Responsabile Scientifico del Sito Dr. Walter La Gatta

 
13/12/2011

Trovaci su TwitterAbbonati ai nostri RSSClinica della Timidezza Ancona
               Fare
della propria timidezza un punto di forza
 

 

Chi
siamo
Gli
Aforismi
 La
Posta
Penso     Positivo Le
Interviste
Test
e Quiz
Le
Ricerche
Gli
Articoli
    

HOME > STUDI E RICERCHE > Ricerche in breve 6


 
RICERCHE IN BREVE - 6 -
  
A cura della Redazione di Clinica della Timidezza



Periodo:
2010
 

INDICE DELLA PAGINA

Come fanno le persone insicure ad attrarre
gli altri

Gli amici sono uno scudo contro le esperienze sociali negative
Gli adolescenti sono violenti nel rapporto di coppia
Come ci considerano i familiari e le persone care
Gli uomini sono troppo timidi in farmacia 
Forti pressioni per fare della timidezza una malattia
Quando il male fa bene 
Troppo tempo davanti a tv e pc 
La psicoterapia cognitivo comportamentale e le aspettative del paziente
Le donne di origine asiatica si vergognano di fare la mammografia 
Una buona vita sociale allunga la vita 
Sull'arrossire 
Come opera l'industria farmaceutica 
Bambini ansiosi 
Pensarla diversamente dagli altri 

 

Non avere amici e' pericoloso quanto fumare 
Saper dire di no al sesso 
Comportamento di evitamento 
Non e' l'incompetenza sociale che spinge verso la violenza sessuale 
Timidezza, la meravigliosa disgrazia 
Ansia da prestazione 
L'introverso non e' malato 
Quando il cane e' timido 
La terapia cognitivo comportamentale tramite internet e' efficace
Il vantaggio di essere timidi 
La telepsicoterapia e' efficace
Nuovo test per diagnosticare l'adhd
Se dormi il giusto stai gia' meglio
Problemi psicologici e comportamentali

  Sentirsi brutti - La dismorfofobia
  Minoranze sessuali e bullismo
 
I problemi degli ambidestri
  L'anello delle emozioni contro gli attacchi di panico
  Scoperti i luoghi cerebrali dell'intelligenza emotiva
  Emicrania e maltrattamento infantile


COME FANNO LE PERSONE INSICURE AD ATTRARRE GLI ALTRI?

Molti sono portati a credere che il modo più sicuro per conquistare le donne (o gli uomini, a seconda dei casi) sia l'avere fiducia in sé stessi: non è così! Sembra che le persone insicure siano efficaci esattamente allo stesso modo delle persone più estroverse, se non addirittura di più...

Un nuovo studio, di cui è co-autrice Claudia Brumbaugh, una giovane professoressa di psicologia al Queens College, particolarmente interessata alle relazioni interpersonali delle persone insicure, si è interessato all'argomento. La domanda da cui è partita la ricerca è questa: come fanno le persone insicure ad attrarre gli altri?

Sono stati reclutati 146 studenti universitari single, i quali hanno dovuto anzitutto compilare un questionario sulle insicurezze presenti nella loro vita quotidiana. In seguito, gli studenti hanno dovuto assistere a dei brevi video nei quali un uomo (o una donna) attraente era in un locale, in cerca di compagnia. E' stato chiesto: Come si può ottenere l'attenzione di una persona attraente? Come parlare a questa persona? E, infine : Hai la tendenza a preoccuparti molto per le relazioni che vivi?

I partecipanti allo studio hanno avuto la possibilità di interloquire virtualmente con le seducenti persone videoregistrate. La Brumbaugh ha registrato ogni "botta e risposta" dei soggetti, sulla base di 26 criteri diversi, tra i quali il contatto oculare e i complimenti. Quando ha combinato questi dati con le valutazioni pre-video psicologico, ha scoperto qualcosa di sorprendente.

Gli studenti che si erano classificati come "sicuri di sé" avevano la tendenza a corteggiare in modo piuttosto arrogante. Gli insicuri invece, non erano mai stupidi. Essi sono sembrati estremamente attenti ai bisogni della persona e sono apparsi interessanti, perché volevano disperatamente sembrare tali. Essi si sono mostrati amichevoli, coinvolgenti, divertenti, scrive l'autrice sulla rivista Personal Relationships. Anche la persona sicura di sé, dice ancora la Brumbaugh, può avere queste caratteristiche, ma si impegna molto meno quando si accorge che il gioco di seduzione ha scarse probabilità di successo.

Le persone insicure invece non si arrendono tanto facilmente. L'abitudine alla enorme autoconsapevolezza dei timidi li aiuta moltissimo quando parlano con un potenziale fidanzato o fidanzata. L'insicuro è in grado di percepire come viene percepito, quindi sa mascherare i suoi tratti indesiderabili, o almeno sa contrastarli, con l'autoironia.

L'unico problema, conclude lo studio, è che l'insicurezza porta altri problemi, come ad esempio la scarsa capacità di comunicazione, ed inoltre le persone ansiose sono particolarmente gelose.

Fonte: New York Mag
Dic. 2010

GLI AMICI SONO UNO SCUDO CONTRO LE ESPERIENZE SOCIALI NEGATIVE

La rivista Development and Psychopathology ha pubblicato un articolo, nel quale si sottolinea l'importanza del ruolo dell'amicizia nella maggior parte bambini. Coloro che hanno pochi amici, sono più facilmente soggetti all'esclusione sociale e possono quindi cadere in depressione.

Lo studio è stato condotto da diverse università degli Stati Uniti ed ha evidenziato la grande importanza dell'amicizia nei bambini. Si è visto infatti che il ritiro sociale nel tempo produce l'aumento della tristezza e della depressione.

La ricerca, durata tre anni,  ha coinvolto 130 ragazze e 101 ragazzi della scuola primaria. Oltre che per la timidezza e la propensione per la solitudine, i ricercatori si sono accorti che i bambini più facilmente esclusi erano quelli "privi di capacità sociali, perché ritenuti troppo aggressivi o immaturi".

Lo studio mostra anche che le conseguenze di questo problema aumentino nell'adolescenza, causando un vero senso di depressione fra i ragazzi. A volte basta anche un solo amico: ciò consente al bambino o al ragazzo di non interiorizzare un vissuto di depressione o ansia. "Avere un compagno spesso crea una specie di muro attorno al bambino troppo isolato, o timido. Il nostro studio conferma l'importanza di appartenere ad una cerchia di amici: essa funge da scudo contro le esperienze sociali negative, ha aggiunto l'autore della ricerca.

Fonte: Les enfants qui n'ont pas d'amis peuvent devenir dépressifs, MaxiSciences

Dic. 2010

GLI ADOLESCENTI SONO VIOLENTI NEL RAPPORTO DI COPPIA

Un nuovo studio rivela che la violenza - sia fisica che verbale - tra gli adolescenti è sorprendentemente comune. Inoltre, gli adolescenti che hanno riferito di aver perpetrato dei comportamenti violenti nei confronti delle "fidanzate" o dai "fidanzati", ammettono di aver messo in atto gli stessi comportamenti violenti anche contro amici, familiari ed altre persone.

Lo studio, condotto da Emily F. Rothman, capo ricercatrice e assistente presso la Boston University School of Public Health, ha esaminato 1.398 studenti di 22 scuole di Boston, nel 2008. E' stato chiesto agli studenti che avevano una relazione fissa con un/a partner quante volte nell'ultimo mese erano stati violenti contro i coetanei, i familiari o altre persone con le quali avevano un rapporto affettivo.

Risultato: complessivamente, quasi il 19% degli studenti aveva abusato fisicamente del partner nel mese precedente, con spinte, colpi, pugni, calci o tentativi di soffocamento. Quasi il 43% ha dichiarato di aver abusato verbalmente del partner, con parole offensive, quali: stupido/a, grasso/a, brutto/a, ed altri appellativi del genere.

Tra gli studenti con  fratelli, sono state maggiormente le ragazze (61%) rispetto ai maschi (51%) a riconoscere di aver usato qualche tipo di violenza contro un'altra persona, ed anche la violenza contro il partner sembra più frequente fra le ragazze che fra i ragazzi.(!) Ma sia nei ragazzi che nelle ragazze, la tendenza ad aggredire il partner si sovrappone alla probabilità di usare la stessa violenza anche contro fratelli e coetanei.

Questo studio lascia però qualche perplessità. Infatti:

Gli studenti - circa l'80 per cento dei quali sono neri o ispanici - provenivano solo da scuole superiori pubbliche. Coloro che non avevano avuto storie sentimentali recenti sono stati esclusi, e si tratta inoltre di affermazioni auto-riportate. Inoltre, non sono stati esaminati i motivi di questi comportamenti e pertanto non si può sapere se gli adolescenti abbiano agito per legittima difesa.

A parte queste perplessità, i risultati dello studio possono essere utili per i professionisti che lavorano con gli adolescenti per avere una  maggiore consapevolezza di questa propensione alla violenza nei giovani. "Questo studio sostiene l'idea che si debba intervenire su quei ragazzi che sono attualmente violenti con i fratelli e i coetanei e affrontare i loro comportamenti violenti in generale," ha detto la Rothman.

I ricercatori hanno teorizzato che la violenza nella frequentazione intima fra ragazzi è solo uno dei problemi comportamentali diversi - come portare armi,  difficoltà scolastica e abuso di sostanze - che si presentano negli adolescenti. Gli adolescenti che hanno avuto problemi con la legge o sono stati sorpresi in possesso di armi a scuola sono più portati a mettere in atto comportamenti violenti verso il partner, così come lo sono i ragazzi che hanno assistito a scene di violenza nelle loro comunità.

Il nuovo studio è stato pubblicato nel numero di dicembre di Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine.

Fonte: Emily F. Rothman, Sc.D., associate professor, Boston University School of Public Health; Monica Swahn, Ph.D., associate professor, Institute of Public Health, Georgia State University, Atlanta; December 2010 Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, via Time
Fonte:
Dic. 2010

COME CI CONSIDERANO I FAMILIARI E LE PERSONE CARE

Una nuova ricerca ha scoperto che gli amici e le persone care che ci circondano pensano che noi siamo molto meno nevrotici e più seri di quanto noi in genere riteniamo.

Spesso, ripensando a quanto abbiamo fatto o detto salutando un amico o un parente, ci viene in mente una frase che avremmo potuto evitare, un gesto che potrebbe aver mostrato all'altro le nostre debolezze... Eppure, la ricerca psicologica ci mostra che gli altri non sono così attenti a rilevare le difficoltà che sentiamo di avere.

