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LA SOLITUDINE E' CONTAGIOSA
Uno studio su 5.000 residenti in Massachusetts durato all'incirca dieci
anni ha scoperto che l'amico di una persona solitaria ha una
maggiore probabilità (52% in più) di sviluppare sentimenti di rifiuto
sociale ed ha, a sua volta, maggiori possibilità di soffrire di solitudine
(25% in più).
Il disturbo di evitamento sociale può dunque diventare epidemico e
diffondersi non solo geograficamente, ma anche influire sull'economia, In
molte città cinesi, ad esempio, che hanno conosciuto un certo benessere
negli ultimi anni, le società orientate da millenni verso la vita di
comunità, stanno conoscendo per la prima volta problemi di solitudine. I
cinesi diventano ricchi dunque, ma sono sempre più soli.
Che fare per non essere soli? Nel nuovo libro Loneliness, scritto
dal neuroscienziato John Cacioppo, si consiglia di darsi da fare per gli
altri, quando ci si sente troppo soli, entrando nel volontariato.
Quando ti senti solo avresti voglia di "mangiarti" le altre persone? Il
trucco è proprio questo: non mangiarsi le persone, ma dare loro da mangiare.
Fonte:
The Guardian
Dic 09
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PERSONE TROPPO EMPATICHE
Molte persone, vedendo la sofferenza altrui, provano una forte
esperienza emotiva, dovuta ad una capacità empatica esagerata.
Due ricercatori britannici, Jody Osborn e Stuart Derbyshire, della Scuola
di Psicologia dell'Università di Birmingham, con un loro studio, ritengono
di aver dimostrato scientificamente che vi sono delle differenze a
livello cerebrale per il livello di empatia provato verso gli altri.
I ricercatori hanno esposto 108 partecipanti ad una serie di immagini
riguardanti situazioni dolorose, come dei pazienti che stanno per ricevere
un'iniezione, o degli atleti feriti. E' stata inoltre utilizzata la
tecnica della risonanza magnetica, che permette di studiare le
attività delle varie aree cerebrali mentre il soggetto studiato sta
provando un'emozione.
Circa un terzo dei soggetti dell'esperimento hanno affermato di aver
provato l'emozione del dolore almeno su un'immagine e molti hanno
"sentito" il dolore esattamente nella parte del corpo rappresentata nelle
immagini.
I due medici hanno dimostrato che le immagini di dolore provocano comunque
un'attivazione dei centri emotivi del cervello, pur se i soggetti poi
affermano di non aver "sentito" il dolore, anche se l'intensità di questa
attività cerebrale è (prevedibilmente) maggiore nei soggetti che si
dimostrano maggiormente empatici.
... E voi, quanto siete empatici? Mettetevi alla prova con l'immagine che
illustra il post.
Fonte:
Reuters, via Radio Canada
Dic 09
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SPAM E PILLOLE DELL'AMORE
All'82esimo Congresso Nazionale Siu, in programma a Rimini dal dal
4 al 7 ottobre, verrà lanciato un grido di allarme: Viagra,
Cialis e Levitra, i tre farmaci utilizzati nelle terapie contro
la disfunzione erettile, vengono oggi acquistati dai giovani via
internet ed usati per sedare l'ansia da prestazione. La pubblicità
di questi farmaci avviene attraverso molte email-spazzatura, che li
propongono come piccole magiche per eliminare qualsiasi difficoltà
sessuale.
Secondo dati recenti, il 10% dello spam mondiale riguarda la pubblicità
di aiuti farmacologici per la sfera sessuale. Un quantitativo enorme,
considerato il fatto che 9 su 10 delle e-mail inviate in tutto il mondo
sono spam.
Fonte:
Apcom
Ott. 09
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DROGA, ALCOL E FUMO
Un nuovo studio mostra che l'atteggiamento degli adolescenti verso il fumo
e le droghe è fortemente influenzato dai comportamenti ambivalenti o
troppo permissivi del proprio gruppo sociale. Le ragazze, in
particolare, vengono influenzate dal gruppo dei coetanei, mentre i
soggetti di sesso maschile subiscono l'influenza del gruppo sociale più
allargato
"Se un adolescente sente che il fumo è considerato un comportamento
socialmente accettabile e largamente praticato, è probabile che
cominci non solo a fumare, ma anche per bere e, eventualmente, a far uso
di marijuana," sostiene l'autrice dello studio, la dr.ssa Jennifer
A. Epstein, assistente professore di sanità pubblica presso il Weill
Cornell Medical College.
Lo studio ha rivelato che quando gli adolescenti vedono che i loro amici
bevono alcolici, fumano, o hanno genitori permissivi o ambivalenti nei
confronti del bere, sia i ragazzi sia le ragazze diventano più inclini a
consumare alcol ed altre droghe. Altra variabile importante è la
capacità degli adolescenti di rifiutare la droga e di voler raggiungere i
propri obiettivi attraverso l'impegno personale.
L'opinione di un genitore conta: le mamme ed i papà sono i modelli
principali del bambino e dell'adolescente e per questo sarebbe importante
che loro manifestassero apertamente le loro idee contro il consumo di
droghe ed alcol (e fossero i primi a dare l'esempio). Inoltre, per
prevenire questi consumi, i genitori dovrebbero impegnarsi a curare il
bisogno di auto-affermazione dei figli, aiutandoli a fissare degli
obiettivi (da loro desiderati) da raggiungere.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Child and
Adolescent Substance Abuse.
Fonte:
Science Daily
Link:
New York- Presbyterian Hospital/Weill Cornell Medical
Center/Weill Cornell Medical College.
Ott. 09
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QUANDO IL MASCHIO PERDE LA TESTA
Secondo una na ricerca pubblicata in Gran
Bretagna, il maschio, davanti alla bellezza femminile, perde la testa. "Il
sex appeal fa andare l'uomo giù di testa" è il titolo con cui il quotidiano
Daily Telegraph di Londra riassume la ricerca, apparsa sull'autorevole
Journal of Experimental and Social Psychology. Si tratta di uno studio
condotto da psicologi della Radbouds University, in Olanda, che hanno
sottoposto a una serie di test un campione di studenti maschi eterosessuali.
