le attività delle varie aree cerebrali mentre il soggetto studiato sta provando un'emozione.

Circa un terzo dei soggetti dell'esperimento hanno affermato di aver provato l'emozione del dolore almeno su un'immagine e molti hanno "sentito" il dolore esattamente nella parte del corpo rappresentata nelle immagini.

I due medici hanno dimostrato che le immagini di dolore provocano comunque un'attivazione dei centri emotivi del cervello, pur se i soggetti poi affermano di non aver  "sentito" il dolore, anche se l'intensità di questa attività cerebrale è (prevedibilmente) maggiore nei soggetti che si dimostrano maggiormente empatici. 

... E voi, quanto siete empatici? Mettetevi alla prova con l'immagine che illustra il post.

Fonte: Reuters, via Radio Canada
Dic 09

SPAM E PILLOLE DELL'AMORE

All'82esimo Congresso Nazionale Siu, in programma a Rimini dal dal 4 al 7 ottobre, verrà lanciato un grido di allarme: Viagra, Cialis e Levitra, i tre farmaci utilizzati nelle terapie contro la disfunzione erettile, vengono oggi acquistati dai giovani via internet ed usati per sedare l'ansia da prestazione. La pubblicità di questi farmaci avviene attraverso molte email-spazzatura, che li propongono come piccole magiche per eliminare qualsiasi difficoltà sessuale.

Secondo dati recenti, il 10% dello spam mondiale riguarda la pubblicità di aiuti farmacologici per la sfera sessuale. Un quantitativo enorme, considerato il fatto che 9 su 10 delle e-mail inviate in tutto il mondo sono spam.

Fonte: Apcom

Ott. 09

DROGA, ALCOL E FUMO

Un nuovo studio mostra che l'atteggiamento degli adolescenti verso il fumo e le droghe è fortemente influenzato dai comportamenti ambivalenti o troppo permissivi del proprio gruppo sociale. Le ragazze, in particolare, vengono influenzate dal gruppo dei coetanei, mentre i soggetti di sesso maschile subiscono l'influenza del gruppo sociale più allargato

"Se un adolescente sente che il fumo è considerato un comportamento socialmente accettabile e largamente praticato, è probabile che cominci non solo a fumare, ma anche per bere e, eventualmente, a far uso di marijuana," sostiene l'autrice dello studio, la dr.ssa Jennifer A. Epstein, assistente professore di sanità pubblica presso il Weill Cornell Medical College.

Lo studio ha rivelato che quando gli adolescenti vedono che i loro amici bevono alcolici, fumano, o hanno genitori  permissivi o ambivalenti nei confronti del bere, sia i ragazzi sia le ragazze diventano più inclini a consumare alcol ed altre droghe. Altra variabile importante è la capacità degli adolescenti di rifiutare la droga e di voler raggiungere i propri obiettivi attraverso l'impegno personale.

L'opinione di un genitore conta: le mamme ed i papà sono i modelli principali del bambino e dell'adolescente e per questo sarebbe importante che loro manifestassero apertamente le loro idee contro il consumo di droghe ed alcol (e fossero i primi a dare l'esempio). Inoltre, per prevenire questi consumi, i genitori dovrebbero impegnarsi a curare il bisogno di auto-affermazione dei figli, aiutandoli a fissare degli obiettivi (da loro desiderati) da raggiungere.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista  Journal of Child and Adolescent Substance Abuse.

Fonte: Science Daily
Link: New York- Presbyterian Hospital/Weill Cornell Medical Center/Weill Cornell Medical College.

Ott. 09

QUANDO IL MASCHIO PERDE LA TESTA

Secondo una na ricerca pubblicata in Gran Bretagna, il maschio, davanti alla bellezza femminile, perde la testa. "Il sex appeal fa andare l'uomo giù di testa" è il titolo con cui il quotidiano Daily Telegraph di Londra riassume la ricerca, apparsa sull'autorevole Journal of Experimental and Social Psychology. Si tratta di uno studio condotto da psicologi della Radbouds University, in Olanda, che hanno sottoposto a una serie di test un campione di studenti maschi eterosessuali. A tutti è stato chiesto per esempio di ricordare una successione di lettere dell'alfabeto. Quindi ciascuno degli studenti ha trascorso sette minuti in compagnia di una donna attraente. Poi il test è stato ripetuto. La seconda volta, tutti gli studenti hanno ottenuto risultati decisamente peggiori della prima.
Spiegazione: gli uomini usano istintivamente gran parte delle loro risorse cognitive per fare buona impressione sulla donna e questo fa rimanere nel cervello scarse risorse per altre funzioni. La ricerca suggerisce che le donne non perdono la testa allo stesso modo, quando incontrano un uomo bello e affascinante.
Il test, secondo gli esperti, potrà essere utile per valutare le prestazioni di uomini che flirtano con le colleghe sul posto di lavoro o i risultati accademici nelle scuole miste.

Fonte: Repubblica
Sett. 09

CURARSI VIA INTERNET

Un nuovo studio australiano sostiene che ansia, fobie sociali e depressione sono condizioni che rispondono benissimo a trattamenti basati su Internet. Non vi sono infatti differenze fra i risultati ottenuti per via telematica e quelli ottenuti nella consueta modalità faccia-a-faccia.Inoltre, i trattamenti via Internet sono significativamente più economici e richiedono la metà della metà del tempo considerato necessario con i trattamenti tradizionali.Nello Shyness Program australiano, l'85% dei partecipanti ha registrato dei miglioramenti nei punteggi ottenuti nei test che misurano la fobia sociale e più di un terzo dei depressi è guarito, ha detto Nick Titov, co-autore dello studio. Nell'ultimo esperimento, uno psicologo clinico impegnava due ore per ciascun paziente via mail e il programma durava in tutto dieci settimane (considerato un quarto di ciò che occorre per trattamenti di questo genere).Titov ha ricordato che questi programmi permettono di raggiungere persone che altrimenti non si sarebbero mai rivolte ad un terapeuta. La clinica prevede di avviare trattamenti per 1,200 persone entro la fine dell'anno.L'articolo verrà pubblicato a breve nel New Zealand Journal of Psychiatry.