Lo psicologo estone Juri Allik ha condotto, insieme ai suoi collaboratori, una ricerca in tutta Europa. I Paesi interessati sono stati: Belgio, Repubblica Ceca, Estonia e Germania (Allik et al., 2010). La ricerca si è basata su un questionario relativo a ciò che le persone pensano di sé stesse e a ciò che le persone care pensano di loro.

Le dimensioni considerate sono le seguenti: estroversione, nevrosi (problemi psicologici), apertura mentale, abilità sociali, coscienziosità (capacità di raggiungere gli obiettivi).

Malgrado la ricerca abbia interessato persone di diverse culture, i risultati sono stati simili ovunque.
Le conclusioni sono le seguenti:

  • Le persone sono giudicate meno nevrotiche di quanto esse pensino di sé stesse. Questo significa che all'esterno appariamo meno ansiosi, depressi o preoccupati di quanto pensiamo.

  • Le persone vengono giudicate più coscienziose di quanto esse pensano di sé stesse. In altre parole, le persone tendono a ritenere che noi abbiamo un livello di competenza e di auto-disciplina perfino più elevato del loro.

  • Le persone sono giudicate con un'apertura mentale minore rispetto a quanto esse pensano di sé stesse, a livello di creatività, fantasia, nuove idee, ecc.

  • Quanto a capacità relazionali ed estroversione i pareri erano in genere concordi.

Per escludere che vi sia qualcosa di insolito nei belgi, cechi, estoni o tedeschi, Allik e colleghi hanno esaminato dati simili presi da 29 culture, compresi gli Stati Uniti, Giappone, India e Burkina Faso (Africa occidentale). Non sono emerse differenze sostanziali.

Le conclusioni dello studio sono dunque queste: le persone, in tutto il mondo, condividono la stessa tendenza a vedere sé stessi come più nevrotiche di quanto le valutino amici e familiari. Forse invece peccano di ottimismo quando pensano che gli altri li apprezzino per l'apertura mentale e la capacità di aprirsi a nuove idee o a nuove esperienze: in questo caso gli altri ci sottovalutano un po'.

I ricercatori concludono che, in media, i nostri amici e le persone care ci vedono esattamente come ci vediamo noi, anche se ci danno dei voti migliori di quelli che ci daremmo noi stessi riguardo ai problemi psicologici e alla preoccupazione di fare bene, mentre ci valutano meno ottimisticamente riguardo alla capacità di avere nuove idee, di fare nuove esperienze. 

Fonte: PsyBlog

Novembre 2010

GLI UOMINI SONO TROPPO TIMIDI IN FARMACIA

Un uomo su due, quando ha un problema di salute, preferisce soffrire in silenzio piuttosto che cercare il consiglio di qualche esperto.
In uno studio è emerso ad esempio che il 22% degli uomini si terrebbe addirittura i pidocchi, piuttosto che ammettere davanti al farmacista di avere questo problema.
Il 18% si vergognerebbe invece di parlare al farmacista del sospetto di aver contratto una malattia a trasmissione sessuale, come ad esempio l'herpes o le verruche genitali, nella speranza che la situazione migliori da sola.
Il 10% infine ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali non protetti "perché si vergognava di comprare il condom in farmacia".

Fonte:The Press Association

Novembre 2010

FORTI PRESSIONI PER FARE DELLA TIMIDEZZA UNA MALATTIA

Il valore annuo del mercato del farmaco in Italia ammonta a 25 miliardi di euro. Big Pharma produce farmaci per ogni tipo di patologia, vera o presunta, e l'elenco delle malattie riconosciute si allunga a dismisura. Ora hanno pensato anche alla "giornata della timidezza". Si vuole così dare visibilità alla timidezza, considerandola una nuova malattia: in questo modo non solo si incentiva il consumo di prestazioni sanitarie e farmaci, ma si raccolgono anche fondi per la ricerca in tal senso... Ricerche che poi nessuno verifica con appropriati studi scientifici. E il mercato dei farmaci si gonfia, facendo leva anche sui malati immaginari.


Fonte: Il Cambiamento

Novembre 2010


QUANDO IL MALE FA BENE

Le avversità della vita sono un bene o un male? Sicuramente sono fonte di stress e sappiamo tutti che lo stress non è una buona cosa per la nostra salute, mentale e fisica. Ma abbiamo anche sentito dire che le avversità portano resilienza, cioè quello che non ci uccide ci rende più forti, per così dire... Cosa c'è di vero?

Uno studio pluriennale su quasi 2.400 soggetti ha rilevato che coloro che hanno vissuto eventi di vita negativi riportano una migliore salute mentale e di benessere generale rispetto a chi è stato più "fortunato". Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology.

Eventi negativi sono stati considerati ad esempio: una malattia grave, una violenza, un lutto, lo stress sociale, lo stress nei rapporti, e disastri come incendi, alluvioni, ecc

Coloro che non hanno avuto in precedenza eventi negativi da raccontare sperimentano uno stress molto elevato e una scarsa soddisfazione nella vita. Per contro, coloro che hanno sperimentato in precedenza un numero elevato di eventi stressanti negativi riporta anche un maggiore stress...

Ma allora? Sembra che vi sia un livello ottimale di stress: le avversità devono essere presenti nella giusta quantità, per produrre effetti positivi. Aver vissuto degli eventi negativi infatti rafforza la nostra personalità e ci offre la possibilità di avere un maggiore controllo sui nostri comportamenti, ma lo stress che si presenta al di sopra o al di sotto di tale livello è correlato con l'inverso: stress intenso, ansia, e sensazione di essere sopraffatti dagli eventi negativi.

Gli autori ammettono che è impossibile identificare questo quota ideale di avversità, ma la loro ricerca suggerisce che circa due o tre eventi negativi possono fornire la quantità ideale di protezione dallo stress e dalla infelicità futura. I ricercatori, a conclusione di questo studio, ci tengono a chiarire che non sono favorevoli al fatto che vengano di proposito indotte circostanze negative nella vita di una persona, allo scopo di renderla più felice.

Fonte: Scientific American

Ottobre 2010

TROPPO TEMPO DAVANTI A TV E PC

I bambini che guardano troppa TV o trascorrono troppo tempo al computer sembra corrano un aumentato rischio di difficoltà psicologiche - indipendentemente dal livello di attività fisica che svolgono.

Uno studio su oltre 1.000 pre-adolescenti ha scoperto che coloro che trascorrono più di due ore al giorno guardando la TV hanno il 61%  di probabilità in più rispetto ad altri bambini di avere difficoltà psicologiche - tra cui iperattività, emotività, problemi di concentrazione e di condotta, così come difficoltà con i coetanei (OR 1,61, 95% CI 1,20-2,15), afferma la ricercatrice Angie Page, dell'Università di Bristol in Inghilterra.

Una pari quantità di tempo trascorsa davanti ad un PC per attività diverse dai compiti a casa è stata associata ad una probabilità del 59% superiore ad altri bambini di sviluppare problemi psicologici (OR 1,59, 95% CI 1,32-1,91).

Le quote sono ancora più elevate per i bambini che non hanno svolto almeno 60 minuti di attività fisica al giorno - e sono state più elevate fra coloro che hanno trascorso più di due ore al giorno sia a guardare la TV sia utilizzando un PC (OR 2,27, 95% CI 1,60-3,13).

Questi dati, secondo la Page, confermano la necessità di limitare l'uso dello schermo (TV o PC), a prescindere dal livello di attività fisica svolta dal bambino. La Page e i suoi colleghi hanno esaminato i dati relativi a 1.013 soggetti fra i 10 e gli 11 anni residenti a Bristol, in Inghilterra, che hanno partecipato ad un progetto (Personal and Environmental Associations with Children's Health project).

Tutti i bambini hanno auto-segnalato la quantità di televisione da loro vista ogni giorno, così come il tempo trascorso utilizzando un PC. Inoltre, hanno completato un questionario sui loro punti di forza e di debolezza (difficoltà psicologiche).

Attraverso l'uso di un accelerometro più volte alla settimana, i ricercatori hanno misurato oggettivamente il tempo di sedentarietà di ciascun ragazzo (minuti al giorno con meno di 100 impulsi al minuto) e di attività fisica (minuti al giorno con 2.000 impulsi al minuto o più).

Più dei due terzi dei bambini (69%) ha ottenuto un punteggio basso sulla scala delle difficoltà psicologiche, il 17,2% si è attestato su un valore medio, e il 13,8% ha ottenuto alti punteggi.

Tv e Pc sono associati con i punteggi più elevati nelle difficoltà psicologiche, dopo gli aggiustamenti statistici per l'attività fisica, il tempo di sedentarietà ed altri fattori supplementari (P <0.05 per tutti).

Inaspettatamente, l'aumento della sedentarietà era debolmente correlato ai più bassi punteggi delle difficoltà psicologiche, anche dopo aggiustamento per i fattori confondenti (P <0,05).
Questo significa che bisogna distinguere fra tempo sedentario e comportamenti sedentari: non è la sednetarietà in quanto tale a creare le difficoltà psicologiche, quanto le attività che in essa si svolgono.

Ora, dicono i ricercatori, bisognerebbe misurare altre attività sedentarie, come ad esempio la lettura e la socializzazione, per vedere che impatto hanno sul benessere dei ragazzi.

Lo studio è stato sostenuto dal National Prevention Research Initiative e il World Cancer Research Fund. Gli autori hanno riferito di non avere conflitti di interesse.
Fonte: Pediatrics Page A, et al "Children's screen viewing is related to psychological difficulties irrespective of physical activity" Pediatrics 2010; DOI: 10.1542/peds.2010-1154 via Med Page Today

Ott. 2010

 LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE E LE ASPETTATIVE DEL PAZIENTE

Le aspettative del paziente sono importanti per il successo di una psicoterapia.

Uno studio ha cercato di capire la relazione fra aspettative del paziente (positive e negative) e terapia cognitivo comportamentale (CBT). Uno dei primi risultati è che le persone, prima di intraprendere una terapia di tipo cognitivo-comportamentale (CBT) si aspettano che essa sia molto più prescrittiva di quanto non sia nella realta e che i terapeuti esercitino un controllo sul paziente molto maggiore di quanto in realtà non facciano.

Lo studio è stato condotto su 18 pazienti che avevano frequentato 8 sedute (14 ore) di CBT, per curare un disturbo d'ansia generalizzato.