A tutti è stato chiesto per esempio di ricordare una successione di lettere
dell'alfabeto. Quindi ciascuno degli studenti ha trascorso sette minuti in
compagnia di una donna attraente. Poi il test è stato ripetuto. La seconda
volta, tutti gli studenti hanno ottenuto risultati decisamente peggiori
della prima.
Spiegazione: gli uomini usano istintivamente gran parte delle loro risorse
cognitive per fare buona impressione sulla donna e questo fa rimanere nel
cervello scarse risorse per altre funzioni. La ricerca suggerisce che le
donne non perdono la testa allo stesso modo, quando incontrano un uomo bello
e affascinante.
Il test, secondo gli esperti, potrà essere utile per valutare le prestazioni
di uomini che flirtano con le colleghe sul posto di lavoro o i risultati
accademici nelle scuole miste.
Fonte:
Repubblica
Sett. 09
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CURARSI VIA INTERNET
Un nuovo studio australiano
sostiene che ansia, fobie sociali e depressione sono condizioni che
rispondono benissimo a trattamenti basati su Internet. Non vi sono infatti
differenze fra i risultati ottenuti per via telematica e quelli ottenuti
nella consueta modalità faccia-a-faccia.Inoltre, i trattamenti via Internet
sono significativamente più economici e richiedono la metà della metà del
tempo considerato necessario con i trattamenti tradizionali.Nello Shyness
Program australiano, l'85% dei partecipanti ha registrato dei miglioramenti
nei punteggi ottenuti nei test che misurano la fobia sociale e più di un
terzo dei depressi è guarito, ha detto Nick Titov, co-autore dello studio.
Nell'ultimo esperimento, uno psicologo clinico impegnava due ore per
ciascun paziente via mail e il programma durava in tutto dieci settimane
(considerato un quarto di ciò che occorre per trattamenti di questo genere).Titov
ha ricordato che questi programmi permettono di raggiungere persone che
altrimenti non si sarebbero mai rivolte ad un terapeuta. La clinica prevede
di avviare trattamenti per 1,200 persone entro la fine dell'anno.L'articolo
verrà pubblicato a breve nel New Zealand Journal of Psychiatry.
Ago 09
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ARACNOFOBIA E DONNE
La maggior parte delle donne urla di terrore
alla vista di un ragno, e ora una nuova ricerca della Carnegie Mellon
University di Pittsburgh (Stati Uniti) spiega il perché. Le
donne sarebbero quattro volte più predisposte ad avere paura di questi
animali per una predisposizione scritta nei loro geni. «La paura dei
ragni si può riscontrare nelle bambine di soli 11 mesi», ha detto David
Rakison, psicologo dello sviluppo a capo della ricerca pubblicata sulla
rivista Evolution and Human Behaviour. «Già a quella età, infatti, le
bambine cominciano ad associare le immagini di ragni con l'espressione della
paura». Nel passato della specie umana, le donne
hanno sviluppato una paura per animali piccoli e potenzialmente pericolosi»,
ha detto Rakison. «Anche gli uomini sono portati alla paura, ma in loro è
stato favorito nel corso dell'evoluzione un comportamento più rischioso che
permetteva di cacciare con più successo. Di queste differenze tra i sessi
c'è ancora traccia oggi».
Tratto da: Corriere della sera
Ago 09
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MAL DI TESTA DEI BAMBINI
Uno studio condotto su larga scala "Children,
Adolescents, and Headache" (Kinder, Jugendliche und Kopfschmerz—KiJuKo) fra
il 2003 ed il 2006 ha scoperto che circa il
30% dei bambini, in tutto il mondo, soffre di mal di testa, almeno una volta
alla settimana. Se in
famiglia si litiga più di una volta alla settimana i bambini hanno
1,8 possibilità in più di sviluppare il mal di testa. Per non parlare della mancanza di tempo libero, che è
ancora più importante: il rischio di mal di testa nei bambini in questo caso
sale a 2,1 possibilità in più.La ricerca ha anche scoperto che il mal di
testa dei bambini è influenzato dai
comportamenti dei genitori, specialmente per quanto riguarda le
bambine: se i genitori rinforzano il comportamento dei figli, sia in modo
positivo (es. prestando particolari attenzioni), sia in modo negativo (es.
accusandoli di fare troppo tari alla sera)
il rischio dei mal di testa ricorrenti si innalza del 25%. (I bambini
possono imparare a manipolare il comportamento adulto producendo il mal di
testa)
Fonte: Jennifer Gaßmann, Nuria Vath, Hester
van Gessel, Birgit Kröner-Herwig. Risk Factors for Headache in
Children. Deutsches Ärzteblatt International, 2009; 106
(31-32): 509-16,
via
Science Daily
Ago 09
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L'USO ECCESSIVO DEL COMPUTER
Lo psichiatra
Jerald Block ritiene che si
debba studiare meglio il "pathological computer use" (PCU), sindrome ancora
non riconosciuta nel DSM, la bibbia degli psichiatri, ma che molti sperano
di vedere inserita nella prossima edizione.
Per diagnosticare la sindrome di PCU sono stati proposti 4 criteri:
- L'uso del PC deve essere eccessivo in base al contesto in cui opera la
persona;
- Devono esserci segni di dipendenza (bisogno di trascorrere sempre più
tempo davanti al PC o alla console per raggiungere lo stesso livello di
soddisfazione)
- L'uso del PC deve essere in grado di modificare il tono dell'umore della
persona;
- Il computer deve aver causato problemi di relazione.
Link allo Standpoint
essay (open access).
Fonte:
BPS
Ago 09
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IL SENSO DELLA REALTA'
La maggior parte delle persone
pensa di essere più attraente, più intelligente, più buona ecc. degli altri.
E' una sorta di meccanismo di difesa, uno scudo che protegge contro realtà
scomode rappresentate da avverso destino, fallibilità, insuccesso sociale.
In un nuovo studio il ricercatore
Sander Thomaes ha scoperto che dare ai
figli una visione della realtà più veritiera, può essere molto "protettivo".