Ago 09

ARACNOFOBIA E DONNE

La maggior parte delle donne urla di terrore alla vista di un ragno, e ora una nuova ricerca della Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Stati Uniti) spiega il perché. Le donne sarebbero quattro volte più predisposte ad avere paura di questi animali per una predisposizione scritta nei loro geni. «La paura dei ragni si può riscontrare nelle bambine di soli 11 mesi», ha detto David Rakison, psicologo dello sviluppo a capo della ricerca pubblicata sulla rivista Evolution and Human Behaviour. «Già a quella età, infatti, le bambine cominciano ad associare le immagini di ragni con l'espressione della paura». Nel passato della specie umana, le donne hanno sviluppato una paura per animali piccoli e potenzialmente pericolosi», ha detto Rakison. «Anche gli uomini sono portati alla paura, ma in loro è stato favorito nel corso dell'evoluzione un comportamento più rischioso che permetteva di cacciare con più successo. Di queste differenze tra i sessi c'è ancora traccia oggi».

Tratto da: Corriere della sera
Ago 09

MAL DI TESTA DEI BAMBINI

Uno studio condotto su larga scala "Children, Adolescents, and Headache" (Kinder, Jugendliche und Kopfschmerz—KiJuKo) fra il 2003 ed il 2006 ha scoperto che circa il 30% dei bambini, in tutto il mondo, soffre di mal di testa, almeno una volta alla settimana. Se in famiglia si litiga più di una volta alla settimana i bambini hanno 1,8 possibilità in più di sviluppare il mal di testa. Per non parlare della mancanza di tempo libero, che è ancora più importante: il rischio di mal di testa nei bambini in questo caso sale a 2,1 possibilità in più.La ricerca ha anche scoperto che il mal di testa dei bambini è influenzato dai comportamenti dei genitori, specialmente per quanto riguarda le bambine: se i genitori rinforzano il comportamento dei figli, sia in modo positivo (es. prestando particolari attenzioni), sia in modo negativo (es. accusandoli di fare troppo tari alla sera) il rischio dei mal di testa ricorrenti si innalza del 25%. (I bambini possono imparare a manipolare il comportamento adulto producendo il mal di testa)

Fonte: Jennifer Gaßmann, Nuria Vath, Hester van Gessel, Birgit Kröner-Herwig. Risk Factors for Headache in Children. Deutsches Ärzteblatt International, 2009; 106 (31-32): 509-16, via Science Daily

Ago 09

L'USO ECCESSIVO DEL COMPUTER

Lo psichiatra Jerald Block ritiene che si debba studiare meglio il "pathological computer use" (PCU), sindrome ancora non riconosciuta nel DSM, la bibbia degli psichiatri, ma che molti sperano di vedere inserita nella prossima edizione.
Per diagnosticare la sindrome di PCU sono stati proposti 4 criteri:

- L'uso del PC deve essere eccessivo in base al contesto in cui opera la persona;
- Devono esserci segni di dipendenza (bisogno di trascorrere sempre più tempo davanti al PC o alla console per raggiungere lo stesso livello di soddisfazione)
- L'uso del PC deve essere in grado di modificare il tono dell'umore della persona;
- Il computer deve aver causato problemi di relazione.

Link allo Standpoint essay (open access).
Fonte: BPS

Ago 09


IL SENSO DELLA REALTA'

La maggior parte delle persone pensa di essere più attraente, più intelligente, più buona ecc. degli altri.
E' una sorta di meccanismo di difesa, uno scudo che protegge contro realtà scomode rappresentate da avverso destino, fallibilità, insuccesso sociale. In un nuovo studio il ricercatore Sander Thomaes ha scoperto che dare ai figli una visione della realtà più veritiera, può essere molto "protettivo". Lo studio ha riguardato 206 bambini di età compresa fra i e 12 anni. Essi dovevano valutare i loro compagni di classe: quanto li apprezzavano e quanto pensavano di essere da loro apprezzati. Due settimane dopo i bambini sono stati tutti invitati a giocare ad un "Survivor Game" - un gioco online nel quale il meno popolare di quattro giocatori viene escluso dal gruppo. A metà dei bambini venne detto che sarebbero stati esclusi, in quanto non sufficientemente apprezzati dagli altri. Gli altri non ricevettero alcuna informazione particolare.
I ricercatori hanno così scoperto che i bambini che avevano una visione più realistica delle dinamiche sociali in cui erano coinvolti furono meno impressionati dal sentirsi esclusi, mentre coloro che avevano l'impressione di essere più apprezzati dai compagni rimasero molto male nello scoprirsi eliminati dal Survivor Game.
Risultato: I bambini più vulnerabili che hanno visioni distorte del giudizio altrui nei propri confronti possono beneficiare di interventi volti a migliorare la loro consapevolezza dei processi sociali in cui sono coinvolti.