Henny Westra e colleghi hanno selezionato per un colloquio nove pazienti (4 uomini e 5 donne) la cui terapia si era conclusa positivamente e nove pazienti nei quali il trattamento seguito era finito male.  Allo studio hanno partecipato quattro terapeuti CBT - due uomini e due donne.

La stragrande maggioranza dei commenti dei pazienti (84 per cento) relativi alle aspettative hanno affermato che la CBT non si era rivelata essere quello che avevano previsto. I clienti il cui esito era stato buono si sono detti piacevolmente sorpresi per questi motivi: il terapeuta si era mostrato collaborativo e non giudicante, avevano avuto l'opportunità di dirigere la terapia e scegliere di cosa parlare. Complessivamente sentivano di aver imparato più di quanto inizialmente si aspettassero.

Sia i soddisfatti che gli insoddisfatti hanno ammesso di essersi dovuti impegnare nella terapia più di quanto avevano previsto.

Non sorprende che i pazienti con scarsi risultati affermino di essere rimasti delusi dal processo terapeutico. Nella maggior parte dei casi questi pazienti non se la sono presa direttamente col terapeuta, ma con la mancanza di progressi nel tempo, le cattive condizioni di salute, le proprie aspettative irrealistiche,  la loro incapacità di ricordare le tecniche. Una critica diretta al terapeuta è rara (anche se gli intervistati sono stati rassicurati sul fatto che i loro commenti sarebbero rimasti riservati). Solo un paziente ha detto che sarebbe stato meglio non aspettare sette sedute per discutere di un argomento chiave del suo passato.

Solo il 16% dei pazienti ha affermato di aver trovato la terapia esattamente come se la aspettava.

Le aspettative del paziente sono uno dei diversi fattori-chiave per il successo terapeutico (con aspettative positive si hanno risultati maggiormente positivi). La ricerca ha però dimostrato che avere delle aspettative negative che poi vengono deluse (nel senso che il paziente si trova bene con il terapeuta e ha fiducia nella terapia, anche se all'inizio non ci credeva molto) è un fatto abbastanza comune e importante nelle esperienze dei pazienti curati con successo con la CBT.

Una grave lacuna di questa ricerca è che le interviste sono state condotte dopo l'ultima seduta e quindi è possibile che i pazienti non si siano ricordati con precisione quali erano le reali aspettative al momento in cui avevano iniziato la terapia.

Fonte: Research Digest

Ott. 2010

LE DONNE DI ORIGINE ASIATICA SI VERGOGNANO DI FARE LA MAMMOGRAFIA

Una nuova ricerca, che sarà discussa domani presso l'Asian Women's Health Awareness Conference, (conferenza che si tiene presso il Wythenshawe Hospital di Manchester) riguarda l'atteggiamento che hanno le donne asiatiche nei confronti della mammografia.

Lo specialista di tumori al seno, Lester Barr, sostiene che le donne di origine asiatica sono poco propense a questo genere di screening: non si tratta solo di un problema di conoscenza linguistica, c'è minore consapevolezza del rischio fra le donne della comunità asiatica.

Inoltre ci sono problemi culturali: queste donne sostanzialmente si vergognano di presentarsi alla visita senologica e di parlarne in famiglia o con persone amiche.

Fonte: Daily Mail
Ott. 2010

UNA BUONA VITA SOCIALE ALLUNGA LA VITA

Uno studio ha scoperto che coloro che vivono circondati da familiari e amici hanno il 50 per cento di probabilità in meno di morire prematuramente rispetto a coloro che non hanno vita sociale. Le persone che hanno relazioni sociali vivono in media 3,7 anni in più, secondo un rapporto pubblicato ieri.

I ricercatori hanno affermato che l'influenza degli amici ha effetti simili allo smettere di fumare.
I tipi solitari, con scarso sostegno sociale, hanno invece un tasso di mortalità alto come quello degli alcolisti, superiore alle persone con problemi di obesità, o che non svolgono attività fisica.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 148 studi condotti in oltre tre decenni e che coinvolgono complessivamente più di 300.000 persone.

Risultati: gli amici ci facilitano la vita. Possono farci coraggio  quando dobbiamo prenderci cura di noi stessi, darci piccoli e grandi aiuti materiali, offrirci sostegno emotivo, anche solo riflettendo insieme a noi sui problemi che ci riguardano, diminuendo così la loro gravità percepita o addirittura aiutandoci a vederli come non-problemi.

Se possono contare su un rapporto sicuro e si sentono amate, le persone vivono inoltre molto più sicure, ed possono dire di vivere una vita tranquilla.

La ricerca, condotta da studiosi della Brigham Young University nello Utah e dell'Università del North Carolina, ha dimostrato che c'è un chiaro legame tra decesso e solitudine in uomini e donne di tutte le età, indipendentemente dalla loro condizione di salute iniziale.
Le persone con migliori rapporti sociali risultano avere la pressione sanguigna e i livelli di colesterolo più bassi, un migliore metabolismo del glucosio e bassi livelli di ormoni dello stress.

I tipi solitari farebbero dunque bene anzitutto a fare un controllo medico per valutare il loro livello di depressione e di ansia. Meglio ancora sarebbe darsi da fare per costruirsi una rete di relazioni sociali: è un modo semplice ed efficace per allungare la propria vita!

Fonte: The Daily Mail

Ott. 2010

SULL'ARROSSIRE

Mark Leary, professore di psicologia e neuroscienze presso la Duke University, si occupa da diverso tempo del fenomeno dell' arrossire, reazione secondo lui conseguente più al sentirsi osservati che al senso di colpa.

"Le persone arrossiscono quando ricevono una attenzione sociale non desiderata", ha detto Leary, che ha aggiunto che tutti arrossiscono, anche se alcune pelli lo mostrano più di altre.

Leary afferma che la forza di volontà non basta per gestire il fenomeno dell'arrossamento del viso. Alcuni farmaci, tra cui le istamine e i beta-bloccanti hanno dimostrato di ridurre il rossore sia quando esso dipende dll'ansia sociale, sia quando è invece provocato dalle fonti di calore, dal cibo piccante o dall' alcool.

Tuttavia, le istamine prese un solo giorno, dice Leary, non funzionano: devono essere prese nel corso del tempo, in consultazione con un medico.

Fonte:Abc News
Sett. 2010

COME OPERA L'INDUSTRIA FARMACEUTICA

Uno studio presentato alla American Sociological Association questa settimana, sostiene che l'industria farmaceutica spendeenormi quantità di denaro per convincere i medici a prescrivere nuovi farmaci, minimizzando i possibili effetti collaterali.

Il professor Donald Light, docente di politica sanitaria comparata all'Università di Medicina e Odontoiatria del New Jersey, ha sostenuto che i dati dei revisori indipendenti hanno mostrato che ""'5 su 6 - l'85 per cento - dei nuovi farmaci offrono pochi o nessun beneficio'.

La società farmaceutica, lo si sa, lavora principalmente per i suoi azionisti, non per i pazienti: è un effetto del capitalismo moderno, ma i medici dovrebbero essere consapevoli che questa industria ha un interesse concreto a convincerli a prescrivere i loro farmaci e dovrebbero pertanto prescrivere le medicine in modo più responsabile.

Occorre sapere che il 90 per cento delle sperimentazioni sui farmaci e il 70 per cento degli studi presentati sulle riviste mediche sono finanziati dall'industria farmaceutica, un fenomeno che sta molto peggiorando negli ultimi anni, anche se è stato sempre presente.
L'industria farmaceutica sta vivendo infatti un periodo di crisi: negli ultimi 50 anni, la medicina ha fatto enormi balzi in avanti per il trattamento di molte malattie (basti pensare all''introduzione degli antibiotici, degli antipsicotici e della la chemioterapia - per citarne solo alcuni -), farmaci che hanno modificato la concezione stessa della malattia nel mondo moderno.

Di recente però, il numero dei nuovi farmaci è, di anno in anno, in declino. Solo una decina di anni fa, il numero di nuovi farmaci brevettati era di 50 l'anno; questo dato è ora sceso a meno di 20. Un'intensa attività di ricerca è un'impresa ad alto rischio, molto costosa, e pertanto l'industria farmaceutica ha adottato una serie di strategie intelligenti per garantirsi comunque i propri profitti.

In primis, hanno creato nuovi mercati. La timidezza, ad esempio, è ora definita "disturbo da ansia sociale", un disturbo che si può curare con gli antidepressivi SSRI. Un'altra strategia è quella di adattare dei farmaci già presenti sul mercato, in modo da farli classificare come "diversi". Le nuove versioni del farmaco offrono vantaggi comparativamente molto esigui, ma sono notevolmente più costosi (e redditizi) perché sono venduti sotto brevetto, piuttosto che come più convenienti versioni generiche.
L'introduzione di un nuovo farmaco viene inoltre preceduta da una forte campagna di marketing:  pubblicità a tutta pagina compaiono sulle principali riviste mediche, e ospedali e studi medici si affollano di informatori scientifici sul farmaco.

Anche il modo diverso in cui un farmaco può essere assunto può estendere la durata del brevetto per decenni, e garantire un flusso costante di entrate. Questo può riguardare ad esempio la sostituzione di una pillola dura con una compressa che si scioglie in bocca, oppure riducendo il numero di volte in cui un farmaco deve essere assunto ogni giorno.

I medici dovrebbero impegnarsi a prescrivere i farmaci in modo responsabile: si tratta non solo di salute pubblica, ma anche di (tanto) denaro pubblico, il nostro.

Fonte: Telegraph

Ago 2010

 BAMBINI ANSIOSI

I risultati di un nuovo studio su alcune aree del cervello potrebbero portare a nuovi metodi di diagnosi precoce e trattamento per bambini che manifestano comportamenti particolarmente ansiosi.

Secondo il direttore di questa ricerca, Ned H. Kalin, docente di psichiatria presso la University of Wisconsin-Madison School of Medicine and Public Health, "i bambini con un temperamento ansioso soffrono di timidezza, preoccupazioni persistenti e stress. E' noto da tempo che questi bambini corrono un maggior rischio di sviluppare disturbi d'ansia, depressione e tossicodipendenze", per cui individuare per tempo quali bambini sono a rischio potrebbe essere utile nella prevenzione.