Lo studio ha riguardato 206 bambini di età compresa fra i e 12 anni. Essi
dovevano valutare i loro compagni di classe: quanto li apprezzavano e quanto
pensavano di essere da loro apprezzati. Due settimane dopo i bambini sono
stati tutti invitati a giocare ad un "Survivor Game" - un gioco online nel
quale il meno popolare di quattro giocatori viene escluso dal gruppo. A metà
dei bambini venne detto che sarebbero stati esclusi, in quanto non
sufficientemente apprezzati dagli altri. Gli altri non ricevettero alcuna
informazione particolare.
I ricercatori hanno così scoperto che i bambini che avevano una visione più
realistica delle dinamiche sociali in cui erano coinvolti furono meno
impressionati dal sentirsi esclusi, mentre coloro che avevano l'impressione
di essere più apprezzati dai compagni rimasero molto male nello scoprirsi
eliminati dal Survivor Game.
Risultato: I bambini più vulnerabili che hanno visioni distorte del giudizio
altrui nei propri confronti possono beneficiare di interventi volti a
migliorare la loro consapevolezza dei processi sociali in cui sono
coinvolti.
Fonte:
Lug 09
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SITI DI INCONTRI ONLINE
Alcuni ricercatori (Kim et al., 2009) hanno
studiato i comportamenti degli utilizzatori
di siti di incontri su Internet. In tutto sono stati esaminati i
comportamenti di 3.345 persone negli Stati Uniti, di cui 1.588 (47.5 %)
uomini e 1.757 (52.5 %) donne. L'età andava dai 19 agli 89 anni, con una
media di 48 anni.
I soggetti interessati hanno tutti riempito un questionario di personalità,
dal quale è emerso che “le persone più
socievoli hanno maggiore tendenza ad usare i dating services su
Internet di coloro che sono meno socievoli". Questa scoperta mette in crisi
il profilo tipico di personalità degli utilizzatori di Internet, che si
pensava fatto di persone solitarie e ansiose. Le persone socievoli trovano infatti in
Internet un mezzo da utilizzare, non l'ultima spiaggia. Chi usa L'Internet Dating ha una buona stima
di sé e attribuisce molto valore alla relazione di coppia e dunque desidera
migliorare la qualità della propria scelta, evitando fallimenti. Chi ha
scarsa autostim, al contrario, si mostra imbarazzato al solo pensiero di
dover conoscere una moltitudine di persone sole. La conclusione dello studio è dunque quella
che l' Internet dating non va assolutamente considerato un luogo di gente
disperata e con scarsa stima di sé.
Il New York Times ha pubblicato un
articolo sui siti che promettono incontri con l'anima gemella.
Fonte:
Kim, M., Kwon, K-N & Lee, M. (2009).
Psychological Characteristics of Internet Dating Service Users: The Effect
of Self-Esteem, Involvement, and Sociability on the Use of Internet Dating
Services. CyberPsychology & Behavior, 12(4). DOI: 10.1089=cpb.2008.0296 via
PsychCentral
Lug 09
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LE BARZELLETTE SUL SESSO
Sono barzellette "sessiste" apparentemente
innocue, ma che possono contribuire a dare una visione del mondo molto
"macho-style" e pertanto, secondo i ricercatori dell'Università di Granada,
che hanno appena pubblicato un loro studio sull'argomento, sono molto
pericolosa. La ricerca è stata condotta su 109 studenti maschi di età compresa fra i
18 ed i 26 anni, divisi in due gruppi.
Un gruppo ha ascoltato solo barzellette di tipo chiaramente sessista, dove
le donne venivano sminuite, l'altro gruppo ha ascoltato invece barzellette
che parlavano di sesso, ma in maniera più rispettosa, senza contenuti di
discriminazione. Ai partecipanti sono state poi mostrate delle scenette
nelle quali si parlava di violenza contro
le donne, con atti più o meno gravi.
Si è visto così che gli uomini che avevano ascoltato barzellette
in cui la donna appariva legata a stereotipi sessisti, erano più
tolleranti verso la violenza, di quanto non fossero i soggetti
dell'altro gruppo. Questo porta i ricercatori a ritenere che le
barzellette sul sesso che ridicolizzano o sminuiscono le donne, giocano
poi un ruolo importante sui meccanismi mentali che portano a sviluppare
una mentalità "sessista".
Ecco alcune delle affermazioni utilizzate nel questionario: "Le
femministe pensano che le donne siano più potenti degli uomini"
oppure "La maggior parte delle donne non apprezza a dovere quello che
gli uomini fanno per loro" o "Ci sono molte donne che fanno
insinuazioni sessuali e poi si tirano indietro, solo per prendersi gioco
degli uomini".
Fonte:
Health
24
Lug 09
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L'ATTIVITA' SOCIALE FA VIVERE PIU' A LUNGO
I ricercatori del Rush University Medical
Center hanno scoperto che, tra le persone più anziane, una minore partecipazione alle attività
sociali è associata ad un più rapido declino delle funzioni motorie. Non si tratta solo di attività fisiche
ovviamente, sostiene il Dr. Aron Buchman, professore associato di scienze
neurologiche presso il Rush University Medical Center: "Le nostre ricerche
suggeriscono che il coinvolgersi in attività
sociali potrebbe essere una protezione contro la perdita di abilità
motorie". Una soluzione a basso costo per un problema
sociale molto sentito. I ricercatori hanno osservato 906 anziani in
buona salute. Nell'intervista preliminare è stato chiesto loro se svolgevano
attività sociali, come volontariato, visite ad amici e parenti, sport,
frequentazione della parrocchia ecc. Da questi dati è stato ricavato il
livello di partecipazione individuale alle attività sociali in una scala a
cinque punti. Inoltre sono stati registrati dati importanti come il peso,
l'altezza, le malattie, la forza muscolare, le abilità motorie. I
partecipanti allo studio sono stati osservati per cinque anni. Conclusioni:
le abilità motorie hanno mostrato un declino più rapido nei soggetti che
meno frequentavano le attività sociali. Statisticamente ciò significa che
tra una persona che frequenta le attività sociali e una che vive socialmente
isolata può esservi una differenza, quanto a rischio di morte o sviluppo di
una disabilità, del 40%. La funzionalità motoria è sicuramente
associata anche ad altri fattori, come depressione, problemi vascolari o
reumatici, ma anche quando sono stati presi in considerazione questi
fattori, l'associazione tra attività sociali e declino motorio è rimasta
valida. Si sapeva già che l'attività fisica
migliorava la buona salute degli anziani, ma ora sappiamo che
la frequentazione sociale previene la disabilità motoria e diminuisce anche
il rischio di mortalità.