Fonte:
Lug 09


SITI DI INCONTRI ONLINE

Alcuni ricercatori (Kim et al., 2009) hanno studiato i comportamenti degli utilizzatori di siti di incontri su Internet. In tutto sono stati esaminati i comportamenti di 3.345 persone negli Stati Uniti, di cui 1.588 (47.5 %) uomini e 1.757 (52.5 %) donne. L'età andava dai 19 agli 89 anni, con una media di 48 anni. I soggetti interessati hanno tutti riempito un questionario di personalità, dal quale è emerso che “le persone più socievoli hanno maggiore tendenza ad usare i dating services su Internet di coloro che sono meno socievoli". Questa scoperta mette in crisi il profilo tipico di personalità degli utilizzatori di Internet, che si pensava fatto di persone solitarie e ansiose.  Le persone socievoli trovano infatti in Internet un mezzo da utilizzare, non l'ultima spiaggia. Chi usa L'Internet Dating ha una buona stima di sé e attribuisce molto valore alla relazione di coppia e dunque desidera migliorare la qualità della propria scelta, evitando fallimenti. Chi ha scarsa autostim, al contrario, si mostra imbarazzato al solo pensiero di dover conoscere una moltitudine di persone sole. La conclusione dello studio è dunque quella che l' Internet dating non va assolutamente considerato un luogo di gente disperata e con scarsa stima di sé.

Il New York Times
ha pubblicato un articolo sui siti che promettono incontri con l'anima gemella.

Fonte:

Kim, M., Kwon, K-N & Lee, M. (2009). Psychological Characteristics of Internet Dating Service Users: The Effect of Self-Esteem, Involvement, and Sociability on the Use of Internet Dating Services. CyberPsychology & Behavior, 12(4). DOI: 10.1089=cpb.2008.0296 via PsychCentral
Lug 09

LE BARZELLETTE SUL SESSO

Sono barzellette "sessiste" apparentemente innocue, ma che possono contribuire a dare una visione del mondo molto "macho-style" e pertanto, secondo i ricercatori dell'Università di Granada, che hanno appena pubblicato un loro studio sull'argomento, sono molto pericolosa. La ricerca è stata condotta su 109 studenti maschi di età compresa fra i 18 ed i 26 anni, divisi in due gruppi.
Un gruppo ha ascoltato solo barzellette di tipo chiaramente sessista, dove le donne venivano sminuite, l'altro gruppo ha ascoltato invece barzellette che parlavano di sesso, ma in maniera più rispettosa, senza contenuti di discriminazione. Ai partecipanti sono state poi mostrate delle scenette nelle quali si parlava di violenza contro le donne, con atti più o meno gravi.
Si è visto così che gli uomini che avevano ascoltato barzellette in cui la donna appariva legata a stereotipi sessisti, erano più tolleranti verso la violenza, di quanto non fossero i soggetti dell'altro gruppo. Questo porta i ricercatori a ritenere che le barzellette sul sesso che ridicolizzano o sminuiscono le donne, giocano poi un ruolo importante sui meccanismi mentali che portano a sviluppare una mentalità "sessista". Ecco alcune delle affermazioni utilizzate nel questionario: "Le femministe pensano che le donne siano più potenti degli uomini" oppure "La maggior parte delle donne non apprezza a dovere quello che gli uomini fanno per loro" o "Ci sono molte donne che fanno insinuazioni sessuali e poi si tirano indietro, solo per prendersi gioco degli uomini".

Fonte: Health 24

Lug 09

L'ATTIVITA' SOCIALE FA VIVERE PIU' A LUNGO

I ricercatori del Rush University Medical Center hanno scoperto che, tra le persone più anziane, una minore partecipazione alle attività sociali è associata ad un più rapido declino delle funzioni motorie. Non si tratta solo di attività fisiche ovviamente, sostiene il Dr. Aron Buchman, professore associato di scienze neurologiche presso il Rush University Medical Center: "Le nostre ricerche suggeriscono che il coinvolgersi in attività sociali potrebbe essere una protezione contro la perdita di abilità motorie". Una soluzione a basso costo per un problema sociale molto sentito. I ricercatori hanno osservato 906 anziani in buona salute. Nell'intervista preliminare è stato chiesto loro se svolgevano attività sociali, come volontariato, visite ad amici e parenti, sport, frequentazione della parrocchia ecc. Da questi dati è stato ricavato il livello di partecipazione individuale alle attività sociali in una scala a cinque punti. Inoltre sono stati registrati dati importanti come il peso, l'altezza, le malattie, la forza muscolare, le abilità motorie. I partecipanti allo studio sono stati osservati per cinque anni. Conclusioni: le abilità motorie hanno mostrato un declino più rapido nei soggetti che meno frequentavano le attività sociali. Statisticamente ciò significa che tra una persona che frequenta le attività sociali e una che vive socialmente isolata può esservi una differenza, quanto a rischio di morte o sviluppo di una disabilità, del 40%. La funzionalità motoria è sicuramente associata anche ad altri fattori, come depressione, problemi vascolari o reumatici, ma anche quando sono stati presi in considerazione questi fattori, l'associazione tra attività sociali e declino motorio è rimasta valida. Si sapeva già che l'attività fisica migliorava la buona salute degli anziani, ma ora sappiamo che la frequentazione sociale previene la disabilità motoria e diminuisce anche il rischio di mortalità.

Fonte: Aron S. Buchman, MD; Patricia A. Boyle, PhD; Robert S. Wilson, PhD; Debra A. Fleischman, PhD; Sue Leurgans, PhD; David A. Bennett, MD. Association Between Late-Life Social Activity and Motor Decline in Older Adults. Arch Intern Med., 2009;169(12):1139-1146 via EurekAlert!