Kalin e suoi colleghi hanno scansionato il cervello di 238 giovani scimmie rhesus scoprendo una relazione fra una maggiore attività nell'amigdala e nell'ippocampo anteriore e il temperamento ansioso. (Una precedente ricerca condotta da Kalin aveva rilevato che i comportamenti d' ansia delle giovani scimmie sono molto simili a quelli dei bambini ansiosi).

I bambini che mostrano una maggiore attività in queste regioni del cervello sono dunque più propensi a sviluppare ansia e depressione da adolescenti e da adulti, così come problemi di droga e di alcol, nel tentativo di curare il loro stress.

I risultati, pubblicati nel numero del 12 agosto di Nature, suggeriscono che potrebbe essere possibile intervenire su questi bambini, al fine di evitare che essi sviluppino l'ansia, in modo che essi possano condurre una vita più felice in cui ansia e depressione siano tenute sotto controllo.

Fonte: Università di Wisconsin-Madison, comunicato stampa, via Businessweek
Ago 2010

 PENSARLA DIVERSAMENTE DAGLI ALTRI

Credete fortemente in qualcosa, ma vi rendete conto che la maggior parte delle persone la pensa diversamente... Cosa accade? Secondo un nuovo studio accade che la vostra fiducia in ciò che credete aumenta, invece di diminuire. 

"Può essere che ci si senta orgogliosi di essere stati capaci di confutare, nella propria mente, un parere che hanno invece accettato la maggior parte delle persone", ha detto Richard Petty, co-autore dello studio e professore di psicologia alla Ohio State University.

Lo studio, che è stato pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, continua una lunga tradizione della psicologia sociale, che è quella di esaminare come le persone vengano influenzate dal parere degli altri su uno specifico argomento.

In una loro ricerca precedente, gli stessi autori avevano mostrato che l'opinione della maggioranza ha sempre la maggiore influenza sulle persone, ma solo quando si ritiene che i problemi non siano poi così importanti o se si tratta di argomenti che non si desidera approfondire. Su questioni che invece si è motivati a considerare attentamente, il parere di una minoranza potrebbe avere qualche rilievo.

Gli studiosi si erano concentrati in particolare sulle situazioni in cui le persone venivano a sapere della opinione della maggioranza prima che si fossero posti la domanda. Ora si è guardato alla cosa da una prospettiva diversa: cosa succede quando le persone scoprono l'opinione della maggioranza dopo aver riflettuto a lungo su qualcosa?

I ricercatori hanno fatto una serie di esperimenti su studenti universitari in Spagna. In un esperimento chiave, agli studenti fu detto che avrebbero esaminato le condizioni organizzative di una società sconosciuta, dove in futuro avrebbero potuto lavorare in uno stage.

Ai partecipanti vennero presentati argomenti deboli e forti a favore della ditta. (Un argomento "forte" era ad esempio che i lavoratori erano molto soddisfatti della flessibilità dei loro orari di lavoro. Un argomento "debole" era la bellezza del logo della società.)

Dopo aver ascoltato tutte queste informazioni sulla società, gli allievi furono invitati a elencare ciò che, a loro modo di vedere, era più interessante, relativamente a quella specifica società. Come previsto, gli studenti mostrarono di non aver accolto le argomentazioni "deboli", mentre avevano sviluppato pensieri positivi sulla società esaminata grazie agli argomenti "forti".

A quel punto, alla metà degli studenti fu detto che l'86 per cento dei partecipanti allo studio era a favore della società, mentre alll'altra metà fu detto che solo il 14 per cento dei partecipanti sosteneva l'impresa.

Dopo aver appreso le notizie sul comportamento della maggioranza e della minoranza dei loro compagni, agli studenti fu chiesto di valutare quanta fiducia riponevano a questo punto nei pensieri positivi o negativi che avevano elencato, e se il loro atteggiamento verso l'azienda si era modificato.

I risultati hanno mostrato che se gli studenti avevano già sviluppato una opinione sulla società, a causa delle argomentazioni presentate, si sentivano ora più sicuri di questa loro convinzione, anche se la maggioranza dei loro compagni era in disaccordo con loro e avevano pareri diversi sulla società.

Ciò che si pensa in questo caso è, più o meno, questo: "se riesco a trovare dei difetti in qualcosa che la maggioranza delle persone crede, allora il mio pensiero deve essere davvero intelligente".

Per ottenere il massimo effetto persuasivo dunque, in caso di argomenti deboli, è meglio far sapere subito che la maggior parte delle persone la pensa in quel modo, prima di pensarci approfonditamente. Ci si affida, in questo caso, alla "saggezza della folla" per guidare i propri pensieri, senza realmente considerare la questione, ha spiegato Petty. Se si dice a qualcuno che ha il supporto maggioranza dopo che la persona ha giudicato debole una certa posizione, è infatti troppo tardi, perché ormai si è fatto un'opinione.

Per quanto riguarda invece un argomento "forte", può essere utile rivelare il consenso generale su quella posizione dopo che la persona l'abbia già trovata positiva per proprio conto: in questo modo questa notizia servirà a convalidare le posizioni già prese rispetto a qualcosa.

Lo studio è stato sostenuto da un finanziamento della National Science Foundation.

Fonte: Ohio State University (2010, August 3). People reject popular opinions if they already hold opposing views, study finds. Via ScienceDaily 
Ago 2010

NON AVERE AMICI E' PERICOLOSO QUANTO FUMARE

Non avere relazioni sociali è pericoloso per la salute tanto quanto fumare 15 sigarette al giorno, bere alcolici, essere obesi o non fare attività fisica.  Questi i risultati di una ricerca condotta da Julianne Holt-Lunstad della Brigham Young University a Provo, nello Utah, la quale, insieme al suo team ha analizzato 148 studi, relativi a 308.849 soggetti, i quali sono stati seguiti per una media di sette anni e mezzo.
Lo studio, pubblicato nella rivista PLoS Medicine, ha scoperto che, quando mancano gli amici, i parenti, i vicini, i colleghi nella propria vita, la situazione diventa pericolosa per la salute.
Se ci si sente in relazione con un gruppo di persone e ci si occupa degli altri, questo si traduce anche in una maggiore cura per sé stessi.

Fonte:UPI
Luglio 2010

SAPER DIRE DI NO AL SESSO

La University of Central Florida  sta investendo molto denaro in un progetto virtuale, che ospiterà Avatars a grandezza naturale e scenari del tutto assimilabili alla vita reale. 

Non si tratta tuttavia del solito gioco virtuale, per quanto nuovo: con circa 434.000 dollari, si sta mettendo a punto un programma che dovrebbe insegnare alle ragazze pre-adolescenti come resistere alla pressione di fare sesso, da parte dei coetanei.

Le ragazze avranno l'opportunità di interagire con gli avatars ed imparare così alcune abilità sociali, che poi potranno continuare a sviluppare da sole.

La novità è che una persona potrà controllare diversi personaggi e calarsi nella loro pelle indossando una particolare tuta motion-capture, che permetterà di regolare i movimenti del personaggio.


E' un luogo protetto, dice la professoressa Anne Norris, in cui ci si può sperimentare, senza subire le conseguenze che potrebbero esserci nella vita reale.

Il gioco virtuale dovrebbe essere pronto nella primavera del 2011.

Fonte : MyFox Orlando

Luglio 2010

COMPORTAMENTO DI EVITAMENTO

Tutti sanno che è importante conoscere quali sono le cose e le situazioni potenzialmente pericolose per noi, per poter godere di una vita lunga e serena... Ad esempio, dopo esserci scottati al sole, impariamo ad applicare la crema solare, prima di esporci nuovamente al sole: è un comportamento intelligente, ma non solo umano.

Anche i moscerini della frutta infatti possiedono la capacità di imparare dall'errore. Queste piccole mosche possono imparare ad associare un odore particolare ad una leggera scossa elettrica. Una volta che hanno imparato questa associazione (odore-scossa), si tengono bene alla larga da quell' odore, che non lascia loro presagire nulla di buono.

Gli scienziati dell'Istituto Max Planck di Neurobiologia sono ora riusciti ad individuare tre cellule nervose, che svolgono un ruolo nella formazione di questa associazione complessa. Modificando la temperatura circostante, essi possono attivare determinate cellule e spegnerle, mentre gli insetti si muovono liberamente nello spazio e imparano i comportamenti. (Current Biology, 15. Luglio 2010)

Prevenire, come si sa, è meglio che curare, e le strategie di evitamento spesso ci aiutano a salvarci dalle avversità.  Il comportamento di evitamento è così essenziale che anche il cervello relativamente semplice del moscerino della frutta impara ad essere un eccellente "evitatore", allo stesso modo di un bambino che si sia scottato le mani con una stufa calda, dalla quale imparerà sicuramente a tenersi alla larga.

Il Max Planck Research Group "Behavioral Genetics", guidato da Hiromu Tanimoto, indaga su cosa succede nel cervello del moscerino della frutta quando impara ad evitare qualcosa. Il cervello di questo insetto è a dir poco minuto, ma è composto da circa centomila cellule nervose e quindi è molto più semplice di quanto sia, ad esempio, un cervello umano, che ha circa cento miliardi di cellule nervose. Le cellule responsabili del comportamento di evitamento del moscerino della frutta possono quindi essere identificate molto più facilmente.

Per di più, con questo insetto-cavia, i ricercatori possono utilizzare la vasta gamma di strumenti genetici già disponibili per il moscerino della frutta, per attivare o disattivare alcune funzioni del cervello dell'animale, con grande precisione.

Hiromu Tanimoto ha spiegato che è la dopamina (neurotrasmettitore) a consentire ai moscerini di imparare ad associare una potenziale fonte di pericolo con un certo odore. Tuttavia, finora, non è ancora chiaro quali delle cellule dopaminergiche siano responsabili di questa manipolazione non invasiva.

Fonte: Eurekalert
Luglio 2010

NON E' L'INCOMPETENZA SOCIALE CHE SPINGE VERSO LA VIOLENZA SESSUALE

Gli autori di reati sessuali sugli adolescenti in genere, in modo del tutto errato, vengono considerati come persone con scarse competenze sociali.

Alcuni ricercatori del Royal Ottawa Health Care Group in Ontario e dell'Università di Alberta in Lethbride sostengono invece che ciò che caratterizza questo gruppo di persone è l'interesse per comportamenti sessuali atipici, come il sesso coercitivo con i coetanei e gli adulti, l'esposizione dei genitali e il desiderio per i bambini in età prepuberale.

La ricerca, pubblicata sul Psychological Bulletin, ha scoperto che i pedofili hanno alta probabilità di essere stati vittime di abusi sessuali, di violenza sessuale in casa e di esposizione precoce al sesso o alla pornografia.