Fonte: Aron S. Buchman, MD; Patricia A. Boyle,
PhD; Robert S. Wilson, PhD; Debra A. Fleischman, PhD; Sue Leurgans, PhD;
David A. Bennett, MD. Association Between Late-Life Social Activity
and Motor Decline in Older Adults. Arch Intern Med.,
2009;169(12):1139-1146 via
EurekAlert!
Link:
Rush University Medical Center
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GLI EFFETTI DELL'ANSIA SULLA PRESTAZIONE SCOLASTICA
Tutti conoscono l'effetto dell'ansia nella
prestazione scolastica. Ora una nuova ricerca dimostra che le persone
ansiose trovano più difficile evitare le distrazioni ed impiegano maggiore
tempo nello spostare l'attenzione da un compito ad un altro, rispetto alle
persone meno ansiose.
I ricercatori, Professori Michael Eysenck e Dr Nazanin Derkshan, hanno messo
a punto diversi esperimenti per esplorare gli effetti dell'ansia sulla
nostra abilità di realizzare dei compiti, come ad esempio evitare le
distrazioni sullo schermo di un computer, mentre si legge una storia, o
risolvere una serie di semplici problemi matematici.
Secondo il Professor Eysenck, queste scoperte hanno delle implicazioni che
dovrebbero essere tenute in considerazione dagli insegnanti:
"Molti degli effetti negativi dell'ansia sembrano causati dalle difficoltà
nel controllare l'attenzione. Questo suggerisce che un addestramento a delle
specifiche tecniche, realizzate per migliorare il controllo dell'attenzione,
come ad esempio l'abilità ad ignorare le distrazioni e a spostare
l'attenzione da un compito ad un altro, potrebbero aiutare gli studenti
ansiosi a raggiungere il rendimento desiderato". Inoltre, lo studio ha dimostrato che gli individui ansiosi spesso
raggiungono gli stessi livelli di prestazione degli individui meno ansiosi,
ma essi riescono a farlo con costi molto maggiori, riguarado agli sforzi
effettuati e allo stress di lungo periodo.
"Gli insegnanti dovrebbero valutare non solo la prestazione accademica, ma
anche la quantità degli sforzi che uno studente ha dovuto mettere in campo
per raggiungere alcuni risultati. Gli studenti ansiosi potrebbero provare ad
impegnarsi in modo estremamente duro per stare al passo con gli altri, ma a
costi psicologici enormi" ha affermato il Professor Eysenck.
In uno degli esperimenti effettuatu, sono stati registrati i movimenti
oculari degli studenti e si è così visto che gli studenti più ansiosi
impiegavano più tempo a leggere la storia, perché si soffermavano troppo
sulle parole irrilevanti, specialmente quando pensavano che la loro
comprensione del testo sarebbe stata valutata da altre persone.
In un altro esperiemnto, i partecipanti hanno dovuto risolvere due compiti
matematici come la moltiplicazione e la divisione in blocchi separati (tutte
divisioni e poi tutte moltiplicazioni) o divisioni e moltiplicazioni
alternate. In questo esperimento i livelli di ansia non influivano sul
numero delle risposte corrette date dai partecipanti, ma gli ansiosi hanno
impiegato più tempo per completare il compito, in modo particolare quando
dovevano passare dalle moltiplicazioni alle divisioni e viceversa,
nell'alternanza degli esercizi.
Soprattutto, gli esperimenti hanno mostrato che l'ansia aveva maggiore
influenza sulla quantità di sforzo necessario per realizzare un compito,
piuttosto che sul livello di performance raggiunto. In altre parole, l'ansia
produce spesso dei costi nascosti che non appaiono nella realizzazione del
compito.
Fonte:
Eurekalert Dr. Walter La Gatta
Clinica della Timidezza
Giu 09
■ LA MEDITAZIONE CONTRO L'INSONNIA
In uno studio presentato in
data odierna presso
SLEEP 2009, il
ventitreesimo Annual Meeting delle Associated Professional Sleep Societies
si mostra come i pazienti ricavino evidenti miglioramenti nella qualità del
proprio sonno attraverso la pratica della meditazione.
Sia nella durata complessiva del sonno, sia nel tempo di veglia, i pazienti
che sanno usare la meditazione vedono diminuire la propria depressione e
migliorare la qualità della vita.
Secondo il ricercatore Ramadevi Gourineni, direttore del programma insonnia
presso il Northwestern Memorial Hospital di Evanston, l'insonnia non è un
problema che si presenta solo di notte, ma è un problema che riguarda la
vita delle persone nelle 24 ore.
Insegnare il rilassamento profondo durante le ore del giorno può migliorare
il sonno di notte, ha detto Gourineni.
Lo studio ha riguardato 11 soggetti di età compresa fra i 25 ed i 45 anni
the che soffrivano di insonnia primaria cronica. I partecipanti allo studio
sono stati divisi in due gruppi: un gruppo ha praticato Kriya Yoga (una
forma di meditazione che si focalizza sull'attenzione interna e che è stato
accertato sia efficace nel ridurre l'eccitazione), mentre l'altro gruppo ha
ricevuto semplici nozioni di educazione alla salute.
Fonte:
Eurekalert
Mag 09
■
EFT UNA NUOVA TECNICA PER COMBATTERE L'ANSIA
Tra le star americane, fra cui
Madonna, va molto di moda una nuova tecnica: la "Emotional Freedom
Technique" (EFT). Essa permetterebbe ad esempio di controllare il
desiderio di mangiare dolci, così come altri tipi di dipendenza o fobie. La
cosa interessante è che la tecnica consterebbe di sole due sedute, con
successo nell’80% dei casi. Come? Semplicemente agendo sui punti
dell’agopuntura, senza però l’utilizzo degli aghi. I punti che
vengono stimolati si trovano nella testa, nel collo e nelle braccia.
La guru della tecnica è Carey Mann, una 37enne che ha
lasciato il proprio lavoro di produttrice televisiva dopo che, proprio per
mezzo di questa tecnica, ha risolto i suoi problemi legati
all’alimentazione. Tra i suoi clienti ci sono atleti che vogliono trattare
il dolore, ma anche tossicodipendenti da cocaina.