Link: Rush University Medical Center

GLI EFFETTI DELL'ANSIA SULLA PRESTAZIONE SCOLASTICA

Tutti conoscono l'effetto dell'ansia nella prestazione scolastica. Ora una nuova ricerca dimostra che le persone ansiose trovano più difficile evitare le distrazioni ed impiegano maggiore tempo nello spostare l'attenzione da un compito ad un altro, rispetto alle persone meno ansiose.
I ricercatori, Professori Michael Eysenck e Dr Nazanin Derkshan, hanno messo a punto diversi esperimenti per esplorare gli effetti dell'ansia sulla nostra abilità di realizzare dei compiti, come ad esempio evitare le distrazioni sullo schermo di un computer, mentre si legge una storia, o risolvere una serie di semplici problemi matematici.
Secondo il Professor Eysenck, queste scoperte hanno delle implicazioni che dovrebbero essere tenute in considerazione dagli insegnanti: "Molti degli effetti negativi dell'ansia sembrano causati dalle difficoltà nel controllare l'attenzione. Questo suggerisce che un addestramento a delle specifiche tecniche, realizzate per migliorare il controllo dell'attenzione, come ad esempio l'abilità ad ignorare le distrazioni e a spostare l'attenzione da un compito ad un altro, potrebbero aiutare gli studenti ansiosi a raggiungere il rendimento desiderato". Inoltre, lo studio ha dimostrato che gli individui ansiosi spesso raggiungono gli stessi livelli di prestazione degli individui meno ansiosi, ma essi riescono a farlo con costi molto maggiori, riguarado agli sforzi effettuati e allo stress di lungo periodo.
"Gli insegnanti dovrebbero valutare non solo la prestazione accademica, ma anche la quantità degli sforzi che uno studente ha dovuto mettere in campo per raggiungere alcuni risultati. Gli studenti ansiosi potrebbero provare ad impegnarsi in modo estremamente duro per stare al passo con gli altri, ma a costi psicologici enormi" ha affermato il Professor Eysenck.
In uno degli esperimenti effettuatu, sono stati registrati i movimenti oculari degli studenti e si è così visto che gli studenti più ansiosi impiegavano più tempo a leggere la storia, perché si soffermavano troppo sulle parole irrilevanti, specialmente quando pensavano che la loro comprensione del testo sarebbe stata valutata da altre persone.
In un altro esperiemnto, i partecipanti hanno dovuto risolvere due compiti matematici come la moltiplicazione e la divisione in blocchi separati (tutte divisioni e poi tutte moltiplicazioni) o divisioni e moltiplicazioni alternate. In questo esperimento i livelli di ansia non influivano sul numero delle risposte corrette date dai partecipanti, ma gli ansiosi hanno impiegato più tempo per completare il compito, in modo particolare quando dovevano passare dalle moltiplicazioni alle divisioni e viceversa, nell'alternanza degli esercizi.
Soprattutto, gli esperimenti hanno mostrato che l'ansia aveva maggiore influenza sulla quantità di sforzo necessario per realizzare un compito, piuttosto che sul livello di performance raggiunto. In altre parole, l'ansia produce spesso dei costi nascosti che non appaiono nella realizzazione del compito.

Fonte: Eurekalert  

Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza

Giu 09

LA MEDITAZIONE CONTRO L'INSONNIA

In uno studio presentato in data odierna presso SLEEP 2009, il ventitreesimo Annual Meeting delle Associated Professional Sleep Societies si mostra come i pazienti ricavino evidenti miglioramenti nella qualità del proprio sonno attraverso la pratica della meditazione. Sia nella durata complessiva del sonno, sia nel tempo di veglia, i pazienti che sanno usare la meditazione vedono diminuire la propria depressione e migliorare la qualità della vita.
Secondo il ricercatore Ramadevi Gourineni, direttore del programma insonnia presso il Northwestern Memorial Hospital di Evanston, l'insonnia non è un problema che si presenta solo di notte, ma è un problema che riguarda la vita delle persone nelle 24 ore.
Insegnare il rilassamento profondo durante le ore del giorno può migliorare il sonno di notte, ha detto Gourineni.
Lo studio ha riguardato 11 soggetti di età compresa fra i 25 ed i 45 anni the che soffrivano di insonnia primaria cronica. I partecipanti allo studio sono stati divisi in due gruppi: un gruppo ha praticato Kriya Yoga (una forma di meditazione che si focalizza sull'attenzione interna e che è stato accertato sia efficace nel ridurre l'eccitazione), mentre l'altro gruppo ha ricevuto semplici nozioni di educazione alla salute.

Fonte: Eurekalert
Mag 09

EFT UNA NUOVA TECNICA PER COMBATTERE L'ANSIA

Tra le star americane, fra cui Madonna, va molto di moda una nuova tecnica: la "Emotional Freedom Technique" (EFT). Essa permetterebbe ad esempio di controllare il desiderio di mangiare dolci, così come altri tipi di dipendenza o fobie. La cosa interessante è che la tecnica consterebbe di sole due sedute, con successo nell’80% dei casi. Come? Semplicemente agendo sui punti dell’agopuntura, senza però l’utilizzo degli aghi. I punti che vengono stimolati si trovano nella testa, nel collo e nelle braccia.
La guru della tecnica è Carey Mann, una 37enne che ha lasciato il proprio lavoro di produttrice televisiva dopo che, proprio per mezzo di questa tecnica, ha risolto i suoi problemi legati all’alimentazione. Tra i suoi clienti ci sono atleti che vogliono trattare il dolore, ma anche tossicodipendenti da cocaina. Il trattamento, afferma Mann, agisce quasi esclusivamente sul subconscio il quale ha un’influenza del 95% sulle nostre azioni e modo di vivere. Agendo, quindi, su di esso si hanno maggiori probabilità di successo, come nel caso di una paziente "guarita" in una sola seduta dalla dipendenza da cioccolata.