Lavorando psicologicamente con questi pedofili, ci si accorge che essi non hanno assolutamente problemi di competenze relazionali: essi sanno come approcciare una ragazza, sanno gestire il conflitto e comprendono benissimo la comunicazione non verbale.

Lo studio, suggeriscono i ricercatori, mostra che ciò di cui hanno maggior bisogno gli autori di reati sessuali su adolescenti, per essere riabilitati, non è la formazione alle abilità sociali ma èla discussione, insieme a degli psicologi, su argomenti relativi alla sessualità: l'esposizione precoce al sesso o alla pornografia, le fantasie sessuali, l'eccitazione sessuale ecc. Solo capendo perché questi reati vengono commessi, sarà possibile prevenirne altri.

Seto e Martin Lalumière hanno condotto una meta-analisi su 59 studi indipendenti e messo a confronto un totale di 3.855 adolescenti di sesso maschile che avevano commesso reati sessuali con 13.393 maschi adolescenti che non avevano mai commesso reati sessuali. In entrambi i gruppi l'età andava dai 12 ai 18 anni.
I ricercatori hanno concluso che l'incompetenza sociale non aiuta, di per sé, a spiegare perché alcuni giovani commettono crimini sessuali, piuttosto che altri tipi di crimini. E' evidente dunque che il problema non è quello.
Fonte: UPI.com

Luglio 2010

TIMIDEZZA, LA MERAVIGLIOSA DISGRAZIA

In Francia è da poco uscito un libro, intitolato "Coinfessioni di un timido", in cui Philippe Vilain, l'autore, unendo ricordi personali, analisi e riferimenti letterari, ci spinge a pensare alla timidezza come ad "una meravigliosa disgrazia." In un'epoca in cui l'affermazione di sé è diventata una religione, in cui vengono schiacciati decenza e pudore, è molto utile, secondo Vilain, rivolgersi al ritiro, al dubbio, alla temperanza.

Per descrivere i numerosi aspetti e i sintomi di questa "malattia del secolo", Philippe Vilain inizia il suo romanzo con una scena traumatica - quella di un padre ubriaco che, come risultato di una scommessa, sale su un tavolo e si spoglia davanti al pubblico.

Ma ben presto gli occhi dell'autore si spostano su di sé e queste sono le migliori pagine della "confessione". La scrittura diventa il suo antidolorifico, il suo tranquillante, nella ricerca del silenzio.

Philippe Vilain - autore anche di un saggio intitolato "Difesa di Narciso" - sembra sia riuscito a catturare, con questo libro, "l'essenza della timidezza", nella sua infinita complessità e nelle sue manifestazioni.
Speriamo lo traducano presto in italiano.

« Confession d'un timide », de Philippe Vilain, édit. Grasset, 191 p., 14,50 €.
Fonte: SudOuest
Luglio 2010

ANSIA DA PRESTAZIONE

Molto spesso, quando si sono avuti degli insuccessi sessuali, può accadere che il semplice riproporsi di una situazione in cui potrebbe essere richiesta una prestazione sessuale, sia già di per sé ansiogena. L'uomo potrebbe avvertire delle difficoltà nell'erezione, oppure la sensazione di avere il pene freddo, l'impossibilità a trattenersi dall'eiaculare precocemente, mentre la donna potrebbe non avvertire più il piacere erotico, sentendosi completamente irrigidita e priva della lubrificazione vaginale che si produce già attraverso il petting.

L'attività ideativa che precede e accompagna la prestazione sessuale è spesso caratterizzata da una particolare attenzione, quasi ossessiva, a ciò che sta accadendo, accompagnata in genere da una serie di pensieri negativi e aspettative di insuccesso.

Questa situazione è ben conosciuta in sessuologia e si chiama "spectatoring", cioè essere spettatori di sé stessi. A volte lo spettatore è il/la partner: uno spettatore esigente, sempre pronto a giudicare e a criticare, a controllare la prestazione minimizzando i progressi ottenuti, in modo da confermare il suo essere "sano", nei confronti dell'altro partner, che viene esplicitamente definito "malato". Questo atteggiamento vigile, di attesa e di controllo, non può che essere predittivo di ulteriori insuccessi.
Spesso il partner-spettatore nutre una certa ostilità nei confronti dell'altro e probabilmente c'è una conflittualità all'interno della coppia, che si esprime nell'atto sessuale, ma che nasce altrove (ad esempio nella delusione per l'aspetto fisico del partner, per le sue incapacità professionali, per i suoi tradimenti, ecc.)

Un atteggiamento così giudicante nel partner non fa che aumentare la preoccupazione per il contatto fisico, il che si traduce spesso nel completo abbandono di qualsiasi attività sessuale. Ci sono coppie che evitano di trovarsi a letto svegli nello stesso momento, mentre altri attribuiscono alla propria stanza da letto, al luogo degli incontri, la caratteristica di inadeguatezza  (vicinanza dei genitori o dei figli alla propria camera da letto, stanza d'albergo anonima, ecc.). Non sono pochi coloro che cercano di superare, nella vacanza, quelle condizioni  di ostacolo che impedirebbero i rapporti nella propria casa: in questi casi, l'aspettativa di una completa scomparsa dei sintomi e delle difficoltà durante i pochi giorni di una vacanza, non fa che aumentare l'ansia e dunque gli insuccessi.

Quando i rapporti sessuali sono così infrequenti o ormai assenti, l'unica decisione utile per la coppia è quella di tentare una terapia sessuale.

Maggio 2010

L'INTROVERSO NON E' MALATO

L'American Psychiatric Association (APA) sta valutando se inserire l'introversione fra i criteri per la diagnosi dei disturbi mentali nel prossimo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, DSM-5.

La definizione proposta dell'APA per "introversione" è la seguente: "Ritiro da altre persone, a partire dalle relazioni più intime, fino alle relazioni con il mondo in generale; limitata esperienza affettiva ed espressione, limitata della capacità edonistica." La definizione comprende anche una limitazione alla capacità di provare piacere o di interessarsi a qualcosa "

Laurie Helgoe,  psicologa clinica e autrice del libro Introvert Power sostiene che: "Se un introverso è depresso, è debilitato dall' ansia, soffre di fobia sociale, questi sono tutti dei problemi psicologici importanti. Ma avverte: "Se un introverso è semplicemente un introverso, non consideriamo questa persona come se fosse malata... Stiamo parlando di come è metà della popolazione !"

Fonte: Psychology Today
Apr. 2010

QUANDO IL CANE E' TIMIDO

Sapevate che proprio come le persone, i cani possono essere molto timidi? Se pensate che il vostro cane sia timido, la Michigan Humane Society fornisce i seguenti consigli:

1. Si può iniziare  a rassicurare il cane prestando maggiore attenzione al proprio linguaggio del corpo: ad esempio evitate movimenti bruschi;

2. Cercate di non parlargli dall'alto: abbassatevi alla sua altezza;

3. Incoraggiate sempre il cane a venirvi vicino: fate in modo che vicino a voi ci sia uno spazio adeguato perché il cane possa avvicinarsi.

4. Quando lo salutate, fategli una carezza sotto il mento.

5. MAI abbracciare troppo forte un cane - soprattutto se è timido: lasciargli sempre una via di fuga.

6. Un ottimo modo per costruire la fiducia di un cane è addestrarlo a fare qualcosa.

Apr. 2010

LA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE TRAMITE INTERNET E' EFFICACE

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) tramite Internet è efficace, nel trattamento del disturbo di panico (attacchi di panico ricorrenti) e nella depressione lieve, tanto quanto una psicoterapia di gruppo. Questa è la conclusione dello studio condotto per una tesi di dottorato, che sarà presto presentata al Karolinska Institutet.

Jan Bergström, psicologo e dottorando presso il Centro di ricerca psichiatrica, sostiene che: "I risultati inducono a sostenere l'introduzione del trattamento psicoterapeutico via Internet, che è anche ciò che la commissione nazionale per la salute e il benessere raccomanda nei suoi nuovi orientamenti per il trattamento della depressione e dell'ansia".

Si stima che la depressione ed i disturbi da attacchi di panico colpiscano rispettivamente il 15 per cento e  il 4 per cento delle persone, durante la loro vita. I sintomi della depressione sono: tono dell'umore basso, assenza di emozioni positive, come la gioia, sensi di colpa, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, insonnia e scarso entusiasmo per la vita. Il disturbo da attacchi di panico comporta invece attacchi di panico debilitanti che convincono la persona che ne soffre ad evitare luoghi o situazioni precedentemente associati alle crisi di panico. I sintomi più comuni includono palpitazioni, tremori, nausea e la sensazione che qualcosa di pericoloso stia per accadere (per esempio un attacco di cuore o la paura di impazzire).

E' noto da studi precedenti che la terapia cognitivo-comportamentale sia un trattamento efficace per i disturbi di panico e la depressione. Nei programmi sviluppati per la psicoterapia via Internet, il paziente viene sottoposto ad un programma di auto-aiuto supportato dal contatto con il terapeuta via email.

In questo studio sono stati valutato i casi di 104 pazienti sofferenti di disturbi di panico, mettendoli a confronto con trattamenti di psicoterapia cognitivo comportamentale (CBT) basati su Internet e trattamenti di CBT di gruppo, condotti all'interno di un servizio sanitario. Le conclusioni dimostrano che entrambi i trattamenti sono efficaci e che non vi è alcuna differenza significativa tra di loro, sia immediatamente dopo il trattamento sia dopo un periodo di sei mesi di follow-up. L'analisi dei risultati per il trattamento della depressione mostra che la CBT basata su Internet è più efficace se viene somministrata tempestivamente. I pazienti con una severità maggiore di depressione e / o una storia di più episodi depressivi frequenti hanno invece beneficiato meno del trattamento via Internet.

Jan Bergström lavora come psicologo clinico presso l'Unità Disturbi d'Ansia della divisione di Psichiatria del nord-ovest della contea di Stoccolma. Questa ricerca è stata finanziata anche dalla Contea di Stoccolma.

"Grazie alla nostra ricerca, afferma Jan Bergström, il trattamento via Internet è ora attuato regolarmente in ambito medico a Stoccolma, presso l'Internetpsykiatri.ed è il primo al mondo ad offrire questo trattamento nei servizi psichiatrici pubblici"

Fonte: Karolinska Institutet. "Panic Disorder and Depression Can Be Treated Over the Internet, Study Suggests." ScienceDaily 12 April 2010, via Science Daily.