Il trattamento, afferma Mann, agisce quasi esclusivamente sul subconscio il
quale ha un’influenza del 95% sulle nostre azioni e modo di vivere. Agendo,
quindi, su di esso si hanno maggiori probabilità di successo, come nel caso
di una paziente "guarita" in una sola seduta dalla dipendenza da cioccolata.
Fonte:
La Stampa
Mag 09
■
ANCHE LE SCIMMIE IMPARANO DAI LORO ERRORI
Il Dr. Hayden, del Duke University Medical Centre, capo di un gruppo
di ricerca sul comportamento delle scimmie, ha appena pubblicato il suo
lavoro su
Science.
Hayden e il suo gruppo hanno allenato le scimmie ad associare un quadrato
verde sullo schermo di un computer con una ricompensa di alto valore.
Quadrati di altri colori ricevevano ricompense di minor valore. Le scimmie
dovevano giocare ad un gioco simile a Lets Make a Deal, dove
dovevano scegliere tra otto identici quadrati bianchi. Se sceglievano quello
che poi si trasformava in verde, ottenevano un bicchierone di bevanda.
Per capire se le scimmie fossero capaci di pensieri astratti, quelli cioè
che permettono agli esseri umani di immaginare le potenziali conseguenze
delle proprie azioni, alle scimmie venivano mostrati anche i premi minori
che non avevano ricevuto, avendo scelto il quadrato "giusto".
I ricercatori hanno così appurato che i neuroni di un'area del cervello
delle scimmie, chiamata corteccia cingolata anteriore, o ACC, che gioca un
ruolo importante nel prendere decisioni, rispondevano in proporzione al
valore della ricompensa: migliore era il premio, maggiore era la risposta. I
neuroni rispondevano allo stesso modo quando alle scimmie venivano mostrati
i premi che non avevano vinto. Ciò significa che la scimmia adatta il suo
comportamento valutando le informazioni ricevute sui premi reali, ricevuti,
e sui premi mancati.
Queste scoperte mostrano che nell'area cerebrale ACC vengono rappresentate
sia la ricompensa reale ricevuta, sia quella mancata, in modo che la scimmia
possa adattare i propri comportamenti in modo dinamico. Questo meccanismo è
particolarmente importante nei contesti sociali, dove ci sono altri
individui, dai cui comportamenti si può imparare. Osservare le reazioni del
cervello delle scimmie ci può aiutare a capire come esse imparano. Le
scimmie ad esempio, in questo studio, riuscivano ad individuare il quadrato
"giusto" anche se era in posizione diversa dal solito oppure a sceglierne
uno disegnato in modo particolare, meno frequente, se nelle prove precedenti
questo fosse stato associato ad una buona ricompensa e la scimmia l'avesse
mancato.
Fonte:
Health
24
Apr 09
■
CHI MASTICA CHEWINGUM VA MEGLIO A SCUOLA
Una nuova ricerca, condotta presso il Baylor College of Medicine
indica che gli adolescenti che masticano gomma americana migliorano
il rendimento soclastico, in particolare in matematica.,
dove i voti nelle quattordici settimane in cui è durato lo studio, sembrano
essere migliorati del 3% (non moltissimo, ma è un dato considerato
statisticamente significativo).
Masticare gomma americana infatti, secondo i ricercatori, riduce lo stress,
migliora la reattività e solleva dall'ansia.
Fonte: Craig A. Johnston, Ph.D., Children's Nutrition Research Center,
Baylor College of Medicine, Houston, Texas, via
Eurekalert
Apr 09
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L'ANSIA E' IN
AUMENTO
Uno studio della Mental Health Foundation in
Gran Bretagna mostra che i livelli di ansia delle persone sono in
costante aumento: la gente pensa al mondo come ad un luogo molto
più insicuro e temibile rispetto al passato. Queste percezioni sono dovute
soprattutto alla recessione economica, afferma Dave Prentis,
dal momento che questo stato di cose fa aumentare ansia, stress e
depressione.
I Servizi di salute mentale, già sotto pressione, subiranno
dunque un aumento della domanda di aiuto nei mesi prossimi. Essi dovrebbero
essere potenziati, in quanto sono la prima forma di difesa per le famiglie e
le comunità, contro gli effetti della crisi economica. Fare tagli a questi
servizi, in questo momento, dicono oltre Manica, è pura follia.
- In the Face of Fear - è disponibile presso la Mental Health Foundation
Fonte: UNISON via
Medical News
Apr 09
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USO COMPULSIVO DEI SOCIAL NETWORK
L'uso compulsivo dei social network può dipendere dal fatto che su di
essi c'è sempre qualcosa di nuovo da vedere, gli
aggiornamenti sono continui. Parliamo di
Facebook, MySpace e Twitter, ma anche di
Last.fm,
un sito di nicchia che connette i fans dello stesso tipo di musica.
La Professoressa Baym della Università del Kansas ha scoperto che queste
amicizie online fra persone che condividono gli stessi gusti tendono ad
essere più fragili, sebbene le persone li usino proprio per tenersi in
contatto con gli altri.
In questi siti infatti si parla sempre degli stessi argomenti , non c'è
varietà di scelta neanche fra le attività da fare insieme. I social network
tuttavia permettono alle persone di accedere a risorse presenti su Internet
che altrimenti non conoscerebbero.
La Baym ha recentemente pubblicato il libro: "Internet Inquiry:
Conversations About Method."
Dr. Walter La Gatta
Fonte:
UPI.com
Apr 09
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RABBIA E OSTILITA' FANNO
MALE ALLA SALUTE
I sentimenti di rabbia e
ostilità sono significativamente
associati ad un più alto rischio di problemi cardiaci,
anche in individui sani.
Lo afferma un nuovo studio, che prende in considerazione i risultati di
diverse precedenti ricerche sull'argomento. Il nuovo studio è stato
pubblicato nell'edizione di Marzo 2009 del Journal of the American
College of Cardiology.
A preoccuparsi dovrebbero essere in particolare gli
uomini (sulle donne gli effetti
sono molto più lievi). Ci sono chiare evidenze infatti che i fattori
psicologici hanno un ruolo nello sviluppo e nella progressione di malattie
cardiache: così ha affermato Johan Denollet, psicologo presso il CoRPS
research center, della Tilburg University, in Olanda.