Fonte: La Stampa
Mag 09

ANCHE LE SCIMMIE IMPARANO DAI LORO ERRORI

Il Dr. Hayden, del Duke University Medical Centre, capo di un gruppo di ricerca sul comportamento delle scimmie, ha appena pubblicato il suo lavoro su Science. Hayden e il suo gruppo hanno allenato le scimmie ad associare un quadrato verde sullo schermo di un computer con una ricompensa di alto valore. Quadrati di altri colori ricevevano ricompense di minor valore. Le scimmie dovevano giocare ad un gioco simile a Lets Make a Deal, dove dovevano scegliere tra otto identici quadrati bianchi. Se sceglievano quello che poi si trasformava in verde, ottenevano un bicchierone di bevanda. Per capire se le scimmie fossero capaci di pensieri astratti, quelli cioè che permettono agli esseri umani di immaginare le potenziali conseguenze delle proprie azioni, alle scimmie venivano mostrati anche i premi minori che non avevano ricevuto, avendo scelto il quadrato "giusto".  I ricercatori hanno così appurato che i neuroni di un'area del cervello delle scimmie, chiamata corteccia cingolata anteriore, o ACC, che gioca un ruolo importante nel prendere decisioni, rispondevano in proporzione al valore della ricompensa: migliore era il premio, maggiore era la risposta. I neuroni rispondevano allo stesso modo quando alle scimmie venivano mostrati i premi che non avevano vinto. Ciò significa che la scimmia adatta il suo comportamento valutando le informazioni ricevute sui premi reali, ricevuti, e sui premi mancati. 
Queste scoperte mostrano che nell'area cerebrale ACC vengono rappresentate sia la ricompensa reale ricevuta, sia quella mancata, in modo che la scimmia possa adattare i propri comportamenti in modo dinamico. Questo meccanismo è particolarmente importante nei contesti sociali, dove ci sono altri individui, dai cui comportamenti si può imparare. Osservare le reazioni del cervello delle scimmie ci può aiutare a capire come esse imparano. Le scimmie ad esempio, in questo studio, riuscivano ad individuare il quadrato "giusto" anche se era in posizione diversa dal solito oppure a sceglierne uno disegnato in modo particolare, meno frequente, se nelle prove precedenti questo fosse stato associato ad una buona ricompensa e la scimmia l'avesse mancato.

Fonte: Health 24

Apr 09

CHI MASTICA CHEWINGUM VA MEGLIO A SCUOLA

Una nuova ricerca, condotta presso il Baylor College of Medicine indica che gli adolescenti che masticano gomma americana migliorano il rendimento soclastico, in particolare in matematica., dove i voti nelle quattordici settimane in cui è durato lo studio, sembrano essere migliorati del 3% (non moltissimo, ma è un dato considerato statisticamente significativo).
Masticare gomma americana infatti, secondo i ricercatori, riduce lo stress, migliora la reattività e solleva dall'ansia.

Fonte: Craig A. Johnston, Ph.D., Children's Nutrition Research Center, Baylor College of Medicine, Houston, Texas, via Eurekalert

Apr 09

L'ANSIA E' IN AUMENTO

Uno studio della Mental Health Foundation in Gran Bretagna mostra che i livelli di ansia delle persone sono in costante aumento: la gente pensa al mondo come ad un luogo molto più insicuro e temibile rispetto al passato. Queste percezioni sono dovute soprattutto alla recessione economica, afferma Dave Prentis, dal momento che questo stato di cose fa aumentare ansia, stress e depressione.
I Servizi di salute mentale, già sotto pressione, subiranno dunque un aumento della domanda di aiuto nei mesi prossimi. Essi dovrebbero essere potenziati, in quanto sono la prima forma di difesa per le famiglie e le comunità, contro gli effetti della crisi economica. Fare tagli a questi servizi, in questo momento, dicono oltre Manica, è pura follia.

- In the Face of Fear - è disponibile presso la Mental Health Foundation

Fonte: UNISON via Medical News

Apr 09

USO COMPULSIVO DEI SOCIAL NETWORK

L'uso compulsivo dei social network può dipendere dal fatto che su di essi c'è sempre qualcosa di nuovo da vedere, gli aggiornamenti sono continui. Parliamo di Facebook, MySpace e Twitter, ma anche di Last.fm, un sito di nicchia che connette i fans dello stesso tipo di musica.

La Professoressa Baym della Università del Kansas ha scoperto che queste amicizie online fra persone che condividono gli stessi gusti tendono ad essere più fragili, sebbene le persone li usino proprio per tenersi in contatto con gli altri.

In questi siti infatti si parla sempre degli stessi argomenti , non c'è varietà di scelta neanche fra le attività da fare insieme. I social network tuttavia permettono alle persone di accedere a risorse presenti su Internet che altrimenti non conoscerebbero.

La Baym ha recentemente pubblicato il libro: "Internet Inquiry: Conversations About Method."

Dr. Walter La Gatta
Fonte:
UPI.com

Apr 09

RABBIA E OSTILITA' FANNO MALE ALLA SALUTE

I sentimenti di rabbia e ostilità sono significativamente associati ad un più alto rischio di problemi cardiaci, anche in individui sani.

Lo afferma un nuovo studio, che prende in considerazione i risultati di diverse precedenti ricerche sull'argomento. Il nuovo studio è stato pubblicato nell'edizione di Marzo 2009 del Journal of the American College of Cardiology.

A preoccuparsi dovrebbero essere in particolare gli uomini (sulle donne gli effetti sono molto più lievi). Ci sono chiare evidenze infatti che i fattori psicologici hanno un ruolo nello sviluppo e nella progressione di malattie cardiache: così ha affermato Johan Denollet, psicologo presso il CoRPS research center, della Tilburg University, in Olanda.

I medici dovrebbero prendere seriamente in considerazione i sintomi di un soggetto che nutre sentimenti di ira e ostilità, per intervenire psicologicamente sui suoi comportamenti. Queste personalità vanno infatti attentamente studiate per identificare i pazienti ad alto rischio, che hanno maggiori possibilità di incorrere in futuri eventi coronarici, anche fatali.

I ricercatori hanno studiato anche altre variabili (es. fumo, attività fisica, indice di massa corporea, stato socio-economico), che però non sono risultate altrettanto significative.