Apr. 2010

 IL VANTAGGIO DI ESSERE TIMIDI
 

Il cervello dei soggetti timidi o introversi potrebbe percepire il mondo in modo diverso rispetto a quanto accade per i soggetti più estroversi.

Circa il 20 per cento delle persone nascono infatti con un tratto della personalità denominato "sensibilità per  la percezione sensoriale" (SPS) che può manifestarsi con la tendenza ad essere persone inibite, o addirittura nevrotiche. Il tratto può essere visto in alcuni bambini che sono "lenti a scaldarsi" nelle situazioni sociali,  che piangono facilmente al primo rimprovero, fanno domande insolite. o hanno pensieri particolarmente profondi.

I risultati di un nuovo studio mostrano che queste persone "estremamente sensibili", o timide, prestano maggiore attenzione ai dettagli, e mostrano una più intensa attività in alcune regioni del cervello, quando si sforzano di elaborare le informazioni visive, rispetto a coloro che non sono classificati come "altamente sensibili".

 Lo studio è stato condotto da ricercatori della Stony Brook University di New York, e dalla Università del Sud Est insieme all'Accademia cinese delle scienze, entrambe in Cina. I risultati sono stati pubblicati il 4 marzo sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience.

Gli individui con un carattere estremamente sensibile preferiscono avere più tempo per prendere decisioni e per riflettere, sono più coscienziosi e più facilmente si annoiano con le chiacchiere inutili.

In un precedente studio era stato già osservato come i soggetti con un temperamento estremamente sensibile si infastidiscono facilmente per il rumore e la folla, subiscono gli effetti della caffeina, si spavantano con facilità.

I ricercatori del presente studio ritengono che questa sensibilità sensoriale al rumore, al dolore, o alla caffeina sia un effetto collaterale di un atteggiamento innato, che porta a vivere con maggiore intensità le esperienze della vita.


Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato un questionario per separare i soggetti più sensibili da quelli meno sensibili. Poi,  16 partecipanti hanno dovuto mettere a confronto due vignette simili, dovendo osservare tutti i particolari. Nel frattempo, i ricercatori hanno scansionato il cervello di ciascun partecipante con risonanza magnetica funzionale (fMRI).
 
Risultato: le persone timide hanno osservato le varie differenze per un tempo più lungo delle persone meno timide e hanno mostrato un'attivazione significativamente più elevata nelle aree cerebrali coinvolte nell' associare le percezioni visive con altre percezioni sensoriali. Il cervello delle persone timide non elaborava semplicemente la percezione visiva, ma si attivava per una elaborazione più profonda degli input registrati.

Questo tratto di elevata sensibilità si trova in più di 100 specie diverse, dai moscerini della frutta e pesce alla canini e primati, il che indica che questo tipo di personalità a volte potrebbe offrire un vantaggio evolutivo. I biologi stanno iniziando ad accettare che, all'interno di una specie, ci possano essere due "personalità" ugualmente di successo. Il tipo sensibile, sempre una minoranza, sceglie di riflettere più a lungo prima di agire, come se le esplorazioni si facessero più con il cervello che con gli arti. L'altro tipo invece è capace di andare  "là dove nessuno è mai giunto prima", dicono gli scienziati.

La strategia della persona timida non è vantaggiosa quando le risorse sono abbondanti o dove occorrono azioni veloci e aggressive, mentre è utile nelle situazioni di pericolo, quando è più difficile scegliere fra due opportunità, o è necessario un approccio particolarmente intelligente.

Fonte: Live Science

Apr. 2010

LA TELEPSICOTERAPIA E' EFFICACE

Secondo una nuova ricerca condotta dallo psichiatra Stéphane Guay, che lavora presso l' Università di Montréal la psicoterapia a distanza è un metodo assolutamente efficace, tanto quanto l'incontro faccia-a-faccia fra psicoterapeuta e paziente.

"Studi precedenti hanno mostrato che la terapia per la cura delle fobie via teleconferenza è efficace quanto il contatto faccia a faccia," afferma il Dott. Guay, che è anche direttore del Centro Studi Trauma al-Louis H. Lafontaine's Hospital, Centro di ricerca Fernand-Seguin. In questa nuova ricerca si è voluto indagare se anche il trattamento del disturbo post traumatico da stress poteva essere trattato a distanza, con la stessa efficacia trerapeutica.

Va detto che fino a pochi anni fa, la telemedicina era limitata ai professionisti che utilizzavano la tecnologia per comunicare fra colleghi, per lo scambio di esami diagnostici, o per la supervisione di un intervento chirurgico. La  teleterapia in realtà potrebbe diffondersi molto di più, permettendo ai pazienti di contattare degli esperti che operano anche in aree geografiche molto distanti dal loro luogo di residenza.

Come parte di questo studio, 17 pazienti sofferenti di disturbo post traumatico da stress della regione Outaouais sono stati sottoposti a 16-25 sedute di psicoterapia in teleconferenza, con terapeuti di Montreal. I loro dati sono stati poi raffrontati con un gruppo di controllo costituito da pazienti sottoposti alla tradizionale psicoterapia faccia a faccia.

Secondo il Dott. Guay la teleterapia non può sostituirsi completamente al rapporto faccia a faccia, nel DPTS. "Le terapie del disturbo post-traumatico da stress richiedono infatti che il paziente possa rivivere alcuni eventi traumatici e nel caso dovesse esservi qualche conseguenza negativa, è importante che ci sia sempre qualcuno ad intervenire". Non tutto dunque può essere affrontato a distanza, ma questo non significa che non si possa fare molto.

Risultati della ricerca: il gruppo in teleterapia e il gruppo di controllo hanno ugualmente beneficiato della loro terapia. "Lo stesso numero di pazienti in entrambi i gruppi ha visto un calo significativo del proprio stress post-traumatico, della depressione e dell'ansia," ha affermato il Dott. Guay. "In effetti, dal 75 all' 80 per cento dei partecipanti ha superato lo stress cronico post-traumatico".

I pazienti sono stati successivamente valutati e nessuno di loro ha risentito della distanza dal terapeuta, o espresso disagio per gli aspetti tecnologici della procedura. I commenti dei pazienti sono stati in favore della  tele-terapia ed anzi, sembra che essi abbiano perfino apprezzato una certa distanza dal loro terapeuta.

La Teleterapia potrebbe essere sempre più utilizzata per fornire accesso a trattamenti che richiedono specialisti che non sono disponibili in tutte le aree geografiche. Sebbene il dottor Guay abbia avvertito che la teleterapia non possa essere utilizzata per ogni tipo di riabilitazione, a suo avviso si presterebbe bene al trattamento della depressione, delle fobie e dei disturbi alimentari.
(In Italia è vietata.)

Fonte: University of Montreal. "Therapy Via Teleconference? Professor Studies Remote Psychotherapy." via Science Daily

Mar 2010

 NUOVO TEST PER DIAGNOSTICARE L'ADHD

L'ADHD è una sindrome caratterizzata da problemi comportamentali nello sviluppo che riguardano l'iperattività e i disturbi di attenzione. I sintomi possono iniziare nell'infanzia e continuare fino all'età adulta. L'ADHD è inoltre il disturbo più comunemente studiato e diagnosticato nei bambini, già prima dei sette anni di età.
Sintomi: attenzione ridotta, distrazione, incapacità di comprendere le direttive, essere facilmente distratto/a, da cui la difficoltà nella gestione delle informazioni, gli errori di distrazione, la disattenzione e l'iperattività nei pazienti.

Ora, alcuni ricercatori affermano di aver messo a punto un nuovo strumento diagnostico, che potrebbe migliorare in modo significativo l'accuratezza e l'efficienza della diagnosi per il deficit di attenzione e iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder ADHD).

La ricerca, condotta all'Università di Sydney (USyd) presso il Westmead Millennium Institute, ha mostrato che con l'aiuto del test non solo è più semplice identificare i bambini e gli adolescenti con ADHD, ma è anche più facile distinguere chiaramente chi non ha questa sindrome.

Leanne Williams, professore di neuropsichiatria cognitiva presso la Usyd ha detto, "i test messi a punto in precedenza si concentravano solo sull'attenzione e dunque hanno potuto identificare l'ADHD, solo con il 70 per cento di precisione". Questo nuovo test dimostra invece di essere accurato al 96% per individuare i ragazzi con ADHD, ha dichiarato il ricercatore.

Il gruppo di ricerca condotto ha studiato 175 bambini e adolescenti con diagnosi di ADHD e confrontato i risultati con un altro gruppo di 175 soggetti, che non soffrivano del disturbo. Lo studio consisteva in una serie di test computerizzati creato da Brain Resource, i cui risultati facevano riferimento a una banca dati molto vasta, raccolta su scala internazionale.

Per determinare il funzionamento del cervello in circostanze diverse, ai soggetti è stato chiesto di svolgere compiti  basati su alcuni giochi. Sulla base di tali compiti, i ricercatori hanno studiato la reazione e il funzionamento del cervello in circostanze abbastanza difficili per i pazienti ADHD.

Lo studio ha rivelato che questo test potrebbe identificare con successo quando si devia l'attenzione, così come quando si ha un comportamento troppo agitato, la timidezza o la consapevolezza di sé, gli stimoli perturbanti e l'incoerenza nel rispondere alle diverse situazioni, nei pazienti ADHD.

Allo stesso tempo, si può senza dubbio differenziare i bambini o gli adolescenti non affetti da ADHD.

"La ricerca ha dimostrato che una valutazione accurata ed efficiente di ADHD potrebbe essere raggiunta mediante test cognitivi, in modi che potrebbero essere tradotti nella pratica clinica", ha dichiarato Williams.

"Il nostro studio ha mostrato per la prima volta che c'è una base biologica per l'ADHD, che può essere sottoposta a test per diagnosticarla in modo affidabile", ha aggiunto Williams.

Febb. 2010

SE DORMI IL GIUSTO STAI GIA' MEGLIO

Con il fatto che il tempo libero è sempre di meno, molte persone si sono abituate a fare tardi la sera per guardare la televisione o per navigare su Internet. Queste abitudini però, sebbene rappresentino il necessario svago, devono essere ridotte, se producono una perdita di sonno. Chi non dorme a sufficienza infatti ha meno energie, meno risorse, per far fronte alle difficoltà della vita e, sia dal punto di vista cognitivo, sia da quello emotivo, non rende quanto potrebbe.