I medici dovrebbero prendere seriamente in considerazione i sintomi di un
soggetto che nutre sentimenti di ira e ostilità,
per intervenire psicologicamente sui suoi
comportamenti. Queste personalità vanno infatti attentamente
studiate per identificare i pazienti ad alto rischio, che hanno maggiori
possibilità di incorrere in futuri eventi
coronarici, anche fatali.
I ricercatori hanno studiato anche altre variabili (es. fumo, attività
fisica, indice di massa corporea, stato socio-economico), che però non sono
risultate altrettanto significative.
Fonte:
Science Daily
Mar 09
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NUOVO STUDIO SULLA FOBIA
SOCIALE
L'ansia sociale (o fobia sociale) è il disturbo psichiatrico più
frequente dopo la depressione e la dipendenza da alcol. Negli Stati Uniti
interessa circa 5 milioni di persone ogni anno. La maggior parte di chi
soffre di questo disturbo ha meno di 25 anni.
La fobia sociale è un problema
particolarmente sentito durante gli anni della scuola, dal momento che si è
esposti quotidianamente a situazioni sociali particolarmente stressanti.
In uno studio, l' Assistant Professor di psicologia Thomas Rodebaugh,
insieme a Tejal Jakatdar, Anna Rosenberg e Richard Heimberg della Temple
University di Philadelphia, ha chiesto a 40 studenti di raccontare,
scrivendola, una situazione stressante vissuta negli ultimi tempi.
Un gruppo aveva la possibilità di scrivere liberamente l'esperienza
stressante in 25 minuti, l'altro gruppo poteva rispondere a domande già
predisposte in un questionario, fra cui ad esempio "non piaccio a nessuno".
La conclusione di Rodebaugh è che se
per alcune persone poter parlare liberamente delle proprie esperienze ha
l'effetto di diminuire lo stress, per altre può essere del tutto
controproducente. E allora, si è chiesto il gruppo dei
ricercatori, durante le psicoterapie è meglio permettere al paziente di
rievocare liberamente le situazioni più stressanti o è meglio guidarlo in un
modo strutturato?
Secondo il gruppo di ricerca seguire un percorso strutturato dà al paziente
una maggiore fiducia nel lavoro terapeutico
e fa ottenere migliori risultati. Lo studio è stato pubblicato
lo scorso Novembre nel
giornale Behavioral Research and Therapy.
Fonte:
Student Life
Febb 09
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I PREGIUDIZI NON PAGANO
Quando si devono prendere decisioni complesse, si fa spesso ricorso ai
propri pregiudizi. Le persone sono
dunque pronte anche a sacrificare qualcosa, pur di tenere fede alle proprie
convinzioni.
In un esperimento è stato chiesto a dei volontari di scegliersi un compagno
per un gioco a quiz nel quale dovevano essere soci. I partecipanti avevano
modo di leggere i profili di potenziali partners i quali descrivevano il
livello culturale, il Q.I., la loro esperienza precedente nel gioco. Al
profilo era attaccata una foto di una persona magra e di una persona in
sovrappeso.
I soggetti dell'esperimento dovevano dichiarare quale, fra i due potenziali
partners, avrebbero preferito per il gioco. I ricercatori hanno così
scoperto che essi erano disponibili a perdere ben
12 punti del quoziente di intelligenza
del partner pur di avere come socio/a una persona magra. Allo stesso modo,
in un esperimento similare, si è visto che le persone erano disponibili a
perdere il 22% del loro salario,
pur di avere un capo di sesso maschile.
C'è un prezzo che paghiamo ai nostri
pregiudizi e di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli, ha detto
Eugene Caruso che ha condotto questa ricerca presso la University of
Chicago.
"Se, per giocare ti prendi un compagno meno intelligente, purché magro e se
sul lavoro rinunci a parte del salario, pur di avere un capo maschio,
l'unica persona che viene veramente discriminata
sei proprio tu" fanno
giustamente osservare i ricercatori, a conclusione del loro studio.
Fonte: Scientific American
Febb. 09
■
FUMARE DA GIOVANI
PORTA ALLA DEPRESSIONE
I ricercatori della Florida State University
hanno affermato che l'esposizione precoce
alla nicotina può avere delle conseguenze nell'età matura, portando
i soggetti verso la depressione.
Ad alcuni topi adolescenti sono state iniettate due volte al giorno dosi a
base di nicotina o di sale per 15 giorni e poi sono state studiate le
reazioni di queste cavie da laboratorio a situazioni piacevoli e stressanti.
Carlos Bolanos, che ha condotto la ricerca, ha affermato che i cambiamenti
comportamentali con sintomi di depressione possono emergere dopo una
settimana dalla cessazione delle iniezioni di nicotina e che anche
un solo giorno di assunzione della nicotina
in adolescenza può avere effetti di lunga durata.
Lo studio, che è stato pubblicato nella rivista Neuropsychopharmacology, ha
scoperto che i topi esposti alla nicotina mostravano
comportamenti depressivi o ansiosi,
come il rimanere immobili anziché reagire in una tipica situazione in cui si
scappa, oppure evitavano di consumare le ricompense.
Per ridurre questi stati depressivi nei topi, i ricercatori usavano, con
buoni risultati, sia farmaci antidepressivi, sia altra nicotina.
Questo vale solo per i topi adolescenti, perché gli stessi effetti non si
sono visti sui topi adulti.
Secondo i ricercatori questo studio potrebbe valere anche per gli esseri
umani.
Fonte:
UPI.com
Genn. 09
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PAURE DEI GENITORI
E INDIPENDENZA DEI FIGLI
Se i genitori abituano i figli ad essere indipendenti, essi sono più
attivi, più pronti, più intelligenti.
I genitori mostrano però sempre più di essere preoccupati per la sicurezza
dei loro figli, a causa dei pericoli che vi sono nell'ambiente (traffico,
molestie, ecc.): per questo, secondo la Dr.ssa Angie S. Page della
University of Bristol, che su questo tema ha condotto una ricerca,
i bambini sono sempre meno indipendenti.