Fonte: Science Daily
Mar 09

NUOVO STUDIO SULLA FOBIA SOCIALE

L'ansia sociale (o fobia sociale) è il disturbo psichiatrico più frequente dopo la depressione e la dipendenza da alcol. Negli Stati Uniti interessa circa 5 milioni di persone ogni anno. La maggior parte di chi soffre di questo disturbo ha meno di 25 anni.

La fobia sociale è un problema particolarmente sentito durante gli anni della scuola, dal momento che si è esposti quotidianamente a situazioni sociali particolarmente stressanti.

In uno studio, l' Assistant Professor di psicologia Thomas Rodebaugh, insieme a Tejal Jakatdar, Anna Rosenberg e Richard Heimberg della Temple University di Philadelphia, ha chiesto a 40 studenti di raccontare, scrivendola, una situazione stressante vissuta negli ultimi tempi.

Un gruppo aveva la possibilità di scrivere liberamente l'esperienza stressante in 25 minuti, l'altro gruppo poteva rispondere a domande già predisposte in un questionario, fra cui ad esempio "non piaccio a nessuno".

La conclusione di Rodebaugh è che se per alcune persone poter parlare liberamente delle proprie esperienze ha l'effetto di diminuire lo stress, per altre può essere del tutto controproducente. E allora, si è chiesto il gruppo dei ricercatori, durante le psicoterapie è meglio permettere al paziente di rievocare liberamente le situazioni più stressanti o è meglio guidarlo in un modo strutturato?

Secondo il gruppo di ricerca seguire un percorso strutturato dà al paziente una maggiore fiducia nel lavoro terapeutico e fa ottenere migliori risultati. Lo studio è stato pubblicato
lo scorso Novembre nel giornale Behavioral Research and Therapy.

Fonte:
Student Life


Febb 09

I PREGIUDIZI NON PAGANO

Quando si devono prendere decisioni complesse, si fa spesso ricorso ai propri pregiudizi. Le persone sono dunque pronte anche a sacrificare qualcosa, pur di tenere fede alle proprie convinzioni.

In un esperimento è stato chiesto a dei volontari di scegliersi un compagno per un gioco a quiz nel quale dovevano essere soci. I partecipanti avevano modo di leggere i profili di potenziali partners i quali descrivevano il livello culturale, il Q.I., la loro esperienza precedente nel gioco. Al profilo era attaccata una foto di una persona magra e di una persona in sovrappeso.

I soggetti dell'esperimento dovevano dichiarare quale, fra i due potenziali partners, avrebbero preferito per il gioco. I ricercatori hanno così scoperto che essi erano disponibili a perdere ben 12 punti del quoziente di intelligenza del partner pur di avere come socio/a una persona magra. Allo stesso modo, in un esperimento similare, si è visto che le persone erano disponibili a perdere il 22% del loro salario, pur di avere un capo di sesso maschile.

C'è un prezzo che paghiamo ai nostri pregiudizi e di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli, ha detto Eugene Caruso che ha condotto questa ricerca presso la University of Chicago.

"Se, per giocare ti prendi un compagno meno intelligente, purché magro e se sul lavoro rinunci a parte del salario, pur di avere un capo maschio, l'unica persona che viene veramente discriminata sei proprio tu" fanno giustamente osservare i ricercatori, a conclusione del loro studio.

Fonte: Scientific American


Febb. 09

FUMARE DA GIOVANI PORTA ALLA DEPRESSIONE

I ricercatori della Florida State University hanno affermato che l'esposizione precoce alla nicotina può avere delle conseguenze nell'età matura, portando i soggetti verso la depressione.

Ad alcuni topi adolescenti sono state iniettate due volte al giorno dosi a base di nicotina o di sale per 15 giorni e poi sono state studiate le reazioni di queste cavie da laboratorio a situazioni piacevoli e stressanti.

Carlos Bolanos, che ha condotto la ricerca, ha affermato che i cambiamenti comportamentali con sintomi di depressione possono emergere dopo una settimana dalla cessazione delle iniezioni di nicotina e che anche un solo giorno di assunzione della nicotina in adolescenza può avere effetti di lunga durata.

Lo studio, che è stato pubblicato nella rivista Neuropsychopharmacology, ha scoperto che i topi esposti alla nicotina mostravano comportamenti depressivi o ansiosi, come il rimanere immobili anziché reagire in una tipica situazione in cui si scappa, oppure evitavano di consumare le ricompense.

Per ridurre questi stati depressivi nei topi, i ricercatori usavano, con buoni risultati, sia farmaci antidepressivi, sia altra nicotina.

Questo vale solo per i topi adolescenti, perché gli stessi effetti non si sono visti sui topi adulti.
Secondo i ricercatori questo studio potrebbe valere anche per gli esseri umani.

Fonte: UPI.com
Genn. 09

PAURE DEI GENITORI E INDIPENDENZA DEI FIGLI

Se i genitori abituano i figli ad essere indipendenti, essi sono più attivi, più pronti, più intelligenti.

I genitori mostrano però sempre più di essere preoccupati per la sicurezza dei loro figli, a causa dei pericoli che vi sono nell'ambiente (traffico, molestie, ecc.): per questo, secondo la Dr.ssa Angie S. Page della University of Bristol, che su questo tema ha condotto una ricerca, i bambini sono sempre meno indipendenti.

Una volta a scuola ci si andava da soli, così come a fare sport o a trovare un amico a casa sua: oggi i bambini sono sempre accompagnati da un adulto e questa mancanza di indipendenza nella mobilità influenza negativamente lo sviluppo emotivo, sociale e cognitivo del bambino. Per non parlare del rischio di obesità, dovuto alla eccessiva sedentarietà.

Lo studio è stato condotto su 1 307 preadolescenti di età compresa fra i 10 – 11 anni, che frequentavano 23 scuole diverse di una grande città. Con uno speciale congegno, chiamato accelerometro, si è visto quanta attività fisica facevano in effetti questi bambini in una settimana. Con un questionario poi sono state rilevate le abitudini dei soggetti presi in esame.