Ora una nuova ricerca dimostra che il sonno è talmente importante che può essere addirittura immagazzinato. Se, ad esempio durante la settimana si prevede di dormire poco, si può fare debita  "scorta" nel week end: funzionerà lo stesso. Di meno, ma funzionerà.

Nel Journal of Sleep Research  si può leggere questa interessante ricerca (di Tracy Rupp del Walter Reed Army Institute of Research di Silver Spring) che ha riguardato 11 uomini e 13 donne. A metà di questi soggetti è stato chiesto di andare a letto alle 9 e di dormire per 10 ore a notte per sette giorni; agli altri di mantenere le proprie abitudini. Dopo una settimana tutti i volontari sono stati 'torturati' con sole tre ore di sonno per  notte.  Tutti i partecipanti sono stati poi sottoposti a prove di vario genere per vedere gli effetti procurati dal deficit di sonno.

Risultato: chi aveva immagazzinato riposo extra risentiva, come gli altri, della carenza di sonno subita dal gruppo, ma in misura minore. Le performance cognitive non erano deteriorate e il recupero del sonno era comunque più rapido.

Per questo le persone che si sentono stressate devono come prima cosa imparare a curare l'igiene del sonno: dormire il giusto, dormire bene.

Feb. 2010

PROBLEMI PSICOLOGICI E COMPORTAMENTALI

Dei ricercatori tedeschi hanno scoperto che c'è una relazione fra eczema e problemi emotivi e comportamentali infantili. Jochen Schmitt dell'Ospedale universitario di Dresda, insieme al Dr. Christian Apfelbacher dell' Ospedale dell'Università di Heidelberg ed il  Dr. Joachim Heinrich dell'Helmholtz Zentrum Munchen, hanno scoperto che i bambini che soffrono di eczema nei primi due anni di vita hanno maggiori probabilità dei loro coetanei di soffrire di problemi emotivi intorno ai loro dieci anni. Di più: i bambini il cui eczema si è protratto oltre i due anni di vita hanno maggiori probabilità di avere problemi psicologici rispetto a coloro che hanno avuto l'eczema fino a due anni.
Questo significa, secondo i ricercatori, che l'eczema può precedere e condurre a problemi psicologici e comportamentali nei bambini.
Lo studio, pubblicato nel Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha studiato 5.991 casi di bambini nati fra il 1995 ed il 1998.

Fonte: UPI

Febb. 2010

  SENTIRSI BRUTTI - LA DISMORFOFOBIA

La dismorfofobia è la paura di avere un corpo brutto, non piacente. In realtà le persone che soffrono di questo disturbo non sono poi così poco piacenti come esse pensano, solo che tendono ad esagerare i propri difetti, concentrandosi solo su quelli e perdendo di vista la condizione generale. Un recente studio sull'argomento mostra che vi sono delle differenze nel modo in cui il cervello risponde alle immagini del proprio viso. Lo studio, pubblicato su  Archives of General Psychiatry, ricorda che il disturbo (BDD Body dysmorphic disorder) colpisce circa l'1-2 % della popolazione.
I pazienti che soffrono di questo disturbo vengono ospedalizzati nella metà dei casi, mentre un quarto di essi tenta il suicidio. Una malattia dunque abbastanza seria, di cui si sa ancora molto poco.

Jamie D. Feusner ed i colleghi della David Geffen School of Medicine, University of California, di Los Angeles, hanno studiato 17 pazienti con un disturbo di dismorfofobia e li hanno confrontati con un gruppo di controllo, composto di 16 persone della stessa età, sesso e formazione scolastica, che non soffrivano di questo disturbo.

I partecipanti sono stati sottoposti ad una risonanza magnetica (fMRI) nel momento in cui guardavano le foto di due visi: il loro e quello di un attore molto conosciuto . Sono state mostrate foto "naturali" e foto alterate con due metodi diversi, in modo da analizzare le differenti modalità di elaborazione visiva.

Nelle due versioni modificate, una aveva una bassa frequenza spaziale, dunque mostrava solo i tratti generali del viso, con la distanza fra i vari elementi che lo compongono; l'altra foto modificata era invece ad alta frequenza spaziale e riportava il viso in tutti i suoi dettagli, compresi macchie e peli.

Nel confronto con il gruppo di controllo si è visto che i soggetti con diagnosi di dismorfofobia hanno una attività cerebrale non regolare in alcune regioni del cervello associate con l'elaborazione visiva. Nell'osservare il proprio viso, sia nella forma normale, sia in quella alterata a bassa frequenza spaziale, essi hanno mostrato di avere un'attivazione insolita nel corpo striato, corrispondente al lobo frontale del cervello, che si occupa dei comportamenti di controllo e guida e della gestione delle emozioni in risposta agli stimoli ambientali.

L'attività cerebrale, in entrambi i sistemi di presentazione delle immagini, si è mostrata in correlazione con la severità dei sintomi. Inoltre, si è osservato che l'attività cerebrale del sistema del corpo striato variava in base al disgusto che i partecipanti provavano per l'immagine. Le attivazioni cerebrali superiori alla norma, specialmente nelle immagini a bassa frequenza spaziale, suggeriscono che il disturbo consiste fondamentalmente nella difficoltà di percepire ed elaborare le informazioni generali relativa ai volti.

L'incapacità di elaborare la forma del viso in modo corretto contribuisce a creare percezioni distorte del viso di questi soggetti, quando sono messi a confronto con la propria immagine: ad esempio essi potrebbero percepire in primo luogo i dettagli, essendo poi incapaci di contestualizzarli in modo olistico.

Vi è infine una certa somiglianza con quanto osservato su pazienti ossessivo-compulsivi, il che supporta l'ipotesi che fra le due patologie vi siano molte analogie.

Fonte: Health 24
Febb 10

 MINORANZE SESSUALI E BULLISMO

Nel linguaggio sociologico le persone la cui identità e orientamento sessuale differiscono dalla maggioranza della società circostante vengono definite "minoranze sessuali". Ci si riferisce, ovviamente a gay, lesbiche, bisex, transgender, in relazione al gruppo maggioritario degli eterosessuali.

Un nuovo studio si preoccupa di queste minoranze sessuali nel periodo dell'adolescenza e nei rapporti fra pari. Presso il Nationwide Children's Hospital infatti è stata condotta una ricerca per cercare di comprendere come gli eterosessuali si comportino nei confronti dei coetanei non eterosessuali.

Secondo lo studio, che è ora disponibile online sul Journal of Adolescent Health, i giovani delle minoranze sessuali sono più vulnerabili a una serie di violenze fisiche e psicologiche (come il bullismo) e spesso sono afflitti da pensieri suicidari. Questi ragazzi "diversi" devono sopportare inoltre gli atti di bullismo molto più a lungo dei loro coetanei etero, per i quali la "tortura" finisce in età più precoce.

"Vi è la necessità gli operatori sanitari, e gli altri che lavorano con i bambini, sappiano che i giovani delle minoranze sessuali hanno maggiori probabilità di essere vittime di bullismo e altre forme di violenza", ha detto Elise Berlan, autore principale dello studio e medico presso l'Adolescent Medicine at Nationwide Children's Hospital, concludendo che è importante che i genitori trovino il tempo per comunicare con i propri figli di argomenti delicati come la sessualità, le relazioni tra pari e la violenza".

I ricercatori hanno esaminato il rapporto tra orientamento sessuale e bullismo sui dati dello studio Growing Up Today Study (GUTS), che include informazioni su oltre 7.500 adolescenti. Si è visto così che i giovani che si identificano come gay o lesbiche sono in genere poco propensi ad assumere dei comportamenti da bullo, mentre invece è frequente che essi di questo comportamento diventino vittime, anche attraverso l'isolamento sociale o le molestie. Fra i giovani delle minoranze sessuali si riscontra un elevato grado di depressione, pensieri suicidari e coinvolgimento in comportamenti ad alto rischio.

Gli studenti, i genitori, le scuole e le organizzazioni di comunità devono dunque lavorare, raccomandano i ricercatori, per creare ambienti che siano di sostegno e accettazione di tutti gli studenti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

Fonte
Nationwide Children's Hospital via Medical News Today

Genn 10

 I PROBLEMI DEGLI AMBIDESTRI

I bambini ambidestri, o mixed-handed, cioè coloro che usano indifferentemente la mano sinistra o quella destra per svolgere dei compiti, hanno maggiori probabilità di avere problemi psicologici, problemi di linguaggio e scarso rendimento scolastico. Lo afferma un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pediatrics.

Gli ambidestri rappresentano l'1% della popolazione. Lo studio si è occupato di circa 8.000 bambini, 87 dei quali erano mixed-handed, ed hanno così scoperto che questo tipo di bambini, a 7 e 8 anni di età, avevano il doppio delle possibilità di avere difficoltà di linguaggio e problemi nei compiti scolastici, rispetto ai destrimani.

Quando questi soggetti raggiungono i 15-16 anni, corrono il doppio dei rischi di avere dei sintomi del disturbo di attenzione/iperattività (chiamato in gergo clinico ADHD) dei destrimani, presentando comunque sintomi più severi. Si stima che i soggetti che soffrono di ADHD siano all'incirca da 3 a 9 soggetti ogni 100, in età scolare.

Gli adolescenti stessi hanno riferito di avere delle grosse difficoltà nell'uso del linguaggio rispetto ai mancini o ai destrimani. La conclusione di questo studio è dunque in linea con i precedenti studi sulla dislessia, che arrivavano alle stesse conclusioni, affermano i ricercatori.

Non si sa ancora benissimo perché vi siano queste differenze fra soggetti che usano prevalentemente una mano o l'altra, (o entrambe), ma si sa che l'uso della mano destra è legato ad una dominanza dell'emisfero sinistro del cervello.Alcuni ricercatori dunque suppongono che, nel caso di soggetti ambiedestri, non vi sia una predominanza cerebrale di un emisfero sull'altro. Uno studio ha suggerito che l' ADHD possa essere legata ad una azione più debole della parte destra del cervello,  il che potrebbe spiegare perché alcuni studenti ambidestri possano avere sintomi di ADHD.

Poiché i bambini ambidestri sono pochi, è difficile studiare il fenomeno. In ogni caso, avvertono i ricercatori, sarebbe sbagliato assumere che tutti gli ambidestri abbiano problemi nel rendimento scolastico o sintomi di ADHD. La Dr Rodriguez correttamente avverte che nel loro studio i soggetti esaminati hanno mostrato maggiori possibilità statistiche di avere un determinato tipo di problemi, ma che sarebbe sbagliato generalizzare, dal momento che la gran parte dei soggetti studiati non ha mostrato di avere questo problema.