Una volta a scuola ci si andava da soli, così come a fare sport o a trovare
un amico a casa sua: oggi i bambini sono
sempre accompagnati da un adulto e questa mancanza di indipendenza
nella mobilità influenza negativamente lo sviluppo emotivo, sociale e
cognitivo del bambino. Per non parlare del rischio di obesità, dovuto alla
eccessiva sedentarietà.
Lo studio è stato condotto su 1 307 preadolescenti di età compresa fra i 10
– 11 anni, che frequentavano 23 scuole diverse di una grande città. Con uno
speciale congegno, chiamato accelerometro, si è visto quanta
attività fisica facevano in effetti questi bambini in una settimana. Con un
questionario poi sono state rilevate le abitudini dei soggetti presi in
esame.
Risultati: I maschi sono
generalmente più indipendenti delle femmine e, come naturale, più sono
grandi, più sono indipendenti e attivi. Non c'è invece nessuna relazione fra
la mobilità indipendente e l'attività fisica del week end.
La conclusione dei ricercatori è dunque quella che
i figli dovrebbero essere più attivi, più capaci di muoversi
nell'ambiente in modo autonomo, per un corretto sviluppo, sia fisico, sia
mentale: per questo occorrerebbe rendere
più sicure le città, in modo che i genitori stiano più tranquilli
ed i figli imparino a spostarsi senza essere accompagnati.
Fonte:
Health 24
■
L'ETA' DELL'ANSIA
Su un giornale canadese vi è oggi
un'interessante recensione di un libro pubblicato questo mese negli USA da
Andrea Tone, ricercatrice di storia
sociale della medicina presso la McGill University. Il libro si chiama
The Age of Anxiety: A History of America's Turbulent Affair with
Tranquilizers (L'età dell'ansia: storia della relazione fra America
e tranquillanti). Ovviamente non esiste ancora in traduzione italiana.
Nel suo libro la Tone racconta come si diffuse negli anni cinquante
l'utilizzo di alcuni tranquillanti, come
Miltown, Valium e Librium,
ma racconta anche dei più moderni Xanax
ed Ativan, il cui consumo è molto
cresciuto in America dopo i fatti dell'11 Settembre. Nei giorni caldi
dell'attacco, le vendite dello Xanax salirono del
22% a New York e del
9% negli Stati Uniti. Nei quattro anni successivi all'attacco gli
americani che hanno cercato aiuto per risolvere problemi di ansia sono
saliti da 13.4 milioni a 16.2 milioni.
Oggi le persone sono in ansia per i problemi che riguardano la crisi
finanziaria, la perdita dei posti di lavoro, ma vi è sempre stato un forte
legame fra insicurezza economica e stress psicologico, a causa della
povertà, della paura per il licenziamento, ecc.
La Tone si è avvicinata allo studio dei
tranquillanti scrivendo il suo precedente libro, dedicato alla
pillola contraccettiva e
considerato uno dei migliori libri dell'anno dall'Washington Post. Negli
anni sessanta e settanta infatti, quando si diffuse la pillola
anticoncezionale, si diffusero su larga scala anche i primi
tranquillanti, che rivoluzionarono
la vita di chi soffriva di disturbi ansiosi.
Solo nel 1978 il Valium vendette
2.3 miliardi di pillole in tutto il mondo, abbastanza per curare metà della
popolazione mondiale. Questi farmaci vennero definiti in vari modi: aspirina
delle emzoioni, pillole senza effetti collaterali, pillole della pace.
Dalla metà degli anni cinquanta fino ai tardi anni settanta i tranquillanti
sono stati visti come una grande panacea:
è una storia di successi e di crescente dipendenza, una rivoluzione
farmaceutica che ha permesso a molte persone di apparire calme, mentre non
lo erano affatto.
Il problema, dice la Tone, non è certo l'ansia: non c'è niente di male nel
sentirsi leggermente tesi, con le farfalle nello stomaco, prima di un esame
o in quelle condizioni particolari in cui l'organismo vive la condizione di
attacco o fuga. Un po' di ansia fa bene:
se incontri un orso, non puoi certo rimanere calmo, così come se sei una
donna che passeggia da sola per le strade di notte... Un po' di ansia può
sicuramente prevenire molti pericoli.
Quando però lo stress normale della vita quotidiana si trasforma in fobie,
quando le preoccupazioni, le paure, la depressione ti rendono incapace di
alzarti al mattino o di affrontare anche le attività più semplici della
vita, sicuramente c'è bisogno di aiuto.
Nel diciannovesimo secolo William James,
fratello del romanziere Henry James e pioniere nel mondo della psicologia,
coniò il termine "Americanitis" per descrivere l'angoscia - il
termine diagnostico ufficiale era "nevrastenia"- che affliggeva le persone
degli States in molti periodi della loro vita.
Infatti, in termini medici e culturali, la nevrastenia fra il 1800 e il 1900
fu considerata (come poi l'ansia sarebbe stata considerata negli anni 50)
come il prezzo che gli americani dovevano
pagare al successo.
I primi trattamenti per l'ansia furono molto vari: dall'oppio
all'elettro-shock, ai bagni con frizione di spugna, agli elisir a base di
alcol, fino alle medicine vendute senza alcun controllo, porta-a-porta.
Nei primi anni cinquanta, la terapia psicologica veniva già largamente
prescritta , ma questo non fermava alcune persone dall'assumere delle
pillole che alzavano e abbassavano lo stato emotivo, dalle amfetamine ai
barbiturici.
La Tone si è chiesta in questo studio se l'introduzione nelle società
occidentali di questi farmaci tranquillanti abbia cambiato in qualche modo
la vita delle persone, ma ciò che è accaduto in America non può essere
compreso se non si considerano anche gli eventi culturali e politici ad esso
correlati. L'ansia infatti nella metà del secolo scorso veniva vista come un
problema meno serio rispetto ad oggi, come il sintomo di un forte stress, ma
anche del successo: il prezzo che gli
americani pagavano per il loro desiderio di progresso.
A quel tempo condizionante fu la paura per lo scoppio di una bomba atomica
durante gli anni della guerra fredda ed anche il bisogno pragmatico di
trovare una soluzione economica, pratica, veloce per migliorare i problemi
sociali e personali. Vi fu, dice la Tone, anche una specie di
fede acritica nei prodotti
farmaceutici, seguita alla scoperta della penicellina, dei vaccini
anti-polio, ai nuovi trattamenti per il diabete e l'ipertensione.