Risultati: I maschi sono generalmente più indipendenti delle femmine e, come naturale, più sono grandi, più sono indipendenti e attivi. Non c'è invece nessuna relazione fra la mobilità indipendente e l'attività fisica del week end.

La conclusione dei ricercatori è dunque quella che i figli dovrebbero essere più attivi, più capaci di muoversi nell'ambiente in modo autonomo, per un corretto sviluppo, sia fisico, sia mentale: per questo occorrerebbe rendere più sicure le città, in modo che i genitori stiano più tranquilli ed i figli imparino a spostarsi senza essere accompagnati.

Fonte: Health 24


L'ETA' DELL'ANSIA

Su un giornale canadese vi è oggi un'interessante recensione di un libro pubblicato questo mese negli USA da Andrea Tone, ricercatrice di storia sociale della medicina presso la McGill University. Il libro si chiama The Age of Anxiety: A History of America's Turbulent Affair with Tranquilizers (L'età dell'ansia: storia della relazione fra America e tranquillanti). Ovviamente non esiste ancora in traduzione italiana.

Nel suo libro la Tone racconta come si diffuse negli anni cinquante l'utilizzo di alcuni tranquillanti, come Miltown, Valium e Librium, ma racconta anche dei più moderni Xanax ed Ativan, il cui consumo è molto cresciuto in America dopo i fatti dell'11 Settembre. Nei giorni caldi dell'attacco, le vendite dello Xanax salirono del 22% a New York e del 9% negli Stati Uniti. Nei quattro anni successivi all'attacco gli americani che hanno cercato aiuto per risolvere problemi di ansia sono saliti da 13.4 milioni a 16.2 milioni.

Oggi le persone sono in ansia per i problemi che riguardano la crisi finanziaria, la perdita dei posti di lavoro, ma vi è sempre stato un forte legame fra insicurezza economica e stress psicologico, a causa della povertà, della paura per il licenziamento, ecc.

La Tone si è avvicinata allo studio dei tranquillanti scrivendo il suo precedente libro, dedicato alla pillola contraccettiva e considerato uno dei migliori libri dell'anno dall'Washington Post. Negli anni sessanta e settanta infatti, quando si diffuse la pillola anticoncezionale, si diffusero su larga scala anche i primi tranquillanti, che rivoluzionarono la vita di chi soffriva di disturbi ansiosi.

Solo nel 1978 il Valium vendette 2.3 miliardi di pillole in tutto il mondo, abbastanza per curare metà della popolazione mondiale. Questi farmaci vennero definiti in vari modi: aspirina delle emzoioni, pillole senza effetti collaterali, pillole della pace.

Dalla metà degli anni cinquanta fino ai tardi anni settanta i tranquillanti sono stati visti come una grande panacea: è una storia di successi e di crescente dipendenza, una rivoluzione farmaceutica che ha permesso a molte persone di apparire calme, mentre non lo erano affatto.

Il problema, dice la Tone, non è certo l'ansia: non c'è niente di male nel sentirsi leggermente tesi, con le farfalle nello stomaco, prima di un esame o in quelle condizioni particolari in cui l'organismo vive la condizione di attacco o fuga. Un po' di ansia fa bene: se incontri un orso, non puoi certo rimanere calmo, così come se sei una donna che passeggia da sola per le strade di notte... Un po' di ansia può sicuramente prevenire molti pericoli.

Quando però lo stress normale della vita quotidiana si trasforma in fobie, quando le preoccupazioni, le paure, la depressione ti rendono incapace di alzarti al mattino o di affrontare anche le attività più semplici della vita, sicuramente c'è bisogno di aiuto.

Nel diciannovesimo secolo William James, fratello del romanziere Henry James e pioniere nel mondo della psicologia, coniò il termine "Americanitis" per descrivere l'angoscia - il termine diagnostico ufficiale era "nevrastenia"- che affliggeva le persone degli States in molti periodi della loro vita.

Infatti, in termini medici e culturali, la nevrastenia fra il 1800 e il 1900 fu considerata (come poi l'ansia sarebbe stata considerata negli anni 50) come il prezzo che gli americani dovevano pagare al successo.

I primi trattamenti per l'ansia furono molto vari: dall'oppio all'elettro-shock, ai bagni con frizione di spugna, agli elisir a base di alcol, fino alle medicine vendute senza alcun controllo, porta-a-porta.

Nei primi anni cinquanta, la terapia psicologica veniva già largamente prescritta , ma questo non fermava alcune persone dall'assumere delle pillole che alzavano e abbassavano lo stato emotivo, dalle amfetamine ai barbiturici.

La Tone si è chiesta in questo studio se l'introduzione nelle società occidentali di questi farmaci tranquillanti abbia cambiato in qualche modo la vita delle persone, ma ciò che è accaduto in America non può essere compreso se non si considerano anche gli eventi culturali e politici ad esso correlati. L'ansia infatti nella metà del secolo scorso veniva vista come un problema meno serio rispetto ad oggi, come il sintomo di un forte stress, ma anche del successo: il prezzo che gli americani pagavano per il loro desiderio di progresso.

A quel tempo condizionante fu la paura per lo scoppio di una bomba atomica durante gli anni della guerra fredda ed anche il bisogno pragmatico di trovare una soluzione economica, pratica, veloce per migliorare i problemi sociali e personali. Vi fu, dice la Tone, anche una specie di fede acritica nei prodotti farmaceutici, seguita alla scoperta della penicellina, dei vaccini anti-polio, ai nuovi trattamenti per il diabete e l'ipertensione.

Quando di queste medicine si scoprirono gli effetti collaterali l'entusiasmo diminuì.