Fonte: Eurekalert
Genn 10

 L'ANELLO DELLE EMOZIONI CONTRO GLI ATTACCHI DI PANICO

Una nuova ricerca pubblicata su ll'International Journal of Business Intelligence and Data Mining riferisce di un tentativo di sviluppare uno strumento per combattere gli attacchi di panico via web. Se ne stanno occupando Vincent Tseng e Bai-En Shie della National Cheng Kung University e lo psichiatra Fong-Lin Jang del Chi-Mei Medical Center, di Tainan, Taiwan.

Come ben sappiamo, vivere in una società industrializzata e tecnologica come quella attuale spesso ci porta a soffrire di malattie psicologiche. I disturbi più frequenti sono: ansia, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione.

I disturbi di panico non vengono sempre diagnosticati correttamente, sebbene rappresentino una malattia cronica per un numero enorme di pazienti, i quali spesso devono recarsi in ospedale. Le loro paure psicologiche si trasformano infatti spesso in capogiri, dolori al petto, difficoltà di respirazione,  palpitazioni, ecc., sintomi spesso percepiti dal paziente come gravi problemi di salute, come attacchi di cuore o asma. Per questo chi soffre di attacchi di panico ricorre con frequenza al Pronto Soccorso (anche se non ve ne sarebbe la necessità).

La vita sociale e le attività di questi pazienti sono molto limitate, per evitare l'insorgere dei sintomi ed una qualità della vita così scarsa può portare facilmente a soffrire di depressione o all'abuso di sostanze.

Il team di ricerca sta però mettendo a punto uno strumento veramente interessante, che potrebbe essere utilissimo sia per gli operatori sanitari, sia per i pazienti. Si tratta di un anello senza fili che misura costantemente la temperatura corporea ed è collegato ad un sito web nel quale sono presenti degli operatori che possono prestare immediata assistenza al paziente, attraverso un cellulare, dove possono rispondere a delle domande o fornire informazioni, anche via web.

Il sistema permette inoltre al paziente di registrare le attivazioni fisiologiche del suo corpo (e le proprie autovalutazioni relative) in un data base. La registrazione della temperatura corporea è già un ottimo indicatore dello stato emotivo del paziente. Ai pazienti viene poi insegnata una tecnica di rilassamento mentale e muscolare, da applicare quando la temperatura corporea si innalza. Lo strumento funziona praticamente come un apparecchio di biofeedback, strumento che viene utilizzato da più di trenta anni e con efficacia, ma che ha il difetto di non essere attualmente uno strumento piccolo e maneggevole. I dati registrati saranno inoltre importanti anche per il personale sanitario che tiene in cura il paziente.

Il sistema è stato testato finora su dieci pazienti ed ha funzionato perfettamente per quanto riguarda il biofeedback. Ora c'è da mettere a punto un sistema adeguato di comunicazione perché operatore sanitario e paziente possano facilmente entrare in contatto, in qualsiasi momento.

Fonte: Shie et al. Intelligent panic disorder treatment by using biofeedback analysis and web technologies. International Journal of Business Intelligence and Data Mining, 2010 via Science Daily

Genn 10

 SCOPERTI I LUOGHI CEREBRALI DELL'INTELLIGENZA EMOTIVA

Le ferite di guerra dei veterani del Viet Nam hanno rivelato le parti del cervello in cui potrebbe essere localizzata la teorizzata (da Daniel Goleman) "intelligenza emotiva".

I veterani tenuti sotto osservazione si sono mostrati infatti piuttosto inadeguati nella intelligenza emotiva "esperienziale" (la capacità di giudicare le emozioni nelle altre persone), sia nell'intelligenza emotiva "strategica" (l'abilità di mettere in atto delle risposte sociali appropriate alle varie situazioni).
Jordan Grafman ed il suo team di ricerca,  del National Institute of Neurological Disorders and Stroke di Bethesda, Maryland, hanno somministrato dei test standard ai 38 ex soldati, oltre a prescrivere loro 29 controlli in un check up.

Diciassette soggetti del campione, quelli con le ferite nella corteccia pre-frontale dorsolaterale hanno avuto delle prestazioni peggiori nei compiti esperienziali, mentre si sono comportati secondo la media per le prestazioni nei compiti strategici. Negli altri 21 veterani, che avevano subito dei danni alla corteccia prefrontale ventromediale , la situazione si presentava al contrario. (Proceedings of the National Academy of Sciences, DOI: 10.1073/pnas.0912568106).

Il danno in queste regioni cerebrali non influisce dunque sul normale livello di intelligenza e questo dimostra che la gestione delle emozioni e l'intelligenza che è alla base della soluzione dei problemi, lavorano nel nostro cervello in maniera indipendente, in differenti aree cerebrali. 

Fonte: NewScientist
Genn 10

 EMICRANIA E MALTRATTAMENTO INFANTILE

I ricercatori della American Headache Society's Women's Issues Research Consortium hanno rilevato che il maltrattamento infantile, l'abbandono e l'abuso, soprattutto emotivo, sono molto spesso presenti in pazienti che soffrono di emicrania. Lo studio ha anche scoperto che, fra gli emicranici,  un'infanzia segnata da abusi fisici e / o negligenza porta a provare anche altre forme di dolore fisico con maggiore frequenza rispetto a soggetti senza una storia di maltrattamento infantile. La ricerca appare su Headache: The Journal of Head and Face Pain, pubblicata dall'American Headache Society by Wiley-Blackwell.

Secondo un rapporto del Ministero della Salute americano, nel 2007 vi sono stati 3,2 milioni di denunce di abusi su minori o casi di negligenza nella loro cura. Di questi, 794.000 bambini sono stati classificati come vittime: 59% per trascuratezza, 4% per abuso emotivo , 8% per abuso sessuale , 11% per abuso fisico. Sia gli studi basati sulla popolazione, sia quelli clinici, fra cui quello preso in esame, dimostrano che c'è una relazione tra maltrattamento infantile e  aumentato rischio di cronicizzazione dell'emicrania, negli anni successivi.

Per questo studio, Gretchen E. Tietjen, dell'Università di Toledo e colleghi hanno condotto un'indagine trasversale su pazienti con diagnosi medica di emicrania in 11 centri ambulatoriali per la cura del mal di testa. L'incidenza del maltrattamento infantile è stata valutata utilizzando il Childhood Trauma Questionnaire (CTQ), a 28-item  per misurare in modo quantitativo l' abuso infantile (fisico, sessuale ed emotivo) e di abbandono (fisico ed emotivo). Sono stati poi raccolti dei dati circa altri dolori cronici dei pazienti, come la sindrome da intestino irritabile (IBS), la sindrome da fatica cronica (CFS), la fibromialgia (FM), la cistite interstiziale (IC), e l'artrite.

Il campione esaminato di pazienti con diagnosi di emicrania era costituito di 1348 soggetti.  I ricercatori hanno scoperto che gli emicranici che avevano segnalato l'abuso o la trascuratezza fisica nell'infanzia avevano un'incidenza significativamente più elevata di condizioni di comorbidità del dolore rispetto a quelli senza una storia di maltrattamento. Nella popolazione studiata, il 61% ha almeno 1 condizione di dolore in comorbidità ed il 58% ha dichiarato di aver sofferto di traumi infantili, abusi o negligenza.

In particolare, l'abuso fisico è stato associato ad una più alta incidenza di artrite; l'abuso emozionale sembra legato ad una presenza maggiore di IBS (sindrome da intestino irritabile), CFS (sindrome da fatica cronica), FM (fibromialgia), e artrite, l' abbandono fisico riguarda maggiormente la sindrome da intestino irritabile, la sindrome da fatica cronica, la cistite interstiziale, e l'artrite. Nelle donne, abusi fisici e trascuratezza fisica sono associati con endometriosi (EM) e fibromi uterini, l'abuso emozionale con EM, e l'abbandono emotivo con fibromi uterini.

"Dal nostro studio è emerso che, mentre il maltrattamento infantile è associato con la depressione, il dolore dell'adulto che ha vissuto traumi infantili non è pienamente mediato dalla depressione", ha spiegato il dottor Tietjen. I risultati di questo studio indicano che l' associazione fra maltrattamento e dolore sono indipendenti dalla depressione e dall'ansia, le quali sono comunque altamente prevalenti in questa popolazione.

I ricercatori suggeriscono che, per le persone che soffrono di emicrania, sia da prendere in seria considerazione l'eventuale maltrattamento infantile, visto che potrebbe essere un importante fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi del dolore in comorbidità. Per il trattamento, i ricercatori suggeriscono la terapia cognitivo-comportamentale.

Fonte: Tietjen et al. Childhood Maltreatment and Migraine (Part II). Emotional Abuse as a Risk Factor for Headache Chronification. Headache The Journal of Head and Face Pain, via Science Daily

Genn 10
 
 

 
Consulenza psicosessuologica
online
I più letti del Sito Sito aggiornato il
13/12/2011
 
Consulenza psicosessuologica
online


Vi raccomandiamo vivamente di modificare i vostri dati
(nome, città di residenza, date, ecc.), per meglio tutelare la vostra privacy.

A cura degli psicoterapeuti:

Dr. Walter La Gatta
Dr. Giuliana Proietti

1. Onicofagia

Aggiornato il
13/12/2011

Contatti

Collabora


Disclaimer


Leggi le News
del Blog
CdT

Tutte le INFO
in una pagina

Corsi per le Scuole

Convegni


 

2. Dislessia

3. Mutismo elettivo/selettivo

4. Iperidrosi e simpatectomia

5. Arrossire

6. Depersonalizzazione e derealizzazione negli attacchi di panico                

Dr. Walter
La Gatta

Dr. Walter La Gatta

Ancona
Tel. 348 3314908
per appuntamenti e
collaborazioni

SERVIZIO DI CONSULENZA
Gli psicologi di
Clinica della Timidezza
rispondono ai quesiti dei lettori,
ogni GIOVEDI'
al numero di cellulare:

349 590 7 591
ore 11.00-12.30

... ed ora anche via chat e video chat!

Dr. Giuliana
Proietti

Dr. Giuliana Proietti

Ancona
Tel. 347 0375949
per appuntamenti e
collaborazioni
CONVEGNI
Clinica della Timidezza_il Blog
IN PRIMO PIANO