Quando di queste medicine si scoprirono gli
effetti collaterali l'entusiasmo diminuì.
Negli anni cinquanta i tranquillanti venivano utilizzati soprattutto dagli
uomini e dalla classi meno avvantaggiate, come i reduci di guerra o da gente
che viveva ai margini della società, come i poveri o gli hippies. Negli anni
settanta però, dopo l'ammissione di uso di tranquillanti da parte di persone
importanti, come Betty Ford (first lady), si capì che essi venivano
utilizzati proprio da tutti.
Oggi la persona che soffre di ansia e fobie e che ha bisogno di un piccolo
aiuto per dormire o per prendere l'aereo ricorre ancora al tranquillante
piuttosto che all'antidepressivo Paxil o Zoloft. Nessuno parla più
apertamente delle proprie ansie, perché a differenza di quanto avveniva
negli anni cinquanta del secolo scorso, l'ansia è oggi considerata una
malattia seria, che necessita dei trattamenti appropriati.
Fonte:
The Gazette
Genn. 09
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CHI SI COMPORTA MALE A SCUOLA SI COMPORTA MALE ANCHE NELLA VITA
Gli adolescenti che si
comportano male a scuola hanno maggiori probabilità di trovarsi in
difficoltà durante la loro vita.
Questo è il risultato di uno studio longitudinale, durato 40 anni e condotto
su cittadini britannici, che verrà pubblicato nel British Medical Journal.
Queste difficoltà coprono tutte le aree
della vita, dalla salute mentale alle relazioni familiari e
personali, alle difficoltà economiche.
Problemi gravi durante il periodo della scuola li hanno circa il
7% degli studenti fra i 9 ed i 15 anni. Ian Colman, una
ricercatrice della Fondazione per la Ricerca Medica sulla salute della
popolazione e assistente professore presso la Scuola di Salute Pubblica di
Alberta ha esaminato i problemi relativi alla salute e alle relazioni
interpersonali di adulti che avevano avuto leggere e gravi difficoltà
comportamentali durante il periodo scolastico.
Per la ricerca sono stati studiati 3.500
soggetti per un periodo di 40 anni. All'inizio dello studio essi
avevano fra i 13 ed i 15 anni. I
partecipanti furono valutati dai loro insegnanti secondo la correttezza dei
comportamenti. Questi stessi soggetti furono poi di nuovo seguiti e studiati
nell'età compresa fra i 36 e i 53 anni, per capire le condizioni di vita in
cui versavano. (Dati del Medical
Research Council's national survey of
health and development).
Risultato: i soggetti che da
studenti avevano avuto problemi scolastici, gravi e meno gravi, risultarono
aver avuto maggiori possibilità di abbandonare la scuola senza ottenere un
titolo di studio. Il loro percorso di vita era continuato fra mille
difficoltà, come depressione o ansia,
divorsi, gravidanze in adolescenza, problemi finanziari, che sono continuati
per tutta la vita.
Anche considerando altri fattori che potevano lasciar facilmente predire una
situazione problematica, come la classe sociale di appartenenza del proprio
padre, la depressione adolescenziale, gli stati ansiosi, le abilità
cognitive, i risultati di questa ricerca basata sui comportamenti sbagliati
a scuola sono rimasti ugualmente validi. A differenza di studi precedenti,
si è visto però che gli studenti che ebbero un giudizio negativo riguardo ai
loro comportamenti scolastici, crescendo
non sono divenuti alcolisti (come era nelle aspettative).
In ogni caso, questa ricerca mette in luce l'importanza della
diagnosi precoce, sia per le
persone stesse, sia per le ricadute che alcuni comportamenti devianti
possono poi avere sulla società.
Fonti:
BMJ-British Medical Journal, via
EurekAlert!
Genn. 09
■
LA FELICITA' DIPENDE
DALLA SPIRITUALITA'
Il modo per rendere i figli più felici è quello
di incoraggiarli a maturare il senso del
proprio valore personale, secondo il Dr. Mark Holder ed i suoi
colleghi, ricercatori nella University of British Columbia, in Canada.
Nel
Journal of Happiness Studies, questi autori
hanno pubblicato una ricerca che si basa su precedenti studi, secondo i
quali sia la spiritualità (un
sistema di valori interiore da cui la persona ricava forza e sicurezza) sia
la mancanza di pratiche religiose
(rituali, credi religiosi ecc.) rendono le persone
più felici, durante il periodo
dell'adolescenza, come nella maturità.
Questo dato può essere vero anche per i bambini di età compresa fra gli
8 ed i 12 anni? Si sono chiesti i ricercatori, che hanno così
studiato un gruppo di 320 bambini, studenti in quattro scuole pubbliche e in
due scuole private (condotte da religiosi) i quali hanno dovuto completare
sei questionari, valutando il proprio grado di felicità, la propria
spiritualità, l'utilizzo di pratiche religiose nella propria vita ed il
proprio carattere.
Simili domande sono state poste anche ai genitori dei bambini.
Risultato: i bambini più felici
sono risultati quelli più "spirituali". In particolare gli
aspetti personali (significati e valori
della vita) e relazionali (qualità
e profondità delle relazioni) della spiritualità si sono mostrati
come degli ottimi precursori di felicità nel bambino.
Il fattore "spiritualità" influiva in misura del 27% nei differenti gradi di
felicità riportati dai bambini. Anche il carattere, si è visto, conta molto:
i bambini più felici in questo studio sono
risultati i bambini più socievoli e meno timidi.
Al contrario, le pratiche religiose,
come l'andare in Chiesa, il pregare, il meditare, avevano scarsa influenza
sulla felicità del bambino.
Secondo gli autori, rafforzando il senso del valore personale, che si può
esprimere ad esempio attraverso l'insegnamento ad essere buoni e gentili con
gli altri, si possono aiutare i bambini ad
essere più felici.
Fonte: Holder MD, Coleman B, & Wallace J (2008). Spirituality, religiousness,
and happiness in children aged 8-12 years. Journal of Happiness Studies DOI
10.1007/s10902-008-9126-1 via
Medical News
GENN 09
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