Negli anni cinquanta i tranquillanti venivano utilizzati soprattutto dagli uomini e dalla classi meno avvantaggiate, come i reduci di guerra o da gente che viveva ai margini della società, come i poveri o gli hippies. Negli anni settanta però, dopo l'ammissione di uso di tranquillanti da parte di persone importanti, come Betty Ford (first lady), si capì che essi venivano utilizzati proprio da tutti.

Oggi la persona che soffre di ansia e fobie e che ha bisogno di un piccolo aiuto per dormire o per prendere l'aereo ricorre ancora al tranquillante piuttosto che all'antidepressivo Paxil o Zoloft. Nessuno parla più apertamente delle proprie ansie, perché a differenza di quanto avveniva negli anni cinquanta del secolo scorso, l'ansia è oggi considerata una malattia seria, che necessita dei trattamenti appropriati.

Fonte: The Gazette

Genn. 09

CHI SI COMPORTA MALE A SCUOLA SI COMPORTA MALE ANCHE NELLA VITA

Gli adolescenti che si comportano male a scuola hanno maggiori probabilità di trovarsi in difficoltà durante la loro vita.

Questo è il risultato di uno studio longitudinale, durato 40 anni e condotto su cittadini britannici, che verrà pubblicato nel British Medical Journal. Queste difficoltà coprono tutte le aree della vita, dalla salute mentale alle relazioni familiari e personali, alle difficoltà economiche.

Problemi gravi durante il periodo della scuola li hanno circa il 7% degli studenti fra i 9 ed i 15 anni. Ian Colman, una ricercatrice della Fondazione per la Ricerca Medica sulla salute della popolazione e assistente professore presso la Scuola di Salute Pubblica di Alberta ha esaminato i problemi relativi alla salute e alle relazioni interpersonali di adulti che avevano avuto leggere e gravi difficoltà comportamentali durante il periodo scolastico.

Per la ricerca sono stati studiati 3.500 soggetti per un periodo di 40 anni. All'inizio dello studio essi avevano fra i 13 ed i 15 anni. I partecipanti furono valutati dai loro insegnanti secondo la correttezza dei comportamenti. Questi stessi soggetti furono poi di nuovo seguiti e studiati nell'età compresa fra i 36 e i 53 anni, per capire le condizioni di vita in cui versavano. (Dati del Medical Research Council's national survey of health and development).

Risultato: i soggetti che da studenti avevano avuto problemi scolastici, gravi e meno gravi, risultarono aver avuto maggiori possibilità di abbandonare la scuola senza ottenere un titolo di studio. Il loro percorso di vita era continuato fra mille difficoltà, come depressione o ansia, divorsi, gravidanze in adolescenza, problemi finanziari, che sono continuati per tutta la vita.

Anche considerando altri fattori che potevano lasciar facilmente predire una situazione problematica, come la classe sociale di appartenenza del proprio padre, la depressione adolescenziale, gli stati ansiosi, le abilità cognitive, i risultati di questa ricerca basata sui comportamenti sbagliati a scuola sono rimasti ugualmente validi. A differenza di studi precedenti, si è visto però che gli studenti che ebbero un giudizio negativo riguardo ai loro comportamenti scolastici, crescendo non sono divenuti alcolisti (come era nelle aspettative).

In ogni caso, questa ricerca mette in luce l'importanza della diagnosi precoce, sia per le persone stesse, sia per le ricadute che alcuni comportamenti devianti possono poi avere sulla società.

Fonti:

BMJ-British Medical Journal, via EurekAlert!

Genn. 09

LA FELICITA' DIPENDE DALLA SPIRITUALITA'

Il modo per rendere i figli più felici è quello di incoraggiarli a maturare il senso del proprio valore personale, secondo il Dr. Mark Holder ed i suoi colleghi, ricercatori nella University of British Columbia, in Canada.

Nel Journal of Happiness Studies, questi autori hanno pubblicato una ricerca che si basa su precedenti studi, secondo i quali sia la spiritualità (un sistema di valori interiore da cui la persona ricava forza e sicurezza) sia la mancanza di pratiche religiose (rituali, credi religiosi ecc.) rendono le persone più felici, durante il periodo dell'adolescenza, come nella maturità.

Questo dato può essere vero anche per i bambini di età compresa fra gli 8 ed i 12 anni? Si sono chiesti i ricercatori, che hanno così studiato un gruppo di 320 bambini, studenti in quattro scuole pubbliche e in due scuole private (condotte da religiosi) i quali hanno dovuto completare sei questionari, valutando il proprio grado di felicità, la propria spiritualità, l'utilizzo di pratiche religiose nella propria vita ed il proprio carattere.

Simili domande sono state poste anche ai genitori dei bambini.

Risultato: i bambini più felici sono risultati quelli più "spirituali". In particolare gli aspetti personali (significati e valori della vita) e relazionali (qualità e profondità delle relazioni) della spiritualità si sono mostrati come degli ottimi precursori di felicità nel bambino.

Il fattore "spiritualità" influiva in misura del 27% nei differenti gradi di felicità riportati dai bambini. Anche il carattere, si è visto, conta molto: i bambini più felici in questo studio sono risultati i bambini più socievoli e meno timidi.

Al contrario, le pratiche religiose, come l'andare in Chiesa, il pregare, il meditare, avevano scarsa influenza sulla felicità del bambino.

Secondo gli autori, rafforzando il senso del valore personale, che si può esprimere ad esempio attraverso l'insegnamento ad essere buoni e gentili con gli altri, si possono aiutare i bambini ad essere più felici.

Fonte: Holder MD, Coleman B, & Wallace J (2008). Spirituality, religiousness, and happiness in children aged 8-12 years. Journal of Happiness Studies DOI 10.1007/s10902-008-9126-1 via Medical News

GENN 09
 